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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 717 del 02/05/2012


Discussione del disegno di legge:

(3221) Conversione in legge del decreto-legge 24 marzo 2012, n. 29, concernente disposizioni urgenti recanti integrazioni al decreto-legge 24 gennaio 2012, n. 1, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 marzo 2012, n. 27, e al decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214 (Relazione orale)(ore 12,03)

Approvazione, con modificazioni, con il seguente titolo: Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 24 marzo 2012, n. 29, concernente disposizioni urgenti recanti integrazioni al decreto-legge 24 gennaio 2012, n. 1, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 marzo 2012, n. 27, e al decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 3221.

I relatori, senatori Bubbico e Vicari, hanno chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni, la richiesta si intende accolta.

Pertanto, ha facoltà di parlare il relatore, senatore Bubbico.

BUBBICO, relatore. Signor Presidente, il disegno di legge n. 3221 è relativo alla conversione in legge del decreto-legge n. 29 del 2012, concernente disposizioni urgenti recanti integrazioni al decreto-legge n. 1 del 2012.

Il provvedimento è stato esaminato dalla Commissione industria del Senato, che ha accolto alcune proposte di modifica che verranno illustrate. In particolare, si segnala che l'esame da parte della Commissione è avvenuto dopo che è stato svolto un breve ciclo di audizioni dei principali soggetti interessati al provvedimento, tra cui l'Autorità garante della concorrenza e del mercato, la Banca d'Italia, l'Associazione bancaria italiana, Confindustria, Rete Impresa Italia e le associazioni dei consumatori. Il ciclo di audizioni ha consentito di raccogliere utili elementi informativi per la valutazione che la Commissione ha operato sugli emendamenti presentati.

Le principali modifiche apportate al provvedimento riguardano la tutela del credito nei confronti delle famiglie e delle imprese. In particolare, l'Osservatorio sull'erogazione del credito da parte delle banche alle imprese, già previsto dal decreto‑legge, viene potenziato con riferimento all'opportunità di monitorare l'erogazione del credito e le relative condizioni applicate dalle banche alla clientela con riguardo non solamente alle imprese, ma anche alle famiglie consumatrici.

Nel corso dell'esame del provvedimento è stata altresì rivista la composizione dello stesso Osservatorio e i compiti ad esso affidati. In particolare, è stata garantita la rappresentanza delle associazioni dei consumatori, dell'ABI e delle imprese maggiormente rappresentative a livello nazionale, nonché di un rappresentante degli organismi finanziari regionali. Per quanto riguarda le competenze, invece, l'Osservatorio dovrà monitorare attraverso la raccolta di apposite informazioni non solo l'erogazione del credito, ma anche le relative condizioni praticate.

L'Osservatorio potrà comunicare i dati raccolti in un apposito dossier messo a disposizione delle istituzioni e dei soggetti interessati.

Tra le principali novità introdotte dalla Commissione, si segnala inoltre la possibilità per i prefetti di comunicare all'arbitro finanziario, già istituito e competente per i diversi territori, eventuali anomalie riscontrate in relazione a specifiche situazioni relative alle condizioni di erogazione del credito o di diniego da parte degli istituti bancari. Sostanzialmente si affida ai prefetti il potere di segnalare all'arbitro circostanze particolari rispetto alle quali esso spesso deve pronunciarsi in tempi molto rapidi.

Per quanto riguarda invece le famiglie è stato approvato un emendamento relativo agli sconfinamenti di importo pari o inferiore a 500 euro, a condizione che abbiano una durata non superiore a sette giorni e che lo sconfinamento non si verifichi per più di una volta in un trimestre bancario. In quel caso, gli sconfinamenti non sono soggetti a commissione da parte delle banche.

A parere dei relatori il provvedimento giunge all'esame dell'Aula rafforzato dalle integrazioni operate in Commissione tanto da risultare più congruo rispetto alle esigenze di tutela del credito per le famiglie e le imprese. (Brusìo).

PRESIDENTE. Colleghi, se continua questo brusìo sarò costretto a sospendere la seduta.

Ha facoltà di intervenire la relatrice, senatrice Vicari. Ne ha facoltà.

VICARI, relatrice. Signor Presidente, mi rimetto alla relazione del senatore Bubbico.

PRESIDENTE. Comunico che è stata presentata la questione pregiudiziale QP1.

Ha chiesto di intervenire il senatore Vallardi per illustrarla. Ne ha facoltà.

VALLARDI (LNP). Signor Presidente, signor rappresentante del Governo, onorevoli colleghi, intervengo su questa pregiudiziale perché credo che il Governo, con l'utilizzo della normativa d'urgenza, abbia varato, tra lo scorso mese di dicembre e la fine di gennaio, un processo di stabilizzazione finanziaria e di liberalizzazione di alcuni settori rilevanti dell'economia del nostro Paese operando ai limiti del rispetto delle garanzie costituzionali e generando evidenti criticità. Il presente decreto-legge, sia nel merito che nelle modalità di adozione, secondo il Gruppo della Lega Nord è manifestamente incostituzionale.

Il Governo, al fine di evitare che le disposizioni introdotte durante l'esame parlamentare della legge di conversione del decreto-legge del gennaio 2012, in merito alla nullità delle clausole inserite nei contratti bancari che prevedano commissioni a favore delle banche, producessero i loro effetti, anche soltanto per un giorno, ha deciso di pubblicare nella stessa Gazzetta Ufficiale sia la legge di conversione del decreto-legge originario sia il decreto-legge correttivo, violando in questo modo il rispetto del principio cronologico delle fonti del diritto.

In Commissione affari costituzionali, nel dibattito intercorso durante l'esame dei presupposti di costituzionalità è emerso con chiarezza come la procedura seguita con la contemporaneità nell'entrata in vigore della legge di conversione del decreto-legge del gennaio 2012 e del decreto correttivo sia stata una vera e propria forzatura dell'Esecutivo, dettata unicamente da una logica di tutela degli interessi degli istituti bancari, cosa che ultimamente con questo Governo va parecchio di moda.

Il Presidente della Repubblica, nell'atto di promulgazione del decreto-legge 24 gennaio 2012, n. 1, il cosiddetto decreto liberalizzazioni, aveva ribadito nuovamente come sia fondamentale nell'adozione della normativa d'urgenza il rispetto dei presupposti costituzionali.

Le generiche affermazioni contenute nella relazione del Governo non possono in alcun modo giustificare, dal punto di vista costituzionale, il presente provvedimento, composto altresì da disposizioni prive dei presupposti straordinari di necessità e di urgenza richiesti dall'articolo 77 della Costituzione.

È innegabile, signor Presidente, che il Governo in questa fase stia abusando dello strumento della normativa d'urgenza facendo venir meno il presupposto principale dell'eccezionalità del ricorso al decreto-legge quale deroga al principio di rappresentatività, sottraendo, di fatto, al Parlamento l'esercizio della funzione legislativa.

Il Governo Monti prosegue a legiferare sulla spinta di un'urgenza dichiarata in materie che invece meriterebbero un maggiore approfondimento: approfondimento che viene troppo compresso e addirittura negato, anche in sede di conversione in legge dei decreti, sempre più numerosi (lo constatiamo in questa sede).

Il provvedimento, intervenendo su materie in alcun modo assimilabili (disciplina normativa sulle clausole bancarie e trattamento previdenziale di dipendenti pubblici), presenta un contenuto che sicuramente non è omogeneo. L'eterogeneità di contenuto del presente decreto-legge contrasta apertamente con i contenuti dell'articolo 15 della legge 23 agosto 1988, n. 400, di diretta attuazione costituzionale dell'articolo 77 della Costituzione. In base a tale disposizione, infatti, i decreti-legge devono contenere misure di immediata applicazione e il loro contenuto deve essere specifico, omogeneo e corrispondente al titolo (cosa che secondo noi non è avvenuta).

È necessario evidenziare, inoltre, che le disposizioni di cui al comma 2 non recano alcuna copertura finanziaria (questa ci sembra cosa di non poco conto), pur disponendo un beneficio in favore di alcuni soggetti. Infatti, per i soggetti individuati dalla disposizione di cui al comma 2 sembrerebbe conservato integro il regime retributivo.

Tale disposizione appare anche palesemente in contrasto con il principio di cui all'articolo 2 della Costituzione in merito alla pari dignità sociale e uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge, anche alla luce di alcune sentenze della Corte costituzionale, le quali hanno dichiarato illegittime alcune norme che impedivano, nei sistemi pensionistici di tipo retributivo, il computo della base di calcolo secondo trattamenti più elevati percepiti nella propria vita lavorativa.

Si segnala in conclusione che l'operato del Governo appare in contrasto con un ordine del giorno approvato dal Senato, cha ha impegnato il Governo a trattare unitariamente le situazioni previdenziali anomale determinatesi a seguito dell'entrata in vigore del decreto-legge (tanto conosciuto e tanto dibattuto) cosiddetto salva Italia.

Per questo motivo, il Gruppo della Lega Nord chiede di non procedere al dibattito di questo argomento. (Applausi dal Gruppo LNP).

PRESIDENTE. Ricordo che, ai sensi dell'articolo 93 del Regolamento, nella discussione sulla questione pregiudiziale può prendere la parola non più di un rappresentante per Gruppo per non più di dieci minuti.

SERRA (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SERRA (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Signor Presidente, intervengo per annunciare il voto contrario del Gruppo Unione di Centro e Autonomie.

PRESIDENTE. Metto ai voti la questione pregiudiziale QP1, avanzata dal senatore Mazzatorta e da altri senatori.

Non è approvata.