SENATO DELLA REPUBBLICA
------ XVI LEGISLATURA ------
719a SEDUTA PUBBLICA
RESOCONTO
SOMMARIO E STENOGRAFICO
MERCOLEDÌ 9 MAGGIO 2012
(Antimeridiana)
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Presidenza della vice presidente MAURO,
indi del presidente SCHIFANI
e del vice presidente CHITI
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N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Coesione Nazionale (Grande Sud-Sì Sindaci-Popolari d'Italia Domani-Il Buongoverno-Fare Italia): CN:GS-SI-PID-IB-FI; Italia dei Valori: IdV; Il Popolo della Libertà: PdL; Lega Nord Padania: LNP; Partito Democratico: PD; Per il Terzo Polo (ApI-FLI): Per il Terzo Polo:ApI-FLI; Unione di Centro, SVP e Autonomie (Union Valdôtaine, MAIE, Verso Nord, Movimento Repubblicani Europei, Partito Liberale Italiano, Partito Socialista Italiano): UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI; Misto: Misto; Misto-MPA-Movimento per le Autonomie-Alleati per il Sud: Misto-MPA-AS; Misto-Partecipazione Democratica: Misto-ParDem; Misto-Partito Repubblicano Italiano: Misto-P.R.I.; Misto-SIAMO GENTE COMUNE Movimento Territoriale: Misto-SGCMT.
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RESOCONTO SOMMARIO
Presidenza della vice presidente MAURO
La seduta inizia alle ore 9,32.
Il Senato approva il processo verbale della seduta del 2 maggio.
PRESIDENTE. Sospende la seduta.
La seduta, sospesa alle ore 9,35, è ripresa alle ore 9,51.
Presidenza del presidente SCHIFANI
Sulla scomparsa del senatore Gianpiero Cantoni
PRESIDENTE. Annuncia l'improvvisa ed immatura scomparsa del senatore Cantoni, Presidente della Commissione difesa. Esprime alla famiglia da parte sua e dell'intera Assemblea sentimenti di cordoglio e sospende la seduta. (Su invito del Presidente, l'Assemblea osserva un minuto di silenzio)
La seduta, sospesa alle ore 9,53, è ripresa alle ore 10,26.
Presidenza della vice presidente MAURO
Le comunicazioni rese dalla Presidenza nel corso della seduta sono riportate nel Resoconto stenografico.
Discussione del disegno di legge:
(3255) Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 15 marzo 2012, n. 21, recante norme in materia di poteri speciali sugli assetti societari nei settori della difesa e della sicurezza nazionale, nonché per le attività di rilevanza strategica nei settori dell'energia, dei trasporti e delle comunicazioni (Approvato dalla Camera dei deputati) (Relazione orale)
GENTILE, relatore. Sul provvedimento, che interviene sulla cosiddetta golden share, rimodulando le condizioni e l'ambito di esercizio dei poteri speciali dello Stato sulle società operanti in settori di interesse nazionale strategico, si è registrata una sostanziale convergenza delle forze politiche, che in Commissione hanno deciso di non modificare l'equilibrato testo licenziato dalla Camera dei deputati. L'articolo 1 si occupa delle imprese di rilevanza strategica per il sistema di difesa e di sicurezza dello Stato relativamente alle quali l'Esecutivo, in presenza di minaccia di grave pregiudizio per la sicurezza nazionale, può attivare i propri poteri speciali attraverso azioni di salvaguardia degli assetti proprietari. Gli stessi poteri speciali potranno essere esercitati anche nei confronti delle società operanti nei comparti dell'energia, dei trasporti e delle comunicazioni, secondo la disciplina individuata dall'articolo 2. Un aggiornamento triennale della normazione secondaria di attivazione dei poteri speciali ed il coinvolgimento delle Commissioni parlamentari competenti chiamate ad esprimere il proprio parere, nonché la presentazione al Parlamento di una relazione annuale sull'attività svolta contribuiranno a mantenere un controllo costante sugli atti dell'Esecutivo. Il decreto-legge reca infine disposizioni transitorie e modificazioni alla normativa vigente derivanti dai contenuti dei primi due articoli del provvedimento.
AGOSTINI, relatore. Con il decreto-legge in esame, il Governo ottempera all'impegno - assunto in sede europea al momento del suo insediamento - di riallineare la normativa nazionale in tema di golden share al diritto comunitario, al fine di bloccare l'iter del ricorso pendente contro l'Italia presso la Corte di giustizia europea, e mette ordine in una normativa stratificatasi a partire dal 1994. Si stabiliscono criteri precisi per l'esercizio della golden share e si individuano i settori di interesse nazionale, non essendo più sufficiente la semplice qualifica di società pubblica per l'attivazione degli speciali poteri di intervento da parte dello Stato. In questo modo, aumenta la contendibilità di alcune società, soprattutto quelle quotate in Borsa, e di conseguenza si favorisce l'attrazione degli investimenti esteri. Altri aspetti importanti sono la previsione del pronunciamento delle Commissioni parlamentari sui provvedimenti amministrativi che il Governo sarà chiamato ad assumere e il riconoscimento della specificità italiana nel settore delle telecomunicazioni, essendo uno dei gestori anche proprietario della rete.
PRESIDENTE. Dichiara aperta la discussione generale.
LANNUTTI (IdV). Con il disegno di legge in esame si interviene per bloccare la procedura di infrazione europea aperta nei confronti dell'Italia perché - come stabilito dalla Corte di giustizia - l'istituto della golden share ostacola la circolazione di capitali, principio fondante del Tratto di Schengen. È anche importante attrarre nuovi capitali dall'estero, per aiutare la ripresa economica del Paese senza scaricarne tutti i costi sulla fiscalità generale, al contempo salvaguardando da eventuali acquisizioni e scalate ostili i settori che abbiano rilevanza strategica nazionale, a cominciare da quelli della difesa e della sicurezza. Pur avendo presentato alcune proposte emendative, il Gruppo IdV preannuncia un voto favorevole.
TORRI (LNP). Favorevole all'intervento dello Stato rispetto al rischio di acquisizione di aziende strategiche da parte di capitali stranieri, la Lega Nord conferma l'astensione dal voto sul provvedimento anche in Senato. Il provvedimento, infatti, appronta misure troppo deboli per salvaguardare gli assetti proprietari delle società operanti in settori di rilevanza strategica per la difesa e la sicurezza dello Stato. Nel settore della difesa, ad esempio, bisognerebbe evitare il deprezzamento e la liquidazione di Finmeccanica e, anche con riferimento agli F-35, fare scelte oculate, non dettate da mere esigenze di cassa ma capaci di tenere conto della tutela dell'occupazione e delle prospettive industriali del Paese.
BARBOLINI (PD). La soluzione adottata per superare le criticità evidenziate in sede europea e chiudere la procedura d'infrazione in materia di golden share è solida, organica, innovativa: è perciò auspicabile che diventi punto di riferimento anche per altri Paesi dell'Unione. Il potere speciale dello Stato è più circoscritto, anche se il suo ambito applicativo si estende a tutte le società operanti in settori strategici, e i criteri di vigilanza sono definiti ex ante in modo da garantire la trasparenza necessaria ad attirare capitali esteri e ad assicurare prospettive di occupazione e crescita. Le modifiche apportate dalla Camera vanno nella direzione di aumentare i poteri di indirizzo, informazione e controllo del Parlamento. Gli ordini del giorno G1.100 (testo 2) e G2.100 impegnano il Governo, nell'ambito della predisposizione dei decreti e regolamenti attuativi, a definire gli attivi inerenti il settore delle telecomunicazioni da includere negli asset strategici e a semplificare la complessa gestione degli adempimenti che la riforma impone alle imprese. Occorrerebbe attribuire al Presidente del Consiglio ed al Governo la facoltà di autorizzare, con il parere del Parlamento, la Cassa depositi e prestiti ad effettuare investimenti strategici secondo logiche di mercato.
CASTELLI (LNP). La discussione del disegno di legge in tema di poteri speciali dello Stato a tutela di aziende di rilevanza strategica offre l'occasione per una riflessione complessiva sull'attività di un Governo che, incapace di salvare l'Italia e di garantire la crescita, è molto abile nella propaganda e sembra godere del sostegno incondizionato dei media. La disoccupazione, specie giovanile, ha raggiunto i massimi storici; lo spread, esaurito l'effetto dei prestiti della BCE, torna a salire; il fabbisogno di cassa è quasi invariato rispetto all'anno scorso; l'obiettivo di risparmio della spending review è pressoché nullo. Di fronte a tali fallimenti il Presidente del Consiglio prova a scaricare la responsabilità sul precedente Governo; va ricordato al riguardo che i Governi Prodi hanno avuto l'unico obiettivo di demolire le riforme varate dai Governi Berlusconi: dalla modifica costituzionale, che avrebbe ridotto il numero dei parlamentari e superato il bicameralismo perfetto, alla riforma della giustizia e del mercato del lavoro. La crisi dell'industria italiana e la perdita di competitività del sistema produttivo rinviano all'adozione dell'euro e alle politiche favorevoli alla globalizzazione. A livello europeo occorrono incentivi alle imprese e politiche protezionistiche; a livello nazionale occorre affermare il principio della reciprocità nei rapporti interstatuali e rivedere l'orientamento di apertura incondizionata dei mercati. Da questo punto di vista il provvedimento in discussione è insufficiente e avrebbe dovuto prevedere un più ampio ambito di intervento statale a tutela delle aziende nazionali strategiche.
PINOTTI (PD). Il disegno di legge, che salvaguarda gli assetti proprietari di società di rilevanza strategica attraverso strumenti speciali di governance e di opposizione a scalate ostili, offre l'occasione per una riflessione più generale sulla difesa. Dal punto di vista della politica industriale è molto importante mantenere la proprietà di Finmeccanica, che non deve limitare la sua attività al settore della difesa, e conservare Ansaldo nei settori strategici dei trasporti e dell'energia.
BONFRISCO (PdL). L'attribuzione di poteri speciali all'Esecutivo a salvaguardia degli asset strategici garantisce il giusto equilibrio tra la conformità al quadro normativo comunitario e la difesa degli interessi nazionali, assicurata anche dal ruolo riconosciuto dal decreto-legge n. 34 del 2011 alla Cassa depositi e prestiti nella partecipazione a società operanti in settori strategici: a tale riguardo, andrebbero meglio definiti gli ambiti ed i criteri di intervento della Cassa, per evitare l'influenza di valutazioni discrezionali sull'utilizzo del risparmio postale per finalità di tutela dell'interesse nazionale. L'intento che ha animato il lavoro delle Camere è stato inoltre quello di rendere più lineare l'azione statale, intervenendo sulle procedure burocratiche per non appesantire la vita societaria. Apprezzabile è poi il ruolo di controllo che il decreto affida al Parlamento, nella giusta dialettica tra poteri istituzionali.
PRESIDENTE. Dichiara chiusa la discussione generale.
GENTILE, relatore. Nonostante l'esigenza fosse quella di rispondere alla procedura d'infrazione avviata a livello comunitario, il lavoro di Governo e Parlamento ha prodotto un provvedimento in grado di incidere profondamente sulle capacità e competitività economiche del Paese, a difesa della italianità nei settori strategici e della credibilità internazionale del Paese.
AGOSTINI, relatore. La definizione dettagliata degli ambiti considerati strategici nazionali e dei poteri speciali attribuiti all'Esecutivo in tali settori e l'ampio potere di controllo affidato al Parlamento consentono di creare un sistema trasparente e lineare, a vantaggio della concorrenza e della competitività, elementi fondamentali per la ripresa economica del Paese. Gli elementi di governance societaria introdotti contribuiscono alla crescita complessiva del sistema italiano.
MOAVERO MILANESI, ministro per gli affari europei. La procedura di infrazione avviata dall'Unione europea ha fornito l'occasione a Governo e Parlamento di intervenire su una normativa ormai obsoleta e confusa, che scoraggiava gli investimenti e sottraeva trasparenza al sistema imprenditoriale delle grandi società operanti nei settori strategici e d'interesse nazionale. Il provvedimento amplia la capacità di intervento del Governo e, rafforzando la prevedibilità dell'azione statale, permette una maggiore capacità di valutazione da parte dell'investitore. La risposta fornita dal Governo alla Comunità europea, inoltre, non intendendo avere carattere passivo, mira anche a salvaguardare l'italianità delle grandi imprese, nonché la libertà dell'imprenditoria nazionale di muoversi sul mercato comunitario sul cui grado di apertura e trasparenza la Commissione europea è stata invitata ad operare le opportune verifiche.
STRADIOTTO, segretario. Dà lettura dei pareri espressi dalle Commissioni affari costituzionali e bilancio sul disegno di legge e sugli emendamenti. (v. Resoconto stenografico)
AGOSTINI, relatore. Le questioni poste dall'ordine del giorno G200 sono state ampiamente valutate sia in Commissione che in Aula. Al fine di evitare spaccature nel clima di condivisione che si è creato intorno al provvedimento, invita il senatore Baldassarri a ritirare l'ordine del giorno.
MOAVERO MILANESI, ministro per gli affari europei. Concorda con il relatore.
BALDASSARRI (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Stante la dualità che si verrebbe a determinare tra la portata normativa del decreto-legge in esame, che fa finalmente chiarezza sugli interessi strategici nazionali, e quanto previsto dal decreto-legge n. 34 del 2011, che consente alla Cassa depositi e prestiti di assumere partecipazioni in società operanti in settori strategici per la difesa e la sicurezza del Paese, l'impegno che si richiede al Governo è quello di evitare la rinascita di un sistema strutturale come quello della vecchia IRI che fu fallimentare per l'imprenditoria italiana. Non intende quindi ritirare un ordine del giorno che semplicemente invita il Governo a riflettere su tali argomenti.
AGOSTINI, relatore. Al fine di evitare spaccature, si rimette alla valutazione dell'Assemblea.
MOAVERO MILANESI, ministro per gli affari europei. Anche il Governo si rimette all'Aula.
LANNUTTI (IdV). L'Italia dei Valori voterà a favore dell'ordine del giorno G200 che chiede una riflessione su un pezzo del sistema economico italiano in cui il risparmio dei cittadini viene arbitrariamente gestito dalla Cassa depositi e prestiti e dalle istituzioni bancarie a danno della collettività.
VACCARI (LNP). Il Gruppo Lega Nord voterà a favore dell'ordine del giorno G200 a condizione che il proponente modifichi il dispositivo limitandolo al primo punto relativo al coordinamento tra il decreto in esame e il decreto-legge n. 34 del 2011.
LEGNINI (PD). Condivide le preoccupazioni sollevate dal senatore Baldassarri, ma l'accoglimento dell'ordine del giorno G200 da parte del Governo potrebbe determinare incertezze nell'applicazione di uno strumento molto importante per il Paese, soprattutto in una fase economica di grave crisi. Il Gruppo PD si asterrà pertanto dalla votazione, non mancando di sollecitare una riflessione del Governo in merito alle questioni poste.
VIESPOLI (CN:GS-SI-PID-IB-FI). Il Gruppo voterà a favore dell'ordine del giorno G200 se il testo verrà modificato nel senso proposto dal senatore Vaccari.
BONFRISCO (PdL). Pur condividendo la necessità che il Governo rifletta sugli argomenti proposti dall'ordine del giorno, il Gruppo PdL si asterrà dalla votazione ritenendo non giustificato l'allarmismo in esso contenuto.
RUTELLI (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Sarebbe opportuno che il Governo accogliesse l'ordine del giorno G200, portatore di argomentazioni e preoccupazioni di grande rilievo. Il rischio è che si attribuisca un ruolo determinante in settori strategici dell'economia ad organismi esterni alla dialettica tra Governo e Parlamento.
BALDASSARRI (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Chiede la votazione per parti separate dell'ordine del giorno G200.
Risulta respinta la prima parte dell'ordine del giorno G200, fino al terzo periodo del dispositivo. La restante parte dell'ordine del giorno, quindi, decade.
PRESIDENTE. Passa all'esame dell'articolo 1 del disegno di legge. Avverte che gli emendamenti si intendono riferiti agli articoli del decreto-legge da convertire, nel testo comprendente le modifiche apportate dalla Camera dei deputati. Passa quindi agli emendamenti riferiti all'articolo 1 del decreto-legge (Poteri speciali nei settori della difesa e della sicurezza nazionale).
AGOSTINI, relatore. Invita al ritiro, altrimenti il parere è contrario.
MOAVERO MILANESI, ministro per gli affari europei. Concorda con il relatore. Accoglie l'ordine del giorno G1.100 (testo 2).
GARAVAGLIA Massimo (LNP). Mantiene gli emendamenti.
LANNUTTI (IdV). Ritira gli emendamenti 1.2 e 1.3.
Risultano respinti gli emendamenti 1.100, 1.101, 1.102 e 1.0.100.
PRESIDENTE. Passa agli emendamenti riferiti all'articolo 2 del decreto-legge (Poteri speciali inerenti agli attivi strategici nei settori dell'energia, dei trasporti e delle comunicazioni).
VACCARI (LNP). Chiede al relatore e al Governo la disponibilità ad accogliere un ordine del giorno che recepisca il contenuto dell'emendamento 2.1, modificandolo però nel senso che si debba acquisire il parere della Conferenza Stato-Regioni.
AGOSTINI, relatore. Invita a ritirare tutti gli emendamenti, diversamente il parere è contrario. L'eventuale ordine del giorno aggraverebbe la procedura per l'esercizio di poteri speciali da parte del Governo su temi specifici, secondo criteri che sono già ben individuati, quindi il parere è contrario.
MOAVERO MILANESI, ministro per gli affari europei. Concorda con il relatore. La proposta del senatore Vaccari non può essere accolta, in quanto la consultazione con gli enti locali - pur essendo idealmente condivisibile - richiederebbe tempi più lunghi e ostacolerebbe la tempestività dell'azione del Governo, causando instabilità sui mercati finanziari.
Accoglie invece l'ordine del giorno G2.100.
VACCARI (LNP). In considerazione della risposta del Ministro, mantiene l'emendamento 2.1, nella formulazione originaria, che recepisce osservazioni della Commissione per le questioni regionali.
Risulta respinto l'emendamento 2.1.
GARAVAGLIA Massimo (LNP). Mantiene gli emendamenti all'articolo 2.
Risultano respinti gli emendamenti 2.100, 2.101, 2.102, 2.105, 2.103 e 2.104.
PRESIDENTE. Passa all'emendamento riferito all'articolo 3 del decreto-legge (Abrogazioni e norme generali e transitorie).
Con il parere contrario del relatore e del rappresentante del Governo, risulta respinto l'emendamento 3.100.
PRESIDENTE. All'articolo 3-bis (Relazione annuale alle Camere) non sono riferiti emendamenti. Passa all'emendamento aggiuntivo 3-bis.0.100.
Con il parere contrario del relatore e del rappresentante del Governo, risulta respinto l'emendamento 3-bis.0.100.
PRESIDENTE. Passa agli emendamenti riferiti all'articolo 4 del decreto-legge (Clausola di invarianza finanziaria).
VACCARI (LNP). Chiede la disponibilità del relatore e del rappresentante del Governo ad accogliere l'ordine del giorno G4.100 (v. Allegato A) che recepisce il contenuto degli emendamenti 4.1 e 4.2.
Con il parere favorevole del relatore, il Governo accoglie l'ordine del giorno G4.100.
PRESIDENTE. All'articolo 5 del decreto-legge (Entrata in vigore) non sono riferiti emendamenti.
Rinvia il seguito della discussione del disegno di legge ad altra seduta.
Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno
GARAVAGLIA Mariapia (PD). Nella Giornata della memoria delle vittime del terrorismo e delle stragi, ricorda la pregevole opera di restauro di alcune lettere scritte da Aldo Moro durante il rapimento, compiuta dall'Istituto superiore per la conservazione ed il restauro oggi esposte all'Archivio di Stato.
MAZZUCONI (PD). Chiede un chiarimento su due ordini del giorno, derivanti dalla trasformazione di altrettanti emendamenti, esaminati nella seduta di ieri.
PRESIDENTE. Si riserva di rispondere dopo aver consultato gli Uffici.
PERDUCA (PD). Sollecita ancora una volta la risposta all'interrogazione 4-04869, sulla vicenda riguardante l'ex maresciallo dell'Aeronautica Comellini. Chiede inoltre che i documenti relativi al bilancio interno del Senato siano al più presto messi a disposizione dei senatori ed eventualmente pubblicati sul sito Internet, per ragioni di trasparenza.
LANNUTTI (IdV). Sollecita la risposta all'interrogazione 3-02833, sulla paventata introduzione di una sanatoria dell'elusione fiscale perpetrata dalle banche. Sollecita il Governo a rispondere agli atti di sindacato ispettivo relativi alle malefatte del sistema creditizio.
GARAVAGLIA Massimo (LNP). Annuncia la presentazione di un'interrogazione sulla sponsorizzazione di una squadra di basket da parte del Monte dei Paschi di Siena, a fronte di una perdurante situazione debitoria dell'istituto creditizio, anche nei confronti dello Stato.
STRADIOTTO (PD). Sollecita la discussione del bilancio interno del Senato, per non compromettere la programmazione della spesa, che andrà rivista per la parte riguardante i costi della struttura amministrativa.
GRAMAZIO (PdL). Sollecita la risposta all'interrogazione 4-07399, sulle polemiche del ministro Clini nei confronti di altri esponenti delle istituzioni.
SALTAMARTINI (PdL). Sollecita il Governo ad intervenire al più presto a sostegno di Comuni e Province che a febbraio hanno sostenuto ingenti spese per salvaguardare l'incolumità dei cittadini colpiti da avverse condizioni meteorologiche, ricorrendo agli stanziamenti del Fondo di protezione civile.
SANNA (PD). Chiede che il Ministro dell'interno venga a riferire in Aula sull'autorizzazione del contestuale svolgimento a Cagliari, lo scorso 25 aprile, di due manifestazioni di segno opposto, una per la celebrazione della liberazione dal nazifascismo e un'altra per la rievocazione della Repubblica sociale, con conseguenti e prevedibili problemi di ordine pubblico.
D'UBALDO (PD). Censura l'atteggiamento e le dichiarazioni del prefetto di Roma, commissario straordinario per i rifiuti, nei confronti del ministro dell'ambiente Clini.
PRESIDENTE.Dà annunzio degli atti di indirizzo e di sindacato ispettivo pervenuti alla Presidenza (v. Allegato B) e toglie la seduta.
La seduta termina alle ore 13,17.
Nel corso della seduta, la Presidenza ha salutato, a nome dell'Assemblea, rappresentanze di studenti presenti nelle tribune.
RESOCONTO STENOGRAFICO
Presidenza della vice presidente MAURO
PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 9,32).
Si dia lettura del processo verbale.
STRADIOTTO, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del 2 maggio.
PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato.
Colleghi, sospendo la seduta per 15 minuti.
(La seduta, sospesa alle ore 9,35, è ripresa alle ore 9,51).
Presidenza del presidente SCHIFANI
Sulla scomparsa del senatore Gianpiero Cantoni
PRESIDENTE. (Si leva in piedi e con lui tutta l'Assemblea). Onorevoli colleghi, purtroppo, con grande dolore e con grande tristezza, devo comunicare a quest'Aula che questa notte è deceduto il presidente della Commissione difesa, senatore Gianpiero Cantoni. Siamo colpiti e affranti da questa tragica notizia e da questa immatura scomparsa. Ovviamente il Senato dedicherà, a suo tempo, uno spazio, speriamo alla presenza dei familiari, per ricordare la sua figura e la sua storia, la grande storia di un grande uomo di affari, di un imprenditore del mondo della finanza che recentemente nell'attività politica si era dedicato all'attività della Commissione finanze prima e poi all'autorevole Presidenza della Commissione difesa.
Non ho altre parole da aggiungere perché anche il sottoscritto è particolarmente preso, come molti di voi, da questa tragica scomparsa. Chiedo quindi un minuto di raccoglimento all'Aula e poi, in segno di lutto, disporrò la sospensione dei lavori per 30 minuti. (L'Assemblea osserva un minuto di silenzio).
Sospendo la seduta per 30 minuti.
(La seduta, sospesa alle ore 9,53 è ripresa alle ore 10,26).
Presidenza della vice presidente MAURO
Comunicazioni della Presidenza
PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Preannunzio di votazioni mediante procedimento elettronico
PRESIDENTE. Avverto che nel corso della seduta odierna potranno essere effettuate votazioni qualificate mediante il procedimento elettronico.
Pertanto decorre da questo momento il termine di venti minuti dal preavviso previsto dall'articolo 119, comma 1, del Regolamento (ore 10,27).
Discussione del disegno di legge:
(3255) Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 15 marzo 2012, n. 21, recante norme in materia di poteri speciali sugli assetti societari nei settori della difesa e della sicurezza nazionale, nonché per le attività di rilevanza strategica nei settori dell'energia, dei trasporti e delle comunicazioni (Approvato dalla Camera dei deputati) (Relazione orale) (ore 10,27)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 3255, già approvato dalla Camera dei deputati.
I relatori, senatori Gentile e Agostini, hanno chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni, la richiesta si intende accolta.
Pertanto, ha facoltà di parlare il relatore, senatore Gentile.
GENTILE, relatore. Signora Presidente, onorevoli colleghi, l'Atto Senato n. 3255, approvato, con modificazioni, dalla Camera, interviene sulla disciplina della cosiddetta golden share, riformulando le condizioni e l'ambito di esercizio dei poteri speciali dello Stato sulle società operanti nei settori della difesa e della sicurezza nazionale, nonché in taluni ambiti di attività definiti di rilevanza strategica nei settori dell'energia, dei trasporti e delle comunicazioni.
Le Commissioni riunite 5a e 6a del Senato non hanno apportato modifiche al testo approvato dalla Camera dei deputati. Si è registrata, anzi, una sostanziale convergenza di vedute tra i Gruppi parlamentari.
Analizzando più in dettaglio i contenuti del provvedimento, l'articolo 1 reca la nuova disciplina dei poteri speciali esercitabili dall'Esecutivo rispetto alle imprese operanti nei comparti della difesa e della sicurezza nazionale. In particolare, con decreti del Presidente del Consiglio dei ministri, da trasmettere alle Commissioni parlamentari competenti, avverrà l'individuazione delle attività di rilevanza strategica per il sistema di difesa e sicurezza nazionale in rapporto alle quali potranno essere attivati i poteri speciali. Il requisito per l'esercizio dei poteri speciali nei comparti della sicurezza e della difesa è individuato nella sussistenza di una minaccia di grave pregiudizio per gli interessi essenziali della difesa e della sicurezza nazionale.
Il Governo potrà imporre specifiche condizioni all'acquisto di partecipazioni in imprese strategiche nel settore della difesa e della sicurezza; potrà porre il veto all'adozione di delibere relative ad operazioni straordinarie o di particolare rilevanza; potrà opporsi all'acquisto di partecipazioni, ove l'acquirente arrivi a detenere un livello della partecipazione al capitale in grado di compromettere gli interessi della difesa e della sicurezza nazionale.
Vengono peraltro disciplinati gli aspetti procedurali dell'esercizio dei poteri speciali e le conseguenze che derivano dagli stessi o dalla loro violazione, prevedendo, tra l'altro, la nullità delle delibere o degli atti adottati in violazione o in adempimento delle condizioni imposte.
I decreti che individueranno le attività di rilevanza strategica per il sistema di difesa e di sicurezza nazionale, in relazione alle quali potranno essere attivati i poteri speciali, dovranno essere aggiornati almeno ogni tre anni. Le necessarie disposizioni attuative delle modalità organizzative per lo svolgimento delle attività propedeutiche all'esercizio dei poteri speciali saranno emanate con regolamento, previo parere delle Commissioni parlamentari competenti.
L'articolo 2 disciplina, invece, i poteri speciali nei comparti dell'energia, dei trasporti e delle comunicazioni. Con disposizioni simili a quelle previste dall'articolo 1 per il comparto sicurezza e difesa, con regolamenti - anziché con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri - da adottare previo parere delle Commissioni parlamentari competenti, vengono individuati gli asset strategici nel settore dell'energia, dei trasporti e delle comunicazioni, è regolato l'esercizio dei poteri speciali e sono stabilite le ulteriori disposizioni attuative della nuova disciplina.
I poteri speciali esercitabili nel settore dell'energia, dei trasporti e delle comunicazioni consistono nella possibilità di far valere il veto dell'Esecutivo alle delibere, agli atti ed alle operazioni concernenti asset strategici, in presenza dei requisiti richiesti dalla legge, ovvero imporvi specifiche condizioni; di porre condizioni all'efficacia dell'acquisto di partecipazioni da parte di soggetti esterni all'Unione europea in società che detengono attivi «strategici» e, in casi eccezionali, opporsi all'acquisto stesso.
In linea generale, le norme in esame, in rapporto alle tipologie di poteri esercitabili e alle loro modalità di esercizio, ripropongono, con alcune differenze, la disciplina prevista dall'articolo 1 in relazione alle società operanti nel comparto difesa e sicurezza. Le norme chiariscono, tra l'altro, che il veto alle delibere, atti o operazioni può essere espresso qualora essi diano luogo ad una situazione eccezionale, non disciplinata dalla normativa - nazionale ed europea - di settore, di minaccia di grave pregiudizio per gli interessi pubblici relativi alla sicurezza e al funzionamento delle reti e degli impianti ed alla continuità degli approvvigionamenti, ivi compresi le reti e gli impianti necessari ad assicurare l'approvvigionamento minimo e l'operatività dei servizi pubblici essenziali.
Viene altresì precisato che nel computo della partecipazione rilevante ai fini dell'acquisto si tiene conto della partecipazione detenuta da terzi con cui l'acquirente ha stipulato patti parasociali. Inoltre, anche per le violazioni alle disposizioni recate dall'articolo 2 è prevista la sanzione della nullità degli atti.
L'articolo 3 reca le norme generali e transitorie nonché le abrogazioni derivanti dal provvedimento. In particolare viene abrogata la disciplina dei poteri speciali recata dall'articolo 2 del decreto-legge n. 332 del 1994, a decorrere dalla data di entrata in vigore dell'ultimo dei decreti ovvero dei regolamenti che completano l'individuazione dei singoli settori. Cessano, altresì, di avere efficacia, a decorrere dalla data di entrata in vigore dei citati decreti o regolamenti, le disposizioni attributive dei poteri speciali contenute nei decreti del Presidente del Consiglio dei ministri di attuazione del decreto-legge n. 332 del 1994, nonché le clausole statutarie incompatibili con la nuova disciplina.
Sono quindi apportate modifiche all'articolo 3, comma 1, del decreto-legge n. 332 del 1994, al fine di ricomprendere le società operanti nei settori della difesa e della sicurezza nazionale, dell'energia, dei trasporti, delle telecomunicazioni e degli altri pubblici servizi tra quelle che possono comunque introdurre nello statuto un limite massimo di possesso azionario.
È infine modificato il codice del processo amministrativo al fine di estendere il rito abbreviato del processo amministrativo e la giurisdizione esclusiva del TAR del Lazio ai provvedimenti adottati nell'esercizio dei poteri speciali nei settori disciplinati dal provvedimento in esame.
L'articolo 3-bis prevede che, a decorrere dall'anno successivo a quello di entrata in vigore della legge di conversione del decreto, il Presidente del Consiglio dei ministri trasmetta al Parlamento, entro il 30 giugno di ogni anno, una relazione sull'attività svolta sulla base dei poteri attribuiti dal presente decreto.
L'articolo 4 reca la clausola di invarianza finanziaria mentre l'articolo 5 prevede infine l'entrata in vigore del provvedimento.
Come si vede, il testo del decreto-legge approvato dalla Camera dei deputati è equilibrato ed apprezzabile perché da un lato definisce meglio e specificamente i settori di intervento strategico e, dall'altro, consente al Parlamento di avere maggiori poteri di controllo. (Applausi dal Gruppo PdL).
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il relatore, senatore Agostini.
AGOSTINI, relatore. Signora Presidente, il collega Gentile, relatore per la 6a Commissione, ha già illustrato il contenuto del provvedimento, per cui mi limiterò ad alcune considerazioni e sottolineature, ribadendo anch'io il giudizio positivo sul decreto all'esame di questa Assemblea, che indubbiamente ha numerosi meriti.
Vorrei soffermarmi su quattro punti. Il primo. Il provvedimento è importante per due ragioni. La prima è che esso consente di porre rimedio al ricorso della Commissione presso la Corte di giustizia dell'Unione europea. Il ministro Moavero Milanesi ci ha ricordato, in sede di replica del dibattito nelle Commissioni riunite, che al momento dell'insediamento del Governo Monti il Ministro stesso e il Presidente del Consiglio hanno assunto l'impegno, in sede comunitaria, di modificare la disciplina italiana - che, come fra poco preciserò, nel corso di 17 anni, dal 1994 ad oggi, si è sostanzialmente articolata su quattro provvedimenti di legge - per renderla compatibile con il diritto comunitario. Questo ha consentito una sorta di congelamento, di stand by dell'azione di deposito del ricorso presso la Corte. Quindi, in primo luogo, emerge questo rilievo del provvedimento, che ci consente di rispondere in maniera specifica a tale fatto.
La seconda valenza positiva del provvedimento sta nel fatto che lo stesso in qualche modo rimette ordine - diciamo così - rispetto ad una materia che ha conosciuto una stratificazione normativa, come ho appena ricordato, dal 1994 ad oggi.
Voglio ricordare i quattro provvedimenti che, a mio giudizio, sono più rilevanti rispetto alla materia che stiamo affrontando. Il primo è il decreto-legge 31 maggio 1994, n. 332, sostanzialmente quello che prevedeva le procedure di privatizzazione che poi ebbero l'andamento che abbiamo conosciuto. In esso si individuavano dei limiti di possesso azionario (il 5 per cento per un singolo azionista), che tra l'altro permangono anche alla luce di questo provvedimento. Inoltre si prevedeva l'inserimento genericamente per le società pubbliche (questo è un punto su cui tornerò) della possibilità di utilizzo da parte dello Stato della cosiddetta golden share, cioè dell'utilizzo da parte dello Stato di poteri speciali nei confronti delle assemblee, di alcune operazioni straordinarie, dei patti parasociali e quant'altro.
Il secondo provvedimento che è intervenuto, non direttamente ma comunque su questa materia, è la riforma del diritto societario del 2003, che ha modificato, tra gli altri, anche l'articolo 2449 del codice civile, e che ha messo mano a due punti, prevedendo, in primo luogo, la nomina di alcuni membri del consiglio di amministrazione e del collegio sindacale da parte dell'azionista pubblico e, in secondo luogo, la possibilità di riservare allo Stato o agli enti partecipanti azioni fornite di diritti patrimoniali, o anche di diritti amministrativi specifici.
Questo ci mette direttamente in collegamento con il terzo provvedimento che è intervenuto su questa materia, ossia la finanziaria del 2006, che ha inserito le cosiddette poison pills, come si dice in gergo di mercato, per quanto riguarda le azioni di OPA nei confronti di società in cui è presente lo Stato. In questi casi, la disciplina del 2006 ha previsto una facoltà di riservare allo Stato uno specifico aumento di capitale attraverso le emissioni di azioni specifiche, che di fatto diventa lo strumento che consente allo Stato, in casi di OPA ostile, di vanificare l'OPA attraverso l'intervento diretto dello Stato.
