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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 725 del 17/05/2012


ORDINI DEL GIORNO

G1

BRUNO, DE ANGELIS (*)

V. testo 2

Il Senato,

        premesso che:

            il decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 504 (istitutivo dell'imposta comunale sugli immobili, ICI), all'articolo 10, comma 5, prevedeva in origine la trasmissione ai Comuni dei dati relativi alla riscossione dell'imposta, anche al fine di pervenire alla formazione di anagrafi dei contribuenti attraverso l'incrocio con i dati relativi agli immobili assoggettati alla tassa per lo smaltimento dei rifiuti e favorire la partecipazione dei Comuni all'attività di accertamento e controllo;

            il decreto-legge 31 gennaio 2005, n. 7, convertito, con modificazioni, dalla legge 31 marzo 2005, n. 43, all'articolo 7, comma 2-ter, ha modificato il predetto decreto legislativo n. 504 del 1992 assegnando in modo specifico all'Associazione nazionale comuni italiani (ANCI) il compito di organizzare le attività strumentali in ordine alla partecipazione dei Comuni alle procedure di accertamento e controllo, all'integrazione dei processi telematici della pubblica amministrazione, nonché al miglioramento dell'attività informativa anche a benefìcio dei contribuenti; la disposizione, così modificata, rinviava altresì ad un decreto del Ministro dell'economia e delle finanze la definizione delle specifiche modalità attuative nonché l'attribuzione di un contributo pari allo 0,6 per mille del gettito dell'imposta per il finanziamento dei predetti servizi;

            le modalità attuative di cui alla precedente premessa venivano successivamente definite con decreto del Capo del Dipartimento delle politiche fiscali del 22 novembre 2005; il predetto decreto direttoriale prevedeva tra l'altro: (a) la nascita dell'Istituto per la finanza e l'economia locale (IFEL), fondazione di diritto privato senza finalità di lucro, costituita su iniziativa dell'ANCI, ma avente patrimonio e contabilità distinti da quelli dell'ANCI medesima, con statuto approvato dall'ANCI e comunicato al Ministero dell'economia e delle finanze; (b) che i servizi stabiliti dall'articolo 10, comma 5, del decreto legislativo n. 504 del 1992, come modificato dall'articolo 7, comma 2-ter, del decreto-legge n. 7 del 2005, sono svolti dall'IFEL e che di essi la Fondazione garantisce adeguata e sistematica informazione ai Comuni attraverso la fornitura di dati, elaborazioni statistiche, studi e ogni altro elemento utile all'applicazione dei tributi comunali; (c) l'assegnazione all'IFEL del contributo pari allo 0,6 per mille del gettito ICI;

            la legge 13 dicembre 2010, n. 220 (legge di stabilità per il 2011), con l'articolo 1, comma 23, lettera b), ha ulteriormente modificato l'articolo 10, comma 5, del decreto legislativo n. 504 del 1992, richiamando esplicitamente nel testo della normativa primaria il ruolo attribuito all'IFEL. La medesima legge di stabilità per il 2011 ha altresì modificato il decreto del Capo Dipartimento delle politiche fiscali del 22 novembre 2005 portando all'1 per mille la quota del gettito ICI attribuita alla Fondazione IFEL; la predetta quota del gettito ICI era stata già aumentata dall'originario 0,6 per mille allo 0,8 per mille con l'articolo 1, comma 251, della legge 24 dicembre 2007, n. 244;

            il decreto-legge 2 marzo 2012, n. 16, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 aprile 2012, n. 44, ha ulteriormente aggiornato la normativa sul finanziamento dell'ANCI-IFEL per tenere conto dell'introduzione anticipata della nuova imposta municipale unica (IMU), avvenuta con il decreto-legge n. 201 del 2011, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 214 del 2011 (cosiddetto Salva Italia), riportando allo 0,8 per mille il contributo calcolato solo sull'IMU riguardante gli immobili diversi dall'abitazione principale; il decreto-legge n. 16 del 2012 ha rinviato altresì ad un apposito provvedimento dell'Agenzia delle entrate le modalità di riversamento del contributo all'IFEL;

            una buona parte dell'attività dell'IFEL si concretizza oggi nella produzione di dati, elaborazioni statistiche e studi, che, pur essendo di elevato spessore tecnico, risultano scarsamente utili specialmente ai piccoli Comuni, i quali si confrontano giornalmente con esigenze di portata diversa ma ugualmente e forse più importanti sul piano pratico-amministrativo e dei servizi ai cittadini;

