Commemorazione del senatore Gianpiero Cantoni (ore 16,40)
PRESIDENTE. (Si leva in piedi e con lui tutta l'Assemblea). Onorevoli colleghi, con immenso dolore e commozione la nostra Assemblea ha appreso il 9 maggio scorso dell'improvvisa scomparsa del senatore Gianpiero Cantoni. Oggi, con altrettanta commozione, lo ricordiamo solennemente alla presenza in tribuna della sua amatissima famiglia, che salutiamo.
L'intensa partecipazione dell'Assemblea è commisurata al grande affetto che lo legava personalmente a molti di noi ed alla sua eccezionale statura politica, culturale ed umana.
Gianpiero Cantoni era nato a Milano il 10 febbraio 1939 e nel capoluogo lombardo si era laureato in economia nel 1964. Dopo un'iniziale fruttuosa esperienza di imprenditore nel settore dei beni strumentali, nel 1976 si era specializzato in management presso la scuola di direzione aziendale dell'università «Luigi Bocconi». Fu l'inizio di un saldissimo e fecondo rapporto con l'ateneo milanese, che condusse Cantoni a ricoprire incarichi di docenza sempre più prestigiosi, dapprima per i master della Scuola di direzione aziendale e successivamente per i corsi accademici.
Accanto all'attività imprenditoriale, all'impegno scientifico, alla docenza universitaria, a partire dal 1982 Gianpiero Cantoni fu chiamato a ricoprire incarichi di vertice nell'ambito delle più importanti istituzioni bancarie: presidente dell'Istituto bancario italiano, vice presidente esecutivo del Medio credito centrale, presidente della Banca nazionale del lavoro e di numerose altre società del settore finanziario e creditizio.
Di fronte ai profondi mutamenti politici realizzatisi a seguito delle elezioni del 1994, Gianpiero Cantoni scelse di dedicarsi più direttamente all'attività politica, mettendo al servizio dell'elaborazione di idee e di programmi, particolarmente nell'ambito della politica economica, le sue competenze teoriche e la sua esperienza di banchiere e di imprenditore.
Aderì quindi al movimento politico di Forza Italia, nelle cui file fu candidato al Senato della Repubblica in occasione delle elezioni del 2001. Eletto senatore, fu autorevole componente della Commissione finanze e tesoro per tutta la durata della XIV e della XV legislatura.
Confermato dal corpo elettorale anche al principio della corrente legislatura, nel 2008 fu eletto Presidente della Commissione difesa. Nell'esercizio di questo alto incarico, accanto alle doti generalmente apprezzate dai colleghi di tutti gli schieramenti di grande signorilità, simpatia ed onestà, unite ad un profondo senso delle istituzioni, Cantoni seppe unire una pervicace volontà di considerare le tematiche relative alla difesa, ed in particolare la gestione delle missioni internazionali dei nostri militari, da lui considerate un vero fiore all'occhiello per il Paese, una questione di interesse nazionale da sottrarre quanto più possibile al gioco distruttivo della polemica politica.
La Commissione, da lui presieduta con grande autorevolezza ed altissimo contributo di saggezza ed equilibrio, si è dimostrata, anche nei contesti di più vivace scontro politico, un luogo di concorde e leale collaborazione tra le forze parlamentari di maggioranza e di opposizione nell'interesse del Paese e della sua presenza sulla scena internazionale.
La sua acutissima capacità di analisi delle dinamiche politiche ed economiche, nonché della loro reciproca interazione, alimentava inoltre negli ultimi anni una densa ed autorevole attività di commentatore e di opinionista per importanti organi di informazione.
Nei suoi ultimi interventi, pubblicati pochissimi giorni prima della sua prematura scomparsa, Gianpiero Cantoni ammoniva sulla necessaria responsabilità di tutti, elettori e forze politiche, di perseguire con costanza e determinazione gli obiettivi del risanamento finanziario, senza inseguire umori massimalisti e promesse spericolate. Ritengo questo accorato appello all'equilibrio, alla mitezza e alla serietà di ogni autentico riformismo il più genuino lascito politico e morale del nostro illustre collega.
Sono certo, allora, di esprimere il sentimento unanime di tutti voi nel rivolgere alla signora Emilia Capponi e ai figli Alessandro e Luca un saluto affettuoso e un sentimento di commossa vicinanza al loro dolore, nella consapevolezza che la testimonianza di Gianpiero Cantoni continuerà ad animare l'attività della nostra Assemblea. (Prolungati applausi).