Infine, c'è stato un quarto provvedimento, il più recente (il decreto ministeriale che lo ha attuato è del 3 maggio 2011), che consente alla Cassa depositi e prestiti di intervenire nei casi in cui ci siano possibilità, «minacce» (allora si usò questo termine, che io uso tra virgolette) di interventi da parte di società straniere sulle società italiane, soprattutto quotate. Era il caso - come ricordate - dell'investitore francese Lactalis nei confronti della Parmalat.
Il provvedimento del 2011 credo che meriti qualche specifica considerazione, perché il decreto ministeriale del 3 maggio 2011 ha poi in effetti definito dei criteri che, a mio giudizio, sono assolutamente laschi e di rilevanza troppo generale, rispetto ai quali ritengo sarebbe il caso che il Governo, in sede di emanazione della normativa secondaria cui ha fatto riferimento il collega Gentile, e nell'ambito del cui iter è previsto comunque il parere parlamentare, prenda in considerazione una forma di coordinamento. Infatti, in questo provvedimento - il cosiddetto Parmalat - vedo criteri eccessivamente larghi. Voglio soltanto ricordare che il decreto ministeriale del 3 maggio 2011 ha definito di rilevante interesse nazionale le società di capitali operanti nei settori della difesa, della sicurezza, delle infrastrutture, dei trasporti, delle comunicazioni, dell'energia, delle assicurazioni, dell'intermediazione finanziaria, della ricerca, dell'innovazione ad alto contenuto tecnologico e dei servizi pubblici. Mi chiedo allora, al di fuori dei settori qui elencati, cosa resti dell'apparato produttivo nazionale. Tra l'altro, come se non bastasse, il decreto aggiunge che, al di fuori di quelle indicate, sono di rilevante interesse nazionale le società che presentino un fatturato annuo netto non inferiore a 300 milioni di euro e che nel corso dell'ultimo esercizio abbiano avuto un numero medio di dipendenti non inferiore a 250, vale a dire la fotografia dell'apparato produttivo italiano di una certa sostanza e consistenza.
Mi domando dunque se non sia il caso di evitare forme eccessivamente discrezionali d'intervento, visto che invece il decreto, agli articoli 1 e 2, definisce correttamente, in maniera specifica ed obiettiva, i settori d'interesse nazionale. Il salto di qualità della legislazione nazionale, in questo caso, sta proprio nella differenza con quella ancora vigente (cioè dal 1994 fino al 2011), per la quale era sufficiente essere una società di carattere pubblico, con prevalenza quindi dell'azionista pubblico, per avere titolo ad esercitare la golden share. Oggi, invece, attraverso criteri pubblici obiettivi e verificabili dal mercato, si stabilisce finalmente che, solo nel caso in cui si intervenga in quei determinati settori che gli articoli 1 e 2 del decreto al nostro esame definiscono in maniera molto puntuale, si possano esercitare da parte dello Stato poteri speciali d'intervento.
Vi è poi un'altra considerazione da fare. Il sottofondo, per così dire, di questo provvedimento sta nel fatto che, attraverso queste misure, si tolgono di mezzo anche alcuni strumenti che rendono meno contendibili le società quotate. Credo che questo sia un fatto positivo, proprio perché uno degli elementi caratterizzanti della competitività di un mercato è la contendibilità delle imprese: oggi si parla tanto dell'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, ma sarebbe bene che ci soffermassimo anche su altri aspetti della competitività, o meglio, del gap di competitività del nostro sistema economico e dei mercati. Portare finalmente a trasparenza e obiettività i criteri attraverso i quali lo Stato può, ove lo ritenga opportuno, intervenire, proprio perché si tratta di quei settori che sono normati dagli articoli 1 e 2, realizza una condizione migliore, naturalmente, perché si possano esercitare da parte degli investitori i diritti di cui intendono avvalersi. Insomma, la capacità competitiva e l'attrattività di un Paese - e quindi quella possibilità di attrarre investitori stranieri che tutti auspichiamo, dato che il Governo si sta spendendo tanto in tale direzione, anche nelle relazioni internazionali - dipendono anche dalla qualità normativa che esso riesce a mettere in campo. È allora evidente che una buona infrastruttura normativa - concretizzata ad esempio da una legge come questa - consente di fornire all'Italia un quid pluris di capacità competitiva che è importante e significativo. Da ultimo, come il collega Gentile ha detto correttamente, ricordo che i provvedimenti amministrativi a cui il Governo è chiamato, come conseguenza del decreto-legge, passano attraverso il parere delle Commissioni parlamentari. Credo che questo sia un fatto importante perché consente di avviare un percorso sul quale anche il ministro Moavero Milanesi in Commissione si è soffermato ed impegnato (durante il dibattito ascolteremo poi la sua valutazione) affinché vi sia un raccordo stretto tra Governo e Parlamento in un'attività importante per migliorare la competitività del Paese.
Vedremo poi - ma questo farà parte della discussione successiva - che in sede di emendamenti e soprattutto in sede di ordini del giorno vi è la necessità di puntare l'attenzione su alcuni aspetti che riguardano una caratteristica specifica della situazione italiana. In Italia, nel settore delle telecomunicazioni (materia oggetto di uno specifico ordine del giorno presentato dal collega Barbolini), vi è infatti una situazione particolare, vale a dire che un gestore di tale comparto è anche proprietario della rete. Dunque vi è la necessità di produrre con chiarezza tutti gli elementi che definiscono la possibilità di avere una normativa specifica.
Credo sia importante approvare questo provvedimento, perché credo che dalla sua approvazione discenda anche un ulteriore elemento di qualificazione dell'attività dell'Italia nelle sedi internazionali, e anche un elemento ulteriore di competitività del nostro sistema economico. (Applausi dal Gruppo PD).
Saluto ad una rappresentanza di studenti
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, stanno assistendo ai nostri lavori gli studenti della Scuola secondaria di primo grado «28 maggio 1974» di Manerba del Garda, in provincia di Brescia, e dell'Istituto tecnico commerciale statale «Germano Sommeiller» di Torino, ai quali diamo il benvenuto. (Applausi).
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 3255 (ore 10,50)
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione generale.
È iscritto a parlare il senatore Lannutti. Ne ha facoltà.
LANNUTTI (IdV). Signora Presidente, onorevoli colleghi, questo provvedimento è molto importante perché, riprendendo le parole testé pronunciate dal senatore Agostini, si rendono più contendibili alcune società quotate, mentre si lascia fuori un settore strategico come quello delle telecomunicazioni, ove vi è un gestore che è proprietario della rete e, tra l'altro, anche di una televisione proprio in questi giorni oggetto di trattative. Una televisione che perde qualche decina di milioni di euro e che, probabilmente, nell'economia della società, si ritiene di dismettere, appunto per non perdere 60-70 milioni di euro l'anno.
Nel mio breve intervento in discussione generale desidero richiamare l'attenzione anche sul tema sull'italianità. Molte imprese sono state cedute in tantissimi settori. Vi è l'egemonia francese nel settore alimentare e nel settore della moda e importanti imprese italiane sono state acquisite. Da ultimo, voglio ricordare il caso di un'impresa che, anche se non è strategica, è stato oggetto di uno scandalo. Mi riferisco alla Parmalat, con 14 miliardi di euro di buco e 170.000 tra azionisti e risparmiatori sul lastrico. Quel buco - a detta dei magistrati e dei PM nell'ambito dei filoni di indagini di Parma e di Milano - si è prodotto per l'assenza di controlli, perché la Banca d'Italia era distratta e perché la CONSOB, probabilmente, era collusa.
Ebbene, di quell'azienda l'osannato risanatore Enrico Bondi (nominato, tra l'altro, dal Governo tecnico come tecnico), risanatore anche delle proprie tasche, avendo staccato una parcella come commissario Parmalat di 32 milioni di euro - ripeto, ben 32 milioni di euro - non ha saputo difenderne l'italianità. Infatti, dopo aver accumulato un tesoretto di 1,4 miliardi di euro, l'abbiamo passata ai francesi di Lactalis. A proposito della difesa dell'italianità, me lo ricordo, ai tempi delle scalate estive, dei "furbetti del quartierino", del Governatore che dava il bacio in fronte a Fiorani, ossia a quel banchiere che è stato inseguito da ordini di cattura per aver messo sul lastrico tanti risparmiatori e per aver addirittura utilizzato i conti dei morti, tra Natale e Capodanno, per addebitare oltre 100 euro a più di un milione di correntisti dell'ex Banca popolare italiana.
Ora voglio ricordare, sebbene non ve ne sia bisogno, essendo il ministro Moavero Milanesi davvero esperto di tali questioni, anche la posizione della Corte di giustizia dell'Unione europea, che ha affermato che l'utilizzo della golden share - stiamo parlando infatti della golden share - nelle legislazioni statali può in certe circostanze violare i precetti contenuti nel Trattato CE. In particolare, con la sentenza della prima sezione, in data 6 dicembre 2007, n. C-464 del 2004, ha affermato che l'articolo 56 CE deve essere interpretato nel senso che esso osta ad una disposizione nazionale, quale l'articolo 2449 del codice civile italiano, secondo cui lo statuto di una società per azioni può conferire allo Stato o ad un ente pubblico che hanno partecipazioni nel capitale di tale società la facoltà di nominare direttamente uno o più amministratori, la quale di per sé o, come nelle cause principali, in combinato con una disposizione, quale l'articolo 4 del decreto-legge 31 maggio 1994, n. 332, conferisce allo Stato o all'ente pubblico in parola il diritto di partecipare all'elezione mediante voto di lista degli amministratori non direttamente nominati da esso stesso, ed è tale da consentire allo Stato o a detto ente di godere di un potere di controllo sproporzionato rispetto alla sua partecipazione nel capitale di questa società.
Negli ultimi giorni si sono svolte alcune assemblee di azionisti di grandi entità quali ENEL ed ENI. La retribuzione di quei manager non sembra però soffrire della crisi e non sembra rispondere al tiro della cinghia a cui sono sottoposti gli operai, i lavoratori e la povera gente, strozzati dalle banche. Ricordo che ieri si sono registrati altri tre suicidi. Sono fatti, questi, che dobbiamo ricordare quando svolgiamo le nostre dichiarazioni in quest'Aula.
La golden share, quindi, opererebbe in violazione dei principi di libera circolazione dei capitali fondanti il Trattato di Schengen (insieme a quelli di circolazione di merci, persone e idee). Un soggetto privato dovrebbe inoltre sostenere un onere finanziario molto più elevato per comprare le azioni e detenere diritti di voto analoghi in consiglio di amministrazione. Tale privilegio statale deriva però dal primato della pubblica utilità, dal quale sono esclusi i soggetti privati.
Ricordo che la Corte di giustizia dell'Unione europea, su istanza della Commissione, ha condannato la Germania per la sua condotta del gruppo Volkswagen. Molti gruppi industriali in quel Paese sono ancora a partecipazione pubblica. Sto parlando della Germania del cancelliere Merkel e dell'ortodossia monetaria, della Germania che ha imposto il fiscal compact, la camicia di forza all'Europa. Meno male che la Francia si è ribellata e ha punito nelle ultime elezioni "Merkozy" e, quindi, il presidente uscente Sarkozy, la cui campagna elettorale è stata fatta dalla Merkel.
L'Europa è infatti un continente che si potrà risollevare non se si mette le camicie di forza, ma ritornando a ciò che fece Roosevelt dopo la grande depressione del 1929.
A titolo personale, ritengo che in una fase economica drammatica come questa, dove le banche hanno 270 miliardi di euro con un prestito triennale al tasso dell'1 per cento, vengono aiutate dagli Stati e si salvano a carico della fiscalità generale, con il sudore dei consumatori e degli azionisti e un conto corrente costa 295,66 euro, contro 114 di media europea, ritornare a qualche nazionalizzazione delle banche non sarebbe un errore. Infatti, non si tratta di ridurre la spesa, in una fase come questa: Roosevelt, con il New Deal, dette lavoro aumentando la spesa pubblica per uscire dalla Grande Depressione. Noi, mi permetto di dirlo al Ministro, qualche errore lo stiamo facendo perché, se è vero che abbiamo un debito pubblico elevato e che lo dobbiamo contenere, con una fiscalità che arriva ad una pressione del 58 per cento a carico dei contribuenti onesti, se non allentiamo la spesa e diamo lavoro, otterremo solo una recessione.
Ritornando all'argomento principale, con il termine golden share si indica l'istituto giuridico, di origine britannica, in forza del quale uno Stato, durante e a seguito di un processo di privatizzazione (o vendita di parte del capitale) di un'impresa pubblica, si riserva poteri speciali che possono essere esercitati dal Governo durante il processo medesimo. Fra questi poteri si segnalano quello di riservare allo Stato un certo quantitativo azionario, nonché quello di nominare un proprio membro nel consiglio di amministrazione della società oggetto di privatizzazione che, a differenza degli altri componenti dell'organo di governo dell'impresa, goda di poteri più ampi. Tale istituto mira a tutelare l'interesse della collettività in quelle società che si occupano di settori di rilevante importanza, detti anche public utilities.
Voglio anche ricordare che noi abbiamo presentato alcuni emendamenti, ma vi sono scadenze che incombono, e riteniamo quindi che questo articolato possa essere condiviso, perché in alcuni settori, come quello, importante, della difesa, è giusto che lo Stato possa dare il proprio nulla osta in caso di eventuali acquisizioni o scalate.
Al fine di valutare quindi la minaccia che potrebbe creare grave pregiudizio agli interessi essenziali della difesa e della sicurezza nazionale, il Governo considera la rilevanza strategica dei beni o delle imprese oggetto di trasferimento, l'idoneità dell'assetto risultante dalla delibera o dalla operazione a garantire l'integrità del sistema di difesa e sicurezza nazionale, la sicurezza delle informazioni relative alla difesa militare e agli interessi internazionali dello Stato, la protezione del territorio nazionale e delle infrastrutture critiche e strategiche delle frontiere, nonché gli altri elementi.
Poiché ho esaurito il mio tempo, concludo annunciando che noi voteremo sicuramente a favore del provvedimento in esame.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Torri. Ne ha facoltà.
TORRI (LNP). Signora Presidente, il provvedimento oggi in esame trae origine dalla scelta, che ci impone l'Unione europea, di aprire le aziende italiane anche ai capitali esteri: è in tale contesto che, volendosi in parte salvaguardare le aziende italiane da quelli che potrebbero essere interventi inusuali che potrebbero metterle a disagio e in crisi, nasce questo decreto.
Dico subito che come movimento politico già alla Camera abbiamo percorso la scelta dell'astensione, di cui spiegherò i motivi. Per quanto riguarda in modo specifico il mio intervento, mi concentrerò sugli aspetti inerenti al sistema della difesa, ossia le aziende del sistema Italia che hanno a che fare con la difesa dello spazio a livello militare.
Affermo con convinzione - anche a rischio di essere interpretato in maniera strumentale - che probabilmente anche gli ultimi eventi che hanno riguardato alcune aziende italiane del settore, non ultima Finmeccanica (mi rifaccio alle pressioni che si sono verificate e ai chiacchiericci su indagini e su questioni interne alla Finmeccanica, che interagirebbe sulla politica in senso globale, quindi anche sui partiti italiani), potrebbero rappresentare una fonte di grande danneggiamento per l'azienda. Vorremmo capire se tutto questo ha il fine di fare luce e chiarezza o se, magari, l'obiettivo è creare un danno d'immagine a una grande azienda come Finmeccanica. Credo che i posti di lavoro e le aziende debbano essere tutelati. Detto ciò, se occorre fare chiarezza è corretto agire in tal senso, fino in fondo.
Siamo convinti che il decreto‑legge in esame sia in parte condivisibile, ma sia anche un po' debole. Questi sono i motivi per i quali già alla Camera abbiamo percorso la linea dell'astensione. Le misure che prevedono di arginare i rischi che ho paventato, infatti, non sono veramente forti. Siamo preoccupati per gli assetti proprietari, anche perché queste cose potrebbero risultare da delibere delle società. Non siamo molto convinti di aver affrontato nella maniera migliore la situazione, per evitare che vi sia una perdita importante per le nostre aziende.
Vi è anche un altro aspetto che riteniamo discutibile, relativo al settore del credito. Le aziende della difesa appartengono ad un comparto che ci ha consentito una grande visibilità, per le missioni ma anche per altre motivazioni. Dobbiamo ragionare molto seriamente. Le aziende del comparto garantiscono molti posti di lavoro, e si prevede che ne producano di ulteriori.
Riprendo il tema della discussione, che dovremo prima o poi affrontare, inerente i tagli e la modificazione del sistema difesa. Nel nostro Paese è in corso un dibattito serio che riguarda gli F-35. Noi della Lega siamo a favore di una rimodulazione dell'acquisizione di F-35, ma riteniamo anche che tale questione abbia riflessi molto importanti sulla tutela dei posti di lavoro e, sicuramente, anche sul versante strategico, poiché dà all'Italia la possibilità di essere uno dei primi Paesi d'Europa nel comparto della difesa. So che quando arriveremo a discutere questi argomenti si aprirà una fase pesante, ma tra le aziende che saranno coinvolte nel dibattito ci sarà Finmeccanica. Capite, quindi, che bisogna essere molto oculati nel cercare di evitare che vi sia il deprezzamento o la messa in liquidazione di un'azienda così importante.
Per quanto concerne gli altri capitoli, i miei colleghi saranno ancora più esaurienti.
Per quanto riguarda la difesa, le motivazioni che ho appena detto ci inducono all'astensione. Riteniamo che in questo importante momento per il Paese le scelte vadano fatte in modo oculato e serio, non dettate magari dal bisogno anche qualunquistico, diciamo così, della messa a posto dei conti, o da altre mille cose: quando si parla di aziende che esprimono leadership di settore, e sono italiane, dovremmo avere veramente l'umiltà di vedere fino in fondo i pro e i contro dei vari decreti che mettiamo in campo.
Per quanto ci riguarda, quindi, preannuncio a nome del Gruppo l'astensione. (Applausi dal Gruppo LNP).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Barbolini. Ne ha facoltà.
BARBOLINI (PD). Signor Presidente, signor Ministro, il provvedimento al nostro esame interviene a disciplinare i poteri speciali dello Stato sugli assetti strategici e di interesse nazionale, con una revisione del decreto-legge n. 332 del 1994, che concerneva una riserva di poteri speciali - la cosiddetta golden share - attribuiti allo Stato in quella fase in cui si dava inizio al processo delle privatizzazioni ed era anche legittimo avere un atteggiamento per qualche profilo di particolare rigidità e di salvaguardia.
In ragione delle modifiche apportate a quella disposizione di 18 anni fa, vi è l'auspicio - ed anche qualcosa di più - che riusciremo ad evitare che il nostro Paese incorra in una procedura d'infrazione, in gestazione da parte dell'Unione europea, proprio in merito alla disciplina nazionale, come sopra richiamata.
La procedura - come veniva ricordato dai relatori e come ha detto il ministro Moavero Milanesi intervenendo nelle Commissioni riunite 5a e 6a, è stata infatti sospesa, con un atto di riguardo, al momento del cambio di Governo, in modo da consentire al nuovo Esecutivo di esaminare la problematica e di affrontarla in maniera organica. E per l'appunto la risposta che viene data con questo nuovo intervento normativo è tale da rappresentare una solida e appropriata risposta, organica e coerente rispetto alle criticità evidenziate in sede europea. Dico di più: è anche una soluzione - va sottolineato - molto innovativa, e noi auspichiamo possa diventare un possibile riferimento anche per l'adeguamento da parte di altri Paesi dell'Unione alle stesse modalità e principi.
Con questo testo, il potere speciale, quello che lo Stato mantiene a se stesso, risponde a una nuova impostazione concettuale. È un potere meno unilaterale e discrezionale di quel che era in precedenza, perché consente, ancora, una facoltà di opposizione e anche, successivamente, uno step ulteriore di prescrizione, e perfino arriva, ma solo in ultima istanza, a consentire interventi di tipo ostativo. Ma questo avviene in un ambito ben determinato e circoscritto, riferito, cioè, come recita il testo del decreto, alle «reti e gli impianti, ivi compresi quelli necessari ad assicurare l'approvvigionamento minimo e l'operatività dei servizi pubblici essenziali, i beni e i rapporti di rilevanza strategica per l'interesse nazionale...».
Dunque, è una prerogativa più circoscritta e delimitata, anche se con un ambito applicativo potenzialmente più esteso, perché è previsto si possa applicare a tutte le società, e non soltanto a quelle partecipate dallo Stato e da altri enti pubblici, che operano nei settori strategici della difesa e della sicurezza nazionale, nonché a quelle che curano attività di rilevanza strategica nei settori dell'energia, dei trasporti e delle comunicazioni.
Presidenza del vice presidente CHITI (ore 11,10)
(Segue BARBOLINI). Fissati i principi, la delimitazione degli oggetti di effettiva rilevanza strategica è rimessa ad appositi decreti del Presidente del Consiglio dei ministri per il settore difesa e sicurezza, da adottare entro 90 giorni dalla entrata in vigore della legge di conversione del decreto, mentre per i profili di energia, trasporti e comunicazioni si prevede, entro 120 giorni, che lo strumento sia quello dei regolamenti. Gli uni e gli altri, decreti del Presidente del Consiglio dei ministri e regolamenti, grazie al lavoro di affinamento e alle migliorie al testo apportate nella discussione alla Camera, si prevede che siano contestualmente rimessi per un parere, da rendere entro 20 giorni, alle Commissioni parlamentari competenti per il merito.
La discussione alla Camera ha inoltre introdotto, tra le altre modiche significative, un nuovo articolo che prevede sia trasmesso al Parlamento dal Presidente del Consiglio, a partire dal 2013, entro il 30 giugno di ogni anno, una relazione sull'attività svolta in base ai poteri attribuiti dal decreto che convertiremo, con particolare riferimento ai casi specifici e agli interessi pubblici che hanno motivato l'esercizio dei poteri in esso previsti. Voglio sottolineare tale aspetto perché ritengo che sia molto apprezzabile l'attenzione rivolta alle funzioni di indirizzo, valutazione e controllo riconosciute in questa circostanza al Parlamento in tutte le fasi della procedura. Si tratta, ripeto, di un aspetto che merita di essere rimarcato, apprezzato e di cui voglio dare atto nella discussione perché rappresenta un elemento qualificante della filosofia e dell'impianto complessivo della norma.
Certo, come è stato ricordato dai relatori e da altri interventi, la nostra seconda lettura ha necessariamente dovuto tenere conto delle scadenze vincolanti dei tempi di conversione del decreto. Purtuttavia, senza pensare di apportare emendamenti al testo, la discussione nelle Commissioni e il proficuo confronto con i relatori e il Governo hanno consentito di approfondire alcuni profili rimasti non pienamente definiti, anche se sostanzialmente emersi, in sede di esame alla Camera. Mi riferisco in particolare a due ordini del giorno, che abbiamo proposto come Partito Democratico (vi ha accennato il relatore Agostini), e che, condivisi, sono diventati patrimonio delle Commissioni proprio per il dibattito dell'Aula, e su cui anche il Governo ha manifestato condivisione, pur con qualche modifica formale del testo.
L'ordine del giorno G 1.100 impegna il Governo a far sì che, nell'ambito della predisposizione dei decreti di cui al comma 1 dell'articolo 1 inerenti ai settori della difesa e della sicurezza nazionale, quelle attività che sono relative al settore delle telecomunicazioni e che, in virtù della loro stretta connessione con le esigenze di difesa e sicurezza nazionale, possano assumere rilevanza strategica per il sistema di difesa e sicurezza, siano, in casi particolari, anch'esse assoggettate alla disciplina di cui all'articolo 1.
L'ordine del giorno G 2.100 coglie un'esigenza riferita a quei soggetti che entrano invece nella sfera di interesse del provvedimento per i profili strategici dei settori dell'energia, dei trasporti e delle comunicazioni, che possiedono e controllano. Tutti - le principali imprese a controllo pubblico come ENEL, ENI, Terna, Finmeccanica, e anche Telecom, che non è a controllo pubblico ma possiede importanti asset strategici in tale settore - hanno manifestato adesione e condivisione (mi riferisco alle audizioni svolte alla Camera) sul nuovo modello dei poteri speciali, esprimendo però anche preoccupazione per la complessa gestione degli adempimenti che la riforma impone. Anche il Governo dovrà attrezzarsi per gestire bene l'ingente mole di informazioni di cui, tramite le notifiche, verrà in possesso.
Nello spirito di trovare le migliori modalità di relazione, nell'ordine del giorno G2.100 si auspica che le disposizioni attuative previste dal comma 1 dell'articolo 2 comprendano, attraverso i regolamenti, e previo parere delle Commissioni parlamentari competenti, anche una definizione delle modalità organizzative per lo svolgimento delle attività propedeutiche all'esercizio dei poteri speciali e definiscano, altresì, le tipologie di atti e operazioni da sottoporre a procedura di notifica, secondo criteri di semplificazione degli adempimenti, anche mediante la predisposizione di modelli standard e la previsione di modalità telematiche di comunicazione, al fine di non aggravare le incombenze richieste dalla riforma.
In conclusione, giudichiamo importante e condividiamo, come Partito Democratico, il ridisegno normativo che viene così attuato. Semmai, raccomandiamo al Governo - come ricordato dal senatore Agostini - di valutare l'opportunità di armonizzare, nei modi e nelle forme che riterrà, ai criteri di tale decreto la filosofia che ha orientato le norme introdotte l'anno scorso dal decreto-legge n. 34 del 2011, che lasciano invece una ridondanza di discrezionalità e un troppo ampio campo di applicabilità nelle mani del Ministro dell'economia pro tempore.
Credo sarebbe opportuno ricondurre al Governo e al Presidente del Consiglio, con il coinvolgimento delle Commissioni competenti, seguendo quindi la procedura prevista in questo decreto, la facoltà di autorizzare la Cassa depositi e prestiti ad effettuare investimenti strategici secondo logiche squisitamente di mercato. Recuperare una coerenza con i due pilastri su cui poggia il decreto di cui ci occupiamo sarebbe credo utile.
In questo provvedimento, e concludo, ci sono due elementi che voglio sottolineare. In primo luogo, si fa salvo, giustamente per il Governo e il Parlamento, un meccanismo di trasparenza basato su criteri chiari e definiti ex ante, in grado di legittimare, non perché fondati su presupposti discrezionali o unilaterali ma perché appunto predeterminati in modo trasparente, l'esercizio di una vigilanza e di una supervisione con possibilità di ricorrere a condizioni, veti o opposizioni.
Al tempo stesso, ed è importantissimo sottolinearlo, si supera ogni rigidità di tipo protezionistico affermando il principio che, al di là della proprietà o della partecipazione pubblica nel campo dell'economia, chi opera - e ciò vale anche quando l'attore è lo Stato o il settore pubblico - lo fa secondo le regole del mercato e della libera concorrenza. Ci si dota in questo caso di una legislazione trasparente, con l'auspicio che ciò possa risultare attrattivo per investimenti di capitali provenienti da altri Paesi. Di certo, non c'è un automatismo, ma sicuramente anche in questo modo si pongono basi più solide per costruire occasioni di crescita e di maggiore occupazione nel nostro Paese. (Applausi dal Gruppo PD).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Castelli. Ne ha facoltà.
CASTELLI (LNP). Signor Presidente, credo che questo decreto, che peraltro già di per sé riveste una notevole importanza, ci possa dare l'occasione per fare qualche considerazione di carattere più generale. Se infatti è pur vero che non sono passati poi molti mesi dall'insediamento del Governo Monti, comunque non ne sono passati neanche pochissimi; sono stati chiesti numerosissimi voti di fiducia e sono stati emanati numerosi decreti, quindi credo che una qualche conclusione o comunque una qualche idea dell'azione del Governo Monti la si possa trarre. All'interno di questa più generale azione politica, si può valutare anche questo decreto.
Voglio ricordare che i primi due provvedimenti (ovviamente decreti-legge su cui è stata chiesta la fiducia, perché, quando non chiede la fiducia, il Governo rischia, come abbiamo dimostrato la settimana scorsa) hanno avuto dei nomi molto pregnanti dal punto di vista della propaganda. Sotto questo punto di vista, devo dire che questo Governo, con l'aiuto di tutti i giornalisti "salivatori" che lo circondano, è veramente molto efficace. Bene, abbiamo visto che il primo decreto è stato chiamato salva Italia. Dopodiché, una volta che il Paese è stato salvato, è stato emanato un altro decreto, il cosiddetto cresci Italia. Credo che a questo punto, se quei due decreti, con nomi così immaginifici e, diciamo, anche ficcanti nei confronti dell'opinione pubblica avessero raggiunto il risultato, non dovremmo essere qui a discutere più di niente: abbiamo salvato l'Italia e l'abbiamo fatta crescere, cosa vogliamo di più? Potremmo magari anche dedicarci a una più normale amministrazione. Bene, dopo sei mesi possiamo vedere qualche numero per capire se veramente l'Italia è stata salvata ed è cresciuta, perché credo che un decreto-legge emanato in via d'urgenza dovrebbe avere immediatamente un qualche risvolto pratico sull'economia, la società e l'andamento del Paese.
La disoccupazione è ai massimi storici (10 per cento); la disoccupazione giovanile è ai massimi storici (36 per cento); lo spread non è sceso, e anzi, dopo una prima discesa, oggi torna a salire, e per un motivo molto semplice: la variazione dello spread non è in correlazione con il prestigio del Governo Monti, ma semplicemente è legata al trilione di miliardi che la BCE ha consegnato alle banche europee. Sappiamo che le banche hanno acquistato i nostri BOT e che adesso non hanno più soldi per acquistarli. Bisogna tornare al mercato, quello vero, e lo spread risale. La produzione industriale sta crollando, e il PIL è a meno 2 per cento: insomma, non abbiamo salvato nulla e l'Italia non solo non cresce, ma sta precipitando.
Aggiungo l'ultimo dato, che è passato quasi sotto silenzio: il fabbisogno di cassa dello Stato era di 38 miliardi di euro l'anno scorso ed è di 30 miliardi quest'anno. È praticamente la stessa cifra. L'azione ficcante e dirompente di salvataggio del Governo Monti non è servita a niente. Ricordo che 8 miliardi di euro sono l'1 per cento del bilancio dello Stato.
Per quanto riguarda la famosa spending review, per la quale è stato nominato un Ministro tecnico, che a sua volta ha avuto bisogno di un altro tecnico, che a sua volta ha avuto bisogno dei suggerimenti degli italiani (avremmo potuto chiedere direttamente alla "signora Mariuccia" che cosa fare per ridurre le spese), ci si pone un obiettivo di 7 miliardi, cioè nulla: questi sono i numeri con quali abbiamo a che fare. Dall'altra parte, c'è la propaganda che ancora agisce o tenta di agire, perché evidentemente ormai gli italiani stanno capendo che anche questo Governo dei professori non riesce a risolvere nulla e a trovare il bandolo della matassa.
Infatti, le questioni sono altre, e credo che questo decreto ci possa portare a capire quali sono le reali condizioni per le quali il Paese non può crescere. Ieri Monti ha rilasciato una dichiarazione infelicissima, perché si è accorto che è venuto al Governo come salvatore della Patria, ma non riesce a salvare nulla e deve cercare i capri espiatori. Si stanno susseguendo nel Paese tragici avvenimenti, con il profilarsi di una sorta di processo di emulazione, per cui gli imprenditori si suicidano: è un fenomeno di una gravità eccezionale. Ebbene, il Presidente del Consiglio non ha saputo fare altro che dire che la colpa è di chi ha creato le condizioni per le quali oggi non si riesce ad uscire dalla crisi. Sono assolutamente d'accordo: peccato che non siano quelli a cui lui si riferisce, cioè quelli che hanno governato in questo ultimo decennio. Tra l'altro, ricordo che in questo ultimo decennio hanno governato destra e sinistra: anche questo non va mai dimenticato.
A che sono serviti i due anni del Governo Prodi? A smontare tutte le azioni riformatrici che il Governo Berlusconi aveva portato avanti dal 2001 al 2006. Ricordiamone alcune, perché credo che ne valga la pena: è stata fatta una grande riforma costituzionale, che se oggi fosse in vigore avremmo superato il bicameralismo e potremmo andare a votare con il monocameralismo. Potremmo andare a votare con meno parlamentari, cosa che il Paese chiede da tanto tempo, che nessuno fa e che noi avevamo fatto. Potremmo andare a votare con un Governo più forte, perché il Primo Ministro avrebbe la possibilità di sfiduciare i Ministri. Insomma, potremmo andare a votare l'anno venturo con un Paese più moderno. Il Paese (a parte - mi piace ricordarlo - i veneti e i lombardi) ha dato retta alle sirene della sinistra e ha affossato quella grande riforma costituzionale, di cui oggi invece si sentirebbe molto il bisogno.
Negli stessi anni, l'allora ministro del lavoro Maroni aveva riformato il mercato del lavoro (riforma oggi tanto vituperata, sotto certi aspetti: ma voglio ricordare, colleghi, che è molto meglio un giovane precario che un giovane disoccupato, e le flessibilità che erano state introdotte attraverso la legge Biagi servivano proprio ad introdurre i giovani nel mondo del lavoro). Aveva riformato le pensioni, con il famoso "scalone", che Prodi ha cancellato. Questa cosa ci è costata 10 miliardi all'anno (tutti se lo dimenticano).
Il sottoscritto, modestamente, contro tutto e contro tutti, perché il presidente della Repubblica Ciampi fece di tutto per bloccarla, varò la riforma della giustizia, che il ministro Mastella poi cancellò. Queste cose sono state fatte. Il Paese avrebbe potuto essere più moderno. Oggi non lo è.
Ma soprattutto, perché non riusciamo ad uscire dalla crisi economica, industriale e produttiva che sta portando a fondo il Paese? Per un motivo molto semplice: le nostre aziende non ce la fanno. Voglio ricordare ai colleghi un altro dato che viene sottaciuto. Negli ultimi cinque anni le nostre aziende hanno creato un milione e mezzo di posti di lavoro. Ripeto: un milione e mezzo di posti di lavoro! Tutti all'estero! Se poi aggiungiamo i quattro milioni di posti di lavoro occupati da stranieri, questo vuol dire che negli ultimi vent'anni gli italiani hanno rinunciato a cinque milioni e mezzo di posti di lavoro.
Qual è la tenaglia che ci sta uccidendo? Qual è la tenaglia dalla quale non riusciamo ad uscire? È molto semplice. Ha due ganasce: una è l'euro, fortissimo, che ha messo in gravissima difficoltà la competitività delle nostre aziende. Tante cose si dimenticano, ma io ricordo che quando è nato, l'euro valeva più o meno un dollaro; è andato subito a un dollaro e mezzo, mettendo fuori gioco le nostre aziende. L'altra è la globalizzazione. Mi dite voi come si fa a competere quando, per fare gli stessi prodotti, un'ora di lavoro in Italia costa venticinque euro e in Cina due euro e mezzo? Ditemi voi come si fa.
Sui giornali di oggi c'è un allarme degli industriali del "bianco", che hanno detto che, se il Governo non interverrà, se ne andranno anche loro. Un settore strategico se ne andrà. La FIAT se n'è andata, perché è del tutto ovvio che, facendo parte di una società globalizzata, si va dove il mercato consente di sopravvivere, dove le condizioni, soprattutto fiscali e finanziarie, consentono di andare avanti. Io ricordo che il gruppo FIAT-Chrysler ha ricevuto enormi aiuti (miliardi e miliardi di dollari) dal Governo degli Stati Uniti e che in quel Paese si paga la metà delle tasse che si pagano da noi. Dunque, dove volete che vada la FIAT? È evidente che andrà negli Stati Uniti.