            per le ragioni esposte nella premessa precedente, molti piccoli Comuni, non utilizzando di fatto i servizi della Fondazione IFEL, trarrebbero vantaggio dalla possibilità di affidare a soggetti diversi dall'IFEL servizi più consoni alle proprie esigenze pratiche e alle necessità dei cittadini, ma, in base alla normativa attuale, essi sono posti in ogni caso di fronte all'obbligo di versare parte del proprio gettito IMU alla Fondazione dell'ANCI,

        impegna il Governo a promuovere le opportune modifiche alla normativa vigente illustrata in premessa, affinché siano esentati dal versamento del contributo all'IFEL di cui alle premesse tutti i Comuni che affidano a soggetti diversi dall'IFEL, con gara ad evidenza pubblica e comunque nel rispetto della normativa sugli affidamenti, lo svolgimento dei servizi di cui all'articolo 10, comma 5, del decreto legislativo n. 504 del 1992.

________________

(*) Aggiungono la firma in corso di seduta i senatori Fleres e Poli Bortone

G1 (testo 2)

BRUNO, DE ANGELIS, FLERES, POLI BORTONE

Non posto in votazione (*)

Il Senato,

        premesso che:

            il decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 504 (istitutivo dell'imposta comunale sugli immobili, ICI), all'articolo 10, comma 5, prevedeva in origine la trasmissione ai Comuni dei dati relativi alla riscossione dell'imposta, anche al fine di pervenire alla formazione di anagrafi dei contribuenti attraverso l'incrocio con i dati relativi agli immobili assoggettati alla tassa per lo smaltimento dei rifiuti e favorire la partecipazione dei Comuni all'attività di accertamento e controllo;

            il decreto-legge 31 gennaio 2005, n. 7, convertito, con modificazioni, dalla legge 31 marzo 2005, n. 43, all'articolo 7, comma 2-ter, ha modificato il predetto decreto legislativo n. 504 del 1992 assegnando in modo specifico all'Associazione nazionale comuni italiani (ANCI) il compito di organizzare le attività strumentali in ordine alla partecipazione dei Comuni alle procedure di accertamento e controllo, all'integrazione dei processi telematici della pubblica amministrazione, nonché al miglioramento dell'attività informativa anche a benefìcio dei contribuenti; la disposizione, così modificata, rinviava altresì ad un decreto del Ministro dell'economia e delle finanze la definizione delle specifiche modalità attuative nonché l'attribuzione di un contributo pari allo 0,6 per mille del gettito dell'imposta per il finanziamento dei predetti servizi;

            le modalità attuative di cui alla precedente premessa venivano successivamente definite con decreto del Capo del Dipartimento delle politiche fiscali del 22 novembre 2005; il predetto decreto direttoriale prevedeva tra l'altro: (a) la nascita dell'Istituto per la finanza e l'economia locale (IFEL), fondazione di diritto privato senza finalità di lucro, costituita su iniziativa dell'ANCI, ma avente patrimonio e contabilità distinti da quelli dell'ANCI medesima, con statuto approvato dall'ANCI e comunicato al Ministero dell'economia e delle finanze; (b) che i servizi stabiliti dall'articolo 10, comma 5, del decreto legislativo n. 504 del 1992, come modificato dall'articolo 7, comma 2-ter, del decreto-legge n. 7 del 2005, sono svolti dall'IFEL e che di essi la Fondazione garantisce adeguata e sistematica informazione ai Comuni attraverso la fornitura di dati, elaborazioni statistiche, studi e ogni altro elemento utile all'applicazione dei tributi comunali; (c) l'assegnazione all'IFEL del contributo pari allo 0,6 per mille del gettito ICI;

            la legge 13 dicembre 2010, n. 220 (legge di stabilità per il 2011), con l'articolo 1, comma 23, lettera b), ha ulteriormente modificato l'articolo 10, comma 5, del decreto legislativo n. 504 del 1992, richiamando esplicitamente nel testo della normativa primaria il ruolo attribuito all'IFEL. La medesima legge di stabilità per il 2011 ha altresì modificato il decreto del Capo Dipartimento delle politiche fiscali del 22 novembre 2005 portando all'1 per mille la quota del gettito ICI attribuita alla Fondazione IFEL; la predetta quota del gettito ICI era stata già aumentata dall'originario 0,6 per mille allo 0,8 per mille con l'articolo 1, comma 251, della legge 24 dicembre 2007, n. 244;

            il decreto-legge 2 marzo 2012, n. 16, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 aprile 2012, n. 44, ha ulteriormente aggiornato la normativa sul finanziamento dell'ANCI-IFEL per tenere conto dell'introduzione anticipata della nuova imposta municipale unica (IMU), avvenuta con il decreto-legge n. 201 del 2011, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 214 del 2011 (cosiddetto Salva Italia), riportando allo 0,8 per mille il contributo calcolato solo sull'IMU riguardante gli immobili diversi dall'abitazione principale; il decreto-legge n. 16 del 2012 ha rinviato altresì ad un apposito provvedimento dell'Agenzia delle entrate le modalità di riversamento del contributo all'IFEL;

