RICCARDI, ministro per la cooperazione internazionale e l'integrazione. Signor Presidente, credo che per quello che riguarda la famiglia e i giovani il nostro Governo si è mostrato, e non da oggi, estremamente preoccupato. Io stesso, in parecchie situazioni, ho notato come l'affievolirsi del legame sociale e del legame familiare sia una crisi dentro la crisi, perché si perdono opportunità. Mi permetto di dire che questo Governo, allo stato attuale delle risorse di cui dispone, esercita la sua preoccupazione nei confronti dei giovani in vari modi, anche, mi permetto di dire, nell'impegno ad evitare che il sistema Italia entri in una crisi tale da compromettere il futuro, perché la crisi del sistema danneggerebbe prima di tutto i giovani.
Non posso però dilungarmi su tale aspetto, ma ciò che mi ha richiesto il senatore Giovanardi mi consente anche di sottolineare in quest'Aula il merito che lo stesso senatore ha avuto nelle politiche familiari, soprattutto nell'avere portato avanti per lunga parte, e l'ho riconosciuto, senatore, il piano nazionale della famiglia. Abbiamo infatti un piano nazionale della famiglia e il mio merito in proposito è stato relativo alla parte finale, non certo semplice: averlo portato e fatto approvare dalla Conferenza Stato‑Regioni, un passaggio doveroso e non meramente burocratico in cui gli enti locali, che si dovranno fare anch'essi carico di tale piano, hanno diritto di intervenire.
Credo di aver conservato, e vengo anche a quanto mi chiedeva la senatrice Baio, l'impianto principale del piano, cioè le amputazioni che sono state sottolineate non sono tali. Per quello che riguarda il fattore famiglia sarebbe stato mio desiderio, ma sarebbe stato un sogno, che esso fosse recepito nella sua completezza, perché questo Governo non è aduso a promettere e poi non mantenere. Noi non abbiamo quei 15, 16 o 20 miliardi di euro che sarebbero stati necessari per introdurre e coprire il fattore famiglia. È interessante quanto la senatrice Baio mi ha detto in proposito: noi stiamo studiando come venire incontro al discorso della formazione delle giovani famiglie. Ci sono opportune politiche da parte del nostro Dipartimento giovani per favorire la prima casa e altri obiettivi in questa direzione.
Per quel che riguarda i requisiti ex articolo 29 della Costituzione, la modificazione del testo non vuole essere una rinuncia ai principi ispiratori del piano, che vengono richiamati più volte nel testo dello stesso quando si parla di principi dell'ordinamento costituzionale italiano. Tali principi, se non ripetuti costantemente, sono certo chiaramente presupposti e, in questo senso, parte integrante del nostro piano; piano che oggi, abbiamo l'onore di portare all'approvazione del Governo nella sua complessità; è la prima volta che ciò avviene nella storia nazionale, e non solo e non tanto, senatore Giovanardi, per merito mio.
Credo che tale piano impegni non come un libro dei sogni, ma come uno strumento per rivisitare il favor familiae, quindi per far tornare la politica della famiglia al centro del nostro sistema: aumentare le risorse dei nuclei familiari con figli a carico, favorire lo sviluppo del bambino, rimuovere ostacoli ad avere figli (la grande crisi demografica del nostro Paese viene da un'assenza di politiche), promuovere pari opportunità dell'occupazione.
Vengo a quanto mi è stato chiesto a proposito delle mie proposte in materia di congedi parentali, che nascono dalla coscienza che la realtà sociologica della famiglia è cambiata. Lo ribadisco: non è cambiata l'idea di famiglia che il nostro Governo ha presente; è cambiata la realtà, e la realtà è divenuta più difficile per padre, madre, figli. Quelle mie proposte ora sono all'esame del Parlamento, anzi colgo l'occasione per raccomandare per esse attenzione. Ne ho parlato con la collega Fornero e mi sembra che l'itinerario delle mie proposte non sia completato. C'è una preoccupazione: come finanziare tali proposte? È una preoccupazione molto opportuna, ma direi che il loro impatto economico è piuttosto relativo ed è un costo quasi zero.
Posso solo richiamarle molto rapidamente, e mi sembrano espressione di quel favor familiae: l'introduzione del congedo dei nonni in alternativa ai genitori, la sospensione del congedo di maternità, il problema dei genitori adottivi che non hanno a tutt'oggi diritto a congedo parentale, e tanto altro. Credo che queste misure, se opportunamente integrate, possano favorire quel favor familiae che il piano per la famiglia e la politica attuale di questo Governo intendono promuovere.
Sul problema dei giovani, sono rimasto colpito da quello che ha detto la senatrice Poli Bortone perché io stesso, che sono stato molti anni docente all'università di Bari, ricordo come i nostri migliori ragazzi, formatisi sul territorio, andavano lontano. Credo che questo sia un problema che dobbiamo tener presente, non perché non dobbiamo chiedere ai nostri giovani anche di affrontare il viaggio della competitività per trovare il loro futuro, ma non dobbiamo depauperare alcuni territori.
Non voglio richiamare quanto il mio dipartimento fa in proposito, quindi le varie iniziative per motivare il diritto al lavoro dei giovani e il loro impegno. Vorrei richiamare i provvedimenti che abbiamo annunciato io, il ministro Barca e il presidente Monti, con particolare attenzione al Mezzogiorno: provvedimenti che riguardano lo sviluppo dell'imprenditoria e dell'iniziativa giovanile per le Regioni meridionali. Capisco che la domanda è enorme e la nostra risposta limitata, ma credo sia un segno dell'attenzione del Governo.
Complessivamente guardiamo i nostri giovani e vediamo che non sono senza futuro, ma spesso sono senza speranza. Qui si inserisce la domanda che mi veniva posta a proposito del gioco d'azzardo, questione che io ritengo particolarmente importante, e mi onoro di essere stato tra i primi ad avere segnalato il problema della ludopatia. Debbo anche dire - colgo l'occasione di dirlo in questa sede - di avere ricevuto numerosissimi messaggi, lettere toccanti, storie di famiglie rovinate da questi problemi o giovani che entrano in quel limbo che è non studiare e non lavorare.
Il disegno di legge fiscale accoglie queste nostre preoccupazioni nei princìpi della legge delega e, tra questi, vorrei notare la riduzione della pubblicità, il divieto della pubblicità negli ambienti giovanili (abbiamo la scuola e accanto la pubblicità al gioco).
Soprattutto, un aspetto che mi sembra importante e rispettoso della libertà informata del cittadino è che, giocando, l'utente venga informato dell'area della vincita. Quindi occorre evitare la pubblicità fallace e dire, quando si gioca, quale possibilità di vittoria si ha.
Tutte queste misure, e ne ho parlato a lungo con il ministro Balduzzi, hanno come veicolo il disegno di legge fiscale, ma non escludiamo di fare qualche altra cosa. Intanto il treno è partito.
L'altro problema è più grave. Infatti, per quel che riguarda i giovani e l'alcol abbiamo in proposito tanti divieti, purtroppo inapplicati, perché si sta affermando un modello di vita in cui lo sballo diventa il fatto significativo. Occorre proporre nuovi modelli di vita e c'è una grande responsabilità della famiglia e della scuola di non lasciare soli i nostri giovani. Torno a quanto dicevo all'inizio: la rarefazione del legame sociale, familiare ed educativo è all'origine di tutto questo.
PRESIDENTE. Hanno adesso facoltà di replicare gli interroganti, per un minuto ciascuno.