PEDICA - Al Ministro per i beni e le attività culturali - Premesso che:
villa Adriana a Tivoli fu costruita a partire dal 117 d.C. dall'imperatore Adriano come sua residenza imperiale lontana da Roma, ed è la più importante e complessa villa rimasta dell'antichità romana, essendo vasta come e più di Pompei (almeno 80 ettari);
dopo essere stata saccheggiata da Totila, villa Adriana conobbe lunghi secoli di oblio, durante i quali divenne "Tivoli Vecchio", ridotta a cava di mattoni e di marmi per la vicina città di Tivoli, importante sede vescovile. Nel Quattrocento Flavio Biondo la identificò nuovamente come la villa dell'imperatore Adriano di cui parlava l'"Historia Augusta", e nello stesso periodo papa Alessandro VI Borgia promosse i primi scavi all'Odeon, durante i quali vennero scoperte le statue di muse sedute, attualmente al museo del Prado di Madrid. La sua fama fu consacrata da papa Pio II Piccolomini, che la visitò e descrisse nei suoi "Commentarii";
a partire dal Cinquecento, villa Adriana divenne oggetto di innumerevoli scavi tutti volti alla scoperta di tesori, soprattutto statue e mosaici, che erano preda ambita dei grandi collezionisti di antichità, dapprima papi e cardinali, ed in seguito nobili romani ed europei, soprattutto inglesi;
entrata nel novero dei monumenti patrimonio dell'umanità dell'Unesco nel 1999, villa Adriana condivide con molti altri celebri siti archeologici il paradosso di essere nota e oggetto di scavi da più di 500 anni, pur rimanendo in gran parte sconosciuta nella sua sostanza;
in data 11 maggio 2012 il giornale "il Fatto Quotidiano" pubblicava un articolo intitolato "Tivoli, pericolo di crollo: Villa Adriana rischia la fine di Pompei", dal quale emerge lo stato di degrado e di abbandono per carenza di fondi in cui la villa è attualmente lasciata;
i turisti (stranieri per la maggior parte, se si escludono le scolaresche), che sono sempre meno a causa del degrado e della mancanza di fondi, vengono accolti da transenne, puntelli, cartelli indicanti il pericolo di crollo, posti a tutela della sicurezza pubblica, nonché da aree inaccessibili oltre le quali si vedono reperti ammassati e vegetazione cresciuta tra i mosaici;
lo stato di degrado è deprimente: la vasca centrale lunga oltre 120 metri e larga 25 davanti all'ingresso nel "Pecile" è recintata con le transenne d'acciaio, per evitare che la gente cada in acqua o calpesti le piantine, le "Piccole terme" sono chiuse e le "Grandi" non sono in buono stato; ogni criptoportico, cunicolo o camminamento sotterraneo di villa Adriana è chiuso al pubblico;
risulta poi che i custodi, dipendenti della Soprintendenza, sono appena una quarantina e divisi per turni: nei giorni feriali sono al massimo 8 per un'area di ben 40 ettari, con evidente rischio per i reperti che potrebbe facilmente essere distrutti o rubati da chiunque;
secondo quanto riferito all'interrogante villa Adriana, proprio a causa del gravissimo degrado in cui versa, sarebbe altresì ad alto rischio di crolli che metterebbero a repentaglio in modo irreparabile l'intera struttura;
ad avviso dell'interrogante è preoccupante che villa Adriana, a Tivoli, dichiarata nel 1999 patrimonio dell'umanità, sia lasciata al degrado, alla sporcizia e all'abbandono invece di essere conservata e tutelata come merita ogni bene pubblico di tale rilevanza storica e culturale,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti;
se e quali iniziative, nell'ambito delle proprie competenze, intenda adottare al fine di assicurare la conservazione di villa Adriana e di far fronte alla situazione.