            una buona parte dell'attività dell'IFEL si concretizza oggi nella produzione di dati, elaborazioni statistiche e studi, che, pur essendo di elevato spessore tecnico, risultano scarsamente utili specialmente ai piccoli Comuni, i quali si confrontano giornalmente con esigenze di portata diversa ma ugualmente e forse più importanti sul piano pratico-amministrativo e dei servizi ai cittadini;

            per le ragioni esposte nella premessa precedente, molti piccoli Comuni, non utilizzando di fatto i servizi della Fondazione IFEL, trarrebbero vantaggio dalla possibilità di affidare a soggetti diversi dall'IFEL servizi più consoni alle proprie esigenze pratiche e alle necessità dei cittadini, ma, in base alla normativa attuale, essi sono posti in ogni caso di fronte all'obbligo di versare parte del proprio gettito IMU alla Fondazione dell'ANCI,

        invita il Governo a valutare l'opportunità di promuovere le opportune modifiche alla normativa vigente illustrata in premessa, affinché siano esentati dal versamento del contributo all'IFEL di cui alle premesse tutti i Comuni che affidano a soggetti diversi dall'IFEL, con gara ad evidenza pubblica e comunque nel rispetto della normativa sugli affidamenti, lo svolgimento dei servizi di cui all'articolo 10, comma 5, del decreto legislativo n. 504 del 1992.

________________

(*) Accolto dal Governo

G2

CUTRUFO (*)

V. testo 2

Il Senato della Repubblica,

        premesso che:

            - il nostro Paese è attraversato da una grave crisi economica.e finanziaria che ha avuto gravi ripercussioni sia sulle imprese che sulle famiglie;

            - nonostante gli interventi posti in essere dal Governo negli ultimi mesi, atti a riequilibrare i conti pubblici e che dovrebbero riattivare le conseguenti e necessarie misure a favore della crescita, purtroppo ancora appare lontana la ripresa e aumentano i disagi di tutti gli operatori che sono in credito con gli enti locali;

            - lo stato della nostra economia richiede, quindi, ormai un inderogabile intervento a favore della crescita che, in linea con quanto evidenziato dall'Unione europea, dia vigore alla nostra economia reale e consenta a Comuni e Province, anche utilizzando le risorse a loro disposizione, di riattivare gli investimenti e provvedere al pagamento delle imprese;

        preso atto che:

            - lo stato generale dell'economia, oltre ad aver ridotto la capacità finanziaria degli enti locali, ha costretto lo Stato a ridurre anche i trasferimenti a loro favore, limitandone l'autonomia economica e causando un aumento del disagio alle comunità locali;

            - secondo i dati forniti dall'Istat, la riduzione della spesa degli enti locali ha registrato una riduzione del 16,5 per cento nel periodo compreso tra il 2009 e il 2010;

            - per il 2012 è prevista una riduzione pari ad almeno il 18 per cento che, se confermata, potrebbe avere effetti decisamente recessivi per le economie locali e per l'intera economia nazionale;

            - anche le spese per le infrastrutture sono cospicuamente diminuite in maniera rilevante;

        preso atto, inoltre, che:

            - sono numerosi i Comuni e le Province che risultano in regola con il Patto di stabilità e che hanno a disposizione risorse economiche che potrebbero essere utilmente utilizzate per altre iniziative e opere infrastrutturali ma che, tuttavia, proprio a causa del medesimo Patto di stabilità non possono essere impiegate;

            - da ultimo, l'economia dei Comuni e delle Province soffre anche della sospensione del regime della tesoreria mista per il triennio 2012-2014;

            - anche la recente introduzione dell'IMU, inoltre, non consente agli enti locali di acquisire importanti risorse poiché i maggiori introiti sono destinati allo Stato;

            - tale imposta, che dovrebbe essere considerata quale "una tantum", potrebbe, invece, essere utilmente sostituita con provvedimenti atti, soprattutto, a consentire il riequilibrio non tanto del bilancio, bensì il riequilibrio non più procastinabile del debito;

        considerato che:

            - i ritardi dei pagamenti delle Pubbliche Amministrazioni nei confronti dei privati costituisce un elemento di seria difficoltà per numerosissime imprese, soprattutto di piccole dimensioni che, per tale motivo, sono esposte finanziariamente e rischiano il fallimento;

