Seguito della discussione delle mozioni nn. 600, 623, 624, 625, 626 (testo 2), 628, 629 e 630 sulla normativa relativa alle fonti energetiche rinnovabili (ore 9,13)
Approvazione delle mozioni nn. 600 (testo 2), 623, 624 (testo 2), 625 (testo 2), 626 (testo 3), 628 (testo 2), 629 (testo 2) e della premessa, nonché del secondo, terzo e quarto capoverso del dispositivo della mozione n. 630. Reiezione del primo capoverso del dispositivo della mozione n. 630. Accoglimento dell'ordine del giorno G1 (testo 2)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione delle mozioni 1-00600, presentata dalla senatrice Vicari e da altri senatori, 1-00623, presentata dal senatore Viespoli e da altri senatori, 1-00624, presentata dal senatore Pinzger e da altri senatori, 1-00625, presentata dal senatore D'Alia e da altri senatori, 1-00626 (testo 2), presentata dal senatore Bubbico e da altri senatori, 1-00628, presentata dal senatore Rutelli e da altri senatori, 1-00629, presentata dal senatore Li Gotti e da altri senatori, e 1-00630, presentata dal senatore Vallardi e da altri senatori, sulla normativa relativa alle fonti energetiche rinnovabili.
Ricordo che, nella seduta del 10 maggio scorso, hanno avuto luogo l'illustrazione e la discussione delle mozioni ed è stato rinviato il seguito del loro esame.
Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo, al quale chiedo di esprimere il parere sulle mozioni e sull'ordine del giorno presentati.
DE VINCENTI, sottosegretario di Stato per lo sviluppo economico. Signor Presidente, come avevo già segnalato nella mia replica nel corso della seduta precedente, il Governo si riconosce in moltissime delle indicazioni che vengono dalle mozioni, le quali sono molto coerenti con la linea che esso si è dato.
Stiamo infatti puntando sulle energie rinnovabili, facendone un punto di forza del nostro sistema energetico, fino a superare gli obiettivi stabiliti in sede europea per l'Italia al 2020, in particolare per quanto riguarda le rinnovabili elettriche, e passare dal 26 per cento, deciso in sede europea, ad almeno il 35 per cento. Per fare questo, il Governo ha definito un percorso di sviluppo del settore e di aumento dei megawattora prodotti da fonti rinnovabili, in coerenza con la scelta del superamento dell'obiettivo europeo, ed ha ridefinito contemporaneamente il sistema degli incentivi, in modo da garantire che questo sviluppo sia economicamente e socialmente sostenibile.
Le mozioni in esame intervengono su questa impostazione, proponendo alcune correzioni ed alcuni miglioramenti che in generale, come ora dirò, vengono accolti dal Governo.
Venendo ora al merito delle mozioni e procedendo secondo l'ordine di presentazione delle stesse, per quanto riguarda, innanzitutto, la mozione n. 600, presentata dalla senatrice Vicari e da altri senatori, il Governo accoglie il primo ed il terzo degli impegni indicati nel dispositivo, così come formulati; accoglie altresì il secondo impegno, con la seguente riformulazione: «a valutare la possibilità di garantire una proroga per l'applicazione dei nuovi sistemi incentivanti fino a coprire un congruo arco temporale tra l'approvazione dei decreti e l'attivazione delle nuove modalità previste dal decreto legislativo n. 28 del 2011 e a darne comunicazione alle Commissioni parlamentari competenti».
Con riferimento poi alla mozione n. 623, presentata dal senatore Viespoli e da altri senatori, il Governo accoglie tutti gli impegni, così come formulati nel dispositivo.
Quanto alla mozione n. 624, a firma del senatore Pinzger ed altri senatori, il Governo accoglie imprimo impegno del dispositivo, con una riformulazione volta a consentire di avere realmente l'incentivazione sugli impianti di produzione europea, perché l'esperienza del «IV Conto Energia» ci dice che, in molti casi, hanno goduto delle incentivazioni produzioni non italiane e non ubicate nel resto d'Europa che avevano semplicemente ottenuto le certificazioni richieste.
Allora la riformulazione, ai fini del potenziamento della richiesta presentata nella mozione, è la seguente: «a prevedere un'adeguata articolazione del nuovo sistema tariffario che consenta, nell'ambito delle complessive risorse stanziate, l'attribuzione di un premio sugli impianti che installano in prevalenza componenti realizzati nell'Unione europea, con relativi sistemi di controllo».
Il secondo impegno proposto dalla mozione («ad introdurre un bonus fiscale sugli utili reinvestiti in impianti fotovoltaici») non è accolto, in quanto il sistema di incentivi previsto dal conto energia è già sufficiente a garantire una equa - anzi, se mi consentite, più che equa - remunerazione degli investimenti. Segnalo al riguardo il parere formulato qualche giorno fa dall'Autorità per l'energia elettrica e il gas.
Il terzo impegno («a promuovere la ricerca e lo sviluppo di soluzioni innovative») è accolto.
Il quarto impegno («a semplificare lo strumento del registro per tutti gli impianti fotovoltaici, limitandolo ad impianti superiori a 200 chilowatt») non è accolto, perché la soglia di 200 chilowatt di potenza non garantisce il controllo dei volumi di spesa. Si consideri che gli impianti con potenza inferiore a 200 chilowatt rappresentano ad oggi il 38 per cento della potenza totale, quindi una porzione significativa (e probabilmente in crescita) della spesa.
Il quinto impegno («a mantenere il tetto di spesa a 7 miliardi di euro») non è accolto, in quanto le valutazioni di impatto rese nella relazione tecnica allegata al decreto dimostrano l'esatto contrario, ovvero il budget reso disponibile consentirà di incentivare fino a 2.000 megawatt all'anno e condurre il settore alla grid parity.
Il sesto impegno («a rendere retroattivi gli investimenti e a tutelarli») non è accolto. Il settimo impegno non è accolto («a regolare le tariffe») perché il riconoscimento della rivalutazione per inflazione non è previsto in alcun Paese e non è giustificabile a giudizio del Governo.
Con riferimento alla mozione n. 625, presentata dal senatore D'Alia e da altri senatori, è accolto il primo impegno («ad intervenire in tempi rapidi, al fine di adottare i decreti attuativi di cui all'articolo 24 del decreto legislativo n. 28 del 2011»).
Quanto al secondo impegno («a garantire una proroga per l'applicazione dei nuovi sistemi incentivanti»), si propone la medesima riformulazione proposta per la mozione presentata dalla senatrice Vicari e da altri senatori, ovvero: «a valutare la possibilità di garantire una proroga per l'applicazione dei nuovi sistemi incentivanti fino a coprire un congruo arco temporale dall'approvazione dei decreti e a darne comunicazione alle Commissioni parlamentari competenti».
Il terzo impegno, relativo al made in Europe, è accolto con la stessa riformulazione segnalata poc'anzi, cioè «a prevedere un'adeguata articolazione del nuovo sistema tariffario che consenta, nell'ambito delle complessive risorse stanziate, l'attribuzione di un premio sugli impianti che installano in prevalenza componenti realizzati nell'Unione europea con relativi sistemi di controllo, promuovendo la ricerca e lo sviluppo di soluzioni innovative ed efficienti, semplificando il registro».
Il quarto impegno («a riconfermare la premialità nella sostituzione delle coperture in amianto») è accolto.
Il quinto impegno («a procedere ad una riorganizzazione e rimodulazione del sistema di incentivi») è accolto, però proponiamo di riformularlo, sostituendo le parole «e a convocare un tavolo di concertazione» con le seguenti: «prevedendo adeguata consultazione», come si fa in questi casi, per esempio nella procedura adottata dalle Autorità di regolazione quando emanano le loro delibere.
Il sesto impegno («a contenere i costi delle famiglie») è accolto.
Il settimo impegno («a dare impulso a misure atte a disincentivare i comportamenti speculativi degli operatori») è accolto.
L'ottavo impegno («ad adottare provvedimenti più incisivi volti al perseguimento degli obiettivi europei sull'energia prodotta dalle fonti rinnovabili») è accolto.
Esprimo infine parere favorevole sul nono, sul decimo e sull'undicesimo impegno.
Quanto alla mozione n. 626 (testo 2), a prima firma del senatore Bubbico, esprimo parere favorevole sugli impegni primo e secondo.
Anche sul terzo impegno il parere è favorevole, a patto di una piccola riformulazione, con la quale si chiede di aggiungere, dopo le parole: «lo sviluppo», le altre: «delle automobili ecologiche a bassa emissione e in particolare...». Tale riformulazione è volta a mantenere una linea generale, sia del nostro Paese sia dell'Unione europea, che è la neutralità tecnologica.
Esprimo parere favorevole sugli impegni quarto, quinto, sesto e settimo. In merito a quest'ultimo, ricordo che stiamo parlando dell'articolo 65, comma 3, del decreto-legge "cresci-Italia", quindi degli impianti realizzati da aziende agricole.
Sull'ottavo impegno, il parere è favorevole, a patto che vi sia la seguente riformulazione: «a prevedere per gli impianti a biomassa e a biogas un'adeguata transizione tra il vecchio e il nuovo sistema incentivante, anche prevedendo eventuali decurtazioni per ogni mese di proroga rispetto alla previgente data di decorrenza dell'applicazione del nuovo sistema, posta al 1° gennaio 2013».
Passo ora alla mozione n. 628, a prima firma del senatore Rutelli.
Esprimo parere favorevole sugli impegni primo e secondo.
Esprimo, invece, parere contrario sul terzo impegno. La soglia proposta non garantisce il controllo dei volumi di spesa, come già accennavo riguardo ad un analogo impegno, più ampio, peraltro, di una precedente mozione.
Esprimo, infine, parere favorevole sugli impegni quarto e quinto.
Veniamo alla mozione n. 629, a prima firma del senatore Li Gotti.
Esprimo parere favorevole sul primo impegno e sul secondo («ad integrare con modalità più efficaci le politiche sulle rinnovabili con le politiche per l'efficienza energetica;»).
