Caricamento in corso...
 
 
Versione ePub Versione PDF (917 KB)

Versione standard



Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 717 del 02/05/2012


RESOCONTO STENOGRAFICO

Presidenza del presidente SCHIFANI

PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 12).

Si dia lettura del processo verbale.

AMATI, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del 26 aprile.

PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato.

Comunicazioni della Presidenza

PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Preannunzio di votazioni mediante procedimento elettronico

PRESIDENTE. Avverto che nel corso della seduta odierna potranno essere effettuate votazioni qualificate mediante il procedimento elettronico.

Pertanto decorre da questo momento il termine di venti minuti dal preavviso previsto dall'articolo 119, comma 1, del Regolamento (ore 12,03).

Discussione del disegno di legge:

(3221) Conversione in legge del decreto-legge 24 marzo 2012, n. 29, concernente disposizioni urgenti recanti integrazioni al decreto-legge 24 gennaio 2012, n. 1, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 marzo 2012, n. 27, e al decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214 (Relazione orale)(ore 12,03)

Approvazione, con modificazioni, con il seguente titolo: Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 24 marzo 2012, n. 29, concernente disposizioni urgenti recanti integrazioni al decreto-legge 24 gennaio 2012, n. 1, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 marzo 2012, n. 27, e al decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 3221.

I relatori, senatori Bubbico e Vicari, hanno chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni, la richiesta si intende accolta.

Pertanto, ha facoltà di parlare il relatore, senatore Bubbico.

BUBBICO, relatore. Signor Presidente, il disegno di legge n. 3221 è relativo alla conversione in legge del decreto-legge n. 29 del 2012, concernente disposizioni urgenti recanti integrazioni al decreto-legge n. 1 del 2012.

Il provvedimento è stato esaminato dalla Commissione industria del Senato, che ha accolto alcune proposte di modifica che verranno illustrate. In particolare, si segnala che l'esame da parte della Commissione è avvenuto dopo che è stato svolto un breve ciclo di audizioni dei principali soggetti interessati al provvedimento, tra cui l'Autorità garante della concorrenza e del mercato, la Banca d'Italia, l'Associazione bancaria italiana, Confindustria, Rete Impresa Italia e le associazioni dei consumatori. Il ciclo di audizioni ha consentito di raccogliere utili elementi informativi per la valutazione che la Commissione ha operato sugli emendamenti presentati.

Le principali modifiche apportate al provvedimento riguardano la tutela del credito nei confronti delle famiglie e delle imprese. In particolare, l'Osservatorio sull'erogazione del credito da parte delle banche alle imprese, già previsto dal decreto‑legge, viene potenziato con riferimento all'opportunità di monitorare l'erogazione del credito e le relative condizioni applicate dalle banche alla clientela con riguardo non solamente alle imprese, ma anche alle famiglie consumatrici.

Nel corso dell'esame del provvedimento è stata altresì rivista la composizione dello stesso Osservatorio e i compiti ad esso affidati. In particolare, è stata garantita la rappresentanza delle associazioni dei consumatori, dell'ABI e delle imprese maggiormente rappresentative a livello nazionale, nonché di un rappresentante degli organismi finanziari regionali. Per quanto riguarda le competenze, invece, l'Osservatorio dovrà monitorare attraverso la raccolta di apposite informazioni non solo l'erogazione del credito, ma anche le relative condizioni praticate.

L'Osservatorio potrà comunicare i dati raccolti in un apposito dossier messo a disposizione delle istituzioni e dei soggetti interessati.

Tra le principali novità introdotte dalla Commissione, si segnala inoltre la possibilità per i prefetti di comunicare all'arbitro finanziario, già istituito e competente per i diversi territori, eventuali anomalie riscontrate in relazione a specifiche situazioni relative alle condizioni di erogazione del credito o di diniego da parte degli istituti bancari. Sostanzialmente si affida ai prefetti il potere di segnalare all'arbitro circostanze particolari rispetto alle quali esso spesso deve pronunciarsi in tempi molto rapidi.

Per quanto riguarda invece le famiglie è stato approvato un emendamento relativo agli sconfinamenti di importo pari o inferiore a 500 euro, a condizione che abbiano una durata non superiore a sette giorni e che lo sconfinamento non si verifichi per più di una volta in un trimestre bancario. In quel caso, gli sconfinamenti non sono soggetti a commissione da parte delle banche.

A parere dei relatori il provvedimento giunge all'esame dell'Aula rafforzato dalle integrazioni operate in Commissione tanto da risultare più congruo rispetto alle esigenze di tutela del credito per le famiglie e le imprese. (Brusìo).

PRESIDENTE. Colleghi, se continua questo brusìo sarò costretto a sospendere la seduta.

Ha facoltà di intervenire la relatrice, senatrice Vicari. Ne ha facoltà.

VICARI, relatrice. Signor Presidente, mi rimetto alla relazione del senatore Bubbico.

PRESIDENTE. Comunico che è stata presentata la questione pregiudiziale QP1.

Ha chiesto di intervenire il senatore Vallardi per illustrarla. Ne ha facoltà.

VALLARDI (LNP). Signor Presidente, signor rappresentante del Governo, onorevoli colleghi, intervengo su questa pregiudiziale perché credo che il Governo, con l'utilizzo della normativa d'urgenza, abbia varato, tra lo scorso mese di dicembre e la fine di gennaio, un processo di stabilizzazione finanziaria e di liberalizzazione di alcuni settori rilevanti dell'economia del nostro Paese operando ai limiti del rispetto delle garanzie costituzionali e generando evidenti criticità. Il presente decreto-legge, sia nel merito che nelle modalità di adozione, secondo il Gruppo della Lega Nord è manifestamente incostituzionale.

Il Governo, al fine di evitare che le disposizioni introdotte durante l'esame parlamentare della legge di conversione del decreto-legge del gennaio 2012, in merito alla nullità delle clausole inserite nei contratti bancari che prevedano commissioni a favore delle banche, producessero i loro effetti, anche soltanto per un giorno, ha deciso di pubblicare nella stessa Gazzetta Ufficiale sia la legge di conversione del decreto-legge originario sia il decreto-legge correttivo, violando in questo modo il rispetto del principio cronologico delle fonti del diritto.

In Commissione affari costituzionali, nel dibattito intercorso durante l'esame dei presupposti di costituzionalità è emerso con chiarezza come la procedura seguita con la contemporaneità nell'entrata in vigore della legge di conversione del decreto-legge del gennaio 2012 e del decreto correttivo sia stata una vera e propria forzatura dell'Esecutivo, dettata unicamente da una logica di tutela degli interessi degli istituti bancari, cosa che ultimamente con questo Governo va parecchio di moda.

Il Presidente della Repubblica, nell'atto di promulgazione del decreto-legge 24 gennaio 2012, n. 1, il cosiddetto decreto liberalizzazioni, aveva ribadito nuovamente come sia fondamentale nell'adozione della normativa d'urgenza il rispetto dei presupposti costituzionali.

Le generiche affermazioni contenute nella relazione del Governo non possono in alcun modo giustificare, dal punto di vista costituzionale, il presente provvedimento, composto altresì da disposizioni prive dei presupposti straordinari di necessità e di urgenza richiesti dall'articolo 77 della Costituzione.

È innegabile, signor Presidente, che il Governo in questa fase stia abusando dello strumento della normativa d'urgenza facendo venir meno il presupposto principale dell'eccezionalità del ricorso al decreto-legge quale deroga al principio di rappresentatività, sottraendo, di fatto, al Parlamento l'esercizio della funzione legislativa.

Il Governo Monti prosegue a legiferare sulla spinta di un'urgenza dichiarata in materie che invece meriterebbero un maggiore approfondimento: approfondimento che viene troppo compresso e addirittura negato, anche in sede di conversione in legge dei decreti, sempre più numerosi (lo constatiamo in questa sede).

Il provvedimento, intervenendo su materie in alcun modo assimilabili (disciplina normativa sulle clausole bancarie e trattamento previdenziale di dipendenti pubblici), presenta un contenuto che sicuramente non è omogeneo. L'eterogeneità di contenuto del presente decreto-legge contrasta apertamente con i contenuti dell'articolo 15 della legge 23 agosto 1988, n. 400, di diretta attuazione costituzionale dell'articolo 77 della Costituzione. In base a tale disposizione, infatti, i decreti-legge devono contenere misure di immediata applicazione e il loro contenuto deve essere specifico, omogeneo e corrispondente al titolo (cosa che secondo noi non è avvenuta).

È necessario evidenziare, inoltre, che le disposizioni di cui al comma 2 non recano alcuna copertura finanziaria (questa ci sembra cosa di non poco conto), pur disponendo un beneficio in favore di alcuni soggetti. Infatti, per i soggetti individuati dalla disposizione di cui al comma 2 sembrerebbe conservato integro il regime retributivo.

Tale disposizione appare anche palesemente in contrasto con il principio di cui all'articolo 2 della Costituzione in merito alla pari dignità sociale e uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge, anche alla luce di alcune sentenze della Corte costituzionale, le quali hanno dichiarato illegittime alcune norme che impedivano, nei sistemi pensionistici di tipo retributivo, il computo della base di calcolo secondo trattamenti più elevati percepiti nella propria vita lavorativa.

Si segnala in conclusione che l'operato del Governo appare in contrasto con un ordine del giorno approvato dal Senato, cha ha impegnato il Governo a trattare unitariamente le situazioni previdenziali anomale determinatesi a seguito dell'entrata in vigore del decreto-legge (tanto conosciuto e tanto dibattuto) cosiddetto salva Italia.

Per questo motivo, il Gruppo della Lega Nord chiede di non procedere al dibattito di questo argomento. (Applausi dal Gruppo LNP).

PRESIDENTE. Ricordo che, ai sensi dell'articolo 93 del Regolamento, nella discussione sulla questione pregiudiziale può prendere la parola non più di un rappresentante per Gruppo per non più di dieci minuti.

SERRA (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SERRA (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Signor Presidente, intervengo per annunciare il voto contrario del Gruppo Unione di Centro e Autonomie.

PRESIDENTE. Metto ai voti la questione pregiudiziale QP1, avanzata dal senatore Mazzatorta e da altri senatori.

Non è approvata.

Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. Colleghi, vorrei concordare con l'Assemblea l'andamento di questa seduta che essendo, come sapete, unica, formalmente non prevede una pausa, salvo valutazioni diverse che vorrei proporre.

Vi sono iscritti a parlare per circa 60 minuti, quindi fino alle ore 13,15. Io ho da pochi minuti convocato la Conferenza dei Capigruppo per le ore 13,30. Se voi siete d'accordo, noi concluderemo - ovviamente - la discussione generale, per poi tenere la Conferenza dei Capigruppo e riprendere la seduta alle ore 14,30 o alle ore 15, come preferite. Vorrei sentire in proposito il parere dei relatori e del Governo.

VICARI, relatrice. Va bene alle ore 14,30.

MALASCHINI, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Concordo con la relatrice.

PRESIDENTE. Così rimane stabilito.

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 3221 (ore 12,20)

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione generale.

È iscritta a parlare la senatrice Fioroni. Ne ha facoltà.

FIORONI (PD). Signor Presidente, onorevoli senatori, signor Sottosegretario, con il decreto sottoposto al nostro esame, le commissioni bancarie sulle aperture di credito continueranno ad essere applicate a carico di consumatori ed imprese, salvo le minime esenzioni che abbiamo introdotto con particolare riguardo a famiglie titolari di conto corrente per le situazioni dì scoperto di conto, che sono un risultato anche se per ipotesi marginali.

Presidenza del vice presidente NANIA (ore 12,18)

(Segue FIORONI). Certo, la disposizione da noi votata originariamente, che considerava nulle tutte le commissioni sulle aperture di credito, era apparsa eccessivamente dirigista e non sostenibile economicamente, tanto è vero che la stessa Banca d'Italia, audita nella nostra Commissione, ha sottolineato che i rischi e le attività connessi con i finanziamenti non possono essere correttamente remunerati con il solo tasso d'interesse. Si tratta di un'affermazione che però da sola non basta e necessita di ulteriori argomentazioni ad integrazione, soprattutto con riferimento al fatto che non tutti i finanziamenti sono uguali e le situazioni di partenza sono ben diverse per coloro che li chiedono. Ad esempio, non possiamo considerare sullo stesso piano, quanto a potere contrattuale per il cliente e ad entità di impegno per le banche, le famiglie e le piccole e medie imprese rispetto ad un grande impresa a capitale pubblico. (Brusìo).

Signor Presidente, con questo brusìo non si può continuare. Ci vorrebbe un'Aula un po' più attenta. (Richiami del Presidente).

Come dicevo, non tutte le situazioni sono uguali, quindi non si può considerare omologa una linea di credito in conto corrente rispetto ad un impegno di finanziamento per una grande opera infrastrutturale. Il nostro emendamento non era pertanto casuale o privo di motivazione ed ha sicuramente aperto la strada ad un processo di sensibilizzazione della politica e del mondo del credito, che non deve interrompersi, per fare un punto sul rapporto tra banche e imprese e consumatori, mettendone in evidenza tutte le criticità, per ridefinire le regole nell'interesse generale, a tutela del contraente più debole e per il bene del nostro sistema economico.

Anche l'ABI ha affermato che è essenziale sottoporre le imprese bancarie ad un giusto set di regole, sottolineando poi che queste devono riguardare tre ambiti: stabilità, trasparenza e correttezza, concorrenza (e perciò comparabilità delle condizioni). Si tratta di una giusta affermazione, visto che ad oggi la galassia delle commissioni, aggi, spese e balzelli vari che gravano i rapporti bancari ha dimensioni considerevoli ed un ambito dì applicazione a livello di sistema, pur se con alcune differenze tra le varie aziende di credito.

In realtà, con riferimento alle commissioni bancarie in generale, non possiamo nascondere che inizialmente gli utili delle banche derivavano in maniera preponderante dall'intermediazione creditizia in senso stretto, cioè dai tassi applicati alla raccolta e agli impieghi. In seguito, soprattutto dopo l'introduzione dell'euro, le aziende di credito hanno visto ridursi progressivamente questa fonte di guadagno e sono stati progressivamente introdotti una serie di elementi di costo che forse ad oggi rappresentano l'essenza dei ricavi bancari: si va dalle commissioni sugli insoluti, sulla presentazione delle RIBA, per l'effettuazione di bonifici, spese di tenuta conto, commissioni sugli affidamenti ed altro ancora.

È evidente che nell'attuale quadro di contesto si rischia di facilitare ancora di più fenomeni di erogazione del credito per cui le banche siano tentate di recuperare gli effetti legati all'andamento negativo del mercato proprio a carico delle piccole e medie imprese e delle famiglie attraverso tassi di interesse e, con riferimento al tema in discussione, le commissioni. Ma allora non è certo scandaloso cercare di contenere l'importo e il peso di quelle commissioni che gravano in modo fisso e sproporzionato sulla concessione delle linee di credito, a tutela delle posizioni più deboli.

Peraltro, se proviamo a ricostruire la storia delle commissioni sull'apertura di credito, notiamo che fino al 2008 le banche applicavano solo la commissione dì massimo scoperto. Il precedente Governo le ha tolte, per alcuni casi, senza prevedere che le banche si sarebbero riorganizzate per far pagare la concessione del fido e lo sconfinamento anche in mancanza del fido. Quindi, immediatamente sono state introdotte commissioni con diversi nomi (di scoperto di conto, per istruttoria urgente, manca fondi), ma tutte volte a far pagare la concessione della linea di credito, il mantenimento e l'utilizzo, oltre allo sconfinamento, con percentuali calcolate sull'affidamento, percepite da consumatori e imprese come delle vere e proprie vessazioni.

L'Autorità antitrust nel dicembre 2009 aveva inviato una segnalazione al Parlamento, al Governo e alla Banca d'Italia rilevando, al termine di un monitoraggio su sette istituti bancari italiani, che si era verificato un innalzamento dei costi per i correntisti. Quindi, dopo l'abolizione della commissione di massimo scoperto, le banche avevano pienamente recuperato i mancati introiti della medesima commissione. Ricordiamoci che non c'è alcuna negoziazione reale in questo caso tra banche e contraente, elemento più debole, che, se vuole il credito, deve sottostare alle condizioni, anche se firma un contratto e riceve un'informativa che per la gran parte dei casi ancora, purtroppo, non è chiara e ben comprensibile.

