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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 725 del 17/05/2012


Allegato B

Testo integrale della dichiarazione di voto del senatore Galioto sul disegno di legge n. 3071

Onorevoli colleghi, la formazione professionale rappresenta un percorso di crescita fondamentale per accostarsi al mondo del lavoro e ad una professione con competenza e preparazione oltre che uno stimolo a un continuo aggiornamento per chi già lavora.

L'Unione europea riconosce da sempre un ruolo fondamentale alla formazione professionale e, per questo, agli inizi degli anni '90 ha istituito, attraverso il regolamento n 1360/90 del Consiglio d'Europa, la Fondazione europea per la formazione professionale.

La Fondazione, che opera dal 1994, svolge compiti fondamentali nel mondo del lavoro: aiuta i Paesi membri a modernizzare i rispettivi sistemi d'istruzione e formazione, collabora con i Paesi limitrofi e con i Paesi in via di sviluppo perché possano sfruttare al meglio il potenziale delle proprie risorse umane mediante la riforma dei sistemi d'istruzione, formazione e mercato del lavoro.

Oggi dobbiamo discutere il disegno di legge riguardante la ratifica ed esecuzione dell'Accordo di sede tra la Repubblica italiana e la Fondazione stessa.

Il nuovo Accordo, come ha avuto modo di sottolineare durante i lavori in Commissione il relatore Marcenaro, ricalca il modello dell'Accordo sottoscritto tra l'Italia e l'Autorità per la sicurezza alimentare avente sede a Parma e conferma quale sede della Fondazione Villa Gualino a Torino.

L'Accordo riconosce personalità giuridica alla Fondazione e dispone che essa stessa, i suoi edifici, i suoi beni e i suoi archivi siano inviolabili, immuni da atti esecutivi e coercitivi, esenti da ogni tipo di tributi.

Come Gruppo UDC non possiamo che essere d'accordo ed esprimere un parere favorevole a questo disegno di legge poiché siamo profondamente convinti dell'importanza, in particolar modo in un momento di profonda crisi economica come quello che stiamo attraversando, di tutte le iniziative che possano migliorare la condizione dei nostri concittadini e dei cittadini europei che si apprestano ad entrare nel mondo del lavoro.

Da un altro punto di vista, invece, non possiamo che esprimere una valutazione nettamente favorevole al fatto che la sede di un organismo europeo di questo livello sia definitivamente individuata nel nostro Paese.

Dichiarazione di voto della senatrice Contini sul disegno di legge n. 3071

Come previsto dall'articolo 1 del disegno di legge n. 3071, il Presidente della Repubblica è autorizzato a ratificare l'Accordo di sede tra la Repubblica italiana e la Fondazione europea per la formazione professionale, fatto a Torino il 22 gennaio 2010.

La Fondazione europea, denominata European Training Foundation - ETF, è un'agenzia specializzata costituita con l'obiettivo di promuovere e sostenere i processi politico-economici basandosi sulla formazione didattica e professionale. Essa è stata istituita nel 1990, con regolamento del Consiglio europeo n. 1360, ed è divenuta operativa nel 1994 avente sede operativa nel complesso di Villa Gualino nella città di Torino.

La Repubblica italiana riconosce alla Fondazione personalità giuridica ed altresì la capacità di contrattazione, di acquisizione e di cessione di beni mobili ed immobili e di stare in giudizio (articolo 2). Inoltre, può procedere ad accordi di cooperazione con organismi europei ed extraeuropei.

La Fondazione ha come obiettivo quello di sostenere i Paesi in via di sviluppo, appartenenti all'Unione europea, attuando una riforma del sistema di istruzione, formazione e mercato del lavoro attraverso lo sviluppo di sistemi di informazione, analisi e consulenza.

Inoltre, la Fondazione è dotata di un bilancio di circa 20 milioni di euro annui ed è finanziata tramite contributi provenienti dall'Unione europea e con contributi volontari da parte della Repubblica italiana. La modifica dello Statuto, avvenuta con regolamento n. 723 del 2004, ha previsto che gli edifici della sede della Fondazione, i suoi beni e gli archivi risultino essere inviolabili ed immuni da atti esecutivi e coercitivi.

Gli organi di cui è costituita la Fondazione sono il consiglio di amministrazione, formato da un rappresentante di ogni Stato membro, da tre rappresentanti della Commissione europea e da tre esperti nominati dal Parlamento europeo, e il direttore, che ne è il rappresentante giuridico ed è responsabile di fronte al consiglio stesso per la gestione degli affari e le questioni attinenti al personale.

Dichiariamo il nostro voto favorevole in quanto crediamo che il partenariato di cooperazione dei Paesi mediterranei con i Paesi dei Balcani occidentali sia una grande opportunità strategico-politica. Inoltre, l'attività promossa dalla Fondazione, nel sistema territoriale su cui agisce e si colloca, rappresenta una risorsa e un ruolo fondamentale di consolidamento delle basilari istituzioni democratiche nell'area ex sovietico-comunista.

Testo integrale dalla dichiarazione di voto del senatore Galioto sul disegno di legge n. 3107

Colleghi senatori, la Repubblica Bolivariana del Venezuela costituisce uno degli Stati più importanti dell'America Meridionale ed è considerata una delle economie emergenti del Continente.

Nonostante la grave crisi economica che lo ha colpito a partire dagli anni '90, infatti, il Venezuela è ricchissimo di materie prime, basti pensare al fatto che è considerato il sesto Paese al mondo con le maggiori riserve di gas naturale.

Dal punto di vista economico il Venezuela sta rientrando a pieno titolo tra le economie in via di sviluppo, nonostante la crisi e nonostante il tessuto economico nazionale sia radicalmente cambiato dopo l'avvento al potere di Hugo Chavez e l'imposizione di una politica economica definita come socialismo democratico. I recenti dati pubblicati dal Banco Central de Venezuela, infatti, hanno confermato la ripresa economica a partire dal 2010 arrivando, nel 2011, a un tasso di crescita del prodotto interno lordo pari al 4,2 per cento.

L'Italia ha sempre avuto un rapporto particolare con il Venezuela, un rapporto che ha fatto sì che l'interscambio commerciale del nostro Paese con il Paese latino americano abbia registrato, sempre nel 2011, un saldo a nostro favore con un aumento positivo sia delle esportazioni che delle importazioni.

In un quadro economico di stabili relazioni commerciali s'inserisce anche il rapporto culturale basato su una forte presenza italiana nella popolazione locale.

Da sempre, infatti, gli italiani rappresentano una comunità molto importante: attualmente si stima che il numero degli italiani residenti si aggiri attorno alle 50.000 unità si ritiene che, tra il 1946 e il 1970, siano immigrati in Venezuela 252.248 nostri concittadini. Nel censimento del 1961, ad esempio, gli italiani costituivano la comunità straniera più numerosa del Paese.

La cooperazione culturale tra Italia e Venezuela è disciplinata, principalmente, da due accordi: l'Accordo di collaborazione scientifica, firmato il 1° aprile 1987, e l'Accordo di cooperazione culturale, del 17 ottobre 1990. Il sito Internet del Ministero degli affari esteri delinea con precisione l'ambito di questi accordi: "L'insegnamento della lingua italiana è garantito dalla presenza di un numero consistente di scuole e istituzioni private venezuelane presso le quali sono attivi corsi di lingua e letteratura italiana". "Il Governo italiano si è reso promotore, nel 2002, di un provvedimento normativo che imposta l'obbligatorietà dell'insegnamento dell'italiano come seconda lingua in un consistente numero di istituti scolastici pubblici e privati del Paese".

Il disegno di legge che stiamo discutendo prevede la ratifica e l'esecuzione dell'Accordo di riconoscimento degli studi, titoli e diplomi di istruzione media, per il proseguimento degli studi di istruzione superiore tra Italia e Venezuela. Questo accordo, come ha sottolineato in Commissione il relatore Bettamio, colma una lacuna a livello bilaterale di un sistema di riconoscimento reciproco a livello legale dei titoli di studio.

L'Accordo, come sappiamo, permette ai nostri studenti, in possesso del diploma di maturità nelle scuole italiane, di iscriversi alle università venezuelane senza sostenere ulteriori prove, tranne un esame di conoscenza della lingua spagnola, e agli studenti della Repubblica Bolivariana del Venezuela di accedere a qualsiasi istituzione di istruzione superiore nel territorio italiano previo superamento della prova di conoscenza della lingua italiana.

Dal nostro punto di vista questo Accordo non può che venire incontro alle esigenze dei giovani di origine italiana residenti in Venezuela, agevolare il rapporto del Paese natio con la comunità italiana e migliorare i rapporti di interscambio culturale tra i due Paesi, contribuendo a rafforzare anche la collaborazione tra i due Stati a livello scientifico e culturale e creando i presupposti per sbocchi lavorativi per i giovani. Per questi motivi esprimiamo un voto favorevole, a questo provvedimento.

Dichiarazione di voto della senatrice Contini sul disegno di legge n. 3107

L'obiettivo dell'Accordo è quello di migliorare le relazioni bilaterali tra la Repubblica italiana e la Repubblica Bolivariana attraverso il riconoscimento reciproco dei titoli di studio di istruzione media superiore e professionale sulla base della cooperazione scolastica e culturale.

Con tale Accordo si cerca di colmare una lacuna relativa alla mancanza di reciproco riconoscimento a livello legale dei titoli di studio e, al contempo, di tutelare gli interessi della comunità italiana residente in Venezuela. Infatti, in assenza di una specifica disciplina, gli studenti italiani sono scoraggiati ad iscriversi nelle scuole italiane presenti sul territorio venezuelano, in quanto i diplomi conseguiti presso tali scuole non sono riconosciuti a livello legale dalle autorità locali.

In tal senso, quindi, l'Accordo consentirebbe agli studenti italiani, che abbiano già conseguito il diploma di istruzione secondaria in Italia, di iscriversi alle università del Venezuela sostenendo solamente un esame integrativo di lingua spagnola. È importante sottolineare, comunque, che gli atenei possiedono l'autonomia didattica secondo cui il riconoscimento dei titoli non prevede obbligatoriamente l'ammissione dei candidati.

Per l'attuazione dell'Accordo è stata istituita, inoltre, una commissione formata da due rappresentanti dei due Ministeri dell'istruzione e da uno scelto di comune accordo tra le parti.

Questo provvedimento è tanto atteso dalle varie comunità italiane presenti in Venezuela e per tale motivazione il Gruppo Per il Terzo Polo (ApI-FLI) voterà a favore.