CAFORIO (IdV). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CAFORIO (IdV). Signor Presidente, colleghi, il senatore Cantoni è stato un buon presidente, un economista di prim'ordine, un professore appassionato, un imprenditore illuminato. Come membro della Commissione difesa oggi mi sento di aver perso un Presidente attento. Spesso abbiamo avuto posizioni discordanti, ma vi era sempre un profondo rispetto reciproco. È stato per me, in quest'esperienza politica, un compagno di viaggio con il quale si è potuto, al di là delle appartenenze, dialogare umanamente.
Mi sento onorato di averlo avuto quale Presidente e non posso che esternare tutto il mio sommo dispiacere per la prematura perdita di questo amico e rinnovare la mia più sentita vicinanza alla famiglia tutta. (Applausi).
CARRARA (CN:GS-SI-PID-IB-FI). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CARRARA (CN:GS-SI-PID-IB-FI). Signor Presidente, dopo quanto ha detto lei non ci sarebbe bisogno di aggiungere nient'altro, ma mi piace ricordare il presidente Cantoni proprio come l'ho conosciuto.
Milanese, classe 1939, Cantoni aveva guidato l'Istituto bancario italiano per sette anni, poi la Banca nazionale del lavoro dal 1989 al 1994 e la fondazione Fiera di Milano dal 2009. Bocconiano, opinionista, commentatore e professore universitario, presidente della fondazione Liberamente. In politica, al fianco di Silvio Berlusconi, prima in Forza Italia e poi nel PdL.
Gianpiero Cantoni è stato indubbiamente una personalità poliedrica, un autorevole opinionista e commentatore attento delle vicende economiche del nostro Paese, sia per giornali che per varie televisioni. Ha lasciato un segno della sua competenza e della sua professionalità nello scenario internazionale, nello scenario italiano e all'ombra della Madonnina, dove ha proiettato i suoi successi fin dai primi anni della sua carriera imprenditoriale.
Aveva fondato un'azienda elettromeccanica per la costruzione di motori elettrici, trasformatori, motoriduttori di velocità ed utensileria, che ora è una importante holding di un gruppo diversificato di imprese, gestite dai suoi amati ed apprezzati figlioli.
Un uomo che ho avuto il privilegio di conoscere da vicino sin dal 2001, di stimare, di apprezzare, e con il qualche volta ho anche litigato. Come Vice Presidente vicario della Commissione difesa del Senato ho condiviso con lui molte responsabilità, e posso sicuramente testimoniare come la scomparsa abbia fatto venir meno la sua grande capacità di mediazione durante le tante sedute della Commissione difesa.
Ricordo di lui la forte determinazione e risolutezza nei provvedimenti che riguardavano le questioni più delicate e sensibili. Gianpiero ha offerto al Paese un contributo di saggezza ed esperienza, è stato prezioso per tutta la nostra comunità politica e continuerà ad essere un punto di riferimento per tutti noi.
Ci mancheranno il suo equilibrio, la sua professionalità, la sua galanteria, la sua profonda umanità e la sua ironia.
Ci manchi, caro professor Cantoni. Ti ricorderemo sempre. (Applausi).
CONTINI (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CONTINI (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Signor Presidente, il 9 maggio scorso in quest'Aula ella ha annunciato la scomparsa del senatore, nonché presidente della Commissione difesa, Gianpiero Cantoni.
La notizia ha lasciato tutti noi attoniti e sentitamente dispiaciuti, poiché ricordiamo l'amico e l'uomo di spiccata sensibilità morale e di grandi competenze professionali.
Il collega senatore Gianpiero Cantoni, dopo una encomiabile carriera imprenditoriale, durante la quale ha ricoperto, come diceva il collega Carrara, la carica di presidente della fondazione Fiera di Milano, dell'Istituto bancario italiano, della Banca nazionale del lavoro e di vice presidente dell'Associazione bancaria italiana, decise di dedicarsi alla politica dal 2001.
Più volte abbiamo potuto constatare la sua grande professionalità, il rispetto delle istituzioni democratiche, la sua lungimiranza ed esperienza di vita: un esempio per le generazioni future.
La sua competenza professionale nel sistema economico e bancario italiano ne hanno fatto uno dei maggiori esperti dell'intero panorama politico nazionale.
