LI GOTTI (IdV). Signor Presidente, avendo già avuto plurime occasioni di parlare di questo provvedimento, ampiamente condiviso in quest'Aula, il mio intervento sarà breve. Siamo giunti infatti ad una ulteriore lettura del disegno di legge di ratifica su aspetti sicuramente importanti, ma sui quali dobbiamo trovare una conclusione che eviti quello che sta diventando un braccio di ferro con la Camera.
Il senatore Centaro diceva che non esiste un ponte tra Camera e Senato, ma io vedo che il ponte esiste e che viene percorso con una grande frequenza. Questo è uno di quei provvedimenti che va e viene. Siamo d'accordo su tutto. Abbiamo fatto minime registrazioni. Rimane il problema della competenza. La nostra prima opzione, quella che fece il Senato all'inizio, fu una decisione che interveniva a tre anni dall'entrata in vigore della legge che attribuiva alla competenza distrettuale questa materia. Indubbiamente non si riusciva a cogliere la ragione del perché, dopo appena tre anni (nel 2008 era stata approvata la legge) si cambiasse la competenza, senza che se ne ravvisassero i motivi. Però facemmo quella modifica. La Camera ha modificato nuovamente il testo, ripristinando la competenza distrettuale. Di fatto, ritorniamo ad affrontare questo argomento.
La posizione dell'Italia dei Valori è quella che, considerata la materia nel suo complesso, che riguarda la tutela dei minori, la pedopornografia e il turismo sessuale, è difficile stabilire per un reato la competenza della procura ordinaria e per altri reati la competenza della procura distrettuale, perché, spesso, come l'esperienza ci dà modo di valutare, da un reato si risale ad un altro, e così la competenza si sposta. Tutto il corpo della materia a questo punto avrebbe avuto una giusta collocazione dinanzi ad un organo inquirente unico, considerando proprio gli sviluppi che le indagini possono determinare e, quindi, gli inevitabili spostamenti di competenza.
Al punto in cui siamo io dico: basta, approviamolo. Dopodiché interverremo nuovamente, ma se mai lo facciamo non potremo reintervenire apportando eventualmente i correttivi di cui ci renderemo conto. Il 90 per cento del provvedimento ci vede in buona sintonia con la Camera dei deputati: facciamo uno sforzo e raggiungiamo il 100 per cento per licenziare questo provvedimento. Dopo di che, come tutti i provvedimenti di questo mondo, esso potrà essere rivisto in una fase successiva, anche di sperimentazione: verifichiamo attraverso le possibili soluzioni se è necessario reintervenire oppure no. Abbandoniamo l'opzione schizofrenica nell'affrontare il disegno di legge, non innamoriamoci delle nostre tesi e arriviamo alla sostanza, alla conclusione.
La Convenzione di Lanzarote è troppo importante per poter essere trattata in questo modo, considerando che la prima approvazione del disegno di legge risale al gennaio del 2010, alla Camera, e che poi il 27 ottobre 2010 è stato modificato dal Senato, nuovamente modificato dalla Camera dei deputati l'11 gennaio 2011 e, infine, trasmesso nuovamente al Senato. Ci sarebbe anche un punto d'incontro sulla competenza, che non ci soddisfa totalmente, ma non c'interessa più. Basta che chiudiamo il provvedimento. È inspiegabile non riuscire a farlo. Avremo tempo di rimetterci mano, di correggere gli errori - secondo me, alcuni saranno presenti - e di intervenire in una fase successiva.
Oggi dobbiamo approvare la Convenzione con gli interventi che sono stati proposti, abbandonando le posizioni di principio, anche se vestite - a mio parere - di logica, per andare alla sostanza delle soluzioni.
Quindi, il nostro sforzo in questa Aula andrà nella direzione di licenziare il provvedimento, salvo intervenire dopo che sarà legge. (Applausi dal Gruppo PD edella senatrice Allegrini).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Garavaglia Mariapia. Ne ha facoltà.