(4-07475)
PEDICA - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri dell'interno e del lavoro e delle politiche sociali - Premesso che:
come noto la comunità di Sant'Egidio, nata a Roma nel 1968, all'indomani del Concilio Vaticano II, è un movimento di laici a cui aderiscono più di 60.000 persone, impegnato nella comunicazione del vangelo e nella carità a Roma, in Italia e in 73 Paesi dei diversi continenti;
in data 21 aprile 2012 il giornale "il Fatto Quotidiano", anche sul proprio sito Internet, pubblicava un articolo intitolato "I bambini alla mensa dei poveri. La comunità di Sant'Egidio: raddoppiato il numero degli italiani che hanno bisogno di aiuto", nel quale viene narrata la drammatica situazione di molti cittadini italiani costretti a recarsi alla mensa della comunità per procurarsi un pasto sicuro;
i dati che emergono dall'articolo, grazie ad un'intervista al professor Augusto D'Angelo, volontario della comunità, sono allarmanti: se fino a qualche tempo fa il 90 per cento delle persone che usufruivano della mensa della comunità era composto da stranieri, da qualche anno è in aumento la quota degli italiani: attualmente sono infatti circa 200 gli italiani che si recano giornalmente alla mensa, ben il doppio rispetto a pochi anni fa;
l'elemento più preoccupante poi è che tra queste persone ci sono anche quattro o cinque bambini, segno inequivocabile di come la gravissima crisi economica che sta vivendo il Paese stia iniziando drammaticamente a ripercuotersi anche su di loro;
è evidente che il numero di bambini segnalato dall'articolo, di per sé, non sia altissimo, ma è certamente un segnale forte a dimostrazione di come le famiglie non riescano più nemmeno ad assicurare ai propri figli un pasto al giorno, oltre a quello che fanno a scuola;
secondo i dati 2011 della Caritas, oltre 8.200.000 italiani (il 13,8 per cento dell'intera popolazione) vive in condizione di povertà relativa e oltre 3.100.000 sono i poveri assoluti, con punte elevatissime nel sud Italia;
il professor D'Angelo nel corso dell'intervista spiega che i "nuovi poveri" appartengono al cosiddetto ceto medio, che non si tratta solo di lavoratori dipendenti, ma anche di commercianti e piccoli imprenditori, e che forte sarebbe non solo l'esigenza di procurarsi del cibo, ma anche quella di parlare e condividere questo difficilissimo momento storico;
si legge in particolare «"sono persone che fino a poco fa avevano un tenore di vita medio-alto e che ritengono di meritare di più di un chilo di pasta. Cercano una sponda, tentano di trovare alleati che li aiutino a resistere a una condizione di vita che non sentono propria". E così il disagio, oltre a essere economico, diventa anche psicologico. Perché oltre all'umiliazione di dover ricorrere a un aiuto concreto come un pacco di pasta, c'è il timore di non poter più migliorare le condizioni della propria famiglia»;
ad avviso dell'interrogante la triste realtà narrata è la conferma inequivocabile del fallimento dello Stato nella tutela dei diritti inviolabili dei cittadini e della necessità di intervenire in modo più incisivo nelle politiche sociali soprattutto a tutela della famiglia e dei minori,
si chiede di sapere:
se il Governo sia a conoscenza dei fatti esposti;
se e quali provvedimenti urgenti di competenza intenda adottare a fronte della situazione.
(4-07476)
PEDICA - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri della giustizia e dell'economia e delle finanze - Premesso che:
la legge 24 dicembre 2007, n. 244, recante "Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2008)", prevedeva all'art. 1, commi 367 e seguenti, che entro 120 giorni dall'entrata in vigore della stessa, il Ministero della giustizia avrebbe dovuto stipulare con una società posseduta dalla società di cui all'articolo 3, comma 2, del decreto-legge 30 settembre 2005, n. 203, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 dicembre 2005, n. 248 (prima Riscossione SpA, ora Equitalia SpA), una o più convenzioni per la gestione dei crediti del Ministero stesso;
con riferimento alle spese e alle pene pecuniarie, tale società dovrebbe provvedere alla gestione del credito attraverso l'acquisizione dei dati del debitore e quantificazione e iscrizione a ruolo del credito;
risulta all'interrogante che nel mese di marzo 2011, tra il Ministero della giustizia e la società Equitalia giustizia SpA, sia stata effettivamente stipulata tale convenzione;
in materia di concessione di servizi, secondo la Corte di giustizia 7 dicembre 2000, causa 324/1998, e 13 ottobre 2005, causa 458/2003, occorre un elevato livello di pubblicità e gli Stati membri non possono mantenere in vigore norme che consentano l'attribuzione di concessioni di servizi senza l'espletamento di gara pubblica;
considerato che:
all'art. 2, comma 3, della convenzione, si precisa che la società di riscossione deve procedere alla quantificazione del credito sulla base dei provvedimenti giurisdizionali e degli atti trasmessi dall'ufficio, prevedendo dunque che la stessa abbia diritto di ricevere da parte del Ministero ogni atto relativo alla situazione del soggetto interessato, sentenze incluse;
in base all'art. 23, i costi sostenuti per la gestione del servizio saranno coperti con le maggiori entrate realizzate per le spese e le spese pecuniarie di cui al testo unico in materia di spese di giustizia, di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 115 del 2002, determinate rispetto alla media annua delle entrate del quinquennio antecedente all'entrata in vigore della legge n. 244 del 2007, individuata in circa 16 milioni di euro;
per le prestazioni rese il Ministero riconosce alla società un contributo annuo pari all'importo necessario alla copertura delle spese occorrenti per la gestione del servizio, incrementato di una certa percentuale nel caso in cui il numero delle partite lavorate risultasse, a consuntivo, superiore di almeno il 5 per cento rispetto a quello previsto nel piano;
tale percentuale aggiuntiva non sembrerebbe essere sottoposta alla ricontrattazione di un tetto massimo di contribuzione, prevista alla fine del triennio 2010-2012, nella considerazione della stabilizzazione della struttura di Equitalia, degli importi occorrenti per la gestione del servizio e dell'andamento effettivo delle entrate accertate;
considerato che:
alcune fasi del processo rimarrebbero comunque nella gestione dell'ufficio giudiziario, che dovrà necessariamente comunicare con la società Equitalia, ai fini della trasmissione dei dati e di ogni nozione ritenuti utili ai fini dell'accertamento e della riscossione;
la Commissione paritetica prevista per il coordinamento delle attività oggetto della convenzione e dei rapporti tra uffici e società, sembrerebbe, da quanto risulta all'interrogante, non ancora istituita, sebbene la stessa fosse prevista già alla data della stipula della convenzione;
l'art. 29 della convenzione prevede inoltre che la stessa abbia durata di 15 anni in sede di prima applicazione e, successivamente, di 10 anni rinnovabili tacitamente;
l'art. 57, comma 7, del decreto legislativo n. 163 del 2006, recante "Codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture in attuazione delle direttive 2004/17/CE e 2004/18/CE", stabilisce la nullità delle clausole contrattuali contenenti la previsione di rinnovo tacito;
in applicazione analogica di questo dettato, coerentemente con un orientamento giurisprudenziale ormai consolidato da tempo, e comunque nel rispetto di un principio generale dell'ordinamento comunitario che ritiene illegittima la prassi del rinnovo tacito, sembrerebbe all'interrogante che una clausola simile si ponga in aperto contrasto e con la normativa nazionale e con quella comunitaria;
mentre numerose amministrazioni pubbliche, ivi comprese quelle locali, decidono in un momento simile di revocare la concessione a Equitalia SpA, a giudizio dell'interrogante in maniera del tutto singolare il Ministero della giustizia procede ad ampliare il ricorso alla medesima società mediante esternalizzazione di un servizio già svolto a costo nullo dal personale in servizio presso gli uffici giudiziari,
si chiede di sapere:
se non si ritenga che tale esternalizzazione di servizi sia incoerente con un principio di razionalizzazione di risorse e di risparmio di spesa, rappresentando un danno erariale causato dalle minori entrate in tal modo realizzate;
se non si ritenga fatto di grave entità l'aver concesso a Equitalia l'acquisizione di dati sensibili relativi al debitore, comprensivi della trasmissione di tutti i dati in possesso, ivi incluse le sentenze stesse;
quali accorgimenti si intendano adottare, nel caso in cui si ritenesse opportuno procedere in tal senso, al fine di evitare qualsiasi automaticità nel rinnovo della convenzione, restituendo trasparenza e legittimità all'attuazione di pratiche così significative e che coincidono altresì con il diritto alla privacy di soggetti privati.
(4-07477)
PEDICA, BELISARIO - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:
in data 1° maggio 2012 il giornale "il Fatto Quotidiano" pubblicava un articolo intitolato "Enti inutili, otto leggi per cancellarli dal 1956. Eppure sono sempre lì", relativo ai costosi enti inutili non ancora eliminati nonostante se ne parli ormai da tanti anni;
l'articolo evidenzia che, nonostante la normativa di riferimento sia alquanto cospicua e la tematica sia oggetto di discussione nell'ambito delle istituzioni parlamentari da oltre un decennio, nella pratica i tagli si sarebbero concretizzati nella cancellazione o riordino di soli 37 enti, una decina dei quali sotto il Governo Monti, nonché nei tagli di 353 poltrone voluti dallo stesso Monti, anche se ovviamente per questi ultimi occorrerà attendere la scadenza degli incarichi;
è nota a tutti la crisi economica che il Paese sta affrontando e la necessità di intraprendere scelte dirette ad una riduzione strutturale della spesa corrente, che consenta almeno di mantenere, se non addirittura di aumentare, la quota di spesa destinata agli investimenti e alla crescita del Paese;
ad avviso degli interroganti è preoccupante e poco rispettoso dei cittadini italiani, costretti a subire le recenti manovre finanziarie, che nonostante si sia constatata da tempo la necessità di ridurre gli enti inutili e i relativi costi, non si sia ancora addivenuti alla soppressione degli stessi,
si chiede di sapere se e quali provvedimenti di competenza il Governo intenda adottare al fine di sopprimere tutti gli enti inutili, destinando così le risorse risparmiate a tutela delle fasce più deboli della popolazione.