Il decreto salva Italia successivamente ha provato a risolvere la vicenda delle commissioni nel senso della maggior trasparenza, chiarendo che sono ammesse solo quelle omnicomprensive, per le linee di credito entro un tetto (lo 0,5 per cento trimestrale), mentre per le commissioni extra fido o gli scoperti di conto ha previsto un'istruttoria veloce in forma fissa e stabilito che il CICR dovrà adottare le disposizioni applicative. Però possiamo dire che la commissione di massimo scoperto è stata sostituita ufficialmente e per di più, per lo scoperto di conto con affidamento, in forma di commissione per l'istruttoria veloce che, anche se fissa, potrebbe risultare più onerosa della commissione di massimo scoperto.

È pertanto ragionevole interrogarsi sul fatto che queste commissioni, difficilmente negoziabili da imprese e consumatori, potrebbero, in modo coerente, essere indirizzate, anche con opportuni interventi legislativi, verso una modulazione che tenga conto delle diverse situazioni di imprese e consumatori (un padre di famiglia che sconfina di poco nel conto e non arriva alla fine del mese, un piccolo imprenditore che lavora con una linea di credito per un ammontare al di sotto della metà dell'affidato).

Ciò non è' avvenuto, purtroppo, con le previsioni del salva Italia che, nel modificare il testo unico bancario e nell'introdurre un limite superiore alla commissione omnicomprensiva, ha aperto la strada all'allineamento verso l'alto nella determinazione di quelle commissioni che gravano sui rapporti di fido in conto corrente di consumatori e piccole e medie imprese a loro svantaggio, mentre ha abbassato forse eccessivamente il tetto per i finanziamenti di grandi operazioni rispetto alle quali le banche potrebbero bene negoziare con i clienti l'importo della commissione.

Mi auguro pertanto che si trovi per il futuro una soluzione ancora migliore per riequilibrare il sistema nel senso dell'equità. Il confronto non si deve chiudere, anche perché, signor Presidente - mi consenta di recuperare due minuti visto che sono stata interrotta - in questi ultimi tre anni le banche europee hanno preso in prestito più di 1.000 miliardi di euro in due tranche al tasso dell'1 per cento e in Italia - lo stiamo verificando tutti - non li stanno restituendo a cittadini e imprese, ma soprattutto non applicano condizioni adeguate.

Le commissioni sono tra le più alte d'Europa, e questo incide sul costo del credito determinando insieme al costo delle materie prime, dell'energia e alla pressione fiscale, un grave svantaggio competitivo nel mercato europeo e internazionale per le nostre imprese. Certo, va considerato il contesto attuale per cui l'Europa impone parametri di capitalizzazione che mettono in difficoltà le banche, alle prese con problemi di liquidità che incidono negativamente sugli impieghi e sulla concessione del credito. Si dice perciò che questa immissione di liquidità sia servita per risollevare le banche, che magari così possono anche investire nei titoli del debito pubblico e far ridurre lo spread con i Bund tedeschi, al cui andamento è legato anche lo spread per calcolare i tassi di interesse nella concessione del credito.

Tutto vero, ma nei rapporti tra banche e cittadini e imprese non dobbiamo dimenticare che le banche non possono guardare solo ed esclusivamente alla realizzazione dell'utile e del profitto, che a sua volta determina maggiori compensi - diciamolo - per i vertici aziendali: devono piuttosto riconsiderare la propria funzione sociale a sostegno dell'economia e dei cittadini. Nei confronti delle imprese questo significa anche avere più coraggio nel selezionare gli impieghi e speculare di meno su tassi e spread. (Applausi dal Gruppo PD).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Lannutti. Ne ha facoltà.

LANNUTTI (IdV). Signor Presidente, oggi discutiamo un provvedimento lampo, ossia il decreto-legge 24 marzo 2012, n. 29, concernente disposizioni urgenti a favore delle banche. Si tratta - lo ripeto - di disposizioni urgenti per ripristinare la commissione di massimo scoperto.

Voglio ricordare che le banche italiane praticano i più alti costi dei conti correnti d'Europa, pari a 295,66 euro, contro una media di 114 euro. Le virtuose banche italiane salvate dal Governo, secondo la Banca centrale europea, praticano i tassi di interesse più alti d'Europa: per i mutui, la media dell'Italia è pari al 5,15 per cento, mentre la media dell'Europa a 27 è pari al 3,95 per cento, con un differenziale dell'1,20 per cento. Il credito al consumo è in Italia pari al 7,99 per cento. La media europea è del 6,58 per cento, con una differenza dell'1,41 per cento.

Desidero anche ricordare che le virtuose banche italiane hanno ricevuto dalla Banca centrale europea 268 miliardi di prestiti triennali al tasso dell'1 per cento. Se andiamo ad esaminare la legge n. 108 del 1996, quella che giudica i tassi soglia oltre i quali scatta l'usura, arriviamo a tassi del 22-23 per cento. Quindi, prendono all'1 e prestano al 10, al 15, al 20, al 22, al 23 per cento, senza sconfinare nel reato penale dell'usura.

Voglio anche ricordare che proprio oggi, tanto per ritornare alle necessità e alle urgenze, sono stati forniti i dati sulla disoccupazione che, tra i giovani tra i 15 e i 24 anni, è volata al 35,9 per cento e rappresenta il dato più alto. Tra l'altro, secondo studi compiuti dalla CGIA di Mestre, le difficoltà esistenti, per quanto riguarda i prestiti bancari, causate dalla stretta creditizia, portano ad un aumento di persone che arrivano a gesti estremi quali il suicido. Sono più di 25 le persone che si sono suicidate dall'inizio dell'anno. Secondo Giuseppe Bortolussi, segretario di tale associazione, tasse, burocrazia e soprattutto mancanza di liquidità sono i principali ostacoli che costringono molti imprenditori a gettare la spugna anzitempo e ad arrivare a gesti estremi.

Per questo Governo di Goldman Sachs e della Trilateral la necessità e l'urgenza non sono per gli imprenditori che si suicidano, per coloro che sono perseguitati da Equitalia e arrivano a gesti estremi, a bruciarsi davanti alle agenzie fiscali. No, la necessità e l'urgenza sono per emanare norme salva banche. È stata appena bocciata la pregiudiziale presentata dalla Lega. Noi abbiamo votato a suo favore, anche perché - voglio ricordarlo - nel nostro Paese esiste la Corte costituzionale e il 5 aprile scorso essa si è pronunciata in merito al decreto milleproroghe per il 2011 varato dall'allora ministro dell'economia Tremonti quale più fedele maggiordomo dei banchieri (ce lo ricordiamo quel milleproroghe?). Su quel provvedimento noi eravamo arrivati fino alla Corte di cassazione a sezioni unite sulla questione della prescrizione. Il codice civile prevedeva che la prescrizione arriva, agli effetti dell'anatocismo, ossia degli interessi sugli interessi, dopo dieci anni dal momento in cui si chiude il conto corrente. Le banche dicevano: no, dall'ultima annotazione, dall'ultima operazione effettuata. La Corte costituzionale ci ha dato ragione: ha dichiarato l'illegittimità di quel decreto salva banche, e annuncio in quest'Aula ai colleghi, anche se sono distratti, che impugneremo questo provvedimento, come abbiamo fatto, davanti alla Corte costituzionale, perché è una vergogna che mentre il Paese brucia si salvino le banche!

L'inserto «Affari e Finanza» di «la Repubblica», in data 30 aprile, reca un articolo dal titolo: «Trimestrali, vince chi esporta». Andiamo a vedere che cosa hanno fatto le banche italiane di questo flusso di finanziamento di 268 miliardi e prendiamo i dati trimestrali riportati dall'articolo: Intesa nel trimestre ha più 11,8 per cento di utili e, nell'anno, si prevede più 3,4 per cento di utili; Unicredit nel trimestre ha meno 25 per cento di utili e chiuderà l'anno con più 18,5 per cento di utili.

C'è da dare anche una notizia, ossia che le banche quando vengono condannate dai tribunali di questa Repubblica e noi - i consumatori, le imprese, gli imprenditori strozzati - otteniamo sentenze immediatamente esecutive, non pagano mica. Dobbiamo andare con ufficiale giudiziario e pignorare le banche, come abbiamo fatto la scorsa settimana con la Banca della Campania per un'imprenditrice campana: non voleva pagare 580.000 euro, che ha dovuto pagare perché ci siamo presentati con l'ufficiale giudiziario. Dopo tre o quattro ore il consiglio di amministrazione ha dovuto staccare gli assegni all'ufficiale giudiziario, perché c'erano le telecamere di «Striscia la notizia». Annuncio che la prossima settimana sarà la volta di un'altra sentenza, che le banche non onorano, non rispettano. E la Banca d'Italia che cosa fa, se non andare a braccetto con i banchieri? Che cosa fa la Banca d'Italia, quella del sottosegretario Ceriani? Nulla: va a braccetto con le banche.

Abbiamo ottenuto un'altra sentenza verso il Monte dei Paschi di Siena, che questo non onorerà, a Latina: pignoreremo il Monte dei Paschi di Siena di Profumo dei derivati, quel signore che si è preso 41 o 42 milioni di euro di buonuscita.

Ritornando ai dati trimestrali, il Monte dei Paschi di Siena avrà un utile del 23,9 per cento nel 2012; il Banco Popolare nel trimestre ha più 30,9 per cento di utili; la Banca Popolare di Milano ha più 3,5 per cento nel dato trimestrale, e si prevede abbia più 61,5 per cento di utili nel 2012; Mediolanum - una banca che conosciamo tutti - ha conseguito un utile, nel dato trimestrale, in aumento 76 per cento, e chiuderà il 2012 con più 125 per cento di utili.

E queste sono le necessità e le urgenze? No, sono altre, signor Presidente: le necessità e le urgenze sono quelle di quegli imprenditori strozzati, strangolati che non ottengono credito; le necessità e le urgenze sono quelle delle famiglie che non ce la fanno ad arrivare alla fine del mese; le necessità e le urgenze sono quelle di un fisco che rapina i contribuenti. E bisognerebbe anche fare la compensazione, perché le imprese italiane che devono avere qualcosa come 70-80 miliardi di euro e non riescono a pagare il fisco devono poter compensare quei crediti.

Infine, signor Presidente, concludo leggendo un elenco di quelli che sono gli aumenti in quest'anno, del Governo di Goldman Sachs: alimentazione più 7 per cento, pari a 392 euro; treni 81 euro; trasporto pubblico locale 48 euro; servizi bancari 93 euro; carburante (incluse le accise regionali) 252 euro; derivati del petrolio 123 euro; assicurazioni auto 78 euro; tariffe autostradali 53 euro; gas 113 euro; elettricità 110 euro; acqua 22 euro; rifiuti 53 euro; riscaldamento 195 euro; aumento IVA 93 euro; addizionali regionali 90 euro; IMU prima casa 405 euro. Si arriva così a un totale di 2.201 euro per famiglia. Ritengo ci debba essere un limite all'indecenza.

Faccio un appello, se questo Senato è libero. Ho presentato degli emendamenti diretti a far sì che le banche, avendo ricevuto 268 miliardi di euro al tasso dell'1 per cento, sono tenute a dare almeno il 50 per cento al tasso del 3 per cento, per riattivare l'economia. Io mi aspetto un sussulto di dignità, per non essere complici dei "bankster" che hanno rovinato non solo l'Europa ma anche tanti imprenditori che si suicidano. (Applausi dal Gruppo IdV e dei senatori Giai, Mura e Alicata. Congratulazioni).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Armato. Ne ha facoltà.

ARMATO (PD). Signor Presidente, colleghi, signor rappresentante del Governo, come è stato detto anche precedentemente, il decreto-legge oggi all'esame è composto di due soli articoli. Esso modifica in primo luogo l'articolo 27-bis del decreto liberalizzazioni, in materia di nullità delle clausole che prevedono commissioni a favore delle banche sulle linee di credito. È una questione delicata e importantissima, che riguarda la vita di tante famiglie e di tanti imprenditori, specialmente i piccoli e medi imprenditori, che si trovano in questo Paese in un rapporto particolarmente difficile con il credito.

La norma va a sostituire la versione precedente licenziata dal Senato nel corso dell'esame del decreto liberalizzazioni, allorché era stato approvato l'emendamento che colpiva e neutralizzava le commissioni bancarie rendendole nulle. Da un'ulteriore analisi in Commissione è stato evidente che quel tipo di norma era troppo punitiva per le banche, e infatti l'approvazione del decreto liberalizzazioni aveva suscitato, come ricorderete tutti, scalpore, forti polemiche e reazioni nel mondo bancario, addirittura con le dimissioni, poi rientrate, del presidente dell'ABI.

Il Governo con l'attuale decreto ha inteso ripristinare la commissione bancaria, seppur attutita - vedremo perché - introdotta per la prima volta con il decreto salva Italia.

Nel corso dell'esame in Commissione, il testo di questa disposizione ci è uscito, a nostro parere, ulteriormente migliorato. In Commissione, inizialmente, si era orientati per una soluzione che accogliesse le istanze delle varie associazioni di consumatori; la proposta era orientata ad escludere le commissioni bancarie quando il "rosso" fosse inferiore a 1.000 euro e si protraesse per non oltre 30 giorni. Successivamente tale proposta è stata riformulata in un emendamento che prevede una facilitazione per le famiglie, quindi per i soggetti più deboli, limitando il potere delle banche di applicare penali al minimo segnale di scoperto sui conti dei clienti, escludendo che le famiglie debbano pagare commissioni in caso di scoperto fino a 500 euro, per un massimo di 7 giorni consecutivi a trimestre.

La norma è dunque una sintesi dei ragionamenti che sono stati fatti, e che guarda e tutela le famiglie (come ho detto, i soggetti più deboli). Sono infatti frequenti i casi in cui si possono verificare situazioni di scoperto, seppure per pochi giorni. Si pensi ai casi derivanti dallo sfasamento temporale, spesso a fine mese, sovente dovuto, come ha sottolineato la senatrice Fioroni, a una gestione familiare di chi non riesce ad arrivare a fine mese, tra scadenze dei pagamenti e disponibilità di valuta degli stipendi sul conto corrente del cliente. Ancora, a favore del cliente è, a mio avviso, la proposta (contenuta in un emendamento approvato in Commissione), in base alla quale il cliente che chiede e non ottiene credito senza un giustificato motivo può rivolgere un'istanza al prefetto affinché chieda conto alla banca sulla meritevolezza del credito. Inoltre, il prefetto, se lo ritiene necessario, può segnalare il caso all'arbitro bancario, che dovrà pronunciarsi entro i successivi 30 giorni.

Il decreto prevede inoltre un'altra disposizione di rilievo: l'istituzione di un Osservatorio sull'erogazione del credito da parte delle banche alle imprese (con particolare riferimento, giustamente, a quelle piccole e medie) e sull'attuazione degli accordi diretti a sostenerne l'accesso al credito.

La costituzione dell'Osservatorio va valutata sicuramente in maniera molto positiva. Si tratta infatti di uno strumento che, attraverso il monitoraggio delle condotte delle banche, agevola l'accesso delle imprese - soprattutto quelle di piccole e medie dimensioni - al credito, contribuendo a stimolare e favorire la crescita economica del Paese.

Mi sembra particolarmente importante che l'Osservatorio sul credito, previsto in precedenza solo a beneficio delle imprese, possa essere esteso (e lo sarà, con questo decreto) ai consumatori e ai nuclei familiari e sarà deputato anche ad analizzare tassi, commissioni ed altre condizioni accessorie.

La trasparenza e la comparabilità dei costi dei fidi bancari è, infatti, elemento necessario per garantire ai clienti di poter valutare e decidere se accettare o meno le condizioni contrattuali proposte dalla banca, comparando tali condizioni con quelle di altre banche. Questo è previsto grazie ad un emendamento, che è stato approvato in Commissione, che prevede appunto che ci sia un'analisi e una comparazione di questo tipo.

Desidero infine sottolineare un punto del provvedimento sulle liberalizzazioni, su cui pure siamo tornati nella discussione in Commissione, anche se non attiene direttamente a questo decreto. Questo provvedimento infatti interviene principalmente in materia di commissioni bancarie, tuttavia c'è un tema che riguarda in particolare il settore delle assicurazioni ed è un tema che ha una contingenza e un'urgenza.

