Ripresa della discussione delle mozioni
nn. 176 (testo 2), 635, 637, 638 e 639 (ore 12,50)
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Bosone. Ne ha facoltà.
*BOSONE (PD). Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor rappresentante del Governo, spero che oggi il Governo voglia recepire le chiare indicazioni di quest'Aula. Se così non fosse, perderebbe una grandissima occasione e non la perderebbe solo il Governo, che come tutti noi è qui in via transitoria, ma l'intero Paese.
Stiamo infatti attraversando tante difficoltà, le stanno attraversando l'Esecutivo, il Parlamento, l'Italia e l'Europa, ma l'insufficienza maggiore deriva dall'assenza di misure per la crescita. Ha difficoltà a proporle l'Europa, ha difficoltà a proporle l'Italia, abbiamo difficoltà noi a proporle come Parlamento e Governo.
Oggi, qui, ne prospettiamo una immediata, come è stato detto dai colleghi. La crescita non avviene a parole. Ogni volta che pronunciamo la parola crescita nel Paese chiudono due o tre aziende. La crescita avviene se investiamo, non in altri modi, e solo se investiamo sulle risorse umane, sul capitale sociale e sulle imprese. Affinché si ricrei un clima di fiducia e le imprese ricomincino a marciare, è evidente che il primo a far girare i soldi, e quindi gli investimenti, debba essere lo Stato nelle sue diverse articolazioni, ivi compresi gli enti locali.
Non possiamo chiedere a un'impresa di investire se lo Stato non crea le condizioni di fiducia affinché quell'investimento possa riuscire. Togliere il Patto di stabilità è il primo segnale immediato per ridare fiducia al nostro sistema imprenditoriale.
Personalmente ritengo che gli investimenti pubblici possano essere produttivi. Magari in passato si è usata impropriamente anche la leva del debito pubblico per fare assistenzialismo stupido e senza creare produzione, ma molti economisti oggi insegnano che per far ripartire un Paese in crisi occorre investire e talvolta servirsi anche del finanziamento pubblico. Se questo crea poi investimento produttivo è salvifico. Non esiste solo il rigore, non può esistere solo il pareggio di bilancio se poi lo Stato non regge. Il pareggio del bilancio è importante, ma la crescita di un Paese lo è di più. Avremo un ben magro bilancio se riusciremo, con il fiscal compact, a portare l'Europa in una situazione di assoluto pareggio ma contemporaneamente a un impoverimento di tutti i Paesi. Del resto, la Grecia è lì a dimostrarlo.
E' una distorsione pensare che lo Stato sia simile a un'azienda. Lo Stato non è un'azienda, è una comunità articolata di persone che deve essere tutelata, altrimenti riusciremo nello straordinario risultato di uno Stato che presenta un bilancio in pareggio ma una comunità a pezzi. Questo non possiamo permettercelo, soprattutto perché aprirebbe una condizione triste in prospettiva, non solo per la coesione sociale, che verrebbe distrutta, ma anche per la democrazia, che verrebbe messa in grave difficoltà.
In quest'ottica togliere il vincolo del Patto di stabilità rappresenta non solo un'opportunità che oggi abbiamo davanti, ma una necessità per il Governo, prima di tutto, poi anche per i territori, per le imprese e per le nostre famiglie. Per il Governo si tratta del mezzo più semplice per mettere soldi in circolazione, investire e favorire la crescita. Si è parlato di diverse decine di miliardi che domani potrebbero essere messe a disposizione.
Nel mio piccolo, la Provincia di Pavia - provincia media che io conosco meglio - di 540.000 abitanti domani potrà mettere a disposizione delle aziende 40 milioni di euro: abbiamo un residuo passivo pronto per essere erogato (si tratta complessivamente di 150 milioni di euro).
Si tratta di un'opportunità per le imprese. La settimana scorsa «Il sole 24 ORE» ha titolato: «I Comuni tagliano gli investimenti e le piccole e medie imprese si bloccano». Vi sono imprese che stanno fallendo: non pagando le imprese, le stiamo facendo fallire e, fallendo le imprese, falliscono le famiglie. Vi sono famiglie che dobbiamo aiutare, figli dati in affido. Ci rendiamo conto di tutto ciò e a cosa stiamo andando incontro?
È un'opportunità, oltre che per le famiglie, anche per gli enti locali. Vi sono lavori bloccati. Al riguardo cito il «Corriere della Sera»: «Metrò: i Comuni non pagano, fermi i lavori». Stiamo bloccando lavori fondamentali per lo sviluppo del territorio. Vorrei sapere come faremo a realizzare l'Expo 2015 se blocchiamo i lavori sul metrò e gli altri lavori pubblici essenziali, su cui stiamo investendo e su cui sono già stati assunti impegni.