            - occorre intervenire in tempi rapidissimi per sbloccare tutti i vincoli che impediscono il percorso virtuoso dell'economia locale e quindi di quella nazionale;

        impegna il Governo:

            - a prevedere un allentamento delle norme che regolano i vincoli del Patto di stabilità al fine di facilitare la ripresa dell'economia dei Comuni;

            a prevedere un allentamento dei vincoli del Patto di stabilità sia per i Comuni che per le Province cosiddette "virtuose" al fine di consentire la ripresa degli investimenti; in particolare gli investimenti in opere pubbliche, con particolare riferimento a quelle già in corso di esecuzione e per le quali sono bloccati i pagamenti da parte di Comuni che hanno risorse disponibili (per complessivi 11 miliardi) ma non possono utilizzarle, e per finanziare un numero limitato (la proposta ANCI è di individuarne 100) di opere pubbliche di valore medio-basso - fino a 5 milioni di euro - che possono fare la differenza in termini di sviluppo e impulso alla crescita nei Comuni più piccoli inclusi gli investimenti in infrastrutture tecnologiche e per l'edilizia scolastica;

            - a prevedere la possibilità di impiegare i "fondi passivi" per la spesa in conto capitale per finanziare opere infrastrutturali e quanto altro necessario;

            - a prevedere misure finalizzate a consentire che gli enti locali possano procedere al pagamento dei debiti pregressi da parte degli enti locali;

            - a prevedere una maggiore discrezionalità a carico dei Comuni in riferimento all'utilizzo delle proprie entrate, soprattutto di quelle derivanti dalla riscossione degli oneri di urbanizzazione e dall'alienazione del patrimonio dell'ente;

            - a prevedere misure destinate a riequilibrare il debito piuttosto che il bilancio e sostitutive dell'IMU dal 2013;

            - a prevedere la proporzionalità tra la contribuzione dei singoli comparti agli obiettivi di Patto e la quota parte di spesa pubblica ad essi collegata (attualmente il contributo dei Comuni ai risparmi di spesa degli ultimi anni è stato pari al 12,3 per cento a fronte di un'incidenza sulla spesa pubblica complessiva dell'8 per cento);

            a prevedere l'adeguamento delle regole del Patto di stabilità interno italiano a quelle in vigore nei più importanti Paesi europei, in particolare con riferimento alla cosiddetta golden rule, che prevede l'esclusione dagli obiettivi di Patto delle spese per investimento per quegli enti che abbiano equilibrio tra entrate e spese correnti e livelli di indebitamento sotto certe soglie;

            a prevedere, nelle more, la riduzione dei risparmi imposti ai Comuni;

            a rivedere in generale le norme adeguandole agli standard europei.

________________

(*) Aggiungono la firma in corso di seduta i senatori De Lillo e Bonfrisco

G2 (testo 2)

CUTRUFO, DE LILLO, BONFRISCO

Non posto in votazione (*)

Il Senato della Repubblica,

        premesso che:

            - il nostro Paese è attraversato da una grave crisi economica.e finanziaria che ha avuto gravi ripercussioni sia sulle imprese che sulle famiglie;

            - nonostante gli interventi posti in essere dal Governo negli ultimi mesi, atti a riequilibrare i conti pubblici e che dovrebbero riattivare le conseguenti e necessarie misure a favore della crescita, purtroppo ancora appare lontana la ripresa e aumentano i disagi di tutti gli operatori che sono in credito con gli enti locali;

            - lo stato della nostra economia richiede, quindi, ormai un inderogabile intervento a favore della crescita che, in linea con quanto evidenziato dall'Unione europea, dia vigore alla nostra economia reale e consenta a Comuni e Province, anche utilizzando le risorse a loro disposizione, di riattivare gli investimenti e provvedere al pagamento delle imprese;

        preso atto che:

            - lo stato generale dell'economia, oltre ad aver ridotto la capacità finanziaria degli enti locali, ha costretto lo Stato a ridurre anche i trasferimenti a loro favore, limitandone l'autonomia economica e causando un aumento del disagio alle comunità locali;

            - secondo i dati forniti dall'Istat, la riduzione della spesa degli enti locali ha registrato una riduzione del 16,5 per cento nel periodo compreso tra il 2009 e il 2010;

            - per il 2012 è prevista una riduzione pari ad almeno il 18 per cento che, se confermata, potrebbe avere effetti decisamente recessivi per le economie locali e per l'intera economia nazionale;

            - anche le spese per le infrastrutture sono cospicuamente diminuite in maniera rilevante;

        preso atto, inoltre, che:

            - sono numerosi i Comuni e le Province che risultano in regola con il Patto di stabilità e che hanno a disposizione risorse economiche che potrebbero essere utilmente utilizzate per altre iniziative e opere infrastrutturali ma che, tuttavia, proprio a causa del medesimo Patto di stabilità non possono essere impiegate;

            - da ultimo, l'economia dei Comuni e delle Province soffre anche della sospensione del regime della tesoreria mista per il triennio 2012-2014;

            - anche la recente introduzione dell'IMU, inoltre, non consente agli enti locali di acquisire importanti risorse poiché i maggiori introiti sono destinati allo Stato;

            - tale imposta, che dovrebbe essere considerata quale "una tantum", potrebbe, invece, essere utilmente sostituita con provvedimenti atti, soprattutto, a consentire il riequilibrio non tanto del bilancio, bensì il riequilibrio non più procastinabile del debito;

        considerato che:

            - i ritardi dei pagamenti delle Pubbliche Amministrazioni nei confronti dei privati costituisce un elemento di seria difficoltà per numerosissime imprese, soprattutto di piccole dimensioni che, per tale motivo, sono esposte finanziariamente e rischiano il fallimento;

            - occorre intervenire in tempi rapidissimi per sbloccare tutti i vincoli che impediscono il percorso virtuoso dell'economia locale e quindi di quella nazionale;

        impegna il Governo, a seguito dell'esito positivo della spending review e della trattativa in sede europea volta a liberare risorse per il loro utilizzo per una politica di sviluppo a rivedere le norme relative al Patto di stabilità interno e pertanto:

            - a prevedere un allentamento delle norme che regolano i vincoli del Patto di stabilità al fine di facilitare la ripresa dell'economia dei Comuni;

            a prevedere un allentamento dei vincoli del Patto di stabilità sia per i Comuni che per le Province cosiddette "virtuose" al fine di consentire la ripresa degli investimenti; in particolare gli investimenti in opere pubbliche, con particolare riferimento a quelle già in corso di esecuzione e per le quali sono bloccati i pagamenti da parte di Comuni che hanno risorse disponibili (per complessivi 11 miliardi) ma non possono utilizzarle, e per finanziare un numero limitato (la proposta ANCI è di individuarne 100) di opere pubbliche di valore medio-basso - fino a 5 milioni di euro - che possono fare la differenza in termini di sviluppo e impulso alla crescita nei Comuni più piccoli inclusi gli investimenti in infrastrutture tecnologiche e per l'edilizia scolastica;

            - a prevedere la possibilità di impiegare i "fondi passivi" per la spesa in conto capitale per finanziare opere infrastrutturali e quanto altro necessario;

            - a prevedere misure finalizzate a consentire che gli enti locali possano procedere al pagamento dei debiti pregressi da parte degli enti locali;

            - a prevedere una maggiore discrezionalità a carico dei Comuni in riferimento all'utilizzo delle proprie entrate, soprattutto di quelle derivanti dalla riscossione degli oneri di urbanizzazione e dall'alienazione del patrimonio dell'ente;

            - a prevedere misure destinate a riequilibrare il debito piuttosto che il bilancio e sostitutive dell'IMU ;

            - a prevedere la proporzionalità tra la contribuzione dei singoli comparti agli obiettivi di Patto e la quota parte di spesa pubblica ad essi collegata;

            a prevedere l'adeguamento delle regole del Patto di stabilità interno italiano a quelle in vigore nei più importanti Paesi europei, in particolare con riferimento alla cosiddetta golden rule, che prevede l'esclusione dagli obiettivi di Patto delle spese per investimento per quegli enti che abbiano equilibrio tra entrate e spese correnti e livelli di indebitamento sotto certe soglie;

            a prevedere, nelle more, la riduzione dei risparmi imposti ai Comuni;

            a rivedere in generale le norme adeguandole agli standard europei.

________________

(*) Accolto dal Governo

G3

VIESPOLI, FLERES, MENARDI, PISCITELLI, SAIA, CARRARA, CASTIGLIONE, CENTARO, FERRARA, FILIPPI ALBERTO, POLI BORTONE, VILLARI

