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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 720 del 09/05/2012


PICCIONI (PdL). Signor Presidente del Senato, colleghe e colleghi, è con un senso di grande motivazione e interesse che prendo la parola per illustrare la mozione in materia di commercio dei prodotti agroalimentari - a prima firma del presidente, senatore Scarpa Bonazza Buora - di cui sono convinto cofirmatario, e che, insieme alle mozioni degli altri Gruppi, evidenzia non poche difficoltà riguardanti la decisione relativa al commercio dei prodotti agroalimentari, peraltro oggetto di forti dubbi rappresentati anche dalle organizzazioni di rappresentanza agricola del nostro Paese.

Sulla scia del progresso civile dei Paesi del Mediterraneo meridionale verso una transizione democratica, e a seguito della cosiddetta Primavera araba, il 16 febbraio scorso, il Parlamento europeo ha approvato, nonostante dubbi e perplessità, una risoluzione legislativa per il via libera all'accordo tra Unione europea e Regno del Marocco, riguardante alcune misure di liberalizzazione reciproche per i prodotti agroalimentari.

La liberalizzazione degli scambi commerciali e la progressiva integrazione nel mercato interno dell'Unione europea rappresentano un mezzo efficace per lo sviluppo di questi Paesi e possono contribuire a ridurre la povertà diffusa e la disoccupazione, che provocano solitamente problemi di ordine economico, migratorio e di sicurezza. Tuttavia, l'accordo raggiunge solo in parte questo obiettivo.

La sua entrata in vigore, il prossimo maggio, prevede l'aumento delle quote di scambio per una serie di prodotti agroalimentari che potranno essere importati a tariffe doganali basse o pari a zero, e l'impatto che ne deriverebbe sarebbe quanto mai gravoso per tutto il settore ortofrutticolo soprattutto dei Paesi comunitari dell'area mediterranea, e più specificamente nel nostro Paese. Ad esempio, quando entreranno a regime i nuovi impianti di produzione degli agrumi, stimati in 1.200 ettari, si prevede che le esportazioni per il Marocco saliranno dall'attuale 6 per cento al futuro 8 per cento; conseguentemente, le produzioni/vendite italiane non potranno che decrementare, a causa del maggior costo di produzione/manodopera italiane rispetto a quelle marocchine.

L'Unione europea ha compiuto un'errata valutazione nel rilevare che queste produzioni andranno a completarsi vicendevolmente. Infatti, l'unica immagine possibile è la loro sovrapposizione, che causerà un'ulteriore perdita di competitività per i prodotti orto-floro-frutticoli sia sul mercato nazionale sia su quello estero.

In breve, i prodotti agroalimentari italiani vantano un alto livello di sicurezza alimentare (il che non si può dire dei prodotti marocchini, in cui i prodotti parassitari sono ancora permessi); caratteristiche qualitative e organolettiche superiori; molti riconoscimenti di indicazioni geografiche protette; tradizioni alimentari e legate ai paesaggi agricoli (ad esempio le coltivazioni a terrazze degli alberi da frutto e degli agrumi).

Quest'accordo mina la competitività economica, creando uno squilibrio tra i mercati dell'Unione europea e quelli del Marocco, con la conseguente perdita di reddito, diminuzione del PIL e disoccupazione per tutti gli impiegati del settore agricolo dei Paesi dell'Unione europea - è risaputo infatti il minor costo della manodopera impiegata in Marocco - con il conseguente aumento dei prodotti agricoli provenienti dal Marocco, con i limiti sopraesposti.

La mozione in esame impegna quindi il Governo a monitorare gli scambi commerciali tra Unione europea e Marocco, in termini di sicurezza e controllo dei prodotti; far rispettare i calendari agricoli e i sistemi dei prezzi in entrata; far rispettare le regole di etichettatura, soprattutto sui prodotti trasformati a base di ortofrutticoli; adoperarsi nelle sedi opportune per salvaguardare i diritti degli agricoltori, la protezione dell'ambiente e della norme di sicurezza alimentare e per sostenere una politica agricola mediterranea, promuovendo la tutela del made in Italy. (Applausi dei senatori Sanciu e Scarpa Bonazza Buora).

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il senatore Di Nardo per illustrare la mozione n. 603.