D'ALIA (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Signor Presidente, il tema che affrontiamo oggi esula dalla questione specifica del bilancio e della finanza degli enti locali ed entra in maniera dirompente nel quadro e nello scenario dei temi legati alla crescita economica del nostro Paese poiché ci sono risorse che - come è noto - sono bloccate dal cosiddetto Patto di stabilità.
Sembrerebbe infatti che nel corrente anno la spesa massima che il Patto consente ai sindaci sia di circa 5,9 miliardi di euro, ma potrebbe essere superiore di almeno 3,5 miliardi di euro solo se i Comuni potessero utilizzare le risorse correnti disponibili senza aumentare le tasse. Si sostiene peraltro che, se si potessero toccare i residui passivi, cioè i fondi stanziati negli anni scorsi e giacenti in cassa ma non utilizzati, ci sarebbe una maggiore capacità di spesa per gli enti locali di altri 11 miliardi di euro.
In poche parole, i sindaci potrebbero mobilitare risorse per circa 20 miliardi di euro, solo quest'anno, che potrebbero essere utili a dare un contributo di natura sostanziale al tema della crescita, che è associato, inevitabilmente, a quello del rigore e dell'equità, così come sostenuto a ragione dal nostro Governo e dal presidente Monti. Rigore, crescita ed equità sono pertanto tre ingredienti che devono amalgamarsi meglio perché la ricetta possa funzionare. Lo stiamo ripetendo da tempo.
Prendiamo atto con favore delle iniziative che il Governo ha assunto sia in materia di spending review che in materia di crescita, anche a livello europeo, con lo sblocco di alcuni pagamenti da parte della pubblica amministrazione. Insieme a questo (che è il senso della nostra iniziativa, ma credo di tutti i colleghi che hanno presentato mozioni anche prima di noi) dobbiamo tener conto del fatto che molti Comuni hanno rispettato il Patto di stabilità e garantito i loro conti pubblici attraverso il rigore, offrendo comunque buoni servizi ai propri cittadini. Questi Comuni non possono essere ulteriormente penalizzati, anzi dovrebbero essere in qualche modo premiati. Tale possibilità consentirebbe, peraltro, di liberare risorse utili in questo momento per sostenere la crescita.
È quindi evidente la necessità di rivedere il Patto di stabilità e di farlo con urgenza. Bisogna infatti intervenire per eliminare alcune di queste rigidità che hanno concorso ad aggravare il ritardo nei pagamenti della pubblica amministrazione, uno di quei fenomeni di cui parliamo e riguardo al quale il Governo sta intervenendo che ha messo in crisi tantissime delle nostre imprese, soprattutto di piccole e medie dimensioni che in questo momento particolarmente difficile della nostra congiuntura economica hanno difficoltà nell'accesso al credito bancario e risentono in maniera drammatica della mancanza di liquidità.
Peraltro, come è noto, pagare nei tempi conviene. Rispettare i termini indicati dalla normativa europea significa infatti garantire all'Italia 5 miliardi di euro di maggior ricchezza, lo 0,33 per cento in più di PIL. La stima è stata calcolata dal Financial intermediation network of european studies (FINEST) che ha misurato l'effetto diretto (sulle imprese), indotto (sulle famiglie) e dinamico (minor numero di fallimenti) dell'applicazione dei "tempi europei", cioè dei cosiddetti 30 giorni, sui pagamenti della pubblica amministrazione alle imprese. Ovviamente un beneficio importante per il sistema economico italiano che potrebbe trarre nuovo stimolo da comportamenti più virtuosi.
L'attuale situazione deve tener conto dello scenario italiano, ma anche della disciplina introdotta a livello europeo per contrastare il fenomeno dei ritardi nei pagamenti della pubblica amministrazione. A tale riguardo ricordo che l'Unione europea con la direttiva 2011/7/UE del 16 febbraio 2011 ha fissato tempi di rimborso e diritti di compensazione, ma non è stata ancora recepita dal nostro Paese. La disposizione, contenuta nell'articolo 12 della legge comunitaria, all'esame del Senato, prevede una delega da esercitarsi entro ulteriori sei mesi dall'entrata in vigore della legge, tempo che però rischia di pregiudicare ulteriormente la sopravvivenza di molte imprese.
