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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 717 del 02/05/2012


MALAN (PdL). Signor Presidente, più che svolgere un intervento ordinario di riflessione sul provvedimento che stiamo affrontando, vorrei avere qualche chiarimento.

Il primo chiarimento è di carattere più che generale. Vorrei capire qual è l'argomento di questo provvedimento, perché né nel titolo, né nella premessa che tutti i decreti‑legge hanno (che spiegano qual è la straordinaria necessità e urgenza del provvedimento stesso) viene menzionato alcun argomento. Semplicemente, ci sono i riferimenti delle norme che vengono modificate dal provvedimento.

A giudicare dagli interventi che si sono ascoltati e, in particolare, dal comma 1 dell'articolo 1 l'argomento sembra riguardare le banche e il credito. Allora, però, non si capisce cosa c'entri il comma 2 dello stesso articolo, che non ha a che fare né con le banche, né con il credito. In attesa di sapere qual è l'argomento, mi pare di capire che, qualunque esso sia, vi sia una palese disomogeneità nelle sole tre piccole parti di questo provvedimento, ossia la lettera a), la lettera b) del comma 1, e il comma 2, su cui mi soffermo.

L'enigmatico comma 2 dell'articolo 1 introduce delle norme che modificano, o quanto meno precisano, gli effetti del cosiddetto decreto salva Italia, per quanto riguarda aspetti previdenziali. Altro aspetto che si comprende facilmente è che esso riguarda persone che percepivano, prima del tetto imposto con un emendamento di origine parlamentare agli alti compensi della pubblica amministrazione, compensi superiori ai 298.000 euro l'anno. Queste norme sono a tutela della loro posizione pensionistica, che difficilmente potremmo definire di bisogno.

Non si è mai capito quanti sono i soggetti coinvolti, il perché di questa norma e il perché una norma analoga debba tutelare soltanto quei soggetti e non altri; ad esempio, tra coloro che sono stati colpiti dal tetto ai compensi della pubblica amministrazione, ci chiediamo perché salvaguardare coloro che hanno le caratteristiche richieste dal comma 2 e non altri. Coloro che non sono stati tutelati da questa norma e faranno ricorso non lo vedranno forse accolto con ulteriori oneri per la pubblica amministrazione? Inoltre, non soltanto a coloro che si vedono il compenso ridotto da interventi legislativi come questo, che limita i compensi nella pubblica amministrazione, può capitare di avere, negli ultimi due-tre anni della loro carriera, compensi inferiori a quelli percepiti in precedenza. Perché i soggetti inclusi nel comma 2 dell'articolo 1 vengono tutelati ed altri no? Questo è difficile da spiegare a tutti coloro che, anziché passare da 500.000 a 300.000 euro all'anno, sono passati da 50.000 a 30.000 euro o da 30.000 a 20.000 euro. Perché, poverini, tuteliamo quelli che scendono da 500.000 a 300.000 euro e non quelli che scendono da 30.000 a 20.000 euro?

Sono domande che abbiamo posto anche in sede di parere in Commissione affari costituzionali; se ricordo bene lo abbiamo fatto il 3 aprile. Circa 10 giorni dopo in Commissione un Sottosegretario ha riferito che purtroppo non era stato possibile avere i chiarimenti richiesti perché l'intero Ministero dell'economia, che credo abbia più di 3 o 4 dipendenti (forse anche più di 3.000 o 4.000), era impegnato su un altro provvedimento.

Spero di avere oggi questi chiarimenti, nel qual caso sarò felice di ritirare l'emendamento soppressivo del comma 2, il cui contenuto non capisco e dal poco che capisco non mi sembra particolarmente equo rispetto ad altre situazioni. Pertanto ho qualche difficoltà a votarlo, specialmente in un momento in cui le norme del decreto salva Italia hanno colpito in modo assai problematico molti altri lavoratori o ex lavoratori. Gli esodati sono solo uno dei casi. Su questi però c'è stato l'impegno del Governo, in sede di discussione del decreto di proroga dei termini, ad affrontare globalmente il problema onde evitare interventi disordinati. È una posizione, espressa nelle Commissioni riunite dalla ministro Fornero, che ho perfettamente condiviso. Trovo tuttavia difficile spiegare a coloro che sono a tutt'oggi in attesa della risoluzione del problema - parliamo degli esodati, ma ve ne sono anche altri - come mai per altre posizioni si è addirittura ricorsi al decreto-legge, non accontentandosi di una soluzione che invece attende altri.

Mi meraviglio anche che non sia stato possibile specificare - ho letto i Resoconti della Commissione di merito - quanti siano i soggetti coinvolti dal comma 2 e mi meraviglio altresì che, pur non sapendo a quanti soggetti è rivolta una norma palesemente onerosa, gli oneri vengano ritenuti trascurabili. Se un parlamentare presenta un emendamento in cui gli oneri sono certi, magari di poche migliaia di euro, la Commissione bilancio non lo accoglie se non c'è la copertura, anche se minima. In questo caso abbiamo un provvedimento oneroso, senza copertura, disomogeneo rispetto al resto del testo (cioè l'unico altro comma), di dubbia equità, che vorrei vedere chiarito. Per questo ho presentato anche un ordine del giorno che chiede al Governo di risolvere il problema che viene affrontato dal comma 2, che ho più volte citato, contestualmente agli altri.

Risolviamo la questione di coloro il cui problema è trovarsi senza stipendio e senza pensione non dico prima, ma insieme a quella di coloro il cui problema verosimilmente è quello di non rischiare che la loro pensione scenda in prospettiva da 400.000 a 360.000-370.000 euro. Direi che, quanto meno, sarebbe logico vederli andare di pari passo, tanto più che da parte del Governo c'era stato un impegno proprio in questo senso. (Applausi del senatore Alicata).

PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione generale.

Ha facoltà di parlare il relatore, senatore Bubbico.