Passiamo alla votazione finale.
DI NARDO (IdV). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DI NARDO (IdV). Signor Presidente, onorevoli colleghi. Il Gruppo Italia dei Valori condivide molte delle disposizioni volte a ridurre gli oneri per le imprese agricole che il provvedimento in esame introduce nel codice ambientale. Tuttavia, il disegno di legge ambientale oggi in esame rimane, nel suo complesso, ancora frammentario e debole.
In esso prevale un atteggiamento non nuovo, tutto volto a semplificare e snellire alcuni passaggi della legge, come se l'allentamento dei controlli, la riduzione dei monitoraggi, l'accorpamento delle autorizzazioni in capo ad un unico soggetto, che deve spesso esprimersi in termini brevissimi su progetti e problemi di assoluta complessità, fosse di per sé sufficiente a rilanciare l'economia.
Questa impostazione prevale da molti anni nel nostro Paese ed è fondata sul presupposto che i vincoli ambientali costituiscano un freno alla crescita. Tale approccio non solo è limitato, perché il resto d'Europa (e in particolare i Paesi che reggono meglio alla crisi) non segue questa filosofia riduttiva, ma è anche tecnicamente errato. Costringere amministrazioni con poche risorse economiche ed umane a svolgere in metà tempo il doppio del lavoro ad esse precedentemente rimesso, significa sperare in un miracolo. Ma se il miracolo non si verifica i casi sono due: o aumenta il contenzioso, poiché le amministrazioni possono cautelarsi attraverso sbrigative decisioni di rigetto; o aumentano i rischi per l'ambiente, poiché negli interstizi della normativa semplificata - magari approfittando dei meccanismi diffusi di silenzio-assenso - possono trovare uno spiraglio di azione i male intenzionati che da anni inquinano e danneggiano l'ambiente.
In particolare, Italia dei Valori richiede non solo che l'amministrazione pubblica debba lavorare meglio e di più, ma che debba essere messa in condizioni di farlo. Non condivide, invece, il sistematico ricorso alle deroghe, in particolare se esse riguardano materia di stretta derivazione comunitaria. È la normativa europea che ha consentito all'Italia l'introduzione di politiche ambientali e non è certo potendo disattenderla che l'Italia raggiungerà gli obiettivi di green economy che si pone sulla scena nazionale ed internazionale. Cittadini ed imprese hanno il diritto di trovarsi di fronte a norme chiare, applicabili e fatte applicare uniformemente e puntualmente dagli enti competenti.
L'esatto contrario della caotica legislazione che stiamo producendo (abbiamo visto tre interventi, in tre mesi, sulle terre e rocce da scavo e due, in due mesi, sull'autorizzazione integrata ambientale, su cui tornerà presto anche la legge comunitaria in esame al Senato) e della sua frammentaria applicazione a macchia di leopardo sul territorio. Finora tre decreti (quello ambientale, il cosiddetto salva Italia e il decreto semplificazione e sviluppo) sono intervenuti nel settore oggi al nostro esame, sovrapponendosi in modo piuttosto caotico. Il risultato è che, a furia di semplificare, non si comprende più in alcuni casi quali siano le competenze e le norme da attuare. Un esempio è dato proprio dal disegno di legge oggi in esame, in cui sono apportati i medesimi correttivi al decreto semplificazioni che l'Italia dei Valori presentò in occasione dell'esame di quel decreto (cioè al momento opportuno e nella sede pertinente) solo per vederseli respingere; probabilmente non erano stati neppure letti.
La filosofia che guida il Governo sembra analoga a quella del Governo precedente: ridurre e semplificare. Ma mentre si va con l'accetta sulle procedure che riguardano i grandi impianti energetici tradizionali, sbrigativamente definiti strategici (riteniamo incostituzionali le novità introdotte con l'ultimo decreto sulle semplificazioni, e questo emergerà solo tra molti mesi quando la Consulta dovrà occuparsi degli articoli 23, 24, 44, 57 e 57-bis di quel decreto), si emanano decreti sulle fonti rinnovabili che gettano scompiglio e timore tra gli operatori di un settore che, invece, è realmente ed effettivamente strategico per il futuro del nostro Paese. Manca, nel disegno di legge in esame, una visione organiche delle politiche ambientali, così come mancava nel decreto n. 2 del 2012, in cui pure erano state riposte molte speranze andate deluse.
