MALAN (PdL). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MALAN (PdL). Approfitto anch'io della pazienza dell'ottimo sottosegretario Malaschini per sollecitare una risposta alle interrogazioni 3-02688 e 3-02689, presentate il 29 febbraio scorso e riguardanti le minoranze religiose.
Un parere del Consiglio di Stato, inopinatamente richiesto dall'Ufficio affari di culto del Ministero dell'interno, ha stabilito che le nomine dei ministri di culto devono essere approvate solo quando a queste corrisponda un numero di fedeli pari almeno a 500. Sottolineo che si è applicata una modifica in peggio della legge del 1929 sui cosiddetti culti ammessi che lei, signor Presidente, ben conosce e tanto ha fatto per superare, nonché del regio decreto dell'anno seguente.
Tale limite numerico in nessun modo era compreso nella legge, e con buona ragione, in quanto le minoranze religiose, proprio in quanto minoranze, per raccogliere 500 persone devono evidentemente insistere su ambiti enormemente più ampi di quanto accada per la Chiesa cattolica, che è di amplissima maggioranza nel nostro Paese.
Il Consiglio di Stato in questo suo parere giustifica la scelta di tale numero con il fatto che all'incirca corrisponde alle più piccole comunità cattoliche con parroco residente, cosa che seppur fosse vera sarebbe assurda perché, proprio in quanto minoranze, hanno un'estensione territoriale molto più ampia.
Nella mia interrogazione chiedevo ai Ministri competenti, in particolare al Ministro dell'interno, se intende applicare questo parere, peggiorando dopo oltre 80 anni la situazione delle confessioni minoritarie, o se intende rispettare la Costituzione e disapplicare tale parere.
L'altra interrogazione si riferisce ad una legge della Regione Lombardia che prevede degli aggravi particolari per i cambi di destinazione d'uso, se la destinazione d'uso è di «locale di culto», con ciò contravvenendo in modo quasi da manuale, proprio come un esempio che speravo fosse teorico, all'articolo della Costituzione che prevede che non vi siano particolari aggravi per le confessioni religiose e per la pratica della loro attività.
Vorrei sollecitare una risposta a queste interrogazioni, che seppur recenti non sono affatto peregrine, dato che, in presenza di questo fantomatico e purtroppo pervenuto parere del Consiglio di Stato, già da un anno e mezzo i ministri di culto non si vedono approvate le loro nomine perché qualcuno presso il Ministero dell'interno si è inventato questa procedura che, riguardando diritti fondamentali previsti dalla Costituzione, non doveva essere seguita.