V. testo 2

Il Senato,

        premesso che:

            il concorso degli enti locali alla manovra di finanza pubblica, per il 2012, ammonta per le Province, a 700 milioni di euro, mentre i Comuni con più di 5.000 abitanti partecipano con un contributo di 1,2 miliardi di euro;

            le recenti manovre economico-finanziarie adottate nel corso dell'anno 2011 hanno operato ingentissime decurtazioni alle risorse degli enti locali e delle Regioni, con l'inasprimenti del Patto di stabilità interno e con le modifiche strutturali all'assetto tributario in particolare dei Comuni, hanno prodotto un aumento della pressione fiscale e un'ulteriore riduzione della spesa per investimenti;

            se una delle principali cause di questa crisi, che ha costretto molte aziende a chiudere, è dovuta al crollo dei lavori pubblici, anche la riduzione degli impegni di spesa da parte degli enti locali, causata dal rispetto del Patto di stabilità, e l'eccessivo ritardo dei pagamenti della pubblica Amministrazione hanno prodotto preoccupanti effetti negativi;

            il ritardo nei pagamenti della pubblica amministrazione sta mettendo in difficoltà un gran numero di imprese, soprattutto quelle piccole. Per contrastare tale fenomeno, l'Unione europea ha fissato con una direttiva tempi di rimborso e diritti di compensazione (direttiva 2011/7/UE), ma il mancato recepimento da parte del Parlamento italiano di detta Direttiva desta enormi preoccupazioni sulla definitiva soluzione al problema e, d'altro canto, si rischia di pregiudicare la sopravvivenza delle stesse imprese;

            è opportuno favorire il pagamento dei debiti della Pubblica Amministrazione;

            nel 2010 le Regioni non hanno utilizzato autorizzazioni di spesa per 1,4 miliardi di euro, i Comuni per 813 milioni e le Province per 128 milioni, per un totale di 2,242 miliardi di euro che avrebbero potuto finanziare interventi infrastrutturali;

            per sbloccare le risorse degli enti locali dal Patto di stabilità molto si può dar vita al Patto di stabilità di tipo verticale ed orizzontale. Si dice di tipo verticale quando la Regione provvede a peggiorare i propri obiettivi contabili di una quota pari a quella ceduta ai Comuni del proprio territorio; il tipo orizzontale è quando la perequazione finanziaria avviene tra gli stessi Comuni di una regione;

            con il Patto regionalizzato si consente alle Regioni di autorizzare gli enti locali del proprio territorio a peggiorare il loro saldo programmatico (mediante aumenti dei pagamenti in conto capitale), purché gli enti locali rideterminino il proprio obiettivo programmatico di cassa e di competenza;

            le Regioni per effettuare quanto sopra citato devono definire criteri di virtuosità e modalità operative e devono comunicare alle rappresentative degli enti locali, entro il 15 settembre di ciascun anno, l'entità dei pagamenti che possono effettuare nel corso dell'anno;

            il Patto regionalizzato in modo verticale, utilizzato in 13 Regioni su 20, ha prodotto uno sblocco di risorse pari a 1,15 miliardi di euro. Un risultato al di sotto delle aspettative, invece, ha prodotto l'adozione del patto orizzontale, che ha liberato appena 70 milioni di euro;

            in un momento economico difficile anche per i Comuni, soprattutto alla luce dei tagli subiti con la legge n. 183 del 2011 (legge di stabilità per il 2012), si avverte un maggiore e crescente bisogno di equità. Non basta il rigore ad avviare la ripresa dello sviluppo e della crescita. Il ruolo degli enti locali è mai come oggi fondamentale per stimolare le realtà produttive locali ad emergere, nonché a sfruttare le enormi risorse peculiari di ogni territorio per attirare nuovi investimenti;

            molti Comuni che hanno rispettato senza sforare il Patto e garantito il rigore, pur offrendo adeguati ed efficienti servizi ai propri cittadini, per tale ragione questi enti vanno premiati;

            i Comuni metropolitani italiani, secondo alcuni studi (ANCI), con lo sblocco del Patto di stabilità, potrebbero liberare e generare una spesa complessiva per investimenti per un ammontare complessivo di circa 7 miliardi di euro, con una spesa diretta di 3,5 miliardi di euro;

            le somme destinate ad opere pubbliche contribuiscono ad aumentare il patrimonio pubblico, dunque modificano l'assetto dei bilanci, ma non il suo valore complessivo;

            l'articolo 13 del decreto-legge n. 201 del 2011, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 214 del 2011, il cosiddetto decreto salva Italia, ha anticipato l'introduzione, dal 2012, dell'imposta municipale unica (IMU), prevista dagli articoli 8 e 9 del decreto legislativo n. 23 del 2011 in materia di federalismo municipale, che ora si applica anche sulle abitazioni principali. Il 50 per cento del gettito del tributo relativo all'abitazione principale e pertinenze è attribuito ai Comuni (il rimanente allo Stato); il Fondo sperimentale di riequilibrio viene ridotto della parte corrispondente al maggior gettito dell'IMU; tale previsione è stata vista in modo negativo dai cittadini e sta creando enormi problemi di carattere procedurale ai Comuni, i quali hanno tempo fino a metà dicembre per stabilire le aliquote da applicare in aumento o variazione di quelle stabilite dal decreto,

        impegna il Governo:

            1) a prevedere strumenti che, nel rispetto dei limiti di bilancio e nell'ottica di allentare la stretta del Patto di stabilità, possano creare le condizioni per la ripresa degli investimenti promossi dagli enti locali, anche accelerando il pagamento dei debiti contratti dalla Pubblica Amministrazione;

            2) a garantire misure che, in un'ottica di spending review e nel rispetto del necessario rigore di bilancio, siano in grado di individuare e limitare la spesa pubblica improduttiva degli enti locali, nonché procedere al taglio dei costi delle attività non necessarie per l'efficienza della macchina amministrativa e dei servizi pubblici locali;

            3) a promuovere interventi normativi organici, e non frammentari, in modo tale da permettere una programmazione efficiente e tempestiva degli enti locali e garantire la certezza delle regole, dei tempi e delle modalità di esecuzione degli interventi;

            4) a favorire l'introduzione di misure normative e di procedure chiare volte a rendere più efficaci gli investimenti attraverso i dispositivi del project finance;

            5) a dare inizio ad interventi legislativi in grado di snellire gli adempimenti burocratici e la tempistica necessari all'autorizzazione di investimenti sui territori degli enti locali;

            6) ad emanare direttive in tema di contabilità degli enti locali orientate a rendere obbligatoria l'adozione del bilancio consolidato negli enti locali per evitare che si scarichino sulle partecipate i debiti degli enti stessi;

            7) a prevedere meccanismi premianti per gli enti più virtuosi basati non soltanto sull'efficienza della spesa, quanto sul miglioramento con i rapporti con l'utenza, sull'efficacia dei servizi pubblici offerti ai cittadini e sulle proprie performance negli ambiti di competenza propria.

G3 (testo 2)

VIESPOLI, FLERES, MENARDI, PISCITELLI, SAIA, CARRARA, CASTIGLIONE, CENTARO, FERRARA, FILIPPI ALBERTO, POLI BORTONE, VILLARI

Non posto in votazione (*)

Il Senato,

        premesso che:

            il concorso degli enti locali alla manovra di finanza pubblica, per il 2012, ammonta per le Province, a 700 milioni di euro, mentre i Comuni con più di 5.000 abitanti partecipano con un contributo di 1,2 miliardi di euro;

            le recenti manovre economico-finanziarie adottate nel corso dell'anno 2011 hanno operato ingentissime decurtazioni alle risorse degli enti locali e delle Regioni, con l'inasprimenti del Patto di stabilità interno e con le modifiche strutturali all'assetto tributario in particolare dei Comuni, hanno prodotto un aumento della pressione fiscale e un'ulteriore riduzione della spesa per investimenti;

            se una delle principali cause di questa crisi, che ha costretto molte aziende a chiudere, è dovuta al crollo dei lavori pubblici, anche la riduzione degli impegni di spesa da parte degli enti locali, causata dal rispetto del Patto di stabilità, e l'eccessivo ritardo dei pagamenti della pubblica Amministrazione hanno prodotto preoccupanti effetti negativi;

            il ritardo nei pagamenti della pubblica amministrazione sta mettendo in difficoltà un gran numero di imprese, soprattutto quelle piccole. Per contrastare tale fenomeno, l'Unione europea ha fissato con una direttiva tempi di rimborso e diritti di compensazione (direttiva 2011/7/UE), ma il mancato recepimento da parte del Parlamento italiano di detta Direttiva desta enormi preoccupazioni sulla definitiva soluzione al problema e, d'altro canto, si rischia di pregiudicare la sopravvivenza delle stesse imprese;

            è opportuno favorire il pagamento dei debiti della Pubblica Amministrazione;

            nel 2010 le Regioni non hanno utilizzato autorizzazioni di spesa per 1,4 miliardi di euro, i Comuni per 813 milioni e le Province per 128 milioni, per un totale di 2,242 miliardi di euro che avrebbero potuto finanziare interventi infrastrutturali;

            per sbloccare le risorse degli enti locali dal Patto di stabilità molto si può dar vita al Patto di stabilità di tipo verticale ed orizzontale. Si dice di tipo verticale quando la Regione provvede a peggiorare i propri obiettivi contabili di una quota pari a quella ceduta ai Comuni del proprio territorio; il tipo orizzontale è quando la perequazione finanziaria avviene tra gli stessi Comuni di una regione;

            con il Patto regionalizzato si consente alle Regioni di autorizzare gli enti locali del proprio territorio a peggiorare il loro saldo programmatico (mediante aumenti dei pagamenti in conto capitale), purché gli enti locali rideterminino il proprio obiettivo programmatico di cassa e di competenza;