In tutti questi anni nelle aule parlamentari ha sempre dato prova di grande equilibrio e di profondo rispetto per il ruolo che le istituzioni parlamentari esercitano al servizio del bene comune del Paese.
La passione politica, congiunta alla sua grande esperienza personale e lavorativa, ne hanno fatto un amico affidabile, da tutti noi considerato come un riferimento di valori e capacità.
Le attestazioni di stima nei suoi confronti, numerose e trasversali, non fanno altro che confermare lo spessore umano di Gianpiero.
Distintosi anche nel campo accademico come docente universitario di economia internazionale presso la Bocconi di Milano e fondatore della «Libera Università San Pio V» di Roma, del cui consiglio di amministrazione è stato presidente, ha contribuito con la sua moderazione e saggezza alla formazione di tanti giovani italiani.
Infine, mi sembra doveroso ricordare che, a testimonianza del riconoscimento delle sue attività professionali, oltre alle cariche istituzionali ricoperte, Gianpiero Cantoni è stato nominato grande ufficiale dell'Ordine al merito della Repubblica italiana ed inoltre gli è stata conferita la medaglia d'oro dì benemerenza civica del Comune di Milano: la sua città, la nostra città.
Il nostro pensiero è rivolto alla famiglia e a tutti i colleghi che vedo qui con noi del nostro collega e amico Gianpiero Cantoni, in particolare alla moglie Emilia e ai figli Luca ed Alessandro. (Applausi).
DEL PENNINO (Misto-P.R.I.). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DEL PENNINO (Misto-P.R.I.). Signor Presidente, nel ricordare Gianpiero Cantoni non ricordiamo solo un collega attento, preciso, corretto e rispettoso delle diverse posizioni, che accompagnava la sua saggezza sempre con una punta di ironia per sdrammatizzare le situazioni più difficili che potevano crearsi.
Ricordiamo anche e soprattutto l'uomo di cultura che portava in sé i valori della tradizione riformista lombarda cui egli apparteneva e alla cui scuola si era formato.
Ricordiamo il profondo conoscitore dei temi economici, sperimentati sulle cattedre universitarie e nella vita imprenditoriale quotidiana. Una competenza e una professionalità che abbiamo avuto tutti modo di apprezzare durante la sua attività come membro della Commissione finanze di questo ramo del Parlamento.
Un uomo di cultura, un docente universitario, ma anche un imprenditore illuminato dall'attività multiforme; vorrei ricordare un particolare della sua esperienza bancaria, che il Presidente ha ricordato in dettaglio. Gianpiero Cantoni fu chiamato alla presidenza della Banca nazionale del lavoro, in un momento difficile di quell'istituto, quando lo stesso era stato travolto da una serie di polemiche e da una serie di dubbi sulla corretta gestione della sua sede internazionale, proprio come un risanatore della Banca nazionale del lavoro stessa.
Accanto all'attività svolta nel settore bancario noi dobbiamo ricordare anche quella imprenditoriale, che si è proiettata su una dimensione non solo nazionale, ma che ha trovato sui mercati esteri punti di riferimento e di collocazione forte.
Da questo punto di vista, la sua stessa nomina a Presidente della Fiera di Milano è la conferma di come un istituto, che aveva nel rapporto internazionale il suo punto centrale, aveva bisogno dell'esperienza e della guida di un uomo come Gianpiero Cantoni.
Voglio ricordare solo una cosa della sua attività di opinionista che mi ha molto colpito. Un suo articolo in una fase difficile della nostra vita economica, che rovesciava alcuni stereotipi e alcuni motivi che erano stati forse alla base di un'esperienza lontana che non tutti ricordano - che io posso però ben ricordare, perché sono tra i più anziani - che non aveva giovato alla cultura e all'università italiana: l'esperienza sessantottina, l'apertura indiscriminata delle università, l'individuazione dell'attività universitaria come lo sbocco nuovo per i giovani con la perdita di tutte quelle che erano state le attività tradizionali, le attività artigiane, commerciali e piccolo industriali che avevano arricchito il Paese. Ecco, io fui molto colpito da quel suo articolo, e ho voluto ricordarlo perché è un'altra prova della lungimiranza e della capacità di analisi del collega che oggi il Senato onora. (Applausi).