(4-07478)
COSTA - Al Ministro dello sviluppo economico - Premesso che:
uno stato di profondo malessere, se non di vera e propria precarietà esistenziale, è vissuto ormai da tempo dalla categoria dei lavoratori del comparto TAC (tessile, abbigliamento e calzaturiero) del territorio salentino, colpita da un'inarrestabile perdita di posti di lavoro;
nel recente passato non sono mancate varie ipotesi d'intervento, fra le quali particolare importanza riveste la dotazione finanziaria (programmata con l'accordo di programma siglato il 1° aprile 2008 tra diverse istituzioni) resa disponibile per le aziende che avessero manifestato concreto interesse ad investire in questo ambito territoriale, garantendo l'assorbimento di manodopera in esubero in altri settori produttivi;
su questo progetto si erano radicate, da una parte, le speranze dei lavoratori e, dall'altra, quelle delle istituzioni, che intravedevano una via di uscita per la situazione di disoccupazione crescente che sta assumendo ora dimensioni di vero e proprio allarme sociale;
gli entusiasmi iniziali si sono però a mano a mano spenti perché, a quanto risulta, le istanze delle aziende interessate a nuovi insediamenti produttivi non sono state ancora evase, pur essendo trascorso un notevole intervallo di tempo, né se ne conosce la sorte;
l'interrogante è più volte intervenuto sulla questione e ciò malgrado la situazione è sempre più grave e in fase di stallo con Invitalia SpA che, incurante degli appelli disperati provenienti da più parti, continua a non voler accelerare per quanto possibile l'iter delle procedure istruttorie preliminari alle decisioni per la concessione del contributo in conto capitale e del finanziamento agevolato per i nuovi investimenti, previsti dall'art. 5 dell'accordo di programma;
ad oggi, a distanza di quattro anni dalla sottoscrizione dell'accordo, nessuno è ancora in grado di formulare previsioni circa l'esito delle pratiche in corso e sulla sorte che attende centinaia di persone ancora in grado di impegnarsi e di produrre,
l'interrogante chiede di sapere se non si ritenga opportuno intervenire con urgenza per verificare lo stato delle pratiche di concessione di contributi che da ben 4 anni risultano "in lavorazione", anche attraverso ispezioni ministeriali nelle sedi Invitalia, atte a fugare ogni eventuale dubbio di mala gestio e a fornire a centinaia di aziende e a migliaia di lavoratori e di famiglie tempi e risposte certe.
(4-07479)
BERTUZZI - Ai Ministri delle politiche agricole alimentari e forestali e dell'economia e delle finanze - Premesso che:
le profonde trasformazioni economiche e sociali degli ultimi decenni e la rapida evoluzione dei bisogni di cittadini e consumatori hanno arricchito di nuovi contenuti le aspettative della società nei confronti del settore agroalimentare;
la tradizionale funzione economico-produttiva dell'agricoltura rimane primaria ma, per essere svolta al meglio, deve essere posta nelle condizioni di incentivare la crescita imprenditoriale, in particolare femminile e giovanile, sostenere nuove professioni, concepire moderni e sostenibili spazi di sviluppo, valorizzare il lavoro all'interno di rigorose logiche di legalità e dignità delle persone;
è fondamentale puntare sul valore pubblico del "bene" agricoltura, potenziale settore traino della crescita economica del Paese, di modo che questo possa giovarsi dell'apporto determinante di imprese agricole condotte da soggetti giovani e generalmente più predisposti all'innovazione;
anche prima dell'attuale crisi economica globale, l'accesso al bene terra è stato il primario e più difficoltoso sbarramento al ricambio generazionale in agricoltura;
è pertanto necessario dar voce alle richieste avanzate ormai da tempo dalle associazioni di giovani imprenditori agricoli, predisponendo una serie di norme volte a facilitare l'accesso al credito e l'acquisto dei terreni e a tutelare il buon esito dei passaggi di proprietà;
considerato che:
per favorire il ricambio generazionale e, in particolare, promuovere e valorizzare l'imprenditoria giovanile nel settore agricolo e il primo insediamento dei giovani agricoltori, la legge 27 dicembre 2006, n. 296 (legge finanziaria per il 2007), all'articolo 1, commi 1068 e 1069, ha istituito il Fondo per lo sviluppo dell'imprenditoria giovanile, con dotazione finanziaria di 10 milioni di euro per il quinquennio 2007-2011, esteso al comparto ittico dall'articolo 2, comma 120, della legge 29 novembre 2007, n. 224 del 2007 (legge finanziaria per il 2008);