L'articolo 32 del decreto liberalizzazioni che abbiamo qui votato prevedeva una disposizione diretta ad uniformare la tariffa RC auto in tutto il territorio nazionale, eliminando così le rilevanti disparità di prezzo esistenti tra le diverse Regioni italiane. Su questo tema purtroppo è arrivata, proprio in questi giorni, un'interpretazione discriminatoria della norma da parte del Ministero dello sviluppo economico, resa con una nota del 18 aprile. Sul tema, insieme ai colleghi Carloni, Andria, De Luca e a tutti gli altri senatori campani, abbiamo presentato una interrogazione urgente al Ministro per chiedere di riferire immediatamente in Parlamento sulle motivazioni di una interpretazione discriminatoria da parte del Ministero che non appare coerente al dettato della norma del decreto-legge liberalizzazioni approvata in Parlamento, che prevede quella uniformità.

Il Governo non sta ascoltando: vorrà dire che leggerà il mio intervento (speriamo che qualcuno glielo riporti o che legga le nostre interrogazioni).

Tale interpretazione della norma configura una discriminazione palese nei confronti della maggioranza dei cittadini onesti e virtuosi del Mezzogiorno d'Italia, i quali, senza alcun ragionevole addebito a loro carico, vedono progressivamente lievitare il costo dell'assicurazione della vettura rispetto ai residenti in altre Regioni italiane. Si tratta di un irragionevole addebito che si somma ad importi altrettanto maggiorati al Sud per il pagamento del bollo auto, cosicché l'abnorme livello raggiunto dalle tariffe concorre a diffondere comportamenti elusivi e zone di ampia evasione.

Mi auguro, signor sottosegretario De Vincenti, che presto il Governo venga in Aula a riferirci su questa circolare, su questa interpretazione che veramente ha gettato nello sgomento tanti utenti. (Applausi dal Gruppo PD).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pardi. Ne ha facoltà.

PARDI (IdV). Signor Presidente, colleghi, membri del Governo, il decreto-legge al nostro esame ci pone, in maniera particolarmente espressiva, un problema che abbiamo già affrontato più volte, cioè la natura occasionale, quasi di rimedio, che tale decreto assume per fronteggiare stranezze, aporie e contraddizioni di provvedimenti precedenti, anche con una certa testimonianza - diciamo così, se si può dire - di natura culturale, perché è sotto gli occhi di tutti che il correttivo relativo alla questione delle commissioni bancarie sia apparso, abbia preso forma e ora ci arrivi a causa di una presa di posizione molto ferma, e direi quasi spettacolare, dell'Associazione delle banche italiane. Il provvedimento poteva avere un suo significato progressivo, ma ha suscitato le ire del sistema bancario in seguito, e il Governo è prontamente corso ai ripari.

Anche per quanto riguarda la complicatissima questione dei contributi pensionistici dei grandi burocrati di Stato vi è un'azione tempestiva di rimedio ad una stranezza precedente che però complica le cose. Per quanto riguarda i trattamenti pensionistici, infatti, non si può fare a meno di segnalare che il servizio del bilancio del Senato ha rilevato che la novella al nostro esame implica maggiori oneri pensionistici in relazione alla platea, sebbene tale platea sia ristretta, e questo comporta un problema di copertura come già molti colleghi, assai più esperti di me sull'argomento, avevano fatto balenare.

In entrambi i casi si può aggiungere una sotto-osservazione critica riguardo alla perentorietà dell'azione che viene portata avanti sotto la pressione di gruppi, in un certo senso importanti, ma anche molto ristretti. Il Governo si è attivato per correggere il tiro sulla questione delle commissioni bancarie e sulla questione dei contributi pensionistici, dietro spinta esplicita da parte di gruppi di pressione molto ben definiti. Ci si potrebbe domandare (qualcuno lo riterrà populistico e di facile retorica ma per noi è una cosa seria) perché mai, di fronte a temi assai più preoccupanti che riguardano una platea di persone sterminati non vi sia stata invece la stessa tempestività.

Quando, a pezzi e bocconi, è venuta fuori la questione degli esodati, il Ministro del lavoro ci ha detto, in buona sostanza, che si trattava di un argomento troppo complicato e pesante dal punto di vista finanziario perché lo si potesse affrontare nel quadro della riforma del lavoro, e ha promesso che sarebbe stato affrontato in un altro provvedimento. Ora, mentre i provvedimenti sugli interessi delle banche e degli alti burocrati arrivano a strettissimo giro di posta, siamo ancora in attesa di un provvedimento significativo che risolva il problema di decine di migliaia di persone o, a seconda di come le contiamo, di centinaia di migliaia di persone che si trovano nella situazione inverosimile di non avere più un lavoro, e quindi uno stipendio, e di non avere ancora la pensione.

So bene che questo è un rilievo, diciamo così, eterogeneo rispetto alla natura del provvedimento in quanto tale, perché si tratta di un confronto con un elemento esterno al dibattito parlamentare, ma poiché l'azione del Governo dovrebbe essere improntata, si spera (io l'ho sperato a lungo), una razionale e stringente omogeneità di criteri, ritengo deludente il fatto che, mentre per risolvere dei problemi specifici, si è prontamente attivata l'acribia governativa, per affrontare un problema molto più devastante non si sia proceduto.

Vi sono, poi, incertezze che permangono all'orizzonte. Ad esempio, d'ora in poi l'Osservatorio sul credito potrebbe costituire un punto di riferimento serio per stabilire una visione consapevole, diffusa e critica sui modi con cui le banche concedono o, più spesso, negano crediti. Ricordo di sfuggita che la grandissima parte dei suicidi dei piccoli imprenditori ed artigiani che stanno affollando le pagine dei giornali negli ultimi mesi è dovuta essenzialmente all'impossibilità di fare fronte a debiti e, contestualmente, all'impossibilità di ottenere crediti. Non possiamo trascurare il fatto che le banche prendono i soldi europei all'1 per cento, ma quando devono ridarli in uso temporaneo all'attività economica (che è elemento fondamentale della sanità politica del Paese), li trasferiscono ad interessi decuplicati e qualche volta anche ai limiti con il tasso di usura, come ama ricordare con specifica competenza il collega Lannutti.

Quindi, l'Osservatorio sul credito potrebbe rappresentare uno strumento utile per il futuro. Ricordo, però, che un Osservatorio sul credito era già stato creato nel 2009, ad opera del ministro Tremonti, all'articolo 12 del decreto-legge 29 novembre 2008, n. 185, convertito in legge dalla legge 28 gennaio 2009, n. 2. Dopo due anni di attività fantasma, si è deciso che questo Osservatorio sul credito cessasse l'operatività, e nessuno si è levato in piedi a difenderne l'operato o a rivendicarne l'utilità.

Potremmo concludere, pertanto, sottolineando che l'Osservatorio sul credito potrebbe essere un parziale correttivo a questa prassi molto occasionale e potrebbe ispirare fiducia per il futuro, ma purtroppo l'esperienza parlamentare ed amministrativa italiana dimostra che l'istituzione di un Osservatorio sul credito non garantisce che poi questo effettivamente esista e sia in grado di svolgere i compiti che le Aule elettive hanno pensato fossero utili.

Con questo accenno critico sono costretto a concludere il mio intervento. (Applausi dal Gruppo IdV).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Sangalli. Ne ha facoltà.

SANGALLI (PD). Signor Presidente, è in atto un preoccupante fenomeno di restrizione del credito sia in termini di quantità erogata che di costi applicati. I dati più recenti indicano che i prestiti alle famiglie e, soprattutto, alle imprese sono in calo: a gennaio si sono ridotti dello 0,1 per cento, dopo la contrazione dell'1 per cento già registrata a dicembre, pari a 20 miliardi in meno di crediti erogati.

A questa contrazione si aggiunge un elevato livello del costo del credito: a gennaio 2012, il costo medio per un'impresa era del 4,1 per cento, mentre a giugno 2011 era del 3,2 per cento. Ciò è avvenuto a causa dello spread applicato dalle banche sull'Euribor: più 2,8 punti a gennaio invece degli 1,7 punti di giugno. In particolare, il tasso pagato dalle piccole imprese, pari al 3,7 per cento a giugno, è salito al 5 per cento in soli sei mesi.

La domanda di credito è aumentata per un maggiore fabbisogno di capitale circolante e per la domanda di ristrutturazione del debito stesso. La restrizione finanziaria è stata resa più grave dell'allungamento dei termini di pagamento sia delle pubbliche amministrazioni verso le imprese, ma anche fra le imprese, mentre in altre economie avviene l'esatto opposto. In Francia e in Germania, infatti, i tassi del denaro sono decrescenti e i termini di pagamento, negli stessi sei mesi presi in considerazione da questi dati che fornisco e che sono della Commissione europea, sono calati, sia in Francia che in Germania, drasticamente.

La carenza di credito, è bene saperlo, è uno dei principali fattori di freno per l'economia. Il decreto-legge 24 marzo 2012, n. 29, ha integrato le disposizioni contenute nell'articolo 27-bis del decreto-legge sulle liberalizzazioni relativo alla nullità delle clausole dei contratti bancari. In questo contesto di credito difficile, di rapporto complesso tra famiglie, imprese e banche s'inserisce il dibattito che stiamo facendo.

Il decreto-legge oggi al nostro esame completa le disposizioni di cui al decreto sulle liberalizzazioni che sancivano la nullità delle commissioni bancarie, a fronte della concessione di linee di credito, chiarendo e circoscrivendone l'ambito applicativo, che è tale quando le clausole siano stipulate in violazione delle disposizioni applicative dell'articolo 117-bis del Testo unico bancario, che detta disposizioni in materia di remunerazione degli affidamenti e degli sconfinamenti.

Abbiamo posto un correttivo ad un intervento sui costi dei servizi delle banche, sulle commissioni bancarie, avendo fiducia che il sistema bancario italiano si metta finalmente al servizio dell'economia e non al servizio solo dei propri azionisti e dei propri bilanci.

Le commissioni rappresentano un'entrata importante per le banche. La loro abolizione avrebbe comportato, in realtà, come effetto una crescita degli interessi e un impatto negativo non solo sul sistema bancario, ma anche su quello delle imprese. Il ripristino delle commissioni alle condizioni date - che non sono state tutte ripristinate - crea dunque un auspicabile spazio di confronto tra mondo dell'impresa, dei consumatori e delle banche.

Ciò detto, resta serio il problema di trasparenza e di comparabilità delle commissioni, nonché della loro entità che può incidere in modo significativo sul costo finale del credito.

La Commissione europea rileva che il 48 per cento delle piccole e medie imprese europee segnala un incremento dei costi diversi dal tasso d'interesse (commissioni, spese, tasse).

In Italia si sono registrati incrementi più elevati, segnalati non dal 48 ma dal 63 per cento delle piccole imprese (contro il 44 per cento che segnalava questo problema nel 2009). Ciò indica che l'aumento dei costi diversi dal tasso di interesse è stato nel nostro Paese molto forte.

Il decreto-legge in esame non può essere l'occasione per consolidare e confermare la diffusa prassi bancaria di applicare commissioni ed alti costi in modo non controllabile e difficilmente negoziabile da parte del contraente più debole, sia esso una piccola impresa o una famiglia, e in misura sproporzionata rispetto all'ammontare del finanziamento concesso e in essere, ciò che porta il costo effettivo dei finanziamenti a livelli irragionevoli.

La stessa fissazione di un tetto allo 0,5 per cento per trimestre (forse sarebbe stato meglio indicare lo 0,5 per semestre) rischia di uniformare verso l'alto (2 per cento all'anno) il costo delle commissioni bancarie, in mancanza di una effettiva trasparenza dei mercati. Il rischio è di confermare, senza indurre modificazioni, l'inefficienza organizzativa del sistema bancario italiano (di questo infatti si tratta, quando le commissioni bancarie sono le più alte d'Europa e il servizio è il meno efficiente ed efficace d'Europa), da cui deriva l'elevato costo delle commissioni, che ne sono sintomo evidente, e che andrebbe invece affrontato in modo determinante.

Se il costituendo Osservatorio sarà in grado di agire per la trasparenza del mercato, in cui prevalgono opacità, asimmetrie informative, logiche di remunerazione alle condizioni più onerose, lo vedremo. Mi permetto, però, di sollevare sinceramente, viste anche altre esperienze, ragionevoli dubbi.

Non dobbiamo mai dimenticare che le banche sono strutture economiche indispensabili in una moderna economia e che la loro efficienza è fondamentale per la competitività del Paese. Non vale, quindi, assumere posizioni demagogiche o ideologiche contro le banche; dobbiamo invece batterci per l'efficienza delle banche in un sistema moderno e competitivo di mercato, in cui le nostre imprese sono chiamate alla sfida dell'innovazione e della globalizzazione. Non dobbiamo dimenticare che banche sono imprese e - quindi - è giusto che operino in una dimensione di mercato, e non in un regime tariffario, ma devono operare in un mercato vero, regolato e trasparente. Non dobbiamo altresì dimenticare che al sistema bancario e finanziario internazionale è ascrivibile la nascita della crisi sistemica che coinvolge, dal 2007, l'intero mondo economico e che le banche - e non altri - hanno bruciato parte del potenziale di investimento e di risparmio delle famiglie e delle imprese. Non dobbiamo dimenticare, inoltre, che ogni volta che si pensa alle banche si fa qualcosa di utile solo se - contemporaneamente - si pensa all'economia reale, quindi alla crescita, al lavoro, ai consumi e agli investimenti.

Siamo quindi d'accordo su questo provvedimento, che delimita un intervento che richiamava aspramente le banche ad una maggiore efficienza e capacità organizzativa. Se in altri Paesi il mercato funziona meglio che qua, ciò significa che c'è maggiore capacità imprenditoriale da parte delle banche straniere rispetto alle banche italiane. Se una banca straniera dovesse venire in Italia, trovando le condizioni in cui operano le banche italiane, dovute alla loro inefficienza, non abbasserebbe certamente il conto, perché troverebbe qui condizioni più favorevoli rispetto a qualunque altro mercato internazionale. Lo abbiamo visto: le banche straniere sono venute e si sono adeguate in una logica profittevole di cartello, che era una situazione che creava loro immediatamente dei vantaggi.

Spero che il dibattito che abbiamo fatto sulle liberalizzazioni e l'emendamento che dimostrava uno stato d'animo, non soltanto del Parlamento e del Governo, ma del Paese nei confronti di questa importante struttura della nostra economia, inducano le banche ad una riflessione su se stesse: una riflessione che le allontani dall'attacco demagogico e imponga loro una seria revisione organizzativa, della loro missione sociale, della loro capacità imprenditoriale, della loro trasparenza e del loro modo di operare come soggetti economici. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Cursi).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Malan. Ne ha facoltà.

MALAN (PdL). Signor Presidente, più che svolgere un intervento ordinario di riflessione sul provvedimento che stiamo affrontando, vorrei avere qualche chiarimento.

Il primo chiarimento è di carattere più che generale. Vorrei capire qual è l'argomento di questo provvedimento, perché né nel titolo, né nella premessa che tutti i decreti‑legge hanno (che spiegano qual è la straordinaria necessità e urgenza del provvedimento stesso) viene menzionato alcun argomento. Semplicemente, ci sono i riferimenti delle norme che vengono modificate dal provvedimento.

A giudicare dagli interventi che si sono ascoltati e, in particolare, dal comma 1 dell'articolo 1 l'argomento sembra riguardare le banche e il credito. Allora, però, non si capisce cosa c'entri il comma 2 dello stesso articolo, che non ha a che fare né con le banche, né con il credito. In attesa di sapere qual è l'argomento, mi pare di capire che, qualunque esso sia, vi sia una palese disomogeneità nelle sole tre piccole parti di questo provvedimento, ossia la lettera a), la lettera b) del comma 1, e il comma 2, su cui mi soffermo.

L'enigmatico comma 2 dell'articolo 1 introduce delle norme che modificano, o quanto meno precisano, gli effetti del cosiddetto decreto salva Italia, per quanto riguarda aspetti previdenziali. Altro aspetto che si comprende facilmente è che esso riguarda persone che percepivano, prima del tetto imposto con un emendamento di origine parlamentare agli alti compensi della pubblica amministrazione, compensi superiori ai 298.000 euro l'anno. Queste norme sono a tutela della loro posizione pensionistica, che difficilmente potremmo definire di bisogno.

