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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 729 del 23/05/2012


VIESPOLI (CN:GS-SI-PID-IB-FI). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

VIESPOLI (CN:GS-SI-PID-IB-FI). Signor Presidente, rappresentanti del Governo, colleghi, confesso di prendere la parola con senso d'inquietudine non solo per le riflessioni e le parole che ho ascoltato in Aula, e che fanno riflettere. Il senso di inquietudine deriva da una constatazione amara, pensando appunto a Giovanni Falcone. Riflettevo, signor Presidente, e pensavo che ha fatto prima la mafia a capire la pericolosità per essa del lavoro di Giovanni Falcone che lo Stato a comprendere la preziosità del lavoro di Giovanni Falcone. È una constatazione amara, che si aggiunge ad un'altra constatazione che desta inquietudine.

La constatazione è rafforzata più che dalle parole, dalla tensione dell'intervento del senatore Pera: c'è un'esigenza di verità, di capire, di comprendere la storia, il cammino del nostro Paese, che desta inquietudine perché, non solo per la vicenda Falcone, il nostro è un Paese guardando il quale, né nella storia, né nel passato recente, né nel passato più lontano si riesce a rintracciare il filo di un racconto e di una storia comune. Non si riesce a cogliere il percorso, anche degli anni tragici, perché non si riesce a dare un senso a quel che è accaduto, perché non si riesce a dare una responsabilità per quello che è accaduto.

E allora, corriamo il rischio del ritualismo se non diciamo alcune cose anche dure e amare, come quelle che ho ascoltato, anche con questo sforzo di critica e di autocritica che tutti dobbiamo compiere, poiché c'è un problema di lotta alla criminalità mafiosa e un argine da determinare alla cultura della mafiosità, che non è soltanto fenomeno criminale e che passa attraverso mille rivoli che rischiano di egemonizzare comportamenti e scelte che poi riguardano alcuni soggetti che non sono quelli accusati in prima persona di mafiosità, ma che costruiscono quel fenomeno, danno quell'habitat e quelle complicità.

Riflettiamo allora sul duplice lascito di Giovanni Falcone. Vi è, anzitutto, il lascito professionale, difficile e complicato. Non è certo né il caso, né il momento di ricordare quel che è accaduto al percorso professionale di Giovanni Falcone, anche nel suo ambito e con pezzi dello Stato, con una sorta di isolamento, con quegli aspetti che hanno caratterizzato il percorso che ha accompagnato la vicenda professionale di Falcone. Oggi, però siamo tutti consapevoli di quel lascito professionale.

C'è un altro lascito - il lascito valoriale - che ci consegna un uomo rappresentativo di valori che bisogna recuperare e rimettere al centro dell'attenzione e della vita pubblica della comunità nazionale: il valore della legalità, il senso dello Stato e il senso del dovere. Credo sia questo che ci consegna il sacrificio di Falcone e della sua scorta.

Proprio perché quel sacrificio deve diventare energia per il futuro, penso di dover concludere questo mio intervento con una frase di Paolo Borsellino: una frase semplice e, a mio avviso, struggente, che testimonia l'amore per la sua terra, nonostante essa esprimesse anche gli uomini che poi lo hanno ammazzato, a dimostrazione delle differenze nella storia di quella terra, nelle radici e nelle tradizioni, e negli uomini che la vivono e la distruggono. La frase di Borsellino a proposito della Sicilia, che noi possiamo far diventare una frase rivolta alla nostra comunità nazionale, è la seguente: un giorno questa terra sarà bellissima. (Applausi dai Gruppi CN:GS-SI-PID-IB-FI, PdL, PD e Per il Terzo Polo:ApI-FLI).