Gli enti locali hanno difficoltà a investire e quindi a far crescere le imprese con opere pubbliche importanti: piani scolastici, manutenzione delle strade, ponti e così via. Tutto è bloccato. Rischiamo che nel 2012-2013 si creerà davvero una stasi, una palude pericolosissima nel nostro Paese. Vi è, però, anche un altro problema rappresentato dal fatto che, per mantenere il Patto, gli enti pubblici - anche quelli virtuosi, che hanno un importante avanzo di amministrazione, un indice di indebitamente basso, sotto il 4 per cento - devono comunque svendere beni pubblici senza averne necessità, per rispettare l'obiettivo del pareggio di bilancio. Peraltro, in questo momento è difficile svendere.
Oltretutto vi è un paradosso: da una parte, se non si vendono i beni pubblici, non si rispetta il Patto di stabilità e quindi si hanno sanzioni pesantissime e si blocca ancora di più il funzionamento della pubblica amministrazione; dall'altra, se si svende, la Corte dei conti è chiamata ad indagare. Dunque, si sta creando veramente una situazione paradossale.
Signor Sottosegretario, noi avvertiamo con una crescente preoccupazione che piano piano si sta uccidendo il territorio, che è costituito da piccole e medie imprese, decoro, qualità ambientale e, in definitiva, qualità della vita. Attraverso i territori è cresciuto il nostro Paese; la politica territoriale ha creato la ricchezza diffusa in Italia. Se soffochiamo i territori e la capacità di sviluppo della loro straordinaria ricchezza, rischiamo davvero di soffocare nel suo insieme il Paese. Chi realizzerà la crescita se non le nostre imprese e le nostre strutture territoriali? Forse saranno i marziani o i banchieri? Non credo proprio.
Allora, in questo momento abbiamo il dovere di liberare tali risorse. Inoltre, dobbiamo lavorare per cercare di ricostruire in Europa una reale solidarietà, che ormai è compromessa. Dobbiamo cercare di ricostruire il nostro Paese, legando i Comuni alle imprese e ai territori.
Questa è la bellezza della politica. Se abbiamo sbagliato con il Patto di stabilità, dobbiamo riconoscere che si è trattato di un errore. Oggi la politica deve riconoscere che questo Patto va cambiato. È la bellezza di cambiare: quando ci si accorge di sbagliare, bisogna cambiare percorso e oggi noi siamo qui, come Parlamento, a sottolineare che occorre subito fare ciò per ricreare le condizioni di rilancio e di crescita del Paese e anche - se mi permettete - per garantire una condizione minima di speranza per i nostri cittadini. (Applausi dai Gruppi PD e PdL).
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione.
Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo, al quale chiedo di esprimere il parere sulle mozioni e sugli ordini del giorno presentati.
POLILLO, sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Signor Presidente, premetto che non sarà facile rispondere ai numerosi rilievi avanzati nel corso della discussione. Gli argomenti sono stati molto vasti ed approfonditi; vi è stata anche una grande passione nell'illustrare le proprie tesi (cosa comprensibile), anche sulla base dell'esperienza personale di molti senatori intervenuti.
Fra l'altro, nel mio caso le difficoltà si accrescono perché io condivido molte considerazioni avanzate e, nonostante ciò, sono chiamato a svolgere una parte un po' ingrata giacché comunque, tutti insieme, dobbiamo far quadrare quella che gli economisti chiamano equazione maledetta, cioè il fatto che abbiamo di fronte risorse limitate rispetto a bisogni per definizione illimitati.
Far quadrare questa difficile equazione non è facile, specie se consideriamo il contesto internazionale che voi tutti conoscete. Richiamo solo un dato: mentre stiamo discutendo, lo spread tra titoli di Stato italiani e Bund tedeschi ha raggiunto la cifra di 433 punti base. Lo ricordo per dare l'idea di quanto difficile sia la situazione all'interno del quadro in cui ci troviamo.
Su alcune questioni vorrei rispondere subito. Vorrei, ad esempio, precisare che la logica del Patto di stabilità interna, che non ha mai avuto un'architettura distesa, nel senso che dal 1999 (anno in cui fu realizzato) vi è stato un inseguimento in una situazione di emergenza, non è di natura giuridica. Sarebbe, pertanto, vano ricercare direttive di carattere internazionale che lo configurano perché è stata una logica brutalmente economica e finanziaria, questa è la vera spiegazione, derivata dal fatto che il controllo della finanza pubblica in Italia - come sapete molto meglio di me - è difficile da realizzare.
C'è però una consecutio tra il quadro di carattere internazionale e la logica del Patto che dovremmo cercare di comprendere, altrimenti rischiamo di fare delle analisi insufficienti, almeno per comprendere l'essenza del fenomeno.
Siamo costretti a porre un vincolo sulla spesa per le contraddizioni esistenti date dal fatto che, vivendo in un regime di trasferimenti ai fini del finanziamento della spesa, se non mettiamo un vincolo non riusciamo poi ad avere coerenza tra il quadro macroeconomico di carattere generale, la spesa e i risultati di equilibrio di finanza locale. È il famoso albero storto, di cui si è discusso, con questa dicotomia che c'è tra una libertà di spesa e un accentramento dell'entrata che vale tutto sull'amministrazione centrale e quindi dà origine ai trasferimenti.
