Caricamento in corso...
 
 
Versione ePub

Versione HTML base



Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 717 del 02/05/2012


DE ANGELIS (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DE ANGELIS (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Signor Presidente, desidero innanzitutto annunciare che il Gruppo Per il Terzo Polo:ApI-FLI voterà a favore di questo provvedimento.

Anche noi abbiamo contribuito alla soppressione del comma 2 dell'articolo 1, e di questo siamo felici, anche perché abbiamo ridato comunque centralità al Parlamento. Di una cosa, però, non siamo particolarmente soddisfatti: noi pensavamo che nell'ambito di questo provvedimento si trovasse non dico la soluzione, ma almeno un aiuto per quel 95 per cento di piccole e medie imprese che rappresenta praticamente la totalità di quelle italiane ed è fatto di gente che va a lavorare, al di là di quell'articolo 18 sul quale oggi sono incentrati, anche a livello mediatico, una grande discussione dell'opinione pubblica ed un profondo confronto tra Parlamento, forze politiche, Governo e parti sociali.

Il problema che oggi stiamo discutendo è quello centrale relativo alla piccola e media impresa e a quel discorso microeconomico di cui parlavano anche altri colleghi. Infatti il problema serio di questa piccola e media azienda sta purtroppo e tragicamente venendo agli occhi di tutti su televisioni e giornali. Mi riferisco al tragico esempio di molti imprenditori che vivono l'azienda, il lavoro e il confronto giornaliero con i lavoratori e con le famiglie dei loro occupati, che cercano di risolvere il problema, senza però riuscirvi, e non avendo una soluzione, come vediamo in questi giorni, scelgono come forma ultima il suicidio.

Questo è un problema che andrebbe risolto, e mi auguro che in questo provvedimento ci fossero delle norme volte in qualche modo a risolverlo. Non è un problema che si può risolvere con emendamenti di politica centralistica, dicendo che il tasso deve essere quello e che le spese di commissione possono essere altre. Viviamo in una situazione di libero mercato, e in un momento come questo, in cui l'Europa finanzia le banche all'1 per cento e le banche comprano titoli pubblici, deve esserci spazio anche per il credito alla piccola e media impresa.

C'è una forma delle aziende italiane che configura un dumping all'incontrario rispetto alle aziende straniere. Noi abbiamo infatti il restringimento del credito; il costo del credito è più alto rispetto a quello delle aziende europee e c'è un costo dell'energia che giorno dopo giorno aumenta rispetto alle aziende europee. C'è un problema che è ormai atavico e strutturale: abbiamo un deficit infrastrutturale che rende ancora più difficile fare azienda in questo momento. È chiaro allora che il Governo deve oggi impegnarsi in un ragionamento con l'ABI per far sì che possa esserci un'apertura da parte delle banche verso la piccola e media impresa.

Non possiamo risolvere il problema approvando un emendamento che prevede che nel caso di sconfinamenti fino a 500 euro non si applichi la commissione: non è quello il problema. Voi sapete che c'è la morte civile per chi fa un assegno scoperto perché dopo tre giorni c'è il protesto immediato e quell'imprenditore non può più fare assegni.

È una situazione di una gravità estrema: o il Governo capisce che deve farsi carico presso l'ABI di forme di intervento verso la piccola e media impresa o il sistema più va avanti e più ci sarà un'emorragia dura, seria e vera nei confronti della piccola e media impresa.

Lo stesso ragionamento riguarda i ritardati pagamenti della pubblica amministrazione. Un anno e mezzo fa, come Terzo Polo, predisponemmo un emendamento, votato anche dal collega Fleres, che fu poi approvato. Il Governo non lo inserì però nel maxiemendamento per problemi di copertura. Sento le proposte che si stanno facendo rispetto a questa problematica e non riesco a capire, se c'è uno scambio tra coloro che sono creditori nei confronti dello Stato nel senso che non paghino le tasse a fronte di quello che debbono avere dallo Stato, come si potrà trovare la copertura. È un problema serissimo che dovrà essere affrontato, che si somma a tutti gli altri piccoli problemi di tantissime piccole e medie aziende, quel mondo microeconomico che è tipico e sistematico dell'Italia.

Mi auguro che, come già detto (e ricordo che abbiamo approvato anche una mozione rispetto al problema dei ritardati pagamenti della pubblica amministrazione), che lo Stato si faccia carico di questa mediazione con l'ABI e si possa iniziare un percorso virtuoso, di apertura di credito nei confronti della piccola e piccolissima azienda, che soffre veramente grossissimi problemi di credito. Ci sono centinaia di migliaia di aziende, in Italia, che sono al limite del collasso: c'è bisogno di un intervento da parte dello Stato. (Applausi del senatore Milana).