SERRA (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SERRA (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Signor Presidente, mi sia consentito un ricordo personale, prima ancora che professionale. Lei ha ricordato molto più autorevolmente di quanto possa fare io tutti i trascorsi professionali di Gianpiero Cantoni, che ho avuto il privilegio di conoscere oltre 20 anni fa a Milano. Ero da poco questore, e lui era già un uomo assolutamente affermato nella città meneghina, e della città meneghina incarnava lo spirito più sano: la dedizione al lavoro, il coraggio delle iniziative nuove, la serietà dell'impegno professionale, la profonda conoscenza della sua materia.
Ci siamo frequentati per un certo periodo con le rispettive famiglie - mi lasci mandare un affettuoso abbraccio alla signora Cantoni - e in quegli incontri c'era molto spesso anche un altro grande economista, Guido Carli, che mi piace ricordare. Poi ci siamo ritrovati a Roma, nei palazzi delle istituzioni. Gianpiero è rimasto sempre lo stesso: un uomo che, per usare le parole del presidente Napolitano, coniugava professionalità e signorilità, un manager di chiara fama che ha raggiunto i vertici del mondo economico. I colleghi che mi hanno preceduto hanno ricordato gli enti che ha diretto e guidato con saggezza, ma sempre senza clamore, rifuggendo l'ostentazione, mostrando sempre verso gli altri disponibilità e rispetto.
Credeva nel valore del merito e della cultura, Gianpiero Cantoni, docente alla Bocconi, fondatore dell'Università «San Pio V» di Roma e brillante protagonista del mondo accademico. Nell'arena politica si distingueva per le sue doti di autentico moderato. Ho avuto l'onore di lavorare per oltre due anni al suo fianco come Vice Presidente della Commissione difesa e non l'ho mai visto assumere atteggiamenti di chiusura, di impazienza nei confronti della controparte politica, mai di superbia. Anche i suoi commenti come editorialista erano sempre caratterizzati dalla pacatezza dell'esposizione: la pacatezza tipica del liberale, che vuole farsi capire, senza imporsi, senza offendere o umiliare chi la pensa in modo diverso.
Era anche un uomo appassionato: lo ricordo allo stadio mentre faceva il tifo per la sua Inter, al timone della sua barca a vela in tante regate o in vacanza nell'amata casa di campagna alle porte di Milano. La sua positività e il suo equilibrio sono stati un toccasana negli ultimi anni, tra i più bui per la politica italiana. Mancherà a tutti noi, alla sua famiglia, ai nipotini, alla città di Milano, ma la sua saggezza mancherà al Paese intero. (Applausi. Congratulazioni).
TORRI (LNP). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
TORRI (LNP). Signor Presidente, colleghi, desidero ricordare, con profonda commozione e stima, la figura del presidente della Commissione difesa del Senato, Gianpiero Cantoni, persona, a mio giudizio, di prima grandezza, che ha sempre organizzato il dibattito in Commissione nel rispetto dell'efficienza dei lavori e delle prerogative di tutti gli attori istituzionali coinvolti. Una figura, quella del presidente Cantoni, che si è distinta in numerosi ambiti, in ognuno dei quali ha apportato fondamentali contributi. Egli si è infatti dedicato non solo all'attività imprenditoriale, come abbiamo già detto, ma anche all'insegnamento universitario in importanti atenei in Italia e all'estero.
Nonostante gli impegni imprenditoriali ed accademici, il senatore Cantoni ha ricoperto anche importanti incarichi a livello pubblico all'interno del settore bancario, ma mi piace anche ricordare che Gianpiero è stato anche autore di numerosi libri editi da Spirali, e la sua produzione scientifica si è estesa anche a pubblicazioni ed editoriali nel campo dell'economia.
La sua proficua e incessante attività l'ha anche visto al vertice del Consorzio Milano ricerche e della Società per le belle arti ed esposizione permanente in Milano. È stato anche insignito dell'onorificenza di grande ufficiale dell'ordine al merito della Repubblica italiana nel 1998, nel 1991 - come ha ricordato la collega Contini - anche della medaglia d'oro di benemerenza civica nel Comune di Milano e nel 1992 della laurea honoris causa in matematica dall'Università di Camerino.
Gianpiero è stato infine anche presidente del comitato scientifico della Federazione nazionale dei cavalieri del lavoro e dal 2009 - tutti lo ricordiamo - era presidente della Fondazione Fiera Milano.