Il quadro è fosco, anzi, disastroso. Se non interveniamo il più rapidamente possibile attraverso aiuti alle nostre aziende, che possono essere incentivi molto pesanti (è chiaro che sto parlando a livello europeo), o dazi (introdotti anche da Obama), non ne usciremo mai. Potremo fare quello che vogliamo, ma la crescita sarà soltanto un mantra che verrà evocato in tutti i talk show televisivi. Non so se avete notato, una volta si diceva "abracadabra", ora tutti vanno in televisione a dire che per uscire dalla crisi ci vuole la crescita. Ma come? Con quali mezzi? Come? Ditemelo, per favore. Qualcuno ci dica come si può fare.
Bene, all'interno di questo quadro - vorrei adesso intervenire nel particolare, sennò sembra che io parli di altre cose - che ho già definito disastroso, si inserisce questo decreto. Vi sono alcune nostre aziende che, fortunatamente, hanno ancora un tale valore tecnologico, un tale valore organizzativo e di capacità da riuscire a sopravvivere. Sono le grandi aziende di cui si è parlato in questo decreto e che sono evidentemente appetibili all'estero.
Tra le poche aziende italiane che oggi resistono la prima è Finmeccanica, per un motivo molto semplice: è chiaro che chi fornisce armi in tutto il mondo non può non essere controllato dai Paesi stessi cui le fornisce. È chiaro che vi sono alcuni Paesi, come gli Stati Uniti e il Regno Unito, che hanno un grandissimo interesse a controllare Finmeccanica, che è l'azienda che fornisce loro elicotteri e armi leggere, per un settore assolutamente fondamentale. Guarda caso, Finmeccanica oggi è sotto un attacco pesantissimo. Come mai? Sarà un caso? Probabilmente è un caso, e non abbiamo alcun elemento che possa dirci che non lo sia.
PERDUCA (PD). Ricordati chi ci avete mandato!
CASTELLI (LNP). Chi ci abbiamo mandato?
PERDUCA (PD). Belsito.
CASTELLI (LNP). Belsito era in Fincantieri.
PERDUCA (PD). Ah bè!
CASTELLI (LNP). Ricordo, giusto per parlare della cantieristica, che nel 1992 la cantieristica italiana, soprattutto Fincantieri, deteneva il 5 per cento del mercato mondiale grazie agli aiuti dell'Europa a tutta la cantieristica europea. Poi, in nome della globalizzazione, abbiamo tolto gli aiuti, e oggi siamo a meno dell'1 per cento. Non penso che questo sia colpa di Belsito, ma probabilmente di cervelloni come Monti che hanno voluto la globalizzazione e l'apertura del mercato oltre ogni misura. Ricordiamoci che oggi siamo indifesi, e questo provvedimento può valere qualcosa solo se verrà applicato.
Pensiamo soltanto al criterio di reciprocità. Oggi i francesi, attraverso alcuni "cavalli di Troia", agiscono all'interno delle nostre Ferrovie, ma le nostre Ferrovie, al contrario, non possono andare in Francia. Possibile che dobbiamo essere sempre l'anello debole, il vaso di coccio tra i vasi di ferro dell'Unione europea? Cominciamo finalmente a porci il problema della posizione del nostro Paese all'interno dell'Unione europea, nella quale abbiamo sempre detto di sì. Solo i Ministri della Lega avevano il coraggio di andare nei Consigli dei ministri dell'Unione europea competenti a dire di no. Questa è storia, e oggi ne cogliamo i frutti. E non c'è ministro Monti che tenga, se non risolviamo questi problemi, che sono di natura strutturale. Questo è il dato.
Per concludere, il decreto-legge in esame cerca di arginare un altro intervento dell'Unione europea che vuole abbattere le difese da noi poste per salvaguardare le nostre ultime aziende strategiche. Sicuramente è meglio di niente. Ma il nostro auspicio è che venga realmente applicato, anche perché nel testo si rimanda a successivi decreti di rango inferiore, per cui non si capisce in concreto cosa accadrà.
In ogni caso, noi avremmo voluto che fossero più ampi i campi di intervento, che invece sono ristretti a questi, fondamentali. Si tratta comunque di un punto di partenza, per cui alla fine il nostro giudizio non è negativo. (Applausi dal Gruppo LNP).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Pinotti. Ne ha facoltà.
PINOTTI (PD). Signor Presidente, ho ascoltato con attenzione i relatori e i colleghi che sono intervenuti. Mi trovo perfettamente d'accordo con quanto detto sia dal senatore Agostini che dal senatore Barbolini. Come ricordato da tutti, si tratta di un intervento legislativo che salvaguarda gli assetti proprietari delle società operanti in settori strategici di interesse nazionale attraverso l'introduzione di poteri speciali di governance societaria e di strumenti a difesa da scalate ostili.
Si è detto che, in particolare, si parla dei settori che riguardano la difesa e la sicurezza nazionale, oltre che l'energia, i trasporti e le comunicazioni. Per questo motivo, il provvedimento è passato anche in Commissione difesa, e questa ha espresso un parere sui profili di competenza. Il parere è stato espresso come è ovvio rapidamente: capiamo tutte le necessità della decretazione d'urgenza (era stata avviata anche una procedura di infrazione europea) e siamo d'accordo con quanto è stato proposto, con quanto è stato elaborato dalla Camera e quindi presentato al Senato.
In particolare, per quanto riguarda la difesa, si affronta il tema dell'esercizio dei poteri speciali nei confronti di tutte le persone giuridiche che svolgono attività considerate di rilevanza strategica, non più soltanto nei confronti di società privatizzate, come diceva il relatore Agostini. Poi si parla anche di specifiche condizioni per l'acquisto di partecipazioni nei settori della difesa e della sicurezza per evitare di pregiudicare interessi essenziali nei settori stessi.
Su tutto questo, i senatori della Commissione difesa all'unanimità si sono trovati d'accordo, ma si è aperta una discussione interessante (mi ponevo la domanda se fosse propria rispetto al tema del provvedimento, ma, visto come si è allargata la discussione in quest'Aula, su tutto l'universo mondo, mi sento sicuramente di riproporla) connessa al ragionamento sul settore della difesa e sulle produzioni Finmeccanica, su quanto oggi sia importante mantenere il duale dentro un grande gruppo come quello di Finmeccanica. Inoltre, al di là dei settori della difesa e della sicurezza, che più strettamente riguardavano la nostra Commissione, guardavamo con preoccupazione ad alcuni movimenti (sono stati preannunciati dai giornali, sono stati oggetto anche di discussione in alcuni dei consigli di amministrazione di Finmeccanica) che stanno avvenendo riguardo ad alcune imprese nel settore non specifico della difesa, ma specifico invece dei trasporti e dell'energia. Mi riferisco alla ventilata possibilità di dismissioni di Ansaldo Energia, Ansaldo STS e Ansaldo Breda.
Per quale motivo avevo dubbi ad intervenire al riguardo? Perché ovviamente, parlando della golden share, parliamo di un'altra questione, però il mantenimento di asset strategici dobbiamo vederlo sia dal punto di vista complessivo della golden share che da un punto di vista di prospettive e di politiche industriali per il nostro Paese.
Pensavo fosse giusto riportare in quest'Aula, anche al Governo, la discussione sviluppatasi in Commissione. In Commissione difesa tutti gli intervenuti, di qualsiasi forza politica, hanno evidenziato come sia un errore in questo momento immaginare che un gruppo come Finmeccanica si concentri esclusivamente sul core business della difesa. È sbagliato per vari motivi. Quando già in precedenza, nel 2004, Finmeccanica aveva dato questo tipo di orientamento, con un'azione parlamentare quest'ultimo era stato modificato, ed era stata un'azione molto intelligente, in quanto, ad esempio sul settore dell'energia, l'Ansaldo Energia ha cominciato a produrre utili, mentre la difesa ha cominciato ad avere dei problemi perché sono stati diminuiti i relativi bilanci (non solo quello italiano, ma anche quello delle altre realtà che si fornivano da Finmeccanica) e quindi, da questo punto di vista, c'è stato un calo delle entrate.
Però, oltre ad una questione che fa riferimento alla cassa, o comunque alle entrate, si tratta di ragionare sulla capacità che l'Italia deve mantenere, capacità di testa, in merito a settori strategici come l'energia e i trasporti. Ansaldo Energia è già stata acquisita da un fondo di investimento americano al 45 per cento. Immaginare di dismettere altro vuol dire perdere la testa in questo momento, ancor prima di considerare i rischi per i posti di lavoro, in un settore fondamentale e strategico com'è quello dell'energia.
Lo stesso problema lo possiamo notare anche per quanto riguarda Ansaldo Breda e Ansaldo STS, che io conosco meglio perché ha sede a Genova. Nel settore del segnalamento abbiamo acquisito delle capacità di primazia mondiale che ci sono riconosciute e, dismettendolo, rischiamo di perdere queste possibilità.
Allora, non è soltanto un problema di perdere know-how. È certo che un partner industriale straniero, che può sicuramente essere interessato, può mantenere anche in Italia parte della produzione, ma rischiamo di perdere l'attenzione rispetto a queste cose. In Italia abbiamo già perso troppo sul tema della politica industriale: non possiamo perdere anche questo.
Chiedo al Governo (lo abbiamo chiesto con numerosi atti di sindacato ispettivo, lo continuo a chiedere in questa sede, lo abbiamo chiesto in Commissione) che le decisioni su Finmeccanica non si lascino esclusivamente al consiglio di amministrazione, che farà un ragionamento per tenere insieme i bilanci, perché si tratta di dare un orientamento che avrà un peso nel futuro della politica industriale di questo Paese. Finora il Governo non ha risposto in Parlamento agli atti di sindacato ispettivo; ha fatto alcune dichiarazioni, però molto generali. Ritengo che su questo aspetto (anche se - ripeto - è un po' a lato rispetto al tema oggetto del decreto, ma mi importava sottolinearlo al Governo) ci debba essere una presa in carico dell'Esecutivo, una responsabilizzazione. (Applausi dal Gruppo PD).
Saluto ad una rappresentanza di studenti
PRESIDENTE. Sono presenti in tribuna in occasione della loro visita al Senato gli studenti e gli insegnanti del Liceo scientifico «Michele Amari» di Linguaglossa, in provincia di Catania. A loro vanno il saluto del Senato e gli auguri per l'attività di studio. (Applausi).
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 3255 (ore 11,43)
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Bonfrisco. Ne ha facoltà.
BONFRISCO (PdL). Signor Presidente, onorevoli colleghi, com'è già stato detto da coloro che mi hanno preceduto, il provvedimento oggi in esame in quest'Aula riveste un'importanza davvero strategica per il nostro Paese. Si tratta infatti di una tempestiva azione volta a porre rimedio ad una procedura d'infrazione in corso da parte dell'Unione europea nei confronti del nostro Paese, in merito alla disciplina nazionale concernente l'esercizio dei poteri speciali attribuiti allo Stato sulle società privatizzate.
La materia è già stata esaminata dal precedente Governo e ripresa per cause strutturali da quello attuale, che ha svolto alla Camera dei deputati prima e in Senato poi un lavoro molto approfondito. Nonostante la materia sia stata oggetto di un decreto-legge, che per sua natura deve avere tempi rapidi ed efficaci, l'esame del provvedimento si è svolto comunque con il necessario approfondimento, fornendo una risposta precisa, organica e, a mio parere, anche esaustiva agli aspetti critici evidenziati in sede europea.
Possiamo innanzi tutto notare come non solo nel nostro Paese siano presenti normative inadeguate e non sempre del tutto rispondenti ai dettami del diritto comunitario. Questo è uno dei temi più rilevanti, ma molti altri sono davanti a noi e li affronteremo tra pochi giorni, ad esempio, con l'esame della legge comunitaria. Questo elemento, però, non deve essere per noi una giustificazione, bensì ricordarci che il processo di adeguamento dei Paesi comunitari ad un diritto che va sempre più sulla via dell'armonizzazione non è sempre lineare ed immediato. Spero che terremo presenti questa osservazione e questa analisi, che molti colleghi condividono, anche nei prossimi giorni, quando affronteremo l'esame della comunitaria, che probabilmente sarà difficile.
In questo caso, però, si tratta di tutelare in modo legittimo gli interessi nazionali, che non possono essere sacrificati, pur lavorando nel senso dell'assoluto adeguamento ai principi ed alle regole sanciti all'interno dei trattati europei, trattati che chiaramente mirano a garantire uniformità amministrativa nell'Unione europea, ma anche libertà di azione nel rispetto delle azioni di ogni singolo Stato membro.
La revisione delle attribuzioni allo Stato di poteri speciali relativamente a settori societari strategici diventa quindi un tema cardine per garantire il giusto equilibrio tra legittimità degli interessi nazionali e rispondenza all'interno del quadro comunitario. In quest'ottica, merito del provvedimento è stato, tra gli altri, quello di prevedere la sostituzione del potere di autorizzazione con il potere di opposizione da esercitarsi nei confronti dei soggetti comunitari o extracomunitari. Grazie all'esame, sono venuti alla luce molti aspetti del nostro quadro normativo che, seppure in altre sedi, meriterebbero una riconsiderazione ed un adattamento alle nuove realtà, in modo da consentire uno snellimento e una maggiore linearità dell'azione statale, come ribadito più volte in quest'Aula da me e da altri colleghi di più parti politiche: in una parola, meno burocrazia.
Ed è proprio nella macchinosità dell'apparato burocratico che risiede la preoccupazione che ha animato l'esame in entrambe le Camere, che hanno avuto l'obiettivo di evitare un'applicazione inutilmente estensiva della disciplina in esame.
Il ristrettissimo numero di interventi emendativi del Senato dimostra proprio la volontà di condividere il lavoro di concerto svolto dai colleghi della Camera insieme ai soggetti auditi e direttamente coinvolti dalle conseguenze normative del provvedimento. Minuzioso, a questo proposito, è stato lo sforzo di identificare in una fonte secondaria il compito di individuare in modo preciso i beni, le reti, gli impianti, le tecnologie e i rapporti di rilevanza strategica in relazione ai quali esercitare i poteri speciali e la necessità di effettuare l'aggiornamento, almeno ogni tre anni, dell'atto di individuazione degli assetti strategici.
Altri interventi da evidenziare sono, ad esempio, la puntuale definizione delle condizioni di esercizio del contenuto dei poteri speciali e l'estensione dei poteri speciali esercitabili dal Governo al complesso delle società operanti in determinati settori, anziché alle società pubbliche o privatizzate.
Molto importante e apprezzabile è - a mio avviso - la rivalutazione della facoltà del Parlamento di interloquire con l'Esecutivo nella fase attuativa, nella sua veste di espressione democratica e rappresentativa, in un'ottica di tutela degli interessi generali della collettività.
Nel procedimento di attuazione e di pubblicità degli atti nessuno strumento è sembrato essere più idoneo di quello della considerazione autorevole dei rappresentanti dei cittadini. L'interesse delle grandi società a partecipazione pubblica è l'interesse generale, e quindi quello dell'intera collettività, e il parere del Parlamento appare fondamentale nella valutazione delle decisioni strategiche.
Al Parlamento, infatti, verrà trasmessa una relazione annuale del Presidente del Consiglio dei ministri a titolo di aggiornamento e verranno comunicati alle Camere i provvedimenti amministrativi di esercizio dei poteri speciali. Anche nel caso in cui si dovrà provvedere all'individuazione degli asset strategici per la difesa e la sicurezza nazionale è stata confermata la possibilità di provvedere con decreto del Presidente del Consiglio, previa però trasmissione dello stesso al Parlamento, che verrà dunque informato a tempo debito e potrà, qualora lo ritenga opportuno, attivarsi nelle forme previste dai Regolamenti parlamentari.
Nella medesima logica di salvaguardia e tutela delle società d'interesse nazionale, s'innesta, da ultimo, l'articolo 7 del decreto legge n. 34 del 2011, che ha autorizzato la Cassa depositi e prestiti ad assumere partecipazioni in società di rilevante interesse nazionale, in termini di strategicità del settore di operatività, di livelli occupazionali, di entità del fatturato, ovvero di ricadute per il sistema economico-produttivo. È un tema ampio, dai confini molto ampi. Forse andrebbero individuati un po' meglio questi confini e questi ambiti, al fine di orientare meglio, in questo caso, l'utilizzo non solo del denaro pubblico ma, attraverso la Cassa depositi e prestiti, anche del risparmio postale dei cittadini italiani, affinché tali contorni e tali ambiti non siano oggetto di valutazione discrezionale, ma possano rispondere ad una serie di criteri meglio individuati, che vadano oltre la genericità dei titoli appena citati.
Lo scopo che si è cercato di raggiungere è comunque quello, da un lato, di definire in maniera più esaustiva e precisa i poteri speciali attivabili dal Governo in tutte quelle situazioni in cui si ravvisa la minaccia di un grave pregiudizio degli interessi nazionali. E il caso Finmeccanica è, probabilmente, quello più emblematico, anche se molti altri potrebbero essercene nel futuro di un mercato interno quale è quello europeo, sempre più animato e, vorrei dire, sempre più scosso da speculazioni finanziarie in atto. Ma il vero scopo di questa norma, dall'altro lato, è anche quello di cercare di non appesantire la vita societaria e di poter essere rispondenti in maniera idonea agli appunti normativi posti dall'Unione europea.
A tale riguardo, vorrei ringraziare per il lavoro svolto le Commissioni e i relatori, sia alla Camera che al Senato, che ci hanno consentito oggi di poter licenziare un testo così ben articolato. (Applausi dal Gruppo PdL e dalla Senatrice Marinaro).
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione generale.
Ha facoltà di parlare il relatore, senatore Gentile.
GENTILE, relatore. Signor Presidente, pronuncerò poche parole, perché ritengo che il collega Agostini abbia da svolgere considerazioni più particolari rispetto alle mie.
Desidero solo ricordare - lo ha detto poc'anzi la collega Bonfrisco - che questo provvedimento ha avuto seguito a causa di una procedura di infrazione avviato dall'Unione europea. Da tale procedura è scaturita un'azione del Governo molto positiva. Devo pertanto ringraziare il ministro Moavero Milanesi, che ha seguito personalmente l'attività governativa, e il Parlamento per la tempestività con la quale ha esaminato un provvedimento già licenziato alla Camera, che ritengo però si sia ulteriormente arricchito presso le Commissioni riunite 5a e 6a del Senato.
Come avete potuto ben rilevare, il testo è molto equilibrato ed articolato perché, da un lato, definisce in modo migliore i poteri di intervento nei settori strategici e, dall'altro, conferisce maggiori poteri al Governo e maggiori poteri di controllo al Parlamento.
Devo ringraziare tutti i colleghi intervenuti nelle Commissioni e in Aula perché hanno saputo ben interpretare la nuova normativa che stiamo per approvare e soprattutto perché hanno rinnovato l'ultima legge in vigore, la n. 474 del 1994.
Si tratta, quindi, di un provvedimento largamente positivo. Si è difesa l'italianità nei settori strategici. In particolare, penso che l'Italia si sia arricchita in termini di credibilità nei confronti dell'Unione europea. Il provvedimento in esame lascia infatti capire che il nostro Parlamento funziona, sa fare le leggi e soprattutto sa rispettarle quando vi sono indicazioni da seguire. I tempi rapidi hanno consentito al Parlamento di approvare pochi emendamenti, largamente condivisi nelle Commissioni e ritengo anche nell'Aula del Senato.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il relatore, senatore Agostini.
AGOSTINI, relatore. Signor Presidente, anch'io sarò davvero rapido.
Desidero solo sottolineare, senza enfasi, che in genere non mi appartiene, come quella di oggi sia una buona pagina di vita parlamentare, per la qualità sia del provvedimento che stiamo esaminando che della discussione sviluppatasi in Aula questa mattina. Tutto ciò sta a testimoniare che, quando si lavora su problemi importanti con cognizione degli argomenti che si trattano, il risultato normativo è di rilievo e può persino essere portato come esempio.
Credo non ci sia niente da aggiungere alle considerazioni testé svolte dal collega Gentile rispetto alla discussione sviluppatasi. Vorrei soltanto sottolineare un aspetto di carattere più generale.
Il provvedimento in esame, in effetti, chiarisce in un certo senso il dibattito abbastanza confuso sviluppatosi in Italia - per la verità non solo nel nostro Paese - negli ultimi 15 anni sul ruolo dello Stato. In tutta la fase delle privatizzazioni il pendolo oscillava nella direzione della considerazione che lo Stato - considerazione che ritengo assolutamente giusta, e lo dico non criticamente ma solo per sottolinearlo - dovesse uscire dal suo ruolo di proprietario per investirsi sempre più di un ruolo di regolazione dei settori interessati. Mi pare che il provvedimento faccia chiarezza anche su questi aspetti.
Il ministro Moavero Milanesi ha ricordato nelle Commissioni riunite come il Trattato dell'Unione e complessivamente la normativa dell'Unione europea siano indifferenti, neutrali rispetto al carattere della proprietà, vale a dire se essa sia pubblica o privata. Piuttosto, il tema di fondo sono le condizioni entro cui si sviluppano la concorrenza, la competitività, la contendibilità nei sistemi che garantiscono poi questi diversi tipi di proprietà.
Ecco, il fatto positivo di questo provvedimento di carattere più generale è che esso, attraverso la trasparenza e la pubblicità, definisce non soltanto i settori di interesse strategico, ma anche i poteri speciali che si esercitano e i criteri attraverso i quali si esercitano quei poteri. Questo credo sia un fatto enormemente importante - e la senatrice Bonfrisco, poc'anzi, ne ha fatto cenno nel suo intervento - perché definire anche i criteri attraverso i quali si esercitano i poteri è un elemento straordinario di trasparenza e di definizione di pari condizioni per la concorrenza.
Concludo con una considerazione: si va oltre l'intervento sugli assetti proprietari, perché qui si inseriscono anche elementi di governance societaria - e non a caso si fa riferimento anche al testo unico di finanza in alcuni passaggi del provvedimento - che aiutano a consentire quella crescita complessiva del sistema italiano che può essere elemento importante di competitività.
Senza alcuna polemica, perché sarebbe del tutto impropria, credo che in questo percorso difficile, irto di ostacoli, che l'Italia sta comunque affrontando positivamente, questo sia un provvedimento che forse può apparire meno significativo o meno rilevante rispetto ad altri che hanno un rilievo mediatico di ben altra portata, mentre è un tassello importante che il Parlamento sta mettendo su una strada che, ripeto, è difficile ma che, se percorsa con queste caratteristiche e con una qualità alta dei provvedimenti normativi, non solo è percorribile ma può anche portare ad un esito decisamente positivo. (Applausi dal Gruppo PD).
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo.
MOAVERO MILANESI, ministro per gli affari europei. Signor Presidente, onorevoli senatrici, onorevoli senatori, grazie per la qualità della discussione svolta questa mattina in Aula, e grazie ai membri delle Commissioni, che hanno svolto, anche qui in Senato, un lavoro di altissimo livello su questo importante provvedimento legislativo. Esso è importante perché tocca, come abbiamo sentito, elementi estremamente sensibili e vitali per la vita economica del nostro Paese e perché sostituisce una precedente legge che è stata in vigore per 18 anni.
In proposito vorrei svolgere alcune brevissime considerazioni, a nome del Governo e mio. Prima di tutto, sulla legge che ci accingiamo a sostituire, se il voto sarà favorevole in questa seconda lettura, con il provvedimento in esame: una disposizione nata 18 anni fa, come sappiamo, al momento delle grandi privatizzazioni, e che è stata ritenuta, nell'unico caso di applicazione, illegittima dalla Corte di giustizia dell'Unione europea e quindi ritenuta non corretta rispetto all'ordinamento dell'Unione europea di cui il nostro Paese fa volontariamente parte, e ha reiteratamente affermato la sua volontà di farne parte.
Di conseguenza, una legge, quella del 1994, che ha mantenuto una sua efficacia, vorrei dire, virtuale rispetto alla reale possibilità di azione, con un paradosso: che con ogni probabilità non poteva valere legittimamente come elemento ostativo ad eventuali acquisizioni di imprese italiane al momento della loro privatizzazione o della loro contendibilità sul mercato, ma certamente scoraggiava gli investimenti. Questo, a parere del Governo, è un paradosso, perché il nostro Paese ha bisogno di investimenti, certamente di investimenti nazionali ma anche di provenienza non nazionale, in quanto necessari per lo sviluppo della nostra realtà economica.
In secondo luogo, questa è una norma, come avete sentito e come sapete, che amplia il raggio di applicazione della sua ratio e quindi del Governo. Lo amplia perché non riguarda solo aziende privatizzate, ma qualunque tipo di azienda, a prescindere dalla sua proprietà. Sotto questo profilo c'è, quindi, un ampliamento delle possibilità di intervento, legittime rispetto alle normative europee. La norma rafforza la prevedibilità dell'intervento del Governo, il che permette all'investitore di fare una valutazione e, quindi, di procedere - come noi auspichiamo nei casi positivi - al suo investimento. Cerchiamo, quindi, con questo provvedimento di coniugare l'apertura agli investimenti nel nostro Paese, nelle nostre aziende, nelle nostre realtà economiche, con la tutela degli interessi legittimi riconosciuti a livello di Unione europea.
In terzo luogo, è vero che con questa modifica legislativa rispondiamo a un sollecito forte, che era quello della decisione della Commissione europea di agire in Corte di giustizia contro il nostro Paese e contro la legge n. 474 del 1994, con il probabile insuccesso di un'eventuale nostra linea di difesa; ma - e lo dico con molta franchezza, anche alla luce dell'esperienza maturata sul campo per tanti anni nelle non semplicissime stanze dell'Unione europea - non stiamo rispondendo passivamente a una sorta di dettato che ci venga da quelle stanze, tant'è vero che siamo in discussione con le stesse autorità europee sugli elementi di dettaglio di questa nostra nuova legislazione, seppure fiduciosi del nostro buon diritto in questo caso.
Concluderei con tre rapide considerazioni, forse di portata più politica. Lo faccio ovviamente con umiltà di fronte a un'Aula di eletti dai cittadini italiani, nella mia qualità di Ministro tecnico, conscio di esserlo.
Dobbiamo comprendere come coniughiamo la questione dell'italianità. Si tratta di un'italianità di proprietà o di un'italianità di attività economiche nel nostro Paese? Penso che dobbiamo privilegiare quest'ultimo elemento, affinché rimangano nel nostro Paese, grazie anche agli investimenti, attività economiche vive, vitali e competitive nello scenario globalizzato.
La seconda considerazione riguarda le acquisizioni da parte di aziende di altri Paesi. Noi non pensiamo che questo sia di per sé un problema, ma naturalmente deve essere coniugato anche con la nostra capacità, come strutture aziendali italiane, di organizzarci. Penso anche alle tante realtà forse non ancora di dimensione competitiva per il mercato europeo e globale; penso alle realtà ancora controllate da capitale pubblico; penso alle tante municipalizzate attive nei settori strategici, di cui si parla in questo provvedimento legislativo. Rispetto a queste realtà, forse bisogna pensare anche alla loro vocazione industriale e alla loro dimensione competitiva prima di pensare unicamente alla possibilità di difenderle a fronte di eventuali investimenti di provenienza anche estera. Ripeto: gli investimenti sono molto importanti per la vitalità della nostra industria e per i posti di lavoro, che sono così rilevanti per il nostro Paese.
Ultima considerazione: non siamo passivi, tutt'altro, rispetto alla realtà europea. Abbiamo chiesto alla Commissione europea - ed è agli atti delle conclusioni del Consiglio europeo di marzo - di fare una verifica in ogni Stato membro sullo stato di realizzazione concreta dei provvedimenti detti di liberalizzazione e sullo stato di apertura effettiva dei mercati, proprio per consentire a quelle aziende italiane che desiderano investire e fare acquisizioni fuori dall'Italia di poterlo fare, arricchendo questa presenza.
Vi ringrazio ancora per gli orientamenti di voto e mi auguro una positiva conclusione della giornata di oggi. (Applausi dai Gruppi PD, UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI e PdL).
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a dare lettura dei pareri espressi dalla 1a e dalla 5a Commissione permanente sul disegno di legge in esame e sugli emendamenti.
STRADIOTTO, segretario. «La 1a Commissione permanente, esaminato il disegno di legge in titolo e gli emendamenti ad esso riferiti, esprime, per quanto di competenza, parere non ostativo».
«La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminato il disegno di legge in titolo, esprime, per quanto di propria competenza, parere non ostativo, osservando la necessità di monitorare, in sede applicativa, il rispetto della clausola di invarianza finanziaria di cui all'articolo 4, in modo da evitare l'insorgenza di nuovi o maggiori oneri non solo a carico del bilancio dello Stato, ma anche, più in generale, a carico della finanza pubblica.
Per quanto concerne gli emendamenti, esprime parere di nulla osta».
PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'ordine del giorno G200, che si intende illustrato e su cui invito il relatore ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi.
AGOSTINI, relatore. Signor Presidente, parlerò apertis verbis. Vi sono delle questioni che pone l'ordine del giorno G200, su cui mi sono soffermato anch'io nella relazione e su cui si è soffermato il Governo, sia nella replica che il ministro Moavero Milanesi ha fatto in sede di Commissioni riunite sia in un passaggio della replica poc'anzi svolta in Assemblea. Rivolgendomi al presidente Baldassarri, di cui aspettavamo l'arrivo in Aula, sottolineo che non mi pare di aver colto stamattina un clima tale da rappresentare una espressione comune di tutta l'Assemblea su un tema così delicato.
Quindi, la mia opinione è che su una questione come questa, proprio per non turbare il clima che c'è su questo provvedimento, sarebbe bene che ci fosse una espressione di carattere generale e unitaria. Se quest'espressione di carattere generale e unitaria, non si dovesse verificare come io penso, inviterei il presidente Baldassarri a riflettere ulteriormente sull'argomento ed eventualmente a ritirare l'ordine del giorno.
MOAVERO MILANESI, ministro per gli affari europei. Il Governo, sentite le argomentazioni dei relatori, si allinea al loro avviso.
PRESIDENTE. Chiedo al senatore Baldassarri se intende accogliere la proposta di ritirare il suo ordine del giorno.
BALDASSARRI (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Signor Presidente, cari colleghi, il problema resta aperto in caso sia di ritiro che di non ritiro dell'ordine del giorno. Proprio per prendere atto della scadenza del decreto, in sede di Commissione abbiamo discusso con il Governo, con il ministro Moavero Milanesi, dell'opportunità di predisporre un ordine del giorno di questo tipo, che impegna il Governo semplicemente a valutare. Però, resta il problema che tra questo decreto e quello del marzo dell'anno scorso non c'è coerenza, tanto che molto correttamente il ministro Moavero Milanesi, nelle Commissioni riunite, ha detto che ad oggi le due normative andrebbero avanti in parallelo.
Qual è l'argomento? Nella normativa dello scorso anno si concede alla Cassa depositi e prestiti la possibilità di intervenire, definendo però di interesse nazionale casistiche che, almeno per la mia esperienza personale, ricordano troppo da vicino l'inizio della fine del vecchio IRI: è cioè di interesse nazionale un caso aziendale con rilevanti livelli occupazionali, rilevanti fatturati e rilevanti impatti sul territorio. Quelli furono i buchi aperti nell'impalcatura strategica dell'IRI che ci portarono a includere nell'interesse nazionale il «Buondì» Motta, il panettone e la colomba. In futuro spero che ciò non avvenga più, ma la norma, così come è scritta oggi, va chiarita e definita. Il decreto-legge in discussione è molto importante, perché finalmente fa chiarezza - lo dirò in dichiarazione di voto - su che cosa è l'interesse nazionale strategico. Ma se coesiste un'altra norma che alla stessa Cassa depositi e prestiti apre quelle due o tre finestre che, come sappiamo tutti, portarono alla dissoluzione dell'IRI, non soltanto economico-finanziaria ma strategica, rimane un vulnus pericoloso.
Questo è il senso dell'ordine del giorno, che si rimette alle valutazioni del Governo, nel senso che, come dichiarato nelle Commissioni riunite dal ministro Moavero Milanesi, l'argomento esiste. Quindi, non capisco perché occorra ritirare un ordine del giorno che presenta un'argomentazione sulla quale lo stesso Governo ha espresso, in sede di Commissione, l'opportunità di operare un chiarimento in futuro.
Ferma restando l'approvazione di questo decreto che è in scadenza, è opportuno quanto meno sollevare l'argomento. Dio non voglia che l'Unione europea - e sappiamo bene che sono attenti - venga a conoscenza di questo doppio binario: un decreto che definisce con chiarezza e precisione il perimetro dell'interesse strategico nazionale e un'altra norma che, invece, lo allarga a dismisura rispetto qualunque cosa. Con una tale norma, così come era originata, ritornano fuori i "campioni nazionali"; essa fu fatta per combattere l'attacco di Lactalis su Parmalat. Allora non vorrei che, da qui a tre, quattro o cinque anni, noi ci trovassimo con una normativa che concede a un Ministro dell'economia qualsiasi, di qualunque colorazione politica, di fare interventi sul sistema produttivo alla luce dell'esperienza della vecchia IRI.
L'ultimo vulnus è che proprio quella normativa concede l'intervento al Ministro dell'economia, attraverso un suo decreto, mentre nell'ordine del giorno si auspica che il Governo sposti questo potere decisionale alla Presidenza del Consiglio, quanto meno come espressione di una maggiore collegialità di Governo.
Per tali dichiarazioni, sono io che invito i Gruppi parlamentari e anche il Governo a riflettere se non sia oggi opportuno mantenere questo ordine del giorno e votarlo, impegnando il Governo a valutare l'opportunità di coordinare due normative che sono l'una in contrasto con l'altra.
PRESIDENTE. Mi pare chiaro il fatto che il senatore Baldassarri non abbia intenzione di ritirare l'ordine del giorno.
AGOSTINI, relatore. Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
AGOSTINI, relatore. Signor Presidente, il senatore Baldassarri non ha potuto assistere, per ragioni fondatissime, al dibattito che abbiamo tenuto. A me pare che la questione sia stata ampiamente affrontata anche nel merito e proprio sugli aspetti che il senatore Baldassarri ha sottolineato.
La mia opinione resta quella già espressa: vorrei evitare una spaccatura in Aula su tale tema, per cui a questo punto mi rimetto alla valutazione dell'Assemblea, visto che il presidente Baldassarri non ha ritenuto di accedere all'invito che gli ho rivolto di ritirare l'ordine del giorno.
MOAVERO MILANESI, ministro per gli affari europei. Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MOAVERO MILANESI, ministro per gli affari europei. Il Governo concorda con quanto appena dichiarato dal relatore. Anche noi ci rimettiamo alla valutazione dell'Assemblea.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'ordine del giorno G200.
LANNUTTI (IdV). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LANNUTTI (IdV). Signor Presidente, il Gruppo dell'Italia dei Valori voterà a favore dell'ordine del giorno presentato dal presidente Baldassarri. Mi consenta una brevissima motivazione.
