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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 720 del 09/05/2012


LANNUTTI, MASCITELLI - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:

nei giorni scorsi, a causa di una cattiva gestione e di controlli inadeguati, la Banca d'Italia ha commissariato la Tercas (Cassa di Risparmio della Provincia di Teramo), che ha 165 sportelli, 1.200 dipendenti, un attivo di 5,3 miliardi di euro;

la Banca d'Italia - scrive Fabrizio Massaro sul "Corriere della Sera" del 5 maggio - «ha commissariato ieri la Cassa di risparmio della provincia di Teramo (Tercas) per "gravi irregolarità e violazioni normative". La decisione è stata presa dopo un'ispezione della Vigilanza nell'istituto fino a ieri presieduto da Lino Nisii, scaturita anche "a seguito del coinvolgimento di Tercas in un procedimento penale della Procura di Roma relativo al fallimento di un gruppo immobiliare", come ha specificato Via Nazionale nel comunicato stampa. Dovrebbe trattarsi del crac da 500 milioni di "buco" dell'immobiliarista Raffaele Di Mario, patron della Di.Ma Costruzioni, noto per aver acquistato nel 2004 Palazzo Sturzo, già sede della Dc all'Eur a Roma. Sono una trentina le società creditrici di Di Mario, tra banche e gruppi del leasing. Tra i principali istituti che hanno affidato l'immobiliarista c'è Tercas, esposta per 23 milioni, accanto a Unicredit (circa 100 milioni), Italease (Banco Popolare), Unipol e Bnl. Il provvedimento - clamoroso per un istituto regionale da 165 sportelli, 5,3 miliardi di attivo e 1.200 dipendenti quale è Tercas - è stato emesso il 30 aprile dal ministero dell'Economia ma è stato reso noto ieri, nel giorno in cui il commissario Riccardo Sora - che ha appena terminato il commissariamento della Cassa di risparmio di Rimini (Carim) - si è insediato negli uffici di Teramo della banca. Antonio Blandini, Silvano Corbella e Alessandro Portolano sono i componenti del Comitato di sorveglianza. Non ci sono comunque problemi di operatività: "La clientela può continuare a rivolgersi agli sportelli della banca, che prosegue regolarmente la propria attività", è la rassicurazione di Palazzo Koch. E anche Nisii ha voluto comunicare con una nota a "clienti e risparmiatori che l'istituto è in assoluta sicurezza. Nulla, quindi, debbono temere". Alla guida dovrebbe restare il direttore generale arrivato da circa un anno, Dario Pilla, proveniente dal gruppo Intesa Sanpaolo. L'ispezione della Vigilanza del governatore Ignazio Visco aveva fatto emergere gravi irregolarità evidenziate anche dai sindaci nella relazione al bilancio 2011, chiuso con 9,3 milioni di perdita. "Il sistema dei controlli interni", scrivono i sindaci, "non è apparso adeguato alla dimensione, alla complessità della gestione aziendale e alle finalità indicate nel piano strategico triennale, avendo risentito molto del peso organizzativo e di riordino interno conseguente all'ingresso nel gruppo di banca Caripe", l'istituto pescarese acquisito nel 2010 per 228 milioni dal Banco Popolare. I presidi per i rischi, inoltre, secondo la relazione dei sindaci, non erano "idonei ad allertare efficacemente e tempestivamente i vertici aziendali". Il collegio comunque non ha riscontrato irregolarità, così come neanche il revisore Deloitte. A livello patrimoniale però l'istituto è in sofferenza, tanto è vero che lo scorso 27 aprile il consiglio di amministrazione ha varato la proposta di un aumento di capitale da 60 milioni per riportare il patrimonio dal 5,82% al 7,18% (dati a fine 2011)»;