Viene accolto con una richiesta di riformulazione il terzo impegno, rispetto al quale si propone di espungere le parole: «, evitando ciclicamente l'adozione di misure che blocchino o penalizzino gli investimenti già avviati;», e ciò perché le proposte dei decreti ministeriali del Governo sulle rinnovabili elettriche appena avviate all'esame della Conferenza Stato-Regioni e dell'Autorità dell'energia sono dovute, in base al decreto legislativo 3 marzo 2011, n. 28. Non sono ciclica adozione di misure che bloccano o penalizzano: sono decreti ministeriali dovuti. Quindi, va benissimo la prima parte dell'impegno, cioè «ad adottare una strategia di sostegno stabile e trasparente», che è l'obiettivo esatto che vogliamo perseguire; però, proponiamo di togliere la frase finale, che secondo noi non ha relazione con ciò che si sta facendo.
Il quarto impegno («ad agevolare il ricorso al credito bancario da parte degli operatori del settore») è accolto.
Il quinto impegno, invece, non è accolto, per un motivo principale, di certezza degli investitori. Intanto, vorrei chiarire un aspetto, che non è all'interno delle mozioni, ma è bene chiarirlo, dato che c'è stata una discussione su questo. I registri sono stati criticati perché aggiungono una complicazione burocratica. Il problema dei tempi burocratici sta nelle procedure di autorizzazione, che sono di competenza regionale e comunale: è lì che i tempi sono lunghi. I registri sono rapidissimi: come sappiamo, sono una procedura informatica in automatico con dei criteri di priorità. Dopo la domanda, in due mesi si sa se si è dentro il registro o meno.
Qual è la differenza del registro rispetto alla proposta formulata nella mozione Li Gotti ed altri? Il registro dà certezza: una volta che io sono nel registro, il mio progetto diventa pienamente bancabile perché è certo che avrò l'incentivo e l'ammontare dell'incentivo. Se invece scriviamo che non c'è il registro ma c'è una penalizzazione in sede di riduzione della tariffa, io non sono bancabile perché non so quale sarà l'incentivo che avrò. Quindi, l'impegno in questione non è accolto dal Governo, perché vogliamo che questi progetti di investimento siano pienamente bancabili.
Il sesto impegno è articolato in vari subimpegni. La lettera a) («ad elevare il limite di spesa all'incentivazione») non è accolto per il motivo che dicevo prima: il limite che abbiamo posto è coerente con l'obiettivo di 2.000 MW all'anno.
Non leggerò tutti gli impegni, per brevità, e mi perdoni per questo il senatore Li Gotti e gli altri presentatori, cui assicuro che, se sarà necessario, entrerò nel merito.
Non sono accolte le lettere b) e c);sono accolte le lettere d) ed e), come pure la lettera f), concernente il made in Europe con una richiesta di riformulazione, già letta precedentemente in riferimento ad altre mozioni: «a prevedere un'adeguata articolazione nel nuovo sistema tariffario che consenta, nell'ambito delle complessive risorse stanziate, l'attribuzione di un premio sugli impianti che installano in prevalenza componenti realizzati nell'Unione europea, con relativi sistemi di controllo, promuovendo la ricerca e lo sviluppo di soluzioni innovative ed efficienti, semplificando il registro». Sono accolte le lettere g) e h) (quest'ultima però con la seguente riformulazione: «a prevedere incentivi premiali per il fotovoltaico a concentrazione»).
Il settimo impegno è articolato in varie lettere. La lettera a) è accolta; la lettera b) non è accolta, perché eleva la soglia dei registri a 250 chilowatt di potenza e, come ho spiegato questo non consente il controllo dei volumi di spesa. Non sono accolte le lettere c), d), e) e f).
Per quanto riguarda la mozione n. 630, a firma del senatore Vallardi e di altri senatori, il primo impegno, in sintesi, è quello di prevedere un'entità differenziata dell'incentivazione per territori. Questo impegno non è accolto, perché riteniamo una simile differenziazione non comprensibile in un'ottica di efficienza localizzativa degli impianti, per cui la tariffa deve sollecitare l'investitore a realizzare gli impianti da fonti rinnovabili dove esiste maggiore potenziale, e non minore potenziale. In ogni caso, è divergente rispetto ad un approccio volto ad accompagnare il settore verso la grid parity.
Il secondo impegno è accolto. Anche il terzo impegno, per l'adozione di ulteriori decreti interministeriali volti a sostenere l'efficienza energetica ed il risparmio dei consumi, è accolto: stiamo lavorando su questo, quello dell'efficienza energetica è un punto per noi prioritario. Il quarto impegno, relativo al sostegno della ricerca e dello sviluppo nel settore delle rinnovabili, è accolto.
Infine, l'ordine del giorno G1, a prima firma della senatrice Contini, pone in capo al Governo due impegni: il primo è «a ripristinare condizioni di congrua remunerazione degli impianti di cogenerazione da biomasse liquide, adeguando opportunamente il coefficiente e il prezzo di ritiro dei certificati verdi per mezzo dei decreti ministeriali di attuazione previsti dal decreto legislativo 3 marzo 2011, n. 28». Questo impegno non è accolto dal Governo. La rivalutazione che viene richiesta, che va nel senso di aumentare gli incentivi per impianti preesistenti, cioè già costruiti, è motivata con riferimento all'aumento del costo dell'olio, soprattutto di importazione, che ha subito un notevole incremento di prezzo negli ultimi tempi. Ora, però, attenzione: noi non vediamo la convenienza ad incoraggiare investimenti che comportano ampio ricorso a materie prime estere, posto che uno degli argomenti a sostegno delle energie rinnovabili è quello della riduzione della dipendenza da fonti estere e che l'importazione da oltreoceano non appare vantaggiosa in termini di riduzione della CO2. Quindi, il primo impegno contrasta, a nostro giudizio, con l'esigenza fondamentale di fare delle rinnovabili uno strumento di riduzione della dipendenza dall'estero e di contenimento della CO2.
Il secondo impegno è «a rivedere, per gli impianti di generazione alimentati da biomasse, biogas e bioliquidi, le scadenze per il rilascio dei certificati verdi con cadenza mensile, ripristinando condizioni il più possibile vicine alla situazione precedente alla normativa introdotta dal decreto legislativo 3 marzo 2011, n. 28». Lo accogliamo, chiedendo una piccola riformulazione, nel senso di sostituire le parole «a rivedere» con le seguenti: «a valutare possibili revisioni,».
PRESIDENTE. Passiamo dunque alla votazione delle mozioni.
LI GOTTI (IdV). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LI GOTTI (IdV). Signor Presidente, ringrazio il Governo per le ulteriori informazioni che ci ha dato, anche attraverso la risposta sui singoli impegni. Nel complesso, si coglie obiettivamente un'inversione di linea netta, che si concretizza proprio nel recepimento dell'impegno della mozione a mia prima firma, dove è detto che il Governo si impegna «a procedere con urgenza alla definizione, condivisa e trasparente, di una strategia energetica nazionale che non si fondi sulle fonti fossili, ma sulla pianificazione della promozione delle fonti rinnovabili e dell'efficienza energetica, in vista del raggiungimento degli obiettivi europei».
Ovviamente, questa è una linea strategica, che, in quanto tale, chiaramente manifesta una presa di posizione netta del Governo sul tema. Mi sarei aspettato da parte del Governo, e purtroppo è una lacuna che devo lamentare... (Brusìo).
PRESIDENTE. Colleghi, per cortesia, il collega Li Gotti sta intervenendo.
LI GOTTI (IdV). Dicevo che devo lamentare di una lacuna, a fronte di alcune dichiarazioni rese in Commissione dal Ministro dello sviluppo economico, che faceva intendere uno spostamento della nostra politica energetica verso il settore degli impianti estrattivi di gas e petrolio, con tutte le conseguenze che ciò comporta. Infatti, questa opzione, come ebbi modo di dire nel corso della discussione (quando il Governo era presente, ma non purtroppo nella persona del titolare della materia), non determinerebbe un impatto favorevole e positivo per la nostra economia in considerazione dei bassissimi costi in termini di prodotto da parte dei concessionari. Aumentare, infatti, ilquantum di estrazione dal 10 per cento attuale al 20 per cento, mantenendo i costi a carico dei concessionari, al 4 per cento per le coltivazioni gassose e dal 7 al 10 per cento per le coltivazioni di petrolio (e quindi nuove estrazioni), significa continuare a garantire ai concessionari gli utili. Cioè, il nostro Paese dai propri giacimenti recupera ben poco, e recupera ben poco il territorio, cui per legge va destinato il 50 per cento dell'aliquota di prodotto corrisposta dai concessionari. In un'ottica di politica federale, è ovvio che, se un territorio ha un bene, deve essere consentito che da quel bene possa trarre un frutto.
Lo Stato ha deciso quasi di donarlo questo bene, perché se per il metano l'aliquota pagata dai concessionari è del 4 per cento vuol dire che lo Stato rinunzia al 96 per cento del prodotto, che va a beneficio del concessionario, che poi lo vende allo Stato a prezzi di mercato, con un danno al territorio, perché di quel 4 per cento il 50 per cento va allo Stato e il 50 per cento va al territorio. Indubbiamente, in un'ottica federalista, noi dobbiamo incentivare, invece, l'attenzione e le possibilità di risorse per il territorio. In questo senso, in Commissione vi sono disegni di legge in fase avanzatissima di elaborazione: c'è un accordo di tutte le forze politiche per promuovere un testo base che riveda il sistema delle aliquote.
A fronte di questa che sembrava un'opzione da parte del Ministro dello sviluppo economico sulla ragione, avrei voluto sentire una parola - e se è possibile avere una motivazione in proposito - dell'assenza del nostro Paese al megaprogetto "Desertec", capitanato dalla Germania, con l'utilizzo di sistemi tecnologici (solare a concentrazione termodinamica) di invenzione italiana.
È un progetto rispetto al quale l'Italia rimane spettatrice; eppure il Governo tedesco, nel 2008, venne ospitato proprio dal Parlamento per presentare questo progetto. È un progetto da 400 miliardi di euro, che sta andando avanti, con gli accordi con la Tunisia e con il coinvolgimento di molte industrie. Perché l'Italia rimane assente dinanzi a questo megaprogetto? Alla fine, diventeremo acquirenti dell'energia che sarà prodotta utilizzando la soluzione inventata o scoperta da un italiano e che viene recepita da altri Paesi, ma non dal nostro. Perché questo? Nel momento in cui vi è un coinvolgimento a livello mondiale su questo megaprogetto, perché stiamo a guardare? Perché non ci siamo inseriti? C'è un motivo?
