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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 725 del 17/05/2012


LI GOTTI (IdV). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LI GOTTI (IdV). Signor Presidente, ringrazio il Governo per le ulteriori informazioni che ci ha dato, anche attraverso la risposta sui singoli impegni. Nel complesso, si coglie obiettivamente un'inversione di linea netta, che si concretizza proprio nel recepimento dell'impegno della mozione a mia prima firma, dove è detto che il Governo si impegna «a procedere con urgenza alla definizione, condivisa e trasparente, di una strategia energetica nazionale che non si fondi sulle fonti fossili, ma sulla pianificazione della promozione delle fonti rinnovabili e dell'efficienza energetica, in vista del raggiungimento degli obiettivi europei».

Ovviamente, questa è una linea strategica, che, in quanto tale, chiaramente manifesta una presa di posizione netta del Governo sul tema. Mi sarei aspettato da parte del Governo, e purtroppo è una lacuna che devo lamentare... (Brusìo).

PRESIDENTE. Colleghi, per cortesia, il collega Li Gotti sta intervenendo.

LI GOTTI (IdV). Dicevo che devo lamentare di una lacuna, a fronte di alcune dichiarazioni rese in Commissione dal Ministro dello sviluppo economico, che faceva intendere uno spostamento della nostra politica energetica verso il settore degli impianti estrattivi di gas e petrolio, con tutte le conseguenze che ciò comporta. Infatti, questa opzione, come ebbi modo di dire nel corso della discussione (quando il Governo era presente, ma non purtroppo nella persona del titolare della materia), non determinerebbe un impatto favorevole e positivo per la nostra economia in considerazione dei bassissimi costi in termini di prodotto da parte dei concessionari. Aumentare, infatti, ilquantum di estrazione dal 10 per cento attuale al 20 per cento, mantenendo i costi a carico dei concessionari, al 4 per cento per le coltivazioni gassose e dal 7 al 10 per cento per le coltivazioni di petrolio (e quindi nuove estrazioni), significa continuare a garantire ai concessionari gli utili. Cioè, il nostro Paese dai propri giacimenti recupera ben poco, e recupera ben poco il territorio, cui per legge va destinato il 50 per cento dell'aliquota di prodotto corrisposta dai concessionari. In un'ottica di politica federale, è ovvio che, se un territorio ha un bene, deve essere consentito che da quel bene possa trarre un frutto.

Lo Stato ha deciso quasi di donarlo questo bene, perché se per il metano l'aliquota pagata dai concessionari è del 4 per cento vuol dire che lo Stato rinunzia al 96 per cento del prodotto, che va a beneficio del concessionario, che poi lo vende allo Stato a prezzi di mercato, con un danno al territorio, perché di quel 4 per cento il 50 per cento va allo Stato e il 50 per cento va al territorio. Indubbiamente, in un'ottica federalista, noi dobbiamo incentivare, invece, l'attenzione e le possibilità di risorse per il territorio. In questo senso, in Commissione vi sono disegni di legge in fase avanzatissima di elaborazione: c'è un accordo di tutte le forze politiche per promuovere un testo base che riveda il sistema delle aliquote.

A fronte di questa che sembrava un'opzione da parte del Ministro dello sviluppo economico sulla ragione, avrei voluto sentire una parola - e se è possibile avere una motivazione in proposito - dell'assenza del nostro Paese al megaprogetto "Desertec", capitanato dalla Germania, con l'utilizzo di sistemi tecnologici (solare a concentrazione termodinamica) di invenzione italiana.

È un progetto rispetto al quale l'Italia rimane spettatrice; eppure il Governo tedesco, nel 2008, venne ospitato proprio dal Parlamento per presentare questo progetto. È un progetto da 400 miliardi di euro, che sta andando avanti, con gli accordi con la Tunisia e con il coinvolgimento di molte industrie. Perché l'Italia rimane assente dinanzi a questo megaprogetto? Alla fine, diventeremo acquirenti dell'energia che sarà prodotta utilizzando la soluzione inventata o scoperta da un italiano e che viene recepita da altri Paesi, ma non dal nostro. Perché questo? Nel momento in cui vi è un coinvolgimento a livello mondiale su questo megaprogetto, perché stiamo a guardare? Perché non ci siamo inseriti? C'è un motivo?

Mi sarei aspettato, al di là degli impegni, anche una parola su questa che è, secondo me, la più rilevante iniziativa nel settore per i prossimi anni a livello mondiale.

Purtroppo, quando il progetto "Desertec" prendeva l'avvio, la politica del Governo era ostile a quella soluzione. Oggi no. Il Governo dimostra di aver fatto un'opzione, anche a seguito delle scelte operate dal popolo italiano. Ma, allora, che la scelta sia fatta fino in fondo e si trovi la possibilità, essendo stati noi chiamati dal Governo tedesco fin dal 2008. Invece siamo rimasti fuori.

Il silenzio su questo passaggio crea una lacuna, essendo peraltro materia di diverse risoluzioni e mozioni che noi abbiamo presentato in quest'Aula e che mai hanno avuto seguito. Mai. Non si riesce a ottenere risposte su questo argomento. Questa era un'ulteriore occasione. Date una risposta: perché l'Italia rimane a guardare e, invece di produrre (potendo), acquisterà l'energia prodotta da altri con le nostre invenzioni?

Per il resto, al di là di quella che considero un'omissione colmabile da parte del Governo, pur con qualche recriminazione su dei singoli punti, ritengo che sia sulla nostra mozione che sul complesso delle risposte date dal Governo in termini di impegno si possa percepire positivamente una nuova impostazione.

Accogliamo, quindi, pur con qualche piccolo sacrificio, le soluzioni prospettate dal Governo. (Applausi dal Gruppo IdV)