Ben vengano quindi gli snellimenti procedurali, ma non altrettanto può dirsi per le disposizioni in materia di messa in sicurezza dei siti contaminati, autorità d'ambito, risorse idriche, organizzazione territoriale del servizio di raccolta dei rifiuti, terre e rocce da scavo minerarie, miscelazione di rifiuti speciali e gestione degli oli usati, che vengono inserite senza sufficiente meditazione in una normativa che dovrebbe essere stabile e coerente.
Non è chiaro quali effetti possano produrre queste norme, anche perché scritte in modo assai confuso, e quindi guardiamo con diffidenza ad interventi tanto spezzettati.
Ne esce un quadro normativo frammentario e sospetto, che può dare adito ad operazioni locali per nulla commendevoli. Non è questo un buon modo di legiferare. Invece, Italia dei Valori pone grandi problemi e grandi temi, perché di una svolta non gestionale, ma generale, ha bisogno la politica ambientale nazionale.
Occorre prima di tutto tutelare l'ambiente con un apparato sanzionatorio penale efficace e penetrante, come richiesto da una direttiva comunitaria che l'Italia ha recepito solo in minima parte. Serve l'inserimento dei delitti ambientali nel codice penale.
In secondo luogo, bisogna tutelare l'ambiente costringendo i responsabili dell'inquinamento a pagare i danni e a ripristinare lo stato dei luoghi. Da un paio di anni gli enti locali, i cittadini, le associazioni, sono stati privati di un pieno potere di azione risarcitoria. Ma non sappiamo quali effetti abbiano avuto gli accordi transattivi autorizzati dalla nuova normativa. Il principio comunitario dice: «chi inquina paga». E questo deve bastare.
Occorre inoltre completare le bonifiche. Lo scandalo dei siti che da anni restano fermi nel loro risanamento deve finire presto e con esso lo scandalo dei fondi sperperati per un risanamento mai ultimato
Bisogna poi attuare i referendum sull'acqua bene comune e ridurre le tariffe. In questo senso il Ministro si è espresso, ma in pratica vediamo molte mosse tendenti ad aggirare il risultato referendario di giugno.
Bisogna inoltre far funzionare le aree protette, che sono una ricchezza per questo Paese.
Occorre, ancora, prevenire - spendendo la metà di quello che si è fatto fino ad ora per riparare i danni - il dissesto idrogeologico ed il rischio sismico. Serve una nuova legge per il risparmio del suolo. Gli sforzi fatti finora sul questo fronte sono deludenti.
Sui rifiuti, occorre fare molto di più per la differenziata. Lo smaltimento - in discarica o con l'inceneritore - deve essere residuale e marginale. I rifiuti sono materie recuperabili e riutilizzabili e come tali devono essere progettati i beni che utilizziamo.
In sostanza, senza un potenziamento sostanziale dell'ordinamento nazionale - finora siamo di fronte a tre occasioni mancate su tre - viene confermato quel carattere meramente residuale delle politiche ambientali che il Gruppo dell'Italia dei Valori non condivide e non può condividere, e pertanto voteremo contro il provvedimento in esame. (Applausi dal Gruppo IdV. Congratulazioni).
CARRARA (CN:GS-SI-PID-IB-FI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CARRARA (CN:GS-SI-PID-IB-FI). Signor Presidente, signor rappresentante del Governo, il disegno di legge che abbiamo discusso ieri in quest'Aula e che ci è pervenuto dalla Camera dei deputati è stato ampiamente integrato dai lavori dei commissari della 13a Commissione. Questo è stato fatto per soddisfare in modo tempestivo e adeguato la necessità di disciplinare con maggior precisione ed efficacia tutta una serie di situazioni e di tematiche ambientali.
Il mio Gruppo pertanto voterà convintamente a favore di questo disegno di legge. (Applausi dai Gruppi CN:GS-SI-PID-IB-FI e PdL).
PRESIDENTE. La ringrazio, senatore Carrara, soprattutto per la sua chiarezza.
MOLINARI (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MOLINARI (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Signor Presidente, nella sua relazione il collega Della Seta ha puntualmente precisato il senso del massiccio intervento della 13a Commissione, integrativo del testo del disegno di legge pervenuto dalla Camera dei deputati.