Mi sarei aspettato, al di là degli impegni, anche una parola su questa che è, secondo me, la più rilevante iniziativa nel settore per i prossimi anni a livello mondiale.
Purtroppo, quando il progetto "Desertec" prendeva l'avvio, la politica del Governo era ostile a quella soluzione. Oggi no. Il Governo dimostra di aver fatto un'opzione, anche a seguito delle scelte operate dal popolo italiano. Ma, allora, che la scelta sia fatta fino in fondo e si trovi la possibilità, essendo stati noi chiamati dal Governo tedesco fin dal 2008. Invece siamo rimasti fuori.
Il silenzio su questo passaggio crea una lacuna, essendo peraltro materia di diverse risoluzioni e mozioni che noi abbiamo presentato in quest'Aula e che mai hanno avuto seguito. Mai. Non si riesce a ottenere risposte su questo argomento. Questa era un'ulteriore occasione. Date una risposta: perché l'Italia rimane a guardare e, invece di produrre (potendo), acquisterà l'energia prodotta da altri con le nostre invenzioni?
Per il resto, al di là di quella che considero un'omissione colmabile da parte del Governo, pur con qualche recriminazione su dei singoli punti, ritengo che sia sulla nostra mozione che sul complesso delle risposte date dal Governo in termini di impegno si possa percepire positivamente una nuova impostazione.
Accogliamo, quindi, pur con qualche piccolo sacrificio, le soluzioni prospettate dal Governo. (Applausi dal Gruppo IdV)
FLERES (CN:GS-SI-PID-IB-FI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FLERES (CN:GS-SI-PID-IB-FI). Signor Presidente, onorevoli senatori, signor rappresentante del Governo, il Gruppo di Coesione Nazionale intende esprimere il proprio compiacimento per il giudizio che il Governo ha espresso sui contenuti della mozione da noi presentata. L'assenso su tutti e cinque i punti della mozione ci gratifica e ci convince che la strada intrapresa relativamente al sostegno da offrire sul piano politico allo sviluppo delle fonti energetiche alternative è ragionevole e trova nel Governo l'attenzione che merita.
Uno scrittore e poeta famoso, Rudyard Kipling, nel 1910 scrisse una poesia al figlio intitolata "Se", in cui elencava una serie di "se" che, alla fine, avrebbero consentito al figlio di potersi definire un uomo. Ebbene, anche noi formuliamo un auspicio che per certi versi somiglia molto al "Se" di Kipling.
Pertanto, ai colleghi che ritengono che la via delle energie alternative non sia da perseguire e sostenere dico che probabilmente anche noi l'avremmo pensata in maniera diversa se non avessimo avuto la consapevolezza che il petrolio diminuisce di quantità e aumenta di prezzo; se non avessimo avuto la consapevolezza che il carbone inquina; se non avessimo avuto la consapevolezza che il nucleare è stato bocciato da un referendum; se non avessimo avuto la consapevolezza che in tutto il mondo le fonti energetiche alternative vengono premiate. In sostanza, se non avessimo avuto queste ed altre consapevolezze probabilmente anche noi ci saremmo espressi per una scelta diversa e non avremmo condiviso il regime di aiuti necessario a favorire questa sorta di start up per un sistema di produzione energetica come quello di cui stiamo parlando.
Se tutti i "se", cui facevo riferimento prima, ed altri "se" non fossero variabili ipotetiche, probabilmente avremmo detto che qualsiasi regime di aiuti fosse stato messo in atto da un Governo si sarebbe potuto scontrare con il dettato dell'articolo 87 del Trattato sull'Unione europea. Ma così non è. E, se così non è, perché non sostenere queste produzioni alternative e non favorire i territori nei quali tali produzioni, per ragioni di clima, insolazione e vento, possono dare maggiori risultati, rendendo efficace la spesa?
Per tale motivo, signor Sottosegretario, siamo molto contenti del parere che lei ha espresso a nome del Governo sulla mozione 1-00623 ed auspichiamo che sempre più si favoriscano, non le speculazioni energetiche da fonti alternative (non è questo quello che vogliamo), ma l'autoimpiego di produzioni energetiche. Sosteniamo la necessità che si realizzino azioni volte, ad esempio, al comparto dell'agricoltura, attraverso le serre, o anche alla riduzione dei costi energetici delle pubbliche amministrazioni con misure che riguardano gli edifici comunali, le scuole, le caserme, gli impianti sportivi. Penso alle coperture degli impianti di calcio e a quanta superficie esse potrebbero offrire se venisse prevista una misura che tiene conto di questo modello di produzione energetica; penso ai tetti dei garage, alle tettoie dei parcheggi e a tutte quelle superfici che, senza determinare alterazioni significative di natura architettonica o sovraccarichi di tipo strutturale, possono consentire una produzione per autoconsumo che certamente allevierebbe il costo di trasporto dell'energia, da una parte, e il costo di produzione dei prodotti agricoli, e non solo, dall'altra.
Dunque, signor rappresentante del Governo, onorevoli colleghi, credo che in questo campo si debba, progressivamente e razionalmente, utilizzando il buon senso, tenere conto delle possibilità che lo sviluppo di fonti energetiche alternative possono offrire e di quelle che non possono offrire. Razionalmente e non fideisticamente, razionalmente e non ideologicamente e neanche affaristicamente, occorre individuare il percorso più consono per raggiungere tale obiettivo.
Il nostro voto, dunque, sarà favorevole sulla mozione da noi presentata ed accolta dal Governo in ogni sua parte e sarà favorevole anche sulle altre mozioni che, in buona parte, ripetono i medesimi contenuti che noi abbiamo sviluppato, con le osservazioni e le correzioni suggerite dal Governo (ove tali proposte di riformulazione fossero accolte dai presentatori).
Un'ultima notazione riguarda il rapporto tra i cittadini utenti o produttori di energia alternativa e la pubblica amministrazione. La scommessa che oggi si deve giocare è nel rapporto tra queste due parti: chi produce o consuma energia, da un lato, e la pubblica amministrazione, che autorizza gli impianti e compie tutti i passaggi di natura burocratica previsti dalla legge, dall'altro. È necessario che tali rapporti vengano semplificati e siano più certi; altrimenti ogni sforzo che il Governo e il Parlamento tentano di compiere rischia di diventare vano perché si scontra con l'insensibilità burocratica che, invece di adottare la logica del sì, per favorire crescita e sviluppo, adotta la logica del no, se non addirittura quella del "a condizione", e non sempre le condizioni sono legittime. (Applausi dal Gruppo CN:GS-SI-PID-IB-FI).
BRUNO (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BRUNO (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Signor Presidente, noi riteniamo che le questioni ambientali rappresenteranno una delle poche frontiere della politica del futuro, ed è su quelle che si giocheranno i nuovi equilibri sociali, geografici e politici. Per questo motivo, siamo convinti che fa bene il Governo ad avere assunto sull'argomento una posizione che innova.
Crediamo che l'azione del Governo, del ministro Passera e dello stesso ministro Clini, delinei, in materia di politica energetica, alcuni punti fermi che condividiamo, in particolare che non possono esservi monopoli o posizioni di forza nel settore dell'energia, anche perché questo finirebbe per gravare, attraverso le bollette, sul costo complessivo. Quindi alcune decisioni, come lo scorporo della proprietà di SNAM Rete Gas da ENI (uno dei primi atti di questo Governo), ci vedono convintamente dalla parte del Governo.
Nel settore delle energie rinnovabili, che è l'argomento al nostro esame, gli schemi di decreto all'esame della Conferenza unificata per la definitiva emanazione delineano la volontà di incentivare sul serio chi produce energia, ma nel contempo di ridurre le posizioni di rendita che si sono create in questo settore. Alla base di tutto, però, dal nostro punto di vista, devo stare l'idea del risparmio energetico, attraverso l'efficienza energetica delle costruzione e strumenti a basso consumo energetico.
Se il nostro Paese riuscirà a raggiungere gli obiettivi di produzione di energia da fonti rinnovabili che ci siamo dati, che abbiamo scelto e, al contempo, a ridurre i consumi il peso dell'energia di derivazione fossile, rispetto al totale dell'energia consumata, potrà registrare percentuali ancora più basse.
La riduzione degli incentivi, considerato che il prezzo di taluni apparati e impianti per la produzione di energia rinnovabile (pensiamo al fotovoltaico) è drogato dalla presenza degli incentivi stessi, porterà - ne siamo certi - ad una riduzione del costo degli impianti.
Abbiamo, tra l'altro, evidenziato in una nostra mozione la necessità che gli incentivi finiscano veramente in una filiera europea, che non si usino artifizi per portare gli incentivi al di fuori del contesto europeo, magari favorendo mercati privi della regolazione e dei controlli presenti in Italia e in Europea.
Ci dispiace, onorevole Sottosegretario, che non sia stato colto lo spirito contenuto nel punto 3) della nostra mozione. Mi permetto pertanto di invitarla a ripensarci, magari riscrivendolo, se il problema è rappresentato dai costi o dal limite di 200 kilowattora. Il senso di quel punto sta nel fatto che noi sappiamo che spesso - come ho già detto anche in discussione generale - gli interventi, in particolare sul fotovoltaico, sono stati strutturati quasi come fossero interventi finanziari, dunque non più come interventi relativi al settore ambientale, tesi a contenere l'emissione di CO2, tanto è vero che è prevista una rendita del 20 per cento. Quando chiediamo dunque di aiutare gli enti pubblici ad essere più competitivi nel settore chiediamo allo Stato di partecipare ad un investimento. Il senso del punto 3) è di aiutare gli enti pubblici, quindi lo Stato, ad investire nel settore, perché nel tempo vi sarà un ritorno economico.
Dunque, se fosse possibile accogliere quel punto, magari anche riformulandolo, ne saremmo lieti; in ogni caso ci riteniamo già soddisfatti dei punti che sono stati accolti dal Governo, come, per esempio, quello in cui si chiede di prendere atto della necessità di istituire una sede di confronto tra Parlamento, Governo e operatori del settore.