Lettera e tabella allegate all'intervento del sottosegretario Polillo in sede di replica nella discussione delle mozioni 1-00176 (testo 2), 1-00635, 1-00637, 1-00638 e 1-00639

Lettera e tabella

Dichiarazione di voto del senatore De Toni sulle mozioni 1-00176 (testo 2), 1-00635, 1-00637, 1-00638 e 1-00639

Signor Presidente, signori del Governo, onorevoli colleghi, come già ampiamente illustrato nel corso del mio intervento e di quelli dei colleghi intervenuti oggi sulle mozioni al nostro esame, è necessario che il Governo adotti con urgenza ogni provvedimento necessario affinché venga modificato il Patto di stabilità interno; questo al fine di consentire ai Comuni virtuosi di poter utilizzare le proprie risorse per realizzare gli investimenti necessari alla crescita delle comunità locali e alla creazione di nuove opportunità di lavoro, in modo da contribuire al rilancio dell'economia. In tal modo, si consente così agli stessi enti locali di riacquisire la propria dignità e il proprio ruolo, così come disegnato dalla Costituzione.

Siamo infatti fortemente preoccupati per le difficoltà che da tempo lamentano gli enti locali nella gestione delle proprie comunità, convinti del ruolo fondamentale che essi svolgono nell'ambito del nostro assetto istituzionale. Infatti, i Comuni sono l'istituzione più vicina ai cittadini che può fronteggiare in modo efficace la crisi economica, con investimenti che siano un volano per l'economia e con politiche sociali che sostengano famiglie e persone in difficoltà, garantendo una comunità coesa e solidale.

I Comuni hanno partecipato più di altri comparti al risanamento della finanza pubblica, essendo il comparto che ha realizzato un surplus rispetto all'obiettivo assegnato dal Patto di stabilità; inoltre, l'attuale perdurare della crisi economica evidenzia una crescente fascia di povertà e, quindi, una maggior richiesta ai Comuni di sussidi ed una maggior spesa proprio rivolta al sociale.

Abbiamo voluto ricordare al Governo, nel corso del dibattito di oggi, che molti enti locali si trovano da tempo in una oggettiva situazione di difficoltà finanziaria, recentemente accentuata dagli effetti della crisi economica internazionale. Ciò si traduce nel rallentamento dei pagamenti a favore di imprese e cittadini, con effetti fortemente negativi per l'intero sistema economico.

In particolare, per gli enti locali soggetti al Patto di stabilità interno, un ulteriore rallentamento dei procedimenti di spesa deriva dagli stringenti vincoli imposti da tale meccanismo, peraltro necessario al fine di garantire il rispetto degli obiettivi di finanza pubblica derivanti dal diritto comunitario.

Deve invece essere rimosso qualsiasi ostacolo alla crescita dell'economia allentando i vincoli del Patto di stabilità interno che, in base alla normativa vigente, frenano soprattutto i pagamenti relativi alle spese di investimento degli enti locali, che viceversa è opportuno incrementare in modo da migliorare la dotazione infrastrutturale pubblica, anche al fine di garantire l'adozione da parte degli enti locali di investimenti finalizzati al miglioramento della qualità della vita dei cittadini, a sostegno delle famiglie e dei lavoratori e per lo sviluppo delle piccole e medie imprese, nonché a salvaguardia dell'interesse generale del Paese.

Riteniamo che la mozione presentata dal Gruppo IdV sia del tutto analoga, per contenuti, a quella firmata dai colleghi del PD dalla quale si differenzia unicamente per la richiesta al Governo di voler riconsiderare la disciplina in materia di tesoreria unica, introdotta dall'articolo 35 del decreto-legge 24 gennaio 2012, n. 1, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 marzo 2012, n. 27, anche valutando l'opportunità di anticipare, con provvedimento normativo, il termine applicativo fissato al 31 dicembre 2014.

Chiediamo quindi al Governo di volersi impegnare al fine di rivedere il meccanismo da ultimo adottato con l'articolo 35 del citato decreto-legge n. l del 2012, con il quale si impone il ripristino dell'ordinario regime di Tesoreria unica statale (di cui all'articolo 1 della legge n. 720 del 1984), secondo cui tutte le entrate degli enti locali devono essere versate presso sezioni di tesoreria provinciale dello Stato, comportando così la perdita per i Comuni di circa 300 milioni di euro di interessi, dovendosi considerarsi tale disposizione altamente vessatoria nei confronti degli enti locali, oltre che lesiva della loro dignità ed autonomia.

Annuncio pertanto il voto favorevole sulla mozione a mia firma e sottoscritta dal Gruppo dell'Italia dei Valori e sulle mozioni che intendono promuovere un impegno del Governo affinché vengano adottate le opportune iniziative volte ad allentare i vincoli del Patto di stabilità interno, con particolare riferimento alle spese per interventi infrastrutturali da parte degli enti locali più virtuosi, consentendo così il finanziamento di opere pubbliche di piccole e medie dimensioni, immediatamente cantierabili, adatte all'intervento delle piccole e medie imprese. In tal modo, si crea un volano per le attività economiche, con un effetto di traino tanto più prezioso in questa fase di crisi economica ed occupazionale, tenendo anche conto che le spese degli enti locali per le opere pubbliche rappresentano più del 60 per cento delle spese in conto capitale delle nostre pubbliche amministrazioni.

Integrazione alla dichiarazione di voto del senatore Vaccari sulle mozioni 1-00176 (testo 2), 1-00635, 1-00637, 1-00638 e 1-00639

Il rigore delle misure economico-finanziarie adottate nel corso del 2011 e, di recente, dal Governo Monti, riportano i saldi di finanza pubblica nei limiti concordati in sede europea, ma non sono affatto idonee a promuovere la ripresa economica, anzi hanno innescato un processo di recessione ancora più grave; ora occorre che il Governo adotti nell'immediato interventi a sostegno delle imprese, in particolare le medie e piccole imprese, che rappresentano la parte più cospicua dell'apparato produttivo italiano.

L'aggravarsi del fenomeno recessivo in tutti i Paesi dell'Unione europea (UE) ha indotto i vertici europei a sollecitare i Governi ad intervenire per sostenere la crescita del PIL, senza la quale si vanificano i sacrifici imposti ai cittadini; nel nostro Paese il reperimento di risorse, attuato soprattutto con l'inasprimento della pressione fiscale ed i tagli delle risorse agli enti locali, nella permanenza di una spesa corrente ad oggi ancora troppo incisiva sul PIL, sta compromettendo la ripresa economica ed ha messo in ginocchio le imprese e le famiglie.

I gravi fenomeni di insofferenza (suicidi degli imprenditori, chiusura delle imprese, perdite di posti di lavoro, carovita, aumento dell'inflazione, eccetera) a cui si assiste ogni giorno rendono improcrastinabili interventi urgenti per mettere in condizione i Comuni di dare sostegno a livello territoriale agli imprenditori in grave difficoltà. Si tratta, infatti, di suicidi commessi da piccoli imprenditori, le cui imprese trovano sussistenza in genere nell'economia locale. Le amministrazioni locali avrebbero più facilità ad intervenire ed instaurare un rapporto con gli imprenditori in difficoltà per prevenire atti disperati.

Le ultime manovre, come ben noto, hanno inasprito i vincoli del Patto di stabilità degli enti sottoposti, congelando qualsiasi intervento di continuità e/o di sviluppo delle economie territoriali; l'impossibilità per gli enti in avanzo di poter spendere le risorse per investimenti, ovvero l'impossibilità per gli enti locali di poter sbloccare i residui passivi per liberare le risorse indispensabili a pagare appalti e forniture e aiutare le aziende nella loro sopravvivenza, sono cause da rimuovere con tempestività; si avvicina per i Comuni la chiusura dei bilanci per il 2012 e, senza un cambiamento dello status quo, sarà difficile far quadrare i conti senza tagliare drasticamente i servizi ai cittadini.

Alla rigidità del Patto si è aggiunto il grave danno finanziario conseguente alla sospensione del regime della tesoreria mista per il triennio 2012-2014. Nonostante le forti opposizioni di tutte le amministrazioni locali, il Governo non ha ritirato la norma ed ha costretto a versare nelle casse dello Stato 8,6 miliardi di liquidità, che erano nella disponibilità degli enti locali e territoriali e degli altri enti pubblici con autonomia finanziaria. Regioni e Comuni dovranno rinunciare, oltre all'autonomia finanziaria, anche ai maggiori interessi che avrebbero maturato mediante gli investimenti delle proprie disponibilità, da smobilizzare per il riversamento obbligatorio in tesoreria unica.

Inoltre, con l'anticipazione in via sperimentale dell'imposta municipale unica (IMU) per il 2012, le autonomie locali avrebbero avuto un'occasione importante per disporre di maggiori entrate da destinare al sostegno dell'economia locale; al contrario, il Governo ha riservato una cospicua quota di gettito all'erario, aumentando di fatto solo la pressione fiscale locale a carico dei cittadini e delle imprese.

È noto che il valore degli investimenti dell'economia locale rispetto a quella nazionale è pari al 60 per cento e, se continuano ad essere congelati gli investimenti degli enti locali, è difficile creare le condizioni di crescita del PIL per ripianare il debito pubblico; è prioritario intervenire con modifiche al Patto di stabilità, per liberare risorse da destinare alla prosecuzione delle opere già appaltate, cantierare nuove opere, per salvare e far sopravvivere le piccole e medie aziende, con conseguente interruzione del processo di perdita di posti di lavoro, soprattutto nel settore edile.

Accettiamo comunque le proposte di modifica del Governo, anche se avremmo voluto più coraggio e decisione, ed esprimiamo voto favorevole a tutte le mozioni.

Congedi e missioni

Sono in congedo i senatori: Bassoli, Belisario, Bonino, Butti, Caruso, Centaro, Chiti, Ciampi, Colombo, D'Ali', Dell'Utri, Delogu, Di Stefano, Fluttero, Marcenaro, Mugnai, Pera, Ramponi, Scarpa Bonazza Buora e Thaler Ausserhofer.

Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Adragna, Cicolani e Franco Paolo, per attività di rappresentanza del Senato; Bianchi, Coronella e De Angelis, per attività della Commissione parlamentare d'inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti; De Feo e Livi Bacci, per attività del Comitato parlamentare di controllo sull'attuazione dell'accordo di Schengen, di vigilanza sull'attività di Europol, di controllo e vigilanza in materia di immigrazione.