Noi purtroppo siamo costretti a porre due vincoli nel Patto di stabilità (il vincolo di cassa ed il vincolo di competenza) per ragioni di natura contabile, ma anche internazionale. Come sapete, infatti, le regole Eurostat ci impongono che, nel caso di eventuali investimenti, la contabilizzazione avviene nel momento della cassa, cioè del pagamento. Quindi, se acceleriamo il pagamento nella realizzazione delle opere pubbliche non viene contabilizzato il termine di competenza.
Naturalmente c'è un'alternativa a tutto questo, che poi è la strada maestra, ma richiede un momento di distensione degli equilibri finanziari di carattere generale: accelerare sul federalismo con una devoluzione della spesa (che già c'è stata, per la verità), una devoluzione dell'entrata e una devoluzione della responsabilità nel reperimento delle risorse. Questa è la strada che dobbiamo perseguire. È una strada che, di fronte alle nuove strette (fiscal compact e tutto ciò che sta avvenendo sul piano internazionale), è resa più difficile, ma non c'è dubbio che quella è la strada maestra.
A ciò devo però aggiungere degli elementi che non sono emersi nel dibattito, e cioè che, oltre alle devoluzioni, dovremmo avere forse un maggiore controllo sui bilanci - a partire da quello dello Stato, ma in modo particolare su quelli degli enti locali (Regioni, Province e Comuni) - e anche un altro vincolo, di cui si parla poco, sul debito, specialmente quando il debito degli enti locali è fuori bilancio.
Come si vede, i problemi sono estremamente complessi e non è la prima volta che ne parliamo.
Desidero ora informarvi sui progressi che abbiamo realizzato. Come sapete, esiste un gruppo di lavoro presso la Conferenza Stato-Regioni che ha un proposito ambizioso: quello di andare a verificare, attraverso un lavoro istruttorio, in che modo sia possibile modificare il Patto di stabilità interno in un quadro di carattere istituzionale che miri a una semplificazione e a una riorganizzazione dei diversi livelli di governo a livello territoriale.
Nell'ambito di tale impostazione, il presidente della Conferenza delle Regioni, Vasco Errani, chiese al Governo di fornire al gruppo di lavoro un quadro macroeconomico delle tendenze reali della spesa. Cifre che anche oggi ho sentito riferire frequentemente in Aula. Noi come Governo dicemmo che questo non era compito nostro, quanto piuttosto dell'ISTAT. Abbiamo preferito tale istituto per sgombrare subito il campo da eventuali polemiche, che da parte della Ragioneria generale dello Stato vi fosse la tentazione di presentare un quadro macroeconomico di lungo periodo degli anni passati che fosse difforme dalla realtà fattuale che si è verificata.
Se il Presidente mi autorizza, consegnerò una tabella in cui sono riportati alcuni dati, così come consegnerò la lettera dell'ISTAT che si è assunto l'incarico di fare queste elaborazioni e le ha rese disponibili affinché il Senato ne potesse avere piena contezza. Citerò sinteticamente soltanto alcuni dati per far comprendere la dimensione del fenomeno. La nostra valutazione va dal 1990 (è retrospettiva, ma poi dirò anche qualcosa sulle proiezioni) al 2010. Disponiamo dunque di un set di dati su cui è possibile fondare una discussione molto seria ed approfondita, perché tale deve essere.
Del 1990 abbiamo preso la spesa corrente e la spesa in conto capitale. Io citerò soltanto la spesa corrente, perché la seconda è molto erratica e varia di anno in anno, per cui è difficile poter scorgere il trend di lungo periodo. L'elaborazione è la seguente: fatta 100 la spesa complessiva delle pubbliche amministrazioni, abbiamo eliminato la spesa previdenziale, che risponde a logiche diverse, la spesa per interessi e quella per i trasferimenti per ogni livello, in modo da sapere qual è il contributo di ciascun livello istituzionale di governo alla spesa complessiva. Quindi, fatta 100 la spesa residuale (quindi spesa complessiva meno la spesa previdenziale, la spesa per interessi e la spesa per i trasferimenti), cito soltanto i due dati estremi: nel 1990 il peso delle amministrazioni centrali era del 57,5 per cento, nel 2010 siamo scesi al 51,6 per cento. Il totale delle amministrazioni locali passa dal 22,2 per cento al 31,9 per cento. Poi c'è la ripartizione per Regioni, Province e Comuni: mentre le Regioni dal 6,7 passano al 7,8 guadagnando un punto percentuale, le Province vanno dall'1,9 al 3 per cento e i Comuni passano dal 12,2 per cento al 15,7 per cento. Naturalmente questi dati non tengono conto di una serie di fattori, come trasferimenti di funzioni e maggiori servizi. Sono dati che hanno un valore euristico limitato, ma ci danno l'idea delle tendenze di lungo periodo.
