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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 726 del 17/05/2012


BARCA, ministro per la coesione territoriale. Signor Presidente, raggrupperò le risposte in tre punti.

Il primo, importante, che si ritrova in più interventi, riguarda la questione se la politica per il Sud sia politica nazionale o semplicemente un'altra tra le tante piccole politiche settoriali. Poi questo ha un aggancio forte ad esempio con la questione del coinvolgimento di grandi agenzie o società nazionali come RFI.

Qui la risposta è molto precisa. Credo che l'impostazione derivi anche dall'insegnamento e dagli errori commessi in passato da tanti, da tutti i Governi, da tutte le persone, me incluso, e ci segnala quanto segue. L'operazione per il Sud richiede di immaginare quello che, con il presidente Monti, abbiamo chiamato il Mezzogiorno per l'Europa. Si tratta, cioè, di un'impostazione secondo cui il Mezzogiorno rivendica la possibilità di dare, attraverso la propria crescita, un contributo all'Europa e non viceversa, e quindi, in base a questo, preveda che l'utilizzo dei fondi comunitari e dei fondi regionali sia agganciato all'utilizzo delle risorse ordinarie. Un esempio del fatto che l'intervento per il Sud non si limita al ghetto, diciamo così, dei fondi destinati, ma tocca i fondi ordinari, è proprio l'operazione su Ferrovie, un'operazione che ci accompagnerà nei prossimi dieci anni di 7 miliardi di euro e per la quale sono state messe insieme tutte le risorse disponibili, fra cui anche - come è stato ricordato - le risorse che la Regione Campania o la Regione Puglia hanno deciso di destinare all'intervento importantissimo dell'alta capacità fra Napoli e Bari. Quell'itinerario sarà presidiato da un metodo particolare, che vincolerà RFI a un preciso percorso e prevederà sanzioni nell'ipotesi in cui non vengano realizzati gli interventi nei tempi dovuti. È il contratto istituzionale di sviluppo, il cui formato, proprio con riferimento alla Napoli-Bari, è stato trasmesso alla Conferenza Stato‑Regioni sette giorni fa e da essa verrà approvato - mi auguro - già il 31 di questo mese. Potrà però diventare valido solo quando il Parlamento avrà, nelle apposite Commissioni, approvato il contratto di programma di RFI. Quindi, subordinatamente a una decisione del Parlamento, potrebbe diventare operativo. E lo stesso metodo si potrà usare per ANAS.

In questo caso la novità è guardare a un piano generale di interventi finanziato da più risorse. Non basta. Come la senatrice ha fatto osservare, esiste una questione di servizi e il Governo si sente investito del problema. Come fu detto nel corso dell'incontro «Il Mezzogiorno per l'Europa», non bastano le rotaie, ma ci vuole una modalità di contratti di servizio. Il contratto di servizio dovrà passare in CIPE e sarà una occasione importante per affrontare il tema da lei posto, senatrice Poli Bortone.

La seconda piccola questione, per esaminare poi quella più centrale del Piano di azione, rispetto alla quale ho raggruppato le risposte, riguarda il problema sollevato con riferimento anche alle Regioni del Centro-Nord. Come ricordo, esse sono destinatarie di oltre il 25 per cento dei fondi comunitari e di una quota che, nelle assegnazioni di questo e del precedente Governo, è stata del 45 per cento del Fondo di sviluppo e coesione nazionale e del 15 per cento del Fondo di sviluppo e coesione regionale.

Con tali fondi si possono fare, se le Regioni lo scelgono, anche gli interventi a cui lei, senatore Divina, ha fatto riferimento. Molte Regioni del Centro-Nord hanno migliori capacità di impiego dei fondi rispetto a quelle del Sud e non hanno in questo momento risorse disponibili. Altre Regioni del Nord hanno in realtà risorse disponibili. Se vorranno investire i loro fondi su quelle priorità da lei indicate, senatore Divina, hanno lo spazio per farlo.

Ritorno al Piano d'azione coesione che riguarda il Sud e rispondo puntualmente ai quesiti formulati. Si può dire fallito il ciclo 2007-2013? Io credo sia riscattabile. C'erano degli errori evidentemente, visto che questo piano ha determinato uno dei più gravi ritardi nella storia del nostro Paese nell'utilizzo dei fondi comunitari. C'erano anche delle intuizioni importanti e una di queste l'attuale Governo ha cercato di riscattare: mi riferisco all'identificazione come priorità per il Sud dei servizi essenziali per i cittadini. Non ci può essere sviluppo in alcune aree se, per così dire, buttiamo i soldi oltre l'ostacolo; se ci inventiamo in certi luoghi del Sud la possibilità di fare ricerca e innovazione quando non vi sono condizioni né imprenditoriali né universitarie per farlo, e lo dico con molta franchezza.

Vuol dire che il Sud non può fare ricerca e innovazione? Assolutamente no. Vuol dire che non dobbiamo imporre delle quote per la spesa. In tutte le aree del Mezzogiorno abbiamo una situazione delle scuole molto grave, con risultati in matematica e in lettere non accettabili. Abbiamo una cura dell'infanzia e quindi un peso enorme per gli uomini, le donne, per le famiglie. L'assorbimento nei nidi di infanzia raggiunge, in alcune aree del Sud, l'1 per cento e mediamente è del 3, a differenza del Nord che è del 7 per cento. Abbiamo anziani che non sono assistiti né socialmente né sanitariamente. Abbiamo una giustizia civile e del lavoro lentissima, quattro volte più che nel Centro-Nord. Abbiamo una situazione di mancanza di sicurezza per le strade per le persone e gli imprenditori.