Infine, vorrei fare un accenno anche alle altre mozioni.
Sono soddisfatto che il Governo non abbia espresso un parere favorevole ad un punto della mozione n. 630, che riguarda anche la questione dell'irraggiamento. È come se si affermasse che è giusto che le zone più fredde del Paese, in cui si consuma di più per riscaldare e quindi si immette più CO2, paghino di più. Insomma, diciamo le cose come stanno. C'è una parte del Paese in cui si produce energia utilizzata dall'altra parte del Paese: c'è il Sud Italia che produce energia (basta prendere i dati di Terna per verificarlo) in surplus rispetto alle proprie esigenze.
E la produzione di quest'energia, che arriva sia dal Centro che dal Sud Italia, spesso comporta la costruzioni di ciclopiche centrali a carbone, sulle coste per esempio. Insomma, spesso causa veri e propri scempi; tuttavia, sapendo che l'energia è un settore strategico che, come tale, viene mantenuto allo Stato nazionale, nessuno pone la questione in termini dirimenti rispetto allo stesso irraggiamento solare, come ho letto nella mozione a prima firma del senatore Vallardi. Diciamola tutta fino in fondo: c'è una parte del Paese, la Basilicata, in cui si estrae il petrolio che viene utilizzato dal nostro Paese; c'è una parte del Paese, la Sicilia, in cui viene raffinato il petrolio che serve al Paese; c'è una parte del Paese, la Calabria, in cui viene estratto il gas naturale; ci sono le miniere a carbone della Sardegna e c'è il Lazio che fornisce parti intere del suo territorio alle centrali dell'ENEL. E, intanto, di tale questione non viene mai tenuto conto in un ragionamento più complessivo e non lo si fa perché queste parti del Paese sono consapevoli di contribuire al bene del Paese nel suo complesso. Tentare di introdurre questa specifica, quasi ci fosse un'agevolazione per una parte di Italia che ha la responsabilità - ahimè - di avere un irraggiamento maggiore, mi sembra proprio il colmo, per cui condivido pienamente il fatto che il Governo non abbia approvato questo tipo di impegno. (Applausi dal Gruppo Per il Terzo Polo:ApI-FLI).
SBARBATI (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SBARBATI (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Signor Presidente, innanzitutto voglio ringraziare il Governo per l'attenzione rivolta a questo tema. Un tema importante, su cui il nostro Gruppo si è più volte cimentato attraverso mozioni, interpellanze, interrogazioni, ottenendo talvolta risposte soddisfacenti, altre volte più lacunose.
L'attenzione oggi dimostrata dal Governo è sostanziale, essendo entrata profondamente nel merito di tutte le mozioni. Con particolare riferimento alla nostra mozione, sulla quale il Governo si è dimostrato ad accogliere questioni molto importanti, esprimo profonda soddisfazione, a nome di tutto il Gruppo e anche delle varie componenti del Gruppo stesso.
Riteniamo che l'energia sia un asse strategico all'interno del quale si muove, e non può non muoversi, lo sviluppo di un Paese; asse che determina e può determinare la sua crescita. Un asse strategico su cui va posta un'attenzione fondamentale per le questioni che interessano non soltanto la crescita e lo sviluppo, e quindi l'economia, ma anche l'ambiente. L'Europa ha lanciato, a questo riguardo, da tempo, una sfida importante per la riduzione delle emissioni di CO2 e per l'incentivazione di tutte le fonti alternative, una sfida che deve essere accolta e sulla quali i Paesi europei hanno costruito politiche più o meno importanti.
Il nostro Paese ha fatto molto. Forse in un primo momento si è lanciato con eccessivo entusiasmo su alcuni settori, aprendo, per certi aspetti, la strada ad una speculazione internazionale. In merito a quest'ultimo aspetto crediamo che da parte del Governo vada posta un'attenzione particolare. Occorre evitare la speculazione internazionale in tale ambito, soprattutto da parte delle energie rinnovabili, da parte di multinazionali che spesso si sono rivelate "fameliche" aggredendo l'Italia. Ciò è avvenuto soprattutto in alcune Regioni del nostro Paese, dove si è verificata una forte pressione che ha messo i sindaci e i presidenti di Regione in gravi difficoltà, inducendoli anche ad adottare provvedimenti costrittivi e restrittivi che hanno bloccato, in qualche modo, lo sviluppo di questa filiera.
Noi diciamo che va perseguita questa strada, ma con una politica organica che guardi non ai singoli settori ma all'insieme del problema. Per questo motivo, il punto strategico della nostra mozione (che poi è l'ultimo ma è fondamentale) riguarda un nuovo piano energetico nazionale, che non rinneghi quanto si è fatto nel passato; metta a fuoco i punti positivi; riprenda, per quanto riguarda il decreto legislativo n. 28 del 2011, le questioni dei decreti attuativi ancora sospese, per dare certezza agli investimenti passati e possibilmente anche a quelli che si potranno mettere in campo in futuro; presti un'attenzione forte - desidero sottolineare questo al Governo, avendolo già affrontato altre volte anche a nome del Gruppo - e abbia a cuore soprattutto la salvaguardia del nostro patrimonio paesaggistico, ambientale e dei beni culturali.
L'operazione di saccheggio compiuta in gran parte delle Regioni italiane da parte del fotovoltaico su territori agricoli anche di grande importanza (territori fruttuosi e non zone abbandonate e aride), grida vendetta. Una delle poche ricchezze che abbiamo è rappresentata dai beni culturali, ambientali e architettonici e su di essa va mantenuta alta l'attenzione. Si può incentivare tutta la gamma delle rinnovabili in particolare, anche il fotovoltaico, senza aggredire il suolo, soprattutto nelle zone altamente produttive dell'agricoltura. È una operazione che grida veramente vendetta e su cui è stato posto un freno. Credo che il Governo abbia il dovere di mantenere costante l'attenzione in detto settore.
Non voglio dilungarmi oltre, perché ho ritenuto la risposta del Governo efficace e soprattutto molto soddisfacente. I dieci punti della nostra mozione sono stati tutti accolti, tranne alcune brevi modifiche, che non sono sostanziali ma più che altro formali e, per certi aspetti, politiche.
La profonda soddisfazione che esprimiamo si potrà naturalmente condensare in un voto favorevole, che sarà espresso anche sulle mozioni presentate dagli altri Gruppi, avendo tutti dimostrato di avere a cuore il problema e di aver compreso che parlare di crescita e di sviluppo per il nostro Paese significa essenzialmente affrontare la politica energetica italiana. Politica energetica da intendere come asse strategico, come ho detto prima, in quanto dalla sicurezza degli approvvigionamenti, in termini sia quantitativi che qualitativi, dipende poi la qualità della vita e la crescita del nostro Paese, su cui tutti quanti stiamo puntando e il Governo in modo particolare. (Applausi della senatrice Giai).
VALLARDI (LNP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
VALLARDI (LNP). Signor Presidente, colleghi, rappresentanti del Governo, l'argomento che stiamo discutendo riguarda sicuramente il futuro. Come hanno detto gli autorevoli colleghi intervenuti prima di me, quando si parla di energie rinnovabili, a prescindere dalla tipologia di energia che si produce, si compie effettivamente un salto in avanti, nel futuro, nel destino della nostra generazione ma soprattutto di quelle generazioni che dopo di noi verranno.
Credo sia da condividere l'atteggiamento avuto da questo Governo, che ringrazio, nell'approvare indistintamente - così come faremo noi del Gruppo della Lega Nord - tutte le mozioni che sono state presentate le quali, anche se con sfumature diverse, centrano tutte il problema. Si tratta, cioè, di dare una mano allo sviluppo delle energie rinnovabili, perché effettivamente in questo Paese ne abbiamo un grande bisogno. Un Paese come il nostro, che dipende quasi totalmente dall'estero per l'approvvigionamento dell'energia, credo abbia sicuramente bisogno di avere una forma autonoma di sostentamento energetico: e quale migliore forma, se non quella del sole, del vento, dell'idroelettrico?
Qui in Italia ne abbiamo di energia rinnovabile, tant'è vero che tutti ci chiamano e ci decantano anche come «o Paese d'o sole». Sono convinto, quindi, che andiamo tutti nella direzione giusta. Penso che il sole per il nostro Paese sia un po' come l'oro nero, dal quale purtroppo ancora oggi quasi totalmente dipendiamo.
Ringrazio dunque il Governo ed il sottosegretario De Vincenti per avere accolto, anche se solo in parte, le nostre richieste. Devo dire, però, che alla fine ci dispiace che non sia stata non solo accolta, ma forse neanche capita fino in fondo la nostra semplicissima richiesta, che adesso andrò a motivare, di differenziazione del conto energia per fasce climatiche. Forse il Governo non l'ha capita, e sicuramente non l'ha capita il collega senatore Bruno, che in maniera partigiana difende il Sud del Paese.
Noi della Lega Nord siamo convinti che investire sulle energie rinnovabili sia positivo; ci va anche bene che gli investimenti siano fatti in quei territori, soprattutto del Sud Italia, in cui le ore di sole sono sicuramente maggiori rispetto al Nord. Quello che non condividiamo è però il fatto che, essendo le ore di sole al Sud nettamente superiori rispetto al Nord - lei mi insegna, signor Sottosegretario, circa il 30-40 per cento in più - anche tutti gli investimenti vengono poi attratti in quei territori. A questo punto, però, non si spiega perché ci siano così tanti impianti fotovoltaici o eolici dislocati al Sud che producono energia, senza che poi questa possa essere utilizzata o trasportata, per la mancanza di reti elettriche idonee a trasferirla.
Dunque, caro senatore Bruno, ci sono troppo impianti nel Sud di questo Paese che producono energia elettrica che noi cittadini paghiamo, ma che poi non viene assolutamente utilizzata da alcuno. È per questo motivo che noi della Lega Nord chiediamo che vi siano delle fasce climatiche, che non c'entrano nulla con la politica, ma che riguardano invece una questione di equità sociale: non capiamo, infatti, come mai una famiglia che al Nord fa un impianto fotovoltaico riesca ad ammortizzarlo, se va bene, in 15 anni, mentre se lo stesso impianto fotovoltaico lo fa una famiglia del Sud lo ammortizza in 6-8 anni, quindi quasi in metà tempo. Credo che questo non sia giusto, né corretto.