Dobbiamo anche ricordare che in Senato ha svolto una proficua attività nell'arco di tre legislature: come ha richiamato lei, signor Presidente, nella XIV e XV è stato Vice Presidente della Commissione finanze, ma in particolare in questa, come Presidente della 4a Commissione, è sempre stato attento alle evoluzioni e alle problematiche inerenti al comparto della difesa ed è stato il primo firmatario di importanti mozioni (come quelle sull'impiego delle munizioni a grappolo, sulla pirateria nel Corno d'Africa, sulle misure in favore del settore della difesa e sul Vertice dell'Alleanza atlantica di Lisbona del 2010).
Infine, ha anche presentato un importante provvedimento in materia di arruolamento dei congiunti di appartenenti alle Forze armate vittime del dovere, che, dopo i due passaggi in entrambe le Camere, è diventato legge dello Stato.
Vorrei infine rassegnarvi un mio ricordo personale. Quando sono entrato in Senato Contini era Presidente della mia Commissione, la Commissione difesa, e ricordo che, quando la Lega decise di non appoggiare più il Governo tecnico, venuti via dal Governo Berlusconi, decisi di venire sempre in Parlamento con la camicia verde. E andai così anche alla parata del 2 giugno dell'anno scorso, e lui mi disse: «Vedi, Giovanni, cambiar bandiera non paga mica: paga la coerenza. Il fatto che tu sia venuto con una camicia verde alla parata del 2 giugno non è una carnevalata, ma la dimostrazione che sei una persona coerente». Detta da lui, una frase di questo tipo ha molto più valore di tante altre cose che vengono fatte qua dentro. (Applausi)
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Zanda. Ne ha facoltà.
ZANDA (PD). Signor Presidente, prendo la parola con molta tristezza per ricordare e commemorare Gianpiero Cantoni. Ancora oggi, per me non è facile dimenticare lo shock degli attimi in cui il 9 maggio, entrando in Aula, ho ascoltato incredulo - come tutti - la terribile notizia della sua improvvisa scomparsa.
Ho conosciuto Gianpiero Cantoni all'inizio degli anni '90: nessuno dei due a quei tempi poteva mai immaginare che molti anni dopo ci saremmo reincontrati in Parlamento. Ci capitava di non vederci per lunghi periodi, ma, quando ci si ritrovava, era come se ci fossimo lasciati pochi giorni prima. Voglio dire che con Gianpiero Cantoni il rapporto personale era facile e diretto e penso anche che fosse la natura di un'antica consuetudine a farci riconoscere e a farci fidare l'uno dell'altro.
Cantoni era un senatore del centrodestra, mentre io lo sono del centrosinistra, e tutti e due abbiamo fatto politica in anni molto difficili, nei quali tra i due schieramenti non ci si è mai perdonati nulla, eppure non ci siamo mai rivolti l'un l'altro trattandoci da avversari politici. Il merito di questo clima personale così inusuale e disteso - lo dico con piacere - era soprattutto suo e del suo modo sempre aperto e intelligente di stare con i colleghi di ogni schieramento, come hanno già detto in molti, e di creare a tutti i costi un rapporto umano ricco, anche nei momenti politicamente più difficili. È straordinario come fosse capace di farlo senza mai abdicare alle sue idee e senza mai allontanarsi dagli interessi politici della sua parte e del suo schieramento.
Oggi pomeriggio non abbiamo né la possibilità né il tempo per parlare, come dovremmo, di Gianpiero Cantoni senatore, presidente di Commissione, professore, banchiere, economista, imprenditore, scrittore, saggista ed editorialista. Lui ha avuto tante vite, in tutte ha eccelso e per tutte verrà ricordato.
Ma c'è un filo che ha legato insieme le sue complesse esperienze, ed è il filo della visione larga, mai gretta, sempre attenta agli aspetti più generali. Era capace di guardare i problemi dall'alto, di vedere le connessioni, di capire come le cose vanno a finire.
Di lui possiamo dire che era un uomo equilibrato e saggio. Mi hanno sempre molto colpito la sua disponibilità all'ascolto e la memoria del passato. Gianpiero Cantoni non apparteneva alla numerosa schiera degli ingrati. Mai radicale nel sostenere il suo punto di vista, aveva una particolare capacità di svolgere le sue argomentazioni con eleganza, senza ostentare la perizia di cui era ricco, sempre fedele a se stesso e alla sua natura.