Al di là di ogni riflessione sull'inopinata decisione, assunta presso l'altro ramo del Parlamento, di cassare, durante il percorso legislativo di un precedente disegno di legge di conversione di un decreto-legge pure in materia ambientale, molte delle norme qui riproposte, che quest'Aula aveva - in tale circostanza - già licenziato, ritengo che la scelta della 13a Commissione di sottoporre all'Aula il testo oggi esaminato riconduca la materia al suo primario riferimento parlamentare.
Il relatore ha, in proposito, richiamato la scelta (cito) «di intervenire su una serie di regolamentazioni in materia ambientale che necessitavano palesemente di correzioni, razionalizzazioni e miglioramenti».
Questa affermazione mi consente di segnalare la complessità, da un lato, e la farraginosità, dall'altro, del codice ambientale (decreto legislativo n. 152 del 2006), che ha ormai richiesto numerosi interventi correttivi, sia di iniziativa governativa che parlamentare.
La costante rivisitazione toglie forza di sistema al testo. Gli aggiustamenti, derivanti dall'esperienza operativa nei diversi settori del vasto ambito, ovvero dall'esigenza di dare risposta alle più svariate sollecitazioni di enti e di operatori, inducono a chiedersi assolutamente come poter riordinare legislativamente la materia, semplificando i riferimenti e gli adempimenti, questo anche in considerazione degli ulteriori interventi legislativi compiuti in attuazione di direttive europee, oppure inseriti annualmente nei disegni di legge di bilancio e collegati.
Insomma, l'ambiente è fortunatamente al centro dell'attenzione di Stato ed enti locali, ma merita un approccio normativo più flessibile e più pragmatico: la vicenda SISTRI può costituire un esempio per chiarire quanto affermato.
Nello specifico del disegno di legge in esame, al netto degli interventi emendativi, sottolineo l'importanza - tra altri - dell'articolo 4, in materia di raccolta differenziata operata encomiabilmente dalle associazioni di volontariato senza fine di lucro, che vedono finalmente valorizzato il loro prezioso servizio sociale.
Richiamo, inoltre, l'importanza dell'articolo 7, frutto certamente di una riflessione dinamica sull'organizzazione migliore operabile sui singoli territori con riferimento al ciclo di gestione dei rifiuti.
L'articolo 13, al comma 4, infine, interviene agevolando l'attività degli imprenditori agricoli per particolari tipologie di rifiuti, sopprimendo altresì l'iniziale scadenza della loro esclusione dall'obbligo di iscrizione al SISTRI.
Ho volutamente accennato a tre soli aspetti, l'uno contenuto nel testo pervenuto dalla Camera dei deputati, gli altri derivanti dalle proposte della 13a Commissione, per segnalare la variegata prospettiva di intervento di questo disegno di legge, intervento che si rileva, nel complesso, coerente e necessario.
Per questo, a nome del mio Gruppo, annuncio il voto finale favorevole al provvedimento. (Applausi dai Gruppi Per il Terzo Polo:ApI-FLI e PD).
GIAI (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GIAI (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Signor Presidente, onorevoli colleghi, il testo sottoposto all'attenzione di quest'Assemblea modifica le disposizioni contenute nel disegno di legge n. 3162, recante: «Modifiche al decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, in materia di sfalci e potature, di miscelazione di rifiuti speciali e di oli usati nonché di misure per incrementare la raccolta differenziata».
Il decreto legislativo n. 152 del 2006, il cosiddetto codice ambientale, ha operato un generale riordino della normativa: esso ha infatti uniformato e razionalizzato la normativa per le valutazioni ambientali, le norme sulla difesa del suolo e per la tutela delle acque dall'inquinamento, oltre che per la gestione delle risorse idriche e in materia di gestione dei rifiuti e di bonifica dei siti inquinanti, nonché la normativa sulla riduzione dell'inquinamento atmosferico e quella in materia di tutela risarcitoria contro i danni all'ambiente.
Dalla sua entrata in vigore, il 29 aprile 2006, ad oggi, il codice dell'ambiente ha subito numerose modifiche ed integrazioni ad opera di successivi provvedimenti che ne hanno ridisegnato il contenuto, così come numerosi sono stati i provvedimenti emanati in attuazione delle singole parti dello stesso decreto legislativo.
Altre importanti modifiche sono state approvate nel corso dell'esame del provvedimento nella 13a Commissione del Senato.