Per questo motivo chiediamo che ci sia una puntualizzazione al riguardo, magari nel prossimo decreto energia, che dovrebbe arrivare in Aula nel giro di qualche mese, in maniera tale che l'energia elettrica nel nostro Paese, anche quella rinnovabile, sia prodotta lì dove viene utilizzata. Credo sia infatti comprensibile a tutti che il Nord assorbe e consuma effettivamente energia elettrica, cosa che forse non accade al Sud (purtroppo, non essendo fortemente sviluppato dal punto di vista industriale). In alternativa, signor Sottosegretario, si potrebbe pensare di investire in una forte componente di reti elettriche, in maniera tale che l'energia elettrica prodotta al Sud possa essere facilmente trasportata in quei territori, soprattutto del Nord, in cui l'energia elettrica viene consumata.
La ringrazio, signor Sottosegretario, per aver accolto le altre nostre richieste, tutte finalizzate a realizzare lo sviluppo e, soprattutto, una maggiore educazione ambientale per quanto riguarda le energie rinnovabili, perché siamo convinti che nel nostro Paese ancora oggi purtroppo manchi una conoscenza profonda e diretta delle opportunità positive che le energie rinnovabili possono dare, sia per l'ambiente, sia per l'economia del Paese.
Come tutti sappiamo, stiamo purtroppo vivendo un momento molto negativo per quanto riguarda lo sviluppo economico: siamo in piena recessione. Pertanto, se ci fosse anche da parte del Governo un atto di coraggio (ma mi sembra che di coraggio questo Governo ne abbia ben poco: non voglio essere sarcastico o ironico, ma purtroppo i fatti lo dimostrano), se ci fossero agevolazioni in modo che ogni famiglia potesse avere un impianto fotovoltaico sul tetto della propria casa, si darebbe sicuramente una sferzata agli investimenti e all'economia di questo Paese.
Provi ad immaginare, signor Sottosegretario, se ipoteticamente ogni famiglia, entro un anno a partire da oggi, volesse investire in un impianto fotovoltaico. Provi solo ad immaginare quanto gettito, solo per quanto riguarda l'IVA, avrebbe l'erario dello Stato, e che sferzata, dal punto di vista degli investimenti, vi potrebbe essere in questo Paese. Magari non investendo sui pannelli che arrivano dalla Cina e che, purtroppo, fanno morire le nostre aziende. Infatti, scelte scellerate da parte anche di questo Governo sugli incentivi hanno fatto morire le aziende del fotovoltaico del nostro Paese agevolando l'importazione dei pannelli dalla Cina, ed anche su tale argomento gradirei la sua attenzione.
Credo che siamo ancora in tempo, perché dobbiamo salvare le generazioni future. Il Gruppo della Lega Nord condivide le scelte operate anche dagli altri Gruppi parlamentari e voterà a favore di tutte le mozioni fin qui presentate, perché vanno tutte verso scelte positive dal punto di vista degli investimenti ambientali, scelte per il futuro nostro e soprattutto dei nostri figli. (Applausi dal Gruppo LNP).
*FIORONI (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FIORONI (PD). Signor Presidente, signor Sottosegretario, onorevoli senatori, le politiche a sostegno delle fonti rinnovabili certamente si inseriscono nel più completo quadro di una strategia energetica nazionale, che purtroppo manca ormai da tempo in Italia. Penso sia proprio questo il motivo per cui anche il sistema di incentivazione non ha mai trovato una disciplina stabile, compiuta e coerente.
L'Europa è invece intervenuta spesso con riferimento alle rinnovabili. Nel 2008 ha adottato il pacchetto clima-energia, che contiene una serie di misure volte a combattere i cambiamenti climatici e a promuovere l'uso delle energie rinnovabili. Peraltro, di recente, la Commissione è anche intervenuta con una comunicazione al Parlamento che fissa la tabella di marcia verso un'economia competitiva a bassa emissione di carbonio nel 2050.
Tra le misure contenute nel pacchetto rientra la direttiva 2009/28/CE sulla promozione delle energie rinnovabili, che è anche oggetto delle mozioni oggi in discussione, che fissa obiettivi vincolanti per ogni Stato membro e l'Italia ha preso l'impegno di raggiungere il 17 per cento di consumo complessivo di energia da fonti rinnovabili entro il 2020 e ha dato attuazione alla direttiva con il decreto legislativo n. 28 del 3 marzo 2011. Tale decreto ha stabilito i criteri generali del sistema di incentivazione delle rinnovabili a decorrere dal 1° gennaio 2013, rimandando la definizione delle modalità attuative a successivi decreti ministeriali, che dovevano essere adottati entro settembre 2011. Purtroppo questo non è accaduto, mettendo in difficoltà l'intero settore di produzione di energia elettrica, con riferimento non solo al fotovoltaico, ma anche alle altre fonti (eolico, geotermico, biomasse, idroelettrico), aspetto che è importante ricordare.
Al di là di questi obiettivi, è certo l'interesse italiano a sviluppare a livello nazionale la produzione di energia con fonti rinnovabili per creare una filiera tecnologica innovativa che crei impresa ed occupazione minimizzando le importazioni.
Basti valutare l'evoluzione del settore nel tempo: nel 2010, secondo l'ultimo rapporto ENEA, si riconferma la rapida crescita dei settori delle fonti energetiche rinnovabili, che nel nostro Paese sono arrivate complessivamente a coprire il 12 per cento del consumo interno lordo (CIL) di energia, registrando una crescita del 10,4 per cento rispetto all'anno precedente. Questo per dire che è coerente pensare che l'obiettivo di una strategia energetica rispettosa della sostenibilità ambientale non può che passare dalla promozione delle fonti rinnovabili anche oltre il 2020.
Allo stato attuale, per fare in Italia una scelta strategica di consistente sviluppo delle rinnovabili nei prossimi decenni è necessario comprendere le ragioni che ne stanno alla base e sviluppare un'ampia riflessione da questo punto di vista.
Dobbiamo capire tutti che c'è una previsione plausibile di una crescita dei prezzi del petrolio e del gas, che la crisi climatica richiederà riduzioni consistenti delle emissioni di gas di serra, che occorre puntare su fonti nazionali per ridurre la dipendenza energetica dall'estero, e, soprattutto, che i miglioramenti tecnologici hanno già ridotto i costi (per esempio, il modulo del solare fotovoltaico in 10 anni ha dimezzato il costo e aumentato i rendimenti) e pertanto produrranno ulteriori tagli significativi dei costi entro il prossimo decennio.
Una scelta strategica richiede anche la creazione di un quadro normativo coerente e sistematico, che fornisca strumenti idonei per la massimizzazione delle prospettive di crescita delle rinnovabili nel mix energetico del Paese, che deve portare ad una diminuzione del costo dell'energia. A questo proposito, non dovrà essere trascurato, ma tenuto in grande considerazione, il parere delle Regioni su queste materie, in ragione, sia della loro competenza concorrente, sia del dover portare avanti una programmazione energetica per il territorio di riferimento.
A proposito del costo dell'energia, voglio riportare in quest'Aula una riflessione importante legata alle modifiche del mix produttivo, un aspetto che è stato messo in evidenza dall'Autorità per l'energia elettrica e il gas, che riferisce che lo sviluppo da fonti rinnovabili non programmabili, insieme alla generazione distribuita, ha determinato un processo di cambiamento dei fondamentali alla base del funzionamento del mercato elettrico, tanto da richiedere, in prospettiva, di rivedere, a livello europeo, l'attuale disegno di mercato originariamente pensato per un parco elettrico tradizionale. Su questo dobbiamo avviare una riflessione importante.
A queste considerazioni si aggiunga che, per la promozione delle rinnovabili, vanno constatate molte carenze sul fronte delle politiche industriali. Soprattutto i settori innovativi, che possono costituire un'eccellenza per il nostro Paese, non hanno visto politiche industriali adeguate, tant'è che anche l'ENEA, in un recente focus sulle rinnovabili, sostiene che l'Italia, se da un lato si distingue per la generosità delle tariffe incentivanti all'energia verde, soprattutto riguardo alla generazione elettrica, dall'altro risulta piuttosto carente sul fronte delle politiche a supporto della crescita dell'industria nazionale. «La domanda interna» - dice l'ENEA - «di sistemi e componenti per le installazioni a fonte rinnovabile, infatti, è ancora coperta in misura prevalente con il ricorso alle importazioni dall'estero che hanno portato ad un peggioramento del saldo commerciale italiano (...)».
Giustamente il Governo si sta concentrando su queste necessità, tanto che nel programma nazionale di riforme si pone l'obiettivo di determinare uno sviluppo sostenibile delle energie rinnovabili per una crescita equilibrata e per raggiungere gli obiettivi del pacchetto clima-energia 2020 e, se possibile, superarli, come detto anche dal Sottosegretario.
Va aggiunto che, con riguardo agli incentivi, per ridurre i costi in bolletta, l'approccio corretto dovrebbe essere quello di assicurare stabilità e durata, rivedendo periodicamente gli incentivi, ma solo a fine di adattarli alla riduzione dei costi di produzione, assicurando in ogni caso una corretta remunerazione degli investimenti. Per questo motivo è fondamentale il principio del giusto livello di incentivazione volto a favorire la competitività di mercato delle fonti rinnovabili, a scoraggiare le attività speculative e ad evitare gli errori del passato. Il tutto seguendo il ragionamento secondo il quale l'incentivazione è una leva strategica che si prevede possa estinguersi dopo il 2020, in quanto le fonti rinnovabili potranno raggiungere la parità dei costi in rete rispetto all'elettricità prodotta con fonti fossili.
Per la promozione delle fonti rinnovabili gli incentivi rimangono importantissimi e vanno commisurati all'affermazione di mercato delle stesse e resi stabili al fine di garantire la programmazione delle aziende e dei finanziamenti. Sono pertanto difficilmente accettabili ulteriori ritardi nell'adozione dei decreti ministeriali, che devono prevedere i nuovi sistemi incentivanti. Quando non c'è certezza per le imprese, gli investimenti si bloccano e le conseguenze si riflettono sull'occupazione.
È giusta e opportuna quindi la richiesta di garantire un intervallo di tempo congruo per consentire alle imprese di adeguarsi alle previsioni dei nuovi decreti sulle rinnovabili elettriche, una volta che verranno finalmente adottati, il che avverrà comunque con netto ritardo. Ma gli incentivi vanno adeguati anche per le fonti rinnovabili che sino ad oggi non sono state incoraggiate a sufficienza. Penso alle rinnovabili termiche, per le quali si è sviluppata una filiera industriale di vero made in Italy. I relativi decreti ministeriali di attuazione dovevano essere emanati dal settembre 2011 e le imprese sono ancora in attesa. L'Autorità sottolinea, peraltro, che l' utilizzo di fonti rinnovabili per la produzione di calore è più efficiente in termini di rendimento medio rispetto all'utilizzo per la produzione di energia elettrica.
Ultime considerazioni circa l'esigenza di implementare l'efficienza energetica nella generazione e nell'uso dell'energia, che è fondamentale per ridurre la domanda di energia, la dipendenza dall'utilizzo di fonti fossili di importazione e le emissioni di gas serra e quindi aumentare la sicurezza dell'approvvigionamento. Su questi temi ci siamo molto spesi con proposte di incentivazione che hanno avuto successo anche sotto il profilo dello sviluppo economico e produttivo, come, ad esempio, il credito d'imposta del 55 per cento sulle riqualificazioni energetiche degli edifici.
Con riferimento alle problematiche sollevate dalla Lega sull'eccesso di capacità produttiva al Sud, riconosciamo il problema, ma riteniamo che se si incrementa la produzione da fonti rinnovabili in parallelo e senza esitazioni vanno programmati interventi al fine di gestire i flussi di energia per integrare le fonti rinnovabili; il che significa rinnovare le infrastrutture elettriche e renderle flessibili, sostenere lo sviluppo delle reti intelligenti anche nell'infrastrutturazione ed interconnessione europea, sui quali temi si stanno prendendo importanti decisioni cui l'Italia deve partecipare da protagonista.
Questi sono i temi che ci stanno a cuore e che sono oggetto della nostra mozione. Voteremo, pertanto, a favore anche di tutte le altre mozioni che si conformano a queste argomentazioni ed apprezziamo anche il fatto che il Governo, con il suo parere, abbia riconosciuto la valenza delle nostre argomentazioni. (Applausi dal Gruppo PD).
CURSI (PdL). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CURSI (PdL). Onorevole Presidente, colleghi, rappresentanti del Governo, l'Italia ha compiuto negli ultimi anni dei progressi enormi nel settore delle energie rinnovabili, che la pongono nelle condizioni di rispettare gli impegni assunti nelle sedi internazionali (Protocollo di Kyoto) ed europee (pacchetto clima-energia 20-20-20). Pensiamo, in particolare, al settore fotovoltaico, dove il nostro Paese è il secondo in Europa per potenza installata dopo la Germania, e ad altri segmenti delle rinnovabili come l'idroelettrico, l'eolico e la geotermia.
Possiamo dire quindi che negli ultimi anni le potenzialità che offre l'Italia nel comparto delle rinnovabili sono state valorizzate anche grazie ad una serie di opportuni interventi normativi. Tra questi, merita sicuramente di essere ricordato il provvedimento legislativo n. 28 del 2011, sul quale ricordo che la Commissione industria, che mi onoro di presiedere, aveva svolto un notevole approfondimento, coinvolgendo tutte le associazioni e tutti gli operatori del settore per fornire al Governo degli utili indirizzi sulla migliore via da intraprendere, nella consapevolezza di quanto il settore delle energie pulite rivesta grande rilievo per il comparto energetico e, più in generale, per l'economia nazionale.
Una delle richieste che la Commissione aveva rivolto al Governo lo scorso anno, e che aveva poi trovato spazio nel decreto legislativo n. 28, era quella di adottare, in tempi rapidi (sei mesi), i decreti di attuazione del decreto legislativo madre, in modo da assicurare ai diversi operatori un quadro normativo regolatorio certo, in grado di consentire una corretta programmazione degli investimenti, evitando anche quei fenomeni speculativi che hanno purtroppo danneggiato il settore ed i numerosi imprenditori onesti che in esso operano tutti i giorni per far crescere il Paese.
Su questo punto, però, dobbiamo registrare che il Governo ha solo di recente, con diversi mesi di ritardo, presentato il testo dei decreti ministeriali sui quali si sta ora acquisendo il parere della Conferenza Stato-Regioni.
Tutto questo ha inevitabilmente creato una grave situazione di incertezza, soprattutto nei settori diversi dal fotovoltaico (penso in particolare all'eolico, all'idroelettrico, alla geotermia), con il risultato di paralizzare gli investimenti già programmati, in attesa di comprendere quale sarebbe stato l'orientamento del Governo.
Pertanto, insieme a numerosi altri colleghi della Commissione e non, abbiamo voluto richiamare l'attenzione del Governo sulla necessità di instaurare un maggiore confronto tra l'Esecutivo ed il Parlamento su tali tematiche attraverso le Commissioni parlamentari competenti che, qui in Senato, hanno dimostrato di seguire sempre con attenzione l'evolversi della situazione. Questo confronto, nel quale dovranno essere coinvolte anche le associazioni di categoria e gli operatori del settore, consentirà di giungere sicuramente a scelte maggiormente equilibrate, ponderando i diversi interessi in gioco.
Vorrei qui esprimere apprezzamento nei confronti del sottosegretario De Vincenti che stamani, motivando il voto sulle singole mozioni, ha dato un contributo notevole, come già sta facendo all'interno del rapporto Governo-Commissioni, su un tema così delicato, assumendo anche e giustamente posizioni che talvolta possono anche essere non comprese dalla pubblica opinione.
Mi riferisco, in particolare, al tema degli incentivi. So che il Governo sta valutando concretamente l'ipotesi di un provvedimento legislativo per un una rivisitazione complessiva del tema degli incentivi, non solo su questo settore, ma anche su altri che riguardano la piccola e media impresa. Penso che una rivisitazione del tema sia opportuna, anche alla luce dei risultati che si intende raggiungere, perché se parliamo tutti quanti di crescita e vogliamo ottenere dal Governo una crescita che si esprima attraverso comportamenti concreti, dobbiamo farlo anche attraverso quegli utili incentivi che favoriscano le famiglie e la piccola e media impresa. Questi incentivi devono essere seri, operativi ed evitare che si verifichino alcune situazioni negative.
Tale rivisitazione deve essere in grado di coniugare le ricadute sulla filiera industriale, sull'ambiente, sull'occupazione, sulla gestione del territorio e anche sulla componente - che non guasta - anche della bolletta elettrica. Infatti, tutte le volte che si parla di incentivi e di atteggiamenti che devono essere assunti, va a finire tutto sulla bolletta, con le conseguenze che abbiamo visto: siamo arrivati ormai ad un 10 per cento in più sulla bolletta elettrica. Occorrerà probabilmente riconsiderare questa situazione. Aiuteremo il Governo, per gli aspetti che ci riguardano come Commissione, a trovare una soluzione importante.
Vanno privilegiati gli investimenti produttivi e non quelli meramente speculativi, che hanno già prodotto tanti effetti negativi. Vorrei ricordare in Aula l'ultimo intervento in audizione in Commissione, del ministro Passera che su questo tema è stato particolarmente preciso e concreto. Al ministro Passera, quindi al Governo, chiederemo l'ulteriore impegno ad intervenire nuovamente in audizione nelle prossime settimane, perché vorremmo capire in che modo il Governo si vuole muovere e che cosa vuole fare per favorire le piccole e medie imprese, ma soprattutto per fare in modo che sul tema dell'energia elettrica, ma anche sull'altro tema specifico del prezzo della benzina, si abbiano a determinare consistenti riduzioni in aiuto delle famiglie.
Sappiamo che il tema dell'energia oggi colpisce in modo particolare la piccola e media impresa. Molte aziende stanno chiudendo, perché il costo dell'energia è arrivato al punto tale che non ce la fanno più a sostenerlo. Ricordo nuovamente ai presenti la situazione dell'ALCOA in Sardegna: vorremmo evitare altre ALCOA e vorremmo che la piccola e media impresa, soprattutto quella che ha investimenti all'estero, possa essere sostenuta per evitare che si creino disoccupazione e cassa integrazione.
Quello che si chiede quindi al Governo è di procedere, prima dell'emanazione definitiva dei decreti, ad un'attenta analisi dei costi e dei benefìci che deriveranno per i consumatori e per le imprese dal nuovo quadro normativo predisposto. Su questo riteniamo che il Parlamento dovrà essere costantemente informato, anche per essere nelle condizioni di affrontare al meglio decisioni che riguardano migliaia di imprese e di consumatori italiani, che dovranno essere calibrate al meglio per fare in modo che siano di sostegno vero sia alle famiglie che alle piccole e medie imprese.
Per tali ragioni, esprimo il voto favorevole del Gruppo del PdL sulla mozione n. 600 (testo 2). Sulle altre mozioni, concordo con quanto espresso dal sottosegretario De Vincenti, che ringrazio per il contributo che ha fornito su questo tema. (Applausi dai Gruppi Pdl e PD).
POSSA (PdL). Domando di parlare per dichiarazione di voto in dissenso dal mio Gruppo.
PRESIDENTE. Ne prendo atto e le do la parola.
POSSA (PdL). Signor Presidente, onorevoli colleghi, mi permetto di esprimere alcune considerazioni dissenzienti rispetto alle mozioni in esame, in particolare rispetto a quella del PdL. Occorre che ci sia molta umiltà nell'esprimere un dissenso di fronte ad un concerto così generale. Esprimo un atteggiamento di umiltà, ma mi esprimo anche in scienza e coscienza, sulla base di una vita dedicata, in qualità di ingegnere, alle problematiche energetiche.
Ciò premesso, sono dissenziente da quello che oggi tutte le mozioni più o meno dicono, prima di tutto perché non vi è, con riferimento alle energie rinnovabili, nessuna critica di base alle fondamenta dell'atteggiamento radicale dell'Unione europea al riguardo della CO2. La CO2, ripeto quello che ho detto in discussione generale, non è assolutamente un veleno: centinaia e centinaia di scienziati di alto livello contestano che sia responsabile di gravi distorsioni del clima; comunque, il suo contributo alle variazioni climatiche, se mai c'è, non è poi così negativo, perché un riscaldamento non vuol dire la rovina, come invece la Commissione europea ha sempre sostenuto.
A proposito di Commissione europea, leggo nella premessa della mozione a prima firma della senatrice Vicari la seguente rispettosa espressione: «Un settore strategico non solo per il raggiungimento degli obiettivi nel 2020 ma anche dei nuovi obiettivi al 2030 fissati dalla Commissione europea e la road map al 2050 già approvata dall'Unione europea». Ma come? La Commissione europea ci fissa nuovi obiettivi al 2030? Ma siamo noi, rappresentanti del popolo italiano, a fissare gli obiettivi cui sottoporre il nostro Paese. Sono stress pazzeschi quelli degli obiettivi vincolanti. Poi sentiamo parlare della road map al 2050 già approvata dall'Unione europea: per fortuna non è stata ancora approvata, trattandosi di una proposta contenuta nella comunicazione COM(2011) 112 della Commissione europea, ma è già una vergogna che sia stata proposta una road map così drammatica, che al 2050 "decarbonifica" tutta l'economia, senza tener conto di quello che ciò significa per la nostra vita sociale.
In queste mozioni sulle energie rinnovabili non si tiene assolutamente conto di tale contesto, del fondamento di alcune affermazioni sulla CO2, di questo atteggiamento anche dell'Unione europea che travalica i nostri compiti di rappresentanza. Qui c'è la soggettività del popolo italiano, non altrove.
Detto ciò, mi rammarico che non vi sia nella mozione a prima firma della senatrice Vicari un richiamo esplicito alla necessità, signor rappresentante del Governo, di un quadro strategico nazionale; solo in tale ambito, come hanno detto altri colleghi, si possono definire le incentivazioni. Noi abbiamo davanti un'enormità, un'anomalia gravissima: l'incentivazione del fotovoltaico. Siamo diventati veramente dei rapinatori di risorse. Abbiamo assunto impegni per 7 miliardi di euro all'anno per venti anni: 140 miliardi di incentivazione del fotovoltaico: è un enormità, un'assurdità.
Dove si verifica tale assurdità? Nell'aumento del costo del chilowattora. Abbiamo aumentato il costo del chilowattora del 25 per cento, come è stato valutato. E poi, sì, creiamo nuovi posti di lavoro, ma sono posti di lavoro low tech, e quanti invece ne perdiamo? Infatti, il chilowattora, il prezzo fondamentale della nostra struttura sociale e produttiva, non è più considerato con attenzione estrema, come invece bisognerebbe fare; è una variabile dipendente, non è una variabile a nostra disposizione ed è effettivamente quella che registra un aumento. Qualcuno lo ha detto poc'anzi: taglieremo i posti di lavoro perché il costo del chilovattora aumenterà; lo ha detto anche il presidente Cursi un attimo fa nella sua dichiarazione di voto. Occorre quindi il quadro strategico nazionale, ed entro questo bisogna definire gli incentivi, che non devono essere dissennati, come lo sono stati finora. Il IV Conto Energia è un'enormità: il decreto salva-ALCOA è un'enormità: lo abbiamo purtroppo approvato, ma adesso non possiamo ripetere fesserie di questo genere.
Come vedete, ci sono molti elementi di dissenso rispetto a tutte le mozioni qui presentate. Qualcuno ha accennato, la senatrice Sbarbati in particolare, all'affollamento della speculazione internazionale. Gli incentivi che abbiamo erogato sono stati l'avvio di una dilapidazione di risorse a favore dei fondi comuni di investimento inglesi e americani, i cui rappresentanti, quando si è accennato vagamente, nella primavera del 2011, a bloccare, prima del quarto Conto Energia, tale dilapidazione di risorse, sono subito andati, addirittura con l'ambasciatore americano in testa, a protestare presso le nostre autorità di Governo. Come sempre, siamo preda di speculazione predatoria. Il nostro Paese è diventato preda di speculazione anche in questi campi. (Applausi dal Gruppo PdL e della senatrice Sbarbati).
Occorre un quadro strategico complessivo entro cui situare le incentivazioni. L'energia è fondamentale per il nostro Paese. Non possiamo parlare di crescita e non valutare il quadro in modo complessivo.
Va bene incentivare, ma - attenzione! - l'incentivazione comporta la creazione di un'industria assistita. Noi abbiamo creato un'industria assistita. La signora Unione europea ha consentito, dopo aver parlato tanto di mercato concorrenziale (il nostro presidente Monti in testa), che noi creassimo, invece, nel campo delle energie rinnovabili, un mercato non concorrenziale, con entrate garantite e predefinite, senza concorrenza. Esattamente il contrario di quello che si deve fare in una buona amministrazione. Altro che monopolismo: molto peggio del monopolismo! Ci siamo creati un'industria assistita, che peserà continuamente in futuro.
Bisogna effettivamente considerare tutti questi elementi in modo globale. Non riscontro, invece, in queste mozioni tale globalità, né la consapevolezza dei gravi errori commessi, cui assolutamente, ora come ora, non possiamo porre rimedio, ma che dobbiamo correggere in futuro. Invece, tutti gli auspici sono a proseguire in questa direzione. (Applausi dal Gruppo PdL. Congratulazioni).
MENARDI (CN:GS-SI-PID-IB-FI). Domando di parlare per dichiarazione di voto in dissenso dal Gruppo.
PRESIDENTE. Ne prendo atto e le do la parola.
MENARDI (CN:GS-SI-PID-IB-FI). Signor Presidente, onorevoli colleghi, anch'io parlo in dissenso rispetto alle mozioni presentate, e mi associo a quanto ha testè affermato il senatore Possa. In particolare, credo che il dibattito che si è svolto e che si sta svolgendo in quest'Aula, per quanto è stato appena detto, sia quasi surreale.
Noi parliamo di energia, associandola a una parola magica, che oggi è di moda, come la crescita, non rendendoci conto che, invece, parlando di energia facciamo l'inverso di ciò che vogliamo.
Alcuni dati sono significativi. Nel 2012 il costo per la promozione della produzione di energia da fonti rinnovabili sale a 10,4 miliardi di euro (6 miliardi solo per l'energia solare): il 50 per cento in più rispetto ad un anno prima. Nel 2020, stima l'Autorità, si potrebbe arrivare a 10 o 12 miliardi di euro l'anno, che, sommati a ciò che oggi paghiamo di incentivi per il pregresso, portano a 20 miliardi di euro all'anno la bolletta degli extra costi.
Gli strumenti per incentivare, in particolare, il solare sono stati così appetitosi e la legislazione è stata così disponibile che oggi in Italia abbiamo installato pannelli solari per la produzione di 9,2 gigawatt, contro i 7,5 della Germania e i 2,2 della Cina. Rispetto alla famosa filiera che noi abbiamo detto di voler realizzare sulle fonti rinnovabili, ricordo che tutto questo costo è finito prevalentemente in Cina, perché noi importiamo dalla Cina ciò che ci serve per realizzare il fotovoltaico.
Ieri ho ricevuto una delegazione del Tibet che mi ha ricordato come apprezzino il lavoro italiano perché ancora oggi la produzione di energia elettrica che alimenta, ad esempio, la città di Lhasa deriva da una centrale termoelettrica realizzata con il contributo della tecnologia italiana. Siamo riusciti, sul tema delle fonti rinnovabili, a fare esattamente il processo inverso: anziché esportare tecnologia, importiamo dai Paesi asiatici, in particolare dalla Cina, una tecnologia che peraltro è di bassissimo livello.
Nel 2011 l'Italia ha ottenuto il record mondiale di installazione del fotovoltaico. Il mondo ha 67.350 megawatt di fotovoltaico e, come ho appena detto, la Germania ne ha 24.000, mentre l'Italia, soltanto quest'anno, ha già realizzato 12.500 MW.
Rispetto alle bollette, questo extra costo che ho appena ricordato - e lo dico per documentazione, così le famiglie che avranno voglia di informarsi potranno dire che anche in Parlamento ci si rende conto dei loro problemi - ha fatto sì che nel maggio 2012, quindi ora, le tariffe elettriche in Italia siano state ritoccate del 4,3 per cento. In realtà non è stato neppure il primo aumento del 2012 per le tariffe elettriche. In marzo il ritocco consistente, avvenuto insieme a quello del gas, sulle voci che riguardavano le tariffe di reti, le materie prime e la distribuzione, è consistito in un più 5,8 per cento. A maggio è arrivata la seconda tranche.
Voglio ricordare che i 20 miliardi in più che ci troveremo a pagare ogni anno sono costi a carico delle famiglie sulle bollette. Siamo il Paese che al mondo spende di più per l'approvvigionamento energetico e, francamente, partecipare ad un dibattito che non si pone in alcun modo questo problema e pensa invece a come redistribuire gli incentivi, fa sì che io non possa che riaffermare quanto ho appena detto, ovvero la mia contrarietà alle mozioni. Non parteciperò pertanto a nessuna delle votazioni relative alle mozioni in esame, non potendole in alcun modo comprendere. (Applausi dal Gruppo PdL).
Presidenza del presidente SCHIFANI (ore 10,51)
SPADONI URBANI (PdL). Domando di parlare per dichiarazione di voto in dissenso dal mio Gruppo.
PRESIDENTE. Ne prendo atto e le do la parola per non più di un minuto.
SPADONI URBANI (PdL). Signor Presidente, cercherò di essere brevissima, perché i colleghi che mi hanno preceduto hanno spiegato tecnicamente e politicamente il motivo per cui, nonostante il bellissimo confronto in Aula, chi conosce e ha studiato queste materie sa bene che le cose non stanno esattamente nel modo in cui sono state dette. La CO2 contribuisce al riscaldamento solare fino ad un certo punto, mentre è chiaro - come hanno specificato sia il senatore Possa che il senatore Menardi - che questo piano strategico complessivo serve, perché finora i notevoli finanziamenti distribuiti sono stati ad appannaggio non del nostro Paese, in termini di tecnologia, ma di altri Stati. Non me la sento pertanto di votare a favore di queste mozioni.