Disegni di legge, assegnazione

In sede referente

2ª Commissione permanente Giustizia

Sen. Pedica Stefano ed altri

Disposizioni in materia di istituzione di sezioni specializzate per la famiglia e per i minori presso i tribunali ordinari (3276)

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 5° (Bilancio)

(assegnato in data 17/05/2012).

Mozioni, apposizione di nuove firme

I senatori Viespoli, Fleres, Saia, Villari, Carrara, Castiglione, Menardi, Palmizio, Poli Bortone, Alberto Filippi, Centaro e Ferrara hanno aggiunto la propria firma alla mozione 1-00619 dei senatori Saltamartini e altri.

Interrogazioni, apposizione di nuove firme

I senatori Tofani, Rizzotti, D'Alì, Di Stefano, Latronico, Baldini, Zanetta, Gallo, Gentile, Mazzaracchio e Nessa hanno aggiunto la propria firma all'interrogazione 3-02860 del senatore Malan ed altri.

Risposte scritte ad interrogazioni

(Pervenute dal 10 al 16 maggio 2012)

SOMMARIO DEL FASCICOLO N. 165

AMORUSO: sul fenomeno dei furti d'auto a Bari e provincia (4-06738) (risp. DE STEFANO, sottosegretario di Stato per l'interno)

CAMBER: sullo sciopero degli autotrasportatori (4-06533) (risp. PASSERA, ministro delle infrastrutture e trasporti)

CASTELLI: sulla vicenda relativa ai militari italiani, impegnati in operazioni antipirateria, trattenuti in India (4-06937) (risp. DI PAOLA, ministro della difesa)

COSTA: sul ritardo nel trasferimento di impianti sul traliccio unico di Parabita (Lecce) (4-06613) (risp. PASSERA, ministro dello sviluppo economico)

sul trattamento di quiescenza per il personale appartenente a ruolo ad esaurimento (4-07239) (risp. PATRONI GRIFFI, ministro per la pubblica amministrazione e la semplificazione)

D'ALIA: sulla carenza di organico nel Corpo nazionale dei Vigili del fuoco (4-06920) (risp. FERRARA, sottosegretario di Stato per l'interno)

FASANO: su incidenti stradali causati dalla presenza di animali nel raccordo autostradale Salerno-Avellino (4-06464) (risp. PASSERA, ministro delle infrastrutture e trasporti)

sul parco eco-archeologico di Pontecagnano (Salerno) (4-06544) (risp. ORNAGHI, ministro per i beni e le attività culturali)

LATORRE: sulla salvaguardia delle coste pugliesi contro le trivellazioni in Adriatico (4-06262) (risp. PASSERA, ministro dello sviluppo economico)

Mozioni, nuovo testo

La mozione 1-00641, dei senatori Maraventano ed altri, pubblicata il 15 maggio 2012, deve intendersi riformulata come segue:

MARAVENTANO, TORRI, MAZZATORTA, MURA, PITTONI, CAGNIN, VALLARDI, VALLI. - Il Senato,

premesso che:

il comma 18 dell'articolo 24 del cosiddetto decreto salva Italia, decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, prevede che con regolamento da adottare entro il 30 giugno 2012 ai sensi dell'art. 17 della legge n. 400 del 1988 si proceda all'armonizzazione dei requisiti di accesso al trattamento di quiescenza del personale delle Forze di polizia e delle Forze armate nonché del comparto del Soccorso pubblico del Corpo nazionale dei Vigili del fuoco;

l'articolo 19 della legge n. 183 del 2010 riconosce, anche ai fini della tutela economica, pensionistica e previdenziale, "la specificità del ruolo delle Forze armate, delle Forze di polizia e del Corpo nazionale dei vigili del fuoco, nonché dello stato giuridico del personale ad essi appartenente in dipendenza della peculiarità dei compiti, degli obblighi e delle limitazioni personali, previsti da leggi e regolamenti, per le funzioni di tutela delle istituzioni democratiche e di difesa dell'ordine e della sicurezza interna ed esterna, nonché per i peculiari requisiti di efficienza operativa richiesti e i correlati impieghi in attività usuranti";

in considerazione della predetta specificità lavorativa del personale del comparto Sicurezza e Difesa e del Corpo nazionale dei vigili del fuoco, è indubbio che un innalzamento tout court dell'età pensionabile possa ostacolare la reale capacità operativa dei lavoratori in questione, con conseguenti inevitabili riflessi anche sul livello di efficienza della sicurezza del Paese;

il riconoscimento della specificità del comparto Sicurezza e Difesa e del comparto dei Vigili del fuoco e del Soccorso pubblico, infatti, ha proprio lo scopo di valutare la condizione peculiare del personale militare, delle Forze di polizia e del Corpo nazionale dei vigili del fuoco, considerando le condizioni di impiego operativo altamente rischioso cui è soggetto, che presuppone il costante possesso di particolari idoneità psico-fisiche necessariamente correlate con il requisito anagrafico;

ne consegue che l'intervento regolamentare deve rispondere ai principi ed ai limiti recati dalla delega prevista nel cosiddetto decreto Salva Italia. In tale contesto, i contenuti del regolamento di armonizzazione devono, per espresso dettato legislativo, tenere conto delle peculiarità ordinamentali delle Amministrazioni del comparto, tra le quali l'esigenza funzionale di limiti di età necessariamente più contenuti rispetto al resto dei lavoratori. Tutto questo senza che la riconosciuta richiamata specificità del comparto possa tradursi in una incomprensibile penalizzazione;

il personale del comparto Sicurezza e Difesa, peraltro, gode di un'autonomia contrattuale limitata rispetto all'esercizio dei diritti sindacali fondamentali, per via del mancato riconoscimento del diritto di sciopero e della piena libertà di organizzazione sindacale e di altri diritti costituzionalmente riconosciuti al resto dei lavoratori;

esiste, altresì, il problema di assicurare a tutte le componenti del comparto Sicurezza e Difesa e Vigili del fuoco esposto ad attività dal rischio comparabile un trattamento equipollente anche sotto il profilo della tutela infortunistica, con particolare riguardo al personale volontario dei Vigili del fuoco, attualmente penalizzato;

il Governo non ha ancora esercitato le deleghe previste dal comma 7 dell'art. 27 della legge n. 183 del 2010, relative all'equiparazione della pensione ai superstiti riconosciuta ai familiari dei vigili del fuoco volontari deceduti per causa di servizio al trattamento economico spettante ai familiari superstiti dei vigili del fuoco in servizio permanente anche nelle ipotesi in cui i vigili del fuoco volontari siano deceduti espletando attività addestrative od operative diverse da quelle connesse al soccorso, nonché all'equiparazione del trattamento economico concesso ai vigili del fuoco volontari a quello riconosciuto ai vigili del fuoco in servizio permanente in caso di infortunio gravemente invalidante o di malattia contratta per causa di servizio, includendo anche il periodo di addestramento iniziale reso dagli aspiranti vigili del fuoco a titolo gratuito;

ribadendo altresì l'opportunità di un inserimento organico del personale del Corpo nazionale dei vigili del fuoco nel comparto Sicurezza e Difesa, prevedendo nel concreto la necessità di armonizzare progressivamente gli istituti retributivi, a partire dalla prossima tornata contrattuale;

ritenendo infine auspicabile l'allargamento del medesimo comparto anche al personale delle polizie locali e provinciali,

impegna il Governo:

1) ad adottare il regolamento di armonizzazione, di cui al comma 18 dell'articolo 24 del cosiddetto decreto Salva Italia, solo nel momento in cui sia stata definitivamente prevista la possibilità per il personale del comparto Sicurezza e Difesa e Soccorso pubblico di aderire a forme pensionistiche complementari (il cosiddetto II pilastro), al pari di quanto previsto da anni, con i relativi provvedimenti di contrattazione, nei confronti di tutti i lavoratori pubblici e privati;

2) a prevedere, nell'ambito del regolamento di armonizzazione dei requisiti di accesso al sistema pensionistico, norme di tutela delle specificità del personale del comparto Sicurezza e Difesa e del comparto Vigili del fuoco e Soccorso pubblico, con particolare riguardo all'allungamento dell'età pensionabile per il personale operativo in relazione ai diritti quesiti e al previgente ordinamento;

3) ad ancorare organicamente il personale del Corpo nazionale dei vigili del fuoco e delle polizie locali e provinciali al comparto Sicurezza e Difesa;

4) ad attuare la delega di cui al comma 7 dell'art. 27 della legge n. 183 del 2010, eliminando le differenze di trattamento attualmente esistenti all'interno del comparto Sicurezza e Difesa tra categorie di personale diverse, ma esposte alla stessa tipologia di rischio, com'è il caso del personale volontario dei Vigili del fuoco incaricato del Soccorso tecnico urgente alla stessa stregua di quello permanente in forza al Corpo;

5) a garantire, con disposizioni transitorie, la certezza dei rapporti giuridici già consolidati o in via di maturazione che, per esigenze funzionali, potranno essere prolungati solo su base volontaria;

6) a mantenere l'attuale normativa della "pensione privilegiata" in considerazione che il personale del comparto espleta attività ad elevato rischio, condotte spesso in condizioni ambientali avverse, in Patria ed all'estero;

7) ad istituire con immediatezza un tavolo di concertazione con le rappresentanze sindacali ed il Comitato centrale di rappresentanza (i Cocer) per giungere ad un regolamento di armonizzazione sostanzialmente condiviso, nel quale trovi concreto riconoscimento la peculiarità degli operatori del settore;

8) ad aprire, contestualmente alla stesura del regolamento di armonizzazione, un tavolo sulla previdenza complementare, al fine anche di salvaguardare il personale attualmente in servizio già assoggettato al cosiddetto sistema contributivo;

9) ad utilizzare parte dei nuovi risparmi derivanti dalle disposizioni contenute nel richiamato regolamento di armonizzazione per l'avvio di forme pensionistiche complementari;

10) ad avviare un tavolo di lavoro con il coinvolgimento di tutte le amministrazioni interessate e le rappresentanze del personale per definire un complessivo progetto di riordino dei ruoli del personale interessato al regolamento di armonizzazione, ai fini della predisposizione di un disegno di legge di delega che preveda un'attuazione differita nel tempo - coordinata con la gradualità dell'incremento dei requisiti per l'accesso alla pensione - e che assicuri la compatibilità finanziaria, anche attraverso un processo di razionalizzazione e modernizzazione delle strutture interessate, coerente con le misure di contenimento della spesa.

