Allegato B
VOTAZIONI QUALIFICATE EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA
Congedi e missioni
Sono in congedo i senatori: Amato, Bassoli, Bonino, Centaro, Chiti (dalle ore 11.30), Ciampi, Colombo, Compagna, Dell'Utri, Donaggio, Filippi Alberto, Germontani, Longo, Mantovani, Oliva, Paravia, Pera, Sangalli e Thaler.
Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Bubbico e Cursi, per attività della 10a Commissione permanente; Ramponi, per attività di rappresentanza del Senato; Boldi, Marcenaro, Nessa e Santini, per attività del Consiglio d'Europa.
Domande di autorizzazione ai sensi dell'articolo 68, secondo comma, della Costituzione, presentazione di relazioni
In data 30 maggio 2012, a nome della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari, il senatore Sanna ha presentato la relazione sulla domanda di autorizzazione all'esecuzione dell'ordinanza applicativa della misura cautelare degli arresti domiciliari, emessa dal Tribunale di Napoli - Ufficio del Giudice per le indagini preliminari nei confronti del senatore Sergio De Gregorio (Doc. IV, n. 17-A).
Disegni di legge, annunzio di presentazione
Senatori Cardiello Franco, Burgaretta Aparo Sebastiano
Modifiche del codice di procedura penale in materia di partecipazione della persona offesa alle varie fasi del processo (3326)
(presentato in data 30/5/2012);
senatori Fleres Salvo, Lauro Raffaele, Poli Bortone Adriana
Disposizioni in materia di contenimento della spesa pubblica (3327)
(presentato in data 30/5/2012);
senatrice Contini Barbara
Disposizioni per consentire l'espressione di voto in seggio diverso da quello di iscrizione sui registri elettorali tramite il voto anticipato (3328)
(presentato in data 30/5/2012);
senatore Saro Giuseppe
Disposizioni in materia di esercizio della libera professione per il personale docente (3329)
(presentato in data 30/5/2012);
senatore Latorre Nicola
Misure per favorire la riconversione e la riqualificazione produttiva delle aree di crisi industriale complessa (3330)
(presentato in data 30/5/2012).
Disegni di legge, ritiro
Il senatore Gennaro Coronella, in data 30 maggio 2012, ha dichiarato, anche a nome degli altri firmatari, di ritirare il disegno di legge: Coronella ed altri. - "Sospensione dei termini per l'esecuzione delle demolizioni di immobili nella regione Campania a seguito di sentenza penale di condanna. Eliminazione delle condizioni di disparità giuridica determinatesi in Campania a seguito della sentenza della Corte costituzionale n. 49 del 10 febbraio 2006" (2621).
Governo, trasmissione di atti e documenti
Con lettere in data 24 maggio 2012, il Ministero dell'interno, in adempimento a quanto previsto dall'articolo 141, comma 6, del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, ha comunicato gli estremi dei decreti del Presidente della Repubblica concernenti lo scioglimento dei consigli comunali di Marano di Napoli (Napoli), di Sommo (Pavia), di Villa Santa Maria (Chieti), di Filettino (Frosinone) e di Torrice (Frosinone).
La Presidenza del Consiglio dei ministri ha inviato, in data 23 maggio 2012, ai sensi dell'articolo 52, comma 4, lettera c), della legge 27 dicembre 2002, n. 289, la relazione della regione Marche, riferita all'anno 2011, concernente l'attuazione degli adempimenti previsti dall'accordo del 14 febbraio 2002 tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano, in materia di accesso alle prestazioni diagnostiche e terapeutiche e di indirizzi applicativi sulle liste di attesa.
Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 12a Commissione permanente (Doc. CCI, n. 38).
Mozioni, apposizione di nuove firme
I senatori Incostante, Mazzuconi, Chiti e Tomaselli hanno aggiunto la propria firma alla mozione 1-00644 dei senatori Vita ed altri.
Interrogazioni, apposizione di nuove firme
I senatori Pinzger e Thaler Ausserhofer hanno aggiunto la propria firma all'interrogazione 4-07527 dei senatori Peterlini ed altri.
Risposte scritte ad interrogazioni
(Pervenute dal 24 al 30 maggio 2012)
CAFORIO, PEDICA: su una vicenda riguardante il console Vattani (4-07493) (risp. TERZI, ministro degli affari esteri)
COSTA: sul bando di assegnazione delle frequenze digitali televisive in Puglia (4-07183) (risp. PASSERA, ministro dello sviluppo economico)
FERRANTE, DELLA SETA: sulla nomina degli organi del Parco nazionale della Majella (4-06466) (risp. CLINI, ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare)
sulla gestione commissariale del Parco nazionale dell'Appennino lucano (4-06467) (risp. CLINI, ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare)
GASPARRI ed altri: su una vicenda riguardante il console Vattani (4-07510) (risp. TERZI, ministro degli affari esteri)
LANNUTTI: sulle pratiche commerciali della società DAD GmbH (4-06273) (risp. DE VINCENTI, sottosegretario di Stato per lo sviluppo economico)
SARO: sulla tutela del made in Italy dalle contraffazioni (4-06617) (risp. PASSERA, ministro dello sviluppo economico)
Mozioni
BELISARIO, GIAMBRONE, CARLINO, BUGNANO, CAFORIO, DE TONI, DI NARDO, LANNUTTI, LI GOTTI, MASCITELLI, PARDI, PEDICA - Il Senato,
premesso che:
il programma di riforme economiche approvato a Lisbona dai Capi di Stato e di Governo dell'Unione europea nel 2000, cosiddetta Strategia di Lisbona, aveva come obiettivo, espressamente dichiarato, quello di fare dell'Unione la più competitiva e dinamica economia della conoscenza entro il 2010;
pertanto, oltre 10 anni fa la strategia di Lisbona individuava un obiettivo preciso e ambizioso per l'Unione europea: diventare l'economia basata sulla conoscenza più competitiva e dinamica del mondo, in grado di realizzare una crescita economica sostenibile con nuovi e migliori posti di lavoro e una maggiore coesione sociale;
i dati più recenti testimoniano come non solo l'Italia non abbia operato verso tali obiettivi ma come nell'ultimo decennio il divario con gli altri Paesi europei sia costantemente aumentato;
l'Italia ha il più importante patrimonio culturale al mondo, ma la cultura contribuisce per poco più del 2 per cento al prodotto interno lordo (Pil), meno della metà di Francia e Germania; dunque, il potenziale di crescita è enorme, ma mancano capacità e fondi;
gli interventi sul settore culturale, intesi come valorizzazione dei molteplici beni culturali e come sostegno e qualificazione delle università e degli istituti di ricerca, possono costituire stimolo al decollo di imprese innovative e rilanciare il turismo: basti pensare che una ricerca presentata nel 2010 calcolava in 3,8 milioni di unità l'occupazione legata alla filiera produttiva che ruota intorno al patrimonio culturale;
la miopia culturale ed economica di una politica di tagli nei settori della formazione e della ricerca è stata denunciata già nel "Manifesto per la ricerca in Europa", promosso nel 1996 dall'Istituto italiano per gli studi filosofici di Napoli;
anche il Presidente della Repubblica, in occasione della XX giornata del Fai (Fondo ambiente italiano) di primavera, ha affermato: "Dobbiamo essere tutti convinti che se vogliamo più sviluppo bisogna saper valorizzare la risorsa della cultura" (si veda "Il Sole-24 ore" del 25 marzo 2012);
per "cultura" si deve intendere una concezione allargata che implichi educazione, istruzione, ricerca scientifica e conoscenza, tutela e valorizzazione dei beni culturali, sviluppo della fruizione e della produzione culturale; in questo senso il rapporto dialettico tra sviluppo economico e culturale rappresenta un volano per la crescita produttiva e sociale;
il ruolo della cultura e del sistema di formazione in particolare risiede nell'attuazione del principio delle pari opportunità, nella realizzazione del merito reale e nella garanzia di quella mobilità sociale indispensabile in una società democratica;
considerato che:
la sconsiderata politica dei tagli degli ultimi anni ha messo in ginocchio tutti i settori della cultura, dalla scuola all'università, alla ricerca, ai beni culturali, determinando un'allarmante situazione generalizzata di regresso e di forte riduzione della mobilità sociale;
in particolare, si è proceduto a sottrarre sempre più risorse economiche dal sistema di istruzione fino ad arrivare al taglio epocale di più di 8 miliardi di euro, effettuato in applicazione dell'articolo 64 del decreto-legge n. 112 del 2008, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 133 del 2008, che ha inferto un colpo letale al mondo della scuola;
il sistema di istruzione pubblica italiano è stato privato di circa 90.000 insegnanti negli ultimi tre anni e il decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111 (art. 19, comma 7), nell'impedire, a partire dall'anno scolastico 2012/2013, un'integrazione degli organici rispetto all'anno scolastico precedente, di fatto ha determinato l'impossibilità di creare nuovi posti di lavoro per accogliere i giovani che usciranno dai corsi di tirocinio formativo attivo;
il precariato scolastico, che conta ormai oltre 200.000 insegnanti abilitati, è diventato un elemento strutturale del sistema, anche a causa delle suddette politiche che hanno impedito un graduale assorbimento di chi, dopo aver superato procedure concorsuali, per anni ha prestato la propria professionalità, garantendo di fatto il funzionamento della scuola pubblica;
i finanziamenti al sistema di istruzione pubblica, mai veramente adeguati alle sue reali esigenze, sono ulteriormente diminuiti con l'acuirsi della crisi economica e l'impennata del debito pubblico: nel 2010 essi sono crollati alla soglia del 4,2 per cento del Pil (dato, sic stantibus rebus, destinato ad un ennesimo decremento) a fronte di una media europea intorno al 6 per cento, mentre fino agli anni '90 la percentuale italiana di investimento in istruzione rispetto al Pil era pari al 5,5 per cento;
la dispersione scolastica conta numeri allarmanti: il 18,8 per cento dei giovani tra i 18 e i 24 anni abbandona gli studi senza conseguire un titolo di scuola media superiore o una qualifica professionale (la media europea è pari al 14,1 per cento); l'abbandono si registra in misura maggiore tra i maschi che sono il 22 per cento, nel Mezzogiorno e nelle periferie delle metropoli; con la crisi economica si è interrotto il progressivo miglioramento che dal 2004 al 2010 aveva ridotto di 4 punti la dispersione scolastica;
nel triennio 2009-2011, contestuale all'iter e all'approvazione definitiva della legge di riforma universitaria (legge n. 240 del 2010), gli atenei sono stati sottoposti a una sorta di "condizione emergenziale" in materia di risorse e di assunzioni, come confermato dal calo (ridotto del 7,3 per cento nominale nel triennio 2009-2011) del personale e docente e ricercatore (ridotto del 10,5 per cento nel triennio 2009-2011);
oggi i giovani italiani tra i 30 e i 34 anni che hanno conseguito un titolo di studio universitario rappresentano una percentuale pari al 19,8 per cento, a fronte di una media Ocse pari al 37 per cento;
non si può chiedere alle università italiane, a fronte di un numero di docenti drammaticamente in calo (decremento del 10,5 per cento nel triennio 2009-2011) e di una conseguente offerta formativa pericolosamente decurtata, di continuare a ridimensionarsi anche negli anni successivi al triennio "emergenziale" appena trascorso;
in questa fase, dopo i durissimi sacrifici dell'ultimo triennio e dell'ultimo semestre in maniera particolare, il Paese deve ricominciare a crescere e a questa crescita non può né deve sottrarsi l'università che ne è motore fondamentale;
anche la capacità di intercettare fondi di ricerca, in particolare europei, risente del basso numero di ricercatori italiani in relazione alla popolazione, se confrontato con quello degli altri Paesi. È anche per questo motivo che l'Italia intercetta una frazione di fondi europei per la ricerca inferiore al contributo del Paese all'ammontare complessivo degli stessi. Un'ulteriore riduzione del numero di docenti e di ricercatori avrebbe un immediato riflesso negativo sulla capacità del sistema di competere nel contesto europeo;
la situazione strutturale del diritto allo studio contempla regolarmente un'insufficienza di fondi per garantire gli idonei, un quarto dei quali è non beneficiario e questo ha già determinato uno sforzo delle Regioni che pesa sempre tramite il corrispondente incremento delle tasse universitarie su studenti e famiglie, tanto che negli ultimi mesi, inoltre, le Regioni stanno avendo difficoltà anche a garantire i pagamenti degli idonei;
gli investimenti nel diritto allo studio vedono l'Italia agli ultimi posti in Europa, quando invece Germania e Francia investono fino a 10 volte di più;
dai dati relativi a un campione di 26 università statali, negli ultimi 4 anni il numero di borse bandite è sceso da 5.701 nel 2009 a 4.229 nel 2012 (con una riduzione del 25,8 per cento). Nell'ultimo anno la situazione varia moltissimo da un'università all'altra: se Trieste ha incrementato le borse del 17,4 per cento (portandole da 109 a 128), Catania le ha invece drasticamente ridotte da 251 a 48 (con un taglio netto dell'80,9 per cento); complessivamente, però, il trend è negativo;
circa il precariato universitario, il dato principale che emerge da un'attenta analisi dell'Adi (Associazione dottorandi e dottori di ricerca italiani) sulla situazione negli atenei ad un anno dalla legge n. 210 del 2010, cosiddetta riforma Gelmini, è che i ricercatori restano senza alcuna prospettiva di carriera accademica nell'università italiana, dove ormai il precariato "in ingresso" è diventato strutturale e la stabilizzazione per la maggior parte delle nuove leve della ricerca non arriverà mai;
dall'analisi si riporta un dato allarmante: nell'ultimo anno i ricercatori precari sono passati da 33.000 a 13.400, mentre quelli strutturati si sono ridotti solo di 400 unità (passando da 23.800 a 23.400). Pertanto questi quasi 20.000 precari sono stati "espulsi" dal sistema accademico: niente rinnovo, niente tutele, niente università. Un risultato dovuto principalmente alla costante riduzione dei finanziamenti ministeriali e al blocco del turnover. L'Adi stima che l'85 per cento degli assegnisti di ricerca odierni non potrà intraprendere la carriera universitaria;
attualmente su ricercatori e docenti precari si reggono in maniera essenziale la didattica e la ricerca nel Paese. Prima della riforma Gelmini il 40 per cento della didattica era svolto da personale precario, mentre adesso sui 20.000 precari in procinto di uscire dal circuito accademico si basano attività strutturali ed ordinarie di didattica e ricerca;
in questo quadro, proprio in relazione alla preclusione di ogni possibilità di carriera per i precari, va infine segnalato che, a seguito del decreto legislativo n. 49 del 2012, sul cui schema si è espressa recentemente la 7a Commissione permanente (Istruzione pubblica, beni culturali) del Senato, che attua la delega della legge n. 240 del 2010, si riduce in maniera drammatica la possibilità di reclutamento e avanzamento di carriera e si dimezzano le possibilità di utilizzo delle risorse per cessazioni, al punto che, se nel 2010 gli atenei in media sono riusciti a mantenere un reclutamento pari al 41 per cento circa dei pensionamenti, per via del decreto-legge n. 180 del 2008, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 1 del 2009, già recante problemi, d'ora in poi la percentuale media, stando alle simulazioni del Ministero dell'istruzione, università e ricerca, sarà almeno dimezzata. A fronte di tutto questo, il Paese si trovava già nel 2010 quartultimo su 29 Paesi Ocse nel rapporto studenti-docenti;
la situazione è anche peggiore per quanto concerne i beni culturali, in cui il Paese ha investito nel 2010 solo lo 0,21 per cento del Pil, un valore tanto basso da mettere a rischio la tutela anche del patrimonio culturale più prezioso e noto come l'area archeologica di Pompei, il Colosseo, l'archivio nazionale, mentre il blocco delle assunzioni sta paurosamente depauperando la capacità dello Stato di assicurare la normale attività di tutela, affidando tale attività a interventi straordinari o al solo intervento del privato;
il FUS (Fondo unico per lo spettacolo) nel 2009 ammontava a 457 milioni di euro; per il 2011, dopo continue decurtazioni, il FUS poteva contare solo su 258 milioni di euro; con il congelamento di 27 milioni di euro, si è arrivati ad un record negativo di 231 milioni di euro, con evidente grave pregiudizio per tutti gli addetti del settore;
anche nel settore dei beni e delle attività culturali stanno crescendo forme di precariato privo totalmente di tutele, comprese quelle previste dalle nuove norme sul mercato del lavoro e si stanno mettendo a rischio le nuove attività produttive e libero professionali, pur cresciute negli ultimi anni;
considerato ancora che:
investire nell'intero settore culturale, con strategie di lungo periodo, serve alla crescita; bisogna quindi invertire completamente la pratica, consueta negli ultimi tempi, di considerare le risorse destinate alla cultura come spese inutili o comunque non prioritarie stante la situazione di crisi economica e dei conti pubblici;
