da due anni 8 famiglie sono costrette a vivere lontane dalle loro abitazioni rese inagibili e inabitabili nel 2009-2010 durante la realizzazione della terza corsia del Grande raccordo anulare (GRA), appalto ANAS per il Comune di Roma, in zona Cassia. Le case inagibili in via Volusia sono 3, per un totale di 11 appartamenti;
la prima casa è stata evacuata nell'agosto del 2009, le altre due l'11 maggio 2010 e da allora le famiglie interessate stanno affrontando innumerevoli difficoltà, tra cui i traslochi, la ricerca di altre abitazioni dove trasferirsi, la cura di malattie depressive, cui si aggiungono tutte le questioni giudiziarie derivatene con le relative spese da sostenere;
in questi anni si sono susseguite cause giudiziarie, ancora in corso, dei residenti nei confronti dell'ANAS e delle tre ditte appaltatrici che hanno condotto i lavori e un ricorso al TAR contro la decisione del Comune di Roma che ha intimato ai proprietari di mettere in sicurezza le case danneggiate;
il TAR ha dato ragione ai cittadini ed ha sentenziato che il Comune, in quanto mandatario dell'opera di realizzazione del GRA, deve mettere in sicurezza le case;
considerato che:
l'inagibilità delle abitazioni in questione è stata determinata dallo smottamento dei terreni nel corso della realizzazione della galleria Cassia per il completamento del GRA;
da quel momento i cittadini di via Volusia sono stati completamente abbandonati e costretti dall'amministrazione capitolina a lasciare le loro abitazioni perché pericolose;
già dal 2010 i cittadini in questione stanno pagando l'IRPEF e l'ICI (ridotta al 50 per cento) per queste case che, seppur inagibili ed inabitabili, sono considerate seconde case tenute a "disposizione";
sebbene non abitino più in via Volusia e non sia dato loro sapere quando potranno farvi ritorno, saranno comunque tenuti alla corresponsione dell'Imu;
il decreto-legge 2 marzo 2012, n. 16, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 aprile 2012, n. 44, prevede la riduzione del 50 per cento della base imponibile per i fabbricati dichiarati inagibili o inabitabili e di fatto non utilizzati, limitatamente al periodo dell'anno durante il quale sussistono dette condizioni;
le fondazioni bancarie che in virtù della legge sono preposte a nominare dirigenti, presidenti, amministratori delegati e consiglieri di amministrazione delle banche e che hanno ricevuto dalle stesse, in una fase di durissima crisi, dividendi per 2,1 miliardi di euro, con un patrimonio immobiliare stimato tra i 12 e i 15 miliardi di euro, sono state esentate dal pagamento dell'Imu al contrario delle case dei vecchi ricoverati negli ospizi assoggettati al pagamento della tassa, oppure degli emigranti i quali hanno mantenuto la casa di proprietà in Italia e devono pagare l'imposta come seconda casa, senza contare gli agricoltori che devono pagare l'Imu sui fienili, sui cascinali e sulle rimesse delle attrezzature agricole,
si chiede di sapere:
se il Governo non ritenga intervenire, nelle opportune sedi normative, anche rivedendo il decreto-legge 2 marzo 2012, n. 16, al fine di esentare completamente dall'imposta i fabbricati inagibili e inabitabili, poiché è inconcepibile che su di essi si paghi un'imposta, come nel caso in premessa dove, a causa dell'inagibilità delle proprie abitazioni, i cittadini non ne usufruiscono da circa due anni;
se non ritenga, inoltre, che sia iniquo e scandaloso esentare dal pagamento dell'Imu le ricche fondazioni bancarie che solo per quest'anno sono state bonificate di dividendi per oltre 2 miliardi di euro, su un patrimonio immobiliare stimato tra i 12 e i 15 miliardi di euro;
quali urgenti iniziative intenda assumere al fine di correggere la normativa recentemente introdotta sull'Imu, garantendo maggiore equità tra i contribuenti che non possono essere suddivisi tra privilegiati come le fondazioni bancarie e comuni.
(4-07499)