Come dicevamo, certo le difficoltà ci sono e anche il tema dell'allentamento del Patto di stabilità va letto nel contesto economico che viviamo. Non abbiamo alcuna difficoltà, anzi apprezziamo le iniziative che in tal senso il Governo ha già messo in campo perché riteniamo che il recupero dei crediti delle amministrazioni sia essenziale per la crescita, così come lo è il rilancio delle opere infrastrutturali. Anche dal punto di vista del rilancio delle opere infrastrutturali, il forte irrigidimento delle condizioni del Patto di stabilità interno ha esasperato questo problema, limitando la possibilità degli enti locali, soprattutto di quelli più virtuosi, di poter utilizzare quelle risorse accantonate a seguito di una gestione virtuosa del proprio bilancio, per investimenti in opere di pubblica utilità.
Ora, il senso della nostra iniziativa e della discussione parlamentare di oggi è proprio quello di mettere al centro dell'attività di Governo il superamento di alcune rigidità contenute nel Patto di stabilità. Questo credo sia l'aspetto più importante della nostra iniziativa, tenuto conto anche di un'altra circostanza. È noto che gli enti locali scontano il limite complessivo della nostra condizione economica e finanziaria che ha imposto una serie di sacrifici tra cui quelli derivanti dall'applicazione dell'articolo 13 del decreto-legge n. 201 del 2011, il cosiddetto decreto salva Italia, che ha anticipato l'introduzione, dal 2012, dell'imposta municipale propria, già prevista - come è noto - dal decreto legislativo sul federalismo municipale.
Atro aspetto problematico è quello derivante dall'introduzione dell'IMU anche sulle abitazioni principali. Il 50 per cento del gettito del tributo relativo all'abitazione principale e pertinenze è attribuito ai Comuni (il rimanente allo Stato), così come il Fondo sperimentale di riequilibrio viene ridotto della parte corrispondente al maggior gettito dell'IMU. Tale previsione sta creando, al di là delle questioni di carattere procedurale, una serie di problemi ai Comuni, i quali hanno tempo fino a metà dicembre per stabilire le aliquote da applicare in aumento o variazione di quelle stabilite dal decreto.
Ma la questione più importante con riferimento alla riorganizzazione del sistema dell'imposizione fiscale degli enti locali è che l'aumento della pressione fiscale locale rischia in qualche modo di contrarre ancora di più il sistema economico delle comunità e il sistema degli enti locali per cui lo sblocco delle rigidità del Patto di stabilità sono anche funzionali a fare in modo che da un aumento della pressione fiscale non derivino ulteriori effetti depressivi oltre quelli di carattere generale sui sistemi economici locali e quindi questi interventi che possono liberare delle risorse che siano funzionali ad investimenti e quindi destinati alla crescita del sistema economico potrebbero anche da questo punto di vista alleviare la tensione, il disagio e le difficoltà che oggi vivono le amministrazioni locali facendo una distinzione fra amministrazioni locali che sono in linea con le regole virtuose della gestione del bilancio, quindi hanno accantonato risorse che possono essere finalizzate ad interventi relativi alla crescita e amministrazioni che, invece, non hanno rispettato questi limiti e quindi non meritano alcun tipo di premio. Ma fino a quando non si introdurrà un meccanismo che differenzi e premi la qualità dell'azione amministrativa il rischio è che tutti vengano livellati verso il basso, con una inevitabile compressione della qualità e quantità del servizio che il sistema degli enti locali può fornire.
Il senso della nostra iniziativa, signor Presidente, è anche quello di sottolineare come questo tema possa dare un contributo alla crescita nel nostro Paese e alla politica che il Governo sta portando avanti in sede europea. Ci auguriamo che il voto dell'Aula possa dare una spinta forte nella direzione da noi tutti auspicata. (Applausi dal Gruppo UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI e del senatore Ranucci)).
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il senatore De Toni per illustrare la mozione n. 638.