Non si è mai capito quanti sono i soggetti coinvolti, il perché di questa norma e il perché una norma analoga debba tutelare soltanto quei soggetti e non altri; ad esempio, tra coloro che sono stati colpiti dal tetto ai compensi della pubblica amministrazione, ci chiediamo perché salvaguardare coloro che hanno le caratteristiche richieste dal comma 2 e non altri. Coloro che non sono stati tutelati da questa norma e faranno ricorso non lo vedranno forse accolto con ulteriori oneri per la pubblica amministrazione? Inoltre, non soltanto a coloro che si vedono il compenso ridotto da interventi legislativi come questo, che limita i compensi nella pubblica amministrazione, può capitare di avere, negli ultimi due-tre anni della loro carriera, compensi inferiori a quelli percepiti in precedenza. Perché i soggetti inclusi nel comma 2 dell'articolo 1 vengono tutelati ed altri no? Questo è difficile da spiegare a tutti coloro che, anziché passare da 500.000 a 300.000 euro all'anno, sono passati da 50.000 a 30.000 euro o da 30.000 a 20.000 euro. Perché, poverini, tuteliamo quelli che scendono da 500.000 a 300.000 euro e non quelli che scendono da 30.000 a 20.000 euro?

Sono domande che abbiamo posto anche in sede di parere in Commissione affari costituzionali; se ricordo bene lo abbiamo fatto il 3 aprile. Circa 10 giorni dopo in Commissione un Sottosegretario ha riferito che purtroppo non era stato possibile avere i chiarimenti richiesti perché l'intero Ministero dell'economia, che credo abbia più di 3 o 4 dipendenti (forse anche più di 3.000 o 4.000), era impegnato su un altro provvedimento.

Spero di avere oggi questi chiarimenti, nel qual caso sarò felice di ritirare l'emendamento soppressivo del comma 2, il cui contenuto non capisco e dal poco che capisco non mi sembra particolarmente equo rispetto ad altre situazioni. Pertanto ho qualche difficoltà a votarlo, specialmente in un momento in cui le norme del decreto salva Italia hanno colpito in modo assai problematico molti altri lavoratori o ex lavoratori. Gli esodati sono solo uno dei casi. Su questi però c'è stato l'impegno del Governo, in sede di discussione del decreto di proroga dei termini, ad affrontare globalmente il problema onde evitare interventi disordinati. È una posizione, espressa nelle Commissioni riunite dalla ministro Fornero, che ho perfettamente condiviso. Trovo tuttavia difficile spiegare a coloro che sono a tutt'oggi in attesa della risoluzione del problema - parliamo degli esodati, ma ve ne sono anche altri - come mai per altre posizioni si è addirittura ricorsi al decreto-legge, non accontentandosi di una soluzione che invece attende altri.

Mi meraviglio anche che non sia stato possibile specificare - ho letto i Resoconti della Commissione di merito - quanti siano i soggetti coinvolti dal comma 2 e mi meraviglio altresì che, pur non sapendo a quanti soggetti è rivolta una norma palesemente onerosa, gli oneri vengano ritenuti trascurabili. Se un parlamentare presenta un emendamento in cui gli oneri sono certi, magari di poche migliaia di euro, la Commissione bilancio non lo accoglie se non c'è la copertura, anche se minima. In questo caso abbiamo un provvedimento oneroso, senza copertura, disomogeneo rispetto al resto del testo (cioè l'unico altro comma), di dubbia equità, che vorrei vedere chiarito. Per questo ho presentato anche un ordine del giorno che chiede al Governo di risolvere il problema che viene affrontato dal comma 2, che ho più volte citato, contestualmente agli altri.

Risolviamo la questione di coloro il cui problema è trovarsi senza stipendio e senza pensione non dico prima, ma insieme a quella di coloro il cui problema verosimilmente è quello di non rischiare che la loro pensione scenda in prospettiva da 400.000 a 360.000-370.000 euro. Direi che, quanto meno, sarebbe logico vederli andare di pari passo, tanto più che da parte del Governo c'era stato un impegno proprio in questo senso. (Applausi del senatore Alicata).

PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione generale.

Ha facoltà di parlare il relatore, senatore Bubbico.

BUBBICO, relatore. Signor Presidente, penso che il dibattito abbia messo in evidenza la rilevanza dei temi trattati da questo provvedimento e credo che sia emersa materia sulla quale continuare a riflettere da parte del Parlamento e del Governo, perché il rapporto tra le banche, le imprese e i cittadini, in un mondo che cambia profondamente, non può essere ancorato a vecchie regole, né può essere riproposto sulla base di antiche consuetudini.

Il problema della parità di interlocuzione tra soggetti diversi si pone con tutta evidenza, pur nel riconoscimento di ruoli e funzioni che non sono equiparabili a quelle proprie degli agenti del mercato. Quindi, l'intervento di carattere legislativo è estremamente delicato e necessita di verifiche e di aggiornamenti rispetto a quelli che saranno gli esiti applicativi.

È stato rilevato da parte di alcuni colleghi che sono intervenuti quanto possa essere aleatoria la previsione di un Osservatorio privo di esperienza, anche in ragione di precedenti provvedimenti legislativi: ma noi abbiamo il dovere di mettere a disposizione strumenti, e saranno i soggetti sociali, i soggetti economici, le rappresentanze di interessi collettivi che valorizzeranno quello strumento e segnaleranno eventuali problemi.

Ci pare importante che possa essere compilato in maniera ufficiale un "dossier credito" rispetto al quale chiamare ad una discussione e ad una riflessione i diversi soggetti sociali e istituzionali perché, appunto, il rapporto di mercato possa svilupparsi in una dimensione più matura. Infatti, non c'è dubbio che oggi siamo di fronte alla conclusione di un'esperienza che vedeva le banche sottoposte a regole definite e predeterminate in una logica di prezzi amministrati.

Questo provvedimento mette in evidenza l'obiettivo della trasparenza e della comparabilità tra le diverse offerte, e questo ci pare un risultato importante, sul quale la Commissione si è soffermata. Il dibattito in Aula ha confermato la rilevanza di quella impostazione, e per questo siamo convinti che l'integrazione proposta dal Governo fosse necessaria per rendere esigibili i diritti dei diversi soggetti in campo, in modo particolare dei soggetti più deboli, delle famiglie, dei consumatori, delle imprese, soprattutto le micro-imprese e quelle piccole e medie. Il Parlamento continuerà a seguire, come ha fatto in questi anni, l'evolversi dei fenomeni, e confidiamo anche nella sensibilità del Governo perché la nuova situazione possa essere governata con strumenti in grado di conseguire quegli obiettivi.

Un'ultima notazione. Il decreto-legge in esame definisce, al comma 2 dell'articolo 1, un sistema di regole e di diritti per una platea fatta oggetto di uno specifico provvedimento, quindi precisa in maniera coerente questioni relative a una specifica area di soggetti che subiva l'imposizione a cui la norma si riferisce. Il problema di carattere generale verrà poi assunto e trattato dal Governo in un quadro di riequilibrio dei diritti, ma anche dei doveri e dei sacrifici richiesti ai cittadini in questo particolare momento. Noi pensiamo che il comma 2 risulti coerente con la norma principale prevista nel decreto cosiddetto salva Italia. Ad ogni modo - ne siamo convinti - il Governo fornirà gli impegni e le garanzie necessarie perché non si determinino disparità di trattamento a fronte di situazioni identiche. (Applausi dal Gruppo PD).

PRESIDENTE. Colleghi, poiché la Conferenza dei Capigruppo è convocata per le ore 13,30, come già preannunciato all'Assemblea, sospendo la seduta, che riprenderà alle ore 14,30 con la replica del rappresentante del Governo.

(La seduta, sospesa alle ore 13,19, è ripresa alle ore 14,30).

Presidenza del vice presidente CHITI (ore 14,30)

Sui lavori del Senato

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, la seduta è ripresa.

La Conferenza dei Capigruppo, riunitasi oggi pomeriggio, ha approvato il nuovo calendario dei lavori fino al 10 maggio prossimo.

Nella seduta odierna proseguirà l'esame del decreto-legge integrativo dei decreti liberalizzazioni e consolidamento conti pubblici. In relazione all'andamento dei lavori è prevedibile che il voto finale avvenga oggi pomeriggio e che pertanto la prevista seduta di domani non abbia luogo.

La prossima settimana l'Assemblea discuterà il disegno di legge concernente modifiche al codice ambientale, le mozioni sull'accordo Unione europea-Marocco in materia di commercio di prodotti agroalimentari, nonché - a partire dalla seduta antimeridiana di mercoledì 9 maggio - il decreto-legge recante poteri speciali di governance in settori strategici. Il calendario prevede inoltre la discussione della mozione Vicari sulla normativa relativa alle fonti energetiche rinnovabili.

Programma dei lavori dell'Assemblea, integrazioni

PRESIDENTE. La Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari, riunitasi questo pomeriggio con la presenza dei Vice presidenti del Senato e con l'intervento del rappresentante del Governo, ha adottato - ai sensi dell'articolo 53 del Regolamento - la seguente integrazione al programma dei lavori del Senato per i mesi di aprile, maggio e giugno 2012:

- Disegno di legge n. 3162 - Modifiche al decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, in materia di sfalci e potature, di miscelazione di rifiuti speciali e di oli usati nonché di misure per incrementare la raccolta differenziata (Approvato dalla Camera dei deputati).

Calendario dei lavori dell'Assemblea

PRESIDENTE. Nel corso della stessa riunione, la Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari ha altresì adottato - ai sensi dell'articolo 55 del Regolamento - il nuovo calendario dei lavori fino al 10 maggio 2012:

Mercoledì

2

maggio

ant.

h. 12

- Disegno di legge n. 3221 - Decreto-legge n. 29, integrativo decreti liberalizzazioni e consolidamento conti pubblici (Scade il 23 maggio)

Giovedì

3

"

ant.

h. 9,30
(se necessaria)

Martedì

8

maggio

pom.

h. 16,30-20

- Disegno di legge 3162 - Modifiche al Codice ambientale (Approvato dalla Camera dei deputati)

- Mozioni sull'Accordo Unione Europea-Marocco in materia di commercio di prodotti agroalimentari

- Disegno di legge n. 3255 - Decreto-legge n. 21, recante poteri speciali governance in settori strategici (Approvato dalla Camera dei deputati) (Scade il 14 maggio) (da mercoledì 9, ant.)

- Mozione n. 600, Vicari, sulla normativa relativa alle fonti energetiche rinnovabili

Mercoledì

9

"

ant.

h. 9,30-13

"

"

"

pom.

h. 16,30-20

Giovedì

10

"

ant.

h. 9,30-14

Giovedì

10

maggio

pom.

h. 16

- Interpellanze e interrogazioni

Gli emendamenti ai disegni di legge n. 3162 (Modifiche al Codice ambientale) e n. 3255 (decreto-legge poteri speciali governance in settori strategici) dovranno essere presentati entro le ore 13 di lunedì 7 maggio.

Ripartizione dei tempi per la discussione del disegno di legge n. 3221
(Decreto-legge n. 29, integrativo decreti liberalizzazioni e consolidamento conti pubblici)
(7 ore, escluse dichiarazioni di voto)

Relatore

30'

Governo

30'

Votazioni

1 h.

Gruppi 5 ore, di cui :

PdL

1 h.

18'

PD

1 h.

07'

LNP

30'

UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI

26'

Per il Terzo Polo (ApI-FLI)

25'

CN:GS-SI-PID-IB

25'

IdV

24'

Misto

24'

Dissenzienti

5'

Ripartizione dei tempi per la discussione del disegno di legge n. 3255
(Decreto-legge n. 21, recante poteri speciali governance in settori strategici)
(8 ore, escluse dichiarazioni di voto)

Relatori

1 h.

Governo

1 h.

Votazioni

1 h.

Gruppi 5 ore, di cui :

PdL

1 h.

18'

PD

1 h.

07'

LNP

30'

UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI

26'

Per il Terzo Polo (ApI-FLI)

25'

CN:GS-SI-PID-IB

25'

IdV

24'

Misto

24'

Dissenzienti

5'

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 3221 (ore 14,32)

PRESIDENTE. Riprendiamo l'esame del disegno di legge all'ordine del giorno.

Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo.

DE VINCENTI, sottosegretario di Stato per lo sviluppo economico. Onorevoli senatori, dopo aver seguito prima i lavori svolti in Commissione e poi il dibattito in Aula, devo dirvi che il Governo è molto soddisfatto degli esiti nonché delle modifiche introdotte dalla Commissione.

Ricordo che l'obiettivo del provvedimento riguardava una correzione da apportare in particolare sul decreto‑legge n. 1 del 2012, come modificato nella legge di conversione, dove era stato introdotto un emendamento che sanciva la nullità di tutte le clausole che prevedono commissioni a favore delle banche. Con l'articolo 1, comma 1, del decreto che oggi discutiamo si apporta una correzione a questo punto, correzione peraltro sollecitata anche da un ordine del giorno votato alla Camera da tutti i Gruppi parlamentari della maggioranza. Si tratta di una correzione che chiarisce come questa nullità si intenda riferita alle clausole stipulate in violazione delle disposizioni applicative in materia di remunerazione degli affidamenti e degli sconfinamenti adottate dal Comitato interministeriale per il credito e il risparmio. Questo consente di rendere non solo più chiara la norma, ma anche di tutelare appieno il pubblico delle banche.

In sede di lavori della Commissione sono state introdotte alcune modifiche su cui il Governo si è espresso favorevolmente. In particolare, è stato introdotto il riferimento ad un limite alla possibilità per le banche di praticare commissioni sullo sforamento del massimo scoperto in certe situazioni, in particolare per le famiglie consumatrici, entro un certo limite sia quantitativo che temporale. Ci è sembrato questo un ulteriore affinamento e miglioramento della norma sulle commissioni bancarie.

È stata poi introdotta un'importante modifica riguardante il funzionamento dell'Osservatorio. In particolare, la Commissione ha riformulato con l'emendamento 1.200 (testo 2) l'assetto dell'Osservatorio rendendolo intanto più comprensivo. Sono stati compresi, per esempio, un rappresentante del Consiglio nazionale dei consumatori e degli utenti, un rappresentante dell'ABI e tre rappresentanti indicati dalle associazioni delle imprese maggiormente rappresentative a livello nazionale, proprio per una maggiore rappresentatività dell'Osservatorio, e ne sono stati definiti in modo più appropriato i compiti. Sono compiti di analisi, conoscitivi e di proposta sul funzionamento del sistema creditizio nei confronti delle famiglie e delle imprese. Il Governo ha dato parere favorevole anche a questa riformulazione in merito all'Osservatorio.

Infine, segnalo come interessante l'ultimo comma dell'emendamento della Commissione, che chiarisce come il prefetto possa segnalare all'Arbitro bancario finanziario specifiche problematiche relative ad operazioni e servizi bancari e finanziari su segnalazione del cliente, in forma riservata, conferendo quindi un potere di intervento che, in una logica di moral suasion, può contribuire a migliorare il funzionamento del sistema creditizio.

Riguardo al comma 2 e alle osservazioni avanzate oggi, ma già in precedenza in Commissione, dal senatore Malan, segnalo che il significato di tale comma, come avevamo già avuto modo di chiarire in sede di Commissione bilancio, in particolare, consiste nel garantire ai dirigenti della pubblica amministrazione che al 22 dicembre 2011 abbiano già maturato i requisiti di pensionamento, e che volontariamente, anche su richiesta da parte delle pubbliche amministrazioni, prolungano in questa fase la loro attività, che al momento dell'andata in pensione farà testo la situazione previdenziale maturata al 22 dicembre 2011. Abbiamo anche specificato che la norma non comporta oneri di finanza pubblica in quanto, in seguito all'introduzione del tetto retributivo, previsto a suo tempo con il decreto salva Italia, non sono stati ascritti effetti di risparmio né in termini stipendiali né in termini di spesa pensionistica, ragion per cui la norma non ha effetti sui saldi di finanza pubblica.

