ALBERTI CASELLATI (PdL). Signor Presidente, l'emendamento 3.100 riguarda l'istituzione del tribunale della famiglia: una misura necessaria, perché noi oggi, attraverso questo provvedimento, attuiamo una parificazione da un punto di vista sostanziale tra i figli legittimi e i figli naturali. Sarebbe quindi singolare che restassero delle differenze sotto il profilo processuale.
L'istituzione del tribunale della famiglia pone fine a quella diaspora di competenze divise oggi fra tribunale ordinario, tribunale per i minorenni e giudice tutelare, trovando nel tribunale della famiglia un centro di riferimento comune per tutto quello che riguarda i disagi familiari.
Questo emendamento è una delega al Governo e prevede la possibilità, non soltanto della riunione delle competenze, ma anche di avere dei giudici e degli avvocati specializzati, perché per questo tipo di controversie occorre una sensibilità particolare. A me sembra infatti che la modalità di comporre un conflitto fra due genitori per l'educazione dei figli non abbia nulla a che vedere con la modalità di composizione di un conflitto fra due condomini per un posto di parcheggio.
Occorrono perciò sensibilità e specializzazione. Attraverso il tribunale della famiglia noi avremmo giudici togati, un contraddittorio che costituisce una garanzia per le parti ed avremmo altresì la possibilità di una giurisprudenza uniforme e di procedimenti più snelli.
Credo poi che ripugni a tutti anche la terminologia di «genitori collocatari». Un bambino non si colloca! Noi abbiamo bisogno che ci sia, anche per la gestione di queste controversie, una sensibilità anche di linguaggio. Un bambino, qualunque sia il conflitto e la sua gravità, non può essere collocato.
Il tribunale della famiglia si pone allora anche come una sorta di osservatorio per quello che riguarda tutti i temi della famiglia e delle persone, e direi quindi che è un'urgente necessità, dopo l'approvazione di questa legge, completarla attraverso la parificazione processuale che va nella direzione della tutela dei minori. (Applausi del senatore Pastore).