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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 720 del 09/05/2012


Interrogazioni

CAFORIO, BELISARIO, GIAMBRONE - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca - Premesso che:

in data 8 febbraio 2012 gli interroganti hanno presentato un atto di sindacato ispettivo, 4-06818, inerente alla revisione dell'assetto ordinamentale, organizzativo e didattico dei licei, prevista dal decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni dalla legge 6 agosto 2008, n. 133;

detto atto risulta ancora inevaso dal Ministro in indirizzo;

tra i provvedimenti previsti dal citato decreto-legge vi è anche la rivisitazione dei criteri e dei parametri vigenti per la determinazione della consistenza complessiva degli organici del personale docente ed amministrativo, tecnico ed ausiliario (ATA). Misure che hanno ridotto la scuola pubblica in condizioni di estrema difficoltà;

considerato che:

ai problemi direttamente riconducibili alle difficili condizioni di lavoro dei collaboratori scolastici (ex bidelli), inerenti alle modalità di svolgimento delle loro funzioni e alle carenti condizioni di sicurezza in cui si trovano ad operare, se ne aggiungono altri: su tutti la concomitante presenza, all'interno degli istituti scolastici, di un numero di collaboratori ATA operante in orari di servizio, e di lavoratori cosiddetti ex LSU (lavoratori socialmente utili), svolgenti attività di pulizia esclusivamente fuori dall'orario scolastico e gestiti da cooperative esterne che, con la loro presenza, contribuiscono in modo decisivo alla riduzione sistematica del personale ATA;

i lavoratori ex LSU sono nati sulla base dell'idea che alla corresponsione, da parte della previdenza sociale, di un'indennità (cassa integrazione e mobilità) per lavoratori espulsi dal mondo del lavoro in seguito a crisi industriali e aziendali, dovesse corrispondere un impegno lavorativo di utilità sociale, di supporto e non sostitutivo, a favore di enti pubblici. Tale concetto è stato esteso anche a soggetti in particolari situazioni di disagio (disoccupati di lunga durata) come giustificazione per l'erogazione di forme di sostegno al reddito;

nel quinquennio 1996-2001 gli ex LSU hanno svolto all'interno delle scuole mansioni di vario genere, tutte assimilabili a quelle di collaboratore scolastico. Nel 2001 la condizione di questi lavoratori ha segnato una tappa negativa nel momento in cui sono stati costretti, pena l'estromissione dal progetto, a transitare dai Provveditorati scolastici (attuali Uffici scolastici provinciali - USP) alle aziende private mediante la sottoscrizione di un vero e proprio accordo "truffa", mascherato da "convenzione quadro". Tale accordo, siglato dai Ministeri dell'istruzione, dell'economia e del lavoro, da quattro grandi consorzi di cooperative (Ciclat - Manital - Miles - Cns) e da Cgil-Cisl-Uil, ha prodotto un notevole peggioramento delle condizioni lavorative dei lavoratori ex LSU, sottoponendoli a compromessi politici e privandoli dei più elementari diritti;

il decreto legislativo 1° dicembre 1997, n. 468, recante "Revisione della disciplina sui lavori socialmente utili", ha introdotto i concetti di "stabilizzazione" allo scopo di "svuotare" il bacino degli LSU che, nel frattempo, si era notevolmente accresciuto. Il sistema infatti è stato caratterizzato per molti anni dall'erogazione di un assegno di utilizzo che con il tempo si è esteso sia a causa dell'allargamento a soggetti non già titolari di prestazioni INPS sia perché continuava ad essere erogato (per effetto di continue proroghe) a quei soggetti già beneficiari di cassa integrazione e/o mobilità, anche oltre i periodi massimi previsti dalla legge per tali forme di sostegno al reddito;

nonostante il citato decreto legislativo, negli ultimi dieci anni non sono mai state messe in atto misure volte alla reale "stabilizzazione" degli LSU, al fine di sanare una condizione che è possibile definire di sfruttamento, di fatto praticata da tutti gli enti che hanno voluto beneficiare di tale tipologia di forza lavoro. Gli LSU non sono mai stati utilizzati come lavoratori di supporto, bensì per sostituire reali e strutturali carenze di organico, attraverso un assegno assai poco consistente erogato direttamente dallo Stato. Inoltre, nel 2012, gli ex LSU vedranno ulteriormente ridotto il loro reddito annuo, già al di sotto della soglia di povertà, di circa 1.800 euro per effetto della cassa integrazione;

considerato inoltre che:

