VACCARI (LNP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
VACCARI (LNP). Signor Presidente, signori rappresentanti del Governo, onorevoli colleghi, il disegno di legge in discussione norma i poteri speciali che il Governo deve detenere sugli assetti societari di imprese nazionali operanti nei settori della difesa e della sicurezza nazionale, nonché per le attività di rilevanza strategica nei settori dell'energia, dei trasporti e delle comunicazioni. S'intende, perciò, introdurre anche nel nostro ordinamento, similmente a quanto già previsto, per esempio, in Belgio e in altri settori strategici, un istituto riconducibile alla cosiddetta golden share.
Con tale dizione si indicano sinteticamente, nel diritto dell'Unione europea, tutti i regimi nazionali che riservano all'Esecutivo determinate prerogative di intervento sulla struttura azionaria e nella gestione delle imprese appartenenti ai settori strategici nazionali.
Abbiamo già espresso, in sede di discussione, la posizione generale della Lega su questo provvedimento che, da una parte, ci vede favorevoli, perché il tema viene finalmente affrontato e perché viene affrontato anche nella direzione più volte auspicata dalla Lega, cioè dando al nostro Paese la possibilità di difendersi di fronte ai potenziali rischi di una compravendita di imprese in settori più o meno strategici da parte di imprese estere.
Adesso, con il decreto-legge in esame, vengono posti alcuni paletti chiari in certi settori. Si imposta un metodo di opposizione che è simile - o che comunque si rifà - al percorso già avviato in altri Paesi europei, soprattutto in Belgio, come ho già detto. Lo si fa con riguardo non a specifiche aziende, come magari accadeva con la legislazione prima vigente, per la quale siamo incorsi - ne abbiamo già parlato - nella procedura di infrazione, ma lo si fa potenzialmente con riguardo a tutte le aziende, anche a quelle già privatizzate, e crediamo che si venga ad impostare un modello che può essere utile anche ad altri Paesi europei.
Da quanto abbiamo capito, il provvedimento in esame e questo modello sono già stati discussi dal Governo italiano con la Commissione europea, come ha affermato il Ministro, ci pare di capire che sia visto come un modello al quale anche altri Paesi possono fare riferimento.
Tuttavia, non neghiamo che il coraggio dimostrato in questo provvedimento sia comunque poco rispetto a quello che avremmo voluto ci fosse. Già nel corso della discussione in Commissione e poi anche in Aula abbiamo fatto presente che crediamo si venga a creare una sorta di doppio binario della difesa delle realtà industriali tra l'Italia e altri Paesi. Noi oggi impostiamo il cosiddetto regime di difesa che si rifà - come abbiamo detto - al sistema belga, che è un sistema di opposizione. Esistono altri sistemi, come quello francese, che sono sistemi di autorizzazione molto più incisivi.
Pertanto, abbiamo proposto la possibilità che anche in Italia ciò possa essere previsto nella legge. Quello che è accaduto per la Francia non potrebbe accadere per l'Italia? Dobbiamo decidere preventivamente che siamo meno forti politicamente in Europa rispetto alla Francia? È un tema che abbiamo posto e sul quale non abbiamo trovato un vero riscontro. Su altri riconosciamo che il Governo è venuto incontro ad alcune istanze poste dalla Lega.
Sul testo, prima delle modifiche apportate alla Camera, c'era semplicemente il parere inviato alle Commissioni competenti. Sono stati approvati due emendamenti della Lega in cui vi è quasi un doppio parere, un parere rafforzato da parte delle Commissioni. Crediamo, infatti, che il Parlamento, e quindi anche la politica, su un tema su cui adesso non si parla - quando arriverà il momento di un caso specifico, se ne parlerà molto - possa dire la propria rispetto al Governo. Non vogliamo, infatti, che tutto questo potere di decidere se intervenire o meno - e come intervenire, eventualmente - sia nelle mani dell'Esecutivo.
La Lega Nord ha lavorato affinché ulteriori asset strategici venissero inclusi fra i settori rilevanti, al fine di tutelare maggiormente le nostre imprese dalle scalate esterne sia europee che extraeuropee. Gli emendamenti di oggi, purtroppo bocciati, testimoniano il nostro impegno e ci dispiace che non siano stati accolti.
Il tema - non lo nascondiamo - è molto importante, soprattutto oggi, quando le sopite liberalizzazioni stanno forse prendendo corpo, stando, ad esempio, alla volontà del Governo Monti di separare ENI da SNAM o viceversa.
Si tratta, quindi, di un tema importante, fondamentale. In questo periodo storico in cui l'economia nazionale non ha fattori di crescita positivi, in cui le grandi imprese faticano ad aumentare i propri redditi e in cui il prodotto interno lordo si ridimensiona rispetto alle stime previste, ecco che la possibilità di acquisizioni straniere di asset strategici nazionali può diventare veramente concreta.
Fare le liberalizzazioni quando le imprese nazionali non hanno ancora avuto la possibilità di acquisire quote pubbliche può essere veramente pericoloso, e questa è effettivamente la nostra preoccupazione. Un esempio potrebbe essere l'ENEL, a cui viene fatto obbligo di collocare una serie di Genco, proprio per liberalizzare il sistema elettrico.
Riteniamo ancora, però, che il testo sia insufficiente rispetto ai temi che abbiamo posto. Crediamo che comunque questa sia anche una piccola vittoria della Lega, la quale per prima ha posto il tema della difesa delle proprie industrie e delle proprie imprese; lo fece quando tutti ci ridevano dietro e ci dicevano che dovevamo essere liberisti. Adesso vediamo che anche altri convergono sulle nostre posizioni.
La nostra preoccupazione, però, è quella che stiamo costruendo un sistema poco rigido per la salvaguardia delle nostre imprese, mentre altri Stati europei - come ho già osservato - hanno costruito un sistema molto più rigido e più protetto, a discapito della concorrenza e della libera circolazione dei capitali, tanto invocata dall'Unione europea. Talvolta, infatti, pare che la stessa Commissione europea adotti, in effetti, due pesi e due misure, in riferimento allo Stato che ha di fronte. In quest'ottica, quindi, la Lega Nord chiede che alcune delle disposizioni del provvedimento debbano essere estese anche ai soggetti interni all'Unione europea, così come la legislazione francese consente (ciò era stato oggetto di un emendamento che è stato respinto nella seduta antimeridiana).
In conclusione, signor Presidente, non vogliamo assolutamente che si passi attraverso una svendita delle partecipazioni, soprattutto in un momento storico come quello odierno, dove vi è una grave crisi economica e dove il valore delle imprese potrebbe diminuire, rendendone così molto appetibile l'acquisto anche da parte di gruppi stranieri.
Quindi, la Lega Nord apprezza l'iniziativa della proposta del Governo, ma questo provvedimento può e deve essere sicuramente modificato e migliorato.
La nostra posizione è molto più spinta e, pur riconoscendo il lavoro svolto dal Governo su questo tema - che riteniamo importante - e pur riconoscendo che tante cose da noi espresse sono state accolte, la Lega comunque esprimerà un voto di astensione. Tale astensione vuole esprimere anche, secondo il nostro Regolamento, una contrarietà e uno stimolo a migliorare un provvedimento che - ripeto - rappresenta un primo passo rispetto ad una difficoltà e a un vuoto che prima esisteva nonché rispetto alle preoccupazioni derivanti dalle procedure di infrazione in corso. (Applausi dal Gruppo LNP. Congratulazioni).