È evidente che sono queste le priorità. Quando avremo ripristinato le condizioni di servizio, avremo ridato la possibilità allo Stato. A questo è rivolto il piano di azione e coesione.

Sono quindi pochi i fondi all'occupazione? Non lo sono, perché quel credito d'imposta non serve per aumentare l'occupazione. Non si possono creare direttamente posti di lavoro. I posti di lavoro nascono quando ci sono situazioni in cui imprese sane trovano le condizioni adatte per poter crescere. Quel credito di imposta è rivolto ad evitare che, in una fase di crisi, i lavoratori oltre i 50 anni, le donne e i giovani non siano discriminati nel momento della scelta occupazionale. Non è un provvedimento per aumentare l'occupazione, ma per evitare la discriminazione di certe fasce deboli dell'occupazione.

I tempi di attuazione di quel piano sono fondamentali. Alcune spese le documenteremo e saranno già realizzate nei mesi di giugno e luglio. Noi prevediamo che durante l'estate - questo è il messaggio che abbiamo dato e che è nei nostri «cronoprogrammi» - una parte significativa delle azioni possa cominciare a spendere, ad esempio, nella scuola e anche in alcuni interventi approvati in sede di CIPE.

È stato riassegnato il cofinanziamento nazionale. Ricordo che l'Italia è l'unico Paese in tutta Europa che ha ridotto il tasso di cofinanziamento, non regalandolo alle ragionerie generali per farci risparmio, ma mettendolo sullo sviluppo.

Viene rispettata sempre l'addizionalità. Questo vuol dire che tali fondi sono aggiuntivi rispetto agli ordinari o li sostituiscono? Diciamoci la verità. L'obiettivo dell'addizionalità non è stato raggiunto. Lo abbiamo dovuto dire a Bruxelles in un documento ufficiale. Un anno fa il precedente Governo ha riconosciuto che non vi è stata addizionalità. È meglio riconoscere le cose. Noi stiamo in questa fase integrando con i fondi aggiuntivi delle risorse che sono anche di natura ordinaria. Così stanno le cose, ma questo non vuol dire che noi dobbiamo privare i cittadini di qualità dei servizi. Dobbiamo invece adoperarci perché in futuro ciò non si verifichi.

In prospettiva, ha ancora senso immaginare, visto che è chiaro che le mosse che questo Governo sta compiendo sono rapide, di forte coinvolgimento e di anticipazione delle regole del gioco comunitario prossimo? Quali sono queste nuove regole del gioco? Maggiore semplicità nei programmi e il fatto che essi non debbano e non dovranno essere libri di sogni. Abbiamo ottenuto un importante successo a Bruxelles, dove Gran Bretagna, Italia e Polonia, in una strana alleanza, sono riuscite ad ottenere una modifica dell'articolo del Regolamento per cui i programmi operativi sono meno libri di sogni e più, piani di azione e risultati; risultati non finanziari, ma espressi in termini di risultati attesi, rilevanti e misurabili per i cittadini.

Questo lo stiamo anticipando nel piano d'azione e coesione che non è solo un modo per accelerare la spesa dei fondi, ma anche per sperimentare la programmazione prossima. Noi quindi stiamo già programmando il 2014-2020 per evitare - questa è la risposta - di trovarci in quel drammatico ritardo in cui ci siamo trovati la volta scorsa. Noi, di fatto, a dicembre di quest'anno o gennaio dell'anno prossimo avremo il disegno della prossima programmazione dal punto di vista delle grandi linee. Dovremo farla riaggregando l'intero Sud o tenendolo separato? Mi auguro francamente che non ricaschi sotto il 75 per cento l'intero Sud. Ci saranno Regioni che resteranno fuori, ma questo non vuol dire che il metodo non debba essere comune.

Credo che noi abbiamo sbagliato in passato, come abbiamo detto con il presidente dell'Abruzzo e con il presidente della Sardegna: l'uscita di una Regione da un gruppo di Regioni non deve diventare la fine della rete di rapporti, di confronto di metodi e di costruzione assieme di programmi, come alle volte è invece diventata. Si può, quindi, stare separati dal punto di vista della distribuzione finanziaria, ma non dal punto di vista del disegno strategico, che può diventare unitario.

L'ultima battuta è molto importante. Gli interventi si sono soffermati sui poteri sostituivi, sulla cabina di regia, sul ruolo del centro e su cosa fare quando ci sono inerzia e capacità amministrative, regionali o comunali, non adeguate. Credo che il metodo comunitario ci consenta di esercitare queste funzioni senza dover ricorrere a complesse e incerte procedure. Noi lo stiamo esercitando in questo momento d'intesa con alcune Regioni. Abbiamo infatti delle task force che operano nelle Regioni del Sud che hanno maggiori difficoltà; lo abbiamo fatto d'intesa con i presidenti. Tali task force ci offrono e ci garantiscono una qualità dell'informazione e un accesso, accorciando - come si dice in gergo - la catena decisionale fra Bruxelles, Roma, la Regione e il Comune, che è il punto fondamentale. Non saranno necessari due mesi per decidere e scoprire che una certa cosa presentata non va, ma forse un'ora. Io personalmente, tramite i miei collaboratori sono in contatto una volta ogni due settimane con delle Regioni del Sud. Credo che questo sia l'esercizio di una funzione di cabina di regia.

PRESIDENTE. Hanno adesso facoltà di replicare gli interroganti, per un minuto ciascuno.