(1-00641) (Testo 2)

Interpellanze

MALAN, BONFRISCO, SALTAMARTINI, CARRARA, COMPAGNA, BALBONI, FILIPPI Alberto, ESPOSITO, DI GIACOMO, PALMIZIO, FANTETTI, SAIA, ZANOLETTI, IZZO, CECCANTI, PORETTI, DE GREGORIO, BRUNO, CORONELLA, SARRO, PALMA, VICECONTE, POSSA, SCARABOSIO, VICARI, PINZGER, TOMASSINI, LANNUTTI, TOFANI, RIZZOTTI, D'ALI', DI STEFANO, LATRONICO, BALDINI, ZANETTA, GALLO, GENTILE, MAZZARACCHIO, NESSA - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che, per quanto risulta agli interpellanti:

migliaia di onesti contribuenti stanno in questi giorni ricevendo lettere firmate da direttori dall'Agenzia delle entrate su carta recante il marchio dell'Agenzia accanto allo stemma della Repubblica italiana, con dettagliate richieste di documentazione relativa a dichiarazioni dei redditi del passato, in cui si minaccia che l'ufficio, nel caso di mancato invio della documentazione richiesta entro 30 giorni, procederà alla rettifica dei dati dichiarati e alla comunicazione dell'esito del controllo e delle relative somme dovute; in pratica, tutte le somme portate in detrazione verrebbero considerate nulle, e al contribuente verrebbero immediatamente richiesti pagamenti di migliaia di euro, anche se non dovuti, con la ben nota aggiunta di sanzioni, interessi e spese;

le lettere, a meno che non siano state lasciate colpevolmente giacere per settimane dagli stessi operatori dell'Agenzia, riportano generalmente date false, in quanto giungono dagli uffici più vicini al contribuente, spesso a poche centinaia di metri, quando la data riportata è passata da almeno 20 giorni; la scadenza di 30 giorni risulta perciò vaga, se non addirittura ridotta a 10 giorni, perché la vittima non ha alcuna facoltà di dimostrare la data di ricezione; la statuto del contribuente di cui alla legge 27 luglio 2000, n. 212, prevede, all'articolo 3, comma 2, che le disposizioni tributarie non possono prevedere adempimenti a carico dei contribuenti la cui scadenza sia fissata anteriormente al sessantesimo giorno, neppure se approvate per legge;

al contribuente viene richiesto di "trasmettere" numerosi documenti, tra i quali la copia dell'atto di acquisto dell'immobile dichiarato come abitazione principale, i documenti relativi al mutuo e altri che sono già in possesso dell'Agenzia delle entrate, presso la quale può infatti consultarle lo stesso interessato, non senza difficoltà per i frequenti cambi del numero di identificazione personale; è perciò uno spreco di denaro dei cittadini, e un'odiosa vessazione del contribuente, far perdere tempo a impiegati pubblici per richiedere, ricevere e controllare documenti che possono trovare nel proprio archivio informatico;

a tutti i lavoratori, anche dipendenti, anche pubblici viene richiesta la documentazione relativa ai contributi previdenziali versati alla gestione pensionistica obbligatoria di appartenenza; anche questi dati possono essere facilmente reperiti presso gli enti previdenziali, o presso il datore di lavoro; ancor meglio, si tratta di dati contenuti nel CUD, certamente reperibile da parte della pubblica amministrazione;

viene inoltre richiesta al contribuente una non meglio identificata dichiarazione relativa alla data di destinazione dell'immobile ad abitazione principale; se si tratta di un'autocertificazione, essa è già stata espressa nelle dichiarazioni dei redditi presentate nel corso degli anni ed è pertanto del tutto superflua; se si tratta invece di una certificazione anagrafica non si vede perché l'Agenzia non se la procuri direttamente attraverso i suoi potenti mezzi, dato che da anni i suoi massimi dirigenti si vantano di fare ogni sorta di controlli incrociati; inoltre, tale richiesta è in contrasto con l'articolo 43, comma 1, del decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445, come recentemente modificato con l'art. 15, comma 1, della legge 12 novembre 2011, n. 183; la norma è così stringente che l'unico certificato presentabile sarebbe nullo per legge; l'articolo 40, comma 01, del citato decreto prevede infatti che "le certificazioni rilasciate dalla pubblica amministrazione in ordine a stati, qualità personali e fatti sono valide e utilizzabili solo nei rapporti tra privati. Nei rapporti con gli organi della pubblica amministrazione e i gestori di pubblici servizi i certificati e gli atti di notorietà sono sempre sostituiti dalle dichiarazioni" sostitutive; e il comma 02 stabilisce addirittura che «sulle certificazioni da produrre ai soggetti privati è apposta, a pena di nullità, la dicitura: "Il presente certificato non può essere prodotto agli organi della pubblica amministrazione o ai privati gestori di pubblici servizi"»;

nelle richieste dell'Agenzia, anche in considerazione del fatto che sono del tutto prive di un recapito di posta elettronica e l'unica via indicata per inviare i documenti richiesti è una "busta" sull'esterno della quale si è richiesti di apporre un certo numero identificativo, è ravvisabile inoltre una violazione del codice dell'amministrazione digitale di cui al decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82, in generale, e in particolare l'articolo 3, comma 1, il quale garantisce il "diritto a richiedere ed ottenere l'uso delle tecnologie telematiche nelle comunicazioni con le pubbliche amministrazioni";

l'articolo 12, comma 5, stabilisce che "Le pubbliche amministrazioni utilizzano le tecnologie dell'informazione e della comunicazione, garantendo, nel rispetto delle vigenti normative, l'accesso alla consultazione, la circolazione e lo scambio di dati e informazioni, nonché l'interoperabilità dei sistemi e l'integrazione dei processi di servizio fra le diverse amministrazioni";

lodevolmente, in tali richieste, viene indicato il nome del responsabile del procedimento con un numero telefonico cui il contribuente è invitato a rivolgersi per chiarimenti e informazioni; sembrerebbe una via utile per richiedere un indirizzo di posta elettronica, la decorrenza precisa dei 30 giorni, la possibilità di inviare i documenti per altre via che non sia la menzionata "busta"; ma, nella quasi totalità dei casi, a tale numero non risponde nessuno, ad alcuna ora del giorno; del resto, la lettera dell'Agenzia non indica in alcuna sua parte gli orari d'ufficio;

per tentare un contatto con l'Agenzia, alla vittima dell'abuso, essendo impossibile contattare il responsabile del procedimento, non resta che telefonare al numero della sede interessata, reperibile su Internet; ma i risultati di tentativi esperiti dagli interpellanti sono sconfortanti;

venerdì 11 maggio 2012, Agenzia delle entrate di Roma, sede Direzione provinciale I - Trastevere, via Ippolito Nievo, 36, telefono 06.583191; ore 10:20, una voce registrata avverte che gli operatori sono momentaneamente occupati, dopo di che si passa al segnale di suoneria cui non segue alcuna risposta fino alla cessazione della comunicazione; la cosa si ripete alle ore 10:28, 11:10 e 11:30; alle 12:04 il telefono appare staccato e non squilla neppure; alle 12:32 si ripete quanto accaduto nelle prime quattro occasioni;

venerdì 11 maggio 2012, sede Direzione provinciale I - Roma 2 Aurelio, largo Lorenzo Mossa, 8, telefono 06.660381; ore 10:33: una voce registrata informa sugli orari d'ufficio, che in quel giorno solo aperti dalle ore 8 alle 12 e dunque in quel momento sarebbe aperto ma nessuno risponde; la voce informa altresì che per informazioni e prenotazioni occorre chiamare il numero 848.800444; tale numero annuncia che vi sono 77 chiamate in attesa; non accade di avere una risposta anche restando in attesa per 15 minuti;

venerdì 11 maggio 2012, sede Direzione provinciale I - Roma 3 Settebagni, via di Settebagni, 384, telefono 06.872831: risposta solo al secondo tentativo e dopo 10 minuti di attesa;

venerdì 11 maggio 2012, sede Direzione provinciale I - Pinerolo - via Martiri del XXI, 106, telefono 0121.391911: ore 11:53: nessuna risposta; ore 12:48: nessuna risposta;

venerdì 11 maggio 2012, sede Direzione provinciale I Torino - Chieri, strada Valle Pasano, 4, telefono 011.9472550: rimanda al 848.800444;

venerdì 11 maggio 2012, sede Direzione provinciale I Torino - Moncalieri, corso Savona, 16, telefono 011.6824411; per informazioni rinvio al solito 848.800444, per appuntamenti al numero di telefono 199.126003; chiamando quest'ultimo numero risponde una voce registrata: "il servizio da lei richiesto non è disponibile";

martedì 15 maggio 2012, sede Direzione provinciale Palermo 1, via Konrad Roentgen, 3, telefono 091.6803001: ore 10:50: nessuna risposta; ore 12:00: nessuna risposta;

martedì 15 maggio 2012; sede Direzione provinciale II - Milano II - via Ugo Bassi, 4A, telefono 02.69716: ore 10:26: rimanda al 848.800444,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza del fatto che dirigenti di un'agenzia alle sue dipendenze impongono adempimenti fiscali secondo tempistiche vietate dalla legge, richiedono documenti già in possesso dell'Agenzia ovvero di altre amministrazioni pubbliche alle quali dovrebbero per legge direttamente rivolgersi;

se sia a conoscenza del fatto che detti dirigenti minacciano coloro che non sottostanno a tali richieste illegali di un grave ed ingiusto danno;

come giudichi il fatto che dirigenti pubblici, su documenti recanti lo stemma della Repubblica appongano date false, ovvero ritardino di settimane il loro invio, in ogni caso con l'effetto di imporre tempi impossibili per gli adempimenti del contribuente, inclusi alcuni ai quali egli non è tenuto;

se non ritenga che tali vessazioni causino grave danno a migliaia di cittadini, sia dal punto di vista materiale, poiché per sfuggire alle ingiuste conseguenze minacciate devono impiegare tempo e denaro sottraendoli al proprio lavoro o alla propria famiglia, sia dal punto di vista psicologico, per l'esasperazione indotta e il timore di gravi sanzioni alle quali in molti casi non sarebbe in grado di far fronte;

se non ritenga che i gravi e deprecabili episodi di violenza, contro le agenzie fiscali o contro se stessi, da parte di cittadini non possano essere facilitati da simili atteggiamenti, e chi, a suo parere, ne sarebbe il responsabile morale;

quali provvedimenti urgenti di competenza intenda prendere per far cessare immediatamente tali abusi;

quali provvedimenti urgenti intenda prendere nei confronti dei responsabili di violazioni della legge e dei diritti dei cittadini;

quali provvedimenti intenda prendere nei confronti di coloro che, indicati come riferimento per informazioni e chiarimenti, si rendono del tutto irreperibili, ovvero nei confronti di coloro che li hanno indicati senza prendere provvedimenti affinché siano in grado di svolgere il proprio compito;

se i responsabili abbiano fruito dell'esenzione dal blocco delle retribuzioni, recentemente introdotta con provvedimento di urgenza unicamente a beneficio del personale dell'Agenzia delle entrate;

se vi siano meccanismi premiali rispetto ai risultati ottenuti in termini di esazione di somme che possano indurre taluni funzionari o dirigenti a violare le leggi pur di ottenerli, e in ogni caso quali siano tali meccanismi;

se siano anche previsti meccanismi disincentivanti tali violazioni.