è oggettivamente antieconomico continuare a far sopportare agli enti locali i costi esorbitanti dell'affidamento degli ex LSU ai servizi di cooperative le quali, a fronte di significative somme erogate, trasferiscono ai lavoratori retribuzioni nette pari a circa il 30 per cento di quanto ricevuto dagli enti locali, in luogo del possibile e più vantaggioso inserimento dei suddetti lavoratori già operanti all'interno degli organici ATA. A tal proposito gli interroganti hanno ricevuto svariata documentazione, relativa all'istituto scolastico "primo circolo G. B. Perasso" di Brindisi, e non solo, comprovante il sistema appena descritto e la sua palese antieconomicità per le casse dello Stato;

l'inserimento degli ex LSU nell'organico del Ministero dell'istruzione permetterebbe di risparmiare denaro pubblico (circa 60 milioni di euro annui) rispetto alla situazione attuale, caratterizzata dalla corresponsione della cassa integrazione e dal finanziamento di costosissimi appalti,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno porre in essere concrete iniziative volte a risolvere il problema oggettivo del precariato storico esistente all'interno della categoria di personale ATA, e mirate all'assorbimento da parte dello Stato degli operatori cosiddetti ex LSU, oggi già operanti in tutti gli istituti scolastici, come peraltro già accaduto in passato per altre categorie di personale esterne al comparto scuola, producendo un significativo risparmio per le casse dello Stato.

(3-02838)

CECCANTI - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro per la cooperazione internazionale e l'integrazione - Premesso che:

la legge 8 luglio 1998, n. 230, recante "Nuove norme in materia di obiezione di coscienza", all'art. 8, comma 2, lettera e), assegna all'Ufficio nazionale per il servizio civile (UNSC) presso la Presidenza del Consiglio dei ministri il compito di "predisporre, d'intesa con il Dipartimento della protezione civile, forme di ricerca e di sperimentazione di difesa civile non armata e non violenta";

per l'attuazione di quanto disposto dal legislatore, l'UNSC si è periodicamente dotato di un comitato di carattere tecnico e ad elevata specializzazione con l'intento di coinvolgere soggetti pubblici e privati per garantire l'apporto di specifiche competenze professionali in tale materia;

il primo Comitato per la difesa civile non armata e non violenta è stato costituito con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 18 febbraio 2004 ed ha operato fino al termine della XIV Legislatura;

successivamente un nuovo Comitato, creato con decreto del 27 dicembre 2007, ha operato fino al 31 dicembre 2008;

nella XVI Legislatura, il Comitato, ricostituito, anche dietro sollecitazione dell'interrogante, con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 10 gennaio 2010, ha operato fino al 31 dicembre 2011;

in particolare, il Comitato ha supportato l'UNSC nella promozione del progetto sperimentale di servizio civile in Albania che vede impegnati attualmente sei volontari nel progetto "Caschi bianchi: oltre le vendette" gestito dall'associazione Comunità Papa Giovanni XXIII, dalla Caritas italiana e dalla Focsiv,

si chiede di sapere se sia intenzione del Governo ricostituire il Comitato, scegliendone i membri tra esperti di indubbia e documentata competenza in materia.

(3-02839)

GIAMBRONE - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca - Premesso che:

nell'istituto tecnico economico "De Felice" di Catania, a quanto risulta all'interrogante, da anni si sarebbero registrati numerosi episodi che hanno offuscato i più elementari principi di legalità, democrazia e trasparenza concernenti la gestione organizzativa interna all'istituto;

l'istituto è stato già oggetto, nel 2009, di un'interrogazione parlamentare dell'altro ramo del Parlamento (4-04984), con la quale sono stati denunciati i comportamenti assunti dal dirigente scolastico nei confronti degli organi collegiali e sindacali;

più specificatamente si rilevava che ad un componente della rappresentanza sindacale unitaria era stato negato di accedere ai registri della contrattazione, essenziali per lo svolgimento completo del suo ruolo, perché tenuti sotto chiave su espressa disposizione del Direttore dei servizi generali ed amministrativi, il quale, essendo lui stesso componente della rappresentanza sindacale unitaria, svolgeva il duplice ruolo di rappresentante sindacale e custode dei registri;

veniva inoltre adottato, a quell'epoca, un inspiegabile provvedimento che riduceva il monte ore del curricolo a 29 ore, nettamente inferiore a quello previsto dalla normativa vigente che fissava il limite a 36 ore;

in conseguenza di ciò, l'ora scolastica veniva ridotta a 50 minuti senza previsione di alcun recupero;

appare evidente, nonostante non sia stata fornita risposta all'atto di sindacato ispettivo citato, che ciò abbia comportato un danno ed una violazione del diritto allo studio dei ragazzi nonché un evidente dispendio delle risorse finanziarie;

considerato che:

risulta all'interrogante che nell'istituto "De Felice" di Catania vi sia una non corretta utilizzazione degli insegnanti della dotazione organica provinciale (DOP);

nella scuola, infatti, un solo insegnante è stato impegnato, nell'anno 2010/2011, per circa 65 ore di supplenza rimanendo a disposizione per il restante periodo, mentre in realtà veniva utilizzato come collaboratore del dirigente scolastico, ancora oggi in tale funzione, senza essere utilizzato interamente per le supplenze;