Ha avuto il destino fortunato, come ho ricordato prima, di fare molti mestieri e si vedeva che tutti gli sono piaciuti. La sua personalità era quella di una persona profondamente innamorata della vita, ed è anche per questo che la sua scomparsa ci ha così tanto impressionato.
Voglio concludere ricordando gli ultimi scambi di opinione che ho avuto con lui in quei brandelli di conversazione che abbiamo tra noi qui in Senato, negli interstizi del lavoro parlamentare. Quando, come ora con Gianpiero Cantoni, per la durezza della vita la conversazione tra di noi diventa impossibile, capiamo quanto sia stato sbagliato non averne approfittato di più.
Negli ultimi mesi Gianpiero Cantoni era preoccupato per le condizioni dell'Italia, per la gravità della crisi economica e sociale, per il deterioramento del contesto internazionale. Ne parlava continuamente, e incrociandolo glielo si leggeva nello sguardo. Ma mi è sembrato ancor più turbato per la fragilità delle nostre istituzioni pubbliche e del sistema politico, per la debolezza della tenuta del Paese. Assieme alla sua famiglia e ai suoi amici, il modo migliore per ricordarlo è quello di tener conto di queste sue ultime preoccupazioni. (Applausi).
*QUAGLIARIELLO (PdL). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
QUAGLIARIELLO (PdL). Signor Presidente, onorevoli colleghi, è con dolore autentico e una partecipazione non retorica che il Popolo della Libertà ricorda oggi in quest'Aula un collega che, con la sua vicenda biografica e con la passione che ha saputo profondere nell'attività politica, ha dato lustro a questa istituzione che ha servito fino all'ultimo giorno, e al Gruppo che ha avuto l'onore di condividere con lui il suo impegno parlamentare.
Non intendo in questa sede ricostruire l'intenso percorso biografico di Gianpiero: lo ha già fatto autorevolmente lei, signor Presidente, e i cinque minuti a mia disposizione non sarebbero sufficienti a dar conto di una vita eclettica, spesa senza risparmio tra, imprenditoria, che lo ha visto eccellere, e il mondo bancario; tra l'insegnamento accademico, dove ha lasciato un segno duraturo, e la pubblicistica; tra l'impegno culturale, nelle diverse fondazioni che a vario titolo ha animato, e quello politico nelle istituzioni, che tutti noi abbiamo potuto conoscere e apprezzare.
Non è retorico, ma probabilmente superfluo in quanto sentimento noto e condiviso, sottolineare quanto Gianpiero ci mancherà. Ci mancherà il suo spessore umano, il suo richiamarci con perseveranza e grande competenza sui temi che hanno caratterizzato il suo impegno politico, la lucidità delle sue analisi di cui mai come in questo momento difficile per il Paese si avvertirebbe il bisogno. Ci mancherà il suo stile allo stesso tempo scanzonato, sobrio e rispettoso degli altri. Gianpiero ti chiamava per farti un complimento quando leggeva un tuo articolo o ascoltava una tua intervista alla radio. Ad ogni incontro non poteva mancare uno scambio affettuoso altrimenti ci restava male, e ogni scambio di idee era sempre condito da una parola che ti faceva capire che in fondo non vale la pena prendersi troppo sul serio perché la politica è la proiezione della vita, ma la vita è un'altra cosa.
E lui nella partita della vita era un fuoriclasse che si distingueva per un inconfondibile tocco di palla. Lo caratterizzava un tratto di ironica leggerezza, eppure nei momenti cruciali Gianpiero sapeva essere serissimo. Nel 2008 ebbe un ruolo tanto discreto quanto importante nel convincere l'area centrista che l'esperienza governativa allora in vigore non aveva più prospettiva storica, né politica. E per esperienza personale ricordo come le uniche riunioni che negli ultimi anni non sono finite in pasto ai giornali o alle agenzie sono di stampa quelle che si sono svolte nella casa romana di Gianpiero, dove si arrivava appositamente alla chetichella e si veniva accolti come a casa propria.