a partire dall'anno 2009, il Fondo è stato ridotto nella dotazione di 5 milioni di euro annui dall'articolo 60 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133;
nel giugno 2009, il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali pro tempore, Luca Zaia, annunciava, con numerose dichiarazioni di stampa, il progetto denominato «Rinascimento verde», per cui si prevedeva l'assegnazione a giovani agricoltori di terre demaniali a vocazione agricola, stimate in 10.000 ettari, con bando pubblico a progetto, a partire da un censimento delle stesse;
in seguito, la proposta si è solo parzialmente realizzata con l'articolo 4-quinquies, comma 1, del decreto-legge 1° luglio 2009, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2009, n. 102, secondo cui l'Agenzia del demanio, d'intesa con il Ministero delle politiche agricole, aveva il compito di individuare i beni liberi di proprietà dello Stato aventi destinazione agricola, non utilizzabili per altri fini istituzionali, per favorire il ricambio generazionale e lo sviluppo dell'imprenditorialità agricola giovanile, anche attraverso interventi di ricomposizione fondiaria;
Zaia ha lasciato l'incarico di Ministro per divenire Governatore del Veneto ed il progetto «Rinascimento verde» è rimasto lettera morta;
in data 13 ottobre 2010 è stato presentato dall'interrogante l'atto di sindacato 3-01638, volto all'acquisizione di maggiori informazioni circa lo stato di attivazione del progetto «Rinascimento verde», in particolare con riferimento all'effettuazione delle attività censuarie delle terre demaniali e dei bandi per l'assegnazione delle risorse;
rilevato che:
la situazione non muta fino all'approvazione della legge 12 novembre 2011, n. 183 (legge di stabilità per il 2012), il cui articolo 7 prevede che entro tre mesi vengano individuati dal Ministero delle politiche agricole, d'intesa con il Ministero dell'economia e delle finanze, i terreni da alienare;
solo con il cambio di Governo si hanno le accelerazioni maggiori in materia di imprenditoria giovanile nel settore agricolo. Il primo provvedimento del nuovo Esecutivo, infatti, approva il decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214 (cosiddetto decreto salva Italia), che contiene norme volte ad agevolare, rispetto a quanto già previsto dalla legge di stabilità, la vendita di terreni agricoli di proprietà dello Stato o di altri enti pubblici anche territoriali (Regioni o Comuni);
successivamente, è stato approvato il decreto-legge 24 gennaio 2012, n. 1, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 marzo 2012, n. 27 (cosiddetto decreto cresci Italia), che introduce, all'articolo 66, una nuova disciplina per la dismissione di terreni demaniali agricoli e a vocazione agricola;
in particolare, al comma 1 dell'articolo 66 del decreto-legge n. 1 del 2012 si prevede che "Entro il 30 giugno di ogni anno, il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, con decreto di natura non regolamentare da adottare di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, anche sulla base dei dati forniti dall'Agenzia del demanio nonché su segnalazione dei soggetti interessati, individua i terreni agricoli e a vocazione agricola, non utilizzabili per altre finalità istituzionali, di proprietà dello Stato non ricompresi negli elenchi predisposti ai sensi del decreto legislativo 28 maggio 2010, n. 85, nonché di proprietà degli enti pubblici nazionali, da locare o alienare",
si chiede di sapere:
se e come i Ministri in indirizzo intendano procedere al fine di assicurare il rispetto della scadenza del prossimo 30 giugno per la stesura del decreto di natura non regolamentare di cui all'articolo 66, comma 1, del decreto-legge n. 1 del 2012, a partire dal quale potrà avere inizio la cessione delle terre pubbliche, misura da tempo attesa e che offre positive opportunità al sistema delle imprese agricole italiane;
se, conseguentemente, ritengano di acquisire dalle associazioni dei giovani agricoltori, che già si ritrovano insieme nell'Osservatorio per l'imprenditorialità giovanile in agricoltura, informazioni per la parte specifica di competenza, anche al fine di poter esprimere un'opinione ed offrire un contributo di merito.
(4-07480)