(2-00466p. a.)

Interrogazioni

LANNUTTI - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:

la reintroduzione dell'imposta municipale unica (Imu), che genererà un incasso di 21,5 miliardi di euro in ragione di anno e che riguarda tantissime famiglie travolte dalla crisi le quali dovranno pagare, anche se esodati o se hanno perso il posto di lavoro, mentre sono state esentate le ricche fondazioni bancarie, rischia di produrre, oltre al danno, la beffa di lunghe file agli sportelli bancari e postali per l'enorme platea di contribuenti che dovranno adempiere ai propri obblighi versando la prima rata entro metà giugno;

in un articolo pubblicato il 17 maggio 2012 sul quotidiano "Libero", Francesco De Dominicis descrive l'ipotetica situazione che occorrerebbe scongiurare: «È sempre più caos per l'Imu: adesso c'è il rischio di un vero e proprio ingorgo sui pagamenti in banca. A poco più di un mese dalla scadenza sui versamenti dell'imposta sulla casa, scatta l'allarme rosso. A lanciarlo è l'Abi, la Confindustria del credito. Che in una comunicazione riservata, che Libero ha potuto visionare, mette in guardia gli istituti associati sulla valanga di operazioni che verranno eseguite dai cittadini e dalle imprese. Senza dimenticare che i contribuenti, peraltro, sono ancora alle prese con faticosi calcoli e sono nella più totale incertezza in relazione all'esatto importo da pagar con le tre rate previste (giugno, settembre, dicembre). Insomma, un pasticcio dietro l'altro. La questione sollevata dall'Assobancaria, nel dettaglio, ruota attorno ai nuovi modelli F24. Le banche sono in attesa del decreto che sblocchi le bozze fatte circolare dall'agenzia delle Entrate, in modo da poter aggiornare rapidamente sistemi operativi. Il tempo stringe e l'Abi calcola che saranno circa 32 milioni gli "F24" da gestire. Una bella gatta da pelare per l'industria creditizia che, in ogni caso», ottengono «circa 64 milioni di euro grazie alle commissioni pagate dai clienti (2 euro per ciascun F24). Rispetto allo scorso anno, quando la vecchia ici si applicava solo per le "seconde case", l'aumento del numero dei versamenti è del 400-500%, secondo le stime dei tecnici di palazzo Altieri. Le operazioni legate all'imu saranno assai più complesse rispetto all'ici. Anzitutto perché oltre il classico modello F24 sarà affiancato da una versione "semplificata": un doppio binario destinato a cagionare problemi sia agli operatori di sportello sia ai clienti. Rispetto allo scorso anno, poi, invece delle coordinate bancarie (abi, cab, numero conto) dovrà essere indicato l'iban del conto corrente. Non solo. È previsto anche un doppio codice tributo: uno per la quota imu di competenza dello Stato e un altro per la quota destinata ai comuni. La confusione è dietro l'angolo. E il flusso di denaro che passerà dalle banche alle casse dell'Erario è enorme: si parla di diversi miliardi di euro. L'Abi - che teme "disagi agli sportelli" - confida nel fatto che "l'agenzia delle Entrate ha assicurato che darà ampia informativa ai contribuenti sulle modalità di versamento dell'imu e sulla compilazione del nuovo modello semplificato". Poi l'appello alle associate: "Si raccomanda alle banche di adottare tutti gli accorgimenti necessari a garantire il corretto svolgimento del servizio F24 nei giorni di scadenza"»;

gli istituti di credito, negli ultimi mesi, hanno già attivato tutta una serie di rincari dei costi dei servizi bancari, introducendo ulteriori balzelli, con una fantasia così fertile, come banca Unicredit, che ha addirittura introdotto, per i pagamenti con la carta di credito all'estero, una lucrosa commissione pari al 2,1 per cento avendo applicato 12 euro su una spesa di 590 euro,

si chiede di sapere:

se l'allarme lanciato dall'Abi sul rischio di ingorgo allo sportello sia stato raccolto dal Governo e dall'Agenzia delle entrate, per evitare che, oltre al danno degli esborsi, i cittadini debbano subire anche la beffa di lunghe file agli sportelli;

se il Governo non intenda attivarsi per quanto di competenza per promuovere la riduzione delle commissioni bancarie, pari ad almeno 2 euro per ogni F24, oltre alle spese di singola scrittura, al fine di contenere gli esborsi in favore degli istituti di credito, che già applicano spese di gestione sui conti correnti più elevati d'Europa, con costi di 295,66 euro contro una media dell'Unione europea a 27 di 114, ed evitare che essi possano continuare a vessare gli utenti dei servizi bancari e le famiglie in crisi;

quali misure urgenti intenda attivare sia per rendere più equa l'Imu, che dovrebbe essere corrisposta anche dalle ricche fondazioni bancarie, invece esentate, sia assicurando una trasparenza minimale alle banche, già beneficate dall'obbligo di apertura del conto corrente a carico dei pensionati al minimo e dalla garanzia statale di 7 anni sulle obbligazioni bancarie, pari a 940 miliardi di euro, oltre che dal ripristino della commissione di massimo scoperto con decretazione d'urgenza, con la finalità di moderare e riconsiderare la loro cupidigia con un abbattimento degli elevatissimi costi, a danno della clientela.

(3-02867)

Interrogazioni orali con carattere d'urgenza ai sensi dell'articolo 151 del Regolamento

VITA - Al Ministro dell'interno - Premesso che:

nella mattinata del 15 maggio 2012 le Forze dell'ordine hanno sgomberato la torre Galfa, un edificio di oltre 100 metri in disuso nel centro di Milano, occupato da una decina di giorni da un collettivo di "lavoratori dell'arte" Macao, che ha voluto attirare l'attenzione sul problema relativo alla mancanza di spazi sociali;

oltre ai manifestanti e ai loro sostenitori, si sono radunati in via Galvani centinaia di giovani e meno giovani per solidarizzare con i ragazzi del collettivo, condividendo il progetto socioculturale da questi avviato presso la torre Galfa, immobile di proprietà della famiglia Ligresti;

secondo quanto riferito dai presenti, lo sgombero è avvenuto in un clima di massima tranquillità, non avendo i giovani occupanti opposto alcuna resistenza alle Forze di polizia;

al termine dello sgombero gli stessi giovani hanno organizzato, anche attraverso Internet, una manifestazione davanti all'ingresso dello stabile;

le Forze dell'ordine, per tale ragione, si sono disposte in vari punti lungo il perimetro della struttura,

si chiede di sapere quali siano i motivi per cui le Forze dell'ordine sono intervenute in tale modo contro i lavoratori dell'arte di Macao, essendo questi giovani interessati unicamente a valorizzare e riqualificare uno spazio abbandonato da anni.

(3-02866)

Interrogazioni con richiesta di risposta scritta

BONFRISCO, GARAVAGLIA Mariapia - Al Ministro per i beni e le attività culturali - Premesso che:

nella frazione di Verona Santa Maria in stelle, nella Valpantena, si trova il pantheon, luogo di culto sotterraneo, importante testimonianza del primo cristianesimo nella città e monumento di grande valore culturale, storico e religioso, attualmente in fase di restauro;

da articoli recentemente apparsi sulla stampa locale si apprende che, a poca distanza dal sito, in un prossimo futuro, potrebbero sorgere diverse tipologie di costruzioni destinate ad abitazione, secondo quanto previsto dal piano degli interventi del Comune di Verona;

tale possibilità è stata confermata dalle dichiarazioni rilasciate dal vice sindaco e assessore all'urbanistica del Comune di Verona, Vito Giacino, in cui si è espresso l'appoggio al previsto intervento edificativo che dovrebbe consentire alle nuove generazioni di continuare a vivere nella zona del monumento;

sulla utilità del nuovo progetto edilizio si sono espressi negativamente studiosi ed esponenti non solo di forze politiche, ma anche di associazioni e comitati in difesa del patrimonio ambientale, storico e culturale della città,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza del piano degli interventi che il Comune di Verona ha in animo di realizzare nella frazione di Santa Maria in stelle e quali siano le sue valutazioni al riguardo;

se non ritenga che tale progetto edilizio, sebbene intenda dare risposta a legittime aspettative dei cittadini che vivono in quella frazione, costituisca un intervento che, senza prestare adeguata attenzione alla storia ed al patrimonio culturale della città, rischia di mettere a repentaglio l'assetto urbanistico, paesaggistico ed ambientale della zona e produrre danni rilevanti ad un luogo quasi unico al mondo;

se intenda intraprendere iniziative di propria competenza volte, invece, a tutelare e valorizzare adeguatamente un luogo sacro ed un monumento dall'inestimabile valore culturale e storico, in considerazione del fatto che un corretto utilizzo dei beni culturali comporta anche ricchezza economica per il territorio e, più in generale, per il Paese.