Signor Presidente, ho riletto in queste ore gli ultimi scritti del collega Cantoni, dei giorni precedenti la sua improvvisa e prematura scomparsa. Lui, forte della sua grande esperienza di imprenditore di qualità e di successo che non ha mai distribuito utili nelle aziende ma ha sempre reinvestito fino all'ultimo centesimo per creare sviluppo e nuove opportunità, viveva con sconcerto e grande partecipazione il dramma dei colleghi che «spaventati dal fantasma del fallimento e pietrificati dalla paura di non poter più pagare gli stipendi, si ficcano una pistola in bocca e premono il grilletto». Vedeva questa realtà stridere dolorosamente con i tratti antropologici di una umanità operosa e vitale e anche un po' guascona che lui ben conosceva e alla quale aderiva naturalmente. Scosso dal rosario di tragici lutti, non si stancava di ricordare che la stabilità di uno Stato è fatta del rispetto delle regole e pretendere che ciò avvenga è sacrosanto, ma lo Stato di diritto è fatto anche di procedure e la linea che separa l'efficienza dal rispetto dei diritti e delle persone non deve mai essere oltrepassata.
Gianpiero avvertiva il pericolo di una «ghiacciata» economica dovuta all'eccessiva pressione fiscale su un'Italia, su un tessuto di piccole e medie imprese, che non ce la fa più. Perché il ghiaccio è fragilissimo e per molti il punto di rottura è vicino. Affermava consapevolmente che la produzione di ricchezza, se conseguita con mezzi leciti, è un valore sociale. Ricordava che impresa e finanza dovrebbero essere per natura alleate e il loro allontanamento è figlio di un sistema di regole perverso che la crisi dovrebbe indurre a ripensare seriamente e che invece rischia di sopravvivere al ciclone che sta investendo l'Europa, allontanando così l'uscita dal tunnel.
Oggi più che mai di Gianpiero avvertiamo il bisogno. Ma come colleghi chiamati a responsabilità serie di fronte al Paese, più serie, forse di quelle che pensavamo, faremo di tutto per fare tesoro della sua visione e per mostrarci all'altezza del patrimonio di idee e di umanità che ci ha lasciato. Grazie Gianpiero. (Applausi. Congratulazioni).
PRESIDENTE. Consentitemi di rompere un rituale e di parlare in qualità di senatore.
Sono certo che mancherà a tutti in questa Aula la figura di Gianpiero Cantoni, una persona che ho avuto modo di conoscere e di apprezzare negli anni, come hanno detto bene coloro che mi hanno preceduto.
In particolar modo mi ha colpito l'intervento del collega Zanda che citava la conoscenza con Gianpiero Cantoni agli inizi degli anni Novanta quando né lui, né Gianpiero pensavano si sarebbero trovati negli anni a seguire a fare politica su sponde diverse, ma senza mai contrapporsi l'un l'altro. Con molta correttezza il senatore Zanda ha avuto l'amabilità di riconoscere che spesso questa assenza di scontri e di conflittualità era dovuta alla pacatezza, alla signorilità, al sorriso e all'approccio che Gianpiero aveva con tutti: colleghi di partito ed avversari.
Credo che Cantoni abbia interpretato al meglio quale debba essere il ruolo di un politico nel nostro Paese: un uomo sensibile, un uomo che deve ascoltare, che deve interpretare la politica come vera missione nell'interesse del Paese, nell'interesse superiore delle strategie del nostro Paese, sia in campo economico e recentemente anche militare, essendo stato chiamato a svolgere il delicato ruolo di Presidente della Commissione difesa.
Spero che questa sua assenza così traumatica e violenta, che chi vi parla ha vissuto nei primi attimi della notizia e ha dovuto gestire, possa essere d'insegnamento per tutti noi. Che il ricordo di Gianpiero sia una lezione per tutti coloro i quali continuano a fare politica in quest'Aula e anche al di fuori, forse anche principalmente fuori da quest'Aula quando ci confrontiamo con i cittadini. Che egli possa essere d'esempio nella trasparenza, nell'amabilità, nella sensibilità, nella capacità d'interloquire con tutti, al di là delle convinzioni e delle regole, che in questi ultimi anni hanno eccessivamente ingessato il confronto tra le coalizioni, fino a far compiere momenti di totale incompatibilità.
Credo che tutti noi in questo momento abbiamo bisogno di riflettere, perché quando scompaiono così traumaticamente persone come Gianpiero Cantoni dobbiamo chiederci se abbiamo svolto bene quotidianamente il nostro ruolo nell'interpretare la vera essenza della politica, quella di essere vicini agli interessi della gente. (Applausi).