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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 717 del 02/05/2012


VIESPOLI (CN:GS-SI-PID-IB-FI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

VIESPOLI (CN:GS-SI-PID-IB-FI). Signor Presidente, il Gruppo di Coesione nazionale voterà a favore del provvedimento, e lo farà, a maggior ragione, dopo che il Parlamento, con il contributo anche del nostro Gruppo, ha ritenuto di eliminare dal provvedimento il comma 2 dell'articolo 1.

L'inserimento di tale comma - lo voglio dire brevemente e per inciso - è testimonianza di un errore politico da parte del Governo: un errore così marchiano che il Parlamento, legittimamente e giustamente, ha ritenuto di evitarlo, per almeno due ordini di ragioni. Intanto, per ragioni di equità, perché intervenire in un contesto come quello che stiamo attraversando estrapolando dalla vicenda dell'impatto della riforma pensionistica un pezzo soltanto, e neanche quello più rilevante sul terreno del disagio e sul terreno economico e sociale, è sbagliato. È evidente infatti che il tema dell'impatto sociale della riforma previdenziale va considerato organicamente, interamente, senza estrapolazioni, tenendo conto dell'errore che è stato fatto di intervenire senza considerare la gradualità che ogni intervento a carattere pensionistico e di riforma pensionistica deve inevitabilmente portare con sé: altrimenti, il risultato è quello degli esodati, è l'incapacità di capire persino la dimensione del problema e del fenomeno, lasciando tante persone, che già si trovano in una condizione di incertezza e di precarietà, con un orizzonte ancora più incerto e ancora più precario. Poi, per una ragione di sostenibilità finanziaria della norma, che richiamava anche ad una tecnica legislativa che di per sé creava qualche difficoltà, nella misura in cui lo stesso Servizio studi del Senato ha attenzionato la questione sul terreno della copertura finanziaria, o comunque della congruità dell'intervento dal punto di vista finanziario.

Credo quindi che il Parlamento abbia fatto bene ad intervenire - al di là del merito e comunque anche nel merito - sopprimendo il comma 2 dell'articolo 1 e a restituire il provvedimento alla sua impostazione fondamentale, relativa al tema del credito, al tema delle banche, all'esigenza di costruire percorsi capaci di determinare un passo in avanti fondamentale a proposito della grande questione che tutti abbiamo di fronte, a cominciare dal sistema produttivo e delle famiglie: quella cioè dell'accesso al credito, della liquidità, della possibilità che le banche svolgano, soprattutto in una situazione di criticità, una funzione che va ben oltre quella che normalmente dovrebbero svolgere. Questo soprattutto se, come è stato correttamente sottolineato, il sostegno al sistema del credito è tale da consentire una corrente di credito verso il sistema produttivo e verso il sistema delle imprese, che non ha l'alibi dell'assenza e della carenza di risorse, visto il contributo di carattere europeo e considerata l'esigenza che, tra l'investimento finanziario e l'investimento produttivo, tutti dobbiamo spingere in direzione del secondo.

Il provvedimento è positivo, e su di esso voteremo favorevolmente, proprio perché introduce, anche attraverso il dibattito che si è sviluppato in Commissione e l'attività emendativa che si è concretizzata rispetto al testo originario, dei punti di avanzamento che cercano in qualche modo di rispondere alle esigenze delle banche dal punto di vista del loro intervento sul terreno delle commissioni, sul terreno delle risorse, in termini di istruttoria e quant'altro e, contemporaneamente, di determinare condizioni di regolamentazione per evitare che si vada oltre il consentito, come purtroppo in alcuni casi, per non dire in molti, si è verificato.

Ma c'è di più: noi riteniamo - o ci auguriamo - che la positività del provvedimento stia soprattutto in itinere, cioè riteniamo positivi il riferimento all'Osservatorio del credito ed il superamento di una sorta d'impostazione prefettizia che era stata data al precedente Osservatorio, quello del 2009, che pure aveva il significato positivo di riportare nella dimensione del territorio il controllo sui flussi e sull'erogazione del credito.

Realizzare quest'Osservatorio credo sia utile perché c'è un riferimento in particolare, quello al merito del credito in relazione alle questioni locali, che rappresenta il motivo per il quale lo guardiamo anche in prospettiva, nella sua capacità concreta di muoversi e di operare. Molte volte, infatti, il problema non è soltanto relativo al costo, ma alla cultura del credito, soprattutto del sistema produttivo micro, che ha la necessità di essere accompagnato nel rapporto con il credito stesso. Sovente, infatti, è la scelta tecnica, più del costo del credito, a determinare problematicità, quando l'accesso al credito non è tecnicamente accompagnato e determina operazioni a breve, più che a medio e lungo termine, con il risultato di immobilizzare la piccola impresa, gravandola di oneri finanziari insostenibili. Questo provoca quelle condizioni che, al di là della commissione e dello stesso tasso, costituiscono spesso le motivazioni dell'incapacità della piccola impresa di utilizzare positivamente il sistema e l'intervento del credito.

Non riteniamo certamente che quest'intervento sia esaustivo - né d'altra parte avrebbe potuto esserlo - con riferimento ad una problematica straordinaria e fondamentale. Neppure riteniamo che esso vada nella direzione di affrontare la grande questione che tutti stiamo discutendo, cioè come avvenga l'immissione di liquidità, non soltanto com'è già stato fatto, attraverso la «bancabilità» dei crediti nei confronti della pubblica amministrazione. Qualche passo in avanti in tale direzione è stato fatto, per rendere appunto «bancabile» il credito, in particolare da parte del piccolo sistema produttivo. Ma resta aperta la grande questione relativa a come determinare un intervento su una massa finanziaria enorme, che può immettere liquidità nel sistema produttivo.

Ora, mi permetto di ricordare - in particolare ai componenti della Commissione bilancio, ad iniziare dal Presidente - che almeno un anno e mezzo fa, durante il dibattito in Commissione, fu approvato un emendamento a prima firma del senatore Fleres, che andava esattamente nella direzione di individuare una soluzione per il problema dei crediti vantati nei confronti della pubblica amministrazione. Quell'emendamento in Commissione fu persino approvato, salvo essere riassorbito in negativo all'interno dell'ennesimo maxiemendamento che fu sottoposto ad un voto di fiducia e con il quale si evitò di affrontare il problema. Si diceva, infatti, che era insostenibile sul terreno del riconoscimento stesso, in quanto sul debito avrebbe avuto un impatto che non si sarebbe potuto fronteggiare.

Il problema resta e la questione è del tutto aperta, pertanto bisogna cercare di affrontarli quanto prima. Già da qualche mese abbiamo presentato un disegno di legge in tal senso, e ci auguriamo che, al di là delle tendenze elettoralistiche, si trovino il rigore, la volontà, la serietà e la capacità di affrontare la questione, che è una di quelle dirimenti per determinare la svolta sul terreno della crescita e dello sviluppo. (Applausi dal Gruppo CN:GS-SI-PID-IB-FI e della senatrice Rizzotti).