(4-07494)

BEVILACQUA, SAIA - Al Presidente del Consiglio dei ministri - Premesso che:

l'autonomia del Trentino-Alto Adige discende da un progetto promosso ed interpretato dall'allora Presidente del Consiglio dei ministri Alcide De Gasperi;

la dimensione regionale del Trentino corrispondeva in via prioritaria all'esigenza di garantire un contesto demografico e territoriale tale da evitare che la minoranza di lingua tedesca concentrata nella provincia di Bolzano si trasformasse in maggioranza;

per l'azione irresponsabile, a giudizio degli interroganti, dei rappresentanti politici ed amministrativi della comunità di lingua italiana, le principali competenze sono state progressivamente trasferite dalla Regione alle due Province autonome ponendo, con questa impostazione, le basi di un processo di emarginazione e penalizzazione della parte oggettivamente più debole;

allo stato la componente di lingua italiana risulta interessata da una fase di crescente regressione numerica e sociale;

alla luce della situazione appare importante e necessario, ad avviso degli interroganti, invertire la tendenza recuperando, laddove possibile, ambito per ambito, un ruolo significativo e prevalente per il livello regionale;

considerato che:

secondo insistenti indiscrezioni, all'interno di una nota informativa dell'INPS, sarebbe stata definita opportuna l'equiparazione degli assetti territoriali alla declinazione locale del principio di autonomia attraverso la soppressione della Direzione regionale ed il trasferimento delle funzioni alle due strutture operative provinciali;

tale scelta, se confermata, toglierebbe all'INPS parte di quell'immagine e quella credibilità istituzionali che oggi detiene grazie al modello organizzativo vigente secondo il quale i cittadini di lingua italiana sono certi di vedere tutelati e riconosciuti i loro diritti,

si chiede di sapere se al Presidente del Consiglio dei ministri risulti che le indiscrezioni relative all'INPS, che tanta preoccupazione destano nella popolazione di lingua italiana, siano fondate e, in ogni caso, se e quali iniziative intenda porre in essere al fine di fornire adeguata rassicurazione riguardo il mantenimento dei livelli organizzativi attualmente esistenti.

(4-07495)

PINOTTI, ARMATO - Al Ministro dello sviluppo economico - Premesso che:

la Commissione europea ha approvato nel dicembre 2011 la nuova disciplina degli aiuti di Stato alla costruzione navale (2011/C 364/06), pubblicata in Gazzetta ufficiale della Comunità europea il 14 dicembre 2011;

questa nuova disciplina sostituisce la precedente e stabilisce il quadro, valido fino al 31 dicembre 2013, all'interno del quale conferire aiuti di Stato per l'innovazione nel settore della cantieristica navale e consente inoltre, diversamente dalla situazione precedente, che l'aiuto abbia un'intensità anche del 30 per cento qualora finalizzato alla tutela dell'ambiente (con alcune condizioni);

diversi Stati europei, in seguito all'approvazione del nuovo Framework, hanno notificato alla Commissione l'intenzione di attivare degli schemi di aiuti al settore della cantieristica navale in base alle disposizioni della disciplina: Olanda, Finlandia, Spagna, Francia e Germania metteranno infatti a disposizione delle aziende rinnovate ed aumentate risorse per sostenere i loro cantieri con aiuti per l'innovazione;

pur essendo consci della difficile situazione di bilancio, si ritiene che il settore della cantieristica rimanga molto importante per il tessuto industriale italiano e che sia importante sostenerlo in questa situazione di grande difficoltà, permettendogli di competere su un piano di parità con gli altri cantieri europei;

il settore della cantieristica, già fortemente in difficoltà, necessita di ogni aiuto possibile per superare la sua situazione di grave crisi ed è per questo necessario che ogni opportunità, a livello europeo, nazionale e locale, sia colta ed appieno sfruttata. La possibilità di offrire una serie di aiuti per l'innovazione non deve quindi essere in alcun modo tralasciata,

si chiede di sapere se il Governo intenda avviare un piano di aiuti per l'innovazione al settore della cantieristica che sfrutti appieno le nuove possibilità aperte dalla disciplina approvata nel mese di dicembre 2011.

(4-07496)

PINZGER - Al Ministro della giustizia - Premesso che:

il decreto del Presidente della Repubblica 26 luglio 1976, n. 752, recante "Norme di attuazione dello Statuto speciale della Regione Trentino-Alto Adige in materia di proporzione negli uffici statali siti nella provincia di Bolzano e di conoscenza delle due lingue nel pubblico impiego", e successive modificazioni, disciplina all'articolo 20-ter il rilascio del certificato di appartenenza ovvero di aggregazione al gruppo linguistico tedesco, italiano o ladino, che può essere richiesto per tutte le finalità previste dalla legge. In particolare l'art. 20-ter prescrive quanto segue: "Qualora intenda beneficiare, nei casi previsti, degli effetti giuridici derivanti dall'appartenenza o dall'aggregazione al gruppo linguistico, ogni cittadino residente nella provincia (...) ha facoltà di rendere in ogni momento una dichiarazione individuale nominativa di appartenenza ad uno dei tre gruppi linguistici italiano, tedesco e ladino. (...) Il foglio A/1, sottoscritto dal dichiarante, è collocato in apposita busta (...) consegnata personalmente e direttamente al tribunale, ovvero alla sezione distaccata in relazione al luogo di residenza (...) La richiesta di certificazione di appartenenza o di aggregazione può essere inoltrata anche per il tramite della sezione distaccata. In tale caso, il tribunale provvede agli adempimenti successivi e alla consegna in plico chiuso della certificazione per il tramite della sezione distaccata";

l'utenza presenta richiesta di rilascio di certificati di appartenenza linguistica, per esempio, nei casi di partecipazione a concorsi pubblici o di richiesta di accesso all'edilizia pubblica o convenzionata;

sino al 1999 il servizio era stato gestito dalle allora Preture (oggi soppresse); successivamente, sino al 2005, il servizio era stato assegnato ai vari Comuni; dopo il 2005, a seguito della necessità di garantire maggiore riservatezza, il servizio è stato trasferito al Tribunale;

al competente Tribunale di Bolzano vengono richiesti ogni anno circa 15.000 certificati di appartenenza linguistica;

gli uffici del Tribunale di Bolzano preposti al servizio sono al collasso in quanto il carico di lavoro è sempre più pesante e il personale a disposizione non è sufficiente;

gli impiegati in servizio sono 3, devono gestire ogni giorno anche più di 100 richieste che giungono da tutta la provincia e di conseguenza hanno avuto anche problemi di salute derivanti dallo stato di stress con cui sono costretti a lavorare;

gli uffici competenti sono obbligati ad utilizzare un sistema di archiviazione unicamente cartaceo in quanto una graduale informatizzazione degli archivi, che agevolerebbe notevolmente il lavoro, richiederebbe un investimento di almeno 150.000 euro; l'informatizzazione inoltre viene negata da parte dell'Autorità garante per la protezione dei dati personali, il quale sostiene che l'eventuale inserimento della dichiarazione etnica dei singoli cittadini in un database informatico costituirebbe una violazione alla riservatezza;

l'ufficio ha grossi problemi di comunicazione con la periferia, in quanto essa avviene per posta. Di conseguenza la semplice richiesta di un certificato di un cittadino di Brunico o Malles impiega dai 4 ai 5 giorni per essere inoltrata all'ufficio di Bolzano; anche la risposta viaggia per posta con un'ulteriore settimana per giungere a destinazione;

considerato che:

per ottenere un certificato sono ormai necessari dai 30 ai 60 giorni;

la presidenza del Tribunale di Bolzano negli ultimi due anni ha segnalato più volte al Ministero della giustizia, alla Presidenza del Consiglio dei ministri, al Ministro per la pubblica amministrazione e la semplificazione oltre che al garante per la privacy e al Commissario del Governo la situazione drammatica del servizio, che, oltre al pericolo di una prossima implosione dello stesso, è diventato sempre più scadente per gli utenti;

il grido di allarme non ha fruttato iniziative utili all'eliminazione delle difficoltà ne è bastato quantomeno a fare sperare in opportuni prossimi interventi;

la presidenza del Tribunale ha dichiarato che, con decorrenza dal 1° giugno 2012, tutti i servizi inerenti all'amministrazione delle dichiarazioni di appartenenza o aggregazione a uno dei gruppo linguistici della provincia di Bolzano dovranno essere sospesi a tempo indeterminato per impossibilità a gestire ulteriormente una situazione ormai al limite,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo, non ritenga opportuno intervenire mettendo un adeguato numero di funzionari e operatori a disposizione del Tribunale di Bolzano per svolgere il servizio;

se intenda intervenire per quanto di competenza ai fini di autorizzare la digitalizzazione degli archivi e del servizio del rilascio delle attestazioni, nonché mettere a disposizione le somme necessarie ai fini della sua realizzazione;

se non ritenga opportuno valutare la possibilità di restituire il servizio alle competenze dei Comuni.

(4-07497)

LANNUTTI - Al Ministro degli affari esteri - Premesso che

i quotidiani romani e nazionali hanno dato notizia di un'inchiesta del pubblico ministero Paolo Ielo incardinata presso la Procura della Repubblica di Roma sul consigliere comunale romano Orsi e sul suo consulente commercialista Umberto Santich, in relazione ad alcune vicende finanziarie ed immobiliari conseguenti alla distorsione di fondi pubblici destinati a bambini gravemente malati e disabili della Campania;

"Il Messaggero" del 6 febbraio 2011 in particolare riportava alcune dichiarazioni al pubblico ministero Ielo di Vincenzo La Musta (ex collaboratore di Orsi) a proposito di come Orsi recuperasse il denaro per acquistare gli immobili nelle circa 200 aste delle cartolarizzazioni del ministero del Tesoro: «La provvista la realizzava attraverso sue società. La contabilità è tenuta in Toscana, presso il commercialista Franco Celsi (...) so che si approvvigionava anche a Benevento, al sud, con flussi finanziari che venivano schermati da società del gruppo. La contabilità reale, tuttavia, è tenuta da Umberto Santich (...) socio della società "la Fontana", con sede a Minturno, che utilizza per le compravendite immobiliari. Una parte delle quote è detenuta da una fiduciaria in Svizzera»;

dalle visure camerali presso la Camera di commercio si rilevano le seguenti attività di Umberto Santich come ex azionista o azionista o socio delle seguenti società: Svimm immobiliare Srl, Seam 3A Srl, Dimensione virtuale Srl, Balestrari Prati Srl, Balestrari Campo Srl, Ostara Srl, Industriando Srl, Memory in Life Srl, Mirabilia Re Srl, Fontana Srl;

dalla consultazione dei documenti camerali si rileva che Santich è inoltre stato o è tuttora amministratore: preposto in Lucia Srl uni personale; U.R. Srl.; Um. MA. Immobiliare Snc; Kairus Immobiliare Sas.; Unica società di mutuo soccorso; Phantasia Sas; Elco Sas; Il Vascello Sas ; Ism Snc; Bullicante Immobiliare Srl; Svimm Immobiliare Srl; Fin Social Srl;