nonostante la presenza dell'insegnante DOP e di numerosi docenti con "cattedre orario", gli stessi, per quell'anno, non sono stati utilizzati interamente per le supplenze, mentre sono stati utilizzati nelle supplenze docenti retribuiti con ore in eccedenza;

nel corso dell'anno 2011/2012, un insegnante, nonostante sia titolare di cattedra, è stato di fatto esonerato dall'insegnamento per un periodo di tempo indeterminato perché gli è stata attribuita la "funzione di orientamento", nonostante la presenza di tre insegnanti della dotazione organica provinciale, che avrebbe consentito il risparmio di ulteriori costi per l'amministrazione scolastica e garantito l'attività formativa degli studenti;

considerato inoltre che:

per quanto riguarda la contrattazione d'istituto per l'anno in corso, la relativa convocazione è avvenuta solo il 28 marzo 2012, dopo ben 5 mesi dall'avvio delle lezioni. Non si capisce come si sia operato fino ad ora nell'affidare gli incarichi e le relative nomine nonché nell'attribuzione dei compensi;

risulta all'interrogante che il dirigente scolastico abbia di fatto esautorato le funzioni degli organi collegiali secondo una sua personale interpretazione in quanto, anche se la scuola è sottodimensionata (30 classi), i soggetti che ricoprono le funzioni strumentali individuate dal collegio dei docenti vengono utilizzati come collaboratori della vicepresidenza in aggiunta agli altri due previsti dal contratto;

si ritiene opportuno rilevare che rapporti di collegamento appaiono sussistere tra l'istituto "De Felice" e un centro di formazione denominato "ELIS" con sede in via Salvatore di Paola di Catania, e sarebbe quindi opportuno individuare i soggetti che lo dirigono, per comprendere meglio le ragioni e le modalità che hanno determinato e determinano i passaggi di alcuni alunni dall'istituto "De Felice" al suddetto centro;

nell'anno corrente l'attuale dirigente scolastico ha autorizzato l'esercizio della libera professione di numerosi docenti, contravvenendo alla normativa vigente che regola il rapporto del pubblico impiego con la libera professione,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto descritto e quali opportune e celeri azioni intenda intraprendere al fine di ripristinare la legalità nell'istituto tecnico economico "De Felice" di Catania.

(3-02840)

CECCANTI - Al Ministro per la pubblica amministrazione e la semplificazione - Premesso che:

in data 17 maggio 2011 l'interrogante presentava l'atto di sindacato ispettivo 3-02157 avente come destinatario il Ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione;

nel suddetto atto si sollevava il problema della mancata digitalizzazione delle procedure previste dall'Ufficio nazionale servizio civile (UNSC) della Presidenza del Consiglio dei ministri in ordine alla presentazione dei progetti di servizio civile nazionale (SCN) da parte degli enti accreditati;

detta procedura prevedeva, da parte degli enti, la presentazione dei progetti sia nel "formato cartaceo" sia in "quello elettronico";

tale duplice forma si presentava per molti versi come una incomprensibile duplicazione di informazioni, atteso che più della metà di esse, oltre a essere riportate nel "formato cartaceo", venivano inserite a cura dell'ente proponente anche nel sistema informatico "Helios", gestito dall'UNSC, al quale ogni ente accede attraverso proprie credenziali, gravando così ingiustificatamente sugli enti proponenti;

a ciò si aggiunga il fatto che gli enti dovevano presentare, per ciascun progetto, una serie di allegati che l'UNSC richiedeva esclusivamente in "formato cartaceo" e che gli stessi erano tenuti a presentare, sempre ed esclusivamente nel "formato cartaceo", identica documentazione per tutti i progetti presentati, con un assurda moltiplicazione di atti;

questa procedura si traduceva, soprattutto per gli enti nazionali che presentavano centinaia di progetti, in una enorme quantità di carta che gli enti erano costretti a compilare e a consegnare all'Ufficio;

in una intervista rilasciata il 2 maggio 2012 al sito Internet "Vita.it", il direttore dell'UNSC Federico Fauttilli ha dichiarato "che il prossimo bando progetti sarà licenziato fra luglio e settembre",

si chiede di sapere quali misure il Ministro in indirizzo intenda prendere nei confronti dell'UNSC perché, anche alla luce del "Piano e-Gov 2012", questo si adegui finalmente al codice dell'amministrazione digitale di cui al decreto legislativo n. 82 del 2005 e affinché agli enti accreditati venga consentito, in occasione del prossimo bando, di presentare i progetti di servizio civile esclusivamente in formato elettronico, utilizzando i supporti elettronici (CDROM, DVD, PEC) per inoltrare le informazioni e la documentazione relative a ciascun progetto, evitando così l'utilizzo del cartaceo e la duplicazione di uno stesso allegato per innumerevoli copie.

(3-02841)

LANNUTTI, MASCITELLI - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:

nei giorni scorsi, a causa di una cattiva gestione e di controlli inadeguati, la Banca d'Italia ha commissariato la Tercas (Cassa di Risparmio della Provincia di Teramo), che ha 165 sportelli, 1.200 dipendenti, un attivo di 5,3 miliardi di euro;

la Banca d'Italia - scrive Fabrizio Massaro sul "Corriere della Sera" del 5 maggio - «ha commissariato ieri la Cassa di risparmio della provincia di Teramo (Tercas) per "gravi irregolarità e violazioni normative". La decisione è stata presa dopo un'ispezione della Vigilanza nell'istituto fino a ieri presieduto da Lino Nisii, scaturita anche "a seguito del coinvolgimento di Tercas in un procedimento penale della Procura di Roma relativo al fallimento di un gruppo immobiliare", come ha specificato Via Nazionale nel comunicato stampa. Dovrebbe trattarsi del crac da 500 milioni di "buco" dell'immobiliarista Raffaele Di Mario, patron della Di.Ma Costruzioni, noto per aver acquistato nel 2004 Palazzo Sturzo, già sede della Dc all'Eur a Roma. Sono una trentina le società creditrici di Di Mario, tra banche e gruppi del leasing. Tra i principali istituti che hanno affidato l'immobiliarista c'è Tercas, esposta per 23 milioni, accanto a Unicredit (circa 100 milioni), Italease (Banco Popolare), Unipol e Bnl. Il provvedimento - clamoroso per un istituto regionale da 165 sportelli, 5,3 miliardi di attivo e 1.200 dipendenti quale è Tercas - è stato emesso il 30 aprile dal ministero dell'Economia ma è stato reso noto ieri, nel giorno in cui il commissario Riccardo Sora - che ha appena terminato il commissariamento della Cassa di risparmio di Rimini (Carim) - si è insediato negli uffici di Teramo della banca. Antonio Blandini, Silvano Corbella e Alessandro Portolano sono i componenti del Comitato di sorveglianza. Non ci sono comunque problemi di operatività: "La clientela può continuare a rivolgersi agli sportelli della banca, che prosegue regolarmente la propria attività", è la rassicurazione di Palazzo Koch. E anche Nisii ha voluto comunicare con una nota a "clienti e risparmiatori che l'istituto è in assoluta sicurezza. Nulla, quindi, debbono temere". Alla guida dovrebbe restare il direttore generale arrivato da circa un anno, Dario Pilla, proveniente dal gruppo Intesa Sanpaolo. L'ispezione della Vigilanza del governatore Ignazio Visco aveva fatto emergere gravi irregolarità evidenziate anche dai sindaci nella relazione al bilancio 2011, chiuso con 9,3 milioni di perdita. "Il sistema dei controlli interni", scrivono i sindaci, "non è apparso adeguato alla dimensione, alla complessità della gestione aziendale e alle finalità indicate nel piano strategico triennale, avendo risentito molto del peso organizzativo e di riordino interno conseguente all'ingresso nel gruppo di banca Caripe", l'istituto pescarese acquisito nel 2010 per 228 milioni dal Banco Popolare. I presidi per i rischi, inoltre, secondo la relazione dei sindaci, non erano "idonei ad allertare efficacemente e tempestivamente i vertici aziendali". Il collegio comunque non ha riscontrato irregolarità, così come neanche il revisore Deloitte. A livello patrimoniale però l'istituto è in sofferenza, tanto è vero che lo scorso 27 aprile il consiglio di amministrazione ha varato la proposta di un aumento di capitale da 60 milioni per riportare il patrimonio dal 5,82% al 7,18% (dati a fine 2011)»;

sul giornale on line abruzzese, "Prima Da Noi", Sebastiano Calella, nell'articolo dal titolo: "Commissariamento Tercas, i revisori 'controlli inadeguati'", scrive: «Banca commissariata: sabato tranquillo, aspettando l'apertura degli sportelli. Solite contrattazioni annoiate su corso San Giorgio, tavolini affollati nei bar sotto i portici, studenti che sciamavano all'uscita della scuola. In piazza, nelle vicinanze del Comune, il sindaco Maurizio Brucchi "riceve" i cittadini all'aperto. Ma l'impressione è che si parli d'altro, insomma non c'è nessuna preoccupazione palpabile sulla sorte della locale Cassa di risparmio. "Certo quello che è successo è abbastanza grave - commenta il sindaco in una pausa - ma non suscita alcuna preoccupazione perché la Tercas è una banca solida e quindi non si corre alcun rischio. Le istituzioni debbono vigilare e su questo versante hanno sempre mostrato grande responsabilità. I problemi da affrontare? Presto detto: tutelare l'autonomia della banca, pilotare un cambiamento soft della governance, evitare ogni inutile allarmismo". E questa è un po' la parola d'ordine per tutti quelli che seguono la vicenda Tercas: la presenza in forze della Banca d'Italia viene infatti sentita come una garanzia certificata per risparmiatori e imprenditori, soprattutto dopo il coinvolgimento dell'ex dg Antonio Di Matteo in un'inchiesta della Procura di Roma su un costruttore fallito accusato di bancarotta preferenziale. In pratica, da una parte le banche (Tercas compresa) hanno finanziato le società poi fallite, quindi con il fallimento in arrivo hanno cercato di recuperare i loro soldi prima degli altri creditori. Anche i sindacati hanno assunto un profilo di assoluta responsabilità e preferiscono agire unitariamente, senza dividersi in comunicati e contro comunicati. Hanno solo chiesto un incontro urgente con il nuovo commissario straordinario. Come precisa Mauro D'Ignazio, Fisac-Cgil, "non spetta certo al sindacato dare il suo ok a Bankitalia, ma tutti siamo chiamati ad una prova di responsabilità. Per questo abbiamo demandato alle strutture sindacali regionali ogni commento ed ogni valutazione sulla situazione che si è creata". Bocche cucite invece alla Fondazione, che detiene il 65% del capitale Tercas, e che affida ad uno scarno comunicato la sua "fiducia" nella solidità della Tercas. C'è solo qualche commento meravigliato per la figura del presidente Lino Nisii che nessuno ritiene coinvolto nei fatti contestati all'ex dg Antonio Di Matteo. Al massimo si pensa che il sogno di creare un'unica grande Cassa regionale possa aver distratto l'avvocato Nisii da un controllo più stretto sull'operato del dg. Però viene escluso ogni suo possibile ostacolo all'accertamento dei fatti da parte della Vigilanza. Certo è che questo esito della lunga permanenza dell'ex dg Di Matteo - in Tercas dal giugno 2005 - era prevedibile fin dallo scorso anno, dopo il suo allontanamento che in effetti era dovuto all'inchiesta penale in corso a Roma, sulla quale l'ex dg era stato ascoltato dalla Gdf di Teramo che agiva su delega, ma che sembrò un licenziamento "per incompatibilità ambientale". Sulla stampa infatti aveva avuto una grossa eco il fallimento del costruttore romano Raffaele Di Mario destinatario di mutui e prestiti da parte di un pool di banche, Tercas compresa in una tranche da 100 milioni di mutuo. Ma l'allarme era stato alto anche per un'altra indagine, questa volta della Procura e della Gdf di Milano sulla fiduciaria Amphora, che aveva portato alla scoperta di contatti con la Smi, la Banca di San Marino. Di questi rapporti fiduciari con i proprietari di quella banca, forse Di Matteo non aveva informato i vertici Tercas. Non si sa quanto queste notizie di cronaca giudiziaria possano aver influito sul commissariamento, ma il cuore del problema rilevato da Bankitalia è un altro ed era stato ben chiarito anche dalla relazione dei Revisori dei conti che accompagna l'ultimo bilancio. Si legge infatti che "il sistema dei controlli non appare adeguato alla dimensione, alla complessità della gestione aziendale e alle finalità indicate dal piano strategico triennale, avendo risentito molto del peso organizzativo e di riordino interno conseguente all'ingresso nel Gruppo di Banca Caripe SpA". Inoltre le somme e le procedure previste contro i rischi non erano tali da allertare efficacemente e tempestivamente i vertici aziendali. "Però il bilancio è corretto e veritiero" ha spiegato la società di revisione che controlla i conti. In questo groviglio di inadempienze interne e di rapporti esterni a rischio, Bankitalia ha tirato fuori il cartellino rosso ed ha rimesso la palla al centro. L'ordine sembra quello di far tornare la Tercas a fare la banca del territorio e basta, senza incursioni nel mondo della grande finanza che spesso nasconde trappole per i risparmiatori abruzzesi, come hanno insegnato altre vicende di Carispaq e Carichieti. Chi - con l'aiuto di Bankitalia - è riuscito a rompere l'accerchiamento e a tornare alla sua mission, naviga ora in acque tranquille. Sabato la sede della Tercas assediata dalle bancarelle del mercato rimandava ad un'immagine tradizionale della banca come cassaforte dell'imprenditoria locale e non come trampolino di lancio per le speculazioni a San Marino: da qui sembrano lontani i paradisi fiscali o i magheggi di imprenditori rapaci e disinvolti. Poco lontano il capo della segreteria di Gianni Chiodi, Giuseppe De Dominicis, colloquiava tranquillamente con un collaboratore, mentre il segretario del presidente commentava che "l'importante è non farsi prendere dal panico, visto che non ce n'è motivo". Oggi sarà decisivo valutare che clima ci sarà alla riapertura degli sportelli»;