A questa informazione, voglio aggiungere un altro dato. Come è noto il ministro Giarda ha presentato una prima traccia della spending review. Se n'è discusso in 5a Commissione in Senato, e dai primi dati emerge che i tagli nel 2011 e 2012 (cifre che sono state qui indicate) sono esattamente proporzionali al peso specifico della spesa di ciascun ente territoriale nei confronti del quadro complessivo di finanza pubblica.
Questo è, quindi, il contesto all'interno del quale devono essere svolti i ragionamenti per la riforma del Patto di stabilità, al fine di uscire da una situazione emergenziale ed anche episodica come quella degli anni passati, per arrivare ad una visione prospettica in cui si cerchi di razionalizzare il più possibile, con il doppio intento di offrire, al tempo stesso, il massimo dei servizi compatibili con il minimo dei costi, coniugando quindi efficacia ed efficienza come presupposto di una accresciuta solidità. Secondo me, questo dovrebbe essere il contesto di carattere generale all'interno del quale collocare la riflessione che vogliamo fare.
Se mi è consentito, vorrei fornire risposte più puntuali su quanto è emerso. Ricordo innanzitutto il cosiddetto Piano di stabilità interno orizzontale nazionale, che ha consentito di redistribuire gli obiettivi del Patto di stabilità interno tra i Comuni dell'intero territorio nazionale, attraverso la cessione di spazi finanziari da parte dei Comuni che prevedono di conseguire un differenziale positivo rispetto all'obiettivo, a vantaggio di quelli che prevedono di conseguire un differenziale negativo, al fine di consentire a tali enti un aumento dei pagamenti in conto capitale relativi a residui passivi. I Comuni che cederanno spazi finanziari, peggiorando il proprio obiettivo, riceveranno un contributo nei limiti di un importo complessivo di 500 milioni di euro e pari agli spazi finanziari ceduti, destinato alla riduzione del debito, e, nel biennio successivo, una modifica migliorativa dell'obiettivo, commisurata annualmente alla metà del valore degli spazi finanziari ceduti.
Come si può rilevare, si tratta ancora di un'ulteriore manovra di emergenza che sommiamo all'emergenza. È molto difficile, però, poter arrivare ad una costruzione più razionale, stante l'attuale situazione di carattere finanziario.
La norma che ho citato determina non solo una riduzione dei residui passivi in conto capitale, ma anche la riduzione dell'esposizione debitoria del comparto dei Comuni.
Per quanto riguarda invece le criticità connesse con il fenomeno dei residui passivi, e in particolare dei ritardati pagamenti della pubblica amministrazione, vorrei ricordare che siamo intervenuti più volte, certo in modo del tutto inadeguato rispetto alla dimensione del fenomeno, e, tra l'altro - come sapete - hic sunt leones: non siamo nemmeno in grado di valutare con esattezza la dimensione del complesso dei debiti che non sono stati pagati.
Nonostante questo, abbiamo fatto una serie di provvedimenti. Cito l'articolo 9 del decreto-legge n. 78 del 2009, il quale aveva imposto alle pubbliche amministrazioni di adottare entro il 31 dicembre 2009 le opportune misure organizzative per garantire il tempestivo pagamento delle somme dovute per somministrazioni, forniture ed appalti, dando al funzionario che adotta provvedimenti che comportano impegni di spesa l'obbligo di accertare a priori la compatibilità del programma dei pagamenti con gli stanziamenti di bilancio e le regole di finanza pubblica.
Vorrei soltanto aggiungere che, da un punto di vista generale, grazie anche alla riforma della legge n. 196 del 2009, dovremo sempre più ragionare in termini di bilancio di cassa e non di competenza. La competenza ha purtroppo l'inconveniente di tradursi molte volte in una sorta di promessa che poi non siamo in grado di mantenere. Tutte le riforme di contabilità che abbiamo avviato vanno però in questa direzione.
Per rimanere nello specifico, sempre nel 2008 si era prevista la possibilità di ottenere, a partire dal 2009, una certificazione dei crediti, a condizione che il credito fosse certo, liquido ed esigibile per le somme dovute sia dalle Regioni che dagli enti locali. Nel 2010 si era già prevista la possibilità di una compensazione di crediti non prescritti, certi, liquidi ed esigibili, con le somme dovute a seguito di iscrizione a ruolo, rinviando ad apposito decreto del Ministero dell'economia e delle finanze la definizione delle modalità di attuazione, al fine di rendere compatibile l'operazione con gli obiettivi più generali d finanza pubblica.
Nel 2011, con l'articolo 13 del la legge n. 183, abbiamo riformulato il comma di cui parlavo in precedenza e disposto che le Regioni e gli enti locali, su istanza del creditore, entro il termine di 60 giorni, certifichino, nel rispetto della normativa vigente in materia di Patto di stabilità interno e salvo alcune eccezioni, che il credito di somme dovute per somministrazioni, forniture ed appalti sia certo, liquido ed esigibile, anche al fine di consentire al creditore la cessione pro soluto e pro solvendo a favore di banche o intermediari finanziari. Scaduto il predetto termine, su nuova istanza del creditore, vi provvede la Ragioneria territoriale dello Stato competente per territorio che, ove necessario, nomina un commissario ad acta, con oneri a carico dell'ente territoriale.
