BUGNANO (IdV). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BUGNANO (IdV). Signor Presidente, inizio la mia dichiarazione di voto anticipando che il Gruppo dell'Italia dei Valori esprimerà un voto contrario nei confronti del provvedimento in esame nel suo complesso.
È stato detto da più parti che non vi era assolutamente l'urgenza... (Brusìo).
PRESIDENTE. Colleghi, facciamo parlare la senatrice Bugnano. Vi ricordo che siamo in fase di dichiarazioni di voto.
BUGNANO (IdV). Abbiamo detto in tanti che il provvedimento non rivestiva assolutamente i caratteri dell'urgenza tali da giustificare un decreto-legge, ma soprattutto conteneva in due soli commi disposizioni che riteniamo assolutamente deleterie per il nostro ordinamento, sia dal lato economico che da quello istituzionale. Mi riferisco in particolare al comma 2 dell'articolo 1 che, grazie al voto dell'Aula, è stato eliminato.
Desidero brevemente ricordare di che cosa si trattava, essendo questa una bocciatura significativa che l'Aula ha voluto attribuire al provvedimento, in qualche modo ristabilendo il ruolo dei parlamentari.
Desidero ricordare che detta norma gridava vendetta. Grazie a Dio, l'Aula ha ripreso il suo ruolo iniziando dalla votazione dell'ordine del giorno presentato dal senatore Malan. Successivamente, grazie anche all'emendamento soppressivo a prima firma del senatore Belisario, siamo riusciti a ristabilire un minimo di giustizia. Sarebbe stato veramente bizzarro se in questo momento di difficoltà economica del nostro Paese, in cui abbiamo il problema degli esodati che ormai tutti conoscono, si fosse arrivati ad approvare quel provvedimento. Voglio, quindi, ringraziare tutti i colleghi dell'Aula che, grazie anche ad una sollecitazione del senatore Li Gotti e del Gruppo dell'Italia dei Valori, hanno votato secondo coscienza e, a mio parere, in modo molto corretto.
È rimasto, comunque, il comma 1 che riguarda le commissioni delle banche. Il senatore Lannutti nei suoi interventi ricorda sempre come in questo momento manchi il sostegno alle piccole e medie imprese da parte delle banche, benché queste abbiano ricevuto moltissimi denari da parte della BCE. Nonostante ciò, esse continuano a rendere difficoltoso l'accesso ai finanziamenti da parte delle piccole e medie imprese. Certamente era stato sbagliato vietare per legge l'applicazione delle commissioni bancarie con una formulazione così drastica e mal congegnata com'era stato fatto in precedenza, ma tentare oggi di ripristinare la possibilità di inserire tali commissioni in questo modo è altrettanto sbagliato, anche perché ci ritroviamo in un momento economico in cui non solo i consumatori ma anche, lo ripeto, le piccole e medie imprese, che sono il nerbo della nostra economia, si trovano strozzate.
Sul versante dei tassi di interesse abbiamo la conferma - questi sono i risultati di diverse indagini condotte recentemente anche dalla Commissione europea, che, tra l'altro, sono stati confrontati con quelli di altre Nazioni - che i nostri tassi di interesse sono altissimi. Relativamente ai nuovi finanziamenti erogati alle imprese non finanziarie, possiamo dire tranquillamente che le condizioni economiche in Italia sono peggiorate nettamente negli ultimi due anni. Il dato certo che abbiamo è che nel 2010 i tassi di interesse pagati dalle nostre imprese, se paragonati a quelli degli altri principali Paesi dell'area euro, sono certamente più alti.
A gennaio 2012, quindi molto recentemente, il tasso medio degli interessi sui finanziamenti alle imprese è stato pari al 4,1 per cento, contro il 3,5 della Spagna, il 3,3 della Francia e il 2,9 della Germania. La situazione italiana, sotto il profilo del rapporto tra le banche e dell'accesso ai finanziamenti per le piccole e medie imprese, possiamo dirlo, è assolutamente critica. I vertici dell'ABI addirittura si erano dimessi o avevano dichiarato che lo avrebbero fatto quando era stata abrogata la possibilità di applicare le commissioni. Ebbene, si è ritenuto di provvedere immediatamente e d'urgenza con questo provvedimento, mentre in realtà questo Governo non sta trovando nessuna soluzione concreta per risolvere un altro problema, non strettamente attinente a quello di cui stiamo parlando, ma che a noi dell'Italia dei Valori è molto caro. Abbiamo anche formalizzato diversi atti in quest'Aula perché si andasse verso una sua soluzione: parlo della risoluzione del problema dei crediti nei confronti della pubblica amministrazione.
Signor Presidente, per i motivi che ho elencato velocemente, ed esprimendo e rinnovando la nostra soddisfazione per l'abrogazione del comma 2 dell'articolo 1 del decreto-legge in esame, dichiaro il voto contrario del mio Gruppo. (Applausi dal Gruppo IdV).