appare quindi evidente, dalle cronache, che la Tercas sia stata commissariata dalla Banca d'Italia per rapporti pericolosi con alcuni imprenditori, i cui affidamenti sembrano stati attivati al di fuori delle norme prudenziali di gestione del credito e del risparmio e della meritorietà del credito, oggetto di inchieste della magistratura sul costruttore Di Mario, nonché di un'altra indagine, questa volta della Procura e della Guardia di finanza di Milano, sulla fiduciaria Amphora, che aveva portato alla scoperta di contatti con la Smi, la Banca di San Marino, rapporti fiduciari con i proprietari di quella banca, dei quali non sarebbero stati informati i vertici Tercas da parte dell'ex direttore generale Antonio Di Matteo;

considerato che:

non si placa la crescita delle sofferenze bancarie. Secondo l'ultimo rapporto mensile diffuso dall'Abi, a marzo 2012, le sofferenze nette delle banche italiane hanno toccato quota 35,5 miliardi di euro, 12 miliardi in più rispetto allo stesso mese dello scorso anno (50,4 per cento). Il rapporto tra le sofferenze nette e gli impieghi totali è stato del 2 per cento contro l'1,36 per cento di un anno fa;

la questione dei disinvolti affidamenti da parte di banche più blasonate, quali Intesa San Paolo, Unicredit, MPS, Banco Popolare, Mediobanca ed altri Istituti di credito, agli "amici degli amici" come Ligresti, Zunino, Zalesky, giustamente contestati dalla Banca d'Italia alla Tercas, hanno portato le banche ad iscrivere nei bilanci oltre 100 miliardi di euro di sofferenza, senza che ciò abbia mai indotto l'Istituto di Vigilanza della Banca d'Italia, diretto da Anna Maria Tarantola, ad inviare ispezioni e paventare il commissariamento di banche più blasonate;

gli istituti di credito registrano un aumento pari al 40 per cento, famiglie e imprese faticano a onorare i debiti.

famiglie, ma soprattutto imprese, sono sempre più in affanno nel rimborsare i finanziamenti ottenuti dalla banche. Nell'ultimo anno, infatti, le sofferenze bancarie (ovvero le somme non retribuite dai clienti agli istituti di credito) sono aumentate del 40 per cento (39,9 per cento) passando dai 72,9 miliardi di euro di settembre 2010 a 102 miliardi di settembre 2011. I dati, segnalati dalla Banca d'Italia, evidenziano come oltre la metà dei crediti non rimborsati alle banche italiane siano a carico delle imprese (66,6 miliardi di euro, contro i 47,6 miliardi di euro del 2010), ma sono anche le famiglie consumatrici a essere sempre più in evidente difficoltà, a partire dal pagamento dei mutui e dalla tenuta del bilancio domestico (il debito è di 24 miliardi rispetto ai 16,4 miliardi del 2010). L'ammontare del debito - sottolinea la Banca d'Italia - si presenta di gran lunga superiore rispetto all'inizio della crisi: nel 2008 le sofferenze attribuite a tali famiglie erano pari a soli 9,1 miliardi; 12,8 miliardi nel 2009. Infine ci sono le famiglie produttrici, quelle cioè che fanno capo a piccole imprese, con 9,9 miliardi di debiti da saldare, rispetto ai 7,8 miliardi di fine settembre 2010 (16,2 per cento). Sono prestiti, dunque, la cui riscossione non è certa da parte della banca erogatrice. Quanto ai prestiti erogati, sempre nello stesso periodo, il totale ammonta a 1.984 miliardi a fine settembre 2011, dai 1.914 miliardi di fine settembre 2010, che segna un timido aumento del 3,6 per cento, ma un netto scarto rispetto al boom delle sofferenze;