investire sulla cultura è una delle principali strade percorribili dal Paese per uscire dalla crisi che, ormai, non è più solo economica, ma investe in maniera profonda e strutturale la radice stessa della società. I freddi dati numerici lo testimoniano: il suo indotto, fatto di turismo, nuove imprese, localizzazioni straniere e investimenti esteri, frutta ogni anno al Paese 68 miliardi di euro, il 5 per cento della ricchezza totale, dando lavoro ad oltre un milione e mezzo di persone, il 5,7 per cento del dato nazionale;
nel triennio 2007-2010, il valore aggiunto delle imprese della cultura è cresciuto del 3 per cento, ovvero secondo un tasso di crescita di 10 volte superiore rispetto a quello del Pil italiano (0,3 per cento), registrando un attivo di 13,7 miliardi di euro. L'export del settore vale 30 miliardi di euro e rappresenta l'8,9 per cento dell'export nazionale (dati dell'istituto Tagliacarne, 2011);
negli ultimi mesi, a difesa della cultura e della ricerca sono scesi in campo soggetti e interlocutori sociali eterogenei tra loro. Persino il quotidiano "Il Sole-24 ore" ha avviato una mobilitazione per la difesa ed il rilancio della cultura italiana quale fattore critico per lo sviluppo del Paese, tanto da affermare che: "La cultura e la ricerca innescano l'innovazione, e dunque creano occupazione, producono progresso e sviluppo" ("Il Sole-24 ore" del 19 febbraio 2012);
la cultura, in una parola, deve tornare al centro dell'azione di Governo; si tratta di una condizione imprescindibile per il futuro dei giovani. Chi pensa alla crescita senza ricerca, senza cultura e senza innovazione ipotizza per loro un futuro da disoccupati, e inasprisce uno scontro generazionale senza vie d'uscita;
offrire ai precari e ai giovani prospettive ragionevolmente certe di un futuro lavorativo stabile, in particolare a quelli che in questi anni hanno lavorato in modo discontinuo, pur essendo dotati di formazione e abilitazione professionale, diventa essenziale per restituire speranza al Paese e a milioni di famiglie italiane;
considerato infine che il settore della cultura nei suoi vari aspetti necessita dunque di risorse certe e continuative, e che alcune possibili fonti di finanziamento possono essere le seguenti: 1) in seguito alla spending review di cui è incaricato un gruppo di lavoro presieduto dal ministro Giarda, si possono distribuire in maniera più intelligente i tagli lineari definiti con le manovre di finanza pubblica recuperando finanziamenti per i settori della conoscenza e della cultura; 2) si possono innalzare le aliquote del prelievo erariale unico (PREU) sui giochi unificandole ad un'aliquota unica del 15 per cento, disposizione che determinerà un maggior gettito di almeno un miliardo e mezzo di euro all'anno; 3) si possono ridurre le spese militari a partire dalla soppressione del programma degli F35 e destinare i relativi fondi a spese di pace e certamente più utili per la crescita del Paese,
impegna il Governo:
1) ad adottare politiche che concentrino risorse aggiuntive sul settore della conoscenza, individuando fonti di finanziamento reperibili nell'immediato, anche operando una selezione delle priorità e delle urgenze di sviluppo;
2) a non perdere di vista l'importanza di investire nella scuola, nella preparazione dei giovani, nella valorizzazione dei saperi, anche restituendo al ruolo dei docenti la centralità che loro compete, affinché il sistema di istruzione diventi veramente innovativo e capace di interpretare la complessità del presente e di garantire più certezze nel futuro;
3) a programmare la costruzione di un sistema integrato e trasversale che coinvolga formazione, università, nuove tecnologie e linguaggi multimediali, biblioteche, editoria, eventi, musei, valorizzazione del patrimonio artistico, start-up, turismo, infrastrutture, trasporti e comunicazione;
4) a coordinare e selezionare con le università, i centri di ricerca, le imprese, i progetti di ricerca prioritari nei settori nei quali il Paese può diventare leader e sui quali concentrare le risorse finanziarie ed umane, ed a favorire l'insediamento nei territori, anche sulla base dei risultati conseguiti da tali ricerche, di imprese innovative, con capitali reperiti sul mercato;
5) a realizzare un piano di investimenti pluriennale nel settore dei beni culturali, non limitandosi ad interventi straordinari dettati solo dall'urgenza e dalla contingenza, ma attraverso una seria programmazione che veda il coinvolgimento e la responsabilizzazione delle Regioni.
(1-00645)
BALBONI, BARBOLINI, BASTICO, BELISARIO, BERSELLI, BERTUZZI, BETTAMIO, BIANCONI, D'ALIA, DE TONI, FINOCCHIARO, GASPARRI, GERMONTANI, GHEDINI, GIAMBRONE, GIOVANARDI, MERCATALI, NEROZZI, PALMIZIO, PIGNEDOLI, RUTELLI, SANGALLI, SOLIANI, VIESPOLI, VITALI, ZAVOLI - Il Senato,
premesso che:
dal giorno 20 maggio 2012, un vasto territorio ricadente tra l'Emilia-Romagna, la Lombardia e il Veneto, nelle province di Modena, Ferrara, Bologna, Reggio Emilia, Rovigo e Mantova è stato investito da una serie di violente scosse sismiche, che hanno causato 24 morti, oltre 350 feriti, oltre 16.000 persone sfollate, enormi danni agli edifici, alle attività produttive e agli impianti del sistema industriale e artigianale della zona, al patrimonio pubblico, a quello religioso e artistico, culturale e architettonico, provocando altresì serie ripercussioni sui collegamenti viari e ferroviari e danni minori in provincia di Parma;
la Protezione civile nazionale e regionale si è immediatamente attivata nella fase di soccorso e aiuto alla popolazione colpita, anche attraverso la predisposizione di aree di accoglienza, presidi sanitari e l'opera di assistenza di chi ha dovuto lasciare la propria casa e l'organizzazione di quei servizi che dovessero essere necessari alla popolazione;
il 22 maggio il Governo ha proceduto alla dichiarazione dello stato di emergenza in conseguenza degli eventi sismici che hanno colpito il territorio delle province di Bologna, Modena, Ferrara e Mantova, poi integrate da quelle di Reggio Emilia e Rovigo;
nello stesso giorno, il Capo Dipartimento della protezione civile della Presidenza del Consiglio dei ministri ha emanato l'ordinanza n. 1 del 2012, che ha disposto i primi interventi urgenti di protezione civile conseguenti ai medesimi eventi sismici; per la realizzazione degli interventi di soccorso e assistenza alla popolazione, nonché delle altre iniziative d'urgenza necessarie a fronteggiare l'emergenza sono stati stanziati 10 milioni di euro;
nella giornata del 30 maggio il Governo ha annunciato l'approvazione di nuovi provvedimenti a favore dei territori e delle popolazioni colpite; sembrerebbero ascoltate le richieste di adozione di modifiche delle disposizioni che regolano i vincoli del patto di stabilità per i Comuni e le Province colpiti dal sisma, a garanzia degli investimenti che gli stessi dovranno effettuare per fronteggiare le situazioni di emergenza e di ricostruzione conseguenti gli eventi sismici, a partire, da subito, da tutti quegli edifici pubblici che svolgono funzioni fondamentali per la vita delle comunità locali: scuole, ospedali, strutture protette per anziani e disabili, reti per i servizi e infrastrutture;
occorrerà, in coerenza con gli atti messi in campo fino ad ora, garantire un impegno del Governo e della comunità nazionale, non limitato alla fase dell'emergenza, ma esteso alla ricostruzione, e serviranno risorse molto ingenti, dando certezza delle risorse disponibili per la ricostruzione, nella considerazione che l'emergenza è nazionale e come tale deve essere affrontata, e che le fasi dell'emergenza e della ricostruzione non possono essere gestite separatamente, ma valutate in un'ottica di insieme, garantendo che i diversi tipi di intervento necessari siano predisposti in modo contestuale;
pertanto, l'impegno e la programmazione, sia nella fase dei soccorsi emergenziali che nella fase di ricostruzione, devono essere strutturati e organizzati secondo una dimensione nazionale, individuando celermente le risorse finanziarie utili a supportare i Comuni colpiti, garantendo piena disponibilità di risorse ai Sindaci al fine di permettere la ricostruzione di tutto il patrimonio abitativo, produttivo e monumentale danneggiato, anche in relazione alle diverse esigenze delle comunità locali;
i Comuni sono infatti il perno dell'organizzazione dell'emergenza e devono esserlo per la ricostruzione; dovrebbero pertanto essere coinvolti pienamente nelle decisioni da assumere in raccordo con la Regione e la Protezione Civile, anche e soprattutto nella predisposizione di quei provvedimenti urgenti necessari all'accertamento dei danni, alla ricostruzione e alla ripresa dei territori colpiti;
valutato che:
è necessario procedere con rapidità ad identificare e delimitare i territori interessati dagli eventi sismici, individuando i Comuni colpiti ma garantendo, allo stesso tempo, una dimensione dinamica a tale rilevazione, tenuto conto che l'intensa attività sismica e la forte magnitudo di alcuni eventi fa ritenere alla comunità scientifica che non si tratti di scosse di assestamento ma di nuovi episodi, con epicentri diversi e dunque in evoluzione;
per tutte queste aree, è necessario che questo tempo non sia gravato, per i cittadini, le imprese e le amministrazioni pubbliche, da adempimenti formali e sostanziali di qualsiasi natura, che non siano correlati direttamente e immediatamente con la gestione efficace di questa fase. È dunque essenziale che sia garantita per tutto il tempo necessario e fino alla ripresa della normalità la sospensione dei termini per ogni e qualsivoglia adempimento fiscale (a partire dall'imposta municipale unica), previdenziale e amministrativo in scadenza nei prossimi mesi nei confronti di qualsivoglia livello della pubblica amministrazione, nonché dei provvedimenti di sfratto, delle rate dei mutui per le famiglie e delle imprese, di qualsiasi cartella esattoriale relativa a tributi, e del pagamento di utenze per servizi, e di ogni altra scadenza per i cittadini delle aree colpite dal sisma, che si trovano nella concreta impossibilità di procedere a qualsiasi adempimento;
particolarmente gravi, anche se oggi ancora di difficile quantificazione, appaiono i danni al tessuto produttivo, industriale, artigianale, agricolo, di un'area che produce l'1 per cento del PIL, in considerazione del fatto che le zone colpite dal sisma con la distruzione di numerosi capannoni, il danneggiamento di macchinari, attrezzature e scorte delle aziende situate nelle aree colpite, e la necessità di sospendere l'attività in attesa delle verifiche sull'agibilità delle strutture interessate, con la conseguenza di bloccare il lavoro di oltre 13.000 lavoratori;
è dunque quanto di più urgente individuare in tempi brevissimi procedure semplificate per l'accertamento dei danni e per il rilascio delle autorizzazioni per il ripristino delle attività, in cui sicurezza e celerità siano parametri egualmente imprescindibili, anche al fine di facilitare il reinsediamento produttivo sul medesimo territorio;
il rapido e necessario recupero delle potenzialità economiche dei Comuni colpiti dal sisma deve potersi dispiegare insieme al doveroso accertamento di eventuali responsabilità penali rilevabili nel crollo di capannoni ed edifici industriali, con le tragiche perdite di vite umane che ne sono seguite;
è altresì necessario, allo stesso tempo, garantire i redditi da lavoro attivando i provvedimenti di cassa integrazione e di tutela del reddito con efficacia immediata e fornire, in ogni modo, supporto economico alle famiglie per fronteggiare le spese dell'emergenza;
egualmente necessario è sostenere finanziariamente le produzioni, a partire dall'individuazione di una causale privilegiata per lo sblocco dei pagamenti della pubblica amministrazione e la compensazione dei crediti, nonché dall'individuazione di strumenti di facilitazione dell'accesso al credito;
l'entità della distruzione, i lutti provocati dai crolli, i danni subiti nei territori terremotati richiedono che sia rafforzata l'opera di prevenzione, così da evitare nel futuro il ripetersi di quanto avvenuto; in particolare è importante assicurare la sicurezza degli edifici pubblici che svolgono funzioni fondamentali per la vita delle comunità locali, a partire dalle scuole; in tal senso in attesa della definizione del piano nazionale di edilizia scolastica previsto nel cosiddetto decreto semplificazioni, di cui al decreto-legge n. 5 del 2012, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 35 del 2012, sarebbe un segnale essenziale destinare prioritariamente le risorse stanziate alla messa in sicurezza, o alla ricostruzione sicura, degli edifici scolatici lesionati dal terremoto;
in considerazione, inoltre, del perdurare delle scosse e del rischio di ulteriori cedimenti o di evacuazioni forzate, nonché della prevista chiusura a breve dell'anno scolastico, è necessario valutare l'opportunità di disporre la sua conclusione anticipata, senza pregiudizio per i crediti formativi degli allievi, favorendo eventualmente procedure semplificate per l'espletamento di esami e prove, laddove previsti, e valutando altresì i fabbisogni di supporto ed assistenza delle famiglie,
impegna il Governo:
1) a promuovere, per quanto di competenza, l'approvazione in tempi rapidi di un disegno di legge per la programmazione e l'attuazione di tutti gli interventi di emergenza e di ricostruzione per i territori dell'Emilia-Romagna, della Lombardia e del Veneto colpiti dagli eventi sismici di questi giorni, considerando la dimensione nazionale dell'emergenza e la necessità della gestione contestuale delle fasi dell'emergenza e della ricostruzione;
2) a procedere in tempi brevissimi, pur tenendo conto della situazione in continua evoluzione, alla delimitazione del territorio interessato dagli eventi sismici, con l'individuazione dei comuni danneggiati, permettendo conseguentemente l'adozione per l'intera zona interessata e per tutti i cittadini coinvolti dei provvedimenti necessari a fronteggiare sia la situazione di grave emergenza che la fase della ricostruzione;
3) a confermare la sospensione di tutti gli adempimenti e i versamenti tributari, a partire dalle scadenze amministrative di fine maggio, dei contributi previdenziali e assistenziali e dei premi per l'assicurazione obbligatoria contro gli infortuni e le malattie professionali, della riscossione di ogni tributo a qualsiasi titolo e da parte di qualsiasi ente, alla sospensione di ogni adempimento connesso al versamento dei mutui, di tutti gli atti amministrativi in scadenza, degli sfratti, del pagamento delle utenze, e di ogni altra scadenza, che riguardi nella loro interezza le popolazioni dei comuni interessati dal sisma;
4) a confermare l'allentamento del patto di stabilità interno, attraverso l'adozione immediata di quegli atti necessari a modificare i vincoli del patto di stabilità per i Comuni e le Province colpiti dal sisma, che consenta ai Comuni di procedere immediatamente a tutte le spese necessarie sia alla messa in sicurezza degli edifici pubblici e privati danneggiati, con particolare attenzione agli edifici pubblici che svolgono funzioni fondamentali per la vita delle comunità locali, sia a procedere, nei tempi congrui e più rapidi possibili, agli interventi di ricostruzione conseguenti gli eventi sismici;
5) a procedere, per i Comuni interessati dal sisma, alla semplificazione di ogni procedura per l'accertamento dei danni e per il rilascio delle autorizzazioni per il ripristino delle attività;
6) a facilitare, attraverso ogni intervento a disposizione, il reinsediamento produttivo delle imprese sul medesimo territorio, garantendo nell'immediato la liquidità necessaria ad impedire l'interruzione delle attività;
7) a favorire il rafforzamento delle attività di prevenzione del rischio sismico, con particolare attenzione agli edifici scolastici, destinando a questo scopo, e prioritariamente agli edifici scolastici localizzati nelle aree colpite dal sisma, le risorse a disposizione per il piano di messa in sicurezza degli edifici scolastici previsto nel decreto-legge n. 5 del 2012;
8) ad adottare per tempo le misure necessarie ad assicurare procedure sollecite per il riconoscimento della cassa integrazione ordinaria e straordinaria e, d'intesa con la Regione Emilia-Romagna, della cassa integrazione in deroga e l'immediata liquidazione delle indennità correlate, mettendo a disposizione tutte le necessarie risorse finanziarie;
9) a valutare l'opportunità di disporre la conclusione anticipata dell'anno scolastico senza pregiudizio per i crediti formativi degli allievi e, comunque, a provvedere affinché la sospensione della didattica necessitata dall'emergenza non produca effetti ai fini del riconoscimento degli esiti formativi degli alunni, favorendo eventualmente procedure semplificate per l'espletamento di esami e prove, laddove previsti;
10) ad agire, nelle opportune sedi dell'Unione europea, al fine di sollecitare l'adozione di quei provvedimenti necessari a garantire l'utilizzo flessibile ed adeguato alle necessità della ricostruzione e del sostegno delle attività produttive, delle risorse europee che possano essere destinate a questi scopi.
(1-00646)
TORRI, ADERENTI, MONTI Cesarino, LEONI, MURA, MAZZATORTA, GARAVAGLIA Massimo, VALLI - Il Senato,
premesso che:
la mattina di domenica 20 maggio 2012, alle ore 4.03, un terremoto devastante, di magnitudo 5,9 e con ipocentro alla profondità di circa 6 chilometri, ha colpito l'Emilia-Romagna nella zona tra Modena e Ferrara e alcuni territori della regione Lombardia, specialmente la zona del basso mantovano (oltre a Mantova città, i comuni maggiormente colpiti sono: Moglia, Poggio Rusco, Quistello, Ostiglia, San Giovanni del dosso, San Benedetto Po), provocando 7 morti, oltre 50 feriti e migliaia di sfollati; San Felice sul Panaro, Sant'Agostino, Mirandola, Bondeno, Buonacompra, Finale Emilia sono stati i comuni maggiormente colpiti;
a seguito di circa 800 ulteriori scosse di intensità minore verificatesi nei successivi 8 giorni, alle ore 9 del 29 maggio, si è verificata una nuova scossa tellurica nella stessa zona, di magnitudo 5,8 ed alla profondità di 10,2 chilometri, nell'area epicentrale compresa tra Medolla, Mirandola e San Felice sul Panaro, che ha provocato ulteriori 17 morti e oltre 200 feriti;
sono stati distrutti edifici pubblici e privati e sono crollate chiese e monumenti; sono ingenti i danni agli edifici storici e di culto e alle case coloniche; sono state devastate molte aziende agricole e sono crollati molti edifici industriali e capannoni, provocando morti e feriti tra gli operai;
l'accavallarsi delle due scosse ha provocato circa 14.000 sfollati e l'evacuazione di ospedali e ha generato il terrore nella popolazione;
sono ingenti i danni registrati sulle infrastrutture ferroviarie e sulle reti elettriche e di gas. Sono in corso verifiche da parte dell'ANAS a gallerie, ponti e viadotti stradali;
ad aggravare i disagi della popolazione colpita dal terremoto si sono aggiunte le avverse condizioni climatiche e la pioggia incessante;
la stima provvisoria di danni già del primo sisma del 20 maggio ha raggiunto cifre dell'ordine di centinaia di milioni di euro; è in corso la rendicontazione dei danni al patrimonio artistico e al mondo produttivo;
perplessità e sgomento tra i cittadini ha provocato il crollo di una serie di stabilimenti industriali, che ha comportato la morte di operai e dimostrato la necessità di controlli stringenti sulla sicurezza degli edifici, che vada al di là della semplice verifica sull'agibilità;
in particolare sono ingenti i danni provocati alle aziende agricole nelle campagne di Modena e Ferrara. Nel crollo di rimesse e fienili e capannoni sono andati perduti bestiame, macchinari agricoli, attrezzature, fertilizzanti, impianti fotovoltaici eccetera; molte abitazioni rurali sono lesionate;
pesanti danneggiamenti si sono verificati anche ai magazzini e ai depositi di stoccaggio di parmigiano reggiano e grana padano e alle acetaie dell'aceto balsamico tradizionale; ad essere colpita è una parte vitale del sistema agroalimentare italiano;
il totale dei danni stimati dalle associazioni di categoria, a causa del primo sisma del 20 maggio, ammonta a circa 200 milioni di euro, tra crolli e lesioni degli edifici rurali (case, stalle, fienili e serre), danni ai macchinari, agli animali imprigionati sotto le macerie e alle oltre 400.000 forme di parmigiano reggiano e grana padano cadute a terra per il crollo delle "scalere"; ad essere colpite sono soprattutto le forme fresche (6 mesi di stagionatura), ormai irrimediabilmente danneggiate, ma il danno è aggravato anche dalla difficile individuazione di nuove strutture per la stagionatura delle forme rimaste integre e dallo shock subito dalle mucche che minaccia la produzione del latte;
nella sola provincia di Mantova si è certificato il danneggiamento di 178.450 forme di parmigiano reggiano e grana padano, per un danno di circa 50 milioni di euro;
valutato che:
occorre adottare provvedimenti urgenti per sospendere qualsiasi tipo di adempimento di carattere fiscale, tributario, contributivo e creditizio, a carico dei cittadini e degli imprenditori dell'area terremotata, in attesa di una verifica e quantificazione dei danni effettivi, e comunque fino alla ripresa delle attività economiche e sociali nella zona;
è necessario adottare un programma di controlli mirati sulla sicurezza degli edifici, che vada al di là del semplice controllo sull'agibilità, prima di permettere il rientro dei cittadini e degli operai negli immobili;
sono indispensabili alleggerimenti burocratici e semplificazioni amministrative per fronteggiare rapidamente le situazioni emergenziali e procedere nel minor tempo possibile alla ricostruzione e alla messa in sicurezza delle aree colpite;
occorre stanziare immediatamente le risorse finanziarie per fronteggiare l'emergenza e individuare già da ora le fonti di finanziamento per la ricostruzione;
occorre identificare i soggetti istituzionali cui affidare il potere di deroga in materia ambientale e dei beni culturali, ed in particolare in materia di rifiuti, allo scopo di permettere la celere rimozione delle macerie e dei materiali generati dal sisma, anche dopo il periodo dell'emergenza;
occorre attivarsi al fine di riconsiderare le disposizioni del decreto-legge n. 59 del 2012, di riordino della protezione civile, ed in particolare la durata dell'emergenza, stabilita in soli 60 giorni, più eventuali ulteriori 40 giorni;
occorre provvedere ad attuare serie misure di prevenzione e di manutenzione degli edifici, secondo le nuove norme tecniche sulle costruzioni, di cui al decreto del Ministro delle infrastrutture e trasporti del 14 gennaio 2008, e la nuova carta sismica del Paese;
è necessario che il Governo provveda immediatamente all'emanazione del decreto di finanziamento degli interventi per la messa in sicurezza antisismica degli edifici scolastici, di cui è stato già approvato l'atto di indirizzo dal Parlamento,
impegna il Governo:
1) ad adottare nell'immediato gli opportuni provvedimenti normativi d'urgenza per far fronte all'emergenza e alla ricostruzione delle aree colpite dal sisma, stanziando, immediatamente, le risorse finanziarie per fronteggiare l'emergenza e provvedendo ad individuare, già da ora, le fonti di finanziamento per la ricostruzione;
2) a prevedere in particolare lo stanziamento delle risorse finanziarie occorrenti per il sostegno delle famiglie le cui abitazioni sono state colpite dal sisma, affinché possano procedere con le opere di ricostruzione;
3) ad impedire severamente il rientro dei cittadini e degli operai negli immobili situati nelle zone colpite dal sisma, prima che siano stati effettuati controlli seri e mirati sulla sicurezza degli edifici, che vadano al di là della semplice verifica dell'agibilità, assumendo, nel contempo, le iniziative necessarie ad accelerare il ritorno a casa in sicurezza degli sfollati e la ripresa delle attività economiche;
4) a provvedere alla sospensione immediata dei pagamenti delle imposte e dei contributi da parte delle famiglie e delle aziende colpite dalle calamità, alla sospensione della presentazione della dichiarazione dei redditi, alla sospensione del pagamento dell'imposta municipale unica per le famiglie e le aziende; alla sospensione dei pagamenti dei mutui e dei prestiti delle imprese dal sistema bancario;
5) ad assumere i necessari provvedimenti, anche presso le sedi dell'Unione europea, volti a concedere la deroga del patto di stabilità per spese relative alla ricostruzione e alla messa in sicurezza del territorio, nonché ai conseguenti investimenti, disposti sia da parte dello Stato sia degli enti territoriali, per mettere gli enti locali nella condizione di agire rapidamente anche con le risorse proprie;
6) a predisporre ammortizzatori sociali per le imprese danneggiate dal sisma ed in particolare la cassa integrazione straordinaria per gli operai oltre a misure di salvaguardia del reddito per imprenditori industriali, artigiani, imprenditori agricoli e relativi lavoratori;
7) ad adottare le opportune iniziative per le imprese dell'Emilia-Romagna e della Lombardia, nei territori colpiti dagli eventi sismici, che hanno un peso significativo nei mercati internazionali, affinché non perdano quote di mercato, che potrebbero diventare perdite definitive a seguito della mancata produzione causata dal sisma;
8) a prevedere misure di sostegno e indennizzi per gli imprenditori agricoli, in particolare quelli della filiera dei prodotti a denominazione d'origine (parmigiano reggiano, grana padano e aceto balsamico) e ad attivarsi presso le sedi dell'Unione europea per la destinazione di fondi a sostegno del comparto agricolo pesantemente danneggiato;
9) ad adottare alleggerimenti burocratici e semplificazioni amministrative per fronteggiare rapidamente le situazioni emergenziali e procedere nel minor tempo possibile alla ricostruzione e alla messa in sicurezza delle aree colpite;
10) ad assumere le opportune iniziative volte a rivedere le disposizioni del decreto-legge n. 59 del 2012, di riordino della protezione civile, ed il particolare il periodo di durata dell'emergenza ritenuto troppo breve, e a procedere all'identificazione dei soggetti istituzionali cui affidare il potere di deroga in materia ambientale e di beni e attività culturali, ed in particolare in materia di rifiuti, allo scopo di permettere la celere rimozione delle macerie e dei materiali generati dal sisma, anche dopo il periodo di emergenza;
11) ai fini della prevenzione e limitazione dei rischi futuri, ad attuare serie misure di manutenzione degli edifici, secondo le nuove norme tecniche sulle costruzioni, di cui al decreto ministeriale 14 gennaio 2008, e la nuova carta sismica del Paese, approvando, a tal fine, un programma straordinario di consolidamento e miglioramento della sicurezza sismica degli edifici pubblici e privati, che possa diventare volano per il rilancio dell'edilizia e conseguente rilancio dell'economia e incremento dell'occupazione, nell'attuale momento di crisi economica.
(1-00647)
VALLARDI, BRICOLO, CAGNIN, LEONI, MAZZATORTA, MONTANI, MURA, TORRI, VACCARI - Il Senato,
premesso che:
l'Italia detiene la leadership europea dei prodotti iscritti nel registro delle denominazioni di origine protette e delle indicazioni geografiche protette, e l'elevata qualità dei nostri prodotti fa del sistema agroalimentare italiano un'eccellenza di livello mondiale con standard produttivi di livello superiore a qualsiasi altro Paese europeo;
la tutela dei prodotti agroalimentari è condizione indispensabile non solo alla difesa delle nostre produzioni ma anche alla conservazione e promozione delle identità dei territori e alle sapienti tecniche di produzione strettamente legate alle aree geografiche di provenienza;
la difesa delle produzioni tipiche non può prescindere dal contrasto alla contraffazione e da un'informazione chiara e trasparente ai consumatori, posto che l'agropirateria è uno degli aspetti maggiormente lesivi della competitività internazionale dei prodotti italiani di qualità, e che circa tre prodotti su quattro sono venduti come made in Italy pur essendo ottenuti da materia prima straniera;
l'uso ingannevole di nomi, denominazioni, immagini e loghi allo scopo di falsificare l'identità merceologica degli alimenti è ormai un'emergenza in continuo aumento e al fine di contrastare il dilagare di pratiche commerciali sleali nella presentazione degli alimenti, in particolare per quanto concerne la reale origine geografica degli ingredienti utilizzati, assume un'importanza vitale la questione dell'etichettatura d'origine dei prodotti alimentari;
l'indicazione in etichetta del luogo di origine o di provenienza delle materie prime utilizzate e dell'eventuale impiego di ingredienti in cui vi sia presenza di organismi geneticamente modificati è l'unica informazione che garantisca sicurezza e trasparenza ai consumatori;
è ormai più di un anno che si attende l'emanazione dei decreti ministeriali di attuazione dell'articolo 4 della legge 3 febbraio 2011, n. 4, che dispone l'obbligo di riportare in etichetta l'indicazione del luogo di origine o di provenienza dei prodotti alimentari commercializzati, trasformati, parzialmente trasformati o non trasformati, con la previsione di adeguate sanzioni in caso di violazione degli obblighi prescritti,
impegna il Governo a provvedere con urgenza all'emanazione dei decreti ministeriali di attuazione dell'articolo 4 della legge 3 febbraio 2011, n. 4, al fine di rendere immediatamente applicabile la normativa sull'etichettatura di origine dei prodotti agroalimentari a tutela dei consumatori e degli operatori della filiera.
(1-00648)
Interpellanze
DE FEO, ALBERTI CASELLATI, ALLEGRINI, BARELLI, BEVILACQUA, CALIENDO, CALIGIURI, CARDIELLO, CASTRO, DE ECCHER, DEL PENNINO, DINI, ESPOSITO, FANTETTI, FLERES, GARAVAGLIA Mariapia, GIULIANO, GRAMAZIO, IZZO, MALAN, MAZZARACCHIO, MILONE, ORSI, PALMA, PASTORE, POLI BORTONE, PONTONE, QUAGLIARIELLO, RAMPONI, RIZZOTTI, SACCONI, SARO, SARRO, SIBILIA, SPADONI URBANI, TREU, VICARI, VICECONTE, VIESPOLI, VITA - Al Ministro per i beni e le attività culturali - Premesso che:
a seguito della riorganizzazione del Ministero per i beni e le attività culturali, prevista dal regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 233 del 2007 e dal decreto 28 febbraio 2008, l'assetto della Soprintendenza per i beni architettonici, il paesaggio, il patrimonio storico artistico ed etnoantropologico per le Province della Regione Campania è sostanzialmente mutato;
in particolare, con l'accorpamento delle Soprintendenze di Napoli e Pompei, si è dato vita alla Soprintendenza speciale per i beni archeologici di Napoli e Pompei;
la gestione di tale Soprintendenza, per quanto attiene alla tutela e alla gestione di Pompei, si è rivelata fallimentare, sia dal punto di vista archeologico che dal punto di vista della tutela dei lavoratori;
i siti archeologici di Pompei, di particolare interesse culturale ed economico, sono, allo stato, praticamente abbandonati, nonostante i cospicui stanziamenti di fondi garantiti dal Governo per il loro recupero e rilancio;
perfino autorevoli quotidiani stranieri, (si veda "Le monde" del 19 maggio 2012) criticano aspramente lo stato di incuria in cui versano gli scavi;
considerato che:
sono evidenti, a giudizio degli interpellanti, le responsabilità gestionali della Soprintendenza in oggetto;
è evidente, a giudizio degli interpellanti, la necessità di considerare una revisione dell'attuale assetto organizzativo delle strutture che fanno capo al Ministero per i beni e le attività culturali, in particolare procedendo alla re-istituzione della Soprintendenza autonoma per i beni archeologici di Pompei,
gli interpellanti chiedono di sapere:
se il Ministro in indirizzo ritenga di dover procedere alla re-istituzione della Soprintendenza autonoma di Pompei con propri assetti organizzativi e funzionali;
se, in subordine, ritenga di poter risolvere le cause dei problemi indicati procedendo alla rimozione dei soggetti che ne siano responsabili, lasciando inalterata la struttura, nel caso in cui ritenga che essa sia funzionale al rilancio di Pompei, a prescindere dall'attuale governance.
(2-00473p. a.)
Interrogazioni
MALAN - Ai Ministri dell'interno e della giustizia - Premesso che:
da anni è in atto uno sforzo generale nell'analizzare le voci di spesa delle pubbliche amministrazioni, per evitare inefficienze, eliminare sprechi e ottenere risorse da destinare allo sviluppo e alla crescita;
l'introduzione dei braccialetti elettronici è stato un strumento di controllo dei detenuti decisamente costoso: 110 milioni di euro in 10 anni per l'effettivo utilizzo, secondo organi di stampa, di soli 14 congegni, costati dunque quasi 800.000 euro all'anno ciascuno; è evidente che l'impiego della normale sorveglianza da parte di agenti sarebbe stato enormemente meno costoso e avrebbe contribuito al controllo del territorio nelle aree di residenze dei detenuti;
lo stesso Guardasigilli in novembre 2011 si era espresso contro la prosecuzione della relativa convenzione;
si apprende ora che, senza alcuna gara di appalto, sarebbe stato firmato un nuovo contratto valido fino al 2018 di ulteriori 63 milioni di euro per il proseguimento dell'uso di questo strumento, rivelatosi economicamente disastroso,
si chiede di sapere:
come si giustifichi l'impegno di una tale somma di denaro pubblico senza gara d'appalto;
quali elementi abbiano indotto il Ministro dell'interno a ritenere conveniente la spesa di 63 milioni di euro, per l'acquisto di congegni che sono rimasti finora pressoché inutilizzati;
se i Ministri in indirizzo non ritengano che tale somma potrebbe essere utilizzata più convenientemente per l'assunzione di agenti, che darebbero anche un contributo al controllo del territorio.
(3-02890)
LANNUTTI - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che non conosce limiti l'avidità dei banchieri, che approfittano perfino delle disgrazie per rivalersi su consumatori ed utenti, con una Banca d'Italia a giudizio dell'interrogante fiancheggiatrice delle loro malefatte. Agli scandalosi comportamenti delle banche, che continuano ad aumentare costi dei conti correnti con nuove voci di balzelli, alle cronache dei terremotati de L'Aquila dove le banche avevano pignorato perfino le macerie dopo aver chiesto il rientro dei fidi, si aggiunge la cronaca raccontata da Gabriele Villa su "Il Giornale" del 31 maggio dal titolo: "Così le banche lucrano sulla solidarietà. Cinque euro di commissione bancarie sui bonifici destinati alla solidarietà per il terremoto. Molti si lamentano. Qualcuno desiste. Ma l'Abi non prende provvedimenti". Vi si legge: «C'è rimasto male - racconta Villa - il dottor Francesco Baldisserotto. Non più giovanissimo ma sempre in gamba, si è fatto ieri una bella camminata per andare a versare la sua donazione per il terremoto dell'Emilia sul conto Mediafriends-Intesa San Paolo. Per farlo aveva scelto una banca di cui non è nemmeno correntista, la banca più vicina, tre chilometri da casa sua: la Cassa di Risparmio del Veneto in via Romea, 90 a Legnaro. Non gli abbiamo chiesto la cifra che avrebbe voluto versare, poco o tanto non importa. Importa invece che lui abbia rinunciato a versare la donazione. O, meglio, che sia stato costretto a rinunciare alla donazione dopo essersi sentito chiedere dall'impiegato allo sportello una commissione bancaria di cinque-euro-cinque per il bonifico. "Lo ammetto spiega- è stata una reazione istintiva, mi sono sentito preso in giro. Ma come? Uno vuol aiutare i terremotati, viene a fare beneficenza e le banche ne approfittano per saccheggiare le nostre tasche. No, mi spiace per i nostri sfortunati connazionali dell'Emilia, ma io a questo gioco non ci sto". Così si è espresso al telefono il nostro lettore e, francamente, è difficile dargli torto. Un giro di telefonate in alcuni istituti di credito ci ha confermato il "misfatto". Le banche, specie se non sono la banca di riferimento, cioè se non si tratta della banca in cui il donatore ha un conto corrente, non fanno alcuna distinzione e applicano alla lettera i loro balzelli e le loro commissioni di bonifico. In altre parole non interessa affatto alla banca che sulla causale del bonifico ci sia scritto: terremotati o una qualsiasi altra parola che evochi generosità e solidarietà. Provate dunque a immaginare in queste ore quante persone, migliaia di persone si stanno prodigando a versare piccoli o grandi gruzzoli, e vengono puntualmente tartassate arricchendo le banche dove si recano a fare il loro bravo bonifico. E, invero, è una storia che si ripete. Era già accaduto durante il terremoto dell'Aquila e i tanti che si sono sentiti raggirati e, soprattutto, ingiustamente vessati, avevano telefonato e scritto ai giornali anche in quell'occasione. Risultato? Vaghe promesse, nemmeno tanto ufficiali è poi il nulla. Ovvero la seconda edizione, a distanza purtroppo ravvicinata, di un piccolo grande scandalo di un sistema che costringe sempre a pagare chi ha di meno o chi si muove in assoluta buona fede sull'onda emotiva della generosità e della solidarietà. Davvero - abbiamo chiesto a tre funzionari di tre banche differenti - sarebbe così difficile togliere l'odiosa commissione sui versamenti di beneficenza? "Ci vorrebbe una disposizione ufficiale, una normativa ben precisa per uniformare il comportamento di tutte le banche in questo tipo di situazioni: commissione zero o infinitesimali per donazioni di qualsiasi importo", è stata la risposta univoca. Potrebbe pensarci l'Abi, suggeriamo timidamente noi. Quella stessa Abi tanto solerte a prendere provvedimenti come quello di dar "mandato al Comitato di presidenza e al direttore generale affinché vengano al più presto messi in atto interventi finanziari a sostegno delle famiglie e delle imprese così duramente provate dal terremoto di questi giorni, grazie al coinvolgimento delle banche che operano nei territori colpiti dal sisma". Generosità disinteressata ovviamente, confermata dal fatto che già venerdì scorso, dopo il primo terribile sisma, funzionari dell'Abi avevano incontrato a Bologna il presidente della Regione, Vasco Errani per confermargli che le banche "hanno già messo a disposizione un plafond di 800 milioni per finanziamenti a condizioni di favore, alla quale si aggiunge un moratoria delle rate dei mutui"»;
considerato che:
mentre oggi la Banca d'Italia, come ogni 31 maggio, celebra un'inutile parata leggendo considerazioni finali ai Ponzellini di turno che erogano centinaia di milioni di euro a società ubicate nei paradisi fiscali senza effettuare alcuna valutazione sulla meritorietà del credito, negando al contrario poche migliaia di euro ad imprenditori meritevoli che hanno bisogno di quei soldi per pagare gli stipendi e proseguire la continuità aziendale, i banchieri continuano a taglieggiare gli utenti ed i consumatori chiedendo una commissione da 2 a 5 euro, perfino sulla solidarietà dei cittadini che vogliono offrire donazioni ai terremotati;
è l'ennesima vergogna, che si ripete e che viene denunciata da Adusbef e Federconsumatori ad ogni tragedia o disastro naturale, che vede mobilitata la solidarietà dei cittadini, sensibili ad alleviare le sofferenze, con i "banksters" pronti ad approfittare perfino sulle disgrazie. A fronte dell'insensibilità e dell'avidità di banchieri, che oltre a saccheggiare le tasche dei consumatori con costi dei conti correnti tra i più elevati del mondo, pari a 295,66 euro all'anno, contro una media dell'Europa a 27 di 114 euro, la Banca d'Italia non può continuare a fare finta di niente rispetto ad istituti di credito che, come gli avvoltoi, volano bassi sulle macerie, pronti ad incassare una vergognosa commissione perfino se sulla causale del bonifico i beneficiari sono i terremotati o fondi di solidarietà. Stavolta - affermano Adusbef e Federconsumatori in un comunicato - non possono continuare a passarla liscia, perché chi controlla e dovrebbe vigilare rappresenta la continuità delle banche, con l'Abi che fa finta di niente con un silenzio assenso. Stavolta le banche devono cominciare a pagare veramente per la loro avidità, restituendo i soldi ai terremotati,
si chiede di sapere:
se a giudizio del Governo la commissione da 2 a 5 euro richiesta dalle banche su iniziative di solidarietà non dovrebbe essere restituita con una penale decuplicata a favore dei terremotati, per alleviare in tal modo parte delle loro sofferenze, e se tali richieste al limite dell'estorsione non costituiscano un ostacolo a generose donazioni dei cittadini;
quali misure urgenti si intendano attivare per impedire che banchieri senza scrupoli possano speculare perfino sui terremotati e sulle tragedie umane, per aumentare i profitti ed i generosi bonus dei banchieri;
quali iniziative urgenti intenda assumere per ripristinare una corretta vigilanza sulle aziende creditizie in particolare dando attuazione alla legge n. 262 del 2005 che impone agli enti di lucro di restituire alla disponibilità dello Stato la proprietà della Banca d'Italia, posseduta da banche e fondazioni private.
(3-02891)
TOMASELLI, MONGIELLO, MARITATI, TEDESCO - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri dell'economia e delle finanze e dello sviluppo economico - Premesso che:
il Governo è intervenuto sull'annosa questione dei ritardati pagamenti della pubblica amministrazione alle imprese approvando, il 22 maggio 2012, quattro decreti che consentirebbero di sbloccare i crediti che le imprese vantano verso la Pubblica Amministrazione;
in particolare due decreti sono riservati alla certificazione dei crediti nei confronti di amministrazioni statali, enti pubblici nazionali, enti locali, Regioni e enti del servizio sanitario nazionale; un terzo decreto stabilisce le regole per compensare i crediti con i debiti verso il fisco iscritti a ruolo alla data del 30 aprile 2012; infine, il quarto decreto costituisce un fondo centrale di garanzia con decreto del Ministero dell'economia e delle finanze, per offrire garanzia diretta sull'anticipazione dei crediti che le aziende vantano nei confronti della pubblica amministrazione;
a completare le misure in materia di certificazione e compensazione fiscale, si aggiunge la firma dell'accordo tra Associazione bancaria italiana e associazioni degli imprenditori per la costituzione di un plafond del valore iniziale 10 miliardi di euro, riservato allo mobilizzazione dei crediti verso lo Stato;
i debiti della pubblica amministrazione ammonterebbero a circa 70 miliardi di euro e, sulla scorta delle misure predisposte dal Governo e di quanto dichiarato dallo stesso Presidente del Consiglio dei ministri, Mario Monti, già entro la fine del 2012 dovrebbero essere pagati debiti per un ammontare di 20-30 miliardi di euro, attraverso un meccanismo che, previa certificazione dei crediti scaduti da parte delle amministrazioni, consentirà alle imprese di recarsi in banca per farseli anticipare o per cederli, il tutto attraverso la garanzia del fondo centrale che consentirà anche alle imprese meno forti di essere tutelate;
da questa procedura di certificazione dei crediti, che senza dubbio rappresenta una "boccata di ossigeno" per le imprese messe in grande difficoltà dalla mancanza di liquidità, restano escluse le amministrazioni commissariate e le Regioni sottoposte ai piani di rientro dei deficit sanitari, e quindi, tra queste, la Regione Puglia;
considerato che:
a seguito dei provvedimenti adottati dal Governo, la Puglia, al pari di altre Regioni rientranti in tali criteri di esclusione, risulterebbe tagliata fuori da questa misura che costituisce una straordinaria opportunità per la ripresa economica, con l'ulteriore grave conseguenza di impedire e negare, a tutte quelle aziende che vantano crediti nei confronti delle amministrazioni regionali, la possibilità di trovare finalmente il giusto ristoro alle inadempienze e ai ritardi cronici della pubblica amministrazione;
tale esclusione, anche sotto il profilo della costituzionalità, appare una grave ed inammissibile discriminazione a danno delle imprese che operano in quelle aree del territorio nazionale, estromesse dai benefici delle misure di compensazione fiscale varate dal Governo, che verrebbero in tal modo penalizzate rispetto a quelle che operano in zone diverse del Paese;
è invece necessario garantire maggiore liquidità alle imprese in condizioni di parità, riducendo in modo uniforme e non discriminatorio i tempi di pagamento della pubblica amministrazione e, nel contempo, predisponendo misure dirette a sostenere soprattutto quelle aree del Paese in maggiore difficoltà;
le conseguenze di un'estromissione di talune zone del Paese dai benefici fiscali avrebbero un devastante effetto domino sull'occupazione e su tutto il comparto economico-produttivo, le cui prospettive di crescita verrebbero completamente azzerate;
non si comprendono le ragioni di natura tecnico-finanziaria alla base dell'introduzione di tali parametri che prevedono una così diffusa ed insostenibile penalizzazione di migliaia di piccole e medie imprese, che non sono affatto responsabili delle ragioni che hanno prodotto negli anni trascorsi il commissariamento di enti e Regioni o l'adozione di piani di rientro dei deficit sanitari,
si chiede di sapere:
se il Governo non ritenga opportuno e doveroso apportare al più presto le necessarie modifiche ai provvedimenti citati al fine di garantire parità di condizioni a tutte le imprese che operano sul territorio nazionale;
se non ritenga che l'indiscriminata estromissione sia un'insostenibile sottovalutazione da parte del Governo della gravità della situazione socio-economica del Mezzogiorno, in quanto la prevalenza degli enti esclusi interessa proprio in grande parte le aree del centro-sud d'Italia;
se non ritenga che tale discriminazione contribuirebbe in maniera determinante a danneggiare non solo il Mezzogiorno ma lo stesso tessuto economico produttivo nazionale, compromettendone irreparabilmente la ripresa e aumentando il divario che già esiste tra Nord e Sud, e vanificando nei fatti - togliendo con una mano ciò che viene dato con l'altra - le parziali misure annunciate dal Governo per il cosiddetto piano per il Sud.
(3-02892)
Interrogazioni orali con carattere d'urgenza ai sensi dell'articolo 151 del Regolamento
FRANCO Vittoria, GARAVAGLIA Mariapia, MARCUCCI, PROCACCI, RUSCONI, SOLIANI, VITA - Al Ministro della salute - Premesso che:
in data 29 settembre 2010 il Senato ha approvato definitivamente il testo del disegno di legge recante: "Nuove norme in materia di disturbi specifici di apprendimento in ambito scolastico" (Atto Senato 1006 in testo unificato con l'Atto Senato 1036);
la legge 8 ottobre 2010, n. 170, che, all'articolo 1, comma 1, riconosce la dislessia, la disgrafia, la disortografia, e la discalculia quali disturbi specifici di apprendimento, denominati "DSA", all'art. 3, comma 1, stabilisce che: "La diagnosi dei DSA è effettuata nell'ambito dei trattamenti specialistici già assicurati dal Servizio sanitario nazionale a legislazione vigente ed è comunicata dalla famiglia alla scuola di appartenenza dello studente. Le regioni nel cui territorio non sia possibile effettuare la diagnosi nell'ambito dei trattamenti specialistici erogati dal Servizio sanitario nazionale possono prevedere, nei limiti delle risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente, che la medesima diagnosi sia effettuata da specialisti o strutture accreditate";
la medesima legge all'articolo 7, comma 1, prevede che: "Con decreto del Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, di concerto con il Ministro della salute, previa intesa in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, si provvede, entro quattro mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, ad emanare linee guida per la predisposizione di protocolli regionali, da stipulare entro i successivi sei mesi, per le attività di identificazione precoce di cui all'articolo 3, comma 3";
considerato inoltre che:
nonostante la lettera delle disposizioni richiamate, ad oggi non si è ancora provveduto ad emanare le linee guida di cui all'articolo 7, comma 1, della citata legge;
l'enorme ritardo sta creando un vuoto che compromette l'intero impianto della legge;
la mancanza di tali previsioni provoca gravi disagi alle famiglie, che si vedono rifiutare, stante la lettera del citato articolo 3, comma 1, diagnosi private;
tali disagi sono ulteriormente aggravati dal fatto che, in assenza di linee guida per la predisposizione di protocolli regionali, le poche Regioni che hanno già deliberato in tal senso lo hanno fatto seguendo criteri difformi, generando problemi di competenze e ulteriori difficoltà per le famiglie;
secondo quanto risulta all'interrogante, il Comitato tecnico scientifico, istituito dalla citata legge e composto da esperti di comprovata competenza sui DSA, avrebbe già nel luglio 2011 predisposto un testo di decreto attuativo ai sensi del citato articolo 7, comma 1, e il testo in oggetto, una volta corretto secondo le indicazioni del Ministero della salute, è stato nuovamente rinviato presso gli uffici competenti di tale Ministero,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga di dover procedere con la massima urgenza all'emanazione delle linee guida di cui all'articolo 7, comma 1, della legge 8 ottobre 2010, n. 170, al fine di uniformare la disciplina in materia su tutto il territorio nazionale, nonché al fine di rendere effettive le disposizioni di cui alla medesima legge e ridurre i gravi disagi che, in mancanza di tale effettività, si sono trovati a subire studenti, famiglie e operatori scolastici.
(3-02893)
Interrogazioni con richiesta di risposta scritta
BELISARIO - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca - Premesso che:
il decreto del Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca 28 luglio 2010, n. 63, in attuazione del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, e del decreto-legge 1° settembre 2008, n. 137, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 ottobre 2008, n. 169, ha previsto che l'adozione dei libri di testo - per gli anni scolastici successivi all'anno in corso al momento dell'adozione del decreto ministeriale medesimo - sia obbligatoriamente da proseguire ai prezzi di copertina indicati negli allegati di cui al decreto ministeriale sopra citato;
considerato che:
le norme sopra indicate, pur volendo perseguire il giusto contenimento dei costi per i testi scolastici obbligatori per gli alunni, di fatto obbliga gli istituti scolastici a continuare ad indicare agli utenti testi ormai non più all'avanguardia ai fini dell'apprendimento;
lo stesso decreto ministeriale risulta disatteso in quanto - pur indicando i requisiti tecnici dei supporti didattici multimediali, scaricabili, almeno in parte, da Internet - di fatto obbliga gli istituti e le famiglie degli alunni ad acquistare testi didattici molto spesso inutilizzabili a causa della loro vetustà;
ritenuto che:
le norme sopra indicate avrebbero dovuto realizzare misure atte a contenere il costo dei libri scolastici, ivi compresa la previsione della adozione di testi interamente scaricabili da Internet ovvero in formato misto - pur prevedendo l'adozione dei libri di testo con cadenza pluriennale;
sia da rivedere la previsione, operata con il suddetto decreto ministeriale, di non ravvisare "la necessità di modificare, con nuove edizioni, gli attuali assetti dei libri di testo",
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza della problematica esposta in premessa e nei considerata e quali concrete ed opportune azioni intenda porre in essere al fine di permettere l'adozione di supporti didattici aggiornati, garantendo al contempo il contenimento delle spese.
(4-07592)
POLI BORTONE, FLERES - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:
l'Amministrazione autonoma dei Monopoli di Stato (AAMS) opera in collaborazione con il Ministero dell'economia e delle finanze in riferimento alla gestione ed all'organizzazione del settore dei giochi, delle scommesse e dei concorsi pronostici;
la difficile contingenza economica internazionale sommata alle ultime manovre del Governo stanno stringendo in una morsa letale milioni di italiani. Dall'inizio dell'anno numerosi piccoli imprenditori si sono tolti la vita, sopraffatti dal senso di vergogna e umiliazione per il fallimento della propria azienda. Solo in Puglia - come già riportato dalla prima firmataria del presente atto nell'interrogazione 4-07190 - nello scorso mese di marzo, si sono verificati cinque casi di suicidio, in qualche modo collegabili alla crisi economica e alla mancanza di lavoro, e almeno due di tentato suicidio;
lo Stato dovrebbe intervenire in qualunque modo e con qualunque mezzo per evitare la drastica soluzione senza ritorno, dovrebbe almeno tentare di creare un network d'informazione e di assistenza sociale per i cittadini in difficoltà. Invece sembra che la campagna d'informazione sia un'altra;
proprio negli ultimi tre mesi, infatti, sono aumentate, in radio e tv, le pubblicità sul gioco d'azzardo legalizzato: ormai i cittadini sono bombardati continuamente da gratta&vinci di ogni sorta, calcio scommesse e poker on line. Secondo un recente rapporto dell'Organizzazione mondiale della sanità oltre un milione e mezzo di italiani, il 3 per cento della popolazione, è dedita al gioco e tra i più vulnerabili risultano i giovani, che grazie ad Internet giocano costantemente (mentre la pubblicità recita: "gioca consapevolmente"). Bisognerebbe capire cosa vuol dire giocare consapevolmente, quando le ultime cifre del mese di marzo hanno registrato 1,6 miliardi di euro in giocate con un incremento del 14,2 per cento rispetto a febbraio;
lo Stato, dunque, dovrebbe intervenire in altro modo sul gioco e, in particolare, sull'uso della pubblicità ingannevole, perché "vincere facile" in tempi duri come questi è tutto tranne che una pubblicità sana e trasparente;
una più spontanea risposta alla crisi economica, che dal 2008 attanaglia i Paesi occidentali, alla mancanza di lavoro per molti e, soprattutto per i giovani, alla mancanza di liquidità da parte dello Stato, che per sanare il debito pubblico è costretto a varare manovre sempre più aspre, dovrebbe essere di tutt'altro tenore. Infatti, oltre alle misure rivolte allo sviluppo e alla crescita, le campagne di informazione dello Stato dovrebbero saper spiegare che l'illusione di una ricchezza va tramutata nella convinzione di un benessere certo, sano e duraturo per ognuno di noi. Quindi superamento del denaro come metro di valutazione della qualità della vita, ma sua integrazione con altri fattori, spesso più importanti. Inoltre, le grandi vincite ai giochi, se mal gestite, più che portare prosperità possono tradursi in disgrazie,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo, alla luce di quanto esposto in premessa, non ritenga di valutare l'opportunità, nel caso di vincite ai giochi dei Monopoli di Stato superiori ai 500.000 euro, di offrire garanzie di lavoro, almeno per una durata pari alla vincita, piuttosto che denaro.
(4-07593)
COSTA - Al Ministro della salute - Premesso che:
l'assimilazione a farmaco del dispositivo medico fluoresceina sodica in strisce ha di fatto reso indisponibile questo colorante nella diagnostica oftalmica;
attualmente non sono disponibili coloranti alternativi o altre metodiche diagnostiche che possano consentire di ottenere tutte le informazioni cliniche necessarie per la diagnosi e la terapia di gravi patologie oftalmiche;
le strisce di fluoresceina sodica sono un dispositivo medico da sempre ampiamente utilizzato in oftalmologia per lo svolgimento della diagnostica oftalmica;
infatti questo dispositivo medico - disponibile sul mercato sia in confezionamento multiplo non sterile (ad esempio: Fluorescein - Haag-Strait) che in confezionamento singolo sterile (ad esempio: Fluoralfa Strips) - viene utilizzato come colorante della lacrima per I'esecuzione della tonometria di Goldmann (gold standard per la misurazione della pressione intraoculare), come colorante delle lesioni corneali superficiali per la diagnosi differenziale eziopatogenetica di queste lesioni, come colorante della lacrima per la applicazione e la valutazione delle lenti a contatto, come colorante della lacrima per la valutazione del break-up time (BUT), test indispensabile nella diagnostica delle alterazioni della superficie oculare da disfunzione lacrimale e infine come colorante della lacrima per la diagnostica delle lesioni oculari a rischio di perforazione o nella valutazione postoperatoria di procedure filtranti (chirurgia del glaucoma) per l'accertamento della perfetta chiusura del bulbo oculare;
questo dispositivo medico, nonostante il massiccio utilizzo in oftalmologia, non ha mai dato effetti collaterali;
ora si vuole assimilare le strisce di fluoresceina sodica alla fluoresceina sodica iniettabile che, invece, è un farmaco;
la trasformazione delle strisce di fluoresceina sodica in farmaco, inevitabilmente, renderà questo prodotto non più disponibile sul mercato con grave nocumento per la salute dei pazienti che non potranno più usufruire di una diagnostica efficace,
l'interrogante chiede di sapere se non si ritenga opportuno intervenire con urgenza riconsiderando le decisioni a giudizio dell'interrogante avventatamente assunte e prorogando la possibilità di utilizzo delle strisce di fluoresceina sodica per uso oftalmico.
(4-07594)
COSTA - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:
suscita sconcerto e viva preoccupazione tra le famiglie dei disabili la manovra governativa attualmente in discussione afferente le nuove modalità di calcolo dell'indicatore della situazione economica equivalente (ISEE) ed il suo utilizzo per la concessione di benefici socio-assistenziali;
con l'art. 5 del decreto-legge n. 201 del 2011, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 214 del 2011, ci si accinge a modificare profondamente l'assistenza per le persone con disabilità grave collegando il calcolo dell'ISEE al reddito familiare anziché a quello della persona con disabilità così come deciso con apposita sentenza dalla Corte di Cassazione;
ciò facendo si riporterebbero indietro di decenni le condizioni di vita dei disabili italiani;
si ritiene inopportuno il "pensare di fare cassa" - malgrado il recente parere contrario della Corte dei conti - introducendo nella modalità di calcolo dell'ISEE anche provvidenze non rientranti tra i cespiti di reddito, come le pensioni di invalidità e l'assegno di accompagnamento;
ancora una volta, nel parlare di crescita, si adottano provvedimenti dai quali sembra trasparire l'intenzione di penalizzare i deboli e i bisognosi, che già sono stati ampiamente penalizzati;
ciò facendo si perverrebbe alla assurda conseguenza, per redditi superiori a 15.000 euro (famiglia monoreddito con immobili di proprietà), di pagare le tasse e non ricevere l'unico esiguo emolumento economico fino ad oggi concesso per supplire alla mancanza di servizi oggi del tutto inesistenti,
l'interrogante chiede di sapere se non si ritenga opportuno intervenire con urgenza modificando tale previsione normativa che, oltre ad essere assolutamente incongruente con le dichiarazioni continuamente rese dai membri del Governo, sta allarmando e gettando nello sconforto migliaia di famiglie già pesantemente gravate da seri problemi.
(4-07595)
LANNUTTI - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:
due dirigenti e l'ex amministratore delegato della Sebach di Certaldo (Firenze), ditta produttrice di bagni chimici, sono indagati nell'inchiesta sull'appalto da 34 milioni di euro per l'installazione dei bagni chimici nelle tendopoli dopo il sisma dell'Abruzzo;
come si apprende dalla lettura di un articolo pubblicato dal quotidiano locale "gonews" il 30 maggio 2012, si tratta di Marta Dainelli, 45 anni, nativa di Vinci e residente a San Gimignano, ex amministratore delegato dell'azienda certaldese; con lei figurano anche la responsabile commerciale Cristina Galieni, 38 anni, di Empoli e residente nella città del Boccaccio, dove vive anche l'altra indagata, la responsabile amministrativa Sonia Morelli, di 37 anni. I reati ipotizzati sono falso materiale e frode nelle pubbliche forniture. L'inchiesta - spiega l'avvocato Pier Matteo Lucibello, che assiste Marta Dainelli - riguarda operazioni esecutive svolte direttamente dal concessionario in Abruzzo;
l'accusa in questione è di falso materiale commesso da privato e frode nelle pubbliche forniture;
si legge su "Radiorosa.it": «I loro nomi si aggiungono a quelli di Guido Bertolaso, ex capo della Protezione Civile, dell'alto dirigente dello stesso organismo Angelo Borrelli e attuale vice di Franco Gabrielli, di Riccardo Crogi, Marco Fabbri e Andreana Valente: per tutti loro l'accusa è di abuso d'ufficio. Il fascicolo d'inchiesta è stato aperto dalla procura di Roma. Secondo il pm Antonietta Picardi, le tre donne valdelsane "in concorso tra loro in relazione all'articolo 476 del codice penale (falsità materiale commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici)" sono state inserite nel registro degli indagati "per avere, in qualità di procuratrici della Sebach, dichiarato la conformità all'originale delle fatture emesse dalla società Gran Sasso Acqua, risultate invece essere state riprodotte in modo apocrifo, eliminando da esse dati significativi". Una frode, si legge ancora, concretizzata "per avere, in concorso con le ditte subappaltatrici, da identificare, nonché rispettivi dipendenti, compiuto atti e omissioni volti a celare le inadempienze contrattuali nei confronti dell'ente appaltante per ottenere un ingiusto profitto". La Sebach di Certaldo si aggiudicò l'appalto: un affare da circa 34 milioni di euro, stando alle cronache abruzzesi. L'abuso d'ufficio, secondo il pm, si sarebbe concretizzato tramite un'agevolazione della commissione di gara nei confronti dell'azienda valdelsana, la quale, sempre stando a quel che emerge dalle indagini, si sarebbe aggiudicata la gara nonostante non fosse in possesso delle necessarie documentazioni. Inoltre, sempre secondo il magistrato romano, i 3.200 bagni ordinati (all'inizio erano ben quattromila, poi la protezione civile corresse il tiro al ribasso) e la stima dello smaltimento (79,20 euro al giorno per ognuno, comprensivo di Iva e di 4 interventi di espurgo e pulizia giornalieri) erano apparse al di là di ogni esigenza. Sarebbero infatti stati necessari i viaggi di centinaia di camion, con conseguenti problemi di smaltimento, per far fronte a quattro servizi giornalieri di pulizia dei wc chimici, capaci di portare alla raccolta di 3.200 metri cubi di liquami ogni giorno. I magistrati hanno concentrato le loro attenzioni su presunte irregolarità da parte di una commissione della protezione civile nel prorogare l'affidamento del servizio alla Sebach di Certaldo»;
considerato che:
nel 2006 il Monte dei Paschi di Siena ha acquistato il 14,3 per cento della Daimont SpA, holding di controllo di nuova costituzione. Venture Sgr (gruppo Montepaschi) entra nel gruppo Sebach. L'operazione, realizzata per conto del fondo immobiliare chiuso "Siena Venture" ha visto anche il coinvolgimento del fondo mobiliare chiuso "Toscana Venture", gestito da Sici Sgr, con una quota di partecipazione del 9,6 per cento. I patti parasociali hanno fissato un termine di cinque anni per la partecipazione, al massimo consentito dalla legge. L'ingresso di Mps Venture nel gruppo, controllato al 76,19 per cento dalla famiglia Dainelli, è finalizzato all'ulteriore sviluppo internazionale del gruppo e prevede la creazione di un unico centro di controllo delle varie imprese che lo costituiscono. Sebach, gruppo valutato tra i 30 e i 35 milioni di euro, detiene un giro d'affari di oltre 30 milioni di euro, è leader nel mercato italiano nella progettazione, produzione e commercializzazione dei bagni chimici mobili. Ha una rete di 100 concessionari e 900 punti vendita;
a giudizio dell'interrogante appare dubbio che il gruppo Monte dei Paschi, nonostante i precedenti in cui era stata coinvolta la famiglia Dainelli, sia entrato a far parte della compagine sociale della società senza le opportune verifiche;
sono sempre più all'attenzione della stampa gli scandali relativi alla gestione di Monte dei Paschi di Siena, da parte di Mussari, presidente dell'Abi ed ex dell'MPS e soci, nonché l'inchiesta giudiziaria della Procura della Repubblica di Siena per le ipotesi di reato di manipolazione del mercato ed ostacolo alle funzioni delle autorità di vigilanza in relazione alle operazioni finanziarie di reperimento delle risorse necessarie all'acquisizione di banca Antonveneta e ai finanziamenti in essere a favore della fondazione Monte dei Paschi (come si legge nell'interrogazione 3-02846),
si chiede di sapere:
quali iniziative il Governo intenda assumere per garantire la regolarità e il corretto svolgimento delle gare di appalto nel pieno rispetto delle norme sulla trasparenza;
quali iniziative di competenza intenda assumere affinché non siano i cittadini a pagare di tasca loro per la leggerezza ed il mancato senso di responsabilità di coloro che possono aver condotto gestioni del gruppo Monte dei Paschi, a giudizio dell'interrogante scellerate, a cui numerosi cittadini hanno dato fiducia con i loro investimenti credendo nella robustezza dello stesso;
quali iniziative urgenti intenda attivare per evitare che si possano ripetere tali fenomeni corruttivi nell'attività di ricostruzione del sisma che ha recentemente colpito l'Emilia-Romagna.
