Discussione delle mozioni nn. 176 (testo 2) (Procedimento abbreviato, ai sensi dell'articolo 157, comma 3, del Regolamento), 635, 637, 638 e 639 sulle misure di sostegno alla finanza degli enti locali
Approvazione delle mozioni nn. 176 (testo 3), 635 (testo 2), 637 (testo 2), 638 (testo 2) e 639 (testo 2). Accoglimento degli ordini del giorno G1 (testo 2), G2 (testo 2)e G3 (testo 2)
RANUCCI (PD). Dopo l'allontanamento dello spettro del default, è necessario adottare misure a sostegno della crescita per evitare l'avvitamento tra austerità e recessione. In questa prospettiva il Presidente del Consiglio sta facendo opera di persuasione a livello europeo per l'adozione di un regolamento sui venture capital, dei project bond, della golden rule al fine di sbloccare gli investimenti. Considerato che i Comuni possono svolgere un ruolo fondamentale nel riattivare le spese per investimenti, la mozione n. 176 (testo 2) impegna il Governo ad allentare i vincoli del patto di stabilità interno per promuovere investimenti in infrastrutture e nella banda larga, a semplificare le procedure e ad accelerare i pagamenti della pubblica amministrazione, specie quelli relativi alle spese in conto capitale, prevedendo anche la compensazione tra debiti e crediti.
Presidenza del vice presidente CHITI
VACCARI (LNP). Gli enti locali possono essere il motore della ripresa economica. La mozione n. 635 impegna il Governo a consentire deroghe al patto di stabilità finalizzate al pagamento dei residui passivi in conto capitale, a liberare risorse mediante l'applicazione della spending review, a restituire autonomia finanziaria ai Comuni ripristinando il regime di tesoreria mista, a destinare l'intero gettito IMU alle autonomie locali, a concludere il processo di riforma previsto dalla legge delega del 2009 in materia di federalismo fiscale.
D'ALIA (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Molti Comuni hanno rispettato il patto di stabilità interno continuando comunque ad offrire buoni servizi ai cittadini, quindi dovrebbero essere premiati e non penalizzati. Una revisione di alcune rigidità presenti nel patto di stabilità interno per i Comuni virtuosi consentirebbe di liberare risorse utili per la crescita e di rimuovere una delle concause dei ritardati pagamenti da parte delle pubbliche amministrazioni, che stanno danneggiando drammaticamente numerose piccole e medie imprese colpite anche dalla crisi di liquidità. Sarebbe doveroso richiamarsi al quadro normativo europeo non solo per la disciplina del rigore finanziario, ma anche per la normativa in materia di tempi di rimborso e pagamento delle pubbliche amministrazioni. Come richiesto dalla mozione n. 637, occorre quindi una revisione del patto di stabilità interno per dare agli enti locali virtuosi la possibilità di utilizzare i fondi accantonati per investimenti e per evitare un'ulteriore contrazione del sistema economico locale.
DE TONI (IdV). La mozione n. 638 pone l'accento sulle ingenti difficoltà in cui versano gli enti locali per la crisi economico-finanziaria in corso, per la riduzione dei trasferimenti erariali e dei fondi destinati alle politiche sociali e per le regole fortemente restrittive imposte da patto di stabilità interno. Queste ultime, in particolare, impediscono ai Comuni che, grazie ad una gestione oculata, dispongono di rilevanti risorse economiche di pagare i fornitori, determinando ricadute drammatiche sulle condizioni di vita degli imprenditori e dei lavoratori. Si chiede quindi un impegno del Governo per allentare alcune rigidità del patto di stabilità interno per consentire ai Comuni di attivare programmi infrastrutturali diffusi a valenza locale, a partire dalla manutenzione dei beni pubblici, dall'edilizia scolastica e dalla salvaguardia del patrimonio artistico e paesaggistico. Si chiede inoltre una revisione della disciplina in materia di tesoreria unica, altamente vessatoria nei confronti degli enti locali.
DE ANGELIS (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Il patto di stabilità interno mirava a coinvolgere gli enti locali nel processo di riequilibrio dei conti pubblici; tuttavia tale obiettivo è stato solo parzialmente conseguito e lo strumento ha prodotto effetti collaterali negativi per l'autonomia degli enti locali ed una contrazione notevole degli investimenti pubblici. Inoltre, le sanzioni previste a carico degli enti inadempienti hanno funzionato solo in parte come deterrente, ma hanno causato la paralisi dei Comuni, costringendoli a operare pesanti tagli per poter continuare a erogare servizi. La mozione n. 639 impegna il Governo ad intervenire con urgenza per sbloccare i residui passivi in conto capitale per il triennio 2012-2014 e a predisporre un provvedimento che attribuisca ai Comuni maggiore discrezionalità sull'impiego di risorse proprie da destinare alla realizzazione di infrastrutture a livello locale. Con una prospettiva di portata più ampia, servirà una revisione complessiva del patto di stabilità interno che introduca maggiore flessibilità e la stessa regola aurea che il Presidente del Consiglio sta tentando di far accettare in Europa, a sostegno degli investimenti.
