RESOCONTO SOMMARIO
Presidenza del presidente SCHIFANI
La seduta inizia alle ore 17,35.
Il Senato approva il processo verbale della seduta del giorno precedente.
Le comunicazioni rese dalla Presidenza nel corso della seduta sono riportate nel Resoconto stenografico.
Commemorazione dei giudici Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e degli agenti di scorta in occasione del ventesimo anniversario della strage di Capaci
PRESIDENTE. (Si leva in piedi e con lui tutta l'Assemblea) Magistrato di eccezionali capacità investigative, Giovanni Falcone introdusse un metodo di lavoro innovativo basato sul coordinamento delle indagini che consentì di infliggere un duro colpo alla mafia: il maxi processo dell'86 rese manifesta la forza dello Stato e la possibilità di estirpare il fenomeno mafioso. Grazie a lui lo Stato si è dotato della Direzione investigativa, della Procura nazionale e delle Direzioni distrettuali antimafia, che si sono rivelate strumenti efficaci di contrasto alla criminalità organizzata. Il senso del dovere e l'appassionata ricerca della giustizia del magistrato siciliano costituiscono un esempio di virtù morale e civile.
PERA (PdL). Profondo conoscitore del fenomeno mafioso, Falcone apparteneva alla categoria di magistrati concentrati sulle indagini, tesi a perseguire crimini specifici, consapevoli del fatto che è compito delle istituzioni politica analizzare e intervenire sulle radici sociali del fenomeno mafioso. Nella sua riflessione sugli strumenti necessari a reprimere Cosa nostra, Falcone, i cui scritti meriterebbero di essere ripubblicati, intuì i difetti di sistema del nuovo codice di procedura penale, che rappresentano tuttora nodi irrisolti. Per rendere onore alla memoria del magistrato barbaramente ucciso, bisogna interrogarsi sui motivi per i quali ancora oggi si ignora la verità sulla strage di Capaci.
LI GOTTI (IdV). Affermando che la mafia, come tutte le cose umane, è destinata ad avere una fine, Falcone intendeva richiamare l'attenzione sull'impegno, la costanza, la determinazione che devono caratterizzare l'azione di contrasto. Se a distanza di vent'anni la criminalità organizzata si è diffusa su tutto il territorio nazionale, ciò si deve all'incapacità dello Stato di incidere sulla zona grigia che intrattiene affari con la mafia. Il legislatore nazionale ha delle responsabilità al riguardo, non avendo ancora introdotto per esempio il reato di autoriciclaggio. Il modo migliore per commemorare le vittime di stragi di mafia è quello di lavorare a strumenti repressivi efficaci.
VIESPOLI (CN:GS-SI-PID-IB-FI). E' amaro constatare che la mafia comprese il valore e quindi la pericolosità di Falcone prima dello Stato e che, a distanza di vent'anni, non si riesce ancora a dare un senso a quanto accaduto. Per evitare il rischio di una celebrazione rituale, occorre riportare al centro della vita pubblica quei valori di legalità, senso del dovere, dedizione allo Stato di cui Falcone fu straordinario interprete. La politica deve rinnovare il suo impegno a contrastare il fenomeno mafioso sul piano culturale oltre che militare.
MILANA (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). La commemorazione della strage di Capaci richiama alla mente la vile uccisione della studentessa, avvenuta a Brindisi lo scorso 19 maggio. Accenna alla biografia di Falcone, ricordando in particolare la costituzione del pool antimafia, la collaborazione con Borsellino, i contrasti con altri magistrati, le amarezze provocate da ingiustificate accuse, le minacce subite e l'isolamento.
PISTORIO (Misto-MPA-AS). Il terribile attentato che vent'anni fa uccise il giudice Falcone, sua moglie e gli agenti della scorta interroga ancora oggi la coscienza civile. Esso mostrò quanto la mafia temesse quel magistrato coraggioso, che conosceva bene la Sicilia, le sue debolezze sociali e che aveva scelto un metodo di indagine efficace ed inedito, che individuava la verità attraverso la prova e che ripudiava le tesi precostituite. Il suo progetto di una superprocura antimafia fu affossato e lui stesso fu isolato, fu oggetto di accuse odiose nello stesso ambiente della magistratura. Oggi il suo ricordo deve essere un appello alla politica perché faccia scelte altrettanto coraggiose e liberi il Paese dalla mafia.
