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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 722 del 15/05/2012


LANNUTTI - Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali e dell'economia e delle finanze - Premesso che scrive "il Fatto Quotidiano" del 12 maggio 2012 «Non è difficile. Anzi. Per un imprenditore compensare i pagamenti dovuti allo Stato con i crediti vantati verso lo Stato è possibile, e anche relativamente semplice. Adesso vi spieghiamo come si fa con l'esempio pratico di un ospedale privato che deve pagare i contributi all'Inps e all'Inpdap per i suoi dipendenti e allo stesso tempo vanta dei crediti verso una Asl di Roma abituata a pagare le fatture con la flemma tipica della sanità del Lazio. Istruzioni per l'uso. Per prima cosa conviene chiamarsi Antonio Mastrapasqua, essere quindi presidente dell'Inps, ma anche così bravo e veloce da governare le pensioni degli italiani (centinaia di miliardi di euro) nei ritagli di tempo, in modo da potersi anche dedicare agli altri ormai noti 25 incarichi. Nel caso specifico, Mastrapasqua è veloce a curarsi che l'Ospedale Israelitico di Roma paghi regolarmente i contributi previdenziali, e così gli avanza il tempo per fare il direttore generale dell'Ospedale Israelitico. Lo scorso 13 dicembre il poliedrico commercialista romano si è presentato nello studio del notaio Mario Liguori per stipulare un cosiddetto "atto unilaterale". Nella sua qualità di direttore generale dell'Ospedale Israelitico (struttura privata convenzionata), Mastrapasqua ha dichiarato che c'erano da pagare i contributi all'Inps per il mese di novembre appena trascorso, pari a 15.458 euro, ma che l'azienda vantava un credito di circa 248.000 euro verso l'Asl Roma D, riferito alla fattura n. 40 del 23 aprile 2007 emessa dall'ospedale privato e in attesa da quattro anni e mezzo di essere onorata. È presto fatto. Con l'atto unilaterale Mastrapasqua direttore generale ha ceduto all'Inps, cioè a se stesso presidente, una parte del credito, esattamente quei 15.458 euro dovuti per novembre. E Mastrapasqua presidente dell'Inps si è preso, al posto degli euro sonanti che servirebbero a pagare le pensioni mese per mese, un credito verso la Asl Roma D che chissà quando potrà incassare. Nel frattempo però l'Ospedale Israelitico ha risolto la sua pendenza con l'Inps, che non vedrà né i soldi, né penali, né sanzioni. Tutto regolare, tutto previsto dal decreto-legge n. 688 del 1985, convertito in legge n. 11 del 1986. Dove c'è scritto che (a richiesta dell'impresa creditrice della Asl, o del Comune, o del ministero) l'inadempienza di un ente pubblico può essere scaricata sugli enti previdenziali. Un meccanismo talmente assurdo che pochissimi imprenditori riescono a usufruirne. Normalmente gli enti previdenziali resistono. L'Inpdap, per esempio, nel 2010 ha contestato le modalità seguite dall'Ospedale Israelitico per pagare i contributi all'ente di previdenza dei dipendenti pubblici girando le solite fatture inevase dell'Asl Roma D. Ma si è beccato una lettera di Mastrapasqua, come direttore generale dell'ospedale privato, dal suono assai divertente oggi che l'Inpdap è confluito nell'Inps e quindi ha come presidente, l'avete indovinato, Mastrapasqua. "Si diffida l'Inpdap dall'inviare nuove lettere di contestazione del riconoscimento del credito così come emesse dall'Asl Roma D". I poveri funzionari dell'Inpdap da anni si dibattono in questo dilemma: se l'Ospedale Israelitico mi paga, anziché con moneta sonante, girandomi fatture che l'Asl si guarda bene dal pagare, noi che cosa mettiamo in bilancio? E se passano gli anni e l'Asl queste fatture continua a non pagarle, perché dobbiamo essere noi i creditori gabbati al posto dell'Ospedale Israelitico? Non sono bruscolini. All'inizio del 2010 l'Inpdap ha scritto all'Ospedale Israelitico facendo notare che mancavano all'appello oltre 15 milioni di euro. Con l'Inps la situazione è analoga. L'Ospedale Israelitico non paga i contributi per i suoi dipendenti, ma tutti i mesi Mastrapasqua o la sua delegata Batia Popel, funzionaria di origine lituana, vanno dal notaio e cedono all'Inps una fettina della famosa fattura del 2007. L'ultima volta lo scorso 23 aprile: adesso il credito dell'ospedale Israelitico verso l'Asl Roma D per la fattura n. 40 del 2007 è sceso a 118 mila euro, perché tutto il resto è passato all'Inps. Il principio è giusto: se ho dei crediti che lo Stato non mi paga perché devo pagare io lo Stato? Ma in pratica c'è un problema: se la Pubblica amministrazione ha fatture non pagate per 100 miliardi e tutte le imprese che vantano quei crediti smettono di pagare l'Inps, l'Inps va rapidamente in bancarotta. Forse per questo il brillante sistema di compensazione viene di fatto praticato solo da aziende come l'Ospedale Israelitico, che hanno il presidente dell'Inps a libro paga»;