In una fase come questa, dove ogni giorno ci si alza e si sente di gente disperata che ricorre a gesti estremi, sappiamo come viene gestito il risparmio degli italiani con la Cassa depositi e prestiti, sappiamo il peso delle fondazioni bancarie, di quei pachidermi che da sessant'anni stanno lì e difendono il sistema che ci ha illustrato qualche giorno fa in Commissione il signor Bankitalia sottosegretario Ceriani. La povera gente, quella che abita nei cascinali e nei casolari e quella ricoverata negli ospizi, deve pagare l'IMU, le fondazioni bancarie no, perché sono enti di beneficenza. Signor Presidente, queste fondazioni bancarie, questi pachidermi, condizionano tutto, in un momento in cui occorrerebbe non l'antipolitica, quella portata avanti da Beppe Grillo, ma la politica come servizio del bene comune e dei cittadini, la politica non collusa con i ricattatori e le varie cricche.
Per queste ragioni voteremo a favore dell'ordine del giorno del presidente Baldassarri. (Applausi dal Gruppo IdV e del senatore Peterlini).
VACCARI (LNP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
VACCARI (LNP). Signor Presidente, mi sembra che la richiesta di coordinamento tra il decreto-legge che abbiamo in discussione e il decreto-legge n. 34 del 2011 sia assolutamente condivisibile, e mi sembra che anche moltissimi senatori e il Governo nel corso della discussione, ne abbiano colto l'opportunità. Poiché il provvedimento impegna il Governo «a valutare», prevedendo anche una serie di indirizzi e paletti ben precisi, e noi siamo favorevoli a tale coordinamento tra le due normative, chiedo eventualmente al proponente di semplificare la parte dispositiva fermandosi al primo paragrafo, quello della richiesta di coordinamento tra le due normative, che mi pare doverosa. In questo modo saremmo assolutamente favorevoli sull'ordine del giorno.
LEGNINI (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LEGNINI (PD). Signor Presidente, intervengo brevemente per dichiarare il nostro voto di astensione su questo ordine del giorno, per la ragione che, pur condividendo le preoccupazioni espresse dal senatore Baldassarri, perché oggi in Italia abbiamo, a seguito dell'approvazione di questo provvedimento, due strumenti che pur riferendosi a situazioni differenti tra loro sono un po' divergenti quanto a procedure (e quindi condividiamo l'esigenza di un'armonizzazione) riteniamo che approvare un ordine del giorno di tale impegnatività rischierebbe oggi di creare incertezze, in una fase in cui questo strumento potrebbe rilevarsi utile per intervenire in situazioni di crisi particolare.
Quindi, nel dichiarare il voto di astensione, invitiamo il Governo a riflettere seriamente su questa materia, perché lo scorso anno, in occasione della discussione del decreto-legge n. 34 del 2011, sottolineammo l'eccesso di discrezionalità nell'utilizzo di questo strumento sia da parte del Governo che della Cassa depositi e prestiti; è un'osservazione critica che rimane tutt'intera.
VIESPOLI (CN:GS-SI-PID-IB-FI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
VIESPOLI (CN:GS-SI-PID-IB-FI). Signor Presidente, voteremo a favore dell'ordine del giorno del senatore Baldassarri. In particolare, riteniamo che un punto di equilibrio, che eviti appunto una sovrapposizione e che invece sottolinei con più forza l'esigenza prioritaria di un coordinamento, possa essere quello di accettare la proposta che il rappresentante della Lega ha testé avanzato con riguardo al dispositivo, proposta che mi sembra conferisca all'ordine del giorno un corretto rilievo e significato istituzionale nel raccordare la norma e nel coordinarla con il provvedimento in esame.
BONFRISCO (PdL). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BONFRISCO (PdL). Signor Presidente, il tema posto dall'ordine del giorno G200 è ampio e travalica anche i confini del testo che andiamo ad approvare proprio per la sua importanza. È un tema rilevante quello posto dall'ordine del giorno del senatore Baldassarri ed è auspicabile che possa essere tradotto dal Governo in un'iniziativa che il Governo stesso deve poter assumere, in questo caso proprio nel superamento di quei criteri, quei limiti e quegli ambiti che già sono stati definiti, in passato, dall'attività del nostro Governo, oggi confermati dal Governo attuale. Penso che nella proposta, anche di tipo macroeconomico, che il presidente Baldassarri ha inteso fare il Governo possa trovare spunti di riflessione, da condividere in questo caso anche con il Parlamento, proprio per individuare una soluzione.
Al senatore Lannutti mi permetto di ricordare che finora l'utilizzo del risparmio postale da parte della Cassa depositi e prestiti (tema tanto delicato quanto quello del debito pubblico, e forse anche di più) è stato oggetto di una forma di controllo tale che nessuno riterrebbe mai possibile un cattivo utilizzo di questi risparmi dei cittadini italiani. Su questo vigila la Cassa depositi e prestiti, mentre sulle attività della Cassa, anche se limitatamente alle porzioni di queste precedenti alla sua riforma, esercita il controllo una Commissione di vigilanza parlamentare che - senatore Lannutti, mi creda sulla parola - è molto attenta. Pertanto, non trovo giustificato l'allarme che è stato sollevato.
Che cosa c'è invece di importante nei testi che sono stati depositati e che ieri la Commissione ha approvato, in alcuni casi all'unanimità? C'è la grande volontà da parte del Parlamento di non arretrare di un millimetro sul tema vero, che è, prima ancora che quello del controllo, il tema dell'indirizzo strategico di questa attività e di queste iniziative. Come il collega Agostini ha prima ricordato, nel chiudere oggi una buonissima pagina di attività parlamentare, sia sul piano tecnico che su quello politico, rispetto all'ordine del giorno G200 presentato dal senatore Baldassarri propongo di esprimere un voto di astensione, sul testo così come è articolato, pur condividendo molto delle iniziative che vengono sottolineate in questo ordine del giorno e poste all'attenzione del Governo.
RUTELLI (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
RUTELLI (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Signor Presidente, vorrei suggerire un supplemento di riflessione ai colleghi, sia del PD che del PdL, che si sono pronunciati con espressioni favorevoli, ma anticipando un voto di astensione che si tradurrebbe nella bocciatura di questo ordine del giorno. Secondo me, è opportuno invece - lo dico anche al nostro ministro Moavero Milanesi - che questo ordine del giorno venga accolto. Si approva una norma, relatore Agostini. Questo alla nostra attenzione è un ordine del giorno, per di più con la formula che sta diventando - ahimè - stucchevole «impegna il Governo a valutare la possibilità» (non so che cosa si dovrebbe dire, colleghi, meno che «impegna il Governo a valutare la possibilità»): sinceramente, l'idea di bocciare la richiesta al Governo di valutare la possibilità di ciò che è contenuto in questo ordine del giorno mi sembrerebbe sommamente inopportuna.
Vi inviterei a rifletterci. Infatti, stabilita la norma, qui ci sono due caveat principali (non rubo altro tempo all'Aula, né mi sovrappongo a ciò che il collega Baldassarri ha già detto), di cui uno è d'impianto liberale, ossia: stiamo attenti che non si creino de facto delle altre IRI senza adeguato controllo parlamentare. L'ultimo paragrafo di quest'ordine del giorno è importante, colleghi, perché prevede che ci sia un decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, previo parere parlamentare. Mi sembra saggio.
Vorrei segnalare ai colleghi dell'Assemblea che, forse, un problema che può introdursi nella fase della crisi economica, destinata a durare, è quello che si creino degli organismi o dei soggetti non propriamente legati alla dialettica Governo (che decide)-Parlamento (che controlla e indirizza). Ad esempio, la polemica che ha riguardato alcuni consulenti del Governo. In che misura il Parlamento può interpellarli? Li interpella attraverso interrogazioni al Ministro cui fanno riferimento, in questo caso il Presidente del Consiglio? Certamente sì, però siamo tutti consapevoli che siamo in una stagione un po' particolare, che assumiamo democraticamente e responsabilmente.
Ma per quanto riguarda una straordinaria attribuzione di poteri in campo economico sui grandi dossier dello sviluppo, delle crisi industriali, del rischio di acquisizioni dall'estero di settori strategici, la doppia problematica, di un dirigismo che ritorna, da una parte, e di una mancanza di controllo parlamentare, dall'altra, ad avviso mio e del nostro Gruppo consiglia invece l'approvazione e non la bocciatura di quest'ordine del giorno. (Applausi dal Gruppo Per il Terzo Polo:ApI-FLI e del senatore Peterlini).
PRESIDENTE. Devo intanto chiedere al senatore Baldassarri se la proposta che ha avanzato il senatore Vaccari, poi ripresa dal senatore Viespoli, cioè che l'ordine del giorno nella parte dispositiva si limiti al primo punto, fino alle parole «previsti dal decreto in titolo», trovi il suo consenso.
BALDASSARRI (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Signor Presidente, se fosse possibile, siccome l'ultimo punto del dispositivo contiene il tema rilevante appena sollevato dal presidente Rutelli, vorrei che si votasse per parti separate.
PRESIDENTE. Lasciando tutto il testo e votando in modo separato l'ultimo punto o togliendo il secondo e terzo punto e lasciando il primo e l'ultimo?
BALDASSARRI (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Votando separatamente fino alle parole: «criteri di individuazione di società di rilevante interesse nazionale», per poi passare al resto.
PRESIDENTE. Poiché non ci sono obiezioni, procediamo in questo senso.
Passiamo dunque alla votazione della prima parte dell'ordine del giorno G200.
MURA (LNP). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Mura, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, della prima parte dell'ordine del giorno G200, presentato dal senatore Baldassarri, fino alle parole «criteri di individuazione di società di rilevante interesse nazionale».
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 3255
PRESIDENTE.Colleghi, la valutazione della Presidenza è che, essendo stata richiesta la votazione per parti separate dell'ordine del giorno, ma non essendo stata approvata la prima parte, la seconda parte non si regga su niente. Mi pare che venga a decadere e non si debba procedere ad una sua votazione. Vedo che il senatore Baldassarri conviene con questa interpretazione. Al di là del merito, sulla procedura siamo d'accordo.
Passiamo all'esame dell'articolo 1 del disegno di legge.
Avverto che gli emendamenti si intendono riferiti agli articoli del decreto-legge da convertire, nel testo comprendente le modificazioni apportate dalla Camera dei deputati.
Procediamo all'esame degli emendamenti riferiti all'articolo 1 del decreto-legge, che si intendono illustrati e su cui invito il relatore ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi.
AGOSTINI, relatore. Signor Presidente, invito i presentatori al ritiro degli emendamenti, compreso l'emendamento 1.0.100, altrimenti il parere è negativo.
MOAVERO MILANESI, ministro per gli affari europei. Esprimo parere conforme a quello del relatore.
PRESIDENTE. Senatore Garavaglia, accoglie l'invito al ritiro?
GARAVAGLIA Massimo (LNP). No, signor Presidente.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.100.
MURA (LNP). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Mura, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 1.100, presentato dal senatore Garavaglia Massimo e da altri senatori.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 3255
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.101.
MURA (LNP). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Mura, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 1.101, presentato dal senatore Garavaglia Massimo e da altri senatori.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 3255
PRESIDENTE. Senatore Lannutti, accoglie l'invito del relatore a ritirare i suoi emendamenti?
LANNUTTI (IdV). Signor Presidente, accolgo la richiesta del relatore e ritiro gli emendamenti 1.2 e 1.3.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.102.
MURA (LNP). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Mura, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 1.102, presentato dal senatore Garavaglia Massimo e da altri senatori.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 3255
PRESIDENTE. Essendo stato accolto dal Governo, l'ordine del giorno G1.100 (testo 2), presentato dalle Commissioni riunite, non sarà posto ai voti.
Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.0.100.
MURA (LNP). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Mura, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 1.0.100, presentato dal senatore Garavaglia Massimo e da altri senatori.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 3255
PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli emendamenti riferiti all'articolo 2 del decreto-legge, che invito i presentatori ad illustrare.
VACCARI (LNP). Signor Presidente, sull'emendamento 2.1 vorrei chiedere la disponibilità del Governo e dei relatori, come ho già fatto in Commissione, ad accettarlo come ordine del giorno, modificandone la formulazione nel senso di sostituire l'espressione «sentite le regioni e le province autonome interessate» con la seguente: «sentita la Conferenza per i rapporti Stato-Regioni».
PRESIDENTE. I restanti emendamenti si intendono illustrati.
Invito il relatore ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi sugli emendamenti in esame.
AGOSTINI, relatore. Invito i presentatori a ritirare tutti gli emendamenti presentati, in caso contrario il parere è negativo.
MOAVERO MILANESI, ministro per gli affari europei. Esprimo parere conforme a quello del relatore.
PRESIDENTE. E qual è il parere sulla proposta del senatore Vaccari di trasformare l'emendamento 2.1 in un ordine del giorno?
AGOSTINI, relatore. Signor Presidente, capisco lo spirito della proposta, ma obiettivamente, per quanto riguarda l'esercizio dei poteri speciali che vengono previsti nella norma, prevedere un passaggio (ma mi rimetto anche alla valutazione del Governo) anche presso la Conferenza per i rapporti Stato-Regioni mi sembrerebbe ultroneo. In linea di principio non ho niente in contrario, però mi sembrerebbe ultroneo, per cui tendenzialmente sarei contrario, a meno che il Governo non esprima una valutazione che mi induca a cambiare opinione.
Francamente, stiamo parlando di esercizio di poteri speciali da parte dello Stato, quindi, in questo caso del Governo, su temi molto sensibili e molto ben individuati sia per quanto riguarda i settori, sia per quanto riguarda i poteri che vengono esercitati e addirittura i criteri. Quindi, tendenzialmente, sarei contrario.
MOAVERO MILANESI, ministro per gli affari europei. Signor Presidente, il relatore ha sostanzialmente richiamato quelli che sono i punti di considerazione. Sull'individuazione dei settori, siccome parliamo di settori rispetto ai quali si eserciterebbero poteri nell'interesse nazionale, effettivamente il passaggio ulteriore rischierebbe di rendere comunque più complessa la procedura; sull'esercizio dei poteri, decisamente la renderebbe più gravosa. Siamo anche su dei mercati, siamo a fronte di investimenti, e che la risposta sia data in fretta è anche un dovere etico.
Quindi, lo spirito e l'idea di tenere in conto il punto di vista anche delle Regioni e degli enti locali è condivisibile, ma dobbiamo tener conto dell'esigenza di evitare un eccesso di amministrativizzazione (non voglio nemmeno chiamarla burocratizzazione, perché non è burocrazia: parliamo di enti locali rappresentativi). Si crea probabilmente un passaggio estremamente gravoso, laddove è nostro dovere, anche come Paese, dare una risposta veloce, in questi casi.
Quindi, rivolgo un invito a considerare il ritiro nella sua globalità.
PRESIDENTE. Senatore Vaccari, come ha sentito, non c'è un parere favorevole neanche alla trasformazione dell'emendamento 2.1 in un ordine del giorno. Rimane l'invito al ritiro. Lo accoglie?
VACCARI (LNP). Signor Presidente, capisco la ratio. L'articolo 2 già è stato modificato alla Camera, per quanto riguarda anche la sua precisazione, che lo ha appesantito seppure in maniera giusta, in quanto ha previsto anche i pareri delle Commissioni competenti. Mi pare assolutamente doverosa, questa modifica apportata dalla Camera. Quindi, c'è tutto il tempo, non c'è questa urgenza, per poter parallelamente sentire - non è neanche scritto «di concerto» - le autonomie locali.
Devo notare che questa richiesta viene dalla Commissione parlamentare per le questioni regionali che, all'unanimità, ha valutato tale necessità. Ricordiamo che la nostra Costituzione mette al centro anche le autonomie locali, quindi è un riconoscimento di una questione costituzionale.
Detto questo, Presidente, mi spiace che non sia stata accolta una riformulazione che cercava di andare incontro alle esigenze di unitarietà su questo provvedimento, per cui mantengo l'emendamento 2.1 nella sua versione originaria, che è quella voluta dalla Commissione parlamentare per le questioni regionali, e mi rimetto al voto dell'Aula.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 2.1.
MURA (LNP). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Mura, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 2.1, presentato dal senatore Vaccari e da altri senatori.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 3255
PRESIDENTE. Senatore Garavaglia, accoglie l'invito al ritiro dell'emendamento 2.100?
GARAVAGLIA Massimo (LNP). Mantengo tutti gli emendamenti, signor Presidente.
PRESIDENTE. Passiamo dunque alla votazione dell'emendamento 2.100.
MURA (LNP). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Mura, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 2.100, presentato dal senatore Garavaglia Massimo e da altri senatori.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 3255
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 2.101.
MURA (LNP). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Mura, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 2.101, presentato dal senatore Garavaglia Massimo e da altri senatori.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 3255
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 2.102.
MURA (LNP). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Mura, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 2.102, presentato dal senatore Garavaglia Massimo e da altri senatori.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 3255
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 2.105.
MURA (LNP). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Mura, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 2.105, presentato dal senatore Garavaglia Massimo e da altri senatori.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 3255
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 2.103.
MURA (LNP). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Mura, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 2.103, presentato dal senatore Garavaglia Massimo e da altri senatori.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 3255
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 2.104.
MURA (LNP). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Mura, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 2.104, presentato dal senatore Garavaglia Massimo e da altri senatori.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 3255
PRESIDENTE. Essendo stato accolto dal Governo, l'ordine del giorno G2.100, presentato dalle Commissioni riunite, non verrà posto ai voti.
Passiamo all'esame dell'emendamento riferito all'articolo 3 del decreto-legge, che si intende illustrato e su cui invito il relatore ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi.
AGOSTINI, relatore. Signor Presidente, esprimo parere contrario.
MOAVERO MILANESI, ministro per gli affari europei. Signor Presidente, esprimo parere conforme a quello del relatore.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 3.100.
MURA (LNP). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Mura, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 3.100, presentato dal senatore Garavaglia Massimo e da altri senatori.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 3255
PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'emendamento volto ad inserire un articolo aggiuntivo dopo l'articolo 3-bis del decreto-legge, che si intende illustrato e su cui invito il relatore ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi.
AGOSTINI, relatore. Signor Presidente, esprimo parere contrario.
MOAVERO MILANESI, ministro per gli affari europei. Signor Presidente, esprimo parere conforme a quello espresso dal relatore.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 3-bis.0.100.
MURA (LNP). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Mura, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 3-bis.0.100, presentato dal senatore Garavaglia Massimo e da altri senatori.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 3255
CASSON (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CASSON (PD). Signor Presidente, chiedo che risulti il mio voto contrario, dal momento che il dispositivo non ha funzionato.
PRESIDENTE. La Presidenza ne prende atto. Anche lei, senatrice Della Monica? Vedo che mi segnalano la stessa cosa anche i senatori Di Giovan Paolo, Andria, Ferrante.
Passiamo all'esame degli emendamenti riferiti all'articolo 4 del decreto-legge, che invito i presentatori ad illustrare.
VACCARI (LNP). Signor Presidente, ho chiesto di poter prendere la parola per sapere se il relatore ed il rappresentante del Governo sono disponibili ad accogliere l'ordine del giorno unico in cui vorrei trasformare gli emendamenti che ho presentato. Dunque, li ritirerei, se accolti come ordine del giorno, come già è avvenuto in Commissione, anche con riferimento al parere preliminare di osservazione al provvedimento.
PRESIDENTE. Invito il relatore ed il rappresentate del Governo a pronunziarsi al riguardo.
AGOSTINI, relatore. Signor Presidente, sono d'accordo, anche in considerazione del fatto che il contenuto dell'emendamento 4.1 risponde all'osservazione operata nel parere sul testo dalla Commissione bilancio sul testo. Se quindi il senatore Vaccari trasforma i suoi emendamenti in un unico ordine del giorno, il mio parere è positivo.
MOAVERO MILANESI, ministro per gli affari europei. Signor Presidente, esprimo parere conforme a quello espresso dal relatore.
PRESIDENTE. Essendo stato accolto dal Governo, l'ordine del giorno G4.100 non verrà posto ai voti.
Data l'ora, rinvio il seguito della discussione del disegno di legge in titolo ad altra seduta.
Sul Giorno della memoria dedicato alle vittime
del terrorismo e delle stragi di tale matrice
GARAVAGLIA Mariapia (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GARAVAGLIA Mariapia (PD). Signor Presidente, l'occasione del Giorno della memoria dedicato alle vittime del terrorismo e delle stragi di tale matrice, per cui questa mattina le delegazioni con il Capo dello Stato e le più alte rappresentanze sono andate a recare omaggio ad Aldo Moro in via Caetani, mi consente di ricordare che il nostro Istituto superiore per la conservazione ed il restauro ha restaurato 11 delle lettere che Moro inviò ai rappresentanti dello Stato e della Democrazia Cristiana, che sono esposte presso l'Archivio di Stato a Sant'Ivo alla Sapienza.
È questa una bella occasione, in una giornata cominciata tristemente, per ricordare che date come quella odierna servono per ripercorrere un passato che può darci lezioni anche per il futuro.
È un omaggio anche al nostro Istituto superiore per la conservazione ed il restauro e, nel Giorno della memoria, a tutti coloro che sono stati vittime del terrorismo. (Applausi dal Gruppo PD e dei senatori Molinari e Scarpa Bonazza Buora).
PRESIDENTE. Senatrice Garavaglia, la sua comunicazione, sia per il merito che per la ricostruzione delle 11 lettere, meritava francamente, se la giornata odierna - come lei stessa ha detto - non fosse iniziata tristemente, di essere posta all'inizio della seduta. Mi avrebbe procurato maggiore piacere.
Come lei ha già affermato, le massime autorità dello Stato, questa mattina, hanno ricordato l'assassinio dell'onorevole Moro, quella giornata davvero triste che ha segnato negativamente - ne sono convinto - la storia del nostro Paese.
Sui lavori del Senato
MAZZUCONI (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MAZZUCONI (PD). Signor Presidente, intervengo per porre un quesito a proposito del Resoconto della seduta di ieri e per svolgere su di esso un ragionamento.
PRESIDENTE. Mi scusi, senatrice, se la interrompo. Mi hanno comunicato gli Uffici che il suo intervento dovrà essere svolto nella seduta pomeridiana.
MAZZUCONI (PD). La mia è una richiesta di chiarimento per capire se devo fare o meno un intervento sul verbale.
PRESIDENTE. Credevo fosse un intervento anticipato.
MAZZUCONI (PD). Si tratta solo di un quesito per capire la procedura seguita nella seduta di ieri, dopo aver letto il relativo Resoconto stenografico.
Nella seduta di ieri ho presentato un emendamento. Mi è stato chiesto di ritirarlo e trasformarlo in ordine del giorno, cosa che ho fatto. Un emendamento analogo ma non eguale era stato presentato dalla Lega, a prima firma del senatore Vallardi, a cui era stata rivolta la mia stessa richiesta, e quindi invito al ritiro ed eventuale trasformazione in ordine del giorno.
Successivamente abbiamo convenuto sulla presentazione dell'ordine del giorno G7.0.301, che risulta firmato da tutti i senatori.
Nel Resoconto stenografico stampato risultano due ordini del giorno, su cui non ho problemi particolari perché immagino che la procedura preveda la trasformazione dei due diversi emendamenti in due ordini del giorno. Chiedo però se il testo dell'ordine del giorno, ancorché si tratti di una procedura automatica svolta dagli Uffici, debba o meno rispettare il testo dell'emendamento.
L'ordine del giorno G7.0.350, già emendamento 7.0.350 dei senatori Vallardi e Monti Cesarino, rispecchia il testo del mio emendamento e non quello dei senatori Vallardi e Monti Cesarino.
Mentre capisco che a valle ci sia la sovrapposizione dei due testi, a monte però dovrebbero esserci due testi diversi, essendo diversi i due emendamenti, a meno che esista un problema di procedura, per cui il mio quesito è in ordine ad essa.
Quindi la mia non è una contestazione: è una richiesta di chiarimento rispetto al Resoconto stenografico. Se si dà trasformazione in ordine del giorno dell'emendamento presentato, il primo testo, non il secondo, deve rispettare i due emendamenti presentati.
È quanto pensiamo il senatore Molinari ed io che abbiamo seguito insieme tutto il percorso. Vorrei capire se si tratta o meno di questo.
PRESIDENTE. È tutto chiaro. Mi devo per un attimo consultare con gli Uffici. (Il vice presidente Chiti si consulta con gli Uffici).
Senatrice Mazzuconi, penso lei abbia posto una questione seria che riguarda, da un lato, il ruolo dei singoli senatori. In questo caso, c'erano due emendamenti diversi come formulazione, anche se riguardavano lo stesso argomento; è stato rivolto un invito a ritirarli e trasformarli in ordine del giorno, invito che è stato accolto; poi, legittimamente, un senatore che riteneva che presentando un unico ordine del giorno vi fosse un diverso ordine delle firme - lo dico in modo esplicito perché è inutile avere infingimenti - ha deciso di fare in modo diverso. Questo è il primo punto, e fin qui non ci sono questioni.
Il secondo punto da lei sollevato è che però questo secondo ordine del giorno, per quanto riguardasse lo stesso argomento, non poteva essere identico nella formulazione.
MAZZUCONI (PD). Abbiamo ordini del giorno in prima e seconda stesura, dico che almeno la prima stesura, se è la trasformazione pari pari degli emendamenti dei senatori, deve essere diversa.
PRESIDENTE. Come ho detto, lei ha posto una questione che secondo me ha un fondamento. Gli Uffici lo chiariranno, perché bisogna vedere che cosa è intervenuto nell'altro senatore, dal momento che ogni senatore può presentare un ordine del giorno o un emendamento del tutto uguale ad un altro mantenendo, dal punto di vista della iniziativa, un intervento separato. Questo è consentito, ed infatti vedete quante volte ci sono emendamenti o ordini del giorno identici, che non sempre vengono unificati.
Il problema è se questa operazione è stata effettuata dagli Uffici per semplificare tecnicamente, e allora lei ha ragione, o se invece è stata fatta per volontà del senatore, ed allora è un'altra questione.
Nel pomeriggio sarà chiarito attraverso una ricognizione da parte degli Uffici.
Per lo svolgimento e la risposta scritta ad interrogazioni
Sui tempi di presentazione del bilancio interno del Senato
PERDUCA (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PERDUCA (PD). Signor Presidente, desidero sollecitare per la terza volta una interrogazione rivolta al Ministero della difesa, la 4-04869, presentata il 29 marzo 2011. Le questioni riguardano il maresciallo Comellini: sono informazioni che chiediamo, tanto alla Camera l'onorevole Turco quanto io al Senato, da oltre un anno, ma che non arrivano. È la terza volta che sono state sollecitate qui e sono quattro volte che lo sono state alla Camera: speriamo che questa sia la volta buona!
L'altra questione che vorrei porre alla sua attenzione, signor Presidente, e anche dei senatori presenti in Aula, è che al 9 maggio 2012 non è stata data notizia della preparazione del bilancio interno del Senato.
È inutile che io recuperi tutto ciò che avviene al di fuori di questo Palazzo, nel bene e nel male, relativamente ai costi della cosiddetta casta.
L'anno scorso, pur avviando questa lamentazione nel mese di marzo, si arrivò poi in estate inoltrata ad affrontare la questione. Non vorrei che ci si dovesse ritrovare, in una situazione analoga, pur sapendo che sono sicuramente cose complesse, ma ricordando che fu presa una serie di impegni a settembre in merito ai tempi per l'anno successivo, e soprattutto in merito ad alcune commissioni trasparenza interne per il Senato.
Credo pertanto che una data certa vada annunciata all'Aula quanto prima e che vada consegnato per tempo il documento, di modo che i senatori possano studiarlo; meglio ancora, come molti ordini del giorno che negli anni scorsi hanno avuto parere favorevole da parte dei Questori, pubblicarlo direttamente sul sito del Senato, in modo che non ci sia la necessità per i senatori di rincorrere l'ufficio preposto, e soprattutto che ci sia la possibilità per i cittadini di capire di che cosa stiamo parlando, nel bene e nel male, perché spesso le zone d'ombra superano quelle chiare.
PRESIDENTE. Senatore Perduca, la sollecitazione sarà rivolta al Governo e alla Presidenza del Senato. Lei forse sa che è stata avviata la presentazione al Consiglio di Presidenza della discussione sul bilancio, ma concordo con lei che occorre che abbia termine e che il tema sia presentato all'Assemblea, in modo che non ci sia questa inversione nei tempi: un punto, questo, che era stato assunto lo scorso anno.
LANNUTTI (IdV). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LANNUTTI (IdV). Signor Presidente, voglio sollecitare ancora una volta il Governo in merito alle tantissime interrogazioni che presento e che restano senza risposta. Sul fronte delle imposte vi sono due pesi e due misure, che riguardano le gravissime iniquità dei Governi che si succedono. Dobbiamo tutti combattere l'evasione fiscale, ma non dobbiamo consentire ad alcuno di perseguitare, con metodi vessatori, i cittadini. Sappiamo quello che succede con Equitalia e con le altre agenzie fiscali.
Signor Presidente, se mi consente, sollecito la risposta anche alle interrogazioni che riguardano la doppia velocità. I cittadini sono tartassati e perseguitati, mentre i banchieri devono essere salvaguardati. Mi riferisco, signor Presidente, alla delega fiscale approvata in Consiglio dei ministri in data 16 aprile: una sanatoria per salvaguardare la frode fiscale dei banchieri e aiutare un signore, beneficato già di 42 milioni di euro come premio, l'ex amministratore di Unicredit, Alessandro Profumo, imposto al Monte dei Paschi di Siena. Do anche una notizia: stamattina la Guardia di finanza si è presentata a Siena e vuole verificare i conti della gestione.
Signor Presidente, continuo a sollecitare moltissime interrogazioni con questo oggetto, come la 3-02833. Com'è possibile? La Cassazione emette delle sentenze. C'è una recente sentenza su Dolce e Gabbana. La frode fiscale è reato penale. Dolce e Gabbana hanno dovuto sborsare 239 milioni di euro (sentenza della Cassazione penale). Dall'altra parte il Governo - e mi si parla di equità! - va a fare un provvedimento-sanatoria per salvaguardare Profumo e gli altri banchieri, come Mussari, che sono indagati dalle procure della Repubblica per frode fiscale ai danni dello Stato, per 3,2 miliardi di euro!
Signor Presidente, poi mi ci arrabbio, e chiedo scusa. Ma com'è possibile? Invito anche i colleghi che ci ascoltano alla riflessione. C'è gente che muore ogni giorno. Il clima di sfiducia, la crisi prodotta dalle banche, il credit crunch, gente strangolata, gente che si suicida. 270 miliardi di euro al tasso dell'1 per cento come prestito triennale, e i Governi che si succedono fanno i maggiordomi dei banchieri e praticamente assecondano tutti i desiderata delle banche.
Mi auguro, signor Presidente, che si possa rispondere alle interrogazioni. Sollecito soprattutto principi di equità. Noi ci meravigliamo poi se Beppe Grillo prenderà il 20 per cento dei voti e non considera molto bene i partiti che assecondano solo le cricche.
PRESIDENTE. Il Governo aveva iniziato molto bene nel rispondere alle interrogazioni. C'era stata una discreta puntualità. Non so cosa stia succedendo. Non ho il quadro preciso, la mia è soltanto una segnalazione al sottosegretario Malaschini perché si riesca ad avere un quadro anche delle sollecitazioni che intervengono.
Richiamo i senatori che chiedono di intervenire al rispetto dei tempi, poiché la seduta dovrebbe già essere chiusa.
GARAVAGLIA Massimo (LNP). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GARAVAGLIA Massimo (LNP). Signor Presidente, sarò velocissimo nel sollecitare il Governo alla risposta ad una interrogazione del collega della Camera, onorevole Molteni (ne presenteremo qui una analoga oggi) che riguarda il Monte dei Paschi di Siena. Sarebbe assolutamente importante avere una risposta in tempi rapidi, perché la faccenda sta diventando abbastanza seria.
Oggi è in corso un blitz della Guardia di finanza presso il Monte dei Paschi, ma il punto specifico è il seguente. Sappiamo che nelle sponsorizzazioni sportive spesso alcune cose non quadrano. Nel momento in cui un istituto primario bancario non paga allo Stato gli interessi sui "Tremonti-bond" che ha ricevuto e dà 25 milioni di euro a una squadra di basket locale, quando semmai solitamente nel nostro Paese queste ne prendono 5 o 6 milioni per gli sponsor totali (quindi ci sarebbe già da discutere), probabilmente sarebbe il caso che il Governo potesse far valere la sua voce anche in questo settore, anche perché a casa nostra 25 milioni di euro, dati con effetto leva alle aziende, fanno 250-350 di milioni di prestiti alle aziende, che probabilmente sarebbero più utili, piuttosto che darli a una squadra di basket.
PRESIDENTE. Grazie, senatore Garavaglia, per il suo intervento: il mezzo, per carità, è molto importante. Naturalmente, in questo caso, è difficile che il Governo possa rispondere a un'interrogazione non ancora presentata qui: è un gioco di squadra!
STRADIOTTO (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
STRADIOTTO (PD). Signor Presidente, ho chiesto di intervenire a fine seduta per parlare del tema riguardante il bilancio del Senato: il bilancio consuntivo, quindi il rendiconto 2011, e quello di previsione per il 2012 non sono stati ancora approvati né dal Consiglio di Presidenza né dall'Assemblea.
L'ordine del giorno G100 approvato il 3 agosto dello scorso anno dice che il consuntivo deve essere approvato entro il mese di marzo dell'anno successivo e, di conseguenza, il bilancio di previsione deve essere presentato. Considerato che si rischia di andare avanti per dodicesimi e quindi di compromettere la possibilità di programmare la spesa, credo che quanto prima il Consiglio di Presidenza sia chiamato ad esprimersi e a dare il suo voto sul bilancio di previsione.
Ma vorrei soffermarmi su una considerazione, perché, essendo io componente del Consiglio di Presidenza, ho già visto alcuni dati.
L'anno scorso i senatori hanno avuto un costo lordo di 48 milioni di euro; quest'anno di 43. Nel complesso, però, questa struttura costerà di più quest'anno.
Io credo allora che o iniziamo a fare un ragionamento serio sulla riduzione dei costi della struttura complessiva, che può essere anche nell'organizzare i lavori in modo diverso, o, viceversa, non facciamo un buon servizio ai cittadini.
GRAMAZIO (PdL). Bravo! È la struttura!
STRADIOTTO (PD). I senatori costano un euro all'anno ad ogni cittadino italiano. La struttura del Senato ne costa 10.
Credo che, se vogliamo essere - come ci chiedono gli italiani - dei buoni padri e madri di famiglia, dobbiamo essere seri nell'approvare fin da subito un bilancio che vada oltre addirittura le limitazioni che ci siamo dati l'anno scorso con l'ordine del giorno G100.
In questo senso serve assolutamente che la Presidenza prenda questa responsabilità, oltre al fatto che serve più trasparenza.
I cittadini che vivono a Roma o che vengono a Roma per turismo, quando vedono tutte le auto blu in giro per la città, sono convinti che siano dei senatori o dei deputati. Ebbene, quand'è che iniziamo a dire che il Senato in tutto ha 12 auto blu e la Camera 20 e che quindi 32 auto blu tutte insieme fuori, a Roma, non si vedrebbero, se ciò fosse vero? (Commenti del senatore Gramazio).