Le correzioni più significative riguardano: la gestione dei rifiuti e lo smaltimento di materiali quali apparecchiature elettriche ed elettroniche, pile, accumulatori; materiali eterogenei, ovvero l'utilizzo di terre e rocce da scavo impiegati per la realizzazione di riempimenti non assimilabili per caratteristiche geologiche e stratigrafiche al terreno in situ, all'interno dei quali possono trovarsi materiali estranei.
In particolare, nell'intervenire sulle disposizioni relative ai piani di gestione dei rifiuti di estrazione, viene introdotta una nuova disciplina relativa alla partecipazione del pubblico al procedimento autorizzatorio dei depositi di rifiuti di estrazione, prevedendo adeguate forme di pubblicità, e sono previste nuove norme volte a garantire una più efficace gestione dei rifiuti e delle fasi relative alla chiusura delle strutture di deposito.
Alla luce di tutto ciò, reputo che l'applicazione di queste nuove misure contengano importanti miglioramenti per la sicurezza ambientale, perché, signor Presidente e onorevoli colleghi, rispettare l'ambiente equivale a rispettare noi stessi.
Per questo il mio Gruppo voterà a favore del provvedimento. (Applausi dei senatori Gustavino e De Angelis. Congratulazioni).
VALLARDI (LNP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
VALLARDI (LNP). Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor rappresentante del Governo, la proposta di legge in esame la riteniamo anche un po' nostra, considerato che è stata presentata alla Camera dei deputati dai colleghi della Lega Nord. Essa ha come obiettivo principale quello di risolvere diverse problematiche che oggi il mondo dell'economia, il mondo di chi lavora, il mondo di chi fa impresa trovava nella gestione dei rifiuti. Vogliamo appunto sottolineare come il nostro attuale sistema di gestione dei rifiuti sia per le nostre aziende troppo oneroso, complicato (approfitto della presenza anche del rappresentante del Governo) e fin troppo burocratizzato: questo è un dato di fatto.
Le continue modifiche ai codici dei rifiuti, a partire dal decreto legislativo n. 152 del 2006 per arrivare ai giorni nostri, al decreto legislativo n. 205 del 3 dicembre 2010, hanno di fatto creato una giungla normativa e gli operatori del settore hanno vita difficile nell'interpretare queste norme, le quali spesso e volentieri sono un po' come i sistemi in matematica: si intersecano una dentro l'altra e alla fine è bravo chi indovina nel dare dei pareri positivi e nell'interpretare queste norme.
Un esempio credo emblematico, che è stato dibattuto diverse volte anche in questo consesso istituzionale e ha visto anche diversi interventi da parte del Gruppo della Lega Nord, è la vicenda del SISTRI: il sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti. Quello sul SISTRI è un provvedimento nato sicuramente in modo positivo nella mente di chi l'ha ideato, però si è rivelato effettivamente un grosso problema, dal momento che è stato gestito molto male. Non voglio assolutamente offendere nessuno, ma poi, nella fase attuativa del provvedimento, il SISTRI mi sembra sia stato gestito un po' come dei dilettanti allo sbaraglio, perché diverse volte si è cercato di metterlo in attuazione, però - come abbiamo visto - con risultati ben poco graditi al mondo dell'imprenditoria.
Questo, fino ad oggi, non ha portato assolutamente a dei risultati positivi, perché il SISTRI, nato con l'intenzione di risolvere il problema della tracciabilità dei rifiuti, alla fine si è rivelato veramente un aggravio, un boomerang per le imprese, in quanto queste hanno dovuto spendere più soldi per potersi dotare dell'apposito software di gestione, delle apposite attrezzature, le famose black box che poi non funzionavano assolutamente; talvolta hanno dovuto assumere del personale per poter adempiere ai requisiti normativi del SISTRI. Questo - come abbiamo visto - non ha portato assolutamente a nulla se non ad appesantire le aziende, sia dal punto di vista economico che burocratico, in un momento particolarmente difficile come quello che sta attraversando l'economia del nostro Paese.
Venendo al disegno di legge in esame, credo che esso sia sicuramente positivo, ed i suoi articoli vanno a incidere su questioni specifiche tendendo a snellire e sburocratizzare le norme attualmente in vigore, mantenendo però sicuramente inalterati i livelli di tutela ambientale, cosa che penso sia uno dei primi obiettivi di tutti i cittadini, e soprattutto della politica della Lega Nord.