D'ALIA (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Le stragi degli anni '90 sono una delle pagine più buie della storia nazionale: le indagini condotte su di esse hanno fatto emergere l'ampiezza delle infiltrazioni della criminalità organizzata nel mondo politico, nell'economia, nella società. Le commemorazioni dei giudici uccisi dalla mafia non devono essere occasioni formali, ma lo spunto per il rilancio di una sfida alla criminalità organizzata che parta da comportamenti individuali e concreti di rifiuto della connivenza a tutti i livelli, che si basino su trasparenza e meritocrazia. Solo in questo modo, l'eredità del giudice Falcone sarà eredità di tutti, ma soprattutto di quei giovani che oggi a viso aperto sfidano la criminalità.
MARAVENTANO (LNP). La strage di Capaci ha cambiato la storia del Paese e ha risvegliato le coscienze rispetto al fenomeno mafioso e alla sua crudezza. Il giudice Falcone, uomo dotato, come il giudice Borsellino, di alto senso del dovere e della legalità, fu colpito dopo essere stato isolato nel suo tentativo di imprimere una svolta al sistema investigativo dei fenomeni mafiosi, superando i confini regionali. Il suo sacrificio consentì di arrivare a catture eccellenti che hanno inferto un duro colpo alla mafia. Dopo gli ottimi risultati registrati negli ultimi vent'anni, la lotta alla mafia deve essere proseguita fino alla completa liberazione del Paese da questa vera e propria oppressione.
D'AMBROSIO (PD). Il giudice Falcone aveva impresso una svolta decisiva alla lotta alla criminalità mafiosa; egli ebbe la grande intuizione di partire dalle indagini bancarie, che poi si rivelarono decisive nel contrasto a Cosa nostra, e comprese l'importanza della condivisione fra magistrati dei risultati delle indagini, anche per scongiurare il pericolo dell'isolamento. Capì l'importanza del concetto di concorso esterno, di investigare e colpire proprio in quella zona grigia dove la mafia incontra mondo produttivo e politico e non a caso fu ucciso proprio quando iniziava la stagione di «Mani pulite», quando quel mondo di connivenze rischiava di essere disvelato. Oggi l'Italia è chiamata ad una mobilitazione generale per estirpare il fenomeno mafioso e per diventare un Paese davvero civile e democratico.
Discussione del disegno di legge:
(3249) Disposizioni in materia di riforma del mercato del lavoro in una prospettiva di crescita (Relazione orale)
BELISARIO (IdV). Il testo definitivo del disegno di legge, su cui dovrebbe basarsi la relazione di minoranza, non è ancora disponibile in Aula.
PRESIDENTE. Il testo sta per essere distribuito. La Presidenza assicura comunque disponibilità sui tempi della discussione generale.
CASTRO, relatore. Il provvedimento di riforma del mercato del lavoro che giunge all'esame dell'Aula rispetta l'impegno assunto in sede europea dal precedente Governo dopo le sollecitazioni della BCE e dei più autorevoli organismi internazionali a ridisegnare i sistemi regolatori, contrastando le forme improprie di assunzione e adottando nuove norme in materia di licenziamenti per motivi economici. Il Governo in carica ha avviato un'intensa consultazione con le parti sociali, all'esito della quale ha prodotto un documento che ha fatto registrare l'opposizione di una sola organizzazione sindacale. La politica si è poi incaricata di tradurre quel documento in un testo concreto e lo ha fatto con un lavoro proficuo e responsabile, dando una risposta eticamente compatta alle tensioni sociali e ai dissennati ritorni alla violenza politica. Il Senato oggi discute un provvedimento estremamente complesso, determinante nella scelta del modello competitivo da assumere per rilanciare l'economia nazionale e riposizionarla nei segmenti pregiati dei mercati internazionali. A fronte della complessità del contesto produttivo interno, caratterizzato da imprese di piccole dimensioni, da arretratezza della pubblica amministrazione, da un alto tasso manifatturiero e da vocazione all'export, il provvedimento offre una strumentazione articolata, meccanismi di flessibilità sana in entrata, incentivi a superare il nanismo aziendale e ad investire sul prodotto. Particolarmente importante è l'introduzione di forme di incentivo per la partecipazione dei lavoratori alla vita delle imprese, traduzione di un principio affermato da tutte le culture lavoristiche del Novecento, che trasforma l'antagonismo in protagonismo, in convergenza sugli obiettivi di crescita.
Presidenza del vice presidente NANIA
TREU, relatore. Il lungo iter del provvedimento, che è stato arricchito senza stravolgimenti rispetto all'impianto originario, dimostra la fattività dell'intervento della politica, che ha tenuto insieme - con un approccio riformista - sensibilità diverse su tematiche delicate e in Italia caricate di forti tensioni ideologiche. Il giudizio complessivo è positivo per il metodo seguito e per l'ampiezza della riforma, il cui obiettivo è la razionalizzazione delle regole del mercato del lavoro, in un'ottica fondata sull'equilibrio tra flessibilità e sicurezza. La soluzione individuata in materia di licenziamenti è un compromesso di stampo europeo che ha preservato il senso dell'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, che è quello di essere un deterrente contro gli abusi: l'individuazione di opzioni diverse a seconda delle situazioni offre da un lato garanzie alle parti e dall'altro concreti strumenti operativi al giudice chiamato a decidere. Del resto la stabilità nel lavoro è un valore da perseguire perché alimenta la fiducia tra le parti e consente di investire sulle persone. La flessibilità deve essere ben regolata, in entrata come in uscita, e retribuita: è questo il senso del compenso base per i lavoratori a progetto. La valorizzazione dell'apprendistato non è un concetto astratto, perché esso dovrà diventare il principale strumento di ingresso dei giovani nel mercato del lavoro. Si è inoltre compiuto un passo verso l'universalizzazione degli ammortizzatori sociali, ma tale obiettivo si è scontrato con limiti finanziari; l'estensione, sia pure ancora parziale, al lavoro precario resta tuttavia uno strumento fondamentale per l'inclusione sociale e per la mobilità guidata in fasi di crisi. Si è predisposto un miglior disegno delle politiche dei servizi per l'impiego, ma il loro funzionamento dipende dalle parti sociali e dalle autonomie territoriali. Il Governo si è impegnato ad affrontare la questione del lavoro femminile, ma serviranno anche politiche attive rivolte alle persone in età avanzata.
Presidenza del presidente SCHIFANI
CARLINO, relatrice di minoranza. Il provvedimento è caratterizzato da troppe ombre ed è sostanzialmente identico al testo presentato dal Governo in Commissione: sarebbero state necessarie ulteriori modifiche, invece sono stati compiuti degli arretramenti sull'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, sulla disciplina dei licenziamenti collettivi e sulla flessibilità in uscita. Se, come ventilato, il testo verrà approvato senza modifiche con il voto di fiducia, risulterà inutile ai fini della lotta al precariato e devastante per i diritti dei lavoratori. Per la crescita è necessario ridurre i costi del lavoro e non ledere diritti quesiti. Serviva maggior coraggio per limitare il ricorso al lavoro parasubordinato: anche l'apprendistato ha durata limitata e può condurre al licenziamento senza compenso e si dà maggiore libertà ai datori di lavoro di ricorrere al precariato. In relazione alle prestazioni lavorative rese dai titolari di partite IVA sono stati resi più labili gli indicatori che consentono in sede giudiziale di far presumere l'abuso. Nel modello individuato per la disciplina delle controversie sull'articolo 18, il reintegro è previsto solo in casi limite, mentre per la maggior parte vi saranno degli indennizzi; novità pericolose sono state introdotte anche per quanto riguarda i licenziamenti collettivi, di fatto sanzionabili, in caso di irregolarità, solo con indennizzi economici. Si è cancellata la mobilità, ma non la cassa integrazione e, nonostante si affermi che aumenteranno i beneficiari, non è chiaro quali risorse siano state individuate e non si è dato seguito all'estensione del beneficio ai lavoratori a progetto. Sono inoltre necessari maggiori interventi sull'occupazione femminile, che non è una priorità della riforma, nonché una maggiore condivisione tra i genitori dei congedi di paternità e maternità. Infine, l'intervento sulle dimissioni in bianco è insufficiente perché non prevede specifiche garanzie sulla possibilità di verificare la veridicità delle dichiarazioni di dimissioni.