sul giornale on line abruzzese, "Prima Da Noi", Sebastiano Calella, nell'articolo dal titolo: "Commissariamento Tercas, i revisori 'controlli inadeguati'", scrive: «Banca commissariata: sabato tranquillo, aspettando l'apertura degli sportelli. Solite contrattazioni annoiate su corso San Giorgio, tavolini affollati nei bar sotto i portici, studenti che sciamavano all'uscita della scuola. In piazza, nelle vicinanze del Comune, il sindaco Maurizio Brucchi "riceve" i cittadini all'aperto. Ma l'impressione è che si parli d'altro, insomma non c'è nessuna preoccupazione palpabile sulla sorte della locale Cassa di risparmio. "Certo quello che è successo è abbastanza grave - commenta il sindaco in una pausa - ma non suscita alcuna preoccupazione perché la Tercas è una banca solida e quindi non si corre alcun rischio. Le istituzioni debbono vigilare e su questo versante hanno sempre mostrato grande responsabilità. I problemi da affrontare? Presto detto: tutelare l'autonomia della banca, pilotare un cambiamento soft della governance, evitare ogni inutile allarmismo". E questa è un po' la parola d'ordine per tutti quelli che seguono la vicenda Tercas: la presenza in forze della Banca d'Italia viene infatti sentita come una garanzia certificata per risparmiatori e imprenditori, soprattutto dopo il coinvolgimento dell'ex dg Antonio Di Matteo in un'inchiesta della Procura di Roma su un costruttore fallito accusato di bancarotta preferenziale. In pratica, da una parte le banche (Tercas compresa) hanno finanziato le società poi fallite, quindi con il fallimento in arrivo hanno cercato di recuperare i loro soldi prima degli altri creditori. Anche i sindacati hanno assunto un profilo di assoluta responsabilità e preferiscono agire unitariamente, senza dividersi in comunicati e contro comunicati. Hanno solo chiesto un incontro urgente con il nuovo commissario straordinario. Come precisa Mauro D'Ignazio, Fisac-Cgil, "non spetta certo al sindacato dare il suo ok a Bankitalia, ma tutti siamo chiamati ad una prova di responsabilità. Per questo abbiamo demandato alle strutture sindacali regionali ogni commento ed ogni valutazione sulla situazione che si è creata". Bocche cucite invece alla Fondazione, che detiene il 65% del capitale Tercas, e che affida ad uno scarno comunicato la sua "fiducia" nella solidità della Tercas. C'è solo qualche commento meravigliato per la figura del presidente Lino Nisii che nessuno ritiene coinvolto nei fatti contestati all'ex dg Antonio Di Matteo. Al massimo si pensa che il sogno di creare un'unica grande Cassa regionale possa aver distratto l'avvocato Nisii da un controllo più stretto sull'operato del dg. Però viene escluso ogni suo possibile ostacolo all'accertamento dei fatti da parte della Vigilanza. Certo è che questo esito della lunga permanenza dell'ex dg Di Matteo - in Tercas dal giugno 2005 - era prevedibile fin dallo scorso anno, dopo il suo allontanamento che in effetti era dovuto all'inchiesta penale in corso a Roma, sulla quale l'ex dg era stato ascoltato dalla Gdf di Teramo che agiva su delega, ma che sembrò un licenziamento "per incompatibilità ambientale". Sulla stampa infatti aveva avuto una grossa eco il fallimento del costruttore romano Raffaele Di Mario destinatario di mutui e prestiti da parte di un pool di banche, Tercas compresa in una tranche da 100 milioni di mutuo. Ma l'allarme era stato alto anche per un'altra indagine, questa volta della Procura e della Gdf di Milano sulla fiduciaria Amphora, che aveva portato alla scoperta di contatti con la Smi, la Banca di San Marino. Di questi rapporti fiduciari con i proprietari di quella banca, forse Di Matteo non aveva informato i vertici Tercas. Non si sa quanto queste notizie di cronaca giudiziaria possano aver influito sul commissariamento, ma il cuore del problema rilevato da Bankitalia è un altro ed era stato ben chiarito anche dalla relazione dei Revisori dei conti che accompagna l'ultimo bilancio. Si legge infatti che "il sistema dei controlli non appare adeguato alla dimensione, alla complessità della gestione aziendale e alle finalità indicate dal piano strategico triennale, avendo risentito molto del peso organizzativo e di riordino interno conseguente all'ingresso nel Gruppo di Banca Caripe SpA". Inoltre le somme e le procedure previste contro i rischi non erano tali da allertare efficacemente e tempestivamente i vertici aziendali. "Però il bilancio è corretto e veritiero" ha spiegato la società di revisione che controlla i conti. In questo groviglio di inadempienze interne e di rapporti esterni a rischio, Bankitalia ha tirato fuori il cartellino rosso ed ha rimesso la palla al centro. L'ordine sembra quello di far tornare la Tercas a fare la banca del territorio e basta, senza incursioni nel mondo della grande finanza che spesso nasconde trappole per i risparmiatori abruzzesi, come hanno insegnato altre vicende di Carispaq e Carichieti. Chi - con l'aiuto di Bankitalia - è riuscito a rompere l'accerchiamento e a tornare alla sua mission, naviga ora in acque tranquille. Sabato la sede della Tercas assediata dalle bancarelle del mercato rimandava ad un'immagine tradizionale della banca come cassaforte dell'imprenditoria locale e non come trampolino di lancio per le speculazioni a San Marino: da qui sembrano lontani i paradisi fiscali o i magheggi di imprenditori rapaci e disinvolti. Poco lontano il capo della segreteria di Gianni Chiodi, Giuseppe De Dominicis, colloquiava tranquillamente con un collaboratore, mentre il segretario del presidente commentava che "l'importante è non farsi prendere dal panico, visto che non ce n'è motivo". Oggi sarà decisivo valutare che clima ci sarà alla riapertura degli sportelli»;

appare quindi evidente, dalle cronache, che la Tercas sia stata commissariata dalla Banca d'Italia per rapporti pericolosi con alcuni imprenditori, i cui affidamenti sembrano stati attivati al di fuori delle norme prudenziali di gestione del credito e del risparmio e della meritorietà del credito, oggetto di inchieste della magistratura sul costruttore Di Mario, nonché di un'altra indagine, questa volta della Procura e della Guardia di finanza di Milano, sulla fiduciaria Amphora, che aveva portato alla scoperta di contatti con la Smi, la Banca di San Marino, rapporti fiduciari con i proprietari di quella banca, dei quali non sarebbero stati informati i vertici Tercas da parte dell'ex direttore generale Antonio Di Matteo;

considerato che:

non si placa la crescita delle sofferenze bancarie. Secondo l'ultimo rapporto mensile diffuso dall'Abi, a marzo 2012, le sofferenze nette delle banche italiane hanno toccato quota 35,5 miliardi di euro, 12 miliardi in più rispetto allo stesso mese dello scorso anno (50,4 per cento). Il rapporto tra le sofferenze nette e gli impieghi totali è stato del 2 per cento contro l'1,36 per cento di un anno fa;

la questione dei disinvolti affidamenti da parte di banche più blasonate, quali Intesa San Paolo, Unicredit, MPS, Banco Popolare, Mediobanca ed altri Istituti di credito, agli "amici degli amici" come Ligresti, Zunino, Zalesky, giustamente contestati dalla Banca d'Italia alla Tercas, hanno portato le banche ad iscrivere nei bilanci oltre 100 miliardi di euro di sofferenza, senza che ciò abbia mai indotto l'Istituto di Vigilanza della Banca d'Italia, diretto da Anna Maria Tarantola, ad inviare ispezioni e paventare il commissariamento di banche più blasonate;

gli istituti di credito registrano un aumento pari al 40 per cento, famiglie e imprese faticano a onorare i debiti.

famiglie, ma soprattutto imprese, sono sempre più in affanno nel rimborsare i finanziamenti ottenuti dalla banche. Nell'ultimo anno, infatti, le sofferenze bancarie (ovvero le somme non retribuite dai clienti agli istituti di credito) sono aumentate del 40 per cento (39,9 per cento) passando dai 72,9 miliardi di euro di settembre 2010 a 102 miliardi di settembre 2011. I dati, segnalati dalla Banca d'Italia, evidenziano come oltre la metà dei crediti non rimborsati alle banche italiane siano a carico delle imprese (66,6 miliardi di euro, contro i 47,6 miliardi di euro del 2010), ma sono anche le famiglie consumatrici a essere sempre più in evidente difficoltà, a partire dal pagamento dei mutui e dalla tenuta del bilancio domestico (il debito è di 24 miliardi rispetto ai 16,4 miliardi del 2010). L'ammontare del debito - sottolinea la Banca d'Italia - si presenta di gran lunga superiore rispetto all'inizio della crisi: nel 2008 le sofferenze attribuite a tali famiglie erano pari a soli 9,1 miliardi; 12,8 miliardi nel 2009. Infine ci sono le famiglie produttrici, quelle cioè che fanno capo a piccole imprese, con 9,9 miliardi di debiti da saldare, rispetto ai 7,8 miliardi di fine settembre 2010 (16,2 per cento). Sono prestiti, dunque, la cui riscossione non è certa da parte della banca erogatrice. Quanto ai prestiti erogati, sempre nello stesso periodo, il totale ammonta a 1.984 miliardi a fine settembre 2011, dai 1.914 miliardi di fine settembre 2010, che segna un timido aumento del 3,6 per cento, ma un netto scarto rispetto al boom delle sofferenze;