Le modalità di attuazione delle disposizioni recate dai predetti commi sono disciplinate con decreto del Ministero dell'economia e delle finanze, sentita la Conferenza unificata. È il decreto sul quale stiamo lavorando e che è in dirittura di arrivo: spero che già all'inizio della prossima settimana possa essere completato.
Una misura da voi fortemente criticata è quella prevista dall'articolo 35 in materia di tesoreria unica, che si è resa tuttavia necessaria non tanto per pagare le pensioni, ma per cercare di ridurre l'impatto nell'emissione del debito da parte dello Stato centrale. Di fronte ad un carico di emissione molto oneroso di rinnovo del debito pubblico, la possibilità della tesoreria unica ha rappresentato un piccolo ristoro.
Tutto ciò premesso, ribadisco la volontà dell'amministrazione a tenere in debita considerazione la richiesta avanzata nei vari documenti parlamentari, ma con un caveat - che è poi quell'equazione maledetta di cui parlavo all'inizio - vale a dire che la modifica della normativa vigente in materia di Patto di stabilità interno comporta che siano rinvenute adeguate risorse finanziarie a compensazione degli effetti peggiorativi che la modifica in questione determina sui saldi di finanza pubblica.
Vorrei fare infine un ultimo riferimento per quanto riguarda l'applicazione della spending review. Stanti le attuali valutazioni, si ritiene che il regime di tesoreria mista non possa essere ripristinato prima del 2015, proprio per reperire nell'ambito della spending review risorse adeguate per compensare eventuali carenze di liquidità.
Per quanto attiene poi alla richiesta di adottare tutti i provvedimenti necessari per destinare l'intero gettito IMU alle autonomie locali, compensando i conseguenti effetti finanziari negativi sul bilancio dello Stato con tagli di spesa corrente delle amministrazione centrali, si comunica che l'eventuale accoglimento è subordinato alla necessità di reperire idonea copertura finanziaria per i conseguenti effetti negativi sul bilancio dello Stato, che vengono valutati in 12 miliardi di euro.
Per quanto riguarda poi il parere sulle mozioni e sugli ordini del giorno, in linea di massima il Governo è favorevole, a condizione che vi sia però una premessa, che dovrebbe valere per tutte le mozioni e gli ordini del giorno, ad eccezione del G1, di cui proporrò una più ampia riformulazione. La premessa dovrebbe essere questa: «impegna il Governo, a seguito dell'esito positivo della spending review e della trattativa in sede europea volta a liberare risorse per il loro utilizzo per una politica di sviluppo, a rivedere le norme relative al Patto di stabilità interno». Partendo da questa premessa possiamo fare poi la specifica.
Passerei ora ad esaminare le singole mozioni, a cominciare dalla mozione n. 176 (testo 2), primo firmatario il senatore Ranucci, sulla quale il parere è favorevole, sempre inserendo la premessa che ho richiamato.
Per quanto riguarda la mozione n. 635, presentata dal senatore Massimo Garavaglia e da altri senatori, chiederei una riformulazione del primo capoverso del dispositivo - ma si tratta più di una questione lessicale - per cui si impegna il Governo ad adottare tempestivamente iniziative per far sì che gli enti locali «possano contribuire alla ripresa economica», piuttosto che «essere il motore della ripresa economica». Qui ci avventureremmo infatti in una profonda discussione anche filosofica, se il centro della ripresa debba essere quello.
Al secondo capoverso del dispositivo, la richiesta è di sopprimere le parole: «entro il 2012» e poi la parte finale, per cui il testo rimarrebbe il seguente: «a liberare risorse finanziarie mediante l'applicazione dell'istituto della spending review, da destinare il ripristino del regime della tesoreria mista». Al terzo capoverso, in luogo di «ad adottare tutti i provvedimenti», si propone «a valutare l'opportunità di assumere i provvedimenti necessari per destinare un maggior gettito IMU alle autonomie locali, come prevedeva l'originaria normativa», sopprimendo le parole: «almeno a decorrere dal 2013».
Con queste modifiche, darei parere favorevole alla mozione n. 635.
Sulla mozione n. 637, presentata dal senatore D'Alia e da altri senatori, il parere è favorevole senza obiezioni.
Sulla mozione n. 638, presentata dal senatore De Toni e da altri senatori, chiedo di sopprimere l'ultimo inciso del quarto capoverso del dispositivo, ossia: «anche valutando l'opportunità di anticipare, con provvedimento normativo, il termine applicativo fissato al 31 dicembre 2014». Se sarà accettata tale proposta, il parere favorevole.
Sulla mozione n. 639, presentata dal senatore Rutelli e da altri senatori, il parere è favorevole senza obiezioni.
Passando agli ordini del giorno, sull'ordine del giorno G1, presentato dai senatori Bruno e De Angelis, chiederei di sostituire le parole: «impegna il Governo a promuovere», con le seguenti: «invita il Governo a valutare l'opportunità di promuovere le opportune modifiche». Vorrei ricordare infatti che in questo caso, trattandosi della Fondazione IFEL, c'è una procedura concertata Stato-città e quindi non abbiamo la possibilità di imporre con un atto di arbitrio modifiche che in qualche modo rispondono ad una logica di concertazione.
Per quanto riguarda l'ordine del giorno G2, presentato dal senatore Cutrufo, si propongono alcune piccole modifiche. Là dove si impegna il Governo «a prevedere misure destinate a riequilibrare il debito piuttosto che il bilancio e sostitutive dell'IMU», mi fermerei qui, eliminando le parole: «dal 2013». Al punto successivo, toglierei la parte tra parentesi, da «(attualmente il contributo dei Comuni» a «dell'8 per cento)», in quanto sono cifre che devono essere coordinate con la tabella che ho ricordato all'inizio del mio intervento.
Sull'ordine del giorno G3, presentato dal senatore Viespoli e da altri senatori, il parere è favorevole senza alcuna obiezione.
Nell'eventualità che si accolgano le proposte di modifica suggerite, il parere del Governo sarebbe favorevole.
PRESIDENTE. Signor Sottosegretario, naturalmente è autorizzato alla consegna, per l'acquisizione a verbale, degli aspetti cui ha fatto riferimento (nota dell'ISTAT e altra documentazione), così che tutti i senatori possano esserne poi a conoscenza.
Per semplificare, passerei alla votazione, ed i presentatori delle mozioni e degli ordini del giorno che interverranno in dichiarazione di voto diranno anche se accolgono o meno le modifiche proposte dal Sottosegretario.
Passiamo dunque alla votazione delle mozioni.
DE TONI (IdV). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DE TONI (IdV). Signor Presidente, condivido le osservazioni del Governo espresse dal sottosegretario Polillo e accolgo le modifiche proposte. Per quanto riguarda le altre mozioni, annunciamo il nostro voto favorevole.
Chiedo di poter consegnare agli atti la mia dichiarazione di voto, perché credo di aver ampiamente illustrato in precedenza le motivazioni della nostra mozione.
PRESIDENTE. La Presidenza l'autorizza in tal senso.
DE ANGELIS (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DE ANGELIS (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Signor Presidente, voteremo a favore di tutte le mozioni. Siamo soddisfatti della replica del Governo e siamo speranzosi che questa discussione possa aprire finalmente un ragionamento sul Patto di stabilità e portare ad una sua revisione complessiva, al di là delle situazioni economiche di grande difficoltà che tutti quanti noi conosciamo.
Sappiamo delle richieste del presidente Monti in Europa per quel che riguarda la trasformazione delle spese di investimento, che non devono essere considerate come qualcosa da contrarre, ma come qualcosa che mette in movimento una serie di iniziative territoriali. Abbiamo grandi difficoltà, i colleghi che mi hanno preceduto, con entusiasmo e con passione, hanno raccontato quel che succede, da sindaci e presidenti di Provincia, sui territori. È la verità. Ci sono tantissime opere pubbliche che non riescono ad essere terminate perché i Comuni non possono spendere. Va toccato questo meccanismo di contrazione della spesa per gli enti locali. Va rimesso in moto un meccanismo che dia sviluppo, crescita e lavoro, senza intaccare il rigore, perché ricordiamo bene anche qui i primi anni quando ci furono interventi a fondo perduto a favore di Comuni che con la spesa corrente avevano speso in maniera irrazionale. Anche quello è un punto che deve essere rivisto in un nuovo Patto di stabilità. Vanno previsti meccanismi di premialità, perché chi gestisce bene i soldi dei cittadini non può essere paragonato a chi, non dal punto di vista della spesa in conto capitale, ma dal punto di vista della spesa corrente, li butta via. Questo è un punto che dovrà essere nevralgico nella revisione del Patto di stabilità.
Tra l'altro, lo dico al Governo, c'è un problema generale di grande crisi del territorio. Ritengo che se non ci saranno interventi veri, la prossima estate o il prossimo autunno affronteremo mesi molto caldi, perché a livello territoriale ci sono situazioni imprenditoriali veramente serie. Ecco perché va rivista la golden rule, che io ho chiamato «regola aurea», perché forse se parliamo italiano è meglio, quella che consente ai Comuni di fare investimenti nel proprio territorio. È indispensabile rivedere il Patto di stabilità interno e poter dare spazio all'economia nel territorio.
Ci auguriamo che ciò avvenga. Con questa speranza, nell'accogliere le modifiche alla nostra mozione richieste dal Governo, voteremo a favore delle mozioni di tutti quanti i Gruppi.