            le Regioni per effettuare quanto sopra citato devono definire criteri di virtuosità e modalità operative e devono comunicare alle rappresentative degli enti locali, entro il 15 settembre di ciascun anno, l'entità dei pagamenti che possono effettuare nel corso dell'anno;

            il Patto regionalizzato in modo verticale, utilizzato in 13 Regioni su 20, ha prodotto uno sblocco di risorse pari a 1,15 miliardi di euro. Un risultato al di sotto delle aspettative, invece, ha prodotto l'adozione del patto orizzontale, che ha liberato appena 70 milioni di euro;

            in un momento economico difficile anche per i Comuni, soprattutto alla luce dei tagli subiti con la legge n. 183 del 2011 (legge di stabilità per il 2012), si avverte un maggiore e crescente bisogno di equità. Non basta il rigore ad avviare la ripresa dello sviluppo e della crescita. Il ruolo degli enti locali è mai come oggi fondamentale per stimolare le realtà produttive locali ad emergere, nonché a sfruttare le enormi risorse peculiari di ogni territorio per attirare nuovi investimenti;

            molti Comuni che hanno rispettato senza sforare il Patto e garantito il rigore, pur offrendo adeguati ed efficienti servizi ai propri cittadini, per tale ragione questi enti vanno premiati;

            i Comuni metropolitani italiani, secondo alcuni studi (ANCI), con lo sblocco del Patto di stabilità, potrebbero liberare e generare una spesa complessiva per investimenti per un ammontare complessivo di circa 7 miliardi di euro, con una spesa diretta di 3,5 miliardi di euro;

            le somme destinate ad opere pubbliche contribuiscono ad aumentare il patrimonio pubblico, dunque modificano l'assetto dei bilanci, ma non il suo valore complessivo;

            l'articolo 13 del decreto-legge n. 201 del 2011, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 214 del 2011, il cosiddetto decreto salva Italia, ha anticipato l'introduzione, dal 2012, dell'imposta municipale unica (IMU), prevista dagli articoli 8 e 9 del decreto legislativo n. 23 del 2011 in materia di federalismo municipale, che ora si applica anche sulle abitazioni principali. Il 50 per cento del gettito del tributo relativo all'abitazione principale e pertinenze è attribuito ai Comuni (il rimanente allo Stato); il Fondo sperimentale di riequilibrio viene ridotto della parte corrispondente al maggior gettito dell'IMU; tale previsione è stata vista in modo negativo dai cittadini e sta creando enormi problemi di carattere procedurale ai Comuni, i quali hanno tempo fino a metà dicembre per stabilire le aliquote da applicare in aumento o variazione di quelle stabilite dal decreto,

        impegna il Governo, a seguito dell'esito positivo della spending review e della trattativa in sede europea volta a liberare risorse per il loro utilizzo per una politica di sviluppo a rivedere le norme relative al Patto di stabilità interno e pertanto:

            1) a prevedere strumenti che, nel rispetto dei limiti di bilancio e nell'ottica di allentare la stretta del Patto di stabilità, possano creare le condizioni per la ripresa degli investimenti promossi dagli enti locali, anche accelerando il pagamento dei debiti contratti dalla Pubblica Amministrazione;

            2) a garantire misure che, in un'ottica di spending review e nel rispetto del necessario rigore di bilancio, siano in grado di individuare e limitare la spesa pubblica improduttiva degli enti locali, nonché procedere al taglio dei costi delle attività non necessarie per l'efficienza della macchina amministrativa e dei servizi pubblici locali;

            3) a promuovere interventi normativi organici, e non frammentari, in modo tale da permettere una programmazione efficiente e tempestiva degli enti locali e garantire la certezza delle regole, dei tempi e delle modalità di esecuzione degli interventi;

            4) a favorire l'introduzione di misure normative e di procedure chiare volte a rendere più efficaci gli investimenti attraverso i dispositivi del project finance;

            5) a dare inizio ad interventi legislativi in grado di snellire gli adempimenti burocratici e la tempistica necessari all'autorizzazione di investimenti sui territori degli enti locali;

            6) ad emanare direttive in tema di contabilità degli enti locali orientate a rendere obbligatoria l'adozione del bilancio consolidato negli enti locali per evitare che si scarichino sulle partecipate i debiti degli enti stessi;

            7) a prevedere meccanismi premianti per gli enti più virtuosi basati non soltanto sull'efficienza della spesa, quanto sul miglioramento con i rapporti con l'utenza, sull'efficacia dei servizi pubblici offerti ai cittadini e sulle proprie performance negli ambiti di competenza propria.

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(*) Accolto dal Governo