Tecnicamente, lo scopo è stato quello di appianare alcune difficoltà sul procedimento di autorizzazione per quanto riguarda i rifiuti speciali. In particolar modo, si è entrati analiticamente e tecnicamente nella materia della miscelazione degli oli minerali, possibili la miscelazione nel luogo della raccolta e il conseguente trasporto di lubrificanti da recuperare, permettendo così il pieno funzionamento dell'intera catena di recupero e di rigenerazione degli oli stessi. Ciò permetterà agli addetti del settore di avere sicuramente dei notevoli benefici, perché prima questo non era possibile e a volte - purtroppo - ne risentiva l'ambiente, perché spesso e volentieri questi oli venivano smaltiti in maniera illegale.
Con l'occasione si è inoltre messa mano ad alcune storture che impedivano un giusto riutilizzo e, contemporaneamente, un concreto sostegno agli enti locali nel considerare prodotti e non più rifiuti gli sfalci e le potature provenienti dal verde pubblico e privato, così come era già previsto per il verde agricolo.
Voglio altresì ricordare al Governo come sia assolutamente necessario mettere in campo delle azioni a favore della produzione del compost ricavato dalla frazione umida dei rifiuti. A tal proposito, intendo rivolgermi ai tanti colleghi che, spesso e volentieri, negli incontri pubblici si definiscono amici dell'ambiente, facendo presente che nel nostro Paese il concime organico sta letteralmente scomparendo. Ne parlavamo anche ieri durante l'esame emendamenti. Purtroppo, dieci anni di politica agricola scellerata hanno fatto sì che oltre il 50 per cento delle nostre stalle sia già stato chiuso e, come si evince dalle dichiarazioni delle varie associazioni di categoria, a seguito dell'introduzione dell'IMU oltre 200.000 purtroppo chiuderanno. Ci troveremo così, molto presto, senza concime organico, oppure lo importeremo da fuori.
C'era un'alternativa: il compost, che è un materiale organico derivante dal compostaggio domestico. Devo però dire che né i precedenti Governi, né quello attuale, hanno fatto qualcosa a favore di questo particolare prodotto dell'agricoltura, che sicuramente è positivo per gli agricoltori e - soprattutto - per un certo tipo di agricoltura, positiva e sana: mi riferisco all'agricoltura biologica. Tanto ci riempiamo la bocca di ambiente e di agricoltura biologica, quanto - poi - non poniamo attenzione ai prodotti per portare avanti l'agricoltura biologica. Se non abbiamo più fertilizzante organico, cosa mettiamo nei nostri campi? Utilizziamo il fertilizzante chimico. Credo che questa sia una riflessione molto profonda che dobbiamo fare.
L'intero disegno di legge in esame è a favore e a supporto degli operatori del settore, in particolare dei nostri agricoltori. Come dicevo prima, l'agricoltura biologica e anche la dieta mediterranea sono un viatico positivo per far conoscere i nostri prodotti all'estero e per risollevare le sorti dell'agricoltura.
Un altro tema trattato in questo provvedimento è quello delle energie rinnovabili. Da sempre il nostro movimento parla e si interessa alle energie rinnovabili. Da sempre la Lega Nord è in prima fila nel promuovere lo sviluppo delle energie rinnovabili, provenienti sia dalle biomasse, sia da altri settori, valorizzando a tal fine i prodotti che arrivano dal verde e dall'agricoltura. In questo caso parliamo chiaramente dei residui e degli scarti e non delle colture dedicate che, invece, spesso e volentieri, vanno a penalizzare e a viziare il settore agricolo. A volte creano più danni che benefici (parlo sempre delle colture dedicate al fine della produzione dell'energia). Noi, invece, siamo per il recupero degli scarti in agricoltura. Il provvedimento al nostro esame va a valorizzare questo rifiuto e a creare un circolo virtuoso per la filiera corta.
Concludendo, signor Presidente, dobbiamo dire che questo provvedimento avrà sicuramente anche l'obiettivo di ridurre il fenomeno dell'abbandono dei rifiuti e potrà così essere di valido aiuto ad alcune Regioni, in primis la Campania, e soprattutto alla città di Napoli, che ha una grande esperienza in tema di abbandono di rifiuti.
Si è tentato in questo disegno di legge, sia alla Camera che qui in Senato, di affrontare anche l'annosa questione relativa alla gestione della manutenzione delle reti fognarie pubbliche e private che, in base alla normativa attuale, purtroppo penalizza non solo gli operatori del settore, ma anche quella particolare categoria di operatori privati e che farà sì che anche il singolo cittadino potrà avere pesanti ripercussioni sotto il profilo meramente economico.
