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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 729 del 23/05/2012


VALLARDI (LNP). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

VALLARDI (LNP). Signor Presidente, colleghi, rappresentanti del Governo, signora Ministro, questo disegno di legge, che secondo noi della Lega Nord non è altro che un provvedimento che si maschera da riforma del lavoro, sembra finalizzato, almeno da quanto si sente dai Gruppi che lo sostengono, a una prospettiva di crescita, però, a nostro parere, altro non produrrà che un'accentuazione della precarizzazione del mercato del lavoro.

Per arginare gli effetti della grave crisi economica che stiamo vivendo e favorire il rilancio delle nostre imprese credo sia assolutamente necessaria una riforma dell'intero settore, ma non certo nei termini e nei presupposti in cui questa riforma viene oggi presentata da parte del Governo e dei Gruppi di maggioranza in quest'Aula. Per rilanciare l'economia di un Paese ci vuole una buona classe imprenditoriale, lo sappiamo tutti, però ci vogliono anche dei lavoratori motivati e stimolati a collaborare al buon successo dell'azienda per cui generalmente lavorano.

Tale provvedimento di condiviso con i lavoratori, secondo noi, non ha assolutamente nulla. Credo sia giusto ricordare come il nostro sia un Paese in cui la forza lavoro rappresenti una delle principali risorse. Lo sappiamo tutti, ma credo valga doverosamente la pena ricordare che il nostro è un Paese che non ha materie prime, petrolio, risorse minerarie. Avevamo le energie rinnovabili ma mi sembra che questo Governo, con gli ultimi provvedimenti, abbia affossato anche gli investimenti sulle energie rinnovabili. Il nostro prodotto interno lordo si basa sulla trasformazione delle materie prime e sappiamo che le materie prime, che importiamo dagli altri Paesi, per essere trasformate hanno bisogno del genio dei nostri imprenditori, ma soprattutto della forza lavoro dei nostri operai.

In questo contesto, è quindi essenziale che i nostri lavoratori siano sereni e motivati. Serve quindi un patto sociale, altrimenti sarà dura risollevare il Paese dalla crisi economica e le sorti sociali dell'Italia.

Non credo che il provvedimento al nostro esame vada nella direzione che tutti ci aspettiamo e soprattutto non va in direzione di una condivisione con gli operatori. Anzi, i lavoratori - e credo sia facile comprenderlo - da questo provvedimento si vedono togliere i diritti fondamentali conquistati con decenni di lotte sindacali.

Questa crisi globale è amplificata in tutti Paesi industriali, lo vediamo anche ultimamente, da interventi sbagliati nel mercato del lavoro che hanno purtroppo aumentato la precarietà e la disoccupazione. L'attuale Governo, invece di cercare soluzioni innovative e veramente risolutive, si è aggregato alle politiche portate avanti dagli altri Paesi, pensando di risolvere i problemi: vediamo invece dai risultati di ogni giorno e dalla lettura dei giornali che stiamo solamente peggiorando la situazione.

Non è chiara la ratio secondo cui nel nostro Paese possa funzionare ciò che nel resto del mondo si è dimostrato purtroppo fallimentare. Ma questo Governo purtroppo ha deciso che, per uniformarsi alle richieste dei mercati internazionali, si può anche arrivare al punto di limitare e costringere i diritti acquisiti dei lavoratori. Si arriva anche a promuovere nuovi iter giudiziari per i contenziosi - lo abbiamo sentito poc'anzi dal senatore Mazzatorta - senza che queste disposizioni siano accompagnate da tutte le valutazioni necessarie. Non si è fatta neanche un'indagine sull'effettivo organico del personale di magistratura e sulla sua idoneità a svolgere i nuovi compiti previsti, che potrebbero portare anche ad un aggravio delle spese pubbliche per le poche cose che in questo Paese funzionano, tipo i voucher. Questi vengono tolti, riportando le categorie deboli - l'acceso dibattito sulla questione è di questi giorni - nel caos più assoluto. Penso a categorie come gli studenti, i pensionati, le casalinghe, ma non solo loro. Pensiamo anche alle aziende agricole che con i voucher avevano risolto e legalizzato i loro problemi occupazionali.

Togliendo i voucher, cari colleghi, siamo convinti si ritornerà favorire il lavoro nero, ritorneranno in campo vecchi ricordi, bui e nefasti, come quando i Carabinieri e la Guardia di finanza inseguivano per i campi chi vendemmiava o raccoglieva pomodori. Ci sono anche ricordi recenti. Negli anni 2008-2009, soprattutto nelle Regioni del Nord, con la vendemmia c'erano purtroppo questi brutti esempi e togliendo i voucher probabilmente questi ricordi torneranno alla memoria.

I voucher, adottati nel 2009 dall'allora ministro Zaia e condivisi dal ministro Sacconi, avevano risolto il problema del lavoro nero in agricoltura e quello delle aziende agricole che dovevano tamponare i momenti di forte richiesta di manodopera. Ecco, credo che sul problema dei voucher sia opportuno che questo consesso istituzionale, questa Assemblea ragioni profondamente.

Dal punto di vista procedurale (che era stato molto bene affrontato dai miei colleghi prima), si sorvola sul fatto - ma è giusto ricordarlo - che questo provvedimento presenta profili manifestamente incostituzionali rispetto ai diritti sanciti: ricordo gli articoli 35, 36, 37, il 38 e anche il 41 della Costituzione. Purtroppo (è la questione più importante) si dimentica addirittura che la nostra è una Repubblica fondata sul lavoro e che dal lavoro derivano molti principi fondamentali dell'uomo, deriva la libertà. Con questo provvedimento si va ad intaccare e a ledere il principio della libertà.

Per questo, per il Gruppo della Lega Nord, questo provvedimento non è ammissibile. (Applausi dal Gruppo LNP).