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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 729 del 23/05/2012


Commemorazione dei giudici Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e degli agenti di scorta in occasione del ventesimo anniversario della strage di Capaci

PRESIDENTE. (Si leva in piedi e con lui tutta l'Assemblea) Magistrato di eccezionali capacità investigative, Giovanni Falcone introdusse un metodo di lavoro innovativo basato sul coordinamento delle indagini che consentì di infliggere un duro colpo alla mafia: il maxi processo dell'86 rese manifesta la forza dello Stato e la possibilità di estirpare il fenomeno mafioso. Grazie a lui lo Stato si è dotato della Direzione investigativa, della Procura nazionale e delle Direzioni distrettuali antimafia, che si sono rivelate strumenti efficaci di contrasto alla criminalità organizzata. Il senso del dovere e l'appassionata ricerca della giustizia del magistrato siciliano costituiscono un esempio di virtù morale e civile.

PERA (PdL). Profondo conoscitore del fenomeno mafioso, Falcone apparteneva alla categoria di magistrati concentrati sulle indagini, tesi a perseguire crimini specifici, consapevoli del fatto che è compito delle istituzioni politica analizzare e intervenire sulle radici sociali del fenomeno mafioso. Nella sua riflessione sugli strumenti necessari a reprimere Cosa nostra, Falcone, i cui scritti meriterebbero di essere ripubblicati, intuì i difetti di sistema del nuovo codice di procedura penale, che rappresentano tuttora nodi irrisolti. Per rendere onore alla memoria del magistrato barbaramente ucciso, bisogna interrogarsi sui motivi per i quali ancora oggi si ignora la verità sulla strage di Capaci.

LI GOTTI (IdV). Affermando che la mafia, come tutte le cose umane, è destinata ad avere una fine, Falcone intendeva richiamare l'attenzione sull'impegno, la costanza, la determinazione che devono caratterizzare l'azione di contrasto. Se a distanza di vent'anni la criminalità organizzata si è diffusa su tutto il territorio nazionale, ciò si deve all'incapacità dello Stato di incidere sulla zona grigia che intrattiene affari con la mafia. Il legislatore nazionale ha delle responsabilità al riguardo, non avendo ancora introdotto per esempio il reato di autoriciclaggio. Il modo migliore per commemorare le vittime di stragi di mafia è quello di lavorare a strumenti repressivi efficaci.

VIESPOLI (CN:GS-SI-PID-IB-FI). E' amaro constatare che la mafia comprese il valore e quindi la pericolosità di Falcone prima dello Stato e che, a distanza di vent'anni, non si riesce ancora a dare un senso a quanto accaduto. Per evitare il rischio di una celebrazione rituale, occorre riportare al centro della vita pubblica quei valori di legalità, senso del dovere, dedizione allo Stato di cui Falcone fu straordinario interprete. La politica deve rinnovare il suo impegno a contrastare il fenomeno mafioso sul piano culturale oltre che militare.

MILANA (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). La commemorazione della strage di Capaci richiama alla mente la vile uccisione della studentessa, avvenuta a Brindisi lo scorso 19 maggio. Accenna alla biografia di Falcone, ricordando in particolare la costituzione del pool antimafia, la collaborazione con Borsellino, i contrasti con altri magistrati, le amarezze provocate da ingiustificate accuse, le minacce subite e l'isolamento.

PISTORIO (Misto-MPA-AS). Il terribile attentato che vent'anni fa uccise il giudice Falcone, sua moglie e gli agenti della scorta interroga ancora oggi la coscienza civile. Esso mostrò quanto la mafia temesse quel magistrato coraggioso, che conosceva bene la Sicilia, le sue debolezze sociali e che aveva scelto un metodo di indagine efficace ed inedito, che individuava la verità attraverso la prova e che ripudiava le tesi precostituite. Il suo progetto di una superprocura antimafia fu affossato e lui stesso fu isolato, fu oggetto di accuse odiose nello stesso ambiente della magistratura. Oggi il suo ricordo deve essere un appello alla politica perché faccia scelte altrettanto coraggiose e liberi il Paese dalla mafia.

D'ALIA (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Le stragi degli anni '90 sono una delle pagine più buie della storia nazionale: le indagini condotte su di esse hanno fatto emergere l'ampiezza delle infiltrazioni della criminalità organizzata nel mondo politico, nell'economia, nella società. Le commemorazioni dei giudici uccisi dalla mafia non devono essere occasioni formali, ma lo spunto per il rilancio di una sfida alla criminalità organizzata che parta da comportamenti individuali e concreti di rifiuto della connivenza a tutti i livelli, che si basino su trasparenza e meritocrazia. Solo in questo modo, l'eredità del giudice Falcone sarà eredità di tutti, ma soprattutto di quei giovani che oggi a viso aperto sfidano la criminalità.

MARAVENTANO (LNP). La strage di Capaci ha cambiato la storia del Paese e ha risvegliato le coscienze rispetto al fenomeno mafioso e alla sua crudezza. Il giudice Falcone, uomo dotato, come il giudice Borsellino, di alto senso del dovere e della legalità, fu colpito dopo essere stato isolato nel suo tentativo di imprimere una svolta al sistema investigativo dei fenomeni mafiosi, superando i confini regionali. Il suo sacrificio consentì di arrivare a catture eccellenti che hanno inferto un duro colpo alla mafia. Dopo gli ottimi risultati registrati negli ultimi vent'anni, la lotta alla mafia deve essere proseguita fino alla completa liberazione del Paese da questa vera e propria oppressione.

D'AMBROSIO (PD). Il giudice Falcone aveva impresso una svolta decisiva alla lotta alla criminalità mafiosa; egli ebbe la grande intuizione di partire dalle indagini bancarie, che poi si rivelarono decisive nel contrasto a Cosa nostra, e comprese l'importanza della condivisione fra magistrati dei risultati delle indagini, anche per scongiurare il pericolo dell'isolamento. Capì l'importanza del concetto di concorso esterno, di investigare e colpire proprio in quella zona grigia dove la mafia incontra mondo produttivo e politico e non a caso fu ucciso proprio quando iniziava la stagione di «Mani pulite», quando quel mondo di connivenze rischiava di essere disvelato. Oggi l'Italia è chiamata ad una mobilitazione generale per estirpare il fenomeno mafioso e per diventare un Paese davvero civile e democratico.