(4-07596)
ADERENTI - Al Ministro per la cooperazione internazionale e l'integrazione - Premesso che la fondazione onlus mons. Arrigo Mazzali, Istituti geriatrici di Mantova, è una fondazione di diritto privato, costituita a seguito della trasformazione del precedente Ipab - istituto di pubblica assistenza e beneficenza, regolarmente accreditata dalla Regione Lombardia, che svolge attività di ospitalità e di assistenza socio sanitaria a favore di anziani;
premesso altresì che, per quanto risulta all'interrogante:
la fondazione Mazzali ha presentato, entro il termine fissato dall'avviso (termine finale il 13 luglio 2011), domanda per l'ammissione ai finanziamenti di cui all'art. 9, comma 1, lettera c), della legge n. 53 del 2000, oggetto dell'avviso di finanziamento relativo all'anno 2011, relativo al progetto "Parsifal - Progetto armonizzazione situazioni famiglia lavoro: le esigenze continuano". Tali finanziamenti sono destinati a promuovere e incentivare forme di articolazione della prestazione lavorativa volte a conciliare tempo di vita e di lavoro;
la domanda è stata corredata da un'ampia documentazione, predisposta entro i rigidi limiti dimensionali imposti dalla modulistica predisposta a tal fine dalla Presidenza del Consiglio dei ministri, ma comunque idonea ad integrarne compiutamente il contenuto;
detta documentazione comprende tra l'altro l'elenco dei destinatari, redatto in conformità dell'esito dei questionari, compilati dai dipendenti della Fondazione, volti ad individuare le esigenze di vita e di lavoro dei medesimi e le azioni di sostegno più opportune al fine di soddisfare le esigenze stesse, nonché il relativo piano finanziario;
il Dipartimento per le politiche della famiglia della Presidenza del Consiglio dei ministri, con la nota in data 13 gennaio 2012, ha comunicato alla fondazione la non ammissibilità al finanziamento del progetto presentato. La domanda presentata dalla fondazione Mazzali, infatti, risultava avere ottenuto 49 punti, mentre per essere ammessi al finanziamento era necessario raggiungere un punteggio di 50 punti;
la fondazione Mazzali, con istanza di accesso agli atti in data 14 febbraio 2012, ha chiesto di prendere visione ed estrarre copia degli atti di gara, relativi al finanziamento, ed in particolare di prendere visione dei verbali della commissione tecnica di cui all'art. 15 del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 23 dicembre 2010, n. 277, e di ogni altro atto relativo alla valutazione della domanda presentata;
il Dipartimento per le politiche della famiglia, con comunicazione di posta certificata in data 15 marzo 2012, trasmetteva alla fondazione Mazzali copia della scheda di preistruttoria, copia della scheda di valutazione, nonché copia del resoconto verbale della Commissione di valutazione;
il decreto 23 dicembre 2011 del Ministro in indirizzo recante l'approvazione della graduatoria, non è stato invece inviato alla fondazione, che solo nei giorni scorsi ha potuto prenderne visione sul sito web dell'amministrazione;
considerato che:
la Commissione giudicatrice ha assegnato al progetto presentato dalla fondazione Mazzali un punteggio di punti 49 e, di conseguenza, ha negato al progetto stesso l'ammissione al finanziamento, dal momento che i punti richiesti per essere ammessi sono 50. Il progetto risulta infatti inserito nella graduatoria di cui all'allegato C al decreto ministeriale citato, relativi ai progetti non ammissibili a finanziamento;
come si evince dalla scheda di valutazione, però, i punti attribuiti dalla Commissione giudicatrice al progetto della fondazione, sommando i punti relativi ai singoli criteri di valutazione, sono complessivamente 57. Si tratta dunque di un punteggio di molto superiore a quello minimo, necessario per essere ammessi al finanziamento e non si spiega la ragione per la quale il citato punteggio di 57 punti sia stato tramutato in un punteggio di 49. Infatti, gli atti di gara non contengono alcun riferimento che legittimi possibili interventi correttivi sul punteggio complessivo o su singole componenti di esso, né tanto meno spiegano come, a quali condizioni, entro quali limiti ed in virtù di quali considerazioni tali interventi potessero venire effettuati. Il che rende la riduzione priva di qualsivoglia fondamento giuridico e perciò palesemente illegittima;
conseguentemente la fondazione, in data 10 maggio 2012, ha avanzato ricorso straordinario al Capo dello Stato;
atteso che ne consegue che il decreto ministeriale di approvazione della graduatoria e tutti i restanti atti risultano illegittimi anche per violazione dell'art. 3 della legge n. 241 del 1990, dato che non contengono nemmeno un'ombra di motivazione, che valga a dare almeno in parte contezza dei criteri utilizzati dalla Commissione giudicatrice al fine di operare la contestata riduzione,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga di attivarsi al fine di riconsiderare la valutazione del progetto della fondazione onlus mons. Arrigo Mazzali, Istituti geriatrici di Mantova, al fine di ammettere quest'ultima ai finanziamenti destinati a promuovere e incentivare forme di articolazione della prestazione lavorativa volte a conciliare tempo di vita e di lavoro.
(4-07597)
FILIPPI Alberto - Al Ministro della giustizia - Premesso che, a quanto risulta all'interrogante:
in data 16 ottobre 2011 due volontarie dell'Ente nazionale per la protezione degli animali (ENPA) della sezione di Oristano, Maria Giuseppina Ferravante e Annalisa Zonchello, transitando sulla strada che collega Villanovaforru a Sanluri (Cagliari) hanno trovato al centro della carreggiata un cane di razza bulldog in posizione supina visibilmente mal ridotto, con evidenti difficoltà di deambulazione, malnutrito e in condizioni pessime;
le volontarie hanno messo in sicurezza l'animale e avvisato la guardia zoofila;
il cane ritrovato possedeva un microchip appartenente alla Asl n. 5 di Oristano;
la guardia zoofila ha rintracciato il proprietario del cane, dottor Francesco Zucca, un medico veterinario che non era a conoscenza della scomparsa del cane;
il giorno seguente il ritrovamento, su ordine del pubblico ministero di turno della Procura di Oristano, dottoressa Lecca, le volontarie hanno fatto visitare il cane che si presentava in gravissime condizioni igieniche, con numerosi parassiti presenti nella cute e nell'intestino, fortemente emaciato e debilitato, denutrito e in grave stato di deperimento fisico, anemico, con numerose lesioni cutanee e con onicogrifosi, uveite bilaterale ed in stato di invecchiamento precoce, nonostante la sua giovane età, affetto anche da leishmaniosi, malattia presente già da tempo ed evidentemente trascurata;
i certificati sono stati consegnati in Procura al pubblico ministero citato affinché potesse disporre il sequestro e l'affidamento del cane all'ENPA;
inspiegabilmente la pratica riguardante la denuncia per maltrattamento del cane ha cambiato pubblico ministero (dottor Mamone) che, ritenendo inesistente il reato, ha ordinato l'immediata restituzione dell'animale al proprietario;
il cane in questione nel frattempo è stato immediatamente sottoposto a tutte le cure del caso e, all'atto della restituzione, è risultato visibilmente migliorato e dopo soli tre giorni aumentato di peso;
in data 21 ottobre 2011 è stato restituito al proprietario e, allo stato attuale, non ci sono più notizie;
sia l'ENPA sezione di Oristano che l'ENPA sezione di Cagliari hanno esposto immediatamente denuncia per maltrattamento di animale, chiedendo il sequestro e l'affidamento dello stesso;
la Procura, nella persona del dottor Mamone, ha ritenuto che il reato di maltrattamento ex art. 544-ter del codice penale non sussisteva e ha chiesto per tale ragione l'archiviazione e una sanzione amministrativa per il proprietario per abbandono del proprio cane;
dal mese di ottobre fino a febbraio 2012 non è stato possibile avere aggiornamenti sulla denuncia presentata ed è stata data notizia dell'accaduto ad alcuni giornali locali ed alcuni telegiornali, senza però riuscire ad ottenere alcun risultato;
si è provveduto anche a fare la segnalazione all'Ordine dei veterinari locale e nazionale, senza alcun esito,
si chiede di sapere:
se al Governo risulti la motivazione per cui la Procura di Oristano abbia trascurato le denunce presentate e soprattutto la documentazione dettagliata che dimostra chiaramente il reato di maltrattamento;
come mai non sia stata irrogata alcuna sanzione amministrativa per abbandono di animale visto che la Procura si è espressa in tal senso;
se risultino le ragioni per cui non sono stati trasferiti gli atti alla Procura di Cagliari per competenza territoriale, considerato che il fatto si è verificato nel territorio cagliaritano.
(4-07598)
LANNUTTI - Ai Ministri dell'economia e delle finanze e delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che:
in data 23 luglio 2010 veniva sottoscritto un contratto di appalto, tra il Provveditorato interregionale alle opere pubbliche Lazio, Abruzzo e Sardegna per conto del Comando generale della Guardia di finanza e la Prismo universal italiana SpA, per l'appalto integrato di progettazione ed esecuzione di lavori di costruzione ammodernamento ed acquisto di immobili per il Corpo per la realizzazione della sede del comando nucleo regionale ed alloggi di servizio di Pescara in lungomare papa Giovanni XXIII, per un importo di contratto di 10.426.723,12 euro;
la Prismo universal taliana SpA si avvaleva per l'esecuzione di tale appalto della Sim project appalti Srl stipulando in data 10 maggio 2010 un contratto di subappalto per l'esecuzione di opere per l'importo di 1.896.000 euro;
tale contratto di subappalto veniva autorizzato dal Provveditorato con provvedimento protocollo n. 2774 del 5 maggio 2011, nel quale si individuava espressamente l'importo complessivo da corrispondersi, a fronte dei lavori, alla Sim project appalti Srl in 1.896.000 euro;
la Sim project appalti Srl eseguiva regolarmente i lavori costruendo la caserma non solo senza che le fosse pagato alcun corrispettivo ma anticipando le spese per i relativi materiali;
successivamente, veniva redatto lo stato di consistenza dei lavori eseguiti con il quale veniva accertato dal direttore dei lavori, nel contraddittorio delle parti, che le opere eseguite erano state realizzate dalla Sim e dunque il credito netto che la Prismo universal italiana SpA vantava nei confronti dell'amministrazione si riferiva a tali opere;
l'ammontare complessivo netto dei lavori, materiali a piè d'opera e oneri diversi (progettazione e sicurezza), risultava pari a 3.179.511,79 euro;
considerato che era stata corrisposta all'impresa, a fronte di un avanzamento dei lavori, la somma complessiva di 2.214.635 euro, il credito netto che l'impresa vantava nei confronti dell'amministrazione risultava pari a 964.866,79 euro;
la Sim project appalti Srl, in considerazione di quanto accertato nello stato di consistenza dei lavori eseguiti, con nota datata 23 dicembre 2011, chiedeva al Comando generale della Guardia di finanza il pagamento a suo favore della somma di 964.866,79 euro, oltre interessi di mora, senza avere positivo riscontro;
il Provveditorato alle opere pubbliche indirizzava alla Guardia di finanza una nota datata 24 febbraio 2012 nella quale, tra l'altro, si precisava che l'impresa Sim project appalti Srl era stata l'unica ditta autorizzata al subappalto e che di fatto aveva eseguito i relativi lavori sino alla scissione contrattuale con la Prismo universal italiana SpA;
ad oggi ogni tentativo volto ad ottenere il pagamento di quanto dovuto alla Sim project appalti Srl per i lavori eseguiti in favore della Guardia di finanza, e della quale la stessa attualmente beneficia, è risultato vano;
in altri termini oggi la Guardia di finanza si è arricchita di un bene, la caserma di Pescara, realizzata a spese della Sim project appalti Srl alla quale non è stata corrisposta alcuna somma di denaro;
né può pensarsi che osti a tale pagamento il fallimento della impresa appaltatrice poiché le somme destinate alla realizzazione della caserma sono vincolate a tale costruzione ex art. 1, comma 93, della legge 23 dicembre 2005, n. 266 (legge finanziaria per il 2006), e la caserma è stata realizzata esclusivamente dalla Sim project appalti Srl, peraltro anticipando le spese dei materiali;
l'imprenditore titolare della Sim project appalti Srl al 30 giugno 2012 dovrà rientrare di un fido concessogli dalla banca Caripe (Cassa di risparmio di Pescara e Loreto aprutino, gruppo Tercas), agenzia di Sambuceto;
l'imprenditore rischia seriamente il fallimento a causa esclusivamente del credito vantato nei confronti del Comando generale della Guardia di finanza. Lo stesso a causa della situazione è stato già costretto a licenziare 20 dipendenti,
si chiede di sapere quali azioni i Ministri in indirizzo ritengano opportuno intraprendere per fare in modo che il Comando generale della Guardia di finanza paghi alla società i lavori da questa posti in essere per la realizzazione della caserma di Pescara.
