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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 733 del 30/05/2012


CAGNIN (LNP). Signora Presidente, signora Ministro, colleghi senatori, il decreto in conversione - come già quello sulle semplificazioni e, prima ancora, quello sulle liberalizzazioni - contiene sulla carta grandi titoli e tante attese, ma in realtà i contenuti appaiono poco incisivi e assolutamente lontani dal soddisfare gli effettivi bisogni dei cittadini e delle imprese.

Il Governo sembra non accorgersi di ciò che accade nel Paese reale e presenta una riforma del mercato del lavoro incentrata sulla modifica dell'articolo 18, che in questo momento storico appare senza dubbio inadeguata e inappropriata. Riteniamo infatti che questo tipo di approccio sia sbagliato, e ciò non solo perché la perdita del posto di lavoro è oggi essenzialmente legata ad altre tipologie di licenziamenti, come i licenziamenti collettivi, ma anche perché, in questa fase di crisi, ciò che dovrebbe interessare maggiormente non è come licenziare i lavoratori, ma come assumerli e mantenere il posto di lavoro.

Per questo qualcuno ha ribattezzato il disegno di legge in discussione come «riforma del mercato del lavoro che non c'è». In tal senso, sarebbe stata opportuna l'adozione di misure volte a facilitare l'ingresso nel mercato del lavoro, riconoscendo ad esempio veri incentivi fiscali alle imprese che assumono nuova forza lavoro. In realtà, ci troviamo davanti ad una riforma che, invece di rilanciare il mercato del lavoro, nasconde meno garanzie per le imprese e i lavoratori.

Il vero problema che la riforma non affronta è il costo del lavoro, previdenziale e fiscale: macigni che gravano sulle imprese e sulle buste paga dei lavoratori. Con tale riforma non si alleggerisce la pressione fiscale sulle imprese, anzi la si aumenta, causando di riflesso una disincentivazione da parte delle imprese sia ad assumere sia ad investire e, conseguentemente, scoraggiando anche qualsiasi volontà di costituire nuove imprese. Non è possibile far credere ai giovani che si può costituire un'impresa con un euro, come si fatto con il decreto sulle liberalizzazioni, nascondendo loro quali sono i veri costi del fare impresa in questo Paese.

Purtroppo anche questo, all'analisi dei contenuti, risulta essere ancora un provvedimento varato più per esigenze mediatiche che per necessità di riforma. Tale provvedimento, nonostante le promesse, risulta asfittico nelle risorse, rigido nelle applicazioni e peggiorativo nelle soluzioni. Si tratta di una riforma che dichiara di guardare ai giovani, ma strizza l'occhio ai mercati. Apprendiamo, ad esempio, che non sarà più possibile per 100.000 pensionati, studenti e cassintegrati arrotondare il proprio reddito prestando lavoro occasionale.

Questo Governo ha purtroppo deciso di limitare lo strumento dei voucher (i cosiddetti buoni lavoro), che in realtà, da quando è stato introdotto, nel 2008, ha avuto effetti molto positivi, soprattutto nel settore agricolo. Secondo le stime della Coldiretti, quasi il 25 per cento dei buoni lavoro, per un totale di oltre 6 milioni di euro, è stato utilizzato in agricoltura, consentendo a tanti giovani studenti di lavorare nei campi durante il periodo estivo, soprattutto nelle attività di raccolta della frutta e della verdura e nella vendemmia.

In un momento di difficoltà, riteniamo che debbano essere difesi ed ampliati, non certamente aboliti, tutti quegli strumenti i cui maggiori utilizzatori sono proprio le classi più deboli dei Paese. I buoni lavoro sono, a nostro giudizio, un valido strumento di flessibilità e di regolarità contributiva. In questi anni, infatti, i buoni lavoro sono stati un elemento di garanzia di maggiore trasparenza del mercato, rispettando le effettive esigenze delle imprese e le caratteristiche dei nostri territori.

