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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 719 del 09/05/2012


LANNUTTI (IdV). Signora Presidente, onorevoli colleghi, questo provvedimento è molto importante perché, riprendendo le parole testé pronunciate dal senatore Agostini, si rendono più contendibili alcune società quotate, mentre si lascia fuori un settore strategico come quello delle telecomunicazioni, ove vi è un gestore che è proprietario della rete e, tra l'altro, anche di una televisione proprio in questi giorni oggetto di trattative. Una televisione che perde qualche decina di milioni di euro e che, probabilmente, nell'economia della società, si ritiene di dismettere, appunto per non perdere 60-70 milioni di euro l'anno.

Nel mio breve intervento in discussione generale desidero richiamare l'attenzione anche sul tema sull'italianità. Molte imprese sono state cedute in tantissimi settori. Vi è l'egemonia francese nel settore alimentare e nel settore della moda e importanti imprese italiane sono state acquisite. Da ultimo, voglio ricordare il caso di un'impresa che, anche se non è strategica, è stato oggetto di uno scandalo. Mi riferisco alla Parmalat, con 14 miliardi di euro di buco e 170.000 tra azionisti e risparmiatori sul lastrico. Quel buco - a detta dei magistrati e dei PM nell'ambito dei filoni di indagini di Parma e di Milano - si è prodotto per l'assenza di controlli, perché la Banca d'Italia era distratta e perché la CONSOB, probabilmente, era collusa.

Ebbene, di quell'azienda l'osannato risanatore Enrico Bondi (nominato, tra l'altro, dal Governo tecnico come tecnico), risanatore anche delle proprie tasche, avendo staccato una parcella come commissario Parmalat di 32 milioni di euro - ripeto, ben 32 milioni di euro - non ha saputo difenderne l'italianità. Infatti, dopo aver accumulato un tesoretto di 1,4 miliardi di euro, l'abbiamo passata ai francesi di Lactalis. A proposito della difesa dell'italianità, me lo ricordo, ai tempi delle scalate estive, dei "furbetti del quartierino", del Governatore che dava il bacio in fronte a Fiorani, ossia a quel banchiere che è stato inseguito da ordini di cattura per aver messo sul lastrico tanti risparmiatori e per aver addirittura utilizzato i conti dei morti, tra Natale e Capodanno, per addebitare oltre 100 euro a più di un milione di correntisti dell'ex Banca popolare italiana.

Ora voglio ricordare, sebbene non ve ne sia bisogno, essendo il ministro Moavero Milanesi davvero esperto di tali questioni, anche la posizione della Corte di giustizia dell'Unione europea, che ha affermato che l'utilizzo della golden share - stiamo parlando infatti della golden share - nelle legislazioni statali può in certe circostanze violare i precetti contenuti nel Trattato CE. In particolare, con la sentenza della prima sezione, in data 6 dicembre 2007, n. C-464 del 2004, ha affermato che l'articolo 56 CE deve essere interpretato nel senso che esso osta ad una disposizione nazionale, quale l'articolo 2449 del codice civile italiano, secondo cui lo statuto di una società per azioni può conferire allo Stato o ad un ente pubblico che hanno partecipazioni nel capitale di tale società la facoltà di nominare direttamente uno o più amministratori, la quale di per sé o, come nelle cause principali, in combinato con una disposizione, quale l'articolo 4 del decreto-legge 31 maggio 1994, n. 332, conferisce allo Stato o all'ente pubblico in parola il diritto di partecipare all'elezione mediante voto di lista degli amministratori non direttamente nominati da esso stesso, ed è tale da consentire allo Stato o a detto ente di godere di un potere di controllo sproporzionato rispetto alla sua partecipazione nel capitale di questa società.

Negli ultimi giorni si sono svolte alcune assemblee di azionisti di grandi entità quali ENEL ed ENI. La retribuzione di quei manager non sembra però soffrire della crisi e non sembra rispondere al tiro della cinghia a cui sono sottoposti gli operai, i lavoratori e la povera gente, strozzati dalle banche. Ricordo che ieri si sono registrati altri tre suicidi. Sono fatti, questi, che dobbiamo ricordare quando svolgiamo le nostre dichiarazioni in quest'Aula.

La golden share, quindi, opererebbe in violazione dei principi di libera circolazione dei capitali fondanti il Trattato di Schengen (insieme a quelli di circolazione di merci, persone e idee). Un soggetto privato dovrebbe inoltre sostenere un onere finanziario molto più elevato per comprare le azioni e detenere diritti di voto analoghi in consiglio di amministrazione. Tale privilegio statale deriva però dal primato della pubblica utilità, dal quale sono esclusi i soggetti privati.

Ricordo che la Corte di giustizia dell'Unione europea, su istanza della Commissione, ha condannato la Germania per la sua condotta del gruppo Volkswagen. Molti gruppi industriali in quel Paese sono ancora a partecipazione pubblica. Sto parlando della Germania del cancelliere Merkel e dell'ortodossia monetaria, della Germania che ha imposto il fiscal compact, la camicia di forza all'Europa. Meno male che la Francia si è ribellata e ha punito nelle ultime elezioni "Merkozy" e, quindi, il presidente uscente Sarkozy, la cui campagna elettorale è stata fatta dalla Merkel.

L'Europa è infatti un continente che si potrà risollevare non se si mette le camicie di forza, ma ritornando a ciò che fece Roosevelt dopo la grande depressione del 1929.

A titolo personale, ritengo che in una fase economica drammatica come questa, dove le banche hanno 270 miliardi di euro con un prestito triennale al tasso dell'1 per cento, vengono aiutate dagli Stati e si salvano a carico della fiscalità generale, con il sudore dei consumatori e degli azionisti e un conto corrente costa 295,66 euro, contro 114 di media europea, ritornare a qualche nazionalizzazione delle banche non sarebbe un errore. Infatti, non si tratta di ridurre la spesa, in una fase come questa: Roosevelt, con il New Deal, dette lavoro aumentando la spesa pubblica per uscire dalla Grande Depressione. Noi, mi permetto di dirlo al Ministro, qualche errore lo stiamo facendo perché, se è vero che abbiamo un debito pubblico elevato e che lo dobbiamo contenere, con una fiscalità che arriva ad una pressione del 58 per cento a carico dei contribuenti onesti, se non allentiamo la spesa e diamo lavoro, otterremo solo una recessione.

Ritornando all'argomento principale, con il termine golden share si indica l'istituto giuridico, di origine britannica, in forza del quale uno Stato, durante e a seguito di un processo di privatizzazione (o vendita di parte del capitale) di un'impresa pubblica, si riserva poteri speciali che possono essere esercitati dal Governo durante il processo medesimo. Fra questi poteri si segnalano quello di riservare allo Stato un certo quantitativo azionario, nonché quello di nominare un proprio membro nel consiglio di amministrazione della società oggetto di privatizzazione che, a differenza degli altri componenti dell'organo di governo dell'impresa, goda di poteri più ampi. Tale istituto mira a tutelare l'interesse della collettività in quelle società che si occupano di settori di rilevante importanza, detti anche public utilities.

Voglio anche ricordare che noi abbiamo presentato alcuni emendamenti, ma vi sono scadenze che incombono, e riteniamo quindi che questo articolato possa essere condiviso, perché in alcuni settori, come quello, importante, della difesa, è giusto che lo Stato possa dare il proprio nulla osta in caso di eventuali acquisizioni o scalate.

Al fine di valutare quindi la minaccia che potrebbe creare grave pregiudizio agli interessi essenziali della difesa e della sicurezza nazionale, il Governo considera la rilevanza strategica dei beni o delle imprese oggetto di trasferimento, l'idoneità dell'assetto risultante dalla delibera o dalla operazione a garantire l'integrità del sistema di difesa e sicurezza nazionale, la sicurezza delle informazioni relative alla difesa militare e agli interessi internazionali dello Stato, la protezione del territorio nazionale e delle infrastrutture critiche e strategiche delle frontiere, nonché gli altri elementi.

Poiché ho esaurito il mio tempo, concludo annunciando che noi voteremo sicuramente a favore del provvedimento in esame.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Torri. Ne ha facoltà.