GALIOTO (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GALIOTO (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Signor Presidente, anche noi voteremo a favore di tutte le mozioni.
Abbiamo condiviso il pensiero e le proposte di modifica del Governo. È un'iniziativa che condividiamo perché riteniamo ci consenta di allineare il nostro Paese agli altri Paesi europei. Soprattutto confidiamo possa contribuire già nei prossimi mesi ad innescare quel circolo virtuoso che coniugherà rigore e sviluppo, fondamentale, anche per tutte le valutazioni che faceva il collega De Angelis, che mi ha preceduto, per cercare di far uscire il nostro Paese dalle secche nelle quali si trova.
Per questo confermo il voto favorevole del mio Gruppo a tutte le mozioni e la condivisione delle proposte di modifica del Governo alla mozione da noi presentata.
FLERES (CN:GS-SI-PID-IB-FI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FLERES (CN:GS-SI-PID-IB-FI). Signor Presidente, Voteremo a favore di tutte le mozioni, e condividiamo le modifiche richieste dal Governo al nostro documento. Cogliamo l'occasione per ringraziare il Governo per l'assenso manifestato rispetto sull'ordine del giorno G3, riguardante il Patto di stabilità, presentato dal nostro Gruppo.
VACCARI (LNP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
VACCARI (LNP). Signor Presidente, mi limito a dire che voteremo a favore di tutte le mozioni. Accettiamo le proposte di modifica che il Governo ha chiesto, anche se avremmo voluto più coraggio e decisione per quanto riguarda le necessità di un Paese che, come abbiamo visto, è in forte difficoltà. Chiediamo anche impegni forti e decisi per quanto riguarda le piccole e medie imprese, che rappresentano un altro settore importante per il rilancio economico del nostro Paese. Il credito con la pubblica amministrazione, il credit crunch, i problemi legati alla burocrazia, di cui ho parlato, la pressione fiscale e gli obblighi fiscali, i tempi dei provvedimenti civili, il mercato del lavoro, il cuneo fiscale e quanto stiamo discutendo non danno soddisfazione né a noi né alle piccole e medie imprese.
Quindi, più coraggio, più decisione e più spinta!
Chiedo di essere autorizzato a lasciare agli atti il testo integrale della mia dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. La Presidenza l'autorizza in tal senso.
LEGNINI (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LEGNINI (PD). Rinuncio a fare la dichiarazione di voto in modo diffuso, anche perché i colleghi Ranucci, Stradiotto e Bosone hanno già compiutamente espresso la posizione del nostro Gruppo su questo importantissimo tema, e altrettanto abbiamo fatto in numerosissime occasioni. Quello del Patto di stabilità interno è uno dei temi più gettonati, in merito a cui si discute da molto tempo, in Aula e nelle Commissioni di merito.
Mi limito ad una sola osservazione, che vuole segnare dal nostro punto di vista un avanzamento nella discussione e quindi l'attribuzione di un senso al lavoro che abbiamo svolto questa mattina in Aula. Questa osservazione risiede nella premessa che il rappresentante del Governo, il sottosegretario Polillo, ha indicato per tutte le mozioni, sulle quali voteremo a favore, di contenuto sostanzialmente analogo, cioè l'impegno a declinare gli obiettivi indicati nelle mozioni in provvedimenti concreti, laddove si libereranno risorse per effetto dei risultati della spending review - che purtroppo non saranno a brevissimo termine - e del negoziato in sede europea per acquisire in qualche modo una disponibilità a non conteggiare negli obiettivi di finanza pubblica in sede europea la spesa per investimenti (la golden rule) e su altri aspetti di questo negoziato, che è in corso e che, mi auguro, avrà un'accelerazione nel prossimo futuro.
Questo impegno, se il Governo lo manterrà in concreto, come noi siamo certi che farà, a partire dalla trattativa che, da quanto ci, risulta si avvierà la settimana prossima con l'Associazione dei Comuni, costituisce un passo avanti in questa discussione, perché fino a questo momento noi abbiamo fornito risposte molto elusive - quando dico noi, dico tutti - a quesiti semplici che ci vengono proposti quotidianamente dai sindaci, dalle imprese, da tutti. E cioè: «Noi abbiamo avanzi di amministrazione e non li possiamo spendere. Abbiamo capacità di indebitamento e non possiamo contrarre mutui. Addirittura abbiamo appaltato e eseguito i lavori. Abbiamo titoli esecutivi, molte volte, da soddisfare, di imprese e professionisti. Abbiamo i soldi e non possiamo pagare, in virtù del Patto di stabilità. Perché questo?» Questa mattina un chiarimento in questa direzione è venuto dalla discussione e dal Governo: sappiamo che un euro in più di spesa, finalizzato a pagare debiti pregressi o a fare nuovi investimenti, implica l'obbligo - come ha detto il sottosegretario Polillo - di compensazione finanziaria, che altro non vuol dire che trovare altre risorse attraverso altre riduzioni di spesa o altre fonti di attingimento finanziario. Infatti, ciò che rileva in Italia e in Europa sono i macronumeri e gli obiettivi di finanza pubblica ed anche la spesa delle disponibilità proprie dei Comuni (gli avanzi di amministrazione costituiscono l'esempio più eclatante) comporta un aumento di spesa.
La risposta è: si può e si deve modificare il Patto di stabilità. Non parlerei di deroga. Qui non funziona il meccanismo, non funziona per contraddizioni interne, perché alla prova dei fatti non ha funzionato e perché tutto il problema gigantesco dei debiti delle pubbliche amministrazioni nei confronti delle imprese è generato anche dal meccanismo vizioso del Patto di stabilità. Se agli enti locali si consente di appaltare le opere, di contrarre gli impegni, di stipulare i contratti e addirittura di liquidare gli stati di avanzamento, ma in virtù del Patto di stabilità non è possibile pagarli, anche con la disponibilità di risorse, altrimenti si supera il numero magico (il saldo), se si consente questo si accumulano i debiti, perché i sindaci e gli amministratori, non potendo fare altro, comunque realizzano le opere, e le imprese attendono.
Questo è il meccanismo denunciato l'altro ieri, per l'ennesima volta, dall'Associazione nazionale costruttori edili per la situazione drammatica che vivono le imprese italiane, e che ha portato anche loro ad annunciare il cosiddetto D-Day: una protesta che non è simbolica, perchè si invitano le imprese socie a richiedere decreti ingiuntivi nei confronti degli enti locali e dello Stato.
Occorre intervenire sul meccanismo genetico e sulla regola del Patto di stabilità. C'è un problema di revisione delle regole e c'è un problema di compensazione finanziaria nell'ambito della finanza pubblica nel suo complesso.
Questi sono i temi, seri, serissimi, perché dalla risoluzione di questo problema di alleggerimento, di revisione e di rimessa in circolazione di risorse per pagare il pregresso e per fare qualche investimento nuovo dipende una parte importante dell'avvio della soluzione della crisi nel nostro Paese.
Ecco perché convintamente voteremo a favore delle mozioni presentate, a partire dalla nostra ovviamente, e chiediamo al Governo di impegnarsi di più su questa materia su cui ormai c'è l'unanimità, come abbiamo visto in quest'Aula. L'intero Parlamento chiede al Governo di risolvere questo problema che si è creato anche in virtù degli errori commessi negli ultimi anni. (Applausi dal Gruppo PD).
BONFRISCO (PdL). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BONFRISCO (PdL). Signor Presidente, ha ragione il collega Legnini nel ricordare ed evidenziare l'unanimità oramai raggiunta in Parlamento sui temi in esame, peraltro fin dall'insorgere di questo problema.
Aderendo all'invito del Governo e accogliendo quindi le modifiche all'ordine giorno presentato, vorrei sottolineare con favore - e lo faccio in questa occasione, perché mi è sembrata particolarmente rilevante e significativa per la complessità e la struttura delle risposte - la precisione con la quale il Governo, attraverso di lei, sottosegretario Polillo, ha fornito risposte alle mozioni parlamentari e analisi molto utili alla collocazione esatta di questo fenomeno che - come dice il collega Legnini - ha un suo vizio d'origine nelle regole, ma che deve essere sempre inquadrato dentro la certezza di numeri e di dati di tendenza che accompagnano la vita del nostro debito pubblico, come della spesa pubblica complessiva, delle sue evoluzioni e dell'impegno forte sulla spending review che ci aiuta a compiere un altro passo avanti, speriamo il più rapidamente possibile.
Anche per questo motivo il Popolo della Libertà si è limitato alla presentazione di un ordine del giorno e, pur accogliendo favorevolmente le sue proposte di modifica, sottosegretario Polillo, mi consenta solo di sottolineare quanto, oltre a tutti i temi che il collega Legnini ha già segnalato ampiamente, la questione dell'IMU - il suo pagamento, le sue regole, la sua composizione - per il suo carattere nevralgico impatti e impatterà pesantemente sulle nostre famiglie e sulla vita dei nostri Comuni. Vorrei quindi sottolineare il tema affinché, pur accogliendo la sua proposta di eliminare il limite del 2013, si possa contare comunque su un'attenzione e una sensibilità che comunque non dimenticheremo di ricordare al Governo. (Applausi dai Gruppi PdL e PD).
PRESIDENTE. Senatore Bruno, accoglie le modifiche proposte dal Governo all'ordine del giorno G1, di cui è primo firmatario?
BRUNO (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Signor Presidente, se non hanno nulla in contrario i senatori Fleres e Poli Bortone, accolgo le modifiche all'ordine del giorno G1. Vorrei solo ricordare al Governo che dalle nostre stime, che potrebbero essere anche sbagliate, nel 2011 la cifra da versare all'IFEL era pari a 7 milioni di euro; con l'IMU il versamento complessivo arriverà a circa 14 milioni di euro. Insomma, togliere tutti questi soldi ai Comuni è un problema.