BRUNO (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). L'ordine del giorno G1 impegna il Governo a promuovere la modifica della disciplina vigente, affinché siano esentati dal versamento del contributo all'Istituto per la finanza e l'economia locale (IFEL) i Comuni che affidano ad altri soggetti, con gare ad evidenza pubblica e nel rispetto della normativa sugli affidamenti, lo svolgimento dei servizi resi dall'IFEL nella produzione di dati e nella realizzazione di procedure di accertamento e controllo. Molti piccoli Comuni, infatti, agiscono in proprio e non si comprende perché siano costretti ad avvalersi dei servizi di questo istituto sostanzialmente dipendente dall'ANCI, associazione cui invece i Comuni stessi possono decidere di non aderire.
CUTRUFO (PdL). L'ordine del giorno G2 impegna il Governo ad adeguare le regole del patto di stabilità interno agli standard dei più importanti Paesi europei, prevedendo in particolare l'esclusione delle spese per investimento degli enti locali che abbiano equilibrio tra entrate e uscite e livelli di indebitamento inferiori a soglie prefissate. Tali investimenti infrastrutturali, in particolare quelli su opere di valore medio-basso già in corso di esecuzione per le quali sono bloccati i pagamenti da parte dei Comuni, darebbero impulso alla crescita dell'economia locale. Si impegna inoltre il Governo a prevedere la possibilità di impiegare i residui passivi per la spesa in conto capitale, a promuovere misure finalizzate a consentire agli enti locali di procedere al pagamento dei loro debiti pregressi e ad attribuire una maggiore discrezionalità a carico dei Comuni nell'utilizzo delle entrate.
FLERES (CN:GS-SI-PID-IB-FI). L'ordine del giorno G3 invita il Governo ad una riflessione sulla predisposizione di un patto di stabilità regionalizzato, che consentirebbe di operare una maggiore armonizzazione tra gli enti locali di un ambito territoriale ristretto, che quindi presenta condizioni economiche omogenee. Parlamento e Governo dovrebbero rideterminare gli obiettivi del patto di stabilità interno, affinché gli enti virtuosi possano beneficiare dell'azione amministrativa positiva che hanno esercitato, e vigilare sull'effettiva attuazione delle decisioni adottate in materia di spending review, che solo alcuni Comuni stanno attuando speditamente. Bisogna infine procedere all'erogazione delle somme che le pubbliche amministrazioni e gli enti locali devono ai fornitori di beni e servizi, poiché i ritardati pagamenti stanno producendo effetti devastanti sul tessuto economico. Sottoscrive, insieme alla senatrice Poli Bortone, l'ordine del giorno G1.
PRESIDENTE. Dichiara aperta la discussione.
STRADIOTTO (PD). I vincoli particolarmente stringenti e penalizzanti imposti agli enti locali dal patto di stabilità non derivano tanto da imposizioni europee, quanto dalle interpretazioni anomale che ne vengono date a livello nazionale, ad esempio imponendo miglioramenti sui saldi che hanno costretto gli enti locali ad aumentare le imposte, ma non per destinarle al miglioramento dei servizi, bensì per creare liquidità per lo Stato per il pagamento di stipendi e pensioni. Occorre evidentemente rivedere il patto si stabilità, prevedendo una maggiore autonomia degli enti locali, oggi fortemente indebitati, nonché una maggiore responsabilizzazione degli amministratori nell'individuazione delle risorse e delle forme del loro reimpiego a beneficio del territorio.
BOSONE (PD). Una soluzione immediata alle difficoltà in cui versano il Paese, la politica nazionale e quella europea è l'investimento nel capitale umano e nelle imprese. Occorre altresì creare un clima di fiducia, ad esempio sotto il profilo delle garanzie dei pagamenti ai fornitori delle pubbliche amministrazioni, che consenta ed incentivi gli investimenti privati. È importante il pareggio di bilancio, ma la politica economica non può fondarsi sul solo rigore: la crescita è l'elemento più importante per realizzare coesione sociale. Rivedere il patto di stabilità in questo senso è una priorità, per rimettere in moto l'economia degli enti locali, che non riescono, anche i più virtuosi, a fornire servizi ed opere pubbliche adeguate alle esigenze dei propri cittadini e nel cui territorio le imprese falliscono.
PRESIDENTE. Dichiara chiusa la discussione.