quindi- a giudizio degli interroganti- non appare plausibile l'esclusiva motivazione di incauti affidamenti a Di Mario e il fatto che essi abbiano costituito la molla che ha portato all'amministrazione controllata della Tercas. Si può leggere su "Libertas" nel link: http://www.libertas.sm/cont/news/colpa-di-san-marino-anche-il-commissariamento-della-tercas-teramo- come-della-carim-rimini/61135/1.html ; nell'articolo con il titolo: "Colpa di San Marino anche il commissariamento della Tercas (Teramo), come della Carim (Rimini)" pubblicato martedì 8 maggio 2012: «Come già per la Carim, anche per la Tercas si tende ad attribuire la causa del commissariamento, a collegamenti con la Repubblica di San Marino. Nel primo caso, con il Credito Industriale Sammarinese (Cis). Nel secondo caso (IlSole24Ore) con la San Marino International Bank (Smib). La illazione si basa solo sul fatto che il commissariamento della Tercas è stato affidato a uno dei due commissari della Carim (Riccardo Sora) o su altro? Si legge su rete5.tv: a seguire la traccia finanziaria teramana, si va a sbattere addirittura a San Marino, di cui guarda caso il commissario Sora è sommo esperto. Scrive, fra l'altro, Sebastiano Calella di primadanoi.it: Di fatto Bankitalia ha scoperto che nel corso degli ultimi anni fiumi di denaro teramano prendevano direzioni diverse da quelle del territorio di riferimento, dove la Tercas - come ogni Cassa di risparmio - era tenuta ad investire. Vedi l'inchiesta sul fallimento del costruttore romano Raffaele Di Mario, al quale sono arrivati soldi Tercas, vedi l'altra grande indagine sulla Smi, ex Banca del Titano, nella quale la Gdf ha trovata traccia di rapporti con la Cassa di risparmio di Teramo. Forse è proprio questo contagio sanmarinese il comune denominatore che ha determinato l'arrivo a Teramo di Riccardo Sora, che era impegnato come commissario alla Cassa di risparmio di Rimini anche lei coinvolta in diverse operazioni con le banche di San Marino. E Sora, nominato in coppia con un altro commissario, si è distinto proprio per la sua capacità di sbrogliare le complicatissime operazioni che erano state messe in atto da chi aveva utilizzato la banca per operazioni a rischio con San Marino. Questa sua riconosciuta abilità gli è valsa la nomina: è stato preso di peso e portato a Teramo, dove dovrà lavorare sullo stesso argomento e su altri di questo tipo: sotto accusa e sotto la lente di ingrandimento di Bankitalia e di diverse Procure ci sono fatti ormai di dominio pubblico: averli ignorati o sottovalutati è costato l'azzeramento a CdA e presidenza»,

si chiede di sapere:

se al Governo risultino le motivazioni, finora non conosciute dal pubblico dei correntisti e risparmiatori, oltre ai rapporti con Di Mario e San Marino ed il coinvolgimento dell'ex direttore generale Antonio Di Matteo in un'inchiesta della Procura di Roma su un costruttore fallito accusato di bancarotta preferenziale, che abbiano indotto la Banca d'Italia a commissariare la Tercas, e come mai non siano stati attuati analoghi provvedimenti per gli affidamenti incauti erogati ai Ligresti, Zunino, Zalesky, miliardi di euro iscritti come sofferenza da parte di banche più blasonate, ma socie di maggioranza nell'azionariato della Bankitalia, quali Intesa San Paolo, MPS, Banco Popolare, Mediobanca che secondo gli interroganti sembrano godere di rapporti privilegiati di favore, anche negli accertamenti ispettivi;

se risulti quali siano stati i criteri adottati dalla Banca d'Italia per nominare commissario Riccardo Sora, atteso che a giudizio degli interroganti detta nomina potrebbe essere stata effettuata eventualmente per occultare i collegamenti della Tercas con la Repubblica di San Marino ed i fiumi di denaro teramano, che prendevano direzioni diverse da quelle del territorio di riferimento, dove la Tercas - come ogni Cassa di risparmio - era tenuta ad investire;

quali misure urgenti il Governo intenda adottare per restituire trasparenza e rigore all'alta funzione di vigilanza purtroppo appannata da comportamenti, spesso arbitrari ed incapaci, al fine di offrire strumenti di prevenzione atti ad impedire gestioni familistico-clientelari del credito e del risparmio.

(3-02842)