Ritengo che questo rappresenti un ulteriore tassello portato avanti dalla Lega Nord per semplificare, sburocratizzare e soprattutto permettere a chi lavora (agli operatori del settore ambiente, alle aziende agricole, agli artigiani e agli enti locali) di lavorare meglio. Credo che questo sia uno degli obiettivi da perseguire per noi politici, soprattutto in un momento così difficile per il nostro Paese dal punto di vista economico. Quindi, avendo dato una mano agli operatori del settore, sicuramente abbiamo adempiuto al mandato che i cittadini ci hanno dato, senza assolutamente dimenticare, come politici, il dovere - almeno, noi della Lega Nord lo riteniamo tale - di garantire il rispetto dell'ambiente: per noi, sicuramente per i cittadini di questo Paese, ma soprattutto per il futuro dei nostri figli. (Applausi dal Gruppo LNP).
DE LUCA Vincenzo (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DE LUCA Vincenzo (PD). Signor Presidente, egregi colleghi e colleghe, esprimendo il voto favorevole del Gruppo del PD, vorrei rassegnare alcune brevi considerazioni sul disegno di legge oggetto della nostra discussione, un provvedimento che considero un passo importante sulla strada della valorizzazione e della tutela delle risorse ambientali.
Oggi, di fronte alle difficoltà che vive il nostro Paese, alla crisi che si registra sul piano mondiale (crisi economica, finanziaria, ma anche ecologica), come fanno notare gli esperti delle materie ambientali, si parla sempre e solo di crescita economica; ma è il caso di ricordare che la crescita economica di per sé non basta, perché lo sviluppo è reale solo se migliora la qualità della vita in modo duraturo. E questo obiettivo può essere raggiunto puntando sulla salvaguardia delle nostre risorse ambientali, purtroppo in parte già terribilmente compromesse (penso al saccheggio continuo perpetrato dal Nord al Sud del Paese dalle ecomafie). Certo, il traguardo non lo si raggiunge subito, occorrono interventi progressivi e mirati alle esigenze dei vari territori, ma se non si comincia, realizzare il tanto sbandierato sviluppo sostenibile sarà sempre più difficile.
Alla luce della necessità improcrastinabile d'intervenire su alcuni settori, anche modificando quanto previsto dal decreto legislativo n. 152 del 2006, noto come codice dell'ambiente, ritengo che questo disegno di legge rappresenti un ulteriore, valido contributo per incardinare il processo, che non può più essere atteso, in un percorso in progress dello sviluppo sostenibile. Ben venga, dunque, la riformulazione di quanto previsto nel codice dell'ambiente per tenere ben separate, quali figure distinte di beni non costituenti rifiuti, da una parte la fattispecie del materiale agricolo o forestale naturale non pericoloso utilizzato in agricoltura e selvicoltura e, dall'altra, quella del materiale risultante dalla potatura degli alberi, anche proveniente dalla manutenzione dalle aree verdi urbane, destinato alla produzione di energia.
Apprezzabili sono anche l'intervento volto ad apportare modifiche e precisare ancora meglio gli ambiti di riferimento nel settore relativo alla miscelazione di rifiuti speciali e oli usati, nonché le misure per incrementare la raccolta differenziata, il cui potenziamento è il fondamento di qualunque ipotesi di gestione del ciclo integrato dei rifiuti.
Una gestione corretta dei rifiuti può innescare processi di sviluppo importanti per il Paese: penso alla ricaduta occupazionale, alla lotta alla criminalità organizzata, che dal traffico dei rifiuti trae guadagni sempre più ingenti, e anche al virtuoso circuito interistituzionale che può derivare dal coinvolgimento degli enti locali, a partire dai Comuni, (voglio dirlo in quest'Aula), nell'organizzazione e razionalizzazione delle diverse fasi della gestione. In tal senso, restituire definitivamente la titolarità della riscossione della TARSU ai Comuni in Campania resta una meta fondamentale, che avremmo potuto segnare già oggi, approvando l'emendamento specifico presentato dal relatore al testo in discussione e purtroppo ritirato dal collega Della Seta per senso di responsabilità e per sensibilità nei confronti del Governo che pure, nella persona del ministro Clini (lo dico al Sottosegretario Fanelli Tullio), sulla questione aveva assunto in quest'Aula, durante l'approvazione del decreto ambientale, un impegno preciso. Non si può andare avanti seguendo i capricci di qualche Gruppo che non ha a cuore le sorti di un territorio.