Questo decreto, come gli altri citati e già adottati, invece di creare le condizioni utili al rilancio del Paese, sta creando soltanto confusione e tensione sociale, soprattutto per il tessuto imprenditoriale. Oggi la competitività delle imprese è minacciata da un regime fiscale opprimente che non consente la crescita e la creazione di posti di lavoro. Gli aumenti contributivi per i lavori atipici, come le partite IVA, i collaboratori a progetto e altri si tradurranno sicuramente in un aumento dei costi senza produrre nessun beneficio reale per queste categorie. Altro che vantaggi!

Negli interventi a tutela dei lavoratori anziani, dopo aver cancellato la mobilità e varato, nel dicembre 2011, un allungamento abnorme dell'età pensionabile, ora questo Governo tenta di correre ai ripari istituendo un contributo per permettere i prepensionamenti. Così, le aziende con più di 15 dipendenti potranno incentivare l'esodo di lavoratori che maturano i requisiti pensionistici entro quattro anni dal licenziamento, corrispondendo al lavoratore il trattamento di pensione, e dando all'INPS la contribuzione fino al raggiungimento dei requisiti. Allo stato attuale, ci sembra che sarà difficile convincere un datore di lavoro a farsi carico per quattro anni del pagamento della pensione dei lavoratori, contributi compresi, in maniera del tutto volontaria. Ma stiamo scherzando?

Sono molte le imprese che chiudono, molte le famiglie che non arrivano alla fine del mese, molti i giovani che non trovano lavoro e i pensionati che versano in gravi difficoltà. Il Governo sembra non rendersi conto di tutto questo, perdendo ancora una volta, come sempre, l'occasione di interventi concreti in favore delle imprese e dei cittadini. Sembra non comprendere quanto le imprese abbiano bisogno, oggi più che in passato, di liquidità per pagare gli stipendi ed effettuare gli investimenti necessari a garantire loro la sopravvivenza.

Oggi le imprese, già in difficoltà per la fortissima contrazione dei prestiti, devono affrontare un altro grave problema che minaccia la loro competitività, che consiste nel prolungamento dei tempi di pagamento nelle transazioni commerciali.

Nel nostro Paese questo è un fenomeno allarmante e ben più consistente rispetto agli altri Paesi europei. Nell'Unione europea occorrono in media 63 giorni per il pagamento di una fattura da parte della pubblica amministrazione e i giorni si riducono a 55 per il pagamento da parte di una impresa privata. In Italia, invece, i tempi medi di pagamento nella pubblica amministrazione sono di 186 giorni, mentre l'impresa privata paga in 96 giorni. È evidente che simili condizioni stanno generando danni irreparabili alle imprese, privandole delle risorse necessarie da investire nella crescita e nello sviluppo.

Le lunghe attese per incassare quanto fatturato riducono pericolosamente la liquidità delle aziende e, nei casi più gravi, le mettono a rischio di fallimento con ricadute economiche e sociali drammatiche. È giunto il momento che il Governo si prenda carico di queste situazioni ed intervenga con risposte serie e concrete.

Attendiamo poi un'altra risposta da questo Esecutivo per quanto concerne le misure da prendere per eliminare il prolungamento della durata del permesso per la perdita del lavoro rilasciato al lavoratore extracomunitario. Dietro la norma si cela il rischio che, dopo il periodo di disoccupazione dello straniero, possano comunque applicarsi i requisiti per il ricongiungimento dei familiari, nonostante si abbiano redditi davvero esigui. La norma, qualora non venisse modificata, rischia di scardinare il principio fondamentale che ha ispirato la legge Bossi-Fini, e questo il Gruppo della Lega Nord non accetterà.

Per le ragioni sopra esposte, si ribadisce l'assoluta contrarietà del Gruppo della Lega Nord ad un progetto di riforma del mercato del lavoro che riteniamo sia destinato a fallire ancora prima di realizzarsi, in ragione della sua portata complessiva che giudichiamo ancora una volta inadeguata rispetto alla complessa realtà nella quale vivono i lavoratori e le imprese. (Applausi dal Gruppo LNP. Congratulazioni).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pardi. Ne ha facoltà.