PRESIDENTE. Dichiara aperta la discussione.
STRADIOTTO (PD). I vincoli particolarmente stringenti e penalizzanti imposti agli enti locali dal patto di stabilità non derivano tanto da imposizioni europee, quanto dalle interpretazioni anomale che ne vengono date a livello nazionale, ad esempio imponendo miglioramenti sui saldi che hanno costretto gli enti locali ad aumentare le imposte, ma non per destinarle al miglioramento dei servizi, bensì per creare liquidità per lo Stato per il pagamento di stipendi e pensioni. Occorre evidentemente rivedere il patto si stabilità, prevedendo una maggiore autonomia degli enti locali, oggi fortemente indebitati, nonché una maggiore responsabilizzazione degli amministratori nell'individuazione delle risorse e delle forme del loro reimpiego a beneficio del territorio.
BOSONE (PD). Una soluzione immediata alle difficoltà in cui versano il Paese, la politica nazionale e quella europea è l'investimento nel capitale umano e nelle imprese. Occorre altresì creare un clima di fiducia, ad esempio sotto il profilo delle garanzie dei pagamenti ai fornitori delle pubbliche amministrazioni, che consenta ed incentivi gli investimenti privati. È importante il pareggio di bilancio, ma la politica economica non può fondarsi sul solo rigore: la crescita è l'elemento più importante per realizzare coesione sociale. Rivedere il patto di stabilità in questo senso è una priorità, per rimettere in moto l'economia degli enti locali, che non riescono, anche i più virtuosi, a fornire servizi ed opere pubbliche adeguate alle esigenze dei propri cittadini e nel cui territorio le imprese falliscono.
PRESIDENTE. Dichiara chiusa la discussione.
POLILLO, sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Il patto di stabilità nasce dall'esigenza di operare il controllo della finanza pubblica in un regime di trasferimenti agli enti locali: il vincolo è necessario per tentare di portare a coerenza quadro macroeconomico generale, spesa e finanza locale. La soluzione è accelerare il passaggio al federalismo fiscale, con una devoluzione della spesa e delle entrate e maggiore responsabilizzazione degli amministratori, ma il completamento del processo, già avviato, richiede un miglioramento degli equilibri finanziari. Presso la Conferenza Stato-Regioni è stato avviato un gruppo di lavoro che ha allo studio modifiche del patto di stabilità a partire da una disamina dettagliata delle tendenze reali della spesa nell'ultimo decennio, da cui è emerso il peso crescente della spesa delle amministrazioni locali. Il Governo certamente terrà in considerazione la richiesta avanzata nelle mozioni di modifica del patto di stabilità, ma occorre tenere presente che essa comporterebbe un adeguamento delle risorse finanziarie a compensazione delle condizioni peggiorative sulla finanza pubblica che ne deriverebbero. Sta per essere emanato il decreto ministeriale che individua la procedura per consentire a chi vanta crediti nei confronti della pubblica amministrazione di cederli pro solvendo o pro soluto a banche o intermediari finanziari. Il regime di tesoreria mista dovrebbe essere ripristinato entro il 2015 e provvedimenti per la totale assegnazione dell'IMU alle autonomie locali saranno subordinati ad un'idonea copertura finanziaria. Esprime quindi parere favorevole su tutte le mozioni presentate, condizionato all'inserimento di una premessa che leghi l'impegno del Governo agli esiti positivi della spending review e della trattativa in sede europea. Propone ulteriori modifiche alle mozioni nn. 635 e 638. Invita poi a riformulare gli ordini del giorno G1 e G2 ed accoglie l'ordine del giorno G3 (v. Resoconto stenografico).