considerato che:

a quanto risulta all'interrogante, esistono veri e propri "collezionisti di cariche pubbliche", come il presidente dell'Inps Antonio Mastrapasqua il quale, non pago delle 25 "poltrone" occupate contemporaneamente, senza peritarsi della crisi e della politica di sacrifici di milioni di famiglie impoverite, anche per precise responsabilità di banchieri e tecnocrati di complemento, continua ad accumularne ulteriori, senza alcun problema di ordine etico, morale e di cumulo dei compensi percepiti;

il direttore dell'Inps e Vice presidente di Equitalia quasi certamente gode del dono dell'ubiquità. Infatti, oltre alle 25 cariche note, dalla presidenza di Idea Fimit, la più grande società immobiliare italiana (con 9,5 miliardi di patrimonio e 23 fondi) accusata di essere stata al centro di molteplici scandali immobiliari, alle molteplici poltrone nei collegi sindacali, ha anche un'altra serie d'incarichi (4-07408);

da oltre 10 anni (agosto 2011) Mastrapasqua è direttore dell'Ospedale israelitico di Roma, un nosocomio con tre sedi, la più importante sull'isola Tiberina di fronte al Fatebenefratelli, dove il direttore dell'Inps deve far quadrare i conti. Non solo, da giugno dello stesso anno, il commercialista - uomo da 1.200.000 euro l'anno - è anche Amministratore unico della Litorale SpA, azienda per lo sviluppo economico turistico e occupazionale del litorale laziale. Quindi, oltre ai pensionati, i cattivi pagatori, le case e le cure, Mastrapasqua si occupa anche degli stabilimenti balneari e dei loro estivi frequentatori;

nell'atto di sindacato ispettivo 3-02702 l'interrogante chiedeva chiarimenti sul deficit di 80 milioni di euro raggiunto dall'Inps solo per mancati incassi nella gestione del patrimonio immobiliare, come risulterebbe da un'indagine interna e da una lettera di Antonio Ferrara, il magistrato della Corte dei conti che vigila sulla correttezza degli atti;

inoltre, nell'atto di sindacato ispettivo 3-02703 si evidenziava il grande potere che ha assunto nell'Inps la KPMG, penetrata, nel tempo, all'interno delle attività nevralgiche dell'Istituto, assumendo un ruolo di primo piano non solo nell'informatica, ma nella formazione, nella vigilanza e negli altri settori strategici. In particolare sembrerebbe che il Coordinamento generale statistico attuariale abbia messo a disposizione di KPMG non i dati statistici, che pure dovrebbero rimanere saldamente in mano pubblica, ma addirittura strumenti e formule per costruire i dati di bilancio con relativa sottrazione di funzioni all'ente per affidarle ai privati;

da ultimo la questione della fusione dell'Inpdap con l'Inps e l'Enpals nascerebbe già con un debito miliardario stimato, per il 2012, in 12 miliardi e 421 milioni di euro (4-07126);

considerato inoltre che:

le imprese italiane vantano crediti immensi verso la pubblica amministrazione per servizi e forniture di ogni tipo, e devono attendere molti mesi (o anni) per vedersi saldati tali crediti; ciò può creare pesantissimi squilibri di liquidità per le aziende stesse, che allo stesso tempo (e in termini molto più stringenti e inesorabili) devono però fronteggiare le proprie pendenze fiscali;

il notevole ritardo nei pagamenti da parte della pubblica amministrazione rappresenta uno dei problemi più gravi e drammatici che devono affrontare le piccole imprese. Il fenomeno, considerato una tra le piaghe peggiori che gravano sul sistema produttivo italiano, ha portato la pubblica amministrazione a contrarre circa 70 miliardi di euro di debiti nei confronti delle aziende private, provocando il fallimento di una su tre di esse. I dati numerici divulgati dall'Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici hanno restituito un'immagine preoccupante: i tempi di pagamento oscillano in un range compreso tra un minimo di 92 giorni e un massimo di 664 giorni. L'entità dei ritardi mediamente accumulati è circa doppia rispetto a quanto si registra nel resto dell'Unione europea: mediamente 128 contro i 65 giorni che si computano a livello europeo;