POLILLO, sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Il patto di stabilità nasce dall'esigenza di operare il controllo della finanza pubblica in un regime di trasferimenti agli enti locali: il vincolo è necessario per tentare di portare a coerenza quadro macroeconomico generale, spesa e finanza locale. La soluzione è accelerare il passaggio al federalismo fiscale, con una devoluzione della spesa e delle entrate e maggiore responsabilizzazione degli amministratori, ma il completamento del processo, già avviato, richiede un miglioramento degli equilibri finanziari. Presso la Conferenza Stato-Regioni è stato avviato un gruppo di lavoro che ha allo studio modifiche del patto di stabilità a partire da una disamina dettagliata delle tendenze reali della spesa nell'ultimo decennio, da cui è emerso il peso crescente della spesa delle amministrazioni locali. Il Governo certamente terrà in considerazione la richiesta avanzata nelle mozioni di modifica del patto di stabilità, ma occorre tenere presente che essa comporterebbe un adeguamento delle risorse finanziarie a compensazione delle condizioni peggiorative sulla finanza pubblica che ne deriverebbero. Sta per essere emanato il decreto ministeriale che individua la procedura per consentire a chi vanta crediti nei confronti della pubblica amministrazione di cederli pro solvendo o pro soluto a banche o intermediari finanziari. Il regime di tesoreria mista dovrebbe essere ripristinato entro il 2015 e provvedimenti per la totale assegnazione dell'IMU alle autonomie locali saranno subordinati ad un'idonea copertura finanziaria. Esprime quindi parere favorevole su tutte le mozioni presentate, condizionato all'inserimento di una premessa che leghi l'impegno del Governo agli esiti positivi della spending review e della trattativa in sede europea. Propone ulteriori modifiche alle mozioni nn. 635 e 638. Invita poi a riformulare gli ordini del giorno G1 e G2 ed accoglie l'ordine del giorno G3 (v. Resoconto stenografico).
PRESIDENTE. Passa alla votazione finale.
DE TONI (IdV). Accoglie la riformulazione di carattere generale proposta dal Governo alla mozione n. 638 (v. testo 2 in Allegato A) e dichiara voto favorevole su tutte le mozioni. Consegna il testo del suo intervento affinché sia pubblicato in allegato ai Resoconti della seduta (v. Allegato B).
DE ANGELIS (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Esprime voto favorevole su tutte le mozioni presentate. Auspica una revisione complessiva del patto di stabilità, pur nella consapevolezza delle difficoltà esistenti. Deve essere rimesso in moto il meccanismo della crescita senza intaccare la logica di rigore e di vigilanza rispetto alle spese irrazionali di molti enti locali e realizzando meccanismi di premialità. A fronte della grave crisi attraversata dalle imprese, è opportuno applicare la golden rule per consentire ai Comuni di intervenire nei propri territori. Accoglie le riformulazioni proposte per la mozione n. 639 (v. testo 2 nell'Allegato A).
GALIOTO (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Accetta le modifiche richieste dal Governo alla mozione n. 637 (v. testo 2 nell'allegato A) e dichiara voto favorevole a tutte le mozioni.
FLERES (CN:GS-SI-PID-IB-FI). Accetta le modifiche chieste dal Governo all'ordine del giorno G3 (v. testo 2 nell'allegato A) e dichiara voto favorevole a tutte le mozioni.
VACCARI (LNP). Accetta le modifiche alla mozione n. 635 (v. testo 2 nell'allegato A), dichiara voto favorevole a tutte le mozioni e chiede al Governo più coraggio sui temi del credito alle piccole e medie imprese, dei pagamenti della pubblica amministrazione, del cuneo fiscale.
LEGNINI (PD). Accetta le modifiche alla mozione n. 176 (v. testo 3 nell'allegato A). Nel dichiarare voto favorevole alle mozioni, sottolinea il passo avanti compiuto sui temi della spending review e del negoziato europeo. Sollecita un impegno supplementare del Governo, che ha chiarito bene le ragioni del blocco degli investimenti, in ordine ai temi della revisione delle regole del patto di stabilità e della compensazione finanziaria nell'ambito della finanza pubblica nel suo complesso.
BONFRISCO (PdL). Accoglie le proposte di modifica all'ordine del giorno G2 (v. testo 2 nell'allegato A). Condivide la necessità di rivedere le regole del patto di stabilità e, pur avendo accettato la proposta di eliminare nell'ordine del giorno il limite temporale all'applicazione dell'IMU, richiama l'attenzione del Governo sul tema.
BRUNO (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Accoglie le modifiche all'ordine del giorno G1 (v. testo 2 nell'allegato A).
Il Senato approva le mozioni 176 (testo 3), 635 (testo 2), 637 (testo 2), 638 (testo 2) e 639 (Testo 2).
PRESIDENTE. Essendo stati accolti dal Governo, gli ordini del giorno G1 (testo 2), G2 (testo 2) e G3 (testo 2) non sono posti in votazione.