in Fin Social Srl è socio azionista nonché consigliere di amministrazione Antonio Domenico Provenzani;

la Fontana Srl con sede in Minturno, provincia di Latina, sarebbe stata, per quanto apparso sulla stampa citata, il presumibile vettore principe di pulizia dei capitali illeciti della vicenda Orsi;

gli azionisti di Fontana Srl sono lo stesso Umberto Santich e la Mitone Holding Sa, corso Elvezia n. 13, Lugano, cioè una fiduciaria schermo svizzera;

lo stesso Umberto Santich risulta essere stato amministratore di Fin Social Srl, impresa sostanzialmente di lobbying nei Paesi poveri nel cui sito web si legge testualmente che Fin Social è attiva "in particolar modo in numerosi paesi in via di sviluppo, dove è parte integrante dell'economia e della società. In Africa, in modo particolare Fin Social attraverso le sue forti relazioni con vari governi, istituzioni finanziarie ed economiche, è in grado di offrire agevolazioni per quanto concerne l'aspetto commerciale che per quello degli investimenti";

esiste una organizzazione non governativa italiana, il CINS, attiva nella cooperazione internazionale verso i Paesi poveri, finanziata dal Ministero degli affari esteri e da altre istituzioni internazionali;

da circa un anno mezzo il CINS sembra essere entrato in una fase di dismissione di attività;

risulta che fino a poco tempo fa il Presidente del CINS era un certo Umberto Santich e in ogni caso che il 28 aprile 2009 Irene Pivetti, presidente della fondazione "Learn to be Free", conduce un'iniziativa a Roma sulla cooperazione in Colombia con il Presidente del CINS, Umberto Santich;

risulta che il CINS era presieduto fino a pochi anni fa da Beniamino Quintieri, che divenne il commissario di Governo per l'EXPO Shangai 2010 ed aveva come legale rappresentante Antonio Domenico Provenzani, che doveva pacificamente siglare i progetti da sottoporre al Ministero degli affari esteri per un eventuale finanziamento;

premesso che sul sito del Ministero relativo alle prestazioni professionali per il 2011-2012 in tabella è previsto un compenso per 75.000 euro complessivi per Umberto Santich, e che nella stessa tabella dei consulenti del Ministero, insieme a Santich, appare anche l'avvocato Marco Rago, compensato con 110.000 euro e tra l'altro incaricato di varie mansioni dal commissario di Governo per l'Expo Shangai 2010,

si chiede di sapere:

se al Ministro in indirizzo risulti che Umberto Santich di Fin Social Srl, implicato nell'indagine citata del Pubblico ministero Paolo Ielo, ed Umberto Santich della ONG CINS ed Umberto Santich, consulente del Ministero per il 2011 e per il 2012 siano la stessa persona;

se il Ministro in indirizzo non ritenga, qualora Umberto Santich sia la medesima persona e non si tratti di un caso di omonimia, per lo meno inopportuno che uno stesso individuo possa intercambiabilmente essere, o essere stato, in imprese di lobbying impegnate in business all'estero nei Paesi poveri, presidente di una ONG di cooperazione, finanziata tra l'altro dal Ministero degli affari esteri, ed inoltre consulente di rilievo dello stesso Ministero;

nel caso in cui Umberto Santich sia la medesima persona e non si tratti di un caso di omonimia, quali siano i motivi per cui, alla luce dell'indagine del pubblico ministero Ielo della Procura della Repubblica di Roma, non si sia provveduto alla sospensione dell'incarico di consulenza per il Ministero a Santich;

se Antonio Domenico Provenzani di Fin Social Srl risulti essere lo stesso Antonio Domenico Provenzani legale rappresentante della ONG CINS;

nel caso in cui Antonio Domenico Provenzani sia la medesima persona e non si tratti di un caso di omonimia, non ritenga per lo meno inopportuno che uno stesso individuo possa intercambiabilmente essere o essere stato in imprese di lobbying impegnate in business all'estero nei Paesi poveri, e legale rappresentante di un'ONG di cooperazione finanziata tra l'altro dal Ministero cui chiedeva e dalla quale otteneva fondi;

quali iniziative intenda adottare al fine di dirimere tutti i possibili i conflitti di interessi nelle persone incaricate dallo stesso Ministero, allontanando ogni sospetto su vicende che appaiono espressione di difesa di interessi privati in contrasto con la tutela dell'interesse generale;

se risultino essere stati, o vi siano tuttora, rapporti intercorsi tra il Ministero degli affari esteri e le società Finsocial e Fontana.

(4-07498)

LANNUTTI - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:

da due anni 8 famiglie sono costrette a vivere lontane dalle loro abitazioni rese inagibili e inabitabili nel 2009-2010 durante la realizzazione della terza corsia del Grande raccordo anulare (GRA), appalto ANAS per il Comune di Roma, in zona Cassia. Le case inagibili in via Volusia sono 3, per un totale di 11 appartamenti;

la prima casa è stata evacuata nell'agosto del 2009, le altre due l'11 maggio 2010 e da allora le famiglie interessate stanno affrontando innumerevoli difficoltà, tra cui i traslochi, la ricerca di altre abitazioni dove trasferirsi, la cura di malattie depressive, cui si aggiungono tutte le questioni giudiziarie derivatene con le relative spese da sostenere;

in questi anni si sono susseguite cause giudiziarie, ancora in corso, dei residenti nei confronti dell'ANAS e delle tre ditte appaltatrici che hanno condotto i lavori e un ricorso al TAR contro la decisione del Comune di Roma che ha intimato ai proprietari di mettere in sicurezza le case danneggiate;

il TAR ha dato ragione ai cittadini ed ha sentenziato che il Comune, in quanto mandatario dell'opera di realizzazione del GRA, deve mettere in sicurezza le case;

considerato che:

l'inagibilità delle abitazioni in questione è stata determinata dallo smottamento dei terreni nel corso della realizzazione della galleria Cassia per il completamento del GRA;

da quel momento i cittadini di via Volusia sono stati completamente abbandonati e costretti dall'amministrazione capitolina a lasciare le loro abitazioni perché pericolose;

già dal 2010 i cittadini in questione stanno pagando l'IRPEF e l'ICI (ridotta al 50 per cento) per queste case che, seppur inagibili ed inabitabili, sono considerate seconde case tenute a "disposizione";

sebbene non abitino più in via Volusia e non sia dato loro sapere quando potranno farvi ritorno, saranno comunque tenuti alla corresponsione dell'Imu;

il decreto-legge 2 marzo 2012, n. 16, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 aprile 2012, n. 44, prevede la riduzione del 50 per cento della base imponibile per i fabbricati dichiarati inagibili o inabitabili e di fatto non utilizzati, limitatamente al periodo dell'anno durante il quale sussistono dette condizioni;

le fondazioni bancarie che in virtù della legge sono preposte a nominare dirigenti, presidenti, amministratori delegati e consiglieri di amministrazione delle banche e che hanno ricevuto dalle stesse, in una fase di durissima crisi, dividendi per 2,1 miliardi di euro, con un patrimonio immobiliare stimato tra i 12 e i 15 miliardi di euro, sono state esentate dal pagamento dell'Imu al contrario delle case dei vecchi ricoverati negli ospizi assoggettati al pagamento della tassa, oppure degli emigranti i quali hanno mantenuto la casa di proprietà in Italia e devono pagare l'imposta come seconda casa, senza contare gli agricoltori che devono pagare l'Imu sui fienili, sui cascinali e sulle rimesse delle attrezzature agricole,

si chiede di sapere:

se il Governo non ritenga intervenire, nelle opportune sedi normative, anche rivedendo il decreto-legge 2 marzo 2012, n. 16, al fine di esentare completamente dall'imposta i fabbricati inagibili e inabitabili, poiché è inconcepibile che su di essi si paghi un'imposta, come nel caso in premessa dove, a causa dell'inagibilità delle proprie abitazioni, i cittadini non ne usufruiscono da circa due anni;

se non ritenga, inoltre, che sia iniquo e scandaloso esentare dal pagamento dell'Imu le ricche fondazioni bancarie che solo per quest'anno sono state bonificate di dividendi per oltre 2 miliardi di euro, su un patrimonio immobiliare stimato tra i 12 e i 15 miliardi di euro;

quali urgenti iniziative intenda assumere al fine di correggere la normativa recentemente introdotta sull'Imu, garantendo maggiore equità tra i contribuenti che non possono essere suddivisi tra privilegiati come le fondazioni bancarie e comuni.

(4-07499)

LANNUTTI - Al Ministro dell'interno - Premesso che:

sono giunte all'interrogante numerose segnalazioni di persone portatrici di handicap che vengono multate per aver parcheggiato la propria auto in zone a parcometro senza aver pagato il ticket per la sosta effettuata;

in particolare il caso di un invalido multato per non aver pagato la somma prevista per la sosta effettuata in una zona a parcometro dell'Argentario;

il portatore di handicap presentava ricorso per opporsi avverso l'ordinanza-ingiunzione relativa al verbale di contravvenzione redatto dalla Polizia municipale di Monte Argentario, confermato pure dalla Prefettura di Grosseto chiedendo al ricorrente addirittura il pagamento delle spese;

l'amministrazione si costituiva in giudizio per chiedere la convalida dell'atto opposto con vittoria delle spese;

il giudice di pace, dopo aver sollevato alcune irregolarità relative alla redazione del verbale di contravvenzione anche relativamente alla valenza delle infrazioni contestate, ha dato ragione all'utente stradale ;

nella circostanza il conducente del veicolo verbalizzato aveva ritenuto di avere titolo idoneo per beneficiare della disciplina derogatoria di cui all'art. 188 del nuovo codice della strada di cui al decreto legislativo n. 295 del 1992, in quanto tale norma autorizza i "veicoli al servizio di persone invalide" a sostare "nelle aree di parcheggio a tempo determinato" senza "limiti di tempo";

si ha presente la recente, e ad oggi unica, sentenza della Suprema Corte, richiamata dalle amministrazioni interessate nelle loro controdeduzioni, che ha ritenuto di escludere la deroga del pagamento per i veicoli al servizio di persone invalide, in quanto, secondo tale Collegio, l'art. 188 del codice della strada. autorizza soltanto la sosta a tempo indeterminato e non già l'invocata esenzione di pagamento nel caso di parcheggio in aree blu, alla cui onerosità economica deve soggiacere anche il disabile, non essendo vigente una norma che escluda l'obbligo del ticket;

per effetto di tale orientamento giurisprudenziale molti Comuni, in specie quelli di piccole dimensioni, soprattutto a vocazione turistica, si sono subito orientati a sanzionare il parcheggio dei veicoli al servizio di persone invalide, ove non abbiano esposto il tagliando di pagamento, e ciò, tra l'altro, a differenza di quanto avviene nelle città metropolitane, le cui autorità preposte al traffico non hanno inteso recepire siffatta impostazione giurisprudenziale;

in proposito si ha motivo di ritenere che l'adozione di questo criterio determini, in pratica, un'indubbia disparità di trattamento tra le persone con sufficiente capacità motoria e i disabili, il cui riconosciuto diritto a fruire della sosta a tempo indeterminato, se assume rilevanza nelle zone a parcheggio libero o a disco orario, ai sensi dell'art. 157 del codice della strada è del tutto privo di valenza nelle zone a parcometro, la cui diffusione, per le note ragioni di deficit di cassa delle amministrazioni comunali, è ormai in crescita esponenziale;