(4-07599)
LANNUTTI - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri dell'economia e delle finanze e dello sviluppo economico - Premesso che:
in un articolo pubblicato sul "Corriere della Sera" del 26 maggio 2012, a firma di Massimo Mucchetti, dal titolo "Telecom e Metroweb, sfida sulle reti" sono state riportate delle anticipazioni riguardo alla decisione del Fondo strategico italiano (FSI) della Cassa Depositi e Prestiti (CDP), guidato da Maurizio Tamagnini, banchiere d'affari ex Merrill Lynch, di investire nel capitale della società-veicolo che controlla Metroweb 200 milioni di euro subito e altri 300 in seguito;
nello stesso articolo si precisa che lo scopo dell'investimento era quello di finanziare il piano di Metroweb che si propone di "cablare le principali 30 città italiane" portando la fibra a 100 megabit fino alle abitazioni entro il 2020 per un esborso di 4,5 miliardi di euro; piano che era già stato "illustrato alla Camera dei deputati il 14 maggio 2012 dal gerente di F2i, Vito Gamberale, e in qualche misura preannunciato il giorno prima dall'audizione del presidente della Cdp, Franco Bassanini";
l'articolo, inoltre, segnala che l'annuncio di questa iniziativa, anche a seguito dell'incontro "dell'amministratore delegato di Metroweb, Alberto Trondoli, con la comunità finanziaria londinese, avvenuto il 24 maggio 2012, ha seminato il dubbio che Metroweb possa togliere fatturato, e quindi margini, a Telecom Italia", determinando la discesa delle quotazioni di Telecom Italia, che hanno perso il 18 per cento in un mese, dato che gli hedge fund starebbero vendendo a piene mani;
secondo Mucchetti, la CDP "scommette su Gamberale per sbloccare la stasi degli investimenti" di Metroweb, in modo da giustificare il prezzo di 430 milioni pagato l'anno scorso al fondo inglese Stirling Square che aveva rilevato la società da A2A;
Metroweb, infatti, ha una rete di fibra ottica solo nell'area metropolitana di Milano e dei Comuni confinanti, con un fatturato di circa 51 milioni di euro ed un utile netto di circa 12,5 (generato da pochissimi clienti) e personale dipendente di 34 unità (dati 2010).
il piano Metroweb, finanziato da CDP, rischia di entrare in rotta di collisione con il piano di Telecom Italia, "parte di una campagna di 9 miliardi sulla rete per i prossimi tre anni", che conta di investire 2 miliardi, un quarto dei quali nei prossimi due anni per portare i 100 megabit al 70 per cento della clientela delle prime 100 città italiane e poi a 215 città a fine decennio;
d'altra parte, le soluzioni tecniche privilegiate dai due piani si differenziano notevolmente nella misura in cui Metroweb avrebbe un esborso di 800 euro a cliente con un ritorno dell'investimento in 26 anni, mentre il modello Telecom Italia richiederebbe 170 euro per cliente e dunque darebbe un ritorno in soli 8 anni;
queste anticipazioni di stampa sono state confermate dalla decisione del Consiglio di amministrazione di FSI con la quale è stata approvata, il 28 maggio 2012, l'acquisizione, attraverso aumento di capitale, del 46,2 per cento di Reti TLC, la holding controllata da F2i, a cui fa capo il 61,4 per cento di Metroweb;
considerato che:
CDP è una società per azioni controllata dallo Stato italiano, con il Ministero dell'economia e delle finanze azionista al 70 per cento ed il restante 30 per cento del capitale posseduto da un gruppo di fondazioni di origine bancaria, e che gestisce una parte consistente del risparmio nazionale, il risparmio postale, che rappresenta la sua principale fonte di raccolta;
il FSI è una holding di partecipazioni costituita in data 2 agosto 2011 con un capitate sociale pari a 1 miliardo che ha CDP come azionista di riferimento che ha sottoscritto in sede di costituzione il 90 per cento del capitate sociale, cui si affianca Fintecna SpA, che ha sottoscritto il 10 per cento del capitale sociale; a seguito dell'avvenuta approvazione del piano industriale 2012-2016, in data 30 novembre 2011, il consiglio di amministrazione di CDP ha deliberato la sottoscrizione di ulteriori 4 miliardi di euro di aumenti di capitate di FSI;
la Società Fondi Italiani per le Infrastrutture (F2i) ha tra gli investitori principali (sponsor) CDP, Banca Intesa, Unicredit e Merrill Lynch;
F2i è azionista di riferimento con l'87,5 per cento, prima del previsto ingresso nel capitate di FSI, di Reti TLC che, a sua volta, detiene il 61,4 per cento di Metroweb e la quota residua del 12,5 per cento è detenuta da IMI-Banca Intesa;
l'Agenda digitale europea prevede un obiettivo di completa eliminazione del digital divide entro il 2013, garantendo l'accesso alla banda larga alla totalità della popolazione, e la copertura ultrabroadband a 30 Mbit/s del 100 per cento della popolazione, nonché la connessione a 100 Mbit/s del 50 per cento delle famiglie entro il 2020,
si chiede di sapere:
se a quanto risulta al Governo sia stata valutata la congruità dell'operazione di finanziamento del piano Metroweb con la missione di CDP e FSI, orientata a favorire la crescita delle imprese di grandi dimensioni per il miglioramento dell'efficienza operativa e l'accrescimento della loro competitività a livello internazionale, come dichiarato nella Relazione di bilancio consolidato 2011 di CDP;
se risulti essere stata valutata la congruità dell'operazione di finanziamento del piano Metroweb (con ritorno a 26 anni) con il requisito previsto dallo statuto di FSI di garantire un adeguato ritorno economico e patrimoniale del proprio investimento in linea con il mercato;
se risulti che la valutazione di 200 milioni di euro della quota del 46,2 per cento di Reti TLC acquisita da FSI si sia basata sulla medesima valutazione di Metroweb pari a 430 milioni, corrisposta nel 2011 al fondo inglese Stirling Square e ritenuta all'epoca sovrastimata da taluni organi di stampa;
se risulti che l'iniziativa non abbia comportato una eccessiva esposizione di CDP nei confronti di Reti TLC-Metroweb, dato che l'acquisizione diretta del 46,2 per cento della società va ad aggiungersi all'investimento già realizzato indirettamente nel 2011 attraverso le quote detenute da CDP nel fondo F2i;
se risulti essere stata valutata la coerenza dell'iniziativa FSI-Metroweb con gli Orientamenti della Commissione europea sugli aiuti di Stato che precludono l'intervento pubblico nelle cosiddette aree nere e aree grigie, ossia nelle aree in cui già si prevede, rispettivamente, la realizzazione di una o piu infrastrutture nell'arco dei successivi tre anni, quali le prime 30 città italiane;
se risulti che l'iniziativa del FSI non introduca una significativa distorsione della concorrenza, oggi in atto tra soggetti privati, nelle principali città in cui il piano Metroweb prevede un ritorno a 26 anni che non è compatibile con i criteri di investimento di un operatore privato che agisce in una economia di mercato.
se risulti che l'iniziativa rischia, quindi, di indebolire ulteriormente il tessuto competitivo e le potenzialità di sviluppo dell'industria nazionale delle telecomunicazioni;
se a giudizio del Governo, non sarebbe stato, invece, più opportuno, anche nell'ottica degli obiettivi dell'Agenda digitate europea, convogliare l'intervento pubblico di CDP-FSI per l'eliminazione del digital divide, che ancora oggi interessa circa il 5 per cento della popolazione, ovvero per la realizzazione delle reti ultrabroadband nelle cosiddette aree bianche nelle quali non è previsto alcun intervento degli operatori privati nei prossimi tre anni.
(4-07600)
LANNUTTI - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che è giunta all'interrogante la segnalazione dei titolari di una società di arredamenti della Brianza, con esperienza cinquantennale nel settore del mobile, che hanno chiamato in causa il banco di Desio e della Brianza al fine di ottenere la restituzione delle somme illegittimamente addebitate negli anni dall'istituto di credito alla loro società;
premesso altresì che:
in particolare nel novembre 2010 inviavano, attraverso il loro studio legale, una lettera per la messa in mora della banca chiedendo la restituzione dell'importo di 111.005,18 euro, dato dalla somma di capitalizzazione trimestrale di interessi passivi, ultralegali e ultrausurai, ex art. 117 del testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia di cui al decreto legislativo n. 385 del 1993, e commissione di massimo scoperto, secondo quanto risultato dalla perizia tecnica;
dopo l'invio della richiesta di restituzione di quanto illegittimamente loro addebitato, l'ufficio consulenza legale della banca rispondeva comunicando che le richieste non potevano trovare accoglimento in quanto le condizioni economiche applicate erano state concordate per iscritto e, nel corso del tempo, accettate con specifici accordi tra le parti;
in seguito il direttore della filiale di Meda (Monza e Brianza) contattava i titolari, su incarico della sede, per tentare di arrivare ad un accordo. La banca offriva 20.000 euro circa oltre al rimborso delle spese legali sostenute;
i titolari della società rifiutavano detta cifra, comunicando che sarebbero stati disponibili a trovare un accordo, ma ad una cifra secondo loro più congrua quantificata in 80.000 euro;
la banca non dava risposta alla loro richiesta, ma si limitava ad inviare loro una raccomandata nella quale comunicava la revoca degli affidamenti precedentemente concessi alla società. A tal punto gli imprenditori si sono visti costretti ad adire le vie legali;
alla prima udienza il legale che assiste il banco di Desio ha comunicato al legale della società l'intenzione di trovare un accordo, ma senza mai fare offerte concrete;
il giudice ha quindi nominato un consulente tecnico d'ufficio (CTU) che avrebbe dovuto prestare giuramento nell'udienza fissata per il 28 febbraio 2012, ma, a quanto riferito dagli attori, il cancelliere del Tribunale di Desio avrebbe omesso di comunicare al perito la convocazione;
pertanto viene fissata una nuova udienza per l'8 maggio 2012 e il giorno 7 maggio il CTU ha comunicato alla cancelleria che non avrebbe potuto essere presente a causa di improvvisi impegni di lavoro all'estero;
l'udienza viene di nuovo rinviata a settembre 2012;
considerato che:
la Corte costituzionale, presidente Quaranta, e relatore Criscuolo, con la sentenza n. 78 del 2 aprile 2012, depositata il 5 aprile 2012, ha dichiarato incostituzionale l'art. 2, comma 61, del decreto-legge n. 225 del 2010, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 10 del 2011, con cui il precedente Governo, che vedeva alla guida del Dicastero dell'economia e delle finanze l'on. Giulio Tremonti, decideva di cancellare con un "colpo di spugna" gli effetti della sentenza n. 24418, emessa dalle Sezioni Unite di Cassazione il 2 dicembre 2010 sull'anatocismo (capitalizzazione trimestrale dell'interesse), che riconosceva al correntista debitore il diritto di recupero, dalla data di inizio del rapporto e sino alla chiusura, di tutti gli indebiti pagamenti ricevuti dalla banca con gli addebiti trimestrali di illecite competenze;
la saga dell'anatocismo - cioè degli interessi sugli interessi calcolati in maniera illegittima sui conti correnti che vanno in rosso - risale ai primi anni '50. Ma fino al 1999, la norma contenuta nell'articolo 1283 del codice civile secondo cui, "in mancanza di usi contrari, gli interessi scaduti possono produrre interessi solo dal giorno della domanda giudiziale o per effetto di convenzione posteriore alla loro scadenza, e sempre che si tratti di interessi dovuti almeno per sei mesi", era stata interpretata, dai giudici di legittimità e dalle banche, nel senso di poter attribuire alla locuzione "salvo gli usi contrari" una valenza, per così dire, negoziale. Gli istituti di credito capitalizzavano gli interessi trimestrali facendo leva sulle necessità dei correntisti che avevano accesso ad alcune operazioni bancarie soltanto accettando tale odiosa pratica;
gli usi e gli abusi bancari, praticati per oltre mezzo secolo dagli istituti di credito, subivano l'ennesima sconfitta dalla sentenza n. 21095 emessa dalle Sezioni unite di Cassazione in data 4 novembre 2004. La tentata rivincita dell'Associazione bancaria italiana (Abi) e delle banche, che pretendevano di ribaltare precedenti limpide sentenze di Cassazione sull'anatocismo, ossia quell'illegale pratica vietata dall'art. 1283 del codice civile, ma consentita dagli "usi bancari" applicati per oltre mezzo secolo, di capitalizzare gli interessi sui prestiti effettuati dalle banche ogni 3 mesi, annualizzando quelli sui depositi, subiva l'ennesimo duro colpo dopo i ricorsi intentati dall'Adusbef, l'associazione a difesa degli utenti dei servizi bancari e finanziari;
nel 1999 la Suprema Corte ha chiarito, con le sentenze n. 2374/99 e n. 3096/99, che gli usi a cui si riferisce la disposizione sono esclusivamente quelli normativi in senso tecnico. In altre parole, ha sancito la Cassazione, "gli usi contrari, suscettibili di derogare al precetto dell'articolo 1283 codice civile, sono non i meri usi negoziali di cui all'articolo 1340 codice civile, ma esclusivamente i veri e propri usi normativi, di cui agli articoli 1 e 8 disp. prel. cc, consistenti nella ripetizione generale, uniforme, costante e pubblica di un determinato comportamento (usus), accompagnato dalla convinzione che si tratta di comportamento (non dipendente da un mero arbitro soggettivo) ma giuridicamente obbligatorio, in quanto conforme a una norma che già esiste o che si ritiene debba far parte dell'ordinamento giuridico" (sentenza 21095/2004);
tali decisioni, scaturite dopo una dura battaglia dell'Adusbef, hanno ritenuto nulle le clausole bancarie anatocistiche la cui stipulazione rispondesse ad un uso meramente negoziale, dipendente, cioè, dalla volontà della banca. I clienti si erano così abituati all'illegittima capitalizzazione non perché convinti che fosse conforme alle norme in materia, ma perché questa veniva imposta con l'inserimento nei moduli predisposti dagli istituti di credito, in conformità con le direttive dell'Abi. Per di più la sottoscrizione di tali clausole era un presupposto indefettibile per accedere ai servizi bancari. Anche la Corte costituzionale, su ricorso di Adusbef, con la sentenza n. 425/2000 sul decreto legislativo 4 agosto 1999, n. 342 (cosiddetto decreto salvabanche), recante "Modifiche al decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385, recante il testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia", nei giudizi promossi con ordinanze emesse il 21 ottobre 1999 dal Tribunale di Benevento, il 21 ed il 29 ottobre 1999 dal giudice istruttore del Tribunale di Lecce, l'8 novembre 1999 dal Tribunale di Brindisi, il 10 dicembre 1999 dal giudice istruttore del Tribunale di Lecce, il 9 dicembre 1999 dal Tribunale di Brindisi, aveva assestato un definitivo colpo all'anatocismo sia per l'ingiustificata disparità di trattamento, nei confronti dei clienti delle banche, nella fase anteriore al regime fissato con la delibera del Comitato internazionale per il credito e il risparmio (CICR), tra la posizione debitoria verso la banca - con validità dell'anatocismo trimestrale - e la posizione creditoria - con invalidità di tale anatocismo, sia per l'irragionevole attribuzione di validità a clausole anatocistiche già riconosciute illecite dalla Corte di cassazione, con le sentenze 16 marzo 1999, n. 2374 e 30 marzo 1999, n. 1096;
ma, a giudizio dell'interrogante, la protervia e lo strapotere delle banche e dell'Abi, aduse a chiedere ed ottenere leggi, sentenze e regolamenti a loro uso e consumo, si manifestava nel dicembre 2010, subito dopo che Adusbef aveva ottenuto, dalle Sezioni unite della Cassazione con la sentenza n. 24418 del 2 dicembre 2010, la condanna delle banche a favore dei cittadini. A distanza di poche settimane, il Governo (all'epoca guidato da Silvio Berlusconi) ha rovesciato la pronuncia. Così il sistema bancario italiano non ha dovuto restituire ingenti somme ai clienti (imprese e famiglie) che - classico caso di danno oltre la beffa - si sono visti addebitare in passivo interessi, di fatto, illegittimi;
le clausole di capitalizzazione trimestrale degli interessi dovuti dal correntista devono considerarsi nulle anche se contratte prima del noto orientamento giurisprudenziale che, nella primavera del 1999, ne ha negato l'uso. In sostanza, è da attribuire valore retroattivo all'inesistenza dell'uso normativo concernente la capitalizzazione trimestrale degli interessi. È la sintesi della sentenza a Sezioni unite della Cassazione, che ha bocciato la pretesa delle banche e dell'Abi di ribaltare le precedenti sentenze sull'anatocismo, sentenza che si può così riassumere a titolo di esempio: si devono 1.000 euro alla banca, che applica un 5 per cento di interessi passivi; sul primo trimestre si dovranno quindi alla banca 50 euro di interessi passivi oltre al capitale (1.000). La banca sommava i 50 euro al capitale, così nel secondo trimestre il calcolo degli interessi si effettuava non su 1.000, ma su 1.050 dando luogo a 52,50 euro, che si sommavano al capitale nel terzo trimestre, dando luogo a 1.000, 50 e 52, pari a 1.102, sul quale si calcola ancora il 5 per cento pari a 55,10, che poi si continua a sommare al capitale, 1.102, che, sommato a 55,10, dà 1157,10, su cui si calcola l'ultimo 5 per cento pari a 57,855. Se la banca calcolasse un "numero" (il computo su cui si calcolano gli interessi attivi dovuti sui conti corrente) pari a 1.000, darebbe, per un anno con il 5 per cento di interessi, 50 euro, ma ne prenderebbe, in caso di interessi passivi, 57,855, quasi 8 euro in più. Questo è l'anatocismo,
si chiede di sapere:
se al Governo risulti se sia una prassi consolidata degli istituti bancari quella di non riconoscere ai loro clienti le somme percepite indebitamente per interessi non dovuti;
se le numerose sentenze della Corte costituzionale non debbano indurre il Governo a facilitare le richieste di rimborso presentate nei tribunali a favore di piccoli e medi imprenditori "strozzati" ed usurati dal sistema creditizio, anche con pratiche illegali denominate anatocismo, considerato che, come nel caso di specie, i ripetuti rinvii giudiziari mettono in grande difficoltà le società, visto oltre tutto il periodo di grave crisi del settore;
quali misure urgenti intenda attivare per restituire la certezza del diritto e dell'esecuzione delle sentenze della Cassazione ai consumatori-utenti vessati dalle banche anche alla luce della difficilissima crisi economica come l'attuale, nonché per contribuire ad offrire liquidità alle imprese ed alle famiglie e ad uscire dalla difficile congiuntura economica e dagli effetti recessivi.
