premesso che:
i Comuni sono l'istituzione più vicina ai cittadini, tale da poter fronteggiare in modo efficace la crisi economica, con investimenti che siano un volano per l'economia e con politiche sociali che sostengano famiglie e persone in difficoltà, garantendo una comunità coesa e solidale;
le manovre economico-finanziarie adottate, da ultimo, nel corso dell'anno 2011 hanno operato ingentissime decurtazioni alle risorse degli enti locali e delle Regioni, con inasprimenti del Patto di stabilità interno e con modifiche strutturali all'assetto tributario in particolare dei Comuni, che hanno prodotto un aumento della pressione fiscale e un'ulteriore riduzione della spesa per investimenti senza un'adeguata riduzione della spesa corrente e l'adozione di modelli più efficienti di produzione dei servizi locali;
i Comuni hanno partecipato più di altri comparti al risanamento della finanza pubblica, essendo il comparto che ha realizzato un surplus rispetto all'obiettivo assegnato dal Patto di stabilità; inoltre l'attuale perdurare della crisi economica evidenzia una crescente fascia di povertà e, quindi, una maggior richiesta ai Comuni di sussidi ed una maggiore spesa proprio rivolta al sociale;
molti enti locali si trovano da tempo in un'oggettiva situazione di difficoltà finanziaria, recentemente accentuata dagli effetti della crisi economica internazionale. Ciò si traduce nel rallentamento dei pagamenti a favore di imprese e cittadini, con effetti fortemente negativi per l'intero sistema economico;
per gli enti locali soggetti al Patto di stabilità interno un ulteriore rallentamento dei procedimenti di spesa deriva dagli stringenti vincoli imposti da tale meccanismo, peraltro necessario al fine di garantire il rispetto degli obiettivi di finanza pubblica derivanti dal diritto comunitario;
i vincoli del Patto di stabilità interno, in base alla normativa vigente, frenano soprattutto i pagamenti relativi alle spese di investimento degli enti locali, che viceversa è opportuno incrementare (compatibilmente con il rispetto degli equilibri di bilancio) per favorire la crescita dell'economia e migliorare la dotazione infrastrutturale pubblica;
da tempo le istituzioni rappresentative degli enti locali, le organizzazioni rappresentative delle imprese e dei lavoratori hanno ripetutamente manifestato la necessità di un intervento teso ad allentare i vincoli del Patto di stabilità interno;
valutato che:
le manovre economiche approvate, con il decreto-legge n. 78 del 2010, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 122 del 2012, il decreto-legge n. 98 del 2011, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 111 del 2011, il decreto-legge n. 138 del 2011, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 148 del 2011 (Governo Berlusconi), e con il decreto-legge n. 201 del 2011, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 214 del 2011 (Governo Monti), hanno determinato, sul sistema delle Regioni e delle autonomie locali, effetti devastanti sia sul versante finanziario, sia sul versante ordinamentale, comportando un blocco nell'attuazione della legge delega sul federalismo fiscale e dei suoi decreti attuativi, con una centralizzazione delle risorse peraltro aggravata dalle norme sulla tesoreria unica inserite nel decreto-legge n. 1 del 2012 (cosiddetto decreto liberalizzazioni);
deve considerarsi altamente vessatoria nei confronti degli enti locali, oltre che lesiva della loro dignità ed autonomia, la norma recata dall'articolo 35 del decreto-legge 24 gennaio 2012, n. 1, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 marzo 2012, n. 27, con la quale si impone il ripristino dell'ordinario regime di tesoreria unica statale (di cui all'articolo 1 della legge n. 720 del 1984) secondo cui tutte le entrate degli enti locali devono essere versate presso sezioni di tesoreria provinciale dello Stato, comportando così la perdita per i Comuni di circa 300 milioni di euro di interessi, proprio in un momento di rilevante contrazione dei trasferimenti statali con conseguente ulteriore impoverimento delle già scarse finanze degli enti locali;
considerato altresì che:
da uno studio condotto dall'IFEL (la fondazione dell'ANCI per la finanza e l'economia locale) sulla base del quadro aggiornato offerto dai bilanci delle città metropolitane, emerge che se le città metropolitane potessero spendere le risorse già in cassa, ma bloccate dal Patto di stabilità, raddoppierebbero la spesa per gli investimenti e per la crescita del Paese. Il tutto senza aumentare le tasse e senza ulteriori indebitamenti;
dallo studio dell'IFEL risulta che la maggiore spesa in conto capitale, se si potessero spendere le risorse già a disposizione dei Comuni, ammonterebbe a quasi 3,5 miliardi, ovvero un aumento immediato di 2 decimi del Prodotto interno lordo (Pil): un raddoppio degli investimenti che arriverebbero dunque a 7 miliardi complessivi, ovvero 4 decimi di Pil. Alla luce di questi numeri il Governo deve rendersi conto che se davvero si vuole spingere la crescita del Paese, bisogna dare ai Comuni la possibilità di fare investimenti in opere immediatamente cantierabili, di accrescere le opportunità di impiego e di sviluppo del lavoro, ed altresì di rendere rapidi i pagamenti alle imprese senza permettere alcun ulteriore indebitamento per gli enti locali,
impegna il Governo:
1) ad adottare le opportune iniziative volte ad allentare i vincoli del Patto di stabilità interno, con particolare riferimento alle spese per interventi infrastrutturali da parte degli enti locali più virtuosi;
2) ad escludere dal computo dei saldi validi ai fini del rispetto del Patto di stabilità interno le spese per investimenti dei Comuni virtuosi, consentendo così il finanziamento di opere pubbliche di piccole e medie dimensioni, immediatamente cantierabili, adatte all'intervento delle piccole e medie imprese, e creando un volano per le attività economiche, con un effetto di traino tanto più prezioso in questa fase di crisi economica ed occupazionale, tenendo anche conto che le spese degli enti locali per le opere pubbliche rappresentano più del 60 per cento delle spese in conto capitale delle pubbliche amministrazioni;
3) ad adottare iniziative per escludere il più possibile dai saldi utili del Patto di stabilità interno i pagamenti a residui concernenti spese per investimenti effettuati nei limiti delle disponibilità di cassa, a fronte di impegni regolarmente assunti ai sensi dell'articolo 183 del testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali, di cui al decreto legislativo n. 267 del 2000;
4) a riconsiderare la disciplina in materia di tesoreria unica, introdotta dall'articolo 35 del decreto-legge 24 gennaio 2012, n. 1, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 marzo 2012, n. 27, anche valutando l'opportunità di anticipare, con provvedimento normativo, il termine applicativo fissato al 31 dicembre 2014.
(1-00638)