Per quanto mi riguarda, auspico che il Governo dimostri altrettanta sensibilità e responsabilità nei confronti del Parlamento e dei sindaci della Campania, i quali (come sottolineato più volte dall'ANCI) chiedono di ripristinare, come in tutto il Paese, il ritorno all'ordinario per la riscossione della TARSU, anche alla luce del fatto che le Province, in uno stato di emergenza superato da un decreto di questa stessa Aula, potrebbero essere ridimensionate o cancellate. Basta con questi giochini irresponsabili. Credo che sia ora di smetterla con le strumentalizzazioni elettorali della crisi dei rifiuti della Campania, sulla quale continuano a pesare l'ombra della criminalità, il rischio di procedure di infrazioni per il nostro Paese da parte dell'Europa e questioni tutt'altro che risolte, come il deposito delle ecoballe, denunciato ieri dal presidente Pecorella in missione in Campania, costato finora allo Stato 250 milioni di euro. Non si può essere insensibili rispetto a questo scempio.
Ma torniamo al disegno di legge in discussione. Delle disposizioni inserite nei 21 articoli del testo, ampiamente integrato sulla base delle indicazioni della Commissione ambiente e del relatore Della Seta, sono da segnalare, a mio avviso, anche la modifica del decreto legislativo n. 152 del 2006 in tema di messa in sicurezza di siti contaminati, al fine di prevedere che possano essere autorizzati anche interventi di messa in sicurezza delle strutture interrate e poi le misure per il potenziamento dell'azione amministrativa in materia di difesa del suolo; e ancora, le misure di compensazione e riequilibrio ambientale e territoriale che possono essere imposte dalle autorità competenti e nei modi consentiti dalla normativa vigente in relazione alla realizzazione di attività, opere, impianti o interventi. Si tratta di misure che non possono comunque avere carattere meramente monetario.
Ci vuole senso di responsabilità nella difesa dell'ambiente e del territorio, un recupero del senso dello Stato, come quello dimostrato in questa giornata, 9 maggio, anniversario del ritrovamento del corpo di Aldo Moro in via Caetani. È inutile, altrimenti, fare discorsi su tali questioni e procedere senza alcun senso di responsabilità.
Insomma, per quel che mi riguarda, proprio alla luce del lavoro svolto nella Commissione ambiente, ritengo che questo disegno di legge risponda - per questo ribadisco ancora una volta il voto favorevole del Gruppo del PD - alla necessità di disciplinare con maggiore precisione ed efficacia tutta una serie di situazioni e di tematiche ambientali, nella consapevolezza che la strada da compiere per radicare in Italia una politica ambientale esaustiva, aderente a tutte le diverse esigenze dei vari territori, è ancora lunga. Una sfida che passa prima di tutto per il riordino generale delle norme esistenti in materia, senza più tentennamenti, anche per recuperare le indicazioni contenute nelle direttive europee sul pacchetto clima «20-20-20». Questo impegno interpella direttamente la politica, chiamata a definire una visione strategica per il futuro del Paese in una prospettiva di maggiore certezza democratica. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Molinari).
D'ALI' (PdL). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
D'ALI' (PdL). Signor Presidente, il Popolo della Libertà voterà in maniera convintamente favorevole al provvedimento in esame.
Come Presidente della 13a Commissione devo esprimere la mia soddisfazione per il lavoro svolto da tutti i colleghi, a cominciare dal relatore, senatore Della Seta. Abbiamo tempestivamente recuperato tutti gli stralci compiuti dalla Camera dei deputati in sede di approvazione del decreto ambientale e li abbiamo inseriti in un disegno di legge, le cui positività evidenzierò nel mio breve intervento.
Voglio sottolineare la parte culturale che sottostà al decreto che - come qualcuno ha detto - può sembrare un intervento frammentario in materia del codice ambientale. In realtà, questo provvedimento, grazie a un lavoro di analisi compiuto su molti settori nei quali la materia ambientale è certamente avvertita, applica quella importante filosofia, introdotta dall'ultima direttiva comunitaria, della valorizzazione del sottoprodotto e della trasformazione, in molti settori dell'attività economica, di materiali giudicati rifiuti in sottoprodotti.
