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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 720 del 09/05/2012


FLERES (CN:GS-SI-PID-IB-FI). Signora Presidente, se l'Accordo di cui stiamo parlando serve a migliorare le condizioni di un Paese, sicuramente peggiora le condizioni di un altro: si intende spostare l'asse della povertà da una sponda del Mediterraneo all'altra, senza tenere conto dei possibili effetti di un accordo devastante per l'economia, soprattutto delle Regioni meridionali.

Peraltro, abbiamo già un Accordo precedente che risale al Governo Dini (Ministro degli affari esteri la senatrice Susanna Agnelli),un accordo simile, che comportò uno scambio tra risorse agricole, alimentari e ittiche del Marocco con tecnologia meccanica, italiana e non soltanto italiana.

Quell'Accordo, che riguardava una quantità enorme di prodotti agroalimentari, comportò un danno economico per le Regioni meridionali, in particolare per la Sicilia, la Campania, la Puglia e la Calabria, principalmente nel settore agrumario veramente devastante. Così come devastante fu l'Accordo riguardante la pesca, settore che ebbe ripercussioni di cui lei, signora Presidente, si occupò nella veste di Commissario europeo per la pesca, e che dunque conosce bene.

Ebbene, ci ritroviamo di fronte ad una situazione ancora più grave, perché questa volta, anziché coinvolgere soltanto il nostro Paese come in quella circostanza, sono coinvolti tutti i Paesi dell'Unione europea. Ma la mia sensazione, signora Presidente, onorevoli colleghi, è che la tecnocrazia applicata alla tecnico-economia stia producendo un impoverimento complessivo del nostro Paese, determinando effetti collaterali non indifferenti.

Alcuni colleghi vi hanno fatto cenno poco fa. Questo modello di globalizzazione, ammantata di apertura democratica, senza gli opportuni accorgimenti, sia di natura economico-compensativa che di natura fitosanitaria, rischia di determinare non soltanto un danno immediato di carattere commerciale alle produzioni più significative per le Regioni meridionali, e non solo, del nostro Paese, ma anche danni futuri, il cui costo - come abbiamo visto, purtroppo, in passato per fenomeni analoghi - ricade sempre sul nostro Paese. (Applausi del senatore Scarpa Bonazza Buora). Ciò in quanto i prodotti agroalimentari in particolare, ma anche quelli ittici, provenienti da Paesi non sufficientemente controllati, determinano l'immissione in Italia di parassiti delle piante, dei frutti ed anche del prodotto pescato, che certamente comportano per i produttori un costo che poi, direttamente o indirettamente, ricade sulle casse del bilancio dello Stato.

Dunque, ci troviamo di fronte ad una situazione veramente inquietante: anziché tentare la via della globalizzazione dei diritti umani, del welfare, del diritto alla salute, della tutela del posto del lavoro, esportando le garanzie raggiunte nel nostro Paese, determinando così un riequilibrio delle condizioni produttive negli altri Stati, si determina un'immissione nel mercato europeo di prodotti realizzati in una condizione di mancata osservanza dei diritti umani, che provoca un minor costo di produzione dei materiali in questione del settore agroalimentare, del settore della pesca e, in genere, di altri settori. Il tutto a vantaggio delle economie forti che si rafforzano ulteriormente e che, anziché venire incontro alle economie deboli, determinano un'ulteriore frattura tra queste e le altre.

Il vantaggio di questi accordi e del voto del Parlamento europeo relativamente a quest'ultimo si indirizza ad un'area geografica ben precisa dell'Europa, l'area dell'alta tecnologia, della tecnologia pesante e della meccanica pesante, non certo quella del Mezzogiorno d'Italia e neanche delle altre Regioni dove questo tipo di aziende e questo tipo di produzione non esistono e dunque non possono essere utilizzate come scambio, con l'immissione nel mercato europeo di prodotti a più basso costo e minore qualità, per giunta anche inquinanti, nel senso che introducono nelle nostre coltivazioni batteri e quant'altro, ne danneggiano e ne alterano la qualità.

In conclusione, signora Presidente, continuare in questo modo non è più possibile, come peraltro confermano gli atti ufficiali di Confagricoltura e di Coldiretti, che parlano ancora di un'agricoltura ingiustamente sacrificata per interessi diversi, in considerazione del nuovo scenario politico emerso nei Paesi dell'altra sponda del Mediterraneo.

Nutriamo grande rispetto per i nuovi scenari politici che si vengono a determinare in altra parte del mondo, soprattutto quando precostituiscono forme di democrazia più consolidate e forme di rispetto dei diritti umani più rafforzate.

Certamente questo non può gravare sulle economie deboli e in particolare su quelle del Mezzogiorno, ma anche di altre parti d'Italia.

Signor Presidente, onorevoli colleghi, centrale nella nostra mozione è l'impegno - cui speriamo il Governo si associ - relativo alla revisione di questo voto dell'Unione europea al fine di evitare che gli effetti siano quelli che, come un po' tutti i presentatori delle diverse mozioni, abbiamo paventato. Invitiamo inoltre il Governo a promuovere iniziative che salvaguardino i diritti degli agricoltori ed il rispetto delle norme in materia di sicurezza alimentare nell'ambito delle garanzie sanitarie e fitosanitarie; allo stesso modo, auspichiamo che il Governo voglia rafforzare i controlli doganali sui prodotti agricoli, proprio per i motivi che avevamo poc'anzi sommariamente descritto.

Signor Presidente, onorevoli colleghi, un'ultima considerazione riguarda il tenore di tutte le mozioni: da più parti, con toni e argomentazioni diversi e con un differente modo di mostrare sensibilità per un problema certamente ben chiaro, si manifesta una convergenza pressoché assoluta dell'intero Parlamento verso una revisione di questa decisione.

Rivolgo un auspicio ai firmatari delle altre mozioni: a mio avviso darebbe maggiore forza una posizione espressa dal Senato della Repubblica su un unico testo; peraltro, date le premesse e le conclusioni pressoché identiche, ci sarebbe anche il tempo per elaborare un unico testo su cui realizzare una convergenza totale del Parlamento italiano verso una richiesta forte e autorevole di revisione delle decisioni assunte a Bruxelles. (Applausi dai Gruppi CN:GS-SI-PID-IB-FI e PdL).

PREESIDENTE. Ha facoltà di parlare il senatore Vallardi per illustrare la mozione n. 632.