quindi- a giudizio degli interroganti- non appare plausibile l'esclusiva motivazione di incauti affidamenti a Di Mario e il fatto che essi abbiano costituito la molla che ha portato all'amministrazione controllata della Tercas. Si può leggere su "Libertas" nel link: http://www.libertas.sm/cont/news/colpa-di-san-marino-anche-il-commissariamento-della-tercas-teramo- come-della-carim-rimini/61135/1.html ; nell'articolo con il titolo: "Colpa di San Marino anche il commissariamento della Tercas (Teramo), come della Carim (Rimini)" pubblicato martedì 8 maggio 2012: «Come già per la Carim, anche per la Tercas si tende ad attribuire la causa del commissariamento, a collegamenti con la Repubblica di San Marino. Nel primo caso, con il Credito Industriale Sammarinese (Cis). Nel secondo caso (IlSole24Ore) con la San Marino International Bank (Smib). La illazione si basa solo sul fatto che il commissariamento della Tercas è stato affidato a uno dei due commissari della Carim (Riccardo Sora) o su altro? Si legge su rete5.tv: a seguire la traccia finanziaria teramana, si va a sbattere addirittura a San Marino, di cui guarda caso il commissario Sora è sommo esperto. Scrive, fra l'altro, Sebastiano Calella di primadanoi.it: Di fatto Bankitalia ha scoperto che nel corso degli ultimi anni fiumi di denaro teramano prendevano direzioni diverse da quelle del territorio di riferimento, dove la Tercas - come ogni Cassa di risparmio - era tenuta ad investire. Vedi l'inchiesta sul fallimento del costruttore romano Raffaele Di Mario, al quale sono arrivati soldi Tercas, vedi l'altra grande indagine sulla Smi, ex Banca del Titano, nella quale la Gdf ha trovata traccia di rapporti con la Cassa di risparmio di Teramo. Forse è proprio questo contagio sanmarinese il comune denominatore che ha determinato l'arrivo a Teramo di Riccardo Sora, che era impegnato come commissario alla Cassa di risparmio di Rimini anche lei coinvolta in diverse operazioni con le banche di San Marino. E Sora, nominato in coppia con un altro commissario, si è distinto proprio per la sua capacità di sbrogliare le complicatissime operazioni che erano state messe in atto da chi aveva utilizzato la banca per operazioni a rischio con San Marino. Questa sua riconosciuta abilità gli è valsa la nomina: è stato preso di peso e portato a Teramo, dove dovrà lavorare sullo stesso argomento e su altri di questo tipo: sotto accusa e sotto la lente di ingrandimento di Bankitalia e di diverse Procure ci sono fatti ormai di dominio pubblico: averli ignorati o sottovalutati è costato l'azzeramento a CdA e presidenza»,

si chiede di sapere:

se al Governo risultino le motivazioni, finora non conosciute dal pubblico dei correntisti e risparmiatori, oltre ai rapporti con Di Mario e San Marino ed il coinvolgimento dell'ex direttore generale Antonio Di Matteo in un'inchiesta della Procura di Roma su un costruttore fallito accusato di bancarotta preferenziale, che abbiano indotto la Banca d'Italia a commissariare la Tercas, e come mai non siano stati attuati analoghi provvedimenti per gli affidamenti incauti erogati ai Ligresti, Zunino, Zalesky, miliardi di euro iscritti come sofferenza da parte di banche più blasonate, ma socie di maggioranza nell'azionariato della Bankitalia, quali Intesa San Paolo, MPS, Banco Popolare, Mediobanca che secondo gli interroganti sembrano godere di rapporti privilegiati di favore, anche negli accertamenti ispettivi;

se risulti quali siano stati i criteri adottati dalla Banca d'Italia per nominare commissario Riccardo Sora, atteso che a giudizio degli interroganti detta nomina potrebbe essere stata effettuata eventualmente per occultare i collegamenti della Tercas con la Repubblica di San Marino ed i fiumi di denaro teramano, che prendevano direzioni diverse da quelle del territorio di riferimento, dove la Tercas - come ogni Cassa di risparmio - era tenuta ad investire;

quali misure urgenti il Governo intenda adottare per restituire trasparenza e rigore all'alta funzione di vigilanza purtroppo appannata da comportamenti, spesso arbitrari ed incapaci, al fine di offrire strumenti di prevenzione atti ad impedire gestioni familistico-clientelari del credito e del risparmio.

(3-02842)

LATORRE - Ai Ministri dello sviluppo economico e dell'istruzione, dell'università e della ricerca - Premesso che:

il settore spaziale italiano presenta oggi punte di alta qualità e leadership tecnologica, internazionalmente riconosciute, per la sua lunga tradizione scientifica, e rappresenta per il Paese un settore strategico anche per l'effetto traino che lo sviluppo delle alte tecnologie proprie del mondo spaziale produce nell'innovazione e nella crescita della qualità dei prodotti e delle strutture produttive industriali;

a conferma dell'importanza del settore aerospaziale italiano, il 13 febbraio 2012, si è registrato il successo del lancio inaugurale del lanciatore europeo Vega, sviluppato con il contributo decisivo del Paese (65 per cento dei costi) e la responsabilità industriale della realizzazione del lanciatore affidata ad Elv ed Avio dell'Avio Group, e con Vitrociset e CGS che hanno realizzato la base di lancio;

il Paese ha mostrato, pertanto, di aver raggiunto capacità scientifiche, tecnologiche e industriali in grado di sviluppare e gestire un sistema di grande complessità come quello del lancio di un vettore spaziale, anche grazie al contributo di molti giovani ingegneri formati nelle università italiane;

le attività spaziali italiane, grazie al programma del lanciatore Vega ed al programma Intermediate experimental vehicle (IXV), veicolo dimostratore di tecnologie per il rientro nell'atmosfera in sviluppo sotto responsabilità industriale di Thales Alenia Space Italia, consentono all'Italia di possedere un apparato industriale responsabile per l'intero ciclo di immissione in orbita bassa e rientro di veicoli spaziali;

considerato che:

l'eccellenza del settore aerospaziale italiano e la leadership guadagnata rischiano, tuttavia, di essere messe in discussione dal momento che si registra una progressiva acquisizione delle maggiori industrie aerospaziali nazionali da parte di compagnie europee, con il conseguente rischio di migrazione delle competenze sistemistiche e progettuali verso la Francia e la Germania e del mantenimento in Italia delle sole attività di manifattura;

in Thales Alenia Space Italia, la predominante presenza francese del gruppo sta, nei fatti, contrastando il mantenimento delle elevate competenze nazionali sistemiste e progettuali di questa azienda, puntando ad un sua ricollocazione in un ruolo essenzialmente manifatturiero nel settore satellitare, per cui nelle possibili attività internazionali è ancora indefinita una chiara scelta sia sul futuro della Stazione spaziale internazionale (Iss) che sul progetto Exomars;

lo stesso progetto Intermediate experimental vehicle (IXV), dimostratore di tecnologia per i veicoli di rientro atmosferico, è contrastato dal Centro nazionale di studi spaziali francese (Cnes) che non vuole lasciare all'Italia maggiori competenze su una tematica che può contenere aspetti strategici. Infine, nelle attività nazionali pesa l'indeterminazione su: Cosmo SkyMed seconda generazione il cui contratto della fase implementativa non è ancora emesso; Sigma, sistema per servizi di telecomunicazione per la pubblica amministrazione nazionale, che potrebbe rappresentare un trasferimento di tecnologia dalla Francia all'Italia per lo sviluppo nazionale di una nuova piattaforma Geo (utilizzabile per Sicral 2, Athena-Fidus ed i due Sigma) il cui contratto non è stato ancora assegnato; la non chiara vicenda di Asitel, che dovrebbe rappresentare una struttura di servizi per le telecomunicazioni;

la CGS è stata acquisita da OHB, gruppo su cui il Governo tedesco punta per riequilibrare la presenza francese nel settore spazio, vista anche la ormai preponderante presenza francese in Eads, seguita all'accordo franco-tedesco che ridefinì le componenti industriali del gruppo e oggi in Italia è la principale candidata per lo sviluppo di un satellite ottico finanziato dall'Agenzia spaziale italiana, le cui basi tecnologiche dovrebbero essere fornite dai partner tedeschi del gruppo;

in merito alla società ELV, partecipata da Avio al 70 per cento e dall'Agenzia spaziale italiana al 30 per cento, responsabile per lo sviluppo dell'intero sistema Vega, è oggi in discussione la sua vendita e al suo acquisto sono fortemente interessate la francese Snecma (altro leader europeo di questo settore, spesso diretto concorrente di Avio) per la parte lanciatori spaziali, e Safran e General Electric per la parte aeronautica;

la vendita del settore spaziale di Avio al suo diretto concorrente Snecma porterebbe in poco tempo all'annullamento delle capacità progettuali e sistemiste acquisite in questi anni grazie al progetto Vega e, quindi, al grande sforzo finanziario dell'Italia, per cui ad Avio resterebbe solo una presenza nella pura manifattura di propellenti solidi;

la vendita di Avio determinerebbe l'azzeramento del ruolo industriale di ELV, l'unica industria europea capace di competere con Eads-Astrium come industria sistemista responsabile dei progetti di lanciatori spaziali europei per cui Eads-Astrium (che ha già acquistato Space Engineering) acquisirebbe un regime di monopolio come responsabile dello sviluppo dei lanciatori e, più in generale, dei sistemi di trasporto spaziale;

rilevato che:

l'Agenzia spaziale italiana ha subito nel corso degli ultimi anni ripetuti tagli finanziari che hanno portato il budget al di sotto dei 500 milioni di euro, di cui più del 70 per cento è destinato all'Agenzia spaziale europea (Esa) con la conseguenza che si riduce sempre più l'autorità italiana in sede Esa e tende a scomparire ogni di attività a livello nazionale;

la prossima conferenza ministeriale dell'Esa, che si terrà in Italia alla fine del 2012, deciderà le linee di sviluppo del settore nei prossimi anni;

si registra un permanente e preoccupante ritardo da parte italiana nel definire i temi di maggior interesse per il consolidamento e lo sviluppo delle competenze nazionali e le necessarie strategie di convergenza con altri partner europei,

si chiede di sapere:

se il Governo sia a conoscenza del quadro delineato e quali iniziative intenda assumere al fine di salvaguardare l'eccellenza del settore aerospaziale ed evitare il suo progressivo smantellamento;

quali percorsi, atti e metodologie intenda assumere per migliorare il rapporto di trasmissione delle decisioni politiche di indirizzo tra la Presidenza del Consiglio dei ministri, il Ministro dell'istruzione, università e della ricerca e i Ministri che hanno in programma investimenti con impatti diretti o indiretti sul settore spaziale;

in che modo si intenda operare per superare quelle difficoltà interne al funzionamento dell'Agenzia spaziale italiana che rischiano di impedire un'efficace e tempestiva implementazione delle decisioni.

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