MAZZATORTA (LNP). Illustra la questione pregiudiziale QP1. Il confronto in Commissione ha avuto alcuni esiti positivi: ne è un esempio la revoca del trattamento previdenziale per i condannati per reati di mafia e terrorismo. Si augura perciò che non intervengano forzature nel dibattito e segnala alla Presidenza che non è stato ancora stampato l'articolato licenziato dalla Commissione. Il provvedimento ha un vizio d'origine muovendo dal presupposto ideologico secondo cui il contratto subordinato a tempo indeterminato è la forma dominante e le altre tipologie contrattuali sono deviazioni abusive. L'impostazione del PD in tema di flessibilità in entrata comporterà un aumento del costo del lavoro che rappresenta il vero ostacolo alla crescita dell'occupazione. Le imprese saranno gravate da costi ulteriori.
LI GOTTI (IdV). Illustrando la questione pregiudiziale QP2, si sofferma sulle contraddizioni presenti all'articolo 14, che modifica l'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. Il principio di eguaglianza sancito dall'articolo 3 della Costituzione richiede parità di trattamento per situazioni omologhe: i diversi commi dell'articolo 14 prevedono invece conseguenze differenti per situazioni analoghe, facendo dipendere il riconoscimento di un diritto soggettivo dalla procedura di accertamento adottata dal giudice. Accertato che i motivi del licenziamento disciplinare sono insussistenti, infatti, il magistrato decide il reintegro o la risoluzione del rapporto di lavoro a seconda se l'insussistenza sia manifesta o meno. Un aggettivo non può cambiare il destino di una persona.
MARAVENTANO (LNP). Illustra la questione sospensiva QS1 che propone di sospendere per 15 giorni l'esame del disegno di legge al fine di accertare, tramite relazione tecnica, la sostenibilità finanziaria e amministrativa della riforma, specie per quanto riguarda i fabbisogni organizzativi e strumentali del sistema giudiziario in relazione ai nuovi compiti ad esso attribuiti.
VALLARDI (LNP). Interviene a favore delle questioni pregiudiziali e sospensive. L'Italia è una Repubblica fondata sul lavoro e il provvedimento contrasta con diversi articoli della Costituzione e sottrae diritti quesiti ai lavoratori. In un'economia di trasformazione la forza lavoro è la principale risorsa: per risollevare il Paese, anziché assecondare i mercati finanziari e seguire ricette già dimostratesi fallimentari, il Governo dovrebbe motivare i lavoratori promuovendo un patto sociale condiviso. Il disegno di legge crea invece divisioni, sopprime istituti utili come il voucher e rischia di alimentare il lavoro nero.
La questione pregiudiziale avanzata con diverse motivazioni dal senatore Mura e da altri senatori (QP1) e dal senatore Li Gotti e da altri senatori (QP2) e la questione sospensiva QS1 risultano respinte.
BELISARIO (IdV). Chiede che sia acquisito parere formale del CNEL sul provvedimento, ai sensi dell'articolo 98 del Regolamento del Senato.
GIULIANO (PdL). Il Presidente del CNEL è stato già audito in Commissione, dove ha fornito un valido contributo alla stesura del provvedimento in esame.
BELISARIO (IdV). Ai sensi dell'articolo 98, il parere deve essere formale e deve poi essere allegato al disegno di legge in discussione.
MURA (LNP). Il Gruppo LNP si associa alla richiesta di acquisizione del parere del CNEL ai sensi dell'articolo 98 del Regolamento, anche perché in sede di audizione il presidente Marzano ha avanzato perplessità in ordine a talune misure, ad esempio relative all'occupazione femminile, e suggerito provvedimenti a medio termine per superare la frammentazione del mercato.
La richiesta di parere del CNEL, avanzata ai sensi dell'articolo 98 del Regolamento del Senato dal senatore Belisario, risulta respinta.
CALDEROLI (LNP). Poiché la richiesta di parere del CNEL, prevista dall'articolo 98 del Regolamento, rappresenta una variante specifica di questione sospensiva, essa va trattata con le altre questioni incidentali e non dopo le stesse.
PRESIDENTE. Dichiara aperta la discussione generale e rinvia il seguito della discussione del disegno di legge n. 3249 alla seduta antimeridiana di domani.
Dà annunzio degli atti di indirizzo e di sindacato ispettivo pervenuti alla Presidenza (v. Allegato B) e comunica l'ordine del giorno delle sedute del 24 maggio.
La seduta termina alle ore 20,34.
Nel corso della seduta, la Presidenza ha salutato, a nome dell'Assemblea, una rappresentanza di studenti presente nelle tribune.