SPADONI URBANI (PdL). Signora Presidente, signor Sottosegretario, onorevoli colleghi, il principio dell'uguaglianza dei diritti tra soggetti che l'affetto dei genitori rende già uguali va incontro al desiderio di tante coppie ed è elemento di giustizia e di equità nei rapporti all'interno della famiglia.
Su questa base, il disegno di legge che oggi siamo chiamati ad approvare tende all'eliminazione di disparità, fosse anche terminologica, tra figli naturali e figli legittimi: persone che l'affetto dei genitori rende fratelli e sorelle, anche se questo può creare qualche imbarazzo in chi è abituato a pensare solo in termini giuridici.
Le disposizioni contenute nel presente disegno di legge si possono serenamente definire un atto di civiltà. Il che significa che le scelte che si compiono portano avanti una visione più grande e più giusta, aprendo a soluzioni che potranno durare nel tempo. Con l'equiparazione tra i figli si colma, finalmente, una lacuna grave del nostro diritto di famiglia: essi non subiranno più trattamenti diversi né a livello parentale, né di successione, né di competenze dei tribunali. Si pongono regole per eliminare ogni discriminazione tra figli, nel rispetto dell'articolo 30 della Costituzione.
Si dettano anche precisi indirizzi al Governo, in senso equitativo, in tema di successioni ereditarie e si interpretano in maniera più chiara norme che, in passato, avevano indotto alcuni a soluzioni incerte. Diversi giudizi a tutt'oggi pendenti richiedono una chiarificazione interpretativa, che questo disegno di legge oggi consente: è il caso dell'emendamento, accolto nel testo definitivo, che ho presentato insieme al senatore Valentino in Commissione, perché il Governo, nell'ambito della delega affidata, adegui la disciplina delle successioni e delle donazioni al principio di unicità dello stato di figlio, prevedendo - anche in relazione ai giudizi pendenti - una disciplina che assicuri la produzione di tutti gli effetti successori anche per gli aventi causa del figlio naturale premorto o deceduto nelle more del riconoscimento, così da consentire loro di agire in giudizio.
L'equiparazione sul piano giudiziale, a prescindere dallo status di figlio nato nel matrimonio o al di fuori di esso, è stata forse l'argomento più delicato trattato nei lavori della Commissione. Credo si sia fatto bene, anche in questo caso, ad accogliere l'interpretazione che codifica l'eguaglianza davanti alla legge, quella che lo Stato deve garantire e che, oggi, con l'approvazione di questo disegno di legge, garantisce.
Certo, una riforma in grande stile della giustizia del diritto di famiglia sarebbe stata auspicabile, e veramente la staremmo ancora aspettando. A volte, però, togliere di mezzo anche poche anacronistiche norme consente di eliminare disuguaglianze intollerabili, a cominciare da quella sulle competenze dei tribunali, anche in materia di affidamento.
Resta aperto il capitolo sul sostegno ai genitori e sui servizi alla famiglia, che la presenza di un figlio in casa, nel mondo di oggi, richiede. Sul punto si apre una sfida per questo Parlamento e per il Governo, a cominciare da domani. Occorre approntare servizi sul territorio e rimodulare la legislazione, a cominciare da quella sulla conciliazione dei tempi. In tutto questo, l'Italia è ancora lontana dagli standard europei, ma oggi, finalmente, con l'approvazione del presente disegno di legge, si può veramente affermare che nel nostro Paese i figli sono tutti uguali. (Applausi dal Gruppo PdL e dei senatori Pinzger, Negri e Sbarbati).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Poretti. Ne ha facoltà.