Se cogliamo questo passaggio, ci rendiamo conto di quanto importante sia non tanto il decreto quanto l'intero filone culturale che sottostà alla sua applicazione. Ciò significa meno rifiuti in discarica. Significa più sottoprodotti a disposizione delle aziende e dei settori produttivi. Significa un risparmio per molte aziende, un utile per molte altre e soprattutto un risparmio ambientale notevolissimo per gli enti pubblici e per i settori privati. Faccio l'esempio, che potrebbe sembrare banale in quest'Aula, delle alghe marine, le quali sono state liberate dal concetto di rifiuto e avviate invece al concetto di sottoprodotto. Per centinaia e centinaia di Comuni costieri della nostra Nazione ciò significa poter pulire i propri litorali senza oneri. Faccio presente che, proprio in queste ultime settimane, tale operazione sta avvenendo su tutte le coste d'Italia comportando enormi oneri per i Comuni e una rilevante richiesta di spazi nelle discariche.
Intervenire analiticamente con questi provvedimenti sul codice ambientale non significa una cattiva prassi legislativa, come ha affermato il senatore Di Nardo. Al contrario, dimostra la capacità del Parlamento, alla luce del principio complessivo della valorizzazione dei materiali come sottoprodotti e non più del loro accantonamento come rifiuti, di saper analizzare le esigenze di molti settori produttivi o di attività pubblica.
Sono stati poi apportati inserimenti importanti, come l'introduzione del compostaggio di prossimità nelle nostre città, che significa dare la possibilità ai cittadini di divenire protagonisti dell'eliminazione dei propri rifiuti utilizzandoli ai fini sia della produzione del compost che energetici.
Si tratta di un provvedimento - scusatemi se lo sottolineo ancora una volta con un po' di enfasi - che ha un proprio bagaglio culturale nel complesso delle norme che reca. Esso avvia, infatti, i cittadini ad un recupero di quella cultura del riutilizzo e del riciclo dei prodotti che la società eccessivamente consumista e forse eccessivamente ricca di una volta ha fatto dimenticare. Quindi, è anche un provvedimento anticiclico, perché porta molti settori dell'attività, molte famiglie, molti singoli cittadini a valorizzare di più ciò che finora hanno considerato un rifiuto da eliminare, con rilevanti costi e senza alcun ritorno.
Evito di occuparmi dei particolari, ma non posso non ricordare l'attenzione mostrata alle isole minori, sia nella normativa sia nell'ordine del giorno a prima firma del senatore Ranucci, al quale chiederò di poter aggiungere anche la mia.
Quindi, c'è un'attenzione a tante fasce di popolazione e a tanti settori di attività. Per esempio, l'agricoltura ne esce assolutamente svincolata da una serie di obblighi e di intralci alla propria attività, superando anche la mancanza di un utilizzo di propri sottoprodotti finora imposta dal codice ambientale, non perché questo fosse sbagliato, ma perché era datato al 2006, cioè prima dell'emanazione dell'ultima direttiva comunitaria.
Dunque, la capacità del Parlamento di rispondere tempestivamente all'evoluzione culturale e normativa proveniente anche dall'Europa - sappiamo che in materia ambientale l'Unione europea emana le direttive più importanti e di maggior evoluzione - credo ridia valenza all'Assemblea del Senato anche in questi comparti, in cui la popolazione avverte l'esigenza di rapidi cambiamenti, nel senso delle agevolazioni, delle semplificazioni e del miglioramento dell'equilibrio economico dei settori produttivi.
Presidenza della vice presidente BONINO (ore 18,18)
(Segue D'ALÌ). Quindi, ringrazio ancora una volta i colleghi della 13ª Commissione, ringrazio il senatore Della Seta e naturalmente ringrazio il Governo che di queste proposte di semplificazione, che forse inizialmente potevano sembrare un po' spinte, ha assolutamente condiviso il fondamento culturale e quindi anche la proposta applicativa.
Pertanto, confermo il voto favorevole del Gruppo del Popolo della Libertà. (Applausi dai Gruppi PdL e PD).
MURA (LNP). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MURA (LNP). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Mura, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, del disegno di legge, nel suo complesso, nel testo emendato, con il seguente titolo: «Modifiche al decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, e altre disposizioni in materia ambientale», con l'avvertenza che la Presidenza si intenderà autorizzata ad effettuare le eventuali modifiche di coordinamento formale che dovessero risultare necessarie.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).