PRESIDENTE. Va bene, senatrice Spadoni Urbani. (Commenti della senatrice Spadoni Urbani).
PRESIDENTE. Prima di passare alla votazione, avverto che, in linea con una prassi consolidata, le mozioni saranno poste ai voti secondo l'ordine di presentazione e per le parti non precluse né assorbite da precedenti votazioni.
Dopo la votazione delle mozioni, ai sensi dell'articolo 160 del Regolamento, potrà eventualmente essere posto ai voti l'ordine del giorno G1, anch'esso per le parti non precluse né assorbite da precedenti votazioni.
Chiedo alla senatrice Vicari se accoglie le modifiche proposte dal Governo al secondo capoverso della mozione n. 600.
VICARI (PdL). Signor Presidente, la riformulazione richiesta dal Governo del punto 2) può essere accolta con qualche piccola correzione. Proponiamo che il testo diventi questo: «a valutare la possibilità di garantire, a seguito di una valutazione costi-benefici, una proroga per l'applicazione dei nuovi sistemi incentivanti fino a coprire l'arco temporale dall'approvazione dei decreti all'entrata in vigore delle nuove modalità previste dal decreto legislativo n. 28 del 2011 e a darne comunicazione alle Commissioni parlamentari competenti».
Accolgo quindi la riformulazione proposta dal Governo, anche perché segnalo che la 10ª Commissione permanente, così come ha fatto fino ad ora con il suo Presidente, senatore Cursi, continuerà a vigilare e a collaborare attentamente con il Governo, anche in considerazione di una prossima valutazione del cosiddetto decreto milleproroghe. Quindi, in quella fase, insieme alla Commissione verificheremo l'andamento.
Mi rivolgo, poi, ai colleghi che hanno svolto interventi in dissenso, sfidandoli a leggere attentamente la mozione e a trovare la parola "fotovoltaico". Infatti, la mozione n. 600 è destinata esclusivamente alle energie rinnovabili, rispettando gli obiettivi del "20-20-20" assunti con l'Unione europea. Quindi, forse la critica va mossa a monte, cioè rispetto all'accordo. In ogni caso, noi non entriamo nel merito perché lo abbiamo condiviso e lo stiamo rispettando. Dunque, non parliamo di fotovoltaico e pensiamo che non possa esservi una garanzia più grande per il Paese e per le imprese interessate di quella assicurata proprio con la riformulazione del punto 2), là dove prevediamo espressamente una valutazione attenta del rapporto costi-benefici.
PRESIDENTE. Invito il rappresentante del Governo a pronunziarsi sulla proposta testé avanzata dalla senatrice Vicari.
DE VINCENTI, sottosegretario di Stato per lo sviluppo economico. Signor Presidente, il Governo esprime parere favorevole sulla mozione n. 600, così come riformulata.
PRESIDENTE. Procediamo dunque alla votazione della mozione n. 600 (testo 2).
MURA (LNP). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Mura, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, della mozione n. 600 (testo 2), presentata dalla senatrice Vicari e da altri senatori.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione delle mozioni
nn. 600, 623, 624, 625, 626 (testo 2), 628, 629 e 630
PRESIDENTE. Procediamo alla votazione della mozione n. 623.
MURA (LNP). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Mura, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, della mozione n. 623, presentata dal senatore Viespoli e da altri senatori.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione delle mozioni
nn. 600, 623, 624, 625, 626 (testo 2), 628, 629 e 630
PRESIDENTE. Senatore Pinzger, ricordo che il Governo ha espresso parere favorevole sui punti 1) e 3), mentre ha espresso parere contrario sui restanti punti della mozione n. 624.
PINZGER (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Signor Presidente, a questo punto accolgo la riformulazione proposta sul punto 1) e considero molto importante il parere favorevole espresso sul punto 3) per promuovere la ricerca e soprattutto per individuare ulteriori soluzioni innovative.
Per il resto, non sono molto d'accordo, ma accetto la proposta del Governo, anche perché non mi pare che io abbia altre possibilità.
Quindi, signor Presidente, espungo tutte le parti della mozione su cui è stato espresso parere contrario dal Governo ed accolgo le riformulazioni suggerite sugli altri punti.
PRESIDENTE. Procediamo dunque alla votazione della mozione n. 624 (testo 2).
MURA (LNP). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Mura, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, della mozione n. 624 (testo 2), presentata dal senatore Pinzger e da altri senatori.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione delle mozioni
nn. 600, 623, 624, 625, 626 (testo 2), 628, 629 e 630
PRESIDENTE. Senatore D'Alia, accetta le riformulazioni della mozione n. 625 proposte dal Governo?
D'ALIA (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Sì, signor Presidente.
PRESIDENTE. Procediamo dunque alla votazione della mozione n. 625 (testo 2).
MURA (LNP). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Mura, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, della mozione n. 625 (testo 2), presentata dal senatore D'Alia e da altri senatori.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione delle mozioni
nn. 600, 623, 624, 625, 626 (testo 2), 628, 629 e 630
PRESIDENTE. Senatore Bubbico accetta la proposta avanzata dal Governo di modificare i punti 3) e 8) della mozione n. 626 (testo 2)?
BUBBICO (PD). Sì, signor Presidente.
PRESIDENTE. Procediamo dunque alla votazione della mozione n. 626 (testo 3).
MURA (LNP). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Mura, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, della mozione n. 626 (testo 3), presentata dal senatore Bubbico da altri senatori.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione delle mozioni
nn. 600, 623, 624, 625, 626 (testo 2), 628, 629 e 630
PRESIDENTE. È stata avanzata la richiesta di espungere il terzo capoverso della mozione n. 628. Senatore Rutelli, accetta?
RUTELLI (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Accetto, signor Presidente.
PRESIDENTE. Procediamo pertanto alla votazione della mozione n. 628 (testo 2).
MURA (LNP). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Mura, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, della mozione n. 628 (testo 2), presentata dal senatore Rutelli e da altri senatori.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione delle mozioni
nn. 600, 623, 624, 625, 626 (testo 2), 628, 629 e 630
PRESIDENTE. Senatore Li Gotti, accetta la richiesta del Governo di espungere alcuni punti della mozione n. 629 e di riformularne altri?
LI GOTTI (IdV). Sì, signor Presidente.
PRESIDENTE. Procediamo alla votazione della mozione n. 629 (testo 2).
MURA (LNP). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Mura, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, della mozione n. 629 (testo 2), presentata dal senatore Li Gotti da altri senatori.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione delle mozioni
nn. 600, 623, 624, 625, 626 (testo 2), 628, 629 e 630
PRESIDENTE. Senatore Vallardi, accetta di modificare la mozione n. 630 in considerazione del parere contrario espresso dal Governo sul primo capoverso del dispositivo?
VALLARDI (LNP). No, signor Presidente, e chiedo che la mozione venga votata per parti separate.
Il motivo per cui non accettiamo la riformulazione proposta dal Governo è che, come aveva sostenuto anche il Partito Democratico, il problema degli investimenti al Sud è assolutamente da rivedere. In questo settore ci sono troppe speculazioni e la rete elettrica nazionale al Sud non è in grado, purtroppo, di trasportare l'energia prodotta in quel territorio.
Pensare ad una rimodulazione degli incentivi al fotovoltaico basata sulle fasi climatiche credo sia un segnale di buonsenso e di equità sociale: blocca le speculazioni, ma soprattutto favorisce gli investimenti nei territori dove l'energia elettrica viene effettivamente consumata.
PRESIDENTE. Poiché non vi sono obiezioni, procediamo alla votazione per parti separate.
Passiamo alla votazione delle premesse della mozione n. 630.
MURA (LNP). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Mura risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, delle premesse della mozione n. 630, presentata dal senatore Vallardi e da altri senatori.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione delle mozioni
nn. 600, 623, 624, 625, 626 (testo 2), 628, 629 e 630
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione del primo capoverso del dispositivo della mozione n. 630.
MURA (LNP). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Mura risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, del primo capoverso del dispositivo della mozione n. 630, presentata dal senatore Vallardi e da altri senatori.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione delle mozioni
nn. 600, 623, 624, 625, 626 (testo 2), 628, 629 e 630
PRESIDENTE. Metto ai voti la restante parte della mozione n. 630, presentata dal senatore Vallardi e da altri senatori.
È approvata.
Senatrice Contini, accetta le proposte di modifica avanzate dal Governo sull'ordine del giorno G1?
CONTINI (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Signor Presidente, accetto la modifica relativa ai certificati verdi per cui il Governo si è impegnato.
Per quanto riguarda invece la parte del coefficiente, desidero solo fare una notazione al Sottosegretario. Immagino il rappresentante del Governo sappia che il ministro Clini è presidente della Global BioEnergy Partnership. Per questo motivo è bene auspicare che si instauri un tavolo di lavoro tecnico insieme al Ministero dell'ambiente per valutare meglio la tematica a livello internazionale, dove è già integrata la filiera ed è già riconosciuto il progetto CO2 Zero sostenibile, quindi non ci sono emissioni. Forse - ripeto - l'apertura di un tavolo tecnico potrebbe aiutare a dirimere la questione relativa a questa parte del dispositivo che non è stata accettata all'inizio.
PRESIDENTE. Essendo stato accolto dal Governo, l'ordine del giorno G1 (testo 2) non verrà posto ai voti.
PORETTI (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PORETTI (PD). Signor Presidente, desidero far presente che nell'ultima votazione elettronica ho sbagliato a votare.
SANGALLI (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SANGALLI (PD). Signor Presidente, anch'io desidero segnalare che durante la prima votazione, per errore, ho votato contro anziché a favore.
GARAVAGLIA Mariapia (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GARAVAGLIA Mariapia (PD). Signor Presidente, per una distrazione, non ho votato in senso favorevole alla mozione n. 626 (testo 3), del senatore Bubbico e di altri senatori.
PRESIDENTE. La Presidenza ne prende atto.