è evidente che il disabile, in particolare se non accompagnato da persone cosiddette normali, incontra una certa significativa maggiore difficoltà a raggiungere la postazione che rilascia il ticket, spesso ubicata in luoghi nascosti e non facilmente accessibili;

l'art. 11 del regolamento recante norme per l'eliminazione delle barriere architettoniche negli edifici, spazi e servizi pubblici di cui al decreto del Presidente della Repubblica 24 luglio 1996, n. 503 di cui al stabilisce che i detentori di contrassegno autorizzativo sono abilitati a parcheggiare gratuitamente anche in zone a pagamento, ove risulti che gli stalli ad essi riservati nelle immediate vicinanze siano già occupati;

pertanto la disposizione dell'art. 188 del codice della strada avrebbe meritato di essere interpretata dall'amministrazione nel senso più favorevole alla situazione di una persona con ridotta mobilità, tanto più nel caso in cui il conducente del veicolo sia proprio lo stesso invalido, senza la presenza di altre persone a bordo, in quanto non lo si può ulteriormente penalizzare a dovere raggiungere a piedi il parchimetro, spesso lontano dal parcheggio o, come nel caso de quo, posizionato su alti marciapiedi non muniti neppure di scivolo;

trattandosi di una persona qualificata con ridotta mobilità, l'obbligo di pagamento del parcheggio nelle zone a parcometro, la cui vigenza è, in pratica, stabilita solo da un'interpretazione della richiamata sentenza della Suprema Corte, potrebbe sembrare per lo meno vessatorio, in considerazione dell'indubbia difficoltà che può comportare tale richiesto adempimento, sì da qualificarsi come un ulteriore onere che viene posto a carico del disabile, ovviamente con riferimento alle persone effettivamente portatrici di disabilità e non ai fruitori di permessi falsi o taroccati, nei confronti dei quali il "controllo" degli agenti verbalizzanti potrebbe, anzi dovrebbe più efficacemente esplicarsi;

inoltre l'amministrazione resistente, pure avendo presente le iniziative della IX Commissione (Trasporti, poste e telecomunicazioni) della Camera dei deputati in materia di riforma del codice della strada, non ha tenuto conto più propriamente e significativamente della legge di delega di riforma del codice della strada, per effetto della quale il legislatore è chiamato ad "esplicitare" il diritto previsto dall'art. 188 del codice della strada ossia nel senso indicato dalla richiamata Commissione permanente, e ciò significa che la norma che verrà adottata avrà carattere e valenza interpretativo di un diritto da considerarsi già sussistente che, quindi, può trovare un'auspicabile immediata applicazione,

si chiede di sapere:

se, a giudizio del Ministro in indirizzo, detta prassi, prevalente ormai in tutti i Comuni piccoli, più o meno turistici, non rappresenti un'incivile disparità di trattamento tra le persone con sufficiente capacità motoria e i disabili, se non una vera e propria vessazione, visto che spesso i parchimetri sono totalmente inaccessibili poiché posti sopra marciapiedi privi di scivoli e comunque impossibili da raggiungere per chi è in carrozzina;

quali iniziative il Governo intenda assumere al fine di garantire ai cittadini portatori di handicap il rispetto dei diritti stabiliti dalla legge, riportando equità di trattamento tra le persone abili e quelle diversamente abili, considerato che tale oggettiva disparità di maniera nei confronti delle persone disabili potrebbe essere valutata come indice di possibile incostituzionalità della disposizione delegata (art. 188 del codice della strada), con riferimento alla legge delega riguardante l'introduzione di norme e dispositivi che facilitino la mobilità dei non vedenti e dei portatori di handicap .

(4-07500)

PETERLINI - Al Ministro della giustizia - Premesso che:

l'articolo 20-ter del decreto del Presidente della Repubblica 26 luglio 1976, n. 752, recante le "Norme di attuazione dello Statuto speciale della Regione Trentino-Alto Adige in materia di proporzionale negli uffici statali siti nella provincia di Bolzano e di conoscenza delle due lingue nel pubblico impiego", disciplina il rilascio del certificato di appartenenza, ovvero di aggregazione, al gruppo linguistico tedesco, italiano oppure ladino;

ogni cittadino residente nella provincia, rendendo una dichiarazione di appartenenza ad uno dei tre gruppi linguistici al tribunale, ovvero alla sezione distaccata in base al luogo di residenza, può ottenere la certificazione utile, ad esempio per partecipare ai concorsi pubblici, tramite il tribunale stesso;

tale certificazione può anche essere rilasciata dalla competente sezione distaccata;

il servizio fino al 2005 era curato con successo dai Comuni e dal Commissariato del Governo per la Provincia di Bolzano; poi, in virtù delle modifiche apportate al citato decreto del Presidente della Repubblica con il decreto legislativo n. 99 del 2005, è stato attribuito, per questioni legate alla privacy, al tribunale di Bolzano, sempre più oberato in considerazione delle numerose competenze assegnategli;

il numero delle richieste è particolarmente elevato: ogni anno al tribunale di Bolzano vengono richiesti circa 20.000 attestati di appartenenza o aggregazione linguistica;

gli uffici del tribunale, chiamati ad espletare anche tale gravoso compito (che comprende, oltre al rilascio, anche la tenuta delle dichiarazioni, nonché il contatto diretto con l'utenza) risultano di fatto ingolfati dall'attività, anche in relazione all'esiguo numero di addetti al servizio;

all'ufficio centrale, infatti, gli addetti alla gestione delle numerosissime richieste provenienti da cittadini di tutta la provincia sono solo 3, i quali hanno anche riportato problematiche legate allo stress cui sono sottoposti nello svolgimento del proprio lavoro;

per snellire le procedure e il carico di lavoro non è neanche in atto l'informatizzazione degli archivi, in quanto si richiederebbe un notevole investimento economico, cui al momento non pare possibile far fronte;

la possibilità dell'informatizzazione viene peraltro osteggiata dall'Autorità garante per la protezione dei dati personali, poiché l'eventuale raccolta delle dichiarazioni etniche dei singoli cittadini in un database informatico costituirebbe una violazione della riservatezza;

la presidenza del tribunale ha sollevato in tutte le sedi la drammatica situazione che caratterizza il servizio, chiedendo una radicale ristrutturazione dello stesso, senza tuttavia ottenere alcuna risposta; ha reso quindi noto che lo stesso non potrà esser garantito oltre per l'impossibilità della gestione,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo non ritenga di intervenire in merito alla situazione con estrema urgenza;

se in considerazione dello stato di ingestibilità del servizio di amministrazione delle dichiarazioni di appartenenza o aggregazione linguistica, non ritenga di dover proporre alla Commissione paritetica una norma di attuazione, ex articolo 107 dello Statuto di autonomia, che ripristini in capo ai Comuni il servizio, soluzione già sperimentata con successo negli anni 2001-2005, in tal modo garantendo l'immediatezza del servizio, la riduzione del rischio di possibili errori, nonché la necessità di scomodi e costosi accessi diretti degli utenti agli uffici del tribunale.

(4-07501)

POLI BORTONE - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:

l'art. 3 della Costituzione italiana recita che: "Tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge", principio che deve trovare applicazione anche per gli interventi fiscali;

al fine di garantire, in ambito fiscale, un sistema equo ed imparziale, è necessario che le imposte e le tasse vengano pagate esclusivamente sui redditi effettivamente incassati durante l'anno, come pure è imprescindibile che per la "sopravvivenza" e la crescita delle aziende l'imposta sul valore aggiunto venga versata allo Stato nel momento in cui la stessa sia effettivamente incassata dalle aziende stesse;

il mancato rispetto del principio costituzionale comporta che a talune categorie di soggetti economici sia concesso il versamento dell'Iva nelle casse erariali, nonché il pagamento delle tasse a seguito dell'incasso del correlato corrispettivo, mentre ad altre categorie - dalle quali peraltro è strettamente dipendente il buon andamento dell'economia nazionale - questa procedura è negata, tanto che a queste ultime il sistema fiscale italiano impone che, correlatamente all'avvenuta fatturazione ed indipendentemente dall'incasso del corrispettivo, vengano comunque versate le tasse e le imposte;

diretta conseguenza di ciò è che le aziende subiscono l'aumento della propria posizione debitoria nei confronti degli istituti di credito, fino a giungere alla sospensione dei finanziamenti, e ciò causa, come immaginabile, la messa in liquidazione o, peggio ancora, il fallimento delle imprese, con progressivo ed inarrestabile aumento della disoccupazione strutturale;

la discriminazione fiscale, di cui larga fascia degli imprenditori è vittima, viene peraltro esercitata dallo Stato, che ricorre a metodi poco ortodossi di intimidazione nei confronti degli imprenditori attraverso la legge che regolamenta Equitalia SpA, i cui effetti sono intesi comunemente come intimidazione ai cittadini ed agli imprenditori che, come purtroppo si apprende, ricorrono ad atti estremi di disperazione,

l'interrogante chiede di sapere se il Ministro in indirizzo se non ritenga di poter prevedere l'applicazione della tassazione e il versamento dell'Iva per cassa.

(4-07502)

Interrogazioni, da svolgere in Commissione

A norma dell'articolo 147 del Regolamento, la seguente interrogazione sarà svolta presso la Commissione permanente:

6a Commissione permanente (Finanze e tesoro):

3-02867, del senatore Lannutti, sulle conseguenze dell'introduzione dell'Imu.

Interrogazioni, ritiro

È stata ritirata l'interrogazione 3-02860, dei senatori Malan ed altri.