uno studio elaborato dalla Banca mondiale e dalla società di consulenza PricewaterhouseCoopers (PwC), ha evidenziato che le piccole e medie imprese italiane perdono 285 ore all'anno per assolvere i diversi pagamenti richiesti dal fisco e sono sottoposte a un prelievo che si aggira intorno al 68,6 per cento degli utili realizzati. Volendo inferire ancora, analizzando il costo medio totale della burocrazia che grava su una piccola e media impresa, si scopre che ogni anno un'azienda italiana sborsa 1.200 euro all'anno per addetto, cifra che sale a 1.500 per un'impresa con meno di 10 dipendenti;

la complessità dell'organizzazione delle procedure amministrative e dei criteri per il trasferimento dei fondi tra le varie strutture (tra questi i vincoli del patto di stabilità) e l'ampio potere di mercato della pubblica amministrazione sono fattori determinanti che contribuiscono all'allungamento delle tempistiche di pagamento. La principale conseguenza di questi ritardi è la mancanza di liquidità nelle casse delle imprese fornitrici. Ne consegue, anzitutto, la difficoltà nell'onorare i pagamenti ai propri fornitori e, in subordine, l'impossibilità di porre in essere gli investimenti necessari senza dover ricorrere a forme di finanziamento;

allo scopo di dettare indirizzi ai Paesi membri per rafforzare le misure di contrasto ai ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali, fenomeno che ha superato livelli di guardia anche in altri Paesi dell'Unione europea, anche se non ha assunto le dimensioni del nostro, è stata emanata la direttiva europea 2011/7/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 febbraio 2011, che obbliga le pubbliche amministrazioni a pagare i fornitori entro 30 giorni, e, in casi eccezionali, entro 60 giorni per forniture sanitarie e per imprese a capitale pubblico; superato tale termine, nelle transazioni commerciali, la pubblica amministrazione dovrà versare interessi di mora pari all'8 per cento maggiorati del tasso di riferimento della Banca centrale europea. La stessa direttiva dispone che tra imprese private la scadenza è fissata a 60 giorni a meno di intese stipulate tra le parti, a patto che non si tratti di patti bilaterali iniqui;

con l'approvazione del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, è possibile compensare i crediti che le imprese vantano nei confronti della pubblica amministrazione, ma ciò vale solo per i debiti iscritti a ruolo e per i crediti non prescritti, certi, liquidi ed esigibili, e comunque con procedure molto complesse;

anche il decreto-legge 24 gennaio 2012, n. 1, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 27 del 2012 (cosiddetto decreto liberalizzazioni) rappresenta a giudizio dell'interrogante un tiepido segnale di apertura del Governo al problema, prevedendo lo sblocco di circa 6 miliardi di euro attraverso un incremento delle dotazioni dei fondi speciali (somma certo rilevante ma ancora inadeguata rispetto ai 70 miliardi di euro di debiti), a cui va affiancato l'articolo 10 della legge 11 novembre 2011, n. 180, che anticipa il recepimento della citata direttiva 2011/7/UE, anticipazione che non risolverà comunque immediatamente il problema dell'enorme debito pregresso della pubblica amministrazione nei confronti delle piccole e medie imprese, in quanto è evidente che le pubbliche amministrazioni non sono in grado in un breve lasso di tempo di onorare i debiti assunti,

si chiede di sapere:

se il Governo non ritenga che la compensazione dei crediti nei confronti della pubblica amministrazione debba avvenire in maniera equa ed uniforme invece di applicare il sistema di due pesi e due misure quando sono in gioco gli interessi del "collezionista di poltrone" di turno;

se non ritenga necessario adoperarsi per dirimere ogni eventuale conflitto di interessi che possa interessare il presidente Mastrapasqua;

quali misure intenda adottare per restituire trasparenza e rigore ad una gestione, a giudizio dell'interrogante dispendiosa ed opaca, che ha caratterizzato la gestione Inps di Antonio Mastrapasqua;

quali urgenti iniziative intenda assumere al fine di introdurre nell'ordinamento un meccanismo di compensazione dei crediti vantati dalle piccole e medie imprese nei confronti delle pubbliche amministrazioni, con i propri debiti e i relativi accessori dovuti alle amministrazioni statali, regionali e locali anche agevolando, per quanto di competenza, l'iter di approvazione del disegno di legge sulla compensazione tra i crediti vantati nei confronti delle pubbliche amministrazioni e i debiti derivanti da obblighi tributari.

(4-07470)