Vorrei fare un'ultima notazione, che esula un po' dal decreto, ma credo sia utile. In risposta alla senatrice Armato, che nel dibattito di stamani aveva sollevato il problema della circolare interpretativa del Ministero dello sviluppo economico in materia di tariffa dell'RC auto per le classi di massimo sconto, vorrei segnalare che la circolare del Ministero applica rigorosamente il testo legislativo, che prevede per le classi di massimo sconto una uguale tariffa a parità di condizioni soggettive e oggettive. È noto che, tra le condizioni oggettive, la più importante è quella che riguarda il tasso di incidentalità dell'area entro cui si applica la tariffa; quindi, con la circolare del Ministero dello sviluppo economico non solo abbiamo applicato la norma ma riteniamo che sia molto giusta sia per motivi di corretto funzionamento del sistema assicurativo, quindi in particolare di corretta ripartizione dei rischi, sia in termini di equità. Mi spiego: in termini di ripartizione dei rischi è chiaro che se noi prevedessimo che, nonostante i differenziali di incidentalità tra aree territoriali, ci sia la stessa tariffa di massimo sconto e con essa però - attenzione! - anche i vari aumenti per le classi di sconto inferiori, staremmo ripartendo rischi molto diversi nella stessa misura, il che implicherebbe un problema rilevante di corretta ripartizione del rischio a livello assicurativo, con un conseguente problema di equità. Per chiarirci: un assicurato nella classe di massimo sconto certamente è un guidatore disciplinato, ma, a proposito della ripartizione del rischio, non possiamo prescindere dal fatto che stia guidando in un'area a minore o a maggiore rischio, che è diverso dal punto di vista assicurativo. Dobbiamo infatti evitare di far pagare ad assicurati di aree in cui l'incidentalità è minore l'incidentalità di altre aree. Non è un problema Nord-Sud, tanto più che ci sono aree ad incidentalità differenziate sia al Nord che al Sud, ma è un problema di equo trattamento dei cittadini italiani; quindi il Ministero dello sviluppo economico ha emanato quella circolare in piena applicazione del testo legislativo, di cui difende ulteriormente il significato in termini di equità nel trattamento dei cittadini italiani.

Saluto ad una rappresentanza di studenti

PRESIDENTE. Colleghi, sono presenti in tribuna, in occasione della loro visita al Senato, gli studenti e gli insegnanti dell'Istituto superiore di secondo grado «Rossetti» di Chieti. A loro va il saluto del Senato. (Applausi).

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 3221 (ore 14,43)

PRESIDENTE. Invito la senatrice Segretario a dar lettura del parere espresso dalla 5a Commissione permanente sugli emendamenti riferiti al disegno di legge in esame.

AMATI, segretario. «La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminati gli emendamenti relativi al disegno di legge in titolo, trasmessi dall'Assemblea, esprime, per quanto di propria competenza, parere contrario, ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, sulle proposte emendative 1.62, 1.97, 1.98, 1.99, 1.405, 1.0.400 e 1.0.401.

Sull'emendamento 1.20, il parere non ostativo è condizionato, ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, all'inserimento di un'apposita clausola d'invarianza finanziaria.

Sui restanti emendamenti il parere è di nulla osta».

PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'ordine del giorno G100, già illustrato nel corso della discussione generale.

MALAN (PdL). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MALAN (PdL). Signor Presidente, vorrei modificare l'ordine del giorno, poiché mi pare che in qualche modo si arriverà all'approvazione del comma 2, ovvero alla sua non cancellazione. Vorrei modificarlo nell'impegno al Governo, come segue: «a non introdurre altre norme a tutela di trattamenti previdenziali prima di aver risolto la questione dei lavoratori i quali abbiano aderito ad accordi di esodo volontario o collettivo...».

PRESIDENTE. Invito il relatore e il rappresentante del Governo a pronunziarsi sull'ordine del giorno in esame, come riformulato.

VICARI, relatrice. Signor Presidente, su questa nuova formulazione ci rimettiamo al Governo.

DE VINCENTI, sottosegretario di Stato per lo sviluppo economico. Signor Presidente, il Governo propone una riformulazione rispetto anche all'ultima versione del senatore Malan, articolata come segue: «impegna il Governo a valutare gli interventi necessari a risolvere il problema dei lavoratori i quali abbiano aderito...».

PRESIDENTE. Il presentatore accoglie la proposta di riformulazione testé avanzata dal Governo?

MALAN (PdL). Signor Presidente, questo impegno il Governo l'ha già preso il 13 febbraio in modo anche assai più perentorio di quanto sia scritto qui. Fare adesso una copia sbiadita di quell'impegno andrebbe quindi nella direzione opposta.

Io chiederei al Governo di valutare la mia proposta, cioè che, dato per scontato questo intervento, che peraltro è ormai in vigore da parecchie settimane, essendo un decreto-legge, e visto che il Governo ha preso un impegno non soltanto parlamentare, ma direi pubblico, a risolvere la questione degli esodati, non si facciano altri interventi di salvataggio di situazioni non proprio di bisogno come sono quelle qui illustrate prima di aver risolto la questione degli esodati. È cosa ben diversa dal valutare la possibilità di esaminare, quando il Governo si è impegnato a risolvere e non a valutare la possibilità di esaminare. (Applausi dai Gruppi PdL e PD).

DE VINCENTI, sottosegretario di Stato per lo sviluppo economico. Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DE VINCENTI, sottosegretario di Stato per lo sviluppo economico. Sulla questione degli esodati siamo d'accordo, senatore Malan. Il problema è che la formulazione da lei enunciata è estremamente vincolante, nel senso di escludere possibilità che potrebbero proporsi successivamente. Avanzo allora un'ulteriore proposta di riformulazione: «invita il Governo a valutare l'opportunità di non procedere ad altre...».

MALAN (PdL). Insisto sulla formulazione che ho proposto (quella contenente la modifica di cui ho dato ora lettura, e non quella presente nel testo stampato).

PRESIDENTE. I relatori hanno rimesso la valutazione al Governo. Il Governo che valutazione dà, signor Sottosegretario? A questo punto non si può procedere con la trattativa: bisogna dare una valutazione positiva o negativa o rimettersi all'Aula

DE VINCENTI, sottosegretario di Stato per lo sviluppo economico. Il Governo si rimette all'Aula.

PRESIDENTE. Passiamo dunque alla votazione dell'ordine del giorno G100 (testo 2).

LI GOTTI (IdV). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LI GOTTI (IdV). Signor Presidente, onorevoli colleghi, la mia è una dichiarazione di voto brevissima, con cui annuncio il voto favorevole del nostro Gruppo all'ordine del giorno presentato dal senatore Malan. Si interviene, con questo provvedimento, a salvaguardare il trattamento pensionistico - con una formulazione scritta a dir poco maluccio, anzi, diciamo che è scritta male - di coloro i cui stipendi sono stati riportati al tetto sino a 298.000 euro. Con un decreto si interviene a tutelare queste posizioni mentre il Governo, parlando degli esodati, dice che deve riflettere. È un problema di moralità. (Applausi dai Gruppi IdV e PdL e del senatore Palmizio).

Non si può fare un decreto per tutelare il trattamento pensionistico di chi guadagna 300.000 euro e riflettere quando si tratta di tutelare gli esodati: è un problema di moralità. Quindi voteremo a favore dell'ordine del giorno G100 (testo 2), presentato dal senatore Malan. (Applausi dai Gruppi IdV e PdL).

PALMIZIO (CN:GS-SI-PID-IB-FI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PALMIZIO (CN:GS-SI-PID-IB-FI). Signor Presidente, intervengo brevemente per dichiarare il voto favorevole all'ordine del giorno del senatore Malan da parte del Gruppo di Coesione Nazionale.

SERRA (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SERRA (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Signor Presidente, anche il nostro Gruppo voterà a favore dell'ordine del giorno del senatore Malan.

GRAMAZIO (PdL). Viva Malan!

LI GOTTI (IdV). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LI GOTTI (IdV). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Li Gotti, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'ordine del giorno G100 (testo 2), presentato dal senatore Malan.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B). (Applausi dai Gruppi PdL, IdV e CN:GS-SI-PID-IB-FI).

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 3221

PRESIDENTE.

Passiamo all'esame dell'articolo 1 del disegno di legge.

Avverto che gli emendamenti si intendono riferiti agli articoli del decreto-legge da convertire.

Colleghi, la Presidenza, conformemente a quanto già stabilito in Commissione, dichiara improponibili, ai sensi dell'articolo 97, comma 1, del Regolamento, gli emendamenti: 1.3, 1.4, 1.5, 1.6, 1.7, 1.8, 1.9, 1.48, 1.49, 1.64, 1.65, 1.66, 1.67, 1.68, 1.69, 1.70, 1.71, 1.72, 1.73, 1.82, 1.83, 1.84, 1.85, 1.89, 1.93 e 1.109, in quanto estranei all'oggetto del decreto-legge in esame.

Per la medesima ragione, dichiara altresì improponibili gli emendamenti 1.0.400, 1.0.401, nonché l'emendamento 1.407, il quale incide su ambiti riservati all'autonomia degli organi costituzionali analogamente all'identico emendamento 1.100, già dichiarato improponibile in Commissione.

Passiamo all'esame degli emendamenti riferiti all'articolo 1 del decreto-legge, che invito i presentatori ad illustrare.

MALAN (PdL). Signor Presidente, ritiro l'emendamento 1.95.

PRESIDENTE. I restanti emendamenti si intendono illustrati.

Invito il relatore ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi sugli emendamenti in esame.

VICARI, relatrice. Invito al ritiro di tutti gli emendamenti e subemendamenti presentati, altrimenti il parere è contrario, ad eccezione degli emendamenti 1.12, 1.200 (testo 2), 1.300 (testo 2), 1.52, 1.63 (testo 2) e 1.102, presentati dalla Commissione, su cui esprimo parere favorevole.

DE VINCENTI, sottosegretario di Stato per lo sviluppo economico. Signor Presidente, il Governo esprime parere conforme a quello della relatrice.

PRESIDENTE. Stante l'assenza dei presentatori, l'emendamento 1.400 si intende decaduto.

Sull'emendamento 1.2 è stato espresso un invito al ritiro. Senatore Lannutti, accoglie tale invito?

LANNUTTI (IdV). Signor Presidente, per l'economia dei lavori, annuncio che non ritirerò nessuno degli emendamenti a mia prima firma e per tutti chiederò il voto elettronico. Mi riservo di illustrarne i contenuti in sede di dichiarazione di voto.

Dunque, non ritiro neanche l'emendamento 1.2, sul quale chiedo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Lannutti, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 1.2, presentato dal senatore Lannutti.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 3221

PRESIDENTE. Gli emendamenti 1.3, 1.4, 1.5, 1.6, 1.7, 1.8 e 1.9 sono improponibili.

Passiamo all'emendamento 1.10, identico all'emendamento 1.11, su cui è stato espresso un invito al ritiro.

Senatore Lannutti, conferma la sua intenzione di non accogliere tale invito?

LANNUTTI (IdV). Sì, signor Presidente, e chiedo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Lannutti, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 1.10, presentato dal senatore Lannutti, identico all'emendamento 1.11, presentato dal senatore Cagnin e da altri senatori.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 3221

PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 1.12/100, sul quale è stato avanzato un invito al ritiro. Senatore Pinzger, accoglie tale invito?

PINZGER (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Signor Presidente, considerati i pareri espressi dalla relatrice e dal rappresentante del Governo, ritiro tutti gli emendamenti a mia firma. (Applausi dai Gruppi PdL e CN:GS-SI-PID-IB-FI).

PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 1.12, presentato dalla Commissione.

È approvato.

Passiamo all'emendamento 1.13, su cui è stato formulato un invito al ritiro.

MURA (LNP). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MURA (LNP). Signor Presidente, faccio mio l'emendamento 1.13, e lo mantengo.

PRESIDENTE. Metto ai voti la prima parte dell'emendamento 1.13, presentato dal senatore Cagnin e da altri senatori, fino alle parole «n. 385».

Non è approvato.

Risultano pertanto preclusi la restante parte dell'emendamento 1.13 e l'emendamento 1.14.

Passiamo all'emendamento 1.15, sul quale è stato formulato un invito al ritiro.

MURA (LNP). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MURA (LNP). Signor Presidente, aggiungo la firma all'emendamento 1.15, e dichiaro che non intendo ritirarlo.

PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 1.15, presentato dal senatore Cagnin e da altri senatori.

Non è approvato.

Gli emendamenti 1.200 (testo 2)/100 e 1.200 (testo 2)/101 sono stati ritirati.

Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.200 (testo 2)/102.

BUGNANO (IdV). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dalla senatrice Bugnano, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 1.200 (testo 2)/102, presentato dai senatori Bugnano e Lannutti.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 3221

PRESIDENTE. L'emendamento 1.200 (testo 2)/103 è stato ritirato.

Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.200 (testo 2)/104.

BUGNANO (IdV). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dalla senatrice Bugnano, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 1.200 (testo 2)/104, presentato dai senatori Bugnano e Lannutti.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 3221

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.200 (testo 2)/105.

BUGNANO (IdV). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dalla senatrice Bugnano, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 1.200 (testo 2)/105, presentato dai senatori Bugnano e Lannutti.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 3221

PRESIDENTE. L'emendamento 1.200 (testo 2)/106 è stato ritirato.

Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.200 (testo 2).

PASTORE (PdL). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PASTORE (PdL). Signor Presidente, intervengo per mettere in evidenza che approvando questo emendamento si preclude il mio, cioè l'emendamento 1.401. Ritengo che la formulazione adottata dalla Commissione sia preferibile anche se non sono molto entusiasta della creazione di questi organismi che si aggiungono ad altri e del fatto che all'origine vi è un intento quasi paternalistico, cosa che, nel campo dell'economia reale, credo sia poco raccomandabile.

Annuncio che esprimerò un voto favorevole sull'emendamento 1.200 (testo 2). Vorrei però richiamare l'attenzione dei relatori e del rappresentante del Governo su una questione sottesa all'ultimo comma dell'emendamento 1.200 (testo 2), in cui si richiama la responsabilità del prefetto con la possibilità di inviare segnalazioni all'arbitro bancario.

Presidenza del presidente SCHIFANI (ore 15,03)

(Segue PASTORE). Voglio far presente al Governo, ai relatori e ai colleghi, che quello bancario è un arbitro nel senso civilistico del termine e quindi decide controversie tra parti in lite, per cui giudica su ragioni, torti, diritti e obblighi. Trasformare questo arbitro in una sorta di supervisore di questioni che in maniera generica riguardano l'operatività del credito sul territorio mi sembra avere snaturato la natura di questo organo e anche l'istituto dell'arbitrato contemplato nel nostro ordinamento, che ha delle funzioni specifiche.

Credo quindi sarebbe opportuna una riflessione su questo ultimo punto che provoca uno snaturamento che, peraltro, incide sulla struttura già esistente, costituita e composta da soggetti, organismi e strumentazioni dediti alla soluzione di controversie in senso proprio e non alla prospettazione di problematiche più o meno ampie. Siccome non so se la Camera dei deputati avrà il tempo di modificare questo decreto, mi auguro si possa farlo qui in Senato per non consegnare alla Camera un testo che sicuramente potrebbe fare acqua in modo notevole. (Applausi dal Gruppo PdL).

CARUSO (PdL). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CARUSO (PdL). Signor Presidente, anche con riferimento all'intervento che ha testé svolto il senatore Pastore, le chiedo di disporre, ove lei lo ritenga possibile, la votazione per parti separate di questo emendamento con l'esclusione dell'ultimo capoverso, cioè l'1-quinquies.

PRESIDENTE. Dunque, lei propone di votare fino al capoverso 1-quater in blocco, e poi l'1-quinquies a parte.

Chiedo al relatore ed al rappresentante del Governo di esprimersi al riguardo.

VICARI, relatrice. Signor Presidente, noi confermiamo il testo già approvato in Commissione e quindi chiediamo che l'emendamento venga votato nella sua interezza.

Vorrei poi fosse apportata una correzione al comma 1-bis. Chiedo che le parole: «dalla data di entrata in vigore del presente decreto» vengano sostituite dalle altre: «dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto».

PRESIDENTE. Una correzione di drafting condivisibilissima.

DE VINCENTI, sottosegretario di Stato per lo sviluppo economico. Condivido la posizione della relatrice e anche la correzione di drafting che ha suggerito.

PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 1.200 (testo 2 corretto), presentato dalla Commissione.

È approvato.