È una questione che dobbiamo chiarire, perché se, viceversa, non comprendiamo qual è il male che attanaglia il nostro Paese e qual è la vera casta di questo Paese, rischiamo di far del male innanzitutto alle istituzioni. (Applausi dai Gruppi PD e PdL e del senatore Molinari).
GRAMAZIO (PdL). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GRAMAZIO (PdL). È l'unica volta che plaudo al nostro senatore Segretario Stradiotto, che ha fatto benissimo ad entrare in un tale argomento.
Mi permetto di sollecitare la sua attenzione e quella del Sottosegretario presente su un'interrogazione da me presentata al Presidente del Consiglio dei ministri per sapere qual è il ruolo del ministro Clini, il quale ogni giorno fa polemica: è in polemica con il presidente della Regione Lazio, il giorno dopo con il sindaco di Roma, il giorno dopo ancora con il presidente della Provincia, Zingaretti; e poi ancora, non è finita - non sono solo polemiche con gli enti locali - l'altro giorno era in polemica con il commissario del Governo per le discariche, il prefetto Pecoraro.
Vorrei sapere se nelle deleghe che il ministro Monti ha dato all'ex direttore generale del Ministero dell'ambiente, oggi Ministro dell'ambiente, c'è la delega della polemica con gli enti locali, e la polemica all'interno del Governo, perché il commissario di Governo non lo nomina il Senato della Repubblica o la Camera, bensì il Governo. Quindi, la sua polemica quotidiana, anche contro il prefetto di Roma, nelle sue funzioni di commissario di Governo, è una polemica interna al Governo.
Pertanto, chiarisca la sua posizione e venga in questa Assemblea un Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio per dirci quali sono le deleghe effettive del signor Clini.
Sui mancati risarcimenti ai Comuni dei danni
provocati dalle nevicate dello scorso mese di febbraio
SALTAMARTINI (PdL). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SALTAMARTINI (PdL). Signor Presidente, intervengo a fine seduta sollecitando il responsabile del Governo per sapere che cosa vuole fare l'Esecutivo in merito ai danni causati dalle precipitazioni nevose verificatesi nel mese di febbraio, che hanno esposto gli enti locali, i Comuni e le Province ad anticipazioni di cassa, nelle condizioni finanziarie in cui versano le autonomie locali.
Signor Presidente, insieme ad alcuni colleghi, io sono stato firmatario di un emendamento che ha ripristinato l'alimentazione del Fondo di protezione civile, che era stato sganciato. Mi sono preso i rimbrotti di tanti giornali che addirittura attribuivano a tale emendamento la responsabilità dell'aumento delle accise sulla benzina. Adesso, inspiegabilmente, non riusciamo ancora a capire, dopo una manifestazione fatta di fronte a Montecitorio da parte dei presidenti delle Regioni interessate (Marche, Toscana e Umbria), dei sindaci e dei presidenti delle Province, che cosa stia facendo il Governo per la rifusione delle spese per un danno di protezione civile: perché gli interventi si sono sviluppati non nell'esercizio dell'attività amministrativa degli enti locali, ma per salvaguardare la vita e l'incolumità personale dei cittadini colpiti da tali precipitazioni meteorologiche.
Mi chiedo come sia possibile qui difendere il Parlamento quando si discute l'unitarietà della Repubblica, la dignità istituzionale dei Comuni, che abbiamo costituzionalizzato nell'articolo 114, se i sindaci debbono procedere con il cappello in mano di fronte ai commissari e alle Regioni per rivendicare ciò che loro spetta, tenendo conto che sono state avviate delle azioni esecutive per la riscossione di questi crediti nei riguardi dei Comuni.
Signor Presidente, l'ultima volta che è venuto in Senato il presidente del Consiglio Monti, io stesso gli ho lasciato una busta vergata a mano per implorarlo e chiedergli di valutare questo aspetto non secondario.
Signor Presidente, chiedo al rappresentante dell'Esecutivo se questo sia un rapporto istituzionale normale e se sia indice di leale cooperazione su tali temi. Mi auguro che il valentissimo sottosegretario Malaschini, qui presente, possa dare una risposta ad istanze che riguardano decine e decine, se non centinaia di Comuni che si trovano a dover pagare le spese per salvaguardare la vita e l'incolumità di persone che durante le precipitazioni nevose hanno corso questo rischio.
La ringrazio, signor Presidente, per la cortesia.
PRESIDENTE. Oggi c'è molto lavoro per il sottosegretario Malaschini.
Colleghi, lo si dice tra noi, ma rimarrà agli atti: credo che sarebbe opportuno che i colleghi senatori che vogliono intervenire a fine seduta lo facciano presente un po' prima, durante la mattinata. Una volta approvato dalla Conferenza dei Capigruppo il termine delle sedute, non si può continuare all'infinito. Sapendo invece quanti sono gli interventi, si può chiudere un attimo prima la discussione sugli altri punti all'ordine del giorno.
Su manifestazioni svoltesi in concomitanza con l'anniversario della Liberazione
*SANNA (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SANNA (PD). Signor Presidente, voglio richiamare in fine seduta alcuni avvenimenti che, secondo me, meritano attenzione oggi, 9 maggio, nella ricorrenza dell'omicidio di Aldo Moro. Un atto di terrorismo che è espressione di una concezione dei rapporti politici basata sulla violenza e sulla sopraffazione della vita.
Il 25 aprile, Festa della Liberazione nazionale, noi celebriamo l'evocazione di un'altra concezione della politica, della convivenza civile, della vita e della democrazia. Tredici parlamentari italiani - dieci alla Camera e tre in Senato - hanno presentato il 23 aprile un'interpellanza urgente al Ministro dell'interno per sapere quale era - rispetto alle proprie competenze - la posizione del Governo circa la pretesa di celebrare, in una piazza di Cagliari precedentemente attraversata dalle manifestazioni nazionali del 25 aprile, la cosiddetta Repubblica sociale italiana.
Abbiamo posto questo tema al Ministro dell'interno prima di questo avvenimento, segnalando un problema non solo di rispetto delle leggi italiane - della cosiddetta legge Scelba in particolare che vieta la ricostituzione del partito fascista - ma anche un tema di ordine pubblico legato alla sicurezza di coloro che partecipano alla manifestazione del 25 aprile (Commenti del senatore Ciarrapico) e anche di chi vuole commemorare - bontà sua - la Repubblica sociale italiana, cioè il contrario della Festa nazionale della Liberazione. Abbiamo avuto ragione a preoccuparci, perché a Cagliari ci sono stati scontri e un impegno esorbitante di centinaia di operatori delle forze dell'ordine per garantire la sicurezza delle due manifestazioni, che non dovevano avvenire a nostro avviso lo stesso giorno.
Signor Sottosegretario per i rapporti con il Parlamento, sollecitiamo il Ministro dell'interno a venire in Aula a dare una spiegazione di questa originale interpretazione (Commenti del senatore Ciarrapico) delle leggi italiane circa la possibilità di svolgere manifestazioni di stampo neofascista, concomitanti alla Festa nazionale della Liberazione.
PRESIDENTE. Senatore Sanna, faccio mia la sua sollecitazione perché ci sia una risposta del Ministro dell'interno su un fatto che mi sembra assai serio.
Su dichiarazioni del Commissario straordinario
per l'emergenza rifiuti della Capitale
D'UBALDO (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Colleghi, non mi voglio trovare nella situazione di togliere la parola a colleghi che vogliono intervenire, né in situazioni come questa. Formulerò pertanto al presidente Schifani e alla Conferenza dei Capigruppo la proposta che a una certa ora della mattina, ad esempio un'ora prima del termine della seduta, si sappia il numero dei colleghi che intendono intervenire a fine seduta: altrimenti, non riusciamo a regolare bene i nostri lavori.
Ha facoltà di intervenire, senatore D'Ubaldo (voglio precisare, senatore, che quanto ho detto non riguarda lei. Non è che lei stia parlando: mentre siamo un quarto d'ora oltre il termine previsto per la fine della seduta, lei sta cominciando ora il suo intervento).
D'UBALDO (PD). Signor Presidente, volevo intervenire solo perché sono state rappresentate poc'anzi dal collega Gramazio delle critiche al Ministro dell'ambiente. Vorrei cogliere l'occasione davanti al sottosegretario Malaschini per dire che siamo di fronte a un elemento di disdoro per l'autorità dello Stato. Il ministro Clini, cui va tutta la mia solidarietà, ha espresso un parere che io, lei, chiunque di noi, la pubblica opinione, può anche contestare, ma a me sembra incongruo che un prefetto della Repubblica, ancorché incaricato di svolgere una funzione non tipica della sua carica quale quella del commissario - anche se tuttavia i due ruoli rimangono comunque congiunti - dica pubblicamente sui giornali «che decida lui» e che il Ministro, sostanzialmente, si deve fare da parte. Credo che tutti noi abbiamo interesse a concorrere alla ricostruzione di una vita democratica e di un funzionamento corretto delle istituzioni. Quindi, non mi permetto di dare un giudizio conclusivo, ma mi premeva difendere l'operato del ministro Clini e rappresentare al Governo quello che a me sembra, lo ripeto, un elemento di disdoro per l'attività delle nostre istituzioni.
PRESIDENTE. Senatore D'Ubaldo, sul messaggio conclusivo concordo con lei: bisogna cioè restituire in questo Paese, alla vita della Repubblica, un po' di ordine e di responsabilità anche nei rapporti tra chi rappresenta lo Stato a tutti i livelli e il Parlamento e le Assemblee elettive.
Mozioni, interpellanze e interrogazioni, annunzio
PRESIDENTE. Le mozioni, interpellanze e interrogazioni pervenute alla Presidenza saranno pubblicate nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Ricordo che il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica oggi, alle ore 16,30, con lo stesso ordine del giorno.
La seduta è tolta (ore 13,17).
Allegato A
DISEGNO DI LEGGE
Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 15 marzo 2012, n. 21, recante norme in materia di poteri speciali sugli assetti societari nei settori della difesa e della sicurezza nazionale, nonché per le attività di rilevanza strategica nei settori dell'energia, dei trasporti e delle comunicazioni (3255)
ORDINE DEL GIORNO
Votato per parti separate. Respinta la parte evidenziata in neretto. Preclusa la restante parte
Il Senato,
in sede di esame del disegno di legge n. 3255, di conversione del decreto-legge 15 marzo 2012, n. 21,
considerato:
che il decreto-legge in titolo disciplina con chiarezza e precisione gli ambiti e le condizioni di attivazione di poteri speciali del Governo per le imprese operanti nei settori della difesa e della sicurezza nazionale, nonché per le attività di rilevanza strategica nei settori delle telecomunicazioni, dei trasporti e dell'energia;
che tale intervento, oltre a rispondere opportunamente e con tempestività alle questioni poste dalla Commissione europea sulla legittimità delle disposizioni recate dal decreto-legge n. 332 del 1994, garantisce l'attivazione di meccanismi di tutela e salvaguardia di interessi di rilevanza strategica per il Paese;
che la predeterminazione ex ante degli ambiti di operatività costituisce un elemento di certezza sia sul fronte della tutela degli interessi nazionali, che sotto il profilo di garanzia di trasparenza e conoscibilità verso gli investitori stranieri circa i limiti di un eventuale intervento governativo e che la definizione della strategicità del settore prescinde dalla natura privata o pubblica della società in esso operante;
che il decreto-legge, nel testo modificato dalla Camera dei deputati ha ampliato le prerogative parlamentari nella procedura di definizione dei requisiti e degli ambiti di intervento;
considerato inoltre:
che la materia degli interventi speciali si è stratificata nel tempo e che lo Stato italiano è stato soccombente in sede di Corte di Giustizia europea nell'unico caso di attivazione delle procedure previste dal decreto-legge n. 332 del 1994;
che il decreto-legge n. 34 del 2011, modificando la disciplina della Cassa depositi e prestiti recata dal decreto-legge 30 settembre 2003, n. 269, ha previsto che tale organismo può assumere partecipazioni in società di rilevante interesse nazionale in termini di strategicità del settore di operatività, di livelli occupazionali, di entità di fatturato ovvero di ricadute per il sistema economico-produttivo;
che lo stesso provvedimento del 20 Il assegna ad un decreto del ministro dell'economia e delle finanze di natura non regolamentare la potestà di definire i requisiti anche quantitativi delle società oggetto di possibile acquisizione da parte della Cassa depositi e prestiti;
che l'eventuale intervento della Cassa presenta, da un lato, una maggiore ampiezza e una maggiore genericità dei settori oggetto di intervento, e, dall'altro si giustifica solo nella prospettiva di tutela dei citati interessi strategici, restando escluse ipotesi di acquisizioni di quote societarie in una logica differente,
impegna il Governo:
a valutare la possibilità di coordinare il testo del citato articolo 7 del decreto-legge n 34, e quindi l'intervento della Cassa con la portata, le finalità e gli strumenti previsti dal decreto in titolo, secondo i seguenti indirizzi:
armonizzare i settori oggetto dell'intervento, tenendo anche conto che il decreto del ministro dell'economia del 3 maggio 2011, in attuazione del decreto n. 34, definisce di «rilevante interesse nazionale» e quindi oggetto di possibili acquisizioni della Cassa le società di capitali operanti nei settori della difesa, della sicurezza, delle infrastrutture, dei trasporti, delle comunicazioni e dell'energia, ma anche delle assicurazioni e dell'intermediazione finanziaria, della ricerca e dell'innovazione ad alto contenuto tecnologico e dei servizi pubblici;
superare il criterio delle soglie di fatturato e del numero di dipendenti quale ulteriore criterio di individuazione di società di rilevante interesse nazionale;
prevedere che i poteri e le competenze assegnate dal decreto-legge n 34 del 2011 ad un decreto del ministro dell'economia e delle finanze al fine di individuare e definire i requisiti dell'intervento della Cassa depositi e prestiti siano assegnati, in omogeneità da quanto previsto dal decreto-legge in titolo, ad un decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, previo parere parlamentare.
ARTICOLO 1 DEL DISEGNO DI LEGGE DI CONVERSIONE E ALLEGATO RECANTE LE MODIFICAZIONI APPORTATE AL DECRETO-LEGGE IN SEDE DI CONVERSIONE NEL TESTO APPROVATO DALLA CAMERA DEI DEPUTATI
Art. 1.
1. Il decreto-legge 15 marzo 2012, n. 21, recante norme in materia di poteri speciali sugli assetti societari nei settori della difesa e della sicurezza nazionale, nonché per le attività di rilevanza strategica nei settori dell'energia, dei trasporti e delle comunicazioni, è convertito in legge con le modificazioni riportate in allegato alla presente legge.
2. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.
Allegato
MODIFICAZIONI APPORTATE IN SEDE DI CONVERSIONE AL DECRETO-LEGGE 15 MARZO 2012, N. 21
All'articolo 1:
al comma 1:
all'alinea, le parole: «e del Ministro della difesa ovvero del Ministro dell'interno,» sono sostituite dalle seguenti: «e, rispettivamente, con il Ministro dell'interno o con il Ministro della difesa, previa comunicazione alle Commissioni parlamentari competenti, entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto,», le parole: «con decreto del Presidente del Consiglio» sono sostituite dalle seguenti: «con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri», dopo le parole: «adottato su conforme deliberazione del Consiglio dei Ministri,» sono inserite le seguenti: «da trasmettere contestualmente alle Commissioni parlamentari competenti,» e la parola: «effettiva» è soppressa;
alla lettera b), dopo le parole: «lo scioglimento della società,» sono inserite le seguenti: «la modifica di clausole statutarie eventualmente adottate ai sensi dell'articolo 2351, terzo comma, del codice civile ovvero introdotte ai sensi dell'articolo 3, comma 1, del decreto-legge 31 maggio 1994, n. 332, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 1994, n. 474, come da ultimo modificato dall'articolo 3 del presente decreto,»;
alla lettera c), dopo le parole: «24 febbraio 1998, n. 58» sono inserite le seguenti: «, e successive modificazioni,»;
dopo il comma 1 è inserito il seguente:
«1-bis. I decreti di cui al comma 1 volti ad individuare le attività di rilevanza strategica per il sistema di difesa e di sicurezza nazionale stabiliscono la tipologia di atti o operazioni all'interno di un medesimo gruppo ai quali non si applica la disciplina di cui al presente articolo»;
al comma 2, la parola: «effettiva» è soppressa;
al comma 3:
all'alinea, la parola: «effettiva» è soppressa;
alla lettera a), dopo le parole: «nonché del progetto industriale» è inserito il seguente segno d'interpunzione: «,»;
alla lettera b), le parole: «desunti dalla natura delle loro alleanze» sono sostituite dalle seguenti: «, desunti dalla natura delle loro alleanze,» e la parola: «essi» è sostituita dalla seguente: «esse»;
al comma 4:
al secondo periodo, le parole: «del decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58» sono sostituite dalle seguenti: «del testo unico di cui al decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58, e successive modificazioni»;
al decimo periodo, le parole: «, oltre alla revoca della relativa autorizzazione,» sono soppresse;
al comma 5:
al primo periodo, le parole: «Chiunque acquisisce una partecipazione ai sensi del comma 1, lettere a) e c),» sono sostituite dalle seguenti: «Ai fini dell'eventuale esercizio dei poteri di cui al comma 1, lettere a) e c), chiunque acquisisce una partecipazione in imprese che svolgono attività di rilevanza strategica per il sistema di difesa e sicurezza nazionale»;
al secondo periodo, le parole: «del decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58,» sono sostituite dalle seguenti: «del testo unico di cui al decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58, e successive modificazioni,» e le parole: «al superamento» sono sostituite dalle seguenti: «che determinano il superamento»;
al sesto periodo, le parole: «alla decorrenza» sono sostituite dalle seguenti: «al decorso»;
il settimo periodo è sostituito dai seguenti: «Qualora il potere sia esercitato nella forma dell'imposizione di condizioni di cui al comma 1, lettera a), in caso di eventuale inadempimento o violazione delle condizioni imposte all'acquirente, per tutto il periodo in cui perdura l'inadempimento o la violazione, i diritti di voto, o comunque i diritti aventi contenuto diverso da quello patrimoniale, connessi alle azioni o quote che rappresentano la partecipazione rilevante, sono sospesi. Le delibere eventualmente adottate con il voto determinante di tali azioni o quote, nonché le delibere o gli atti adottati con violazione o inadempimento delle condizioni imposte, sono nulli. L'acquirente che non osservi le condizioni imposte è altresì soggetto, salvo che il fatto costituisca reato, a una sanzione amministrativa pecuniaria pari al doppio del valore dell'operazione e comunque non inferiore all'1 per cento del fatturato realizzato nell'ultimo esercizio per il quale sia stato approvato il bilancio»;
all'ottavo periodo, dopo le parole: «la partecipazione rilevante» è inserito il seguente segno d'interpunzione: «,»;
al comma 6:
al primo periodo, dopo le parole: «di difesa e sicurezza nazionale» è inserito il seguente segno d'interpunzione: «,»;
al secondo periodo, le parole: «sono rese» sono sostituite dalle seguenti: «sono immediatamente trasmesse dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri»;
al comma 7, le parole: «di cui al comma 1,» sono sostituite dalle seguenti: «di cui al comma 1»;
al comma 8:
al primo periodo, le parole: «Con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, adottato» sono sostituite dalle seguenti: «Con regolamento, adottato ai sensi dell'articolo 17, comma 1, della legge 23 agosto 1988, n. 400, e successive modificazioni, previo parere delle Commissioni parlamentari competenti,» e sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: «, anche con riferimento alla definizione, nell'ambito delle risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente e senza nuovi o maggiori oneri a carico del bilancio dello Stato, delle modalità organizzative per lo svolgimento delle attività propedeutiche all'esercizio dei poteri speciali previsti dal presente articolo»;
dopo il primo periodo sono inseriti i seguenti: «Il parere di cui al primo periodo è espresso entro il termine di venti giorni dalla data di trasmissione dello schema di regolamento alle Camere. Decorso tale termine, il regolamento può essere comunque adottato.»;
al secondo periodo, la parola: «decreto» è sostituita dalla seguente: «regolamento» e le parole: «inerenti le proposte» sono sostituite dalle seguenti: «inerenti alle proposte».
All'articolo 2:
il comma 1 è sostituito dal seguente:
«1. Con uno o più regolamenti, adottati ai sensi dell'articolo 17, comma 1, della legge 23 agosto 1988, n. 400, e successive modificazioni, su proposta del Ministro dell'economia e delle finanze, del Ministro dello sviluppo economico e del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, di concerto con il Ministro dell'interno e con il Ministro degli affari esteri, oltre che con i Ministri competenti per settore, previo parere delle Commissioni parlamentari competenti, sono individuati le reti e gli impianti, ivi compresi quelli necessari ad assicurare l'approvvigionamento minimo e l'operatività dei servizi pubblici essenziali, i beni e i rapporti di rilevanza strategica per l'interesse nazionale nei settori dell'energia, dei trasporti e delle comunicazioni, nonché la tipologia di atti o operazioni all'interno di un medesimo gruppo ai quali non si applica la disciplina di cui al presente articolo. I regolamenti di cui al primo periodo sono adottati entro centoventi giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto e sono aggiornati almeno ogni tre anni»;
dopo il comma 1 è inserito il seguente:
«1-bis. I pareri di cui al comma 1 sono espressi entro il termine di venti giorni dalla data di trasmissione degli schemi di regolamento alle Camere. Decorso tale termine, i regolamenti possono essere comunque adottati. Qualora i pareri espressi dalle Commissioni parlamentari competenti rechino identico contenuto, il Governo, ove non intenda conformarvisi, trasmette nuovamente alle Camere lo schema di regolamento, indicandone le ragioni in un'apposita relazione. I pareri definitivi delle Commissioni competenti sono espressi entro il termine di venti giorni dalla data di trasmissione. Decorso tale termine, il regolamento può essere comunque adottato»;
al comma 2:
al primo periodo, la parola: «adottata» è sostituita dalla seguente: «adottato», dopo le parole: «il trasferimento all'estero della sede sociale,» sono inserite le seguenti: «il mutamento dell'oggetto sociale, lo scioglimento della società, la modifica di clausole statutarie eventualmente adottate ai sensi dell'articolo 2351, terzo comma, del codice civile ovvero introdotte ai sensi dell'articolo 3, comma 1, del decreto-legge 31 maggio 1994, n. 332, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 1994, n. 474, come da ultimo modificato dall'articolo 3 del presente decreto,» e le parole: «sono entro dieci giorni, e comunque prima che ne sia data attuazione, notificati» sono sostituite dalle seguenti: «è notificato, entro dieci giorni e comunque prima che vi sia data attuazione,»;
al secondo periodo, le parole: «Sono notificati» sono sostituite dalle seguenti: «Sono notificate»;
al comma 3, dopo le parole: «deliberazione del Consiglio dei Ministri,» sono inserite le seguenti: «da trasmettere contestualmente alle Commissioni parlamentari competenti,» e le parole: «eccezionale di minaccia effettiva» sono sostituite dalle seguenti: «eccezionale, non disciplinata dalla normativa nazionale ed europea di settore, di minaccia»;
al comma 4:
al secondo periodo, le parole: «del decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58» sono sostituite dalle seguenti: «del testo unico di cui al decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58, e successive modificazioni»;
all'ottavo periodo, le parole: «di cui al comma 3,» sono sostituite dalle seguenti: «di cui al comma 3»;
al nono periodo, le parole: «adottate o attuate» sono sostituite dalle seguenti: «adottati o attuati»;
all'undicesimo periodo, le parole: «le disposizioni di cui al presente comma,» sono sostituite dalle seguenti: «le disposizioni di cui al comma 2 e al presente comma»;
al comma 5:
al primo periodo, le parole: «del decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58,» sono sostituite dalle seguenti: «del testo unico di cui al decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58,» e dopo le parole: «è notificato» sono inserite le seguenti: «dall'acquirente»;
dopo il primo periodo è inserito il seguente: «Nel computo della partecipazione rilevante si tiene conto della partecipazione detenuta da terzi con cui l'acquirente ha stipulato uno dei patti previsti dall'articolo 122 del testo unico di cui al decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58, e successive modificazioni, o previsti dall'articolo 2341-bis del codice civile»;
al comma 6:
al primo periodo, la parola: «effettiva» è soppressa e le parole da: «con decreto» fino a: «medesimo comma 5,» sono sostituite dalle seguenti: «entro quindici giorni dalla notifica di cui al medesimo comma 5, con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, adottato su conforme deliberazione del Consiglio dei Ministri, da trasmettere contestualmente alle Commissioni parlamentari competenti,»;
al terzo periodo, le parole: «alla decorrenza» sono sostituite dalle seguenti: «al decorso»;
il quinto periodo è sostituito dai seguenti: «Qualora il potere sia esercitato nella forma dell'imposizione di impegni all'acquirente, in caso di inadempimento, per tutto il periodo in cui perdura l'inadempimento medesimo, i diritti di voto, o comunque i diritti aventi contenuto diverso da quello patrimoniale, connessi alle azioni o quote che rappresentano la partecipazione rilevante, sono sospesi. Le delibere eventualmente adottate con il voto determinante di tali azioni o quote, o comunque le delibere o gli atti adottati con violazione o inadempimento delle condizioni imposte, sono nulli. L'acquirente che non adempia agli impegni imposti è altresì soggetto, salvo che il fatto costituisca reato, a una sanzione amministrativa pecuniaria pari al doppio del valore dell'operazione, e comunque non inferiore all'1 per cento del fatturato realizzato nell'ultimo esercizio per il quale sia stato approvato il bilancio»;
al sesto periodo, dopo le parole: «la partecipazione rilevante» è inserito il seguente segno d'interpunzione: «,»;
al comma 7, alla lettera a), le parole: «desunti dalla natura delle loro alleanze» sono sostituite dalle seguenti: «, desunti dalla natura delle loro alleanze,» e la parola: «essi» è sostituita dalla seguente: «esse»;
al comma 8:
al primo periodo, le parole: «con i decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri» sono sostituite dalle seguenti: «con i regolamenti», le parole: «il Consiglio dei Ministri delibera» sono sostituite dalle seguenti: «il Consiglio dei Ministri delibera,» e dopo le parole: «su proposta del Ministro dell'economia e delle finanze» sono aggiunte le seguenti: «, sentiti il Ministro dello sviluppo economico e il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, per i rispettivi ambiti di competenza»;
al secondo periodo, le parole: «sono rese» sono sostituite dalle seguenti: «sono immediatamente trasmesse dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri»;
al comma 9:
al primo periodo, le parole: «Con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri adottato» sono sostituite dalle seguenti: «Con regolamento, adottato ai sensi dell'articolo 17, comma 1, della legge 23 agosto 1988, n. 400, e successive modificazioni, previo parere delle Commissioni parlamentari competenti,» e sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: «, anche con riferimento alla definizione, nell'ambito delle risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente e senza nuovi o maggiori oneri a carico del bilancio dello Stato, delle modalità organizzative per lo svolgimento delle attività propedeutiche all'esercizio dei poteri speciali previsti dal presente articolo. Il parere sullo schema di regolamento è espresso entro il termine di venti giorni dalla data della sua trasmissione alle Camere. Decorso tale termine, il regolamento può essere comunque adottato. Qualora i pareri espressi dalle Commissioni parlamentari competenti rechino identico contenuto, il Governo, ove non intenda conformarvisi, trasmette nuovamente alle Camere lo schema di regolamento, indicandone le ragioni in un'apposita relazione. I pareri definitivi delle Commissioni competenti sono espressi entro il termine di venti giorni dalla data di trasmissione. Decorso tale termine, il regolamento può essere comunque adottato»;
al secondo periodo, la parola: «decreto» è sostituita dalla seguente: «regolamento» e le parole: «inerenti le proposte» sono sostituite dalle seguenti: «inerenti alle proposte».
All'articolo 3:
al comma 1, le parole: «Fatti salvi l'articolo 1, comma 1, lettera c), e l'articolo 2, comma 6,» sono sostituite dalle seguenti: «Fermo restando quanto disposto dall'articolo 1, comma 1, lettera c), e dall'articolo 2, comma 6,», le parole: «quale definito dall'articolo 1, comma 1, lettera c),» sono sostituite dalle seguenti: «quale definito dall'articolo 2, comma 5, ultimo periodo,» e sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: «, nel rispetto degli accordi internazionali sottoscritti dall'Italia o dall'Unione europea»;
il comma 2 è sostituito dal seguente:
«2. L'articolo 2 del decreto-legge 31 maggio 1994, n. 332, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 1994, n. 474, e successive modificazioni, i commi da 228 a 231 dell'articolo 4 della legge 24 dicembre 2003, n. 350, nonché il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 10 giugno 2004, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 139 del 16 giugno 2004, cessano di avere efficacia, con riferimento ai singoli settori, a decorrere dalla data di entrata in vigore dei decreti, relativi a ciascun settore, di cui all'articolo 1, comma 1, e dei regolamenti, relativi a ciascun settore, di cui all'articolo 2, comma 1, del presente decreto. Le predette disposizioni sono comunque abrogate a decorrere dalla data di entrata in vigore dell'ultimo dei decreti ovvero dei regolamenti di cui al primo periodo che completano l'individuazione dei settori. Gli amministratori senza diritto di voto eventualmente nominati ai sensi del predetto articolo 2 del decreto-legge n. 332 del 1994, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 474 del 1994, e successive modificazioni, e in carica alla data della sua abrogazione cessano alla scadenza del mandato»;
al comma 3, le parole: «la presente disciplina» sono sostituite dalle seguenti: «la disciplina stabilita dal presente decreto»;
il comma 4 è sostituito dal seguente:
«4. Cessano di avere efficacia a decorrere dalla data di entrata in vigore dei regolamenti di cui all'articolo 2, comma 1, le disposizioni attributive dei poteri speciali contenute nei decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri in data 5 ottobre 1995, in data 21 marzo 1997, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 70 del 25 marzo 1997, in data 17 settembre 1999, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 225 del 24 settembre 1999, e in data 23 marzo 2006, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 79 del 4 aprile 2006, e nei decreti del Ministro del tesoro in data 5 ottobre 1995, in data 16 ottobre 1995, in data 21 marzo 1997, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 70 del 25 marzo 1997, e in data 24 marzo 1997, pubblicato nella stessa Gazzetta Ufficiale, nonché nei decreti del Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione economica in data 17 settembre 1999, pubblicati nella Gazzetta Ufficiale n. 237 dell'8 ottobre 1999, e del Ministro dell'economia e delle finanze in data 17 settembre 2004, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 234 del 5 ottobre 2004, e in data 1º aprile 2005. Cessano altresì di avere efficacia a partire dalla stessa data le clausole in materia di poteri speciali presenti negli statuti societari»;
al comma 5:
alla lettera a), le parole: «e delle comunicazioni» sono sostituite dalle seguenti: «, delle comunicazioni e degli altri pubblici servizi»;
alla lettera b), le parole: «dell'energia.» sono sostituite dalle seguenti: «dell'energia e degli altri pubblici servizi»;
al comma 6, le parole: «all'allegato 1,» sono sostituite dalle seguenti: «all'allegato 1».
Dopo l'articolo 3 è inserito il seguente:
«Art. 3-bis. - (Relazione annuale alle Camere). - 1. A decorrere dall'anno successivo a quello in corso alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, il Presidente del Consiglio dei Ministri trasmette alle Camere, entro il 30 giugno di ogni anno, una relazione sull'attività svolta sulla base dei poteri attribuiti dal presente decreto, con particolare riferimento ai casi specifici e agli interessi pubblici che hanno motivato l'esercizio di tali poteri».
ARTICOLO 1 DEL DECRETO-LEGGE NEL TESTO COMPRENDENTE LE MODIFICAZIONI APPORTATE DALLA CAMERA DEI DEPUTATI
Articolo 1.
(Poteri speciali nei settori della difesa e della sicurezza nazionale)
1. Con uno o più decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri, adottati su proposta, per i rispettivi ambiti di competenza, del Ministro della difesa o del Ministro dell'interno, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, il Ministro degli affari esteri, il Ministro dello sviluppo economico e, rispettivamente, con il Ministro dell'interno o con il Ministro della difesa, previa comunicazione alle Commissioni parlamentari competenti, entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, sono individuate le attività di rilevanza strategica per il sistema di difesa e sicurezza nazionale, ivi incluse le attività strategiche chiave, in relazione alle quali con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, adottato su conforme deliberazione del Consiglio dei Ministri, da trasmettere contestualmente alle Commissioni parlamentari competenti, possono essere esercitati i seguenti poteri speciali in caso di minaccia di grave pregiudizio per gli interessi essenziali della difesa e della sicurezza nazionale:
a) imposizione di specifiche condizioni relative alla sicurezza degli approvvigionamenti, alla sicurezza delle informazioni, ai trasferimenti tecnologici, al controllo delle esportazioni nel caso di acquisto, a qualsiasi titolo, di partecipazioni in imprese che svolgono attività di rilevanza strategica per il sistema di difesa e sicurezza nazionale;
b) veto all'adozione di delibere dell'assemblea o degli organi di amministrazione di un'impresa di cui alla lettera a), aventi ad oggetto la fusione o la scissione della società, il trasferimento dell'azienda o di rami di essa o di società controllate, il trasferimento all'estero della sede sociale, il mutamento dell'oggetto sociale, lo scioglimento della società, la modifica di clausole statutarie eventualmente adottate ai sensi dell'articolo 2351, terzo comma, del codice civile ovvero introdotte ai sensi dell'articolo 3, comma 1, del decreto-legge 31 maggio 1994, n. 332, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 1994, n. 474, come da ultimo modificato dall'articolo 3 del presente decreto, le cessioni di diritti reali o di utilizzo relative a beni materiali o immateriali o l'assunzione di vincoli che ne condizionino l'impiego;
c) opposizione all'acquisto, a qualsiasi titolo, di partecipazioni in un'impresa di cui alla lettera a) da parte di un soggetto diverso dallo Stato italiano, enti pubblici italiani o soggetti da questi controllati, qualora l'acquirente venga a detenere, direttamente o indirettamente, anche attraverso acquisizioni successive, per interposta persona o tramite soggetti altrimenti collegati, un livello della partecipazione al capitale con diritto di voto in grado di compromettere nel caso specifico gli interessi della difesa e della sicurezza nazionale. A tale fine si considera altresì ricompresa la partecipazione detenuta da terzi con i quali l'acquirente ha stipulato uno dei patti di cui all'articolo 122 del testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria, di cui al decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58, e successive modificazioni, ovvero di quelli di cui all'articolo 2341-bis del codice civile.
1-bis. I decreti di cui al comma 1 volti ad individuare le attività di rilevanza strategica per il sistema di difesa e di sicurezza nazionale stabiliscono la tipologia di atti o operazioni all'interno di un medesimo gruppo ai quali non si applica la disciplina di cui al presente articolo.
2. Al fine di valutare la minaccia di grave pregiudizio agli interessi essenziali della difesa e della sicurezza nazionale derivante dalle delibere di cui alla lettera b) del comma 1, il Governo considera, tenendo conto dell'oggetto della delibera, la rilevanza strategica dei beni o delle imprese oggetto di trasferimento, l'idoneità dell'assetto risultante dalla delibera o dall'operazione a garantire l'integrità del sistema di difesa e sicurezza nazionale, la sicurezza delle informazioni relative alla difesa militare, gli interessi internazionali dello Stato, la protezione del territorio nazionale, delle infrastrutture critiche e strategiche e delle frontiere, nonchè gli elementi di cui al comma 3.
3. Al fine di valutare la minaccia di grave pregiudizio per gli interessi essenziali della difesa e della sicurezza nazionale, derivante dall'acquisto delle partecipazioni di cui alle lettere a) e c) del comma 1, il Governo, nel rispetto dei princìpi di proporzionalità e ragionevolezza, considera, alla luce della potenziale influenza dell'acquirente sulla società, anche in ragione della entità della partecipazione acquisita:
a) l'adeguatezza, tenuto conto anche delle modalità di finanziamento dell'acquisizione, della capacità economica, finanziaria, tecnica e organizzativa dell'acquirente nonchè del progetto industriale, rispetto alla regolare prosecuzione delle attività, al mantenimento del patrimonio tecnologico, anche con riferimento alle attività strategiche chiave, alla sicurezza e alla continuità degli approvvigionamenti, oltre che alla corretta e puntuale esecuzione degli obblighi contrattuali assunti nei confronti di pubbliche amministrazioni, direttamente o indirettamente, dalla società le cui partecipazioni sono oggetto di acquisizione, con specifico riguardo ai rapporti relativi alla difesa nazionale, all'ordine pubblico e alla sicurezza nazionale;
b) l'esistenza, tenuto conto anche delle posizioni ufficiali dell'Unione europea, di motivi oggettivi che facciano ritenere possibile la sussistenza di legami fra l'acquirente e paesi terzi che non riconoscono i princìpi di democrazia o dello Stato di diritto, che non rispettano le norme del diritto internazionale o che hanno assunto comportamenti a rischio nei confronti della comunità internazionale, desunti dalla natura delle loro alleanze, o hanno rapporti con organizzazioni criminali o terroristiche o con soggetti ad esse comunque collegati.
4. Ai fini dell'esercizio del potere di veto di cui al comma 1, lettera b), l'impresa notifica alla Presidenza del Consiglio dei Ministri una informativa completa sulla delibera o sull'atto da adottare in modo da consentire il tempestivo esercizio del potere di veto. Dalla notifica non deriva per la Presidenza del Consiglio dei Ministri nè per l'impresa l'obbligo di notifica al pubblico ai sensi dell'articolo 114 del testo unico di cui al decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58, e successive modificazioni. Entro quindici giorni dalla notifica il Presidente del Consiglio dei Ministri comunica l'eventuale veto. Qualora si renda necessario richiedere informazioni all'impresa, tale termine è sospeso, per una sola volta, fino al ricevimento delle informazioni richieste, che sono rese entro il termine di dieci giorni. Le richieste di informazioni successive alla prima non sospendono i termini. Decorsi i predetti termini l'operazione può essere effettuata. Il potere di cui al presente comma è esercitato nella forma di imposizione di specifiche prescrizioni o condizioni ogniqualvolta ciò sia sufficiente ad assicurare la tutela degli interessi essenziali della difesa e della sicurezza nazionale. Le delibere o gli atti adottati in violazione del presente comma sono nulli. Il Governo può altresì ingiungere alla società e all'eventuale controparte di ripristinare a proprie spese la situazione anteriore. Salvo che il fatto costituisca reato, chiunque non osservi le disposizioni di cui al presente comma è soggetto a una sanzione amministrativa pecuniaria fino al doppio del valore dell'operazione e comunque non inferiore all'uno per cento del fatturato cumulato realizzato dalle imprese coinvolte nell'ultimo esercizio per il quale sia stato approvato il bilancio.
5. Ai fini dell'eventuale esercizio dei poteri di cui al comma 1, lettere a) e c), chiunque acquisisce una partecipazione in imprese che svolgono attività di rilevanza strategica per il sistema di difesa e sicurezza nazionale notifica l'acquisizione entro dieci giorni alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, trasmettendo nel contempo le informazioni necessarie, comprensive di descrizione generale del progetto di acquisizione, dell'acquirente e del suo ambito di operatività, per le valutazioni di cui al comma 3. Nel caso in cui l'acquisizione abbia a oggetto azioni di una società ammessa alla negoziazione nei mercati regolamentati, la notifica deve essere effettuata qualora l'acquirente venga a detenere, a seguito dell'acquisizione, una partecipazione superiore alla soglia prevista dall'articolo 120, comma 2, del testo unico di cui al decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58, e successive modificazioni, e sono successivamente notificate le acquisizioni che determinano il superamento delle soglie del 3 per cento, 5 per cento, 10 per cento, 15 per cento, 20 per cento e 25 per cento. Il potere di imporre specifiche condizioni di cui al comma 1, lettera a), o di opporsi all'acquisto ai sensi del comma 1, lettera c), è esercitato entro quindici giorni dalla data della notifica. Qualora si renda necessario richiedere informazioni all'acquirente, tale termine è sospeso, per una sola volta, fino al ricevimento delle informazioni richieste, che sono rese entro il termine di dieci giorni. Eventuali richieste di informazioni successive alla prima non sospendono i termini, decorsi i quali l'acquisto può essere effettuato. Fino alla notifica e, successivamente, comunque fino al decorso del termine per l'imposizione di condizioni o per l'esercizio del potere di opposizione, i diritti di voto e comunque quelli aventi contenuto diverso da quello patrimoniale, connessi alle azioni che rappresentano la partecipazione rilevante, sono sospesi. Qualora il potere sia esercitato nella forma dell'imposizione di condizioni di cui al comma 1, lettera a), in caso di eventuale inadempimento o violazione delle condizioni imposte all'acquirente, per tutto il periodo in cui perdura l'inadempimento o la violazione, i diritti di voto, o comunque i diritti aventi contenuto diverso da quello patrimoniale, connessi alle azioni o quote che rappresentano la partecipazione rilevante, sono sospesi. Le delibere eventualmente adottate con il voto determinante di tali azioni o quote, nonchè le delibere o gli atti adottati con violazione o inadempimento delle condizioni imposte, sono nulli. L'acquirente che non osservi le condizioni imposte è altresì soggetto, salvo che il fatto costituisca reato, a una sanzione amministrativa pecuniaria pari al doppio del valore dell'operazione e comunque non inferiore all'1 per cento del fatturato realizzato nell'ultimo esercizio per il quale sia stato approvato il bilancio. In caso di esercizio del potere di opposizione il cessionario non può esercitare i diritti di voto e comunque quelli aventi contenuto diverso da quello patrimoniale, connessi alle azioni che rappresentano la partecipazione rilevante, e dovrà cedere le stesse azioni entro un anno. In caso di mancata ottemperanza il tribunale, su richiesta della Presidenza del Consiglio dei Ministri, ordina la vendita delle suddette azioni secondo le procedure di cui all'articolo 2359-ter del codice civile. Le deliberazioni assembleari eventualmente adottate con il voto determinante di tali azioni sono nulle.
6. Nel caso in cui le attività di rilevanza strategica per il sistema di difesa e sicurezza nazionale, individuate con i decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri di cui al comma 1, si riferiscono a società partecipate, direttamente o indirettamente, dal Ministero dell'economia e delle finanze, il Consiglio dei Ministri delibera, ai fini dell'esercizio dei poteri speciali di cui al medesimo comma, su proposta del Ministro dell'economia e delle finanze. Le notifiche di cui ai commi 4 e 5 sono immediatamente trasmesse dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri al Ministero dell'economia e delle finanze.
7. I decreti di individuazione delle attività di rilevanza strategica per il sistema di difesa e di sicurezza nazionale di cui al comma 1 sono aggiornati almeno ogni tre anni.
8. Con regolamento, adottato ai sensi dell'articolo 17, comma 1, della legge 23 agosto 1988, n. 400, e successive modificazioni, previo parere delle Commissioni parlamentari competenti, su proposta del Ministro dell'economia e delle finanze, di concerto con il Ministro degli affari esteri, il Ministro dell'interno, il Ministro della difesa e il Ministro dello sviluppo economico, sono emanate disposizioni di attuazione del presente articolo, anche con riferimento alla definizione, nell'ambito delle risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente e senza nuovi o maggiori oneri a carico del bilancio dello Stato, delle modalità organizzative per lo svolgimento delle attività propedeutiche all'esercizio dei poteri speciali previsti dal presente articolo. Il parere di cui al primo periodo è espresso entro il termine di venti giorni dalla data di trasmissione dello schema di regolamento alle Camere. Decorso tale termine, il regolamento può essere comunque adottato. Fino all'adozione del medesimo regolamento, le competenze inerenti alle proposte per l'esercizio dei poteri speciali, di cui al comma 1, e le attività conseguenti, di cui ai commi 4 e 5, sono attribuite al Ministero dell'economia e delle finanze per le società da esso partecipate, ovvero, per le altre società, al Ministero della difesa o al Ministero dell'interno, secondo i rispettivi ambiti di competenza.
EMENDAMENTI E ORDINE DEL GIORNO
GARAVAGLIA MASSIMO, VACCARI, FRANCO PAOLO, MONTANI
Respinto
Al comma 1, lettera b), sostituire la parole: «veto all'adozione di delibere dell'assemblea o degli organi di amministrazione di un'impresa» con le seguenti: «veto all'adozione di delibere degli organi collegati nonché di atti e operazioni compiuti da un'impresa».
GARAVAGLIA MASSIMO, VACCARI, FRANCO PAOLO, MONTANI
Respinto
Al comma 1, lettera c), dopo le parole: «con diritto di voto» inserire le seguenti: «almeno pari al 5 per cento e».
Ritirato
Al comma 1, lettera c), aggiungere, in fine, il seguente periodo: «Il livello della partecipazione al capitale di cui alla presente lettera è definito con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, previo parere delle Commissioni parlamentari competenti».
Ritirato
Al comma 1, dopo la lettera c), aggiungere la seguente:
«c-bis) opposizione alla conclusione di patti o accordi di cui all'articolo 122 del testo unico di cui al decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58, nel caso in cui vi sia rappresentata almeno la ventesima parte del capitale sociale costituito da azioni con diritto di voto nell'assemblea ordinaria o la percentuale minore fissata dal Presidente del Consiglio dei ministri con proprio decreto. Ai fini dell'esercizio del potere di opposizione la CONSOB informa il Presidente del Consiglio dei ministri, tramite il Ministro dell'economia e delle finanze, dei patti e degli accordi rilevanti ai sensi del presente articolo di cui abbia avuto comunicazione in base al citato articolo 122 del testo unico di cui al decreto legislativo n. 58 del 1998. Il potere di opposizione deve essere esercitato entro dieci giorni dalla data della comunicazione effettuata dalla CONSOB. Nelle more di decorrenza del termine per l'esercizio del potere di opposizione, il diritto di voto e comunque quelli aventi contenuto diverso da quello patrimoniale dei soci aderenti al patto sono sospesi. In caso di emanazione del provvedimento di opposizione, debitamente motivato in relazione al concreto pregiudizio arrecato dai suddetti accordi o patti agli interessi vitali dello Stato, gli accordi sono inefficaci. Qualora dal comportamento in assemblea dei soci sindacali si desuma il mantenimento degli impegni assunti con l'adesione ai patti di cui al citato articolo 122 del testo unico di cui al decreto legislativo n. 58 del 1998, le delibere assunte con il voto determinante dei soci stessi sono impugnabili. Il provvedimento di esercizio del potere di opposizione è impugnabile entro sessanta giorni dai soci aderenti ai patti o agli accordi innanzi al tribunale amministrativo regionale del Lazio».
GARAVAGLIA MASSIMO, VACCARI, FRANCO PAOLO, MONTANI
Respinto
Al comma 1, dopo la lettera c), aggiungere la seguente:
«c-bis) nomina di due rappresentanti del Governo nel consiglio di amministrazione delle imprese operanti nei settori di attività di cui al presente comma. I due rappresentati del Governo partecipano al consiglio di amministrazione a titolo consultivo».
Conseguentemente, al comma 4, aggiungere, in fine, il seguente periodo: «I due rappresentanti di nomina governativa, di cui alla lettera e-bis) del precedente comma 1, possono proporre al Presidente dal Consiglio dei ministri l'annullamento di una delibera del consiglio di amministrazione, avente ad oggetto anche materie diverse da quelle elencate alla lettera b) del precedente comma 1, entro 4 giorni dall'adozione della delibera stessa».
LE COMMISSIONI RIUNITE
Non posto in votazione (*)
Il Senato,
in sede di conversione in legge del decreto-legge 15 marzo 2012, n. 21, recante norme in materia di poteri speciali sugli assetti societari nei settori della difesa e della sicurezza nazionale, nonché per le attività di rilevanza strategica nei settori dell'energia, dei trasporti e delle comunicazioni,
premesso che:
il decreto-legge n. 21 del 2012 reca la disciplina dei «poteri speciali» (golden power) dello Stato sugli assetti societari delle imprese operanti in settori strategici e d'interesse nazionale, riformando la precedente disciplina della golden share contenuta nel decreto-legge n. 332 del 1994;
per effetto delle nuove norme, il golden power che lo Stato mantiene a se stesso è di tipo oppositivo e prescrittivo, e solo in ultima istanza interdittivo, applicandosi - secondo criteri oggettivi - non soltanto alle società partecipate dallo Stato o da altri enti pubblici, ma a tutte quelle operanti nei settori strategici della difesa e sicurezza nazionale nonché a quelle che possiedono attività (asset) di rilevanza strategica nei settori dell'energia, dei trasporti, delle comunicazioni;
anche in conseguenza delle modifiche apportate al provvedimento in sede referente, la disciplina dei poteri speciali si declina con modalità diverse secondo il comparto di riferimento (difesa e sicurezza, secondo quanto previsto all'articolo 1 del provvedimento; energia, trasporti e comunicazioni, con le modalità di cui all'articolo 2);
le principali differenze riguardano il perimetro degli oggetti di rilevanza strategica (che nel settore difesa e sicurezza verranno definiti da appositi decreti del Presidente del Consiglio dei ministri, mentre negli altri settori l'individuazione è demandata ad appositi regolamenti) e l'individuazione delle «attività strategiche chiave»; in particolare, l'Esecutivo potrà imporre specifiche condizioni all'acquisto di partecipazioni in imprese strategiche nel settore della difesa e della sicurezza; potrà porre il veto all'adozione di delibere relative ad operazioni straordinarie o di particolare rilevanza - ivi incluse, secondo le integrazioni introdotte in sede referente, le modifiche di clausole statutarie eventualmente adottate ai sensi dell'articolo 2351, terzo comma, del codice civile (vale a dire l'introduzione di limiti al diritto di voto condizionati al raggiungimento di una misura massima di possesso azionario), ovvero introdotte ai sensi dell'articolo 3, comma 1, del decreto-legge 31 maggio 1994, n. 332 (limite massimo di possesso azionario pari al 5 per cento) - e, infine, potrà opporsi all'acquisto di partecipazioni, ove l'acquirente arrivi a detenere un livello della partecipazione al capitale in grado di compromettere gli interessi della difesa e della sicurezza nazionale,
impegna il Governo:
a valutare la possibilità di individuare, nell'ambito della predisposizione dei decreti di cui al comma 1 dell'articolo 1, quelle relative al settore delle telecomunicazioni che, in virtù della loro stretta connessione con le esigenze di difesa e sicurezza nazionale, possono assumere rilevanza strategica per il sistema di difesa e sicurezza nazionale e che pertanto possono, in casi particolari, essere soggette alla disciplina di cui all'articolo 1.
________________
(*) Accolto dal Governo
EMENDAMENTO TENDENTE AD INSERIRE UN ARTICOLO AGGIUNTIVO DOPO L'ARTICOLO 1
GARAVAGLIA MASSIMO, VACCARI, FRANCO PAOLO, MONTANI
Respinto
Dopo l'articolo 1, inserire il seguente:
«Art. 1-bis.
1. Le disposizioni di cui all'articolo 1 si applicano anche ai seguenti settori per le imprese di altri Stati membri dell'Unione europea o Paesi terzi:
1) case da gioco;
2) sicurezza privata:
3) lotta alle frodi sanitarie e all'impiego delle armi chimiche;
4) intercettazioni;
5) tecnologia dell'informazione;
6) sicurezza dei sistemi d'informazione;
7) esportazioni di prodotti e tecnologie a duplice uso di cui all'Allegato IV del regolamento (CE) n. 1334/2000».
ARTICOLO 2 DEL DECRETO-LEGGE NEL TESTO COMPRENDENTE LE MODIFICAZIONI APPORTATE DALLA CAMERA DEI DEPUTATI
Articolo 2.
(Poteri speciali inerenti agli attivi strategici nei settori dell'energia, dei trasporti e delle comunicazioni)
1. Con uno o più regolamenti, adottati ai sensi dell'articolo 17, comma 1, della legge 23 agosto 1988, n. 400, e successive modificazioni, su proposta del Ministro dell'economia e delle finanze, del Ministro dello sviluppo economico e del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, di concerto con il Ministro dell'interno e con il Ministro degli affari esteri, oltre che con i Ministri competenti per settore, previo parere delle Commissioni parlamentari competenti, sono individuati le reti e gli impianti, ivi compresi quelli necessari ad assicurare l'approvvigionamento minimo e l'operatività dei servizi pubblici essenziali, i beni e i rapporti di rilevanza strategica per l'interesse nazionale nei settori dell'energia, dei trasporti e delle comunicazioni, nonchè la tipologia di atti o operazioni all'interno di un medesimo gruppo ai quali non si applica la disciplina di cui al presente articolo. I regolamenti di cui al primo periodo sono adottati entro centoventi giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto e sono aggiornati almeno ogni tre anni.
1-bis. I pareri di cui al comma 1 sono espressi entro il termine di venti giorni dalla data di trasmissione degli schemi di regolamento alle Camere. Decorso tale termine, i regolamenti possono essere comunque adottati. Qualora i pareri espressi dalle Commissioni parlamentari competenti rechino identico contenuto, il Governo, ove non intenda conformarvisi, trasmette nuovamente alle Camere lo schema di regolamento, indicandone le ragioni in un'apposita relazione. I pareri definitivi delle Commissioni competenti sono espressi entro il termine di venti giorni dalla data di trasmissione. Decorso tale termine, il regolamento può essere comunque adottato.
2. Qualsiasi delibera, atto o operazione, adottato da una società che detiene uno o più degli attivi individuati ai sensi del comma 1, che abbia per effetto modifiche della titolarità, del controllo o della disponibilità degli attivi medesimi o il cambiamento della loro destinazione, comprese le delibere dell'assemblea o degli organi di amministrazione aventi ad oggetto la fusione o la scissione della società, il trasferimento all'estero della sede sociale, il mutamento dell'oggetto sociale, lo scioglimento della società, la modifica di clausole statutarie eventualmente adottate ai sensi dell'articolo 2351, terzo comma, del codice civile ovvero introdotte ai sensi dell'articolo 3, comma 1, del decreto-legge 31 maggio 1994, n. 332, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 1994, n. 474, come da ultimo modificato dall'articolo 3 del presente decreto, il trasferimento dell'azienda o di rami di essa in cui siano compresi detti attivi o l'assegnazione degli stessi a titolo di garanzia, è notificato, entro dieci giorni e comunque prima che vi sia data attuazione, alla Presidenza del Consiglio dei Ministri dalla società stessa. Sono notificate nei medesimi termini le delibere dell'assemblea o degli organi di amministrazione concernenti il trasferimento di società controllate che detengono i predetti attivi.
3. Con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri adottato su conforme deliberazione del Consiglio dei Ministri, da trasmettere contestualmente alle Commissioni parlamentari competenti, può essere espresso il veto alle delibere, atti e operazioni di cui al comma 2, che diano luogo a una situazione eccezionale, non disciplinata dalla normativa nazionale ed europea di settore, di minaccia di grave pregiudizio per gli interessi pubblici relativi alla sicurezza e al funzionamento delle reti e degli impianti e alla continuità degli approvvigionamenti.
4. Con la notifica di cui al comma 2, è fornita al Governo una informativa completa sulla delibera, atto o operazione in modo da consentire l'eventuale tempestivo esercizio del potere di veto. Dalla notifica non deriva per la Presidenza del Consiglio dei Ministri nè per la società l'obbligo di comunicazione al pubblico ai sensi dell'articolo 114 del testo unico di cui al decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58, e successive modificazioni. Entro quindici giorni dalla notifica, il Presidente del Consiglio dei Ministri comunica l'eventuale veto. Qualora si renda necessario richiedere informazioni alla società, tale termine è sospeso, per una sola volta, fino al ricevimento delle informazioni richieste, che sono rese entro il termine di dieci giorni. Le richieste di informazioni successive alla prima non sospendono i termini. Fino alla notifica e comunque fino al decorso dei termini previsti dal presente comma è sospesa l'efficacia della delibera, dell'atto o dell'operazione rilevante. Decorsi i termini previsti dal presente comma l'operazione può essere effettuata. Il potere di veto di cui al comma 3 è espresso nella forma di imposizione di specifiche prescrizioni o condizioni ogniqualvolta ciò sia sufficiente ad assicurare la tutela degli interessi pubblici di cui al comma 3. Le delibere o gli atti o le operazioni adottati o attuati in violazione del presente comma sono nulli. Il Governo può altresì ingiungere alla società e all'eventuale controparte di ripristinare a proprie spese la situazione anteriore. Salvo che il fatto costituisca reato, chiunque non osservi le disposizioni di cui al comma 2 e al presente comma è soggetto a una sanzione amministrativa pecuniaria fino al doppio del valore dell'operazione e comunque non inferiore all'uno per cento del fatturato cumulato realizzato dalle imprese coinvolte nell'ultimo esercizio per il quale sia stato approvato il bilancio.
5. L'acquisto a qualsiasi titolo da parte di un soggetto esterno all'Unione europea di partecipazioni in società che detengono gli attivi individuati come strategici ai sensi del comma 1, di rilevanza tale da determinare l'insediamento stabile dell'acquirente in ragione dell'assunzione del controllo della società la cui partecipazione è oggetto dell'acquisto, ai sensi dell'articolo 2359 del codice civile e del testo unico di cui al decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58, è notificato dall'acquirente entro dieci giorni alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, unitamente ad ogni informazione utile alla descrizione generale del progetto di acquisizione, dell'acquirente e del suo ambito di operatività. Nel computo della partecipazione rilevante si tiene conto della partecipazione detenuta da terzi con cui l'acquirente ha stipulato uno dei patti previsti dall'articolo 122 del testo unico di cui al decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58, e successive modificazioni, o previsti dall'articolo 2341-bis del codice civile. Per soggetto esterno all'Unione europea si intende qualsiasi persona fisica o giuridica, che non abbia la residenza, la dimora abituale, la sede legale o dell'amministrazione ovvero il centro di attività principale in uno Stato membro dell'Unione europea o dello Spazio economico europeo o che non sia comunque ivi stabilito.
6. Qualora l'acquisto di cui al comma 5 comporti una minaccia di grave pregiudizio agli interessi essenziali dello Stato di cui al comma 3, entro quindici giorni dalla notifica di cui al medesimo comma 5, con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, adottato su conforme deliberazione del Consiglio dei Ministri, da trasmettere contestualmente alle Commissioni parlamentari competenti, l'efficacia dell'acquisto può essere condizionata all'assunzione da parte dell'acquirente di impegni diretti a garantire la tutela dei predetti interessi. In casi eccezionali di rischio per la tutela dei predetti interessi, non eliminabili attraverso l'assunzione degli impegni di cui al primo periodo, il Governo può opporsi, sulla base della stessa procedura, all'acquisto. Fino alla notifica e, successivamente, fino al decorso del termine per l'eventuale esercizio del potere di opposizione o imposizione di impegni, i diritti di voto o comunque quelli aventi contenuto diverso da quello patrimoniale connessi alle azioni o quote che rappresentano la partecipazione rilevante sono sospesi. Decorsi i predetti termini, l'operazione può essere effettuata. Qualora il potere sia esercitato nella forma dell'imposizione di impegni all'acquirente, in caso di inadempimento, per tutto il periodo in cui perdura l'inadempimento medesimo, i diritti di voto, o comunque i diritti aventi contenuto diverso da quello patrimoniale, connessi alle azioni o quote che rappresentano la partecipazione rilevante, sono sospesi. Le delibere eventualmente adottate con il voto determinante di tali azioni o quote, o comunque le delibere o gli atti adottati con violazione o inadempimento delle condizioni imposte, sono nulli. L'acquirente che non adempia agli impegni imposti è altresì soggetto, salvo che il fatto costituisca reato, a una sanzione amministrativa pecuniaria pari al doppio del valore dell'operazione, e comunque non inferiore all'1 per cento del fatturato realizzato nell'ultimo esercizio per il quale sia stato approvato il bilancio. In caso di esercizio del potere di opposizione l'acquirente non può esercitare i diritti di voto e comunque quelli aventi contenuto diverso da quello patrimoniale, connessi alle azioni che rappresentano la partecipazione rilevante, e dovrà cedere le stesse azioni entro un anno. In caso di mancata ottemperanza il tribunale, su richiesta del Governo, ordina la vendita delle suddette azioni secondo le procedure di cui all'articolo 2359-ter del codice civile. Le deliberazioni assembleari eventualmente adottate con il voto determinante di tali azioni sono nulle.
7. I poteri speciali di cui ai commi 3 e 6 sono esercitati esclusivamente sulla base di criteri oggettivi e non discriminatori. A tale fine il Governo considera, avuto riguardo alla natura dell'operazione, i seguenti criteri:
a) l'esistenza, tenuto conto anche delle posizioni ufficiali dell'Unione europea, di motivi oggettivi che facciano ritenere possibile la sussistenza di legami fra l'acquirente e paesi terzi che non riconoscono i princìpi di democrazia o dello Stato di diritto, che non rispettano le norme del diritto internazionale o che hanno assunto comportamenti a rischio nei confronti della comunità internazionale, desunti dalla natura delle loro alleanze, o hanno rapporti con organizzazioni criminali o terroristiche o con soggetti ad esse comunque collegati;
b) l'idoneità dell'assetto risultante dall'atto giuridico o dall'operazione, tenuto conto anche delle modalità di finanziamento dell'acquisizione e della capacità economica, finanziaria, tecnica e organizzativa dell'acquirente, a garantire:
1) la sicurezza e la continuità degli approvvigionamenti;
2) il mantenimento, la sicurezza e l'operatività delle reti e degli impianti.
8. Nel caso in cui le attività di rilevanza strategica individuate con i regolamenti di cui al comma 1 si riferiscono a società partecipate, direttamente o indirettamente, dal Ministero dell'economia e delle finanze, il Consiglio dei Ministri delibera, ai fini dell'esercizio dei poteri speciali di cui ai commi 3 e 6, su proposta del Ministro dell'economia e delle finanze, sentiti il Ministro dello sviluppo economico e il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, per i rispettivi ambiti di competenza. Le notifiche di cui ai commi 2 e 5 sono immediatamente trasmesse dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri al Ministero dell'economia e delle finanze.
9. Con regolamento, adottato ai sensi dell'articolo 17, comma 1, della legge 23 agosto 1988, n. 400, e successive modificazioni, previo parere delle Commissioni parlamentari competenti, su proposta del Ministro dell'economia e delle finanze, di concerto con il Ministro degli affari esteri, il Ministro dell'interno, il Ministro dello sviluppo economico e il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, sentite le Autorità indipendenti di settore, ove esistenti, sono emanate disposizioni di attuazione del presente articolo, anche con riferimento alla definizione, nell'ambito delle risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente e senza nuovi o maggiori oneri a carico del bilancio dello Stato, delle modalità organizzative per lo svolgimento delle attività propedeutiche all'esercizio dei poteri speciali previsti dal presente articolo. Il parere sullo schema di regolamento è espresso entro il termine di venti giorni dalla data della sua trasmissione alle Camere. Decorso tale termine, il regolamento può essere comunque adottato. Qualora i pareri espressi dalle Commissioni parlamentari competenti rechino identico contenuto, il Governo, ove non intenda conformarvisi, trasmette nuovamente alle Camere lo schema di regolamento, indicandone le ragioni in un'apposita relazione. I pareri definitivi delle Commissioni competenti sono espressi entro il termine di venti giorni dalla data di trasmissione. Decorso tale termine, il regolamento può essere comunque adottato. Fino all'adozione del medesimo regolamento, le competenze inerenti alle proposte per l'esercizio dei poteri speciali, di cui ai commi 3 e 6, e le attività conseguenti, di cui ai commi 4 e 6, sono attribuite al Ministero dell'economia e delle finanze per le società da esso partecipate, ovvero, per le altre società, al Ministero dello sviluppo economico o al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, secondo i rispettivi ambiti di competenza.
EMENDAMENTI E ORDINE DEL GIORNO
VACCARI, GARAVAGLIA MASSIMO, FRANCO PAOLO, MONTANI
Respinto
Al comma 1 dopo le parole: «Commissioni parlamentari competenti» aggiungere le seguenti: «e sentite le regioni e le province autonome interessate».
GARAVAGLIA MASSIMO, VACCARI, FRANCO PAOLO, MONTANI
Respinto
Al comma 1, sostituire le parole: «dell'energia, dei trasporti e delle comunicazioni» con le seguenti: «dell'energia, dei trasporti, delle comunicazioni, delle infrastrutture, dei servizi pubblici, delle assicurazioni, dell'intermediazione finanziaria, della ricerca e dell'alta tecnologia».
GARAVAGLIA MASSIMO, VACCARI, FRANCO PAOLO, MONTANI
Respinto
Al comma 1, primo periodo, dopo le parole: «e delle comunicazioni», aggiungere le seguenti: «nonché per il settore bancario e degli altri pubblici servizi».
Conseguentemente, alla rubrica, aggiungere, in fine, le parole: «, nonché nel settore bancario e degli altri servizi pubblici».
GARAVAGLIA MASSIMO, VACCARI, FRANCO PAOLO, MONTANI
Respinto
Al comma 3, sostituire le parole: «per gli interessi pubblici relativi alla sicurezza e al funzionamento delle reti e degli impianti e alla continuità degli approvvigionamenti.», con le seguenti: «per gli interessi pubblici relativi all'approvvigionamento minimo delle risorse energetiche e dei beni essenziali alla collettività, alla continuità dei servizi pubblici e alla sicurezza degli impianti utilizzati nell'ambito dei servizi pubblici essenziali».
GARAVAGLIA MASSIMO, VACCARI, FRANCO PAOLO, MONTANI
Respinto
Al comma 4, aggiungere, in fine, il seguente periodo: «I due rappresentanti di nomina governativa, di cui al successivo comma 6-bis), possono proporre al Presidente del Consiglio dei ministri l'annullamento di una delibera del consiglio di amministrazione, avente ad oggetto anche materie diverse da quelle elencate al precedente comma 2, entro 4 giorni dall'adozione della delibera stessa».
Conseguentemente dopo il comma 6, inserire il seguente:
«6-bis) Il Presidente del Consiglio dei ministri può nominare due rappresentanti nel consiglio di amministrazione delle imprese operanti nei settori di attività di cui al precedente comma 1 che partecipano alle sedute dal consiglio a titolo consultivo».
GARAVAGLIA MASSIMO, VACCARI, FRANCO PAOLO, MONTANI
Respinto
Sostituire il comma 5 con il seguente:
«5. L'acquisto a qualsiasi titolo di partecipazioni in società che detengono gli attivi individuati come strategici ai sensi del comma 1, di rilevanza tale da determinare l'assunzione del controllo della società la cui partecipazione è oggetto dell'acquisto, ai sensi dell'articolo 2359 del codice civile e del decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58, è notificato entro dieci giorni alla Presidenza del Consiglio dei ministri, unitamente ad ogni informazione utile alla descrizione generale del progetto di acquisizione, dell'acquirente e del suo ambito di operatività».
GARAVAGLIA MASSIMO, VACCARI, FRANCO PAOLO, MONTANI
Respinto
Al comma 6, primo periodo, sostituire la parola:«quindici» con la seguente: «trenta».
LE COMMISSIONI RIUNITE
Non posto in votazione (*)
Il Senato,
in sede di conversione in legge del decreto-legge 15 marzo 2012, n. 21, recante norme in materia di poteri speciali sugli assetti societari nei settori della difesa e della sicurezza nazionale, nonché per le attività di rilevanza strategica nei settori dell'energia, dei trasporti e delle comunicazioni,
premesso che:
il decreto-legge n. 21 del 2012 reca la disciplina dei «poteri speciali» (golden power) dello Stato sugli assetti societari delle imprese operanti in settori strategici e d'interesse nazionale, riformando la precedente disciplina della golden share contenuta nel decreto-legge n. 332 del 1994;
per effetto delle nuove norme, il golden power che lo Stato mantiene a se stesso è di tipo oppositivo e prescrittivo, e solo in ultima istanza interdittivo, applicandosi - secondo criteri oggettivi - non soltanto alle società partecipate dallo Stato o da altri enti pubblici, ma a tutte quelle operanti nei settori strategici della difesa e sicurezza nazionale (articolo 1) nonché a quelle che possiedono attività (asset) di rilevanza strategica nei settori dell'energia, dei trasporti, delle comunicazioni (articolo 2);
i perimetri degli oggetti di rilevanza strategica verranno definiti da appositi decreti del Presidente del Consiglio dei ministri per il settore difesa e sicurezza mentre, per effetto delle modifiche apportate al provvedimento durante l'esame in Commissione, per quanto riguarda i settori dell'energia, dei trasporti e delle comunicazioni, l'articolo 2, comma 1, demanda ad appositi regolamenti l'individuazione delle «attività di rilevanza strategica, definite come »le reti e gli impianti, ivi compresi quelli necessari ad assicurare l'approvvigionamento minimo e l'operatività dei servizi pubblici essenziali, i beni e i rapporti di rilevanza strategica per l'interesse nazionale«, ove il riferimento alla categoria dei »servizi pubblici essenziali« è una delle più significative modifiche introdotte durante i lavori in Commissione;
ai sensi del citato articolo 2 del provvedimento, i poteri speciali esercitabili nel settore dell'energia, dei trasporti e delle comunicazioni consistono nella possibilità di far valere il veto dell'Esecutivo alle delibere, agli atti e alle operazioni concernenti asset strategici - in presenza dei requisiti richiesti dalla legge -ovvero di imporvi specifiche condizioni; di porre condizioni all'efficacia dell'acquisto di partecipazioni da parte di soggetti esterni all'Unione europea in società che detengono attivi «strategici» e, in casi eccezionali, opporsi all'acquisto stesso;
nel corso delle audizioni presso le Commissioni bilancio e finanze della Camera, le principali imprese a controllo pubblico coinvolte dalla riforma (Eni, Enel, Tema e Finrneccanica, oltre a Telecom la quale non è a controllo pubblico ma possiede importanti «attivi» strategici) hanno manifestato adesione e condivisione sul nuovo modello di poteri speciali, esprimendo tuttavia qualche preoccupazione per la complessa gestione degli adempimenti che la riforma impone, specialmente in relazione all'obbligo di comunicazione degli atti societari,
impegna il Governo:
nel predisporre i decreti che individuano gli asset strategici nel settore dell'energia, dei trasporti e delle comunicazioni (di cui all'articolo 2, comma 1), a perimetrare le suddette attività strategiche secondo metodologie che tengano conto delle specificità tecnologiche dei diversi settori, prevedendo eventualmente forme di condivisione con gli operatori del settore, tra cui le procedure di pubblica consultazione; inoltre, nei provvedimenti di attuazione della disciplina così introdotta, a predisporre una procedura di notifica improntata a criteri di proporzionalità e semplificazione degli adempimenti, anche mediante la predisposizione di modelli standard e la previsione di modalità telematiche di comunicazione, al fine di non aggravare le incombenze poste a carico delle società che possiedono asset strategici.
________________
(*) Accolto dal Governo
ARTICOLO 3 DEL DECRETO-LEGGE NEL TESTO COMPRENDENTE LE MODIFICAZIONI APPORTATE DALLA CAMERA DEI DEPUTATI
Articolo 3.
(Abrogazioni e norme generali e transitorie)
1. Fermo restando quanto disposto dall'articolo 1, comma 1, lettera c), e dall'articolo 2, comma 6, l'acquisto, a qualsiasi titolo, da parte di un soggetto esterno all'Unione europea, quale definito dall'articolo 2, comma 5, ultimo periodo, di partecipazioni in società che detengono uno o più degli attivi individuati come strategici ai sensi dell'articolo 1, comma 1, e dell'articolo 2, comma 1, è consentito a condizione di reciprocità, nel rispetto degli accordi internazionali sottoscritti dall'Italia o dall'Unione europea.
2. L'articolo 2 del decreto-legge 31 maggio 1994, n. 332, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 1994, n. 474, e successive modificazioni, i commi da 228 a 231 dell'articolo 4 della legge 24 dicembre 2003, n. 350, nonchè il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 10 giugno 2004, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 139 del 16 giugno 2004, cessano di avere efficacia, con riferimento ai singoli settori, a decorrere dalla data di entrata in vigore dei decreti, relativi a ciascun settore, di cui all'articolo 1, comma 1, e dei regolamenti, relativi a ciascun settore, di cui all'articolo 2, comma 1, del presente decreto. Le predette disposizioni sono comunque abrogate a decorrere dalla data di entrata in vigore dell'ultimo dei decreti ovvero dei regolamenti di cui al primo periodo che completano l'individuazione dei settori. Gli amministratori senza diritto di voto eventualmente nominati ai sensi del predetto articolo 2 del decreto-legge n. 332 del 1994, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 474 del 1994, e successive modificazioni, e in carica alla data della sua abrogazione cessano alla scadenza del mandato.
3. Cessano di avere efficacia a decorrere dalla data di entrata in vigore dei decreti di cui all'articolo 1, comma 1, le disposizioni attributive dei poteri speciali contenute nel decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri in data 28 settembre 1999, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 240 del 12 ottobre 1999, e nei decreti del Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione economica in data 8 novembre 1999 e le clausole statutarie incompatibili con la disciplina stabilita dal presente decreto in materia di poteri speciali.
4. Cessano di avere efficacia a decorrere dalla data di entrata in vigore dei regolamenti di cui all'articolo 2, comma 1, le disposizioni attributive dei poteri speciali contenute nei decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri in data 5 ottobre 1995, in data 21 marzo 1997, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 70 del 25 marzo 1997, in data 17 settembre 1999, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 225 del 24 settembre 1999, e in data 23 marzo 2006, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 79 del 4 aprile 2006, e nei decreti del Ministro del tesoro in data 5 ottobre 1995, in data 16 ottobre 1995, in data 21 marzo 1997, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 70 del 25 marzo 1997, e in data 24 marzo 1997, pubblicato nella stessa Gazzetta Ufficiale, nonchè nei decreti del Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione economica in data 17 settembre 1999, pubblicati nella Gazzetta Ufficiale n. 237 dell'8 ottobre 1999, e del Ministro dell'economia e delle finanze in data 17 settembre 2004, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 234 del 5 ottobre 2004, e in data 1º aprile 2005. Cessano altresì di avere efficacia a partire dalla stessa data le clausole in materia di poteri speciali presenti negli statuti societari.
5. All'articolo 3, comma 1, del decreto-legge 31 maggio 1994, n. 332, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 1994, n. 474, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) le parole: «Le società operanti nei settori di cui all'articolo 2» sono sostituite dalle seguenti: «Le società operanti nei settori della difesa e della sicurezza nazionale, dell'energia, dei trasporti, delle comunicazioni e degli altri pubblici servizi»;
b) le parole: «per le società di cui all'articolo 2» sono sostituite dalle seguenti: «per le società operanti nei settori della difesa e della sicurezza nazionale, dei trasporti, delle comunicazioni, dell'energia e degli altri pubblici servizi».
6. All'articolo 119, comma 1, del codice del processo amministrativo, di cui all'allegato 1 annesso al decreto legislativo 2 luglio 2010, n. 104, dopo la lettera c) è inserita la seguente: «c-bis) i provvedimenti adottati nell'esercizio dei poteri speciali inerenti alle attività di rilevanza strategica nei settori della difesa e della sicurezza nazionale e nei settori dell'energia, dei trasporti e delle comunicazioni;».
7. All'articolo 133, comma 1, del codice del processo amministrativo, di cui all'allegato 1 annesso al decreto legislativo 2 luglio 2010, n. 104, dopo la lettera z-quater) è aggiunta, in fine, la seguente: «z-quinquies) le controversie relative all'esercizio dei poteri speciali inerenti alle attività di rilevanza strategica nei settori della difesa e della sicurezza nazionale e nei settori dell'energia, dei trasporti e delle comunicazioni;».
8. All'articolo 135, comma 1, del codice del processo amministrativo, di cui all'allegato 1 annesso al decreto legislativo 2 luglio 2010, n. 104, la lettera h) è sostituita dalla seguente: «h) le controversie relative all'esercizio dei poteri speciali inerenti alle attività di rilevanza strategica nei settori della difesa e della sicurezza nazionale e nei settori dell'energia, dei trasporti e delle comunicazioni;».
EMENDAMENTO
GARAVAGLIA MASSIMO, VACCARI, FRANCO PAOLO, MONTANI
Respinto
Al comma 1, dopo le parole: «da parte di un soggetto», inserire le seguenti: «interno o».
ARTICOLO 3-BIS DEL DECRETO-LEGGE INTRODOTTO DALLA CAMERA DEI DEPUTATI
Articolo 3-bis.
(Relazione annuale alle Camere)
1. A decorrere dall'anno successivo a quello in corso alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, il Presidente del Consiglio dei Ministri trasmette alle Camere, entro il 30 giugno di ogni anno, una relazione sull'attività svolta sulla base dei poteri attribuiti dal presente decreto, con particolare riferimento ai casi specifici e agli interessi pubblici che hanno motivato l'esercizio di tali poteri.
EMENDAMENTO TENDENTE AD INSERIRE UN ARTICOLO AGGIUNTIVO DOPO L'ARTICOLO 3-BIS
GARAVAGLIA MASSIMO, VACCARI, FRANCO PAOLO, MONTANI
Respinto
Dopo l'articolo 3-bis, aggiungere il seguente:
«Art. 3-ter.
(Quote di capitale detenute da fondi)
1. Al fine di garantire la piena attuazione dei princìpi in materia di diritto di stabilimento, libera prestazione dei servizi e libera circolazione di capitali, di cui, rispettivamente, agli articoli 49, 56 e 63 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea, ovvero di tutelare la sicurezza di attività economiche di carattere strategico, con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro dell'economia e delle finanze, possono essere stabiliti limiti quantitativi alle quote dei diritti di voto o del capitale detenute in società quotate nei mercati regolamentati da fondi sovrani, come individuati dalla comunicazione della Commissione (COM(2008)115), nonché dalla regolamentazione adottata in sede di Fondo monetario internazionale (FMI) e di Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE), che facciano riferimento a Stati esterni all'Unione europea».
ARTICOLO 4 DEL DECRETO-LEGGE NEL TESTO COMPRENDENTE LE MODIFICAZIONI APPORTATE DALLA CAMERA DEI DEPUTATI
Articolo 4.
(Clausola di invarianza finanziaria)
1. Dall'attuazione del presente decreto non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico del bilancio dello Stato. Le attività previste dal presente decreto sono svolte dalle Amministrazioni interessate nell'ambito delle risorse umane, finanziarie e strumentali disponibili a legislazione vigente.
EMENDAMENTI E ORDINE DEL GIORNO
VACCARI, GARAVAGLIA MASSIMO, FRANCO PAOLO, MONTANI
Ritirato e trasformato congiuntamente all'em. 4.2 nell'odg G4.100
Al comma 1, primo periodo, dopo la parola: «Stato» aggiungere le seguenti: «e della finanza pubblica».
VACCARI, GARAVAGLIA MASSIMO, FRANCO PAOLO, MONTANI
Ritirato e trasformato congiuntamente all'em. 4.1 nell'odg G4.100
Al comma 1, secondo periodo, dopo la parola: «disponibili», inserire le seguenti: «e della pianta organica di fatto esistente».
VACCARI, GARAVAGLIA MASSIMO, FRANCO PAOLO, MONTANI
Non posto in votazione (*)
Il Senato,
in sede di conversione in legge del decreto-legge 15 marzo 2012, n. 21, recante norme in materia di poteri speciali sugli assetti societari nei settori della difesa e della sicurezza nazionale, nonché per le attività di rilevanza strategica nei settori dell'energia, dei trasporti e delle comunicazioni,
impegna il Governo a valutare l'opportunità di attuare l'ordine del giorno nei termini indicati dagli emendamenti 4.1 e 4.2.
________________
(*) Accolto dal Governo
ARTICOLO 5 DEL DECRETO-LEGGE
Articolo 5.
(Entrata in vigore)
1. Il presente decreto entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana e sarà presentato alle Camere per la conversione in legge .
Allegato B
VOTAZIONI QUALIFICATE EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA
Congedi e missioni
Sono in congedo i senatori: Chiti, Ciampi, Cicolani, Colombo, Cursi, Dell'Utri, Delogu, Pera, Pisanu, Piscitelli e Sarro.
Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Bonino, per attività di rappresentanza del Senato; Marino Ignazio Roberto Maria, Bosone, Galioto, Poli Bortone, Poretti e Saccomanno, per attività della Commissione parlamentare d'inchiesta sull'efficacia e l'efficienza del Servizio sanitario nazionale; Dini, per attività dell'Assemblea parlamentare della NATO.
Disegni di legge, assegnazione
In sede referente
Commissioni 1° e 5° riunite
Conversione in legge del decreto-legge 7 maggio 2012, n. 52, recante disposizioni urgenti per la razionalizzazione della spesa pubblica (3284)
previ pareri delle Commissioni 5° (Bilancio), 6° (Finanze e tesoro), 8° (Lavori pubblici, comunicazioni), 10° (Industria, commercio, turismo), 13° (Territorio, ambiente, beni ambientali), 14° (Politiche dell'Unione europea), Commissione parlamentare questioni regionali; E' stato inoltre deferito alla 1° Commissione permanente, ai sensi dell'articolo 78, comma 3, del Regolamento.
(assegnato in data 09/05/2012)
Mozioni, apposizione di nuove firme
La senatrice Antezza ha aggiunto la propria firma alla mozione 1-00626 dei senatori Bubbico ed altri.
Interrogazioni, apposizione di nuove firme
I senatori Barbolini, Vittoria Franco, Passoni, Soliani e Vita hanno aggiunto la propria firma all'interrogazione 3-02786 della senatrice Adamo ed altri.
Mozioni
SBARBATI, D'ALIA, ZANDA, QUAGLIARIELLO, MARINI, DINI, BALDASSARRI, GIULIANO, COSTA, MUSI, DEL PENNINO, MAGISTRELLI, AMATI, CASOLI, BARBOLINI, GRAMAZIO, CHIAROMONTE, SERRA, GUSTAVINO, PROCACCI, ASTORE, GALLO - Il Senato,
premesso che:
il decreto-legge n. 94 del 23 giugno 2010, non convertito in legge, le cui disposizioni sono state recepite dal decreto-legge n. 78 del 2010, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 122 del 30 luglio 2010, ha emendato l'articolo 39-octies del decreto legislativo n. 504 del 1995. A seguito di tale modifica si è venuta a creare una palese distorsione delle dinamiche competitive nel settore del tabacco in Italia, anche in relazione ai principi sulla fiscalità fissati dalla Commissione europea, in particolare in riferimento alla direttiva europea 2011/64/UE;
rispetto a ciò, la Commissione europea ha, nel maggio 2011, chiesto spiegazioni al Ministero dell'economia e delle finanze, spiegazioni che sono state però rigettate durante un incontro tecnico ufficiale a Bruxelles. In data 27 febbraio 2012, la Commissione ha infine formalmente inviato una comunicazione alle autorità italiane nella quale, in sostanza, si inizia una procedura di infrazione e si chiedono spiegazioni scritte entro 60 giorni;
il provvedimento, emendando l'articolo 39-octies del decreto legislativo n. 504 del 1995, stabilisce che per le sigarette vendute ad un prezzo inferiore alla categoria di prezzo più venduta (MPPC), l'accisa minima dovuta è 15 per cento superiore a quella dovuta dalla categoria di prezzo più venduta. Lo stesso meccanismo è applicato per il "rolling tobacco" (o RYO) dove l'accisa addizionale dovuta è del 9 per cento. Quanto sopra è palesemente incompatibile con la direttiva europea in quanto: a) l'accisa minima deve essere un ammontare fisso applicato indistintamente a tutti i prodotti. Inoltre per definizione il termine minimo implica il più piccolo ammontare applicato all'intera categoria. Tuttavia a seguito della norma in questione, l'accisa minima maggiorata è applicata solo alle sigarette vendute a prezzi più bassi della categoria di prezzo più venduta (MPPC), e questo è chiaramente contro la normativa europea; b) tale applicazione del calcolo delle accise, ingenera un inopinato protezionismo per le marche di sigarette vendute a prezzi più elevati e quindi un serio impatto sulle dinamiche competitive. Si fa notare come nel mercato italiano siano le multinazionali del settore (Philip Morris, British American Tobacco e Japan Tobacco) che detengono più del 90 per cento del mercato, a beneficiare di questa norma. Infatti esse commercializzano tutti i loro prodotti nella fascia media ed alta del mercato; c) un'applicazione selettiva di una più alta accisa minima solo a prodotti commercializzati a basso prezzo annulla il vantaggio competitivo dei produttori più efficienti e distorce sensibilmente le dinamiche competitive, favorendo le grandi multinazionali del tabacco a scapito dei piccoli produttori;
in conclusione la norma introdotta in Italia, che applica una più alta accisa minima per le sigarette (pari al 15 per cento) e per il rolling tobacco (pari al 9 per cento), che vengono venduti ad un prezzo inferiore alla categoria di prezzo più venduta (MPPC), viola l'articolo 7, paragrafo 2, e articolo 14, paragrafo 3, della direttiva 2011/64/UE e favorisce dichiaratamente l'oligopolio delle multinazionali del tabacco in Italia,
impegna il Governo - onde evitare un'ulteriore procedura di infrazione da parte della Commissione europea nei confronti dell'Italia - ad ottemperare alle indicazioni cogenti della direttiva 2011/64/UE che invita il Governo italiano a rimuovere il meccanismo dell'accisa minima per le sigarette (con cui si applica una più alta accisa minima per le sigarette, pari al 15 per cento, e per il rolling tobacco pari al 9 per cento, che vengono venduti a un prezzo inferiore alla categoria di prezzo più venduta, MPPC, che viola la direttiva citata) in quanto favorisce dichiaratamente l'oligopolio delle multinazionali del tabacco in Italia, e blocca il meccanismo della concorrenza creando una palese distorsione delle dinamiche competitive del mercato.
(1-00633)
Interpellanze
LANNUTTI - Ai Ministri dello sviluppo economico, dell'economia e delle finanze e degli affari esteri - Premesso che:
nel marzo 2011 Mario Giordano, direttore di "News Mediaset" ed editorialista de "Il Giornale", ha pubblicato un libro ben documentato dal titolo "Sanguisughe. Le pensioni d'oro che ci prosciugano le tasche". "Sanguisughe" ha il pregio di parlare di tutte le pensioni erogate, non solo di quelle della "Casta". In Italia c'è chi prende una pensione da 90.000 euro al mese, chi la prende avendo lavorato un solo giorno, chi la prende a 29 anni, chi la prende senza averne diritto e c'è chi prende tre o quattro pensioni tutte d'oro. Giordano dedica il libro ad Antonio Mastropasqua, presidente Inps che a gennaio 2011 era titolare di ben 37 incarichi in vari consigli d'amministrazione, tutti ovviamente retribuiti. Vi sono contenuti i casi più eclatanti. Gli importi sono lordi. Quando sono netti, viene precisato. Il più ricco pensionato Inps risulta essere Mauro Sentinelli, ex Sip e Tim, con una pensione di 1.173.205,15 euro all'anno, 90.246,55 euro al mese, 3.008,22 euro al giorno. Qualche altro caso. Mauro Gambaro: 665.083,64 euro all'anno, 51.160,28 euro al mese;
in un articolo pubblicato l'8 maggio 2012, dal titolo: «Dal Brasile al cda Telecom la "rete" stesa da Generali per salvare il soldato Luciani. La difesa organizzata da Sentinelli, Minucci, Agrusti. Nel mirino dei revisori interni gli acquisti da Onda di cellulari e chiavette prodotte da Zte», Giovanni Pons descrive su "la Repubblica" il sistema che esiste dietro le società telefoniche per truccare i bilanci ed altare i mercati con le sim card false: «"Era indifendibile". Questo il commento raccolto da alcuni componenti del cda di Telecom a pochi giorni dalla clamorosa estromissione di Luca Luciani dal vertice operativo di Tim Brasil, la controllata che sta trainando i conti di tutto il gruppo. La decisione di Franco Bernabè di procedere a una defenestrazione è maturata solo dopo aver letto i 14 faldoni dell'inchiesta condotta dal pm Alfredo Robledo sulle truffe delle sim card, avvenuta a Milano negli anni dal 2006 al 2008. L'attenta lettura da parte dei legali delle circa 22mila mail inviate da Luciani ha evidenziato un comportamento non compatibile con un manager della prima linea e con quella responsabilità. In realtà, questa incompatibilità era già stata manifestata dalla struttura interna di auditing nell'estate 2010, dopo l'interrogatorio di Luciani condotto dalla magistratura. Ma Bernabè preferì dare una chance in più al manager diventato famoso suo malgrado per la gaffe su Napoleone vincitore a Waterloo. A ben vedere, ciò che preoccupa di più alcuni consiglieri Telecom è la difesa di Luciani che uomini collegati in diverso modo all'azionista Generali hanno organizzato per cercare di evitare la traumatica uscita. Un primo tentativo è stato fatto da Carmelo Furci, plenipotenziario di Generali in Brasile, dove è approdato grazie alla segnalazione dello stesso Luciani. Nel cda di Tim Brasil per approvare i conti, Furci ha sollevato dubbi sulla correttezza dell'inchiesta della magistratura, che a suo parere avrebbe violato la privacy dell'indagato andando a pescare nei server della società. Poi è stato Mauro Sentinelli, consigliere Telecom indicato da Generali, a far notare nella riunione del comitato di controllo interno svolto prima del cda che i comportamenti di Luciani sulle sim card brasiliane erano coerenti con il regolamento di servizio approvato dalla stessa società. Ma tutto ciò non è servito a molto poiché Bernabè è arrivato in consiglio molto determinato e con in mano il materiale più scottante dell'inchiesta. L'unico a invocare la difesa di Luciani, in quella sede, è stato Aldo Minucci, vicepresidente con delega all'audit, ex alto dirigente di Generali e ora presidente dell'Ania. Minucci nell'estremo tentativo di difendere il manager ha sollecitato un voto in cda ma ha perso: tutti a favore del defenestramento tranne lui. Tuttavia il fatto più inquietante è che i fili della difesa estrema di Luciani siano stati tirati da Michelangelo Agrusti, volato in quei giorni in Brasile per coordinare meglio la manovra. Agrusti (fratello di Raffaele, attuale direttore generale di Generali), presidente di Unindustria Pordenone, insieme al braccio destro Sergio Vicari è da diverso tempo indicato come l'azionista occulto (attraverso la lussemburghese Kermari Sa) di Onda Communications, società che da anni fornisce a Telecom sia telefonini che chiavette Usb. La Onda dal 2008 è nel mirino del servizio di audit interno della Telecom, che ha chiesto ufficialmente l'interruzione dei rapporti. Che però continuano imperterriti. A fine 2011, ad esempio, l'ufficio acquisti Telecom ha autorizzato con procedure anomale l'acquisto da Onda di 100mila terminali modello TQ 150 al prezzo di 102 euro a pezzo andati quasi tutti invenduti con una perdita per l'azienda quantificabile in 7-8 milioni. Oltre a 300mila chiavette Usb a 30 euro l'una quando in magazzino ne giacevano ancora 400mila. I terminali e le chiavette sono prodotti dalla cinese Zte, in Brasile rappresentata direttamente da Agrusti e Vicari i quali, grazie alle buone entrature presso Luciani e Cardone (responsabile della rete), hanno vinto diverse commesse da Tim Brasil. Ora con l'uscita di Luciani questo castello è messo in discussione, così come l'insostenibile ruolo di Minucci come responsabile dell'audit di Telecom Italia»,
si chiede di sapere:
se al Governo risulti che la rete di protezione eretta dai consiglieri Telecom legati alle Generali nei confronti di Luca Luciani, "defenestrato" da Franco Bernabè dopo aver letto i 14 faldoni dell'inchiesta condotta dal pubblico ministero Alfredo Robledo sulle truffe delle sim card, avvenuta a Milano negli anni dal 2006 al 2008, possa nascondere il coinvolgimento delle prime linee dei manager Telecom nella gigantesca truffa;
se risulti che il primo tentativo fatto da Carmelo Furci, plenipotenziario di Generali in Brasile, dove è approdato grazie alla segnalazione dello stesso Luciani, quando lo stesso Furci, nel consiglio d'amministrazione di Tim Brasil per l'approvazione dei conti ha sollevato dubbi sulla correttezza dell'inchiesta della magistratura, che a suo parere avrebbe violato la privacy dell'indagato andando a pescare nei server della società, possa tendere a denigrare e delegittimare il lavoro dei magistrati per occultare gli affari del gruppo in Brasile;
se risulti che tali comportamenti - come quello del pensionato Mauro Sentinelli, consigliere Telecom indicato da Generali, che faceva notare nella riunione del comitato di controllo interno, svolto prima del consiglio d'amministrazione, che i comportamenti di Luciani sulle sim card brasiliane erano coerenti con il regolamento di servizio approvato dalla stessa società - possano essere ritenuti compatibili con il codice etico delle società quotate in borsa, e se risulti che la Consob abbia mai mosso rilievi critici su tali gravissimi fatti volti a difendere le illegalità;
se risulti che l'incarico di Aldo Minucci, vicepresidente con delega all'audit, ex alto dirigente di Generali e ora presidente dell'Ania, che ha tentato di difendere il manager con un voto in consiglio d'amministrazione uscendone sconfitto, può essere ritenuto compatibile con il codice etico della Telecom Italia;
se il Governo non ritenga di chiarire il ruolo assunto da Michelangelo Agrusti, volato in quei giorni in Brasile per coordinare meglio la manovra per difendere Luciani, e se al Governo non risulti che tale difesa potrebbe nascondere un eventuale coinvolgimento in affari poco puliti in cui sarebbe implicato il braccio destro di Agrusti, Sergio Vicari, da diverso tempo indicato come l'azionista occulto di Onda communications;
quali misure urgenti il Governo intenda attivare per combattere corruzione ed evasione fiscale e restituire credibilità ad un Paese, come l'Italia, che non ha ancora attivato anticorpi legali per battere la corruzione.
(2-00463)
Interrogazioni
SPADONI URBANI - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali - Premesso che:
l'operazione "SuperInps", decisa a dicembre 2011 e che ha portato alla soppressione di Inpdap e Enpals, non ha precedenti con altre razionalizzazioni di enti;
l'Inps, che già aveva 27.000 dipendenti, con questa operazione arriverebbe a contare 35.000 addetti;
per ammissione dello stesso presidente Mastrapasqua il numero complessivo di occupati all'interno dell'ente è nettamente inferiore a quello di altri sistemi europei di welfare;
l'Inps negli ultimi anni ha perso circa un migliaio di dipendenti all'anno per il freno nel turn over;
allo stesso tempo l'Inps non assume un numero esorbitante di vincitori di concorsi pubblici legittimati a ricoprire ruoli vacanti ma, a quanto risulta all'interrogante, preferisce affidare all'esterno senza gare e senza concorsi le stesse mansioni;
le esternalizzazioni costerebbero il doppio rispetto ai normali impiegati, se fossero regolarmente assunti;
la carenza di personale provocherebbe gravi disagi agli utenti derivanti dalle lungaggini dei tempi per il riconoscimento dei requisiti delle invalidità e per la liquidazione delle prestazioni;
la Corte dei conti, già nella relazione sui risultati della gestione finanziaria per l'esercizio 2010, ha precisato che la contrazione del personale Inps, a causa del costante esodo di risorse umane, rischia di compromettere i livelli di servizio,
l'interrogante chiede di sapere se corrisponda al vero che la macchina organizzativa dell'Inps funzionerebbe al meglio con l'aumento dell'organico (come si evince dalla relazione della Corte dei conti) e, in caso affermativo, se il Ministro in indirizzo ritenga di dover intervenire al fine di promuovere l'accesso nei ruoli definiti dei vincitori di concorsi già espletati dall'INPS e garantire, quindi, il buon funzionamento dell'ente medesimo.
(3-02837)
Interrogazioni con richiesta di risposta scritta
DE FEO, MARINO Ignazio, SBARBATI, CHIAROMONTE, ARMATO, ANDRIA, GARAVAGLIA Mariapia, INCOSTANTE, CARLONI, PALMA, GENTILE, NESSA, PARAVIA, SPADONI URBANI, BURGARETTA APARO, PONTONE, CALIGIURI, LAURO, SIBILIA, SERAFINI Giancarlo, TOFANI, BALBONI, ALBERTI CASELLATI, BODEGA, SANCIU, PASTORE, BIANCONI - Al Ministro della salute - Premesso che:
l'Associazione italiana registri tumori (AIRTUM onlus) è nata nel 1997 per promuovere e coordinare le attività dei registri tumori presenti in Italia;
sono soci dell'associazione i ricercatori e il personale tecnico operanti presso i registri tumori;
i registri tumori sono strutture impegnate nella raccolta di informazioni sui casi di tumore nella popolazione residente in un determinato territorio; inoltre sorvegliano l'andamento della patologia archiviando le informazioni e rendendole disponibili per studi e ricerche;
sono indispensabili in quanto unica struttura in Italia preposta a tale attività, in quanto in Italia nessuna struttura ospedaliera, pubblica o privata, ha l'obbligo di svolgere detta attività di raccolta dati;
i dati raccolti sono assolutamente indispensabili per la ricerca sulle cause del cancro, per la valutazione dei trattamenti e per la programmazione delle spese sanitarie;
attualmente sono attivi 34 registri che coprono complessivamente circa un quarto della popolazione italiana;
considerato che:
le Regioni d'Italia, particolarmente quelle interessate da emergenze, quali la Regione Campania, devastata dalla più grave emergenza rifiuti degli ultimi tempi, dovrebbero urgentemente attivare un sistema di sorveglianza sulla salute e sull'ambiente finalizzato a individuare le relazioni, per esempio, tra l'aumento dei tumori e la presenza di fattori inquinanti;
l'indisponibilità dei dati reali sull'andamento della malattia non consente di intervenire per valutare l'incidenza dei nuovi casi, la prevalenza del numero di persone coinvolte, la percentuale di sopravvivenza delle stesse e il tasso di mortalità,
si chiede di sapere:
come il Ministro in indirizzo intenda intervenire al fine di consentire che tutte le Regioni italiane, in maniera proporzionale all'estensione territoriale e al numero di abitanti, siano dotate di apposito registro tumori;
se intenda intervenire per garantire maggiore efficienza all'AIRTUM al fine di disporre di maggiori informazioni epidemiologiche utili alla comunità scientifica e alla popolazione italiana.
(4-07415)
FLERES - Al Ministro per gli affari regionali, il turismo e lo sport - Premesso che:
i 4.000 aspiranti a ricoprire il ruolo di guide turistiche in Sicilia dovranno aspettare ancora, almeno un altro anno, perché il concorso per l'abilitazione a tale professione è stato sospeso dal Tar Sicilia fino a maggio 2013;
il Tar ha accolto il ricorso di 10 guide turistiche già abilitate che contestavano la mancata attivazione di corsi d'aggiornamento da parte dell'Assessorato come previsto dall'articolo 3 della legge regionale n. 8 del 2004, e la conseguente impossibilità ad iscrizione all'albo regionale senza ulteriori esami;
la Confederazione italiana archeologi, in un comunicato stampa, ha espresso grande delusione per l'ordinanza del Tar Sicilia in merito all'accoglimento della domanda di sospensione del procedimento di verifica del possesso dei requisiti di qualificazione per la professione di guida turistica e ha espresso la massima solidarietà nei confronti di gruppi spontanei di "aspiranti guide turistiche" che hanno recentemente intrapreso azioni di protesta e di sensibilizzazione delle istituzioni coinvolte, anche attraverso una raccolta di firme,
si chiede di conoscere:
se il Ministro in indirizzo non intenda intervenire affinché vengano trovate soluzioni tecnico-amministrative che consentano lo sblocco dell'iter del provvedimento e che permettano, quanto prima, all'accertamento delle competenze per i laureati in discipline umanistiche;
se non ritenga che la sospensione del provvedimento da parte del Tar Sicilia determini una situazione e grave per i 4.000 giovani non ancora abilitati e che si vedono negata la possibilità di accedere alla professione.
(4-07416)
PEDICA - Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali e dell'economia e delle finanze - Premesso che:
secondo quanto riferito all'interrogante, nel 2008 il presidente dell'INPS Antonio Mastrapasqua conferì alla multinazionale Kpmg 17 milioni di euro per programmare una ristrutturazione generale dell'organizzazione dell'ente;
prima ogni ufficio si occupava di un settore (lavoratori autonomi, dipendenti e altro), ora vengono scomposti "per adempimenti" e flussi telematici, con la conseguenza che verrebbe a mancare la coscienza della gestione di una figura previdenziale "complessiva";
a seguito della chiusura di molti sportelli al pubblico dell'INPS e della conseguente necessità di trasmettere telematicamente all'ente qualsiasi richiesta, sono già state riscontrate difficoltà per tutti quei soggetti non abituati all'uso dei computer, come gli anziani che per primi, invece, dovrebbero essere tutelati;
tutta la gestione dei servizi strategici dell'INPS oggi è quasi completamente esternalizzata a privati. Vengono gestite all'esterno anche le banche dati contenenti i dati sensibili di tutti gli iscritti all'INPS, nonché la riscossione dei contributi che è stata affidata a Equitalia;
contemporaneamente la Kpmg ha assunto un ruolo di primo piano all'interno dell'INPS in molti settori strategici;
in un documento diffuso nel 2011, la Kpmg ha dichiarato di aver sviluppato per l'INPS piani di innovazione organizzativa e razionalizzazione e un supporto nella gestione e controllo dei fondi per il welfare. In particolare, la multinazionale ha elencato le seguenti attività svolte: supporto al cambiamento nel percorso di innovazione organizzativa, processi per il contact center multicanale, attivazione centrale acquisto e piattaforma di e-procurement;
in data 15 marzo 2012 il sito Internet di "Italia Oggi" pubblicava un articolo intitolato "INPS, nel mirino il potere di Kpmg" relativo alla vicenda, nel quale si dà conto di come nel corso degli anni i poteri della Kpmg all'interno dell'INPS siano cresciuti ad un ritmo sostenuto e di come qualche dubbio sulla questione sia sorto proprio in seno al collegio sindacale dell'ente previdenziale guidato da Antonio Mastrapasqua;
considerato inoltre che:
in un articolo di Russell Mokhiber e Robert Weissman del 2006 dal titolo "Le dieci peggiori multinazionali del 2005" viene narrata una gravissima accusa a carico di Kpmg: in particolare la Kpmg è stata accusata negli Usa di cospirazione;
l'articolo riporta inoltre come il procuratore generale statunitense abbia in proposito dichiarato che «la Kpmg "ha ammesso il suo coinvolgimento nella più grande frode fiscale di tutti i tempi"»;
per ragioni non note, però, non risulta che si sia proceduto per l'accusa di cospirazione contro la società. La Kpmg ammise le sue colpe e pagò 456 milioni di dollari fra multa, risarcimenti e penali;
la Kpmg avrebbe ammesso, a quanto risulta dall'articolo citato, di aver partecipato a una frode che ha generato almeno 11 miliardi di dollari di falsi disavanzi fiscali, che secondo i calcoli del tribunale sono costati agli Stati Uniti circa 2,5 miliardi di dollari in tasse evase,
si chiede di sapere:
se il Governo intenda chiarire le motivazioni che hanno spinto il presidente Mastrapasqua ad affidare ruoli strategici nella gestione dell'INPS ad una società così compromessa a livello internazionale come la Kpmg;
se e quali provvedimenti di competenza intenda adottare al fine di verificare l'adeguatezza e la correttezza dell'attuale organizzazione dell'INPS.
(4-07417)
PEDICA - Al Ministro della giustizia - Premesso che:
in data 7 settembre 2011 il sito on line "Giornale.sm" pubblicava un articolo intitolato «Può un giudice operare in due Stati sovrani? Il caso del prof. Millo»;
dall'articolo emergerebbe che il dottor Maurizio Millo, presidente del tribunale dei minori di Bologna, sarebbe anche membro del Collegio garante della Repubblica di San Marino;
l'estensore dell'articolo, tra le altre cose, si chiede se il dottor Millo sia stato autorizzato dal Consiglio superiore della magistratura, così come previsto dall'ordinamento italiano, prima di assumere il ruolo di componente del Collegio garante della Repubblica di San Marino;
sempre dall'articolo emergerebbe l'uso, da parte del dottor Maurizio Millo, del fax in uso al tribunale dei minori di Bologna al fine di inviare sentenze e provvedimenti al supremo organo giurisdizionale della Repubblica di San Marino: in pratica il presidente del tribunale dei minori di Bologna avrebbe utilizzato strumenti e risorse pubbliche per soddisfare esigenze proprie del suo ruolo di giudice a San Marino;
sulla vicenda è stata presentata alla Camera dei deputati un'interrogazione a risposta in Commissione, 5-05341, in data 19 settembre 2011;
dalla risposta in II Commissione del 22 marzo 2012 all'interrogazione è emerso che il dottor Millo ha regolarmente chiesto al CSM l'autorizzazione per lo svolgimento dell'incarico quale componente supplente del Collegio dei garanti della Repubblica di San Marino. In particolare la sua richiesta risulta essere stata autorizzata dallo stesso CSM per il periodo compreso tra il 31 ottobre 2003 e il 31 ottobre 2007;
per quanto attiene invece all'uso del fax del tribunale dei minori al fine di inviare sentenze e provvedimenti al supremo organo giurisdizionale della Repubblica di San Marino, per quanto si evince dalla stessa risposta non è emerso che nel corso dell'espletamento dell'incarico il dottor Millo abbia utilizzato indebitamente gli strumenti di comunicazione in uso all'ufficio di presidenza. In particolare, infatti, è stato solo riscontrato un uso sporadico del fax dell'ufficio di presidenza (5 fax nel periodo ottobre 2010/agosto 2011), con modalità che, a giudizio del Dipartimento preposto, appaiono giustificabili in considerazione «del ruolo istituzionale ricoperto dal dottor Millo all'interno dell'organo pubblico destinatario della corrispondenza»;
nella risposta del 22 marzo 2012 si faceva inoltre riferimento a ulteriori verifiche ancora in corso, relative ai profili autorizzativi dell'incarico extragiudiziario del dottor Millo, per il quadriennio successivo all'anno 2007,
si chiede di sapere:
quali siano stati gli esiti delle ulteriori verifiche relative ai profili autorizzativi dell'incarico extragiudiziario del dottor Millo, per il quadriennio successivo all'anno 2007;
se e quali provvedimenti il Ministro in indirizzo, nell'ambito delle proprie competenze, abbia adottato in relazione agli esiti delle verifiche.
(4-07418)
PERDUCA, PORETTI - Al Ministro degli affari esteri - Premesso che il 5 febbraio 2012 il cittadino italiano Febin Rosso, nato a Kummannoor (India), residente a Torino, si reca in Thailandia, proveniente dalla Malesia, con un visto turistico e soggiorna in diverse località del Paese (Chiang May, Sungai Kolok, Krabi, Ko Phi Phi); egli è in possesso del biglietto aereo per il rientro in Italia che dovrebbe avvenire il 13 marzo 2012 da Bangkok;
considerato che:
la sera del 2 marzo 2012 a Bangkok il signor Febin Rosso si reca a un bancomat e verso le ore 21,30 prende un taxi per rientrare in albergo; il conducente del mezzo viene fermato da un poliziotto che fa scendere Febin Rosso e lo conduce a poca distanza, in un vicolo, dove egli viene perquisito; in assenza di testimoni il poliziotto inserisce nella tasca destra del pantalone una bustina di plastica contenente (secondo l'accusa) 2,5 grammi di marijuana; questa busta non è mai più emersa, neppure nel corso del successivo processo cui Febin Rosso verrà sottoposto;
a seguito del fermo il signor Rosso viene ammanettato e poco dopo viene raggiunto da un collega del poliziotto che lo trasferisce in moto alla centrale di Polizia di Khao San, dove gli viene contestato il reato di detenzione di stupefacenti; i poliziotti chiedono apertamente di consegnare loro la somma di 20.000 baht (equivalente di 250 euro circa); a fronte del rifiuto viene accompagnano in albergo per controllare i documenti e prelevare il passaporto e riportato alla stazione di Polizia alle ore 23 circa, e vi trascorre la prima notte di detenzione;
il giorno successivo gli viene chiesto di firmare una dichiarazione in lingua thai che viene tradotta a voce da una funzionaria di Polizia ed il cui significato (in sintesi) risulta essere: accettando l'accusa e firmando la dichiarazione, il periodo di carcere preventivo ammonta ad un mese e mezzo, rifiutando di firmare lo stesso periodo ammonta a 3 mesi; presentando ricorso la detenzione aumenta a 6 mesi, con scarse possibilità di vincere la causa; inoltre viene accusato di possesso di un passaporto falso;
lasciato solo, Febin Rosso si rivolge all'esterno attraverso una finestrella chiedendo aiuto ai passanti affinché possano contattare l'ambasciata italiana e viene malmenato dai poliziotti con bastonate alle gambe;
al signor Febin Rosso viene impedito qualsiasi rapporto esterno, egli firma il documento e viene tradotto in tribunale senza che l'ambasciata italiana venga informata dei fatti; viene quindi trasferito nel carcere di Bombat a Bangkok dove rimarrà detenuto fino al 30 marzo 2012;
la carcerazione avviene in una cella di circa 15x4 metri con altri 60/65 detenuti, in condizioni igieniche pessime; in questo periodo Febin Rosso indirizza parecchie lettere all'ambasciata, che vengono sistematicamente occultate dal personale del carcere;
tutte le ricerche attivate dalla famiglia Rosso in Italia attraverso l'ambasciata italiana a Bangkok si rivelano inutili perché le autorità thai negano la presenza di Febin nelle loro prigioni; per una fortuita coincidenza il 27 marzo Febin Rosso riesce a consegnare un biglietto ad un altro detenuto di nazionalità italiana che finalmente informa l'ambasciata italiana della sua detenzione in quel carcere; grazie a questo l'ambasciata informa i familiari a Torino;
in data 30 marzo 2012 viene scarcerato ma il passaporto viene trattenuto dalle autorità thai in attesa di un processo che verrà celebrato il 20 aprile; nel frattempo l'ambasciata italiana ha nominato un avvocato difensore (signor Prachaya Vijitpokin) il quale richiede una parcella di 20.000 baht per assicurare la difesa dell'imputato;
al processo il giudice chiede nuovamente se l'imputato si dichiari colpevole e il signor Febin Rosso, per evitare il prolungarsi della carcerazione, risponde affermativamente; nel frattempo il corpo del reato (la bustina di marijuana) è misteriosamente scomparso e non verrà mai ritrovato;
avendo già scontato un mese di carcerazione preventiva il signor Rosso non subisce ulteriori condanne e quindi il passaporto gli viene restituito in data 25 aprile 2012;
il rientro in Italia avviene in data 3 maggio 2012 attraverso lo Sri Lanka e, prima della partenza, il signor Febin Rosso viene nuovamente incarcerato per alcune ore presso l'Immigration department dove, dopo aver pagato 3.500 baht e non aver ottenuto alcuna ricevuta, la Polizia lo sorveglia a vista e successivamente lo scorta all'aeroporto dove sui documenti di accompagnamento viene classificato come contrabbandiere (smuggler);
il signor Rosso rientra in Italia il 5 maggio tramite volo Sri Lanka con scalo a Colombo, dove viene sorvegliato e privato del passaporto che gli verrà restituito solo al momento dell'imbarco;
l'ambasciata italiana a Bangkok ha svolto un lavoro encomiabile di aiuto, assistenza e sostegno al signor Febin Rosso, mantenendo costantemente i contatti con i familiari a Torino e garantendo per la sua incolumità,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo non ritenga che a seguito dei fatti esposti si ravvisino gli estremi per una protesta formale dell'Italia nei confronti delle autorità thailandesi per il trattamento subito dal cittadino italiano Febin Rosso;
quanti siano i casi di italiani che subiscono in Thailandia queste gravi forme di violazione dei diritti umani e se sia al corrente di quanti cittadini italiani siano detenuti nelle carceri di quel Paese;
se non ritenga urgente intervenire per scongiurare il ripetersi di vicende simili;
se non ritenga urgente informare i cittadini italiani che si recano in quel Paese sui rischi nei quali potrebbero incorrere e quali precauzioni devono prendere;
quanti siano i casi di abusi avvenuti negli ultimi anni in Thailandia nei confronti di cittadini italiani.
(4-07419)
COSTA - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che:
in passato l'interrogante aveva più volte sollevato il problema dell'esistenza di un'Italia a due velocità anche per il sistema di trasporto pubblico, considerato che mentre nell'Italia del nord i treni ad alta velocità, in grado dì abbattere notevolmente i tempi di percorrenza, stanno gradualmente diventando una realtà, in Puglia si è ancora alle prese con problemi dì tutt'altra natura quali carrozze vecchie, soste lunghe e ingiustificate, rotaie uniche che consentono ai treni di transitare uno per volta;
i vertici di Trenitalia avevano deciso nel recente passato (orario invernale) di sopprimere diverse corse che collegavano la Puglia al resto del Paese, creando di fatto un isolamento forzoso e quasi secessionistico, e, per completare l'opera e complicare ulteriormente la situazione anche di sopprimere diversi treni all'interno della regione;
dopo reiterate proteste sembrerebbe che nel prossimo orario estivo saranno reintrodotte alcune corse notturne che ripristineranno i collegamenti con Milano, Torino e Trieste;
il ripristino dei due treni Lecce-Milano e Lecce-Torino al posto di tre collegamenti Lecce-Bologna di certo non può essere considerato una vittoria per quanti si sono adoperati per contrastare questo scempio, anche perché si deve ricordare che dal 2009 i treni Eurostar che venivano utilizzati lungo la linea adriatica sono stati sostituiti da treni Eurostar city che presentano carrozze meno accoglienti;
sulla linea adriatica i treni non possono superare la velocità di 180 chilometri all'ora, a causa di problemi legati alle rotaie e di conseguenza Trenitalia considera uno spreco utilizzare gli Eurostar che possono raggiungere la velocità di 250 chilometri all'ora: così quei treni sono stati spostati al nord e sulla linea tirrenica, dove tra l'altro ora sono in servizio anche i Freccia rossa ad alta velocità, mentre lungo la linea adriatica sono stati sostituiti da treni Eurostar city che presentano carrozze meno accoglienti;
per i prossimi 20 anni sulla linea adriatica non sono previsti Eurostar;
sulla linea adriatica vengono compiute scelte che si scaricano sugli utenti più deboli: lavoratori pendolari, famiglie, studenti;
il fatto che non esista ancora oggi, a distanza di un mese dall'entrata in vigore dell'orario estivo, la possibilità di prenotazione impedisce di fatto a famiglie e pendolari di prenotare il viaggio per i mesi da giugno a settembre, per le vacanze, con conseguente caduta di domanda che spesso viene usata da Trenitalia per sostenere l'assurda tesi che i treni sono sottoutilizzati e vanno quindi soppressi;
i viaggiatori, soprattutto i pendolari, ogni giorno devono fare i conti con una serie di disservizi che vanno dalla mancanza di riscaldamento a vagoni che spesso si trasformano in carri bestiame per il sovraffollamento, oltre ai ritardi, in alcuni casi diventati di routine;
la Puglia è l'unica regione italiana ad avere un solo binario che la collega al nord del Paese;
mentre al Nord si investono miliardi di euro per l'alta velocità al Sud ancora si discute su progetti di alta capacità sulla tratta Napoli-Bari la cui percorrenza attualmente, a quanto riportato dagli orari di Trenitalia, può comportare da un minimo di 3 ore e 50 minuti ad un massimo in orario notturno di 8 ore e 18 minuti per un tragitto che è di 150 chilometri mentre un Tgv copre questa distanza in un'ora o poco meno;
in Europa e nel resto del mondo le grandi opere vengono progettate e realizzate nell'assoluto rispetto dei tempi e con costi certi e più che ragionevoli;
nel Salento gli effetti disastrosi di queste tragiche decisioni si sommano ai tagli già effettuati dalle ferrovie del Sud Est;
Lecce in particolare ed il Salento in generale non possono tollerare e sopportare il peso di decisioni così miopi;
in un momento di crisi come questo, dove il turismo rappresenta l'unica ancora di salvezza, invece di potenziare i trasporti per rendere più agevoli i collegamenti con il resto del Paese e gli spostamenti all'interno del territorio, si fa di tutto per aggravare ulteriormente la situazione complicando la vita a centinaia di migliaia di persone,
l'interrogante chiede di sapere se non si ritenga opportuno intervenire con urgenza riconsiderando le decisioni assunte, a giudizio dell'interrogante scellerate, e modernizzando il Mezzogiorno in generale e la Puglia in particolare, con progetti ed investimenti tali da permettere al Sud di avere in tempi rapidi una rete ferroviaria e viaria che consenta di stare al passo con il resto dell'Europa e del Paese e che valorizzi ed esalti le infinite potenzialità turistiche ed economiche del territorio.
(4-07420)
COMPAGNA - Ai Ministri degli affari esteri, dell'interno, della difesa, per la coesione territoriale e per gli affari regionali, il turismo e lo sport - Premesso che:
la questione della toponomastica in Trentino-Alto Adige è stata già materia di attenzione dell'Esecutivo, non senza successi significativi, nell'arco di questa Legislatura;
a Sarentino, 16 chilometri a nord di Bolzano, in un vicolo adiacente corso Europa, via principale del paese, è sita una statua ritraente un soldato austro-ungarico del primo conflitto mondiale;
vi si leggono in un'epigrafe le seguenti parole: "In onorante memoria dei Cacciatori del Kaiser originari della Val Sarentino che nella 1a guerra mondiale caddero per Dio, l'imperatore e un Tirolo requiescat in pace. Essi morirono quali vittime del più grande tradimento di tutti i tempi, commesso il 26 aprile 1915 dal re italiano Vittorio Emanuele III e dal suo compare e ministro degli Esteri, l'ebreo barone Luigi Sidney Sonnino";
già nel 2012 la magistratura competente aveva posto la questione della compatibilità fra tali parole e la cosiddetta legge Mancino, di cui al decreto-legge n. 122 del 1993, recante "Misure urgenti in materia di discriminazione razziale, etnica e religiosa", convertito, con modificazioni, dalla legge n. 205 del 1993,
si chiede di sapere se, nell'ambito di quelli che sono i propri poteri in materia di Governo, non ritenga opportuno far rilevare al Presidente della Provincia autonoma di Bolzano come il termine "ebreo", usato qui a forma di accentuazione dell'ingiuria nei confronti del barone Sonnino, suoni come lesiva di quei valori di nazionalità e di convivenza nella libertà ai quali si ispira lo statuto speciale della Regione Trentino-Alto Adige.
(4-07421)
LANNUTTI - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:
il 3 maggio 2012 a Romano di Lombardia (Bergamo) si è rischiata la strage quando un imprenditore esasperato per l'arrivo di una cartella esattoriale si è barricato nella sede locale dell'Agenzia delle entrate con un fucile a pompa e due pistole, sequestrando 15 dipendenti;
per fortuna tutto si è risolto nel migliore dei modi grazie alla mediazione di un brigadiere, Roberto Lorini, che ha convinto l'uomo a rilasciare prima 14 ostaggi e poi anche l'ultimo, prima di abbassare le armi;
è di ieri la notizia di un altro imprenditore suicida nel milanese perché non riusciva a pagare i debiti;
quest'ultimo episodio segue altre vicende drammatiche, come quelle avvenute a Bologna e a Verona. Nel primo caso un artigiano edile si era dato fuoco davanti alla sede del capoluogo emiliano dell'Agenzia delle entrate. Nella città veneta, invece, un operaio di 27 anni si era dato fuoco davanti al Comune perché non riceveva lo stipendio da quattro mesi;
i suicidi nel Nord Est del Paese sono aumentati del 40 per cento e nel 2012 nove imprenditori si sono tolti la vita per la disperazione;
considerato che:
il paradosso italiano è rappresentato dai due pesi e due misure che vengono usati nei confronti dei clienti morosi. Da una parte, c'è infatti un intero universo di italiani che dopo l'accertamento del mancato pagamento di una cartella si vedono immediatamente piovere addosso provvedimenti di pignoramento o sequestro, dall'altra, quello degli evasori totali, cioè quel mondo di furbi che nei giorni scorsi è stato quantificato in 2.192 unità, per cui il criterio cambia e le stesse misure si applicano solo dopo l'accertamento, con il risultato che gli evasori totali quando vengono scoperti non rischiano di vedersi subito pignorare o sequestrare i beni;
Tiziana Marrone, la moglie dell'artigiano di Ozzano Emilia (Bologna) che si è dato fuoco lo scorso 28 marzo per debiti con il fisco, ha organizzato a Bologna il corteo delle "vedove della crisi". Dichiara tra le lacrime: "Perché il governo non guarda dietro la cartella esattoriale? Ci sono persone, non numeri. Il governo non percepisce la disperazione della gente e non credo se ne interessi", come si può leggere sulla stampa, ad esempio in un articolo del "Corriere della Sera" del 3 maggio;
Elisabetta Bianchi, figlia di un imprenditore che si è tolto la vita, l'altra organizzatrice dell'iniziativa ritiene che le tasse vanno pagate ed è un dovere farlo, ma occorre trovare un rapporto umano: "Chiediamo al governo di cambiare leggi, di mettersi una mano sulla coscienza. La gente ha bisogno del rapporto umano che non c'è più", come si legge ad esempio in un articolo de "Il Tempo" del 4 maggio;
considerato che a giudizio dell'interrogante:
in questi anni di governo nulla si è fatto per riformare il mercato del lavoro, per creare nuovi sistemi di protezione sociale, per accrescere la concorrenza delle imprese e per tutelare i cittadini consumatori, per ridurre la spesa corrente e per ridurre il debito pubblico, per combattere la povertà diffusa, per accrescere la capacità innovativa del sistema e per favorire la crescita dimensionale delle piccole imprese, per migliorare le infrastrutture, per favorire lo sviluppo del Mezzogiorno, per attirare maggiori investimenti diretti all'estero, per ristrutturare settori fondamentali come il turismo, il settore agro-alimentare e per salvaguardare il nostro territorio;
è necessario ridurre effettivamente la spesa pubblica, in attuazione del principio della spending review inserito nel decreto-legge n. 138 del 2011, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 148 del 2011, tramite misure quali una riduzione dei consumi intermedi delle pubbliche amministrazioni, attraverso un taglio modulabile, soprattutto a carico delle amministrazioni centrali, la razionalizzazione delle strutture periferiche dell'amministrazione dello Stato, l'accorpamento degli enti di previdenza pubblica e il rafforzamento del ruolo della CONSIP, nonché mediante la riduzione delle spese militari, impegnandosi altresì a dare conto al Parlamento, entro il 30 novembre, dell'obiettivo raggiunto nell'ambito del programma di razionalizzazione e riorganizzazione della spesa pubblica;
occorre una riduzione strutturale della spesa corrente che consenta almeno di mantenere, se non addirittura di aumentare marginalmente, la quota di spesa destinata agli investimenti e al riequilibrio infrastrutturale del Paese e ad un adeguato sistema di welfare. A tal fine sarà necessario:
1) per ridare stimolo all'economia e sollievo alle famiglie, ridurre la pressione fiscale adottando di conseguenza una severa e rigorosa politica di lotta all'evasione fiscale e contributiva e recuperando risorse in seguito alla riduzione della spesa corrente, il che significa, volendo mantenere almeno gli stessi livelli di spesa sociale e di spesa in conto capitale rispetto al PIL, attuare un taglio drastico (3-5 punti di PIL) della spesa più improduttiva ma anche riduzioni di programmi non prioritari. Ciò dovrà avvenire anche attraverso una revisione generalizzata della spesa pubblica centrale e decentrata (spending review) volta a valutare l'efficacia e l'efficienza dei singoli programmi di spesa per il raggiungimento degli obiettivi e mediante una riallocazione delle risorse in base al livello dei risultati e alle priorità delineate; il confronto con le migliori pratiche interne e internazionali, il monitoraggio degli indicatori, il controllo dei risultati e la valutazione dei processi amministrativi, al fine di garantire un migliore utilizzo delle risorse pubbliche;
2) adottare un'efficace riduzione dei costi della politica, riducendo i livelli di governo (Provincie e Comunità montane) e il numero dei componenti delle assemblee elettive e del costo delle giunte amministrative, riducendo le società partecipate dallo Stato e dagli enti decentrati e contenendo la proliferazione dei servizi "esternalizzati", riducendo le cariche di governo e le istituzioni pubbliche, provvedendo altresì alla contrazione e alla revisione dei compensi per i rappresentanti politici, nonché una contrazione del finanziamento pubblico ai partiti;
3) provvedere al finanziamento e al mantenimento di una quota costante in rapporto al PIL della spesa in conto capitale: devono ripartire sia le grandi opere pubbliche che le opere di riqualificazione del tessuto infrastrutturale del Paese (la messa in sicurezza di scuole, carceri ed altri edifici pubblici, la ristrutturazione degli immobili pubblici nelle zone sismiche, la manutenzione delle infrastrutture e delle strade) con un grande piano di manutenzione e ristrutturazione del territorio con criteri di sostenibilità ambientale, con particolare riferimento alla messa in sicurezza dal rischio idrogeologico, sviluppando altresì un piano di incentivi per le aziende che investono in ricerca e nuove tecnologie sul risparmio energetico;
4) intervenire sul sistema sociale italiano al fine di ridurre le disuguaglianze e le disparità di trattamento. L'Italia è un Paese a bassa crescita economica, nel quale permane un grave problema di povertà, soprattutto nelle regioni meridionali. La scarsa crescita dell'Italia si è tradotta in un aggravamento delle condizioni sociali delle famiglie,
si chiede di sapere:
se il Governo non ritenga che non sia più possibile rimanere indifferenti alla pesante crisi sociale e, di conseguenza, quali misure urgenti intenda attivare per prevenire gesti disperati di cittadini e imprenditori feriti nell'onore;
se non ritenga urgente e necessario intervenire al fine di rivedere il sistema di riscossione dei tributi per garantire ai contribuenti una maggiore equità fiscale, visto che a quanto risulta all'interrogante ad oggi si applicano due pesi e due misure quando si tratta di non disturbare i soliti "raccomandati" a svantaggio degli utenti;
quali iniziative intenda assumere al fine di mettere in condizione molte aziende di invertire il ciclo economico recessivo, attivando meccanismi virtuosi di liquidità per salvare aziende e posti di lavoro, considerato che non si può solo continuare ad aumentare tasse e imposte, chiedendo ulteriori sacrifici ai cittadini che non riescono più ad arrivare neanche a metà mese;
quali siano le iniziative adottate o in corso di adozione per il risveglio dell'economia italiana;
quali misure intenda assumere al fine di tagliare la spesa pubblica, a partire dagli sprechi e dalle spese inutili, garantendo comunque la spesa sociale insopprimibile.
(4-07422)
LANNUTTI - Ai Ministri dell'istruzione, dell'università e della ricerca, dell'economia e delle finanze e dello sviluppo economico - Premesso che a quanto risulta all'interrogante:
la gestione della CIRA, Centro italiano ricerche aerospaziali, di Capua (Caserta) è meno idilliaca di quella che appare dai comunicati stampa e dai bilanci;
all'interno del centro si farebbero assunzioni di tipo clientelare, con candidature sponsorizzate da politici e amministratori, favorendo amici e parenti, quando invece si potrebbero sfruttare le competenti risorse interne;
la gestione degli appalti avverrebbe in deroga a tutti i principi di trasparenza tanto da aver provocato annullamenti di gare da parte del TAR. Inoltre la gestione successiva agli affidamenti degli appalti verrebbe fatta in difformità alla norma in quanto le proposte migliorative non vengono mai realizzate, ma sarebbero solo un modo per attribuire con discrezionalità punteggi e favorire determinate società opportunamente segnalate;
inoltre risulta che non venga applicata la vigente normativa antimafia in tema di appalti e subappalti e che verrebbero richiesti requisiti illegittimi nei bandi di gara al fine di limitare consistentemente il numero dei partecipanti e favorire le solite società, come per la gara di "supporti ai sistemi informatici" per cui sarebbe stato richiesto il possesso dell'autorizzazione preventiva, quando detto requisito non può essere assolutamente richiesto non gestendo il CIRA gare con documentazione classificata come "riservata" presso l'Agenzia nazionale di sicurezza;
anche per quanto riguarda la concessione di subappalti per la manutenzione del centro la scelta avverrebbe generalmente favorendo società legate ad alcuni amministratori;
le consulenze esterne (relazioni esterne, supporto alla Direzione generale ed alla Presidenza) sarebbero assegnate sempre agli stessi professionisti romani e quelle per l'ufficio legale seguendo logiche parentali;
molti dei migliori ricercatori hanno lasciato il CIRA ed al loro posto sarebbero stati assunti neolaureati senza adeguata preparazione, ponendo la ricerca in secondo piano rispetto agli altri interessi;
il CIRA avrebbe concesso numerosi aumenti per cifre consistenti e rinnovato i benefit dei dirigenti;
il CIRA verserebbe in uno stato di totale degrado ed il management assisterebbe inerte all'abbandono di alcuni impianti ed al fermo di altri per l'inefficacia della gestione;
considerato che:
il CIRA è una società consortile per azioni, oggi a maggioranza pubblica: lo Stato, attraverso l'ASI (Agenzia spaziale italiana) ed il Consiglio nazionale delle ricerche (CNR), detiene, infatti, dal 1998, la maggioranza del capitale sociale, al quale partecipano anche la Regione Campania e le principali aziende aerospaziali italiane;
l'interrogante in un precedente atto di sindacato ispettivo aveva sottolineato le dubbie regolarità relative alla gestione dell'ASI e all'assegnazione delle consulenze (4-05231);
da indiscrezioni risulterebbe che anche altre irregolarità continuano a caratterizzare la conduzione dell'ASI,
si chiede di sapere:
se il Governo sia a conoscenza di quanto esposto e quali siano le valutazioni a riguardo;
se risulti corrispondente al vero che i vertici del CIRA abbiano assunto personale per chiamata diretta, secondo logiche clientelari, senza preventiva selezione fra più candidati;
quali siano le ragioni delle numerose consulenze e se i compiti, cui sono chiamati i consulenti esterni, non possano essere svolti, o già non lo siano, da personale interno al centro;
se non ritenga che l'avvalersi di consulenze esterne, nonostante la presenza dei dipendenti interni, non rappresenti l'ennesimo sperpero di denaro pubblico;
se risponda al vero che il CIRA versi in uno stato di completo degrado;
se corrisponda al vero che la ricerca non rappresenti più il cuore pulsante del centro e che l'aumentare di nuove assunzioni con personale incompetente stia facendo perdere al CIRA clienti internazionali;
se risponda a realtà che il CIRA, pur essendo inserito nell'elenco Istat, ha potuto concedere ingenti aumenti ed il rinnovo dei benefit ai dirigenti;
quali iniziative il Governo intenda assumere al fine di accertare se il CIRA rispetti la normativa sugli appalti e le relative regole di trasparenza.
(4-07423)
LANNUTTI - Al Ministro per la pubblica amministrazione e la semplificazione - Premesso che:
è pervenuta all'interrogante la segnalazione di un cittadino che lamenta la mancanza di considerazione da parte della Provincia di Trento della posta elettronica certificata (Pec) come strumento sicuro, nonostante per tale tipo di posta non vi siano limiti di contenuto, per cui si posso inviare e ricevere anche atti giudiziari;
in particolare il cittadino chiedeva alla Provincia di Trento di potere disporre del codice per l'attivazione della tessera sanitaria utilizzando la Cec-Pac (acronimo di comunicazione elettronica certificata tra pubblica amministrazione e cittadino) di Poste italiane;
la Cec-Pac di Poste italiane, proprio perché rilasciata tramite riconoscimento visivo ed a seguito di presentazione di documento di identità presso gli sportelli di Poste, consente di non presentarsi fisicamente agli sportelli della pubblica amministrazione;
il funzionario della Provincia rispondeva al cittadino di non poter accogliere la domanda;
lo stesso rifiuto seguiva anche la mail Pec che l'avvocato direttore del Centro consumatori di Trento, per conto del cittadino, scriveva sia al direttore generale dell'Azienda sanitaria, sia all'Assessore alla salute, al fine di richiedere l'invio allo stesso, a mezzo Pec, dei codici PIN e PUK e il codice di identificazione CIP, necessari per l'attivazione della sua tessera sanitaria provinciale.
sul sito Internet della Provincia di Trento si legge, nella pagina dedicata a "Elenco e-mail certificate": "La Posta Elettronica Certificata (PEC) è un sistema di posta elettronica che certifica l'invio e la ricezione di documenti informatici. Questo significa fornire al mittente, dal proprio gestore di posta, una ricevuta che costituisce prova legale dell'avvenuta spedizione del messaggio e dell'eventuale allegata documentazione. Allo stesso modo, quando il messaggio perviene al destinatario, il gestore della PEC invia al mittente la ricevuta di avvenuta (o mancata) consegna con precisa indicazione temporale. (...) Ai sensi dell'art. 3 del D.Lgs.vo n. 82/05 (Codice dell'amministrazione digitale) i cittadini e le imprese hanno diritto a richiedere ed ottenere l'uso delle tecnologie telematiche nelle comunicazioni con le pubbliche amministrazioni, con le società, interamente partecipate da enti pubblici o con prevalente capitale pubblico, e con i gestori di pubblici servizi. Ai sensi dell'art. 65 del citato D.Lgs.vo n. 82/05, le istanze e le dichiarazioni presentate alle pubbliche amministrazioni per via telematica sono valide se sono trasmesse dall'autore mediante la propria casella di posta elettronica certificata purché le relative credenziali di accesso siano state rilasciate previa identificazione del titolare, anche per via telematica secondo modalità definite con regole tecniche adottate ai sensi dell'articolo 71, e ciò sia attestato dal gestore del sistema nel messaggio o in un suo allegato";
considerato che:
l'articolo 3 del codice di amministrazione digitale (di cui al decreto legislativo n. 82 del 2005) prevede che il cittadino ha diritto di chiedere e ottenere i servizi telematici dalla pubblica amministrazione, pena il rivolgersi al giudice;
l'atteggiamento della Provincia autonoma di Trento inficia il rapporto digitale "a chilometro e costo zero" che il cittadino può avere con la pubblica amministrazione,
si chiede di sapere:
se il Governo sia a conoscenza dei fatti esposti;
se il rifiuto della Provincia di Trento non sottintenda la tendenza a considerare la posta certificata un mezzo di comunicazione poco sicuro;
se risulti al Governo che vi siano altre Regioni o Province che usano limitare l'utilizzo della posta elettronica certificata;
quali iniziative intenda assumere per garantire ai cittadini il diritto all'utilizzo della Pec al fine di usufruire dei vantaggi relativi alla corrispondenza con tutti gli uffici della pubblica amministrazione direttamente via e-mail, senza dover più produrre copie di documentazione cartacea, ma soprattutto senza doversi presentare personalmente agli sportelli.
(4-07424)
LANNUTTI - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca - Premesso che:
si apprende da notizie di stampa che le circolari diffuse nei diversi istituti relativamente agli esami di recupero citano la "direttiva Fioroni", risalente a sei anni fa, la quale comporta un calendario autonomo per le date: ad esempio nel Veneto gli esami di recupero saranno in agosto, a Roma in luglio, in altre città addirittura a giugno;
scrive Corrado Zunino per "La Repubblica": «Sta crescendo una nuova esigenza nella scuola italiana: comprimere la stagione del recupero sulle materie insufficienti, che poi è quella estiva. Il 9 giugno si chiude l'anno scolastico in corso ed entro il 31 agosto negli istituti secondari superiori dovrà essere completato l'intero ciclo del "recupero": una volta era l'esame di riparazione, ma dal 1995 - ministro D'Onofrio, centrodestra - è diventato, almeno nominalmente, un esame per far rientrare i debiti formativi. La compressione temporale - il "giudizio sospeso" va chiuso, promuovendo o bocciando, entro il 31 agosto - è in verità un'altra cosa antica: decreto del ministro Fioroni (2006), lui del centrosinistra prodiano, ma i provveditorati regionali e le singole scuole non l'avevano mai recepito. Bene, in queste ore l'ufficio scolastico del Veneto ha diffuso alle scuole del suo territorio una circolare in cui ricorda la vecchia "direttiva Fioroni" e la rinnova chiedendo di "sciogliere i giudizi sospesi" tassativamente entro il 31 agosto. Fin qui, nonostante la riforma, non era stato così. Gli scritti e gli orali di recupero spesso smarginavano a settembre, chiudendosi entro il 5, 6. Per attendere l'esito, non era raro, si andava a ridosso dell'apertura della nuova stagione (nel 2011, per ricordare, si era ripartiti il 19 settembre e alcune classi erano ancora da formare perché non si conosceva il numero dei promossi a settembre). Il provveditorato del Veneto, dove fino allo scorso gennaio il responsabile dell'ufficio scolastico era Carmela Palumbo, oggi direttore generale per l'autonomia scolastica al ministero dell'Istruzione, ha sancito lo "stop" delle proroghe: la stagione 2011-2012 si deve chiudere entro il 31 agosto. Questo significa che i professori saranno richiamati al lavoro a partire dal 20 agosto e che i ragazzi dovranno anticipare la preparazione sulle materie lacunose. Con la riforma D'Onofrio e i successivi aggiustamenti si è stabilito che le singole scuole, nella loro autonomia, possono decidere i tempi di recupero e, soprattutto, devono organizzare corsi tenuti dagli insegnanti che hanno "rimandato" o da docenti esterni. I crediti formativi devono essere recuperati nella stessa estate, e questo è stato un aggiustamento del periodo Fioroni (ribadito dalla Gelmini) quando "la D'Onofrio" consentiva di riparare in più stagioni. Oggi chi non colma subito i vuoti nelle due-tre materie insufficienti resta nella classe di provenienza. Il provveditore del Piemonte, Francesco De Sanctis, non ha emanato circolari stringenti sui tempi, ma spiega: "Faremo il possibile per chiudere la questione recuperi entro il 31 agosto". Uno dei motivi che renderebbero importante l'anticipazione, dice De Sanctis, "è la fine di molti contratti precari degli insegnanti proprio il 31 agosto". In altre realtà - Toscana e Liguria - si resta con gli esami da fare nei primi giorni di settembre. In regioni come il Lazio, e lo stesso Piemonte, ha preso piede il "recupero" a fine luglio, a chiusura dei corsi interni organizzati. In alcune scuole addirittura a fine giugno. Ma l'anticipo degli esami di riparazione sta creando problemi nelle scuole. Per gli insegnanti la finestra delle ferie di agosto è maggioritaria: le scuole, in quel periodo, sono sicuramente chiuse. Ester Iannis, preside dell'Isis Malignani di Udine, dice: "Negli istituti di grandi dimensioni non si riuscirà a conciliare le esigenze di prof, presidi, studenti e familiari". Andrea Carletti, dirigente del liceo Copernico di Udine: "Potremo recuperare le ferie nei primi giorni di settembre". È duro Mario Rusconi, preside del liceo (romano) Newton e vicepresidente dell'Associazione nazionale presidi: "La forzatura del Veneto è una forma di federalismo scolastico vietato dalla Costituzione. Il decreto Fioroni non impone nulla, indica, e far riavviare le scuole italiane il 20 agosto è un'impresa impossibile. Rischiamo la proliferazione di finti certificati medici, inviati dagli insegnanti"»;
considerato che la sospensione del giudizio, introdotta dal ministro pro tempore Giuseppe Fioroni, indica la possibilità data al consiglio di classe di sospendere il giudizio finale di una o più materie nelle quali lo studente non è riuscito a raggiungere la sufficienza (sei decimi). In questo modo lo studente non viene ammesso alla classe successiva, ma gli viene data la possibilità di seguire corsi di recupero attivati prima dell'inizio del nuovo anno scolastico, e alla fine di essi viene sottoposto ad una prova orale e ad una scritta. L'esito positivo significa l'ammissione alla classe successiva, mentre l'esito negativo viene discusso da un ulteriore consiglio di classe che determinerà l'ammissione o meno alla classe successiva,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo intenda chiarire come possono gli alunni avere il tempo di studiare per recuperare le materie su cui sono insufficienti, quando per i relativi esami sono previste date tra il mese di giugno e luglio, così vicine alla fine delle lezioni scolastiche;
quali iniziative intenda assumere - pur nel rispetto delle competenze attribuite alle Regioni dal Titolo V della Carta costituzionale, nonché dell'inviolabile principio dell'autonomia scolastica - al fine di permettere agli studenti di prepararsi per un reale recupero delle materie in cui hanno registrato insufficienze di preparazione, anche adottando linee di indirizzo volte a chiarire e/o uniformare definitivamente tempi e modalità di svolgimento di detti esami di recupero.
(4-07425)