(4-07601)
LADU, SANCIU, DELOGU, SANNA, SCANU, CONTI, DI GIACOMO, DE ECCHER, CASTRO, TOTARO, BALDINI, D'AMBROSIO LETTIERI, RAMPONI, GRAMAZIO, CALIGIURI, RIZZOTTI, CIARRAPICO, BETTAMIO, FLUTTERO, SALTAMARTINI, NESSA, CAMBER, LENNA, SAIA, FERRARA, POLI BORTONE, CARRARA, LICASTRO SCARDINO, CARUSO, SCIASCIA, MORRA, GALLO, FLERES, ALICATA, MATTEOLI, CASTIGLIONE, BIANCHI, CABRAS, TOFANI, VIESPOLI, SPADONI URBANI, BURGARETTA APARO - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che:
un precedente atto di sindacato ispettivo (interrogazione 3-02641 presentata il 9 febbraio 2012 dal Senatore Sanna e altri) chiedeva al Governo informazioni relativamente ai rapporti tra la Commissione europea, lo Stato italiano e la Tirrenia SpA, anche con riferimento all'impiego delle sovvenzioni, nonché in merito alla soppressione e riduzione dei servizi di collegamento da e per la Sardegna;
il Sottosegretario di Stato per le infrastrutture e i trasporti Improta rispondeva ai quesiti sottoposti durante la seduta dell'8ª Commissione permanente (Lavori pubblici, comunicazioni) il 28 febbraio 2012;
considerato che:
nonostante la tempestiva risposta all'interrogazione, ad oggi - cioè a tre mesi di distanza - nessun atto concreto è stato compiuto e lo stato di fatto delle problematiche della continuità territoriale della Sardegna risulta tutt'altro che risolto, nel senso che per quanto riguarda la continuità territoriale si è ancora completamente "in alto mare";
la stagione turistica è di fatto iniziata e non è stato ancora compiuto nessun atto concreto relativamente alle nuove convenzioni per salvaguardare la continuità territoriale aerea e marittima;
sotto questo profilo c'è totale incertezza e preoccupazione da parte del popolo sardo che ancora oggi non sa quale sarà il futuro di questo fondamentale e irrinunciabile servizio;
i costi dei trasporti da e per la Sardegna sono altissimi e inaccessibili e questo comporta un grave disagio alla popolazione interessata che si sente gravemente limitata nella possibilità di movimento e nei rapporti sociali ed economici con la penisola e con il resto del mondo;
tutto questo sta danneggiando moltissimo anche il settore turistico che è di vitale importanza per lo sviluppo e la crescita della Sardegna;
gli stessi impegni assunti nella risposta non sono stati a tutt'oggi rispettati, compreso ciò che riguarda la tratta Civitavecchia-Cagliari, in cui, nonostante le rassicurazioni della ripresa della frequenza quotidiana entro la metà del mese di aprile 2012, ad oggi è ancora trisettimanale,
si chiede di sapere:
quale sia la situazione per quanto riguarda la privatizzazione della Tirrenia SpA;
quale sia la situazione relativa alle nuove convenzioni sulla continuità territoriale;
se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno agire senza ulteriore indugio per risolvere la grave situazione della continuità territoriale in Sardegna;
per quale motivo la tratta Civitavecchia-Cagliari sia ancora sottoposta a riduzione da quotidiana a trisettimanale, in un momento in cui, al contrario, è indispensabile un'intensificazione dei collegamenti considerato il periodo sensibile della stagione turistica.
(4-07602)
VACCARI - Al Presidente del Consiglio dei ministri - Premesso che:
la legge 23 dicembre 2009, n. 191, recante "Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2010)", ed in particolare la disposizione di cui all'articolo 2, comma 107, lettera h), che modifica l'articolo 79 del decreto del Presidente della Repubblica 31 agosto 1972, n. 670, relativo all'approvazione dello statuto speciale per il Trentino-Alto Adige, prevede che le Province autonome di Trento e di Bolzano, nel rispetto del principio di leale collaborazione, a decorrere dal 1° gennaio 2010, concorrano al conseguimento di obiettivi di perequazione e solidarietà attraverso il finanziamento di progetti, di durata anche pluriennale, per la valorizzazione, lo sviluppo economico e sociale, l'integrazione e la coesione dei territori dei comuni appartenenti alle province di regioni a statuto ordinario confinanti rispettivamente con la provincia autonoma di Trento e con la provincia autonoma di Bolzano, assicurando, ciascuna di esse, annualmente, un intervento finanziario determinato nella somma di 40 milioni di euro;
l'articolo 2 prevede inoltre, ai commi 117 e seguenti, che con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, adottato su proposta del Ministero dell'economia e delle finanze, sentiti il Ministro per i rapporti con le Regioni e il Ministro dell'interno, previo parere della Regione Veneto e della Regione Lombardia e d'intesa con le Province autonome di Trento e di Bolzano, vengano fissati i criteri per la ripartizione dei finanziamenti, le modalità di erogazione, nonché l'organizzazione ed il funzionamento dell'organismo di indirizzo (ODI) preposto alla valutazione ed approvazione dei progetti di finanziamento;
con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 14 gennaio 2011, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 66 in data 22 marzo 2011, ed entrato in vigore il 23 marzo, sono state definite le modalità di riparto dei fondi per lo sviluppo dei comuni siti in Veneto e Lombardia confinanti con le province autonome di Trento e Bolzano;
la Giunta provinciale di Bolzano ha deciso di bloccare l'erogazione dei fondi che, a norma di legge, le Province autonome dovrebbero mettere a disposizione dei Comuni limitrofi delle regioni a statuto ordinario. Le motivazioni alla base della decisione della Provincia altoatesina sono da ricondurre alla volontà di fare in modo che il contributo di 40 milioni di euro messo a disposizione dalla Provincia stessa sia vincolato ad investimenti nei 7 comuni confinanti con l'Alto Adige e non sia utilizzato per investimenti nei 42 comuni confinanti con il Trentino;
l'ODI, istituito con la stessa legge finanziaria per il 2010, è più volte intervenuto interpretando la normativa di riferimento specificando che i fondi accreditati danno luogo ad una gestione unitaria;
il versamento delle somme dovute da parte delle Province autonome è attribuito alla contabilità speciale in due versamenti, da effettuarsi entro il 31 marzo e il 30 settembre di ciascun anno. Entro il mese di marzo di ciascun anno finanziario l'ODI comunica al Dipartimento della Ragioneria generale dello Stato le somme erogate a carico di ciascuna Provincia autonoma entro il 31 dicembre dell'anno precedente e, sulla base di tale comunicazione, provvede a svincolare gli importi precedentemente accantonati,
si chiede di sapere se il Governo ritenga la decisione unilaterale della Provincia autonoma di Bolzano di non destinare le risorse del fondo senza alcun vincolo di destinazione una palese violazione della normativa vigente, anche alla luce delle interpretazioni addotte dallo stesso organismo costituito per il controllo e la gestione delle risorse del fondo e, in tal caso, quali provvedimenti intenda adottare al fine di garantire l'erogazione delle risorse in tempi rapidi e la loro relativa assegnazione per la realizzazione dei progetti già approvati.
(4-07603)
SARRO, CARDIELLO, PONTONE, GIULIANO, COSTA, ESPOSITO, SIBILIA, PALMA, LAURO, DE FEO - Al Ministro dell'interno - Premesso che con le elezioni amministrative dei giorni 6 e 7 maggio 2012, e prosieguo con ballottaggio del 20-21 maggio, è stato rinnovato il Consiglio comunale ed eletto il nuovo Sindaco di Acerra (Napoli);
premesso altresì che, per quanto risulta agli interroganti:
come diffusamente rappresentato anche dagli organi di informazione, nel corso della campagna elettorale e nei giorni di votazione si sono verificati episodi sintomatici di un grave inquinamento della competizione elettorale e di una pesante coercizione del diritto di voto il cui esercizio sarebbe stato influenzato da pressioni malavitose e da operazioni di mercimonio o comunque di scambio del voto medesimo con utilità di diversa natura;
sull'accaduto il candidato Sindaco, ten. col. Antonio Crimaldi, in data 25 maggio 2012, ha presentato un circostanziato esposto-denuncia alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Nola, competente per territorio;
in particolare già al momento della presentazione delle liste elettorali si registravano episodi indicativi della pervasività malavitosa, avendo i carabinieri di Acerra, a poche ore dalla presentazione dei candidati, arrestato - con l'accusa di rapina - Christian Sagliocco candidato nella lista "Acerra nel Cuore" e, a breve distanza, il Prefetto di Napoli estrometteva dalla competizione elettorale Amodio De Luca, pregiudicato per gravi reati, candidato nella lista "Voglia di Fare";
contestualmente altri candidati, di specchiata condotta, venivano pesantemente intimiditi per indurli ad interrompere o a rallentare l'attività di propaganda elettorale: il 19 aprile il candidato Mario Puopolo veniva avvicinato da soggetti armati che lo schiaffeggiavano intimandogli di abbandonare la competizione elettorale; analogo episodio, a distanza di qualche giorno, vedeva protagonista altro candidato, il signor Andrea De Chiara; il 22 aprile 2012 il candidato Aniello Giardinetto denunciava alla locale stazione dei Carabinieri il ritrovamento, sul muretto della sua abitazione, di un proiettile inesploso; la candidata Annamaria Volpe, dopo pochi giorni, veniva bloccata da due motociclisti con il volto coperto e pesantemente minacciata; nello stesso periodo ricevevano lettere minatorie l'ex Sindaco di Acerra Michelangelo Riemma, il giornalista dell'emittente locale "TeleAkery" Lello Tagliamonte e Vincenzo Pulcrano attivamente impegnato nella competizione elettorale; infine, sempre nello stesso periodo, veniva seriamente danneggiata la casa della candidata Paola Montesarchio;
l'acquisizione del consenso da parte di taluni candidati sarebbe avvenuta con il ricorso a metodi contrari alla legge e gravemente lesivi della regolarità della competizione elettorale, in particolare: risulterebbe sistematico l'utilizzo di buoni spesa di 50 euro elargiti in cambio del voto e spendibili presso alcuni esercizi commerciali ad Acerra; nei pressi di un comitato elettorale in via Carlo Petrella, un candidato operante nel settore della vigilanza privata avrebbe incontrato giovani disoccupati, comunicando loro l'assunzione o quantomeno la futura promessa di assunzione, mediante apposita lettera aziendale, nell'istituto di vigilanza; impiegati e funzionari comunali, operanti nel settore delle politiche sociali e direttamente, o attraverso stretti familiari, interessati alla competizione elettorale, avrebbero elargito, in cambio del voto, buoni per la mensa scolastica; analogamente un dipendente della Asl candidato alle elezioni comunali avrebbe rilasciato, in modo del tutto arbitrario, ticket sanitari in cambio del voto, pratica poi interrotta per l'intervento dei funzionari Asl preposti al controllo; l'ufficio tecnico comunale avrebbe rilasciato, in modo irregolare, un permesso di costruire in zona Mulino vecchio a favore di un imprenditore del settore edile, poi candidatosi ed eletto; i residenti di una traversa di via Volturno avrebbero scambiato il loro voto a favore di un candidato autore di un intervento di rifacimento del manto stradale, posto in essere, peraltro, in assenza delle prescritte autorizzazioni;
a riprova del forte interesse della criminalità organizzata all'esito della consultazione elettorale, vi è un ulteriore allarmante episodio, quello dell'esposizione ai balconi della centralissima residenza di un noto pregiudicato, attualmente detenuto e ritenuto essere figura di vertice del locale sodalizio criminale, dei manifesti elettorali di un candidato poi risultato eletto con amplissimo suffragio;
quest'ultimo candidato, pubblicamente appoggiato dal boss locale, ha raccolto un elevatissimo numero di preferenze, in particolare nelle sezioni elettorali n. 33 e n. 34, ove votano, essendo ivi residenti, interi nuclei familiari notoriamente legati o imparentati con gli ambienti malavitosi;
inoltre il medesimo candidato ha ottenuto altrettanto largo consenso nelle sezioni n. 10, n. 11 e n. 12, ove votano gli abitanti del quartiere Gescal ai quali sarebbero state pagate fatture dell'energia elettrica, bollette dell'acqua, rate di prestiti, in una perversa spirale di commercializzazione del consenso;
a riprova del livello di inquinamento del voto vi è anche la denuncia a piede libero di un'elettrice del seggio di via Spiniello, sorpresa a fotografare con il proprio telefonino il voto espresso a prova del rapporto di scambio consumato, così come accaduto anche alla sezione n. 2 delle Madonnelle, altro quartiere popolare della città,
si chiede di sapere quali urgenti iniziative il Ministro in indirizzo intenda intraprendere per ripristinare la legalità violata e verificare la sussistenza di tentativi di infiltrazione della criminalità organizzata nell'attività dell'ente, idonei a determinare lo scioglimento del Consiglio comunale di Acerra.
(4-07604)
VALLARDI - Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali - Premesso che:
l'Italia detiene la leadership europea dei prodotti iscritti nel registro delle denominazioni di origine protette (DOP) e delle indicazioni geografiche protette (IGP), e l'elevata qualità dei nostri prodotti italiani fa del sistema agroalimentare italiano un'eccellenza di livello mondiale con standard produttivi di livello superiore a qualsiasi altro Paese europeo;
la tutela dei prodotti agroalimentari è condizione indispensabile non solo alla difesa delle nostre produzioni ma anche alla conservazione e promozione delle identità dei territori e alle sapienti tecniche di produzione strettamente legate alle aree geografiche di provenienza;
la difesa delle produzioni tipiche non può prescindere dal contrasto alla contraffazione e da un'informazione chiara e trasparente ai consumatori, posto che l'agropirateria è uno degli aspetti maggiormente lesivi della competitività internazionale dei prodotti italiani di qualità, e che circa tre prodotti su quattro sono venduti come made in Italy pur essendo ottenuti da materia prima straniera;
l'uso ingannevole di nomi, denominazioni, immagini e loghi allo scopo di falsificare l'identità merceologica degli alimenti è ormai un'emergenza in continuo aumento e al fine di contrastare il dilagare di pratiche commerciali sleali nella presentazione degli alimenti, in particolare per quanto concerne la reale origine geografica degli ingredienti utilizzati, assume un'importanza vitale la questione dell'etichettatura d'origine dei prodotti alimentari;
l'indicazione in etichetta del luogo di origine o di provenienza delle materie prime utilizzate e dell'eventuale impiego di ingredienti in cui vi sia presenza di organismi geneticamente modificati è l'unica informazione che garantisca sicurezza e trasparenza ai consumatori;
è ormai più di un anno che si attende l'emanazione dei decreti ministeriali di attuazione dell'articolo 4 della legge 3 febbraio 2011, n. 4, che dispone l'obbligo di riportare in etichetta l'indicazione del luogo di origine o di provenienza dei prodotti alimentari commercializzati, trasformati, parzialmente trasformati o non trasformati, con la previsione di adeguate sanzioni in caso di violazione degli obblighi prescritti,
si chiede di sapere di quali ulteriori elementi disponga il Ministro in indirizzo in relazione a quanto espresso in premessa e se non ritenga opportuno provvedere con urgenza all'emanazione dei decreti di cui al comma 3 dell'articolo 4 della legge 3 febbraio 2011, n. 4.
(4-07605)
Interrogazioni, da svolgere in Commissione
A norma dell'articolo 147 del Regolamento, la seguente interrogazione sarà svolta presso la Commissione permanente:
6ª Commissione permanente(Finanze e tesoro):
3-02891, del senatore Lannutti, sulle commissioni bancarie relative a transazioni finanziarie nell'ambito di iniziative di solidarietà.