Risultano pertanto preclusi gli emendamenti 1.18, 1.20, 1.401, 1.23, 1.26, 1.31, 1.402, 1.37 e 1.39.

Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.41.

BUGNANO (IdV). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dalla senatrice Bugnano, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 1.41, presentato dai senatori Bugnano e Lannutti.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 3221

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.47.

BUGNANO (IdV). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dalla senatrice Bugnano, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 1.47, presentato dalla senatrice Bugnano.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 3221

PRESIDENTE. Gli emendamenti 1.48 e 1.49 sono improponibili.

Metto ai voti l'emendamento 1.50, presentato dal senatore Garavaglia Massimo e da altri senatori.

Non è approvato.

Metto ai voti l'emendamento 1.51, presentato dal senatore Garavaglia Massimo e da altri senatori.

Non è approvato.

Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.300 (testo 2)/100.

BUGNANO (IdV). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dalla senatrice Bugnano, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 1.300 (testo 2)/100, presentato dai senatori Bugnano e Lannutti.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 3221

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.300 (testo 2)/101.

BUGNANO (IdV). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dalla senatrice Bugnano, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 1.300 (testo 2)/101, presentato dai senatori Bugnano e Lannutti.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 3221

PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 1.300 (testo 2), presentato dalla Commissione.

È approvato.

Metto ai voti l'emendamento 1.52, presentato dalla Commissione.

È approvato.

Metto ai voti l'emendamento 1.53, presentato dal senatore Garavaglia Massimo e da altri senatori.

Non è approvato.

Metto ai voti l'emendamento 1.58, presentato dal senatore Cagnin e da altri senatori.

Non è approvato.

Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.59.

BUGNANO (IdV). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dalla senatrice Bugnano, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 1.59, presentato dai senatori Bugnano e Lannutti.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 3221

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.61.

LANNUTTI (IdV). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LANNUTTI (IdV). Signor Presidente, intervengo per una brevissima dichiarazione di voto sull'emendamento 1.61. Posso permettermi di farla anche sull'emendamento 1.62?

PRESIDENTE. Le segnalo, senatore Lannutti, che sull'emendamento 1.62 la Commissione bilancio ha espresso parere contrario ex articolo 81 della Costituzione, ma lei è libero di fare la sua dichiarazione.

LANNUTTI (IdV). Grazie, signor Presidente.

Sappiamo qual è la situazione del Paese: una crisi profonda di imprenditori che arrivano a gesti estremi per la mancanza di credito. Le banche, infatti, non danno soldi alle imprese e alle famiglie. Quest'anno ci sarà un aumento dei pignoramenti e delle esecuzioni immobiliari. Le banche hanno avuto qualcosa come 268 miliardi di euro di crediti dalla Banca centrale europea: prestiti triennali al tasso dell'1 per cento. Non è chiedere troppo destinare una parte di quei fondi alle imprese strozzate e alle famiglie strangolate che andranno in mezzo a una strada.

Voglio ricordare che l'anno scorso una città come Monza - ripeto, una città come Monza - è quasi sparita a seguito di numerosi pignoramenti. E le banche, quando devono pignorare gli immobili perché c'è gente che non riesce più a pagare i mutui per la crisi, sono molto solerti e procedono immediatamente all'esecuzione dei pignoramenti; quando invece, al contrario, sono condannate a risarcire per anatocismo non pagano e bisogna presentarsi con un ufficiale giudiziario.

Chiedo ai colleghi di verificare, in coscienza, a fronte di gente che è costretta a suicidarsi per mancanza di credito (dall'inizio dell'anno oltre 25 suicidi), se non sia giusto che almeno il 50 per cento di questi prestiti, ricevuti all'1 per cento, venga dato con un ricarico del 300 per cento, quindi al 3 per cento, per far ripartire l'economia. Non mi sembra che questo intervento non sia fattibile o plausibile.

Invito ogni senatore a riconsiderare in coscienza queste contrarietà. Ritengo infatti che la questione bancaria sia il problema principale, e presto andremo davanti agli elettori e alle imprese con l'obiettivo di far ripartire l'economia del Paese.

Confermo quindi la richiesta di voto elettronico avanzata precedentemente e mi rimetto alla coscienza di ogni senatore per fare in modo che le banche che strozzano l'economia, facendo utili da capogiro con i soldi della BCE, possano invece aiutare il Paese a superare la crisi.

Mi auguro davvero che da parte del Parlamento e dei senatori di tutti i Gruppi, a prescindere dal colore politico, vi sia uno scatto d'orgoglio. (Applausi dal Gruppo IdV e dei senatori Gramazio e De Feo).

TOFANI (PdL). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

TOFANI (PdL). Signor Presidente, chiedo cortesemente al senatore Lannutti di poter sottoscrivere gli emendamenti 1.61 e 1.62.

GRAMAZIO (PdL). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GRAMAZIO (PdL). Signor Presidente, chiedo di sottoscrivere gli emendamenti 1.61 e 1.62 del collega Lannutti. Dichiaro altresì il mio voto favorevole sull'emendamento 1.61.

DE FEO (PdL). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DE FEO (PdL). Signor Presidente, chiedo anch'io di poter sottoscrivere gli emendamenti del senatore Lannutti.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Lannutti, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 1.61, presentato dal senatore Lannutti e da altri senatori.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

GRAMAZIO (PdL). Vergogna!

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 3221

PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 1.62, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

LANNUTTI (IdV). Ne chiediamo la votazione.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione, avanzata dal senatore Lannutti, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Votazione nominale con scrutinio simultaneo
(art. 102-bis Reg.)

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 1.62, presentato dal senatore Lannutti e da altri senatori.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 3221

PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 1.63 (testo 2), presentato dalla Commissione.

E' approvato.

Gli emendamenti 1.64, 1.65, 1.66, 1.67, 1.68, 1.69, 1.70, 1.71, 1.72 e 1.73 sono improponibili.

Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.75.

MURA (LNP). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Mura, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 1.75, presentato dal senatore Garavaglia Massimo e da altri senatori.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 3221

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.76.

MURA (LNP). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Mura, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 1.76, presentato dal senatore Garavaglia Massimo e da altri senatori.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 3221

PRESIDENTE. Gli emendamenti 1.82, 1.83, 1.84, 1.85, 1.89 e 1.93 sono improponibili.

Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.94, identico agli emendamenti 1.96 e 1.403.

LI GOTTI (IdV). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LI GOTTI (IdV). Signor Presidente, onorevoli colleghi, poc'anzi quest'Aula all'unanimità ha votato affinché il Governo si impegnasse a non procedere ad interventi nel settore pensionistico prima della soluzione del problema degli esodati. Quest'Aula ha votato all'unanimità impegnando il Governo a non intervenire.

L'emendamento da noi proposto è soppressivo del comma 2 che interviene nella materia su cui il Governo si è impegnato, con un voto del Parlamento, a non intervenire. (Applausi dai Gruppi IdV, PdL e CN:GS-SI-PID-IB-FI). Abbiamo votato per dire che non si può fare, abbiamo impegnato il Governo a non farlo! Ora si tratta di votare l'emendamento soppressivo della disposizione con la quale si interviene in una materia nella quale il Governo non può più intervenire essendo stato votato all'unanimità in ordine del giorno neanche un quarto d'ora fa da quest'Aula.

Quindi, a questo punto mi affido ai colleghi e anche ai termini del Regolamento, signor Presidente, per capire in che modo si possa tradurre immediatamente un impegno votato all'unanimità su un testo normativo che contiene il contrario dell'impegno assunto. Questo è un caso di scuola, visto che in genere non vi è un riscontro immediato agli impegni assunti.

Noi abbiamo votato all'unanimità per fare il contrario di quello che stabilisce il comma 2, ossia per non intervenire. A termini di Regolamento ritengo che, per dare coerenza al voto di quest'Aula, si debba procedere alla soppressione di quel comma 2, perché così ci siamo già pronunziati. (Applausi dai Gruppi IdV, PdL e CN:GS-SI-PID-IB-FI).

MAZZATORTA (LNP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MAZZATORTA (LNP). Signor Presidente, grazie per aver concesso anche al Gruppo della Lega Nord di intervenire sul proprio emendamento soppressivo.

Sinceramente se bisogna attribuirgli un nome, visto che è invalsa la moda di attribuire ai decreti-legge del Governo Monti un nome, direi che questo è il «decreto-legge vergogna»: vergogna perché contiene due disposizioni di cui nessuno sente la straordinaria necessità ed urgenza e in cui c'è una contraddittorietà intrinseca.

Infatti abbiamo un intervento in merito alle commissioni bancarie che paradossalmente dovrebbe essere contrastato da chi l'aveva proposto. Il Partito Democratico con un emendamento aveva inserito nel cosiddetto decreto salva Italia la nullità delle clausole bancarie che prevedevano commissioni onerose; adesso vediamo lo stesso partito che invece vota a favore dell'emendamento del Governo Monti soppressivo dalla norma introdotta dall'emendamento del Partito Democratico. Qui davvero rasentiamo il ridicolo!

La seconda disposizione, quella su cui interveniamo adesso, è davvero ai limiti del surreale. Il decreto salva Italia aveva stabilito che bisognava fissare un tetto alle retribuzioni dei grandi manager di Stato, dei grand commis di Stato. Così è stato fatto faticosamente con un decreto legislativo del Governo Monti di poche settimane fa; faticosamente, perché nelle Commissioni di merito si sono espressi pareri su questo provvedimento con grande fatica, in quanto la lobby (quella che conta) dei grand commis di Stato è intervenuta in maniera pesante sull'iter di questo provvedimento. Ma ecco che, a questo punto, si dice che bisogna stare attenti, almeno tutelando la pensione dei grand commis di Stato.

Se questo provvedimento venisse spiegato dai giornali e dalle televisioni di regime ai cittadini, ai lavoratori e alle lavoratrici che nel dicembre 2011 hanno subito una riforma delle pensioni devastante, che ha avuto effetto retroattivo sui loro progetti di vita (perché la domanda di pensionamento vuol dire iniziare un percorso di vita nuovo, avere un progetto di vita, e non si può dall'oggi al domani cambiare le carte in tavola), altro che decreto vergogna! Probabilmente avremmo i forconi fuori dal Parlamento!

Ma bisogna tutelare la pensione dei grand commis di Stato (e non solo), che magari oggi fanno anche parte del Governo Monti e magari ricoprono anche qualche incarico importante a livello di composizione governativa e sono parte integrante di questo Governo. Ci si chiede di tutelare la loro pensione con un provvedimento di carattere straordinario e urgente.

Colleghi, tanto non creiamo problemi se queste persone, anziché 40.000 o 50.000 euro di pensione al mese, come accade oggi, ne percepiscono magari 5.000 o 10.000: sarebbe un gesto anche istituzionale e di cortesia nei confronti delle centinaia e centinaia di migliaia di cittadini massacrati dalla riforma delle pensioni del Governo Monti.

Chiediamo che i colleghi possano sostenere con il loro voto il nostro emendamento. (Applausi dal Gruppo LNP).

CARLONI (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CARLONI (PD). Signor Presidente, intervengo solo per segnalare che nella votazione dell'emendamento 1.76 del senatore Massimo Garavaglia ho sbagliato a votare: ho votato a favore anziché contro.

PRESIDENTE. La Presidenza ne prende atto.

CALIENDO (PdL). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CALIENDO (PdL). Signor Presidente, credo che l'intervento del senatore Li Gotti non sia stato ascoltato. Ritengo che il collega abbia perfettamente ragione. In un momento di antipolitica, sarebbe veramente incoerente che il Senato della Repubblica votasse a distanza di qualche minuto una disposizione in senso contrario a quanto approvato in precedenza. (Applausi dai Gruppi PdL, LNP, IdV e CN:GS-SI-PID-IB-FI). Credo che il Governo dovrebbe avvertire la sensibilità, per non mettere il Parlamento in condizione di votare un abominio, di esprimere parere favorevole sull'emendamento soppressivo. (Applausi dai Gruppi PdL, LNP, IdV e CN:GS-SI-PID-IB-FI e della senatrice Sbarbati).

PRESIDENTE. Il Governo si è già pronunciato. (Brusìo). Colleghi, non siamo allo stadio. Stiamo trattando di argomenti delicati, che tra l'altro toccano anche diritti quesiti, discutibili o no.

LI GOTTI (IdV). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LI GOTTI (IdV). Signor Presidente, intervengo con riferimento alla questione dell'applicazione immediata di un atto di impegno approvato venti minuti fa da quest'Aula, afferente proprio questo comma. L'ordine del giorno G100 (testo 2) del senatore Malan impegnava il Governo a non legiferare in questa materia. Questo impegno, approvato all'unanimità, deve avere una sua traduzione.

PRESIDENTE. Senatore Li Gotti, si parlava di non introdurre altre norme: non è questo il caso.

LEGNINI (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LEGNINI (PD). Signor Presidente, al di là del merito, sul quale ciascuno di noi può avere la propria opinione, e del fatto che il Governo abbia espresso parere contrario, di cui prendiamo atto, vorrei parlare del problema sollevato dal senatore Li Gotti con insistenza due volte.

La questione non si pone in alcun modo come il senatore Li Gotti ha detto. Gli ordini del giorno correntemente e costantemente sostituisco l'approvazione di un emendamento. Essi hanno anche questa funzione, per cui non si capisce quale sia la contraddizione tra l'approvare un ordine del giorno (che peraltro ha un contenuto un po' diverso dalla soppressione pura e semplice di questo comma) che impegna il Governo ad assumere un'iniziativa e la reiezione di un emendamento meramente soppressivo. Francamente non si comprende la ragione di tale insistenza sotto il profilo regolamentare.

Pertanto, penso sia opportuno votare, e ciascuno si esprimerà nel modo che riterrà.

PRESIDENTE. Sono d'accordo: l'emendamento va votato.

MURA (LNP). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MURA (LNP). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Mura, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 1.94, presentato dal senatore Belisario e da altri senatori, identico agli emendamenti 1.96, presentato dal senatore Cagnin e da altri senatori, e 1.403, presentato dalla senatrice Spadoni Urbani.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B). (Applausi dai Gruppi IdV, LNP, CN:GS-SI-PID-IB-FI e PdL).

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 3221

BIONDELLI (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BIONDELLI (PD). Signor Presidente, desidero segnalare che nella votazione testé svoltasi, per errore, ho espresso voto contrario anziché di astensione.

PRESIDENTE. La Presidenza ne prende atto.

Ricordo che l'emendamento 1.95 è stato ritirato.

A seguito della precedente votazione risultano preclusi gli emendamenti 1.404, 1.97, 1.98, 1.99 e 1.405, mentre l'emendamento 1.100 è improponibile.

Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.102.

CASTELLI (LNP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CASTELLI (LNP). Signor Presidente, dichiaro il voto contrario su questo emendamento. Mi consenta però di esprimere la soddisfazione di un vecchio parlamentare che vede finalmente, almeno per una volta, ricostituita in quest'Aula quella maggioranza che è stata votata dal popolo italiano e che è stata buttata via... (Applausi dal Gruppo LNP e della senatrice Sbarbati).

PRESIDENTE. Va bene, la ringrazio, senatore Castelli stiamo votando l'emendamento 1.102.

CASTELLI (LNP). Mi deve lasciar parlare, signor Presidente, cortesemente.

PRESIDENTE. La prego, un minuto.

CASTELLI (LNP). Che minuto! Per Regolamento, in dichiarazione di voto mi deve lasciar parlare. Cortesemente, non mi tolga la parola.

PRESIDENTE. Lei non sta parlando sul Regolamento, sta facendo una dichiarazione politica che avrebbe dovuto fare al momento della votazione di quell'emendamento.

CASTELLI (LNP). Cortesemente, non mi tolga la parola.

PRESIDENTE. Le sto dando un minuto.

CASTELLI (LNP). Almeno questo minimo di democrazia lasciamolo!

PRESIDENTE. Io l'ho sempre mantenuto. Le do un minuto per dire la sua: ci mancherebbe.

CASTELLI (LNP). Almeno qui ci lasci parlare. (Applausi dei senatori Garavaglia Massimo e Davico).

PRESIDENTE. Prego, parli.

CASTELLI (LNP). La ringrazio molto, Presidente. Adesso però mi ha fatto perdere il filo del discorso, quindi mi dia qualche minuto in più, perché altrimenti non riesco elaborare un concetto. Io ho questo difetto: vede, se mi si interrompe, poi faccio fatica a rielaborare i concetti.

Stavo dicendo che finalmente è stata ricostituita questa maggioranza che è stata buttata giù da un vero e proprio golpe, come sappiamo e come facciamo finta di ignorare. Mi complimento vivamente con i colleghi del PdL che finalmente hanno votato coerentemente!

PRESIDENTE. La ringrazio. (Proteste dal Gruppo LNP). Ha già espresso il suo parere. Si è complimentato, l'abbiamo sentito tutti.

CASTELLI (LNP). Capisco che le dia fastidio quello che sto dicendo.

PRESIDENTE. No, non mi dà fastidio! Io devo far lavorare l'Aula. Lei ha già manifestato la sua opinione. L'abbiamo sentito tutti. Si è complimentato con il PdL. Più di questo, cosa devo fare?

CASTELLI (LNP). Mi consenta di ricordarle, anche se lei lo sa benissimo, che il Presidente del Senato è garante...

PRESIDENTE. Ma lo sono! E mi ci sento.

CASTELLI (LNP). ... affinché ciascuno possa esprimere in Aula le proprie idee.

PRESIDENTE. Ma lei lo ha fatto, ha già manifestato il suo pensiero. Non sta introducendo elementi nuovi.

CASTELLI (LNP). L'ho fatto continuamente interrotto da lei, Presidente. Mi dispiace molto e me ne rammarico.

PRESIDENTE. Sta facendo un comizio su quello che abbiamo votato.

Metto ai voti l'emendamento 1.102, presentato dalla Commissione.

È approvato.

L'emendamento 1.109 è improponibile.

Metto ai voti l'emendamento 1.406, presentato dal senatore Pastore.

Non è approvato.

Gli emendamenti 1.407, 1.0.400 e 1.0.401 sono improponibili.

CASTELLI (LNP). Chiedo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Senatore Castelli, su quale emendamento ha chiesto la votazione nominale con procedimento elettronico?

CASTELLI (LNP). L'ho chiesta sull'emendamento che ha messo ora ai voti.

PRESIDENTE. Si tratta di un emendamento improponibile. Le ricordo che non ci sono più emendamenti da mettere ai voti. È rimasta solo una proposta di coordinamento, che sarà posta in votazione dopo le dichiarazioni di voto.

Annunzio Vice Presidente vicario

PRESIDENTE. Onorevoli senatori, prima di passare alle dichiarazioni di voto finale, vorrei informare l'Aula di aver preso atto delle dimissioni dal ruolo di Vice Presidente vicario della senatrice Rosi Mauro e di aver nominato, con provvedimento odierno, Vice Presidente vicario il senatore Vannino Chiti. (Applausi dai Gruppi PD, PdL e LNP).

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 3221 (ore 15,32)

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione finale.

Presidenza del vice presidente CHITI (ore 15,33)

BUGNANO (IdV). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BUGNANO (IdV). Signor Presidente, inizio la mia dichiarazione di voto anticipando che il Gruppo dell'Italia dei Valori esprimerà un voto contrario nei confronti del provvedimento in esame nel suo complesso.

È stato detto da più parti che non vi era assolutamente l'urgenza... (Brusìo).

PRESIDENTE. Colleghi, facciamo parlare la senatrice Bugnano. Vi ricordo che siamo in fase di dichiarazioni di voto.

BUGNANO (IdV). Abbiamo detto in tanti che il provvedimento non rivestiva assolutamente i caratteri dell'urgenza tali da giustificare un decreto-legge, ma soprattutto conteneva in due soli commi disposizioni che riteniamo assolutamente deleterie per il nostro ordinamento, sia dal lato economico che da quello istituzionale. Mi riferisco in particolare al comma 2 dell'articolo 1 che, grazie al voto dell'Aula, è stato eliminato.

Desidero brevemente ricordare di che cosa si trattava, essendo questa una bocciatura significativa che l'Aula ha voluto attribuire al provvedimento, in qualche modo ristabilendo il ruolo dei parlamentari.

Desidero ricordare che detta norma gridava vendetta. Grazie a Dio, l'Aula ha ripreso il suo ruolo iniziando dalla votazione dell'ordine del giorno presentato dal senatore Malan. Successivamente, grazie anche all'emendamento soppressivo a prima firma del senatore Belisario, siamo riusciti a ristabilire un minimo di giustizia. Sarebbe stato veramente bizzarro se in questo momento di difficoltà economica del nostro Paese, in cui abbiamo il problema degli esodati che ormai tutti conoscono, si fosse arrivati ad approvare quel provvedimento. Voglio, quindi, ringraziare tutti i colleghi dell'Aula che, grazie anche ad una sollecitazione del senatore Li Gotti e del Gruppo dell'Italia dei Valori, hanno votato secondo coscienza e, a mio parere, in modo molto corretto.

È rimasto, comunque, il comma 1 che riguarda le commissioni delle banche. Il senatore Lannutti nei suoi interventi ricorda sempre come in questo momento manchi il sostegno alle piccole e medie imprese da parte delle banche, benché queste abbiano ricevuto moltissimi denari da parte della BCE. Nonostante ciò, esse continuano a rendere difficoltoso l'accesso ai finanziamenti da parte delle piccole e medie imprese. Certamente era stato sbagliato vietare per legge l'applicazione delle commissioni bancarie con una formulazione così drastica e mal congegnata com'era stato fatto in precedenza, ma tentare oggi di ripristinare la possibilità di inserire tali commissioni in questo modo è altrettanto sbagliato, anche perché ci ritroviamo in un momento economico in cui non solo i consumatori ma anche, lo ripeto, le piccole e medie imprese, che sono il nerbo della nostra economia, si trovano strozzate.

Sul versante dei tassi di interesse abbiamo la conferma - questi sono i risultati di diverse indagini condotte recentemente anche dalla Commissione europea, che, tra l'altro, sono stati confrontati con quelli di altre Nazioni - che i nostri tassi di interesse sono altissimi. Relativamente ai nuovi finanziamenti erogati alle imprese non finanziarie, possiamo dire tranquillamente che le condizioni economiche in Italia sono peggiorate nettamente negli ultimi due anni. Il dato certo che abbiamo è che nel 2010 i tassi di interesse pagati dalle nostre imprese, se paragonati a quelli degli altri principali Paesi dell'area euro, sono certamente più alti.

A gennaio 2012, quindi molto recentemente, il tasso medio degli interessi sui finanziamenti alle imprese è stato pari al 4,1 per cento, contro il 3,5 della Spagna, il 3,3 della Francia e il 2,9 della Germania. La situazione italiana, sotto il profilo del rapporto tra le banche e dell'accesso ai finanziamenti per le piccole e medie imprese, possiamo dirlo, è assolutamente critica. I vertici dell'ABI addirittura si erano dimessi o avevano dichiarato che lo avrebbero fatto quando era stata abrogata la possibilità di applicare le commissioni. Ebbene, si è ritenuto di provvedere immediatamente e d'urgenza con questo provvedimento, mentre in realtà questo Governo non sta trovando nessuna soluzione concreta per risolvere un altro problema, non strettamente attinente a quello di cui stiamo parlando, ma che a noi dell'Italia dei Valori è molto caro. Abbiamo anche formalizzato diversi atti in quest'Aula perché si andasse verso una sua soluzione: parlo della risoluzione del problema dei crediti nei confronti della pubblica amministrazione.

Signor Presidente, per i motivi che ho elencato velocemente, ed esprimendo e rinnovando la nostra soddisfazione per l'abrogazione del comma 2 dell'articolo 1 del decreto-legge in esame, dichiaro il voto contrario del mio Gruppo. (Applausi dal Gruppo IdV).

VIESPOLI (CN:GS-SI-PID-IB-FI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

VIESPOLI (CN:GS-SI-PID-IB-FI). Signor Presidente, il Gruppo di Coesione nazionale voterà a favore del provvedimento, e lo farà, a maggior ragione, dopo che il Parlamento, con il contributo anche del nostro Gruppo, ha ritenuto di eliminare dal provvedimento il comma 2 dell'articolo 1.

L'inserimento di tale comma - lo voglio dire brevemente e per inciso - è testimonianza di un errore politico da parte del Governo: un errore così marchiano che il Parlamento, legittimamente e giustamente, ha ritenuto di evitarlo, per almeno due ordini di ragioni. Intanto, per ragioni di equità, perché intervenire in un contesto come quello che stiamo attraversando estrapolando dalla vicenda dell'impatto della riforma pensionistica un pezzo soltanto, e neanche quello più rilevante sul terreno del disagio e sul terreno economico e sociale, è sbagliato. È evidente infatti che il tema dell'impatto sociale della riforma previdenziale va considerato organicamente, interamente, senza estrapolazioni, tenendo conto dell'errore che è stato fatto di intervenire senza considerare la gradualità che ogni intervento a carattere pensionistico e di riforma pensionistica deve inevitabilmente portare con sé: altrimenti, il risultato è quello degli esodati, è l'incapacità di capire persino la dimensione del problema e del fenomeno, lasciando tante persone, che già si trovano in una condizione di incertezza e di precarietà, con un orizzonte ancora più incerto e ancora più precario. Poi, per una ragione di sostenibilità finanziaria della norma, che richiamava anche ad una tecnica legislativa che di per sé creava qualche difficoltà, nella misura in cui lo stesso Servizio studi del Senato ha attenzionato la questione sul terreno della copertura finanziaria, o comunque della congruità dell'intervento dal punto di vista finanziario.

Credo quindi che il Parlamento abbia fatto bene ad intervenire - al di là del merito e comunque anche nel merito - sopprimendo il comma 2 dell'articolo 1 e a restituire il provvedimento alla sua impostazione fondamentale, relativa al tema del credito, al tema delle banche, all'esigenza di costruire percorsi capaci di determinare un passo in avanti fondamentale a proposito della grande questione che tutti abbiamo di fronte, a cominciare dal sistema produttivo e delle famiglie: quella cioè dell'accesso al credito, della liquidità, della possibilità che le banche svolgano, soprattutto in una situazione di criticità, una funzione che va ben oltre quella che normalmente dovrebbero svolgere. Questo soprattutto se, come è stato correttamente sottolineato, il sostegno al sistema del credito è tale da consentire una corrente di credito verso il sistema produttivo e verso il sistema delle imprese, che non ha l'alibi dell'assenza e della carenza di risorse, visto il contributo di carattere europeo e considerata l'esigenza che, tra l'investimento finanziario e l'investimento produttivo, tutti dobbiamo spingere in direzione del secondo.

Il provvedimento è positivo, e su di esso voteremo favorevolmente, proprio perché introduce, anche attraverso il dibattito che si è sviluppato in Commissione e l'attività emendativa che si è concretizzata rispetto al testo originario, dei punti di avanzamento che cercano in qualche modo di rispondere alle esigenze delle banche dal punto di vista del loro intervento sul terreno delle commissioni, sul terreno delle risorse, in termini di istruttoria e quant'altro e, contemporaneamente, di determinare condizioni di regolamentazione per evitare che si vada oltre il consentito, come purtroppo in alcuni casi, per non dire in molti, si è verificato.

Ma c'è di più: noi riteniamo - o ci auguriamo - che la positività del provvedimento stia soprattutto in itinere, cioè riteniamo positivi il riferimento all'Osservatorio del credito ed il superamento di una sorta d'impostazione prefettizia che era stata data al precedente Osservatorio, quello del 2009, che pure aveva il significato positivo di riportare nella dimensione del territorio il controllo sui flussi e sull'erogazione del credito.

Realizzare quest'Osservatorio credo sia utile perché c'è un riferimento in particolare, quello al merito del credito in relazione alle questioni locali, che rappresenta il motivo per il quale lo guardiamo anche in prospettiva, nella sua capacità concreta di muoversi e di operare. Molte volte, infatti, il problema non è soltanto relativo al costo, ma alla cultura del credito, soprattutto del sistema produttivo micro, che ha la necessità di essere accompagnato nel rapporto con il credito stesso. Sovente, infatti, è la scelta tecnica, più del costo del credito, a determinare problematicità, quando l'accesso al credito non è tecnicamente accompagnato e determina operazioni a breve, più che a medio e lungo termine, con il risultato di immobilizzare la piccola impresa, gravandola di oneri finanziari insostenibili. Questo provoca quelle condizioni che, al di là della commissione e dello stesso tasso, costituiscono spesso le motivazioni dell'incapacità della piccola impresa di utilizzare positivamente il sistema e l'intervento del credito.

Non riteniamo certamente che quest'intervento sia esaustivo - né d'altra parte avrebbe potuto esserlo - con riferimento ad una problematica straordinaria e fondamentale. Neppure riteniamo che esso vada nella direzione di affrontare la grande questione che tutti stiamo discutendo, cioè come avvenga l'immissione di liquidità, non soltanto com'è già stato fatto, attraverso la «bancabilità» dei crediti nei confronti della pubblica amministrazione. Qualche passo in avanti in tale direzione è stato fatto, per rendere appunto «bancabile» il credito, in particolare da parte del piccolo sistema produttivo. Ma resta aperta la grande questione relativa a come determinare un intervento su una massa finanziaria enorme, che può immettere liquidità nel sistema produttivo.

Ora, mi permetto di ricordare - in particolare ai componenti della Commissione bilancio, ad iniziare dal Presidente - che almeno un anno e mezzo fa, durante il dibattito in Commissione, fu approvato un emendamento a prima firma del senatore Fleres, che andava esattamente nella direzione di individuare una soluzione per il problema dei crediti vantati nei confronti della pubblica amministrazione. Quell'emendamento in Commissione fu persino approvato, salvo essere riassorbito in negativo all'interno dell'ennesimo maxiemendamento che fu sottoposto ad un voto di fiducia e con il quale si evitò di affrontare il problema. Si diceva, infatti, che era insostenibile sul terreno del riconoscimento stesso, in quanto sul debito avrebbe avuto un impatto che non si sarebbe potuto fronteggiare.

Il problema resta e la questione è del tutto aperta, pertanto bisogna cercare di affrontarli quanto prima. Già da qualche mese abbiamo presentato un disegno di legge in tal senso, e ci auguriamo che, al di là delle tendenze elettoralistiche, si trovino il rigore, la volontà, la serietà e la capacità di affrontare la questione, che è una di quelle dirimenti per determinare la svolta sul terreno della crescita e dello sviluppo. (Applausi dal Gruppo CN:GS-SI-PID-IB-FI e della senatrice Rizzotti).

DE ANGELIS (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DE ANGELIS (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Signor Presidente, desidero innanzitutto annunciare che il Gruppo Per il Terzo Polo:ApI-FLI voterà a favore di questo provvedimento.

Anche noi abbiamo contribuito alla soppressione del comma 2 dell'articolo 1, e di questo siamo felici, anche perché abbiamo ridato comunque centralità al Parlamento. Di una cosa, però, non siamo particolarmente soddisfatti: noi pensavamo che nell'ambito di questo provvedimento si trovasse non dico la soluzione, ma almeno un aiuto per quel 95 per cento di piccole e medie imprese che rappresenta praticamente la totalità di quelle italiane ed è fatto di gente che va a lavorare, al di là di quell'articolo 18 sul quale oggi sono incentrati, anche a livello mediatico, una grande discussione dell'opinione pubblica ed un profondo confronto tra Parlamento, forze politiche, Governo e parti sociali.

Il problema che oggi stiamo discutendo è quello centrale relativo alla piccola e media impresa e a quel discorso microeconomico di cui parlavano anche altri colleghi. Infatti il problema serio di questa piccola e media azienda sta purtroppo e tragicamente venendo agli occhi di tutti su televisioni e giornali. Mi riferisco al tragico esempio di molti imprenditori che vivono l'azienda, il lavoro e il confronto giornaliero con i lavoratori e con le famiglie dei loro occupati, che cercano di risolvere il problema, senza però riuscirvi, e non avendo una soluzione, come vediamo in questi giorni, scelgono come forma ultima il suicidio.

Questo è un problema che andrebbe risolto, e mi auguro che in questo provvedimento ci fossero delle norme volte in qualche modo a risolverlo. Non è un problema che si può risolvere con emendamenti di politica centralistica, dicendo che il tasso deve essere quello e che le spese di commissione possono essere altre. Viviamo in una situazione di libero mercato, e in un momento come questo, in cui l'Europa finanzia le banche all'1 per cento e le banche comprano titoli pubblici, deve esserci spazio anche per il credito alla piccola e media impresa.

C'è una forma delle aziende italiane che configura un dumping all'incontrario rispetto alle aziende straniere. Noi abbiamo infatti il restringimento del credito; il costo del credito è più alto rispetto a quello delle aziende europee e c'è un costo dell'energia che giorno dopo giorno aumenta rispetto alle aziende europee. C'è un problema che è ormai atavico e strutturale: abbiamo un deficit infrastrutturale che rende ancora più difficile fare azienda in questo momento. È chiaro allora che il Governo deve oggi impegnarsi in un ragionamento con l'ABI per far sì che possa esserci un'apertura da parte delle banche verso la piccola e media impresa.

Non possiamo risolvere il problema approvando un emendamento che prevede che nel caso di sconfinamenti fino a 500 euro non si applichi la commissione: non è quello il problema. Voi sapete che c'è la morte civile per chi fa un assegno scoperto perché dopo tre giorni c'è il protesto immediato e quell'imprenditore non può più fare assegni.

È una situazione di una gravità estrema: o il Governo capisce che deve farsi carico presso l'ABI di forme di intervento verso la piccola e media impresa o il sistema più va avanti e più ci sarà un'emorragia dura, seria e vera nei confronti della piccola e media impresa.

Lo stesso ragionamento riguarda i ritardati pagamenti della pubblica amministrazione. Un anno e mezzo fa, come Terzo Polo, predisponemmo un emendamento, votato anche dal collega Fleres, che fu poi approvato. Il Governo non lo inserì però nel maxiemendamento per problemi di copertura. Sento le proposte che si stanno facendo rispetto a questa problematica e non riesco a capire, se c'è uno scambio tra coloro che sono creditori nei confronti dello Stato nel senso che non paghino le tasse a fronte di quello che debbono avere dallo Stato, come si potrà trovare la copertura. È un problema serissimo che dovrà essere affrontato, che si somma a tutti gli altri piccoli problemi di tantissime piccole e medie aziende, quel mondo microeconomico che è tipico e sistematico dell'Italia.

Mi auguro che, come già detto (e ricordo che abbiamo approvato anche una mozione rispetto al problema dei ritardati pagamenti della pubblica amministrazione), che lo Stato si faccia carico di questa mediazione con l'ABI e si possa iniziare un percorso virtuoso, di apertura di credito nei confronti della piccola e piccolissima azienda, che soffre veramente grossissimi problemi di credito. Ci sono centinaia di migliaia di aziende, in Italia, che sono al limite del collasso: c'è bisogno di un intervento da parte dello Stato. (Applausi del senatore Milana).

SERRA (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SERRA (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Signor Presidente, mi consenta anzitutto di esprimerle le congratulazioni più sentite a nome del Gruppo e mio personale (lei sa la stima che ho nei suoi confronti), garantendole nel contempo la massima collaborazione del Gruppo e mia.

Mi soffermerò sul tema delle piccole e medie imprese e su quello correlato delle banche, sottolineando anche che mi sarei aspettato dal Governo una maggiore apertura ed una maggiore elasticità sull'emendamento presentato dall'Italia dei Valori. In questo momento, la stretta creditizia alle piccole e medie imprese rappresenta un freno forte alla crescita economica. È evidente che le banche, istituzioni private, perseguono il proprio lucro; tuttavia esse hanno ricevuto sovvenzioni pubbliche provenienti dalla Banca centrale europea per mantenere in equilibrio il sistema finanziario. Riteniamo quindi corretto che, oltre ad esercitare la propria attività di impresa, le istituzioni bancarie tengano a mente il proprio ruolo sociale, fondamentale nella rimessa in moto dell'economia italiana.

Alle banche si chiede oggi di tornare a servire il tessuto produttivo, le famiglie, i pensionati, tutti i soggetti economici e sociali. Nell'attuale frangente è loro compito valutare con attenzione la richiesta di credito che proviene dal territorio ed evitare un'eccessiva prudenza che rischia di sfociare nella riduzione sproporzionata della circolazione monetaria e nell'impossibilità, per i singoli cittadini, di effettuare quegli investimenti tanto necessari al Paese.

Questo provvedimento ha il merito di venire incontro all'esigenza, avvertita nel tessuto produttivo, in particolare nel mondo delle piccole e medie imprese, di rendere più efficienti e più semplici le procedure di erogazione dei finanziamenti da parte delle banche. Riteniamo equo quanto previsto dall'emendamento alla prima parte dell'articolo 1 presentato in Commissione dal relatore, che prevede, a particolari condizioni di garanzia e per una durata massima di sette giorni, una deroga al pagamento delle commissioni da parte di famiglie titolari di conto corrente.

Per rispondere invece all'allarmante questione della stretta del credito, riteniamo assolutamente condivisibile la decisione del Governo di prevedere l'istituzione di un ufficio pubblico tecnicamente qualificato, quale l'Osservatorio sull'erogazione del credito alle imprese. Tale organismo potrà attivarsi per richiedere informazioni utili a valutare le criticità nel procedimento di concessione dei finanziamenti. E le banche saranno di conseguenza obbligate, nel rispondere, a motivare le ragioni di eventuali dinieghi.

È meritevole di nota che tale disposizione non comporti oneri per la finanza pubblica: l'Osservatorio è infatti istituito presso il Ministero dell'economia ed è composto da rappresentanti di tale Dicastero, oltre che del Ministero dello sviluppo economico e della Banca d'Italia, che partecipano anch'essi a titolo gratuito nell'ambito delle attività istituzionali. È importante inoltre che anche gli altri soggetti coinvolti nelle dinamiche della concessione del credito, cioè l'ABI e le associazioni delle imprese e di categoria, siano chiamati a partecipare all'Osservatorio, senza diritto di voto, con funzioni informative e di rappresentanza degli interessi. Riteniamo poi molto utile che l'organismo, oltre ad attivarsi d'ufficio, possa farlo su segnalazione delle imprese che lamentano l'ingiustificata mancata concessione di un credito o la sua ingiustificata revoca.

Diventa fondamentale quindi che l'Osservatorio sull'erogazione del credito da parte delle banche alle imprese diventi al più presto operativo e che la sua attività, ben pubblicizzata, venga svolta in maniera snella poiché è nota la riluttanza delle piccole e medie imprese a rivolgersi a strutture ministeriali, spesso considerate troppo burocratizzate e poco orientate all'efficienza.

Sarebbe dunque auspicabile che l'istituzione dell'Osservatorio si realizzi nel più breve tempo possibile, entro tre mesi dalla data di entrata in vigore del decreto, secondo quanto chiesto dalla Commissione industria, e che la competenza sia estesa a tutta la clientela delle banche, oltre che alle imprese.

È importante infine che l'attenzione venga rivolta anche alle peculiarità e differenze nell'ambito di diversità dovute al settore d'appartenenza, alle dimensioni delle singole imprese e alle diverse zone geografiche del territorio nazionale.

Auspichiamo quindi che l'Osservatorio possa rappresentare un primo e importante tassello nel processo di rimessa in moto dell'economia italiana, un gesto che dimostri che la crescita oggi è la priorità per tutti: Governo, parti politiche e parti sociali.

Per questo voteremo a favore. (Applausi dal Gruppo UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI).

PRESIDENTE. Grazie, senatore Serra, anche per le cortesi espressioni che ha inteso rivolgermi all'inizio del suo intervento.

GARAVAGLIA Massimo (LNP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GARAVAGLIA Massimo (LNP). Signor Presidente, in premessa anch'io a nome del Gruppo le formulo i migliori auguri per il suo nuovo ruolo di Vice Presidente vicario.

Ma veniamo al merito del decreto in esame, l'ennesimo sul quale non è stata posta la questione di fiducia. È questa la sorpresa! Ed infatti, non essendo stata posta la questione di fiducia, è saltato quel comma vergognoso che salvava le pensioni dei grand commis di Stato. Però non illudiamoci: conoscendo i nostri tecnici, porranno la fiducia alla Camera e lo sottoporranno di nuovo all'esame del Senato con la fiducia, in barba alla sovranità popolare.

Bisogna quindi tenere molto, molto alta la guardia, e noi lo faremo, perché siamo quelli che credono ancora che sia il popolo a comandare, e non fantomatici tecnici che poi si fanno commissariare dai tecnici. Tutto ciò è molto divertente, e lo è ancor di più se si guarda più in profondità alla chiamata in squadra, in particolare, del professor Giavazzi. Ebbene, si chiama un tecnico per evitare che scriva articoli, come ha già fatto da editorialista del «Corriere della Sera», in cui critica la politica economica assolutamente demenziale del Governo, tutta tasse, che deprime la crescita e quindi allontana ancora di più il miraggio del pareggio di bilancio. È chiaro che, chiamato in squadra, il buon Giavazzi non potrà più dire la verità. Anche questo fa parte della strategia dell'attuale Governo. Però, ciò non basta.

Avremmo dovuto chiamare il decreto in esame «decreto refusi». C'erano due refusi che si voleva correggere: quello con cui si andavano a toccare le pensioni dei grandi funzionari dello Stato (guai!) e quindi si è tentato di rimediare e poi il famoso pasticcio delle commissioni bancarie che abbiamo vissuto qui in Senato. Si poteva correggere semplicemente nello stesso disegno di legge, ma si è preferito fare, per così dire, un film e presentare un decreto-legge ad hoc per - diciamo così - nascondere l'errore. Ma alla fine le bugie hanno le gambe corte.

Di errore in errore, stiamo però andando davvero a ramengo. Ne citiamo solo alcuni.

Il professor Monti si è risentito parecchio perché Tremonti (ma anche altri: chiunque sappia fare due conti anche con la calcolatrice con i tasti belli grossi) si è reso conto che i conti presentati nel Documento di economia e finanza contengono delle sovrastime e delle sottostime: sovrastime di entrate e sottostime, soprattutto, di uscite.

Quanto poi agli errori, ricordo i famosi refusi della ministro Fornero (a noi di Milano piace mettere sempre l'articolo davanti: è un vezzo, ci piace sbagliare) che con un refuso, con un bel refuso crea un danno di 10-15 miliardi di euro, quei famosi 300.000, 350.000 esodati che per un po' di anni rimarranno a spasso senza pensione, né lavoro. Ebbene, dove sono in bilancio questi quattrini?

Ma dove sono in bilancio anche i maggiori tassi di interesse? Anche le previsioni dei tassi d'interesse e dello spread che sarebbe dovuto rimanere sotto i 200 non sono state rispettate. È finito l'ombrello della BCE, che non può più stampare moneta, salvo forse - sottolineo: forse - stamparne un po' (500 miliardi) a fine anno. Che cosa succede, allora? Dobbiamo aspettarci l'intervento del Fondo monetario internazionale? Ci mancherebbe solo questo smacco al Governo commissariato dei tecnici e poi avremmo fatto veramente il capolavoro!

Oggi il Governo ci parla però di taglio della spesa. Abbiamo scoperto che forse è possibile tagliare la spesa di 4 miliardi. Ebbene, 4 miliardi su 810 è meno dello 0,5 per cento: ci mancherebbe che non riusciate a fare un taglio di 4 miliardi! Il problema è che si fa fatica a fare anche questo.

In ogni caso, un eventuale taglio di 4 miliardi non è in grado neanche di compensare la crescita: dal 2011 al 2012 la spesa aumenta di oltre 10 miliardi, quindi si va a tagliare - oh Madonna! - e tagliando non si riesce neanche a compensare l'incremento della spesa, per cui non si taglia purtroppo un bel niente.

Per non dire poi del pasticcio dell'IMU, che penso ormai rimarrà negli annali e verrà studiato fra qualche decennio sui libri di scuola come esempio di come non si fa una nuova norma. Chi oggi nel Paese è in grado di capire come funziona l'IMU e quanto dovrà pagare? Chiaramente nessuno, perché non funziona niente in questa norma. L'unico dato certo è che bisogna consigliare ai cittadini, per non sbagliare, di pagare il minimo possibile: inizia a pagare un terzo, poi si vedrà. Poi si vedrà!

I Comuni, del resto, avranno la possibilità di rivedere le aliquote, e noi ci auguriamo che le rivedano al ribasso. Perché, infatti, fare dei sacrifici? Chi glielo fa fare ai cittadini di sostenere dei sacrifici, quando è tutto perfettamente inutile e quando poi non si sa neppure dove andrà a finire tutta questa valanga di entrate?

Ebbene, quest'anno il bilancio aumenta di 45 miliardi di euro, con 20 miliardi di imposte dirette e 25 di imposte indirette: conosciamo tutti il caso della benzina, con un aumento di più del 20 per cento in un anno di sole imposte. Ma dove vanno a finire questi 45 miliardi? Semplicemente, i «tecnici» non dicono ai cittadini che ne diamo 35 per salvare la Grecia e il Portogallo: e certo, siccome siamo messi bene, diamo 35 miliardi per Grecia e Portogallo!

Non contento, poi, il buon professor Monti, senza che il Parlamento ne fosse conscio, firma a Bruxelles un bell'impegno, quello cioè di destinare altri 14,3 miliardi per il Fondo salva Stati: ma certo, siccome siamo generosi, andiamo avanti! Non solo: mentre all'inizio era previsto che questi 14,3 miliardi dovessero essere spalmati in cinque anni, siccome abbiamo la forza e siamo un grande Paese - nonostante siamo messi da buttar via - si è pensato bene di anticipare 6 miliardi da qui a settembre. In questo modo, ai 35 miliardi per Grecia e Portogallo si vanno ad aggiungere questi altri 6 miliardi, per un totale di 41 miliardi, che vanno a mangiare così tutti quei 45 miliardi di tasse in più che noi abbiamo chiesto come sacrificio ai cittadini.

Detto questo, c'è ancora qualcuno che pensa che sia possibile parlare di crescita. In realtà, secondo noi della Lega Nord dovremmo semplicemente rovesciare la questione. Pensare che arriveranno soldi in forma di tasse dai cittadini allo Stato e che poi lo Stato li redistribuisca in sgravi fiscali, in investimenti, in pubblico impiego, secondo noi è semplicemente e sinceramente una follia. La cosa più semplice da fare è lasciare i quattrini nelle tasche di famiglie e imprese, ribaltando dunque, come dicevo, la questione.

Ci si dirà che lo Stato non ce la fa: e va bene, sarà la volta buona che lo Stato taglierà davvero la spesa!

Il Governo ci dice che forse taglierà la spesa di 4 miliardi e che forse non aumenterà l'IVA ad ottobre, ma nel frattempo non dice nulla sul fatto che la Regione Sicilia stabilizza 22.000 persone: ci si dirà che erano precari e che erano già lì. Ho capito, peccato però che nelle aziende private, quando per un lavoratore a termine è finito il contratto, quel lavoratore va a casa, e noi abbiamo centinaia di migliaia di lavoratori il cui contratto è scaduto. Nel pubblico non è così e adesso queste 22.000 persone sono a carico del bilancio dello Stato, perché ovviamente le spese della Regione Sicilia sono pagate dallo Stato e non da quella Regione.

In conclusione, dunque, che cosa vogliamo noi della Lega Nord da questo Governo e da questo Parlamento? Finalmente oggi abbiamo assistito ad un sussulto di dignità: la norma scandalosa sulle pensioni dei grand commis di Stato è stata bocciata. Dovremmo continuare su questa strada e avere il coraggio di dire ai nostri cittadini che abbassiamo le tasse. Non quadrano i conti? Pazienza, tanto così non quadrano lo stesso! (Applausi dal Gruppo LNP. Congratulazioni).

TOMASELLI (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

TOMASELLI (PD). Signor Presidente, consenta anche a me, a nome del Gruppo del Partito Democratico, di associarmi alle congratulazioni per la sua nomina a Vice Presidente vicario del Senato.

Il tema su cui ci siamo concentrati in queste settimane nel valutare il provvedimento in esame è stato quello delle banche, delle commissioni, del rapporto tra il sistema bancario del nostro Paese e il sistema delle imprese, delle famiglie e dei consumatori. Ciò che è accaduto qualche minuto fa è tema di cui prendiamo atto. Un voto del Senato è un voto a cui ci rimettiamo. L'Aula ovviamente è sovrana. Spiace che questo sia accaduto nell'Aula del Senato e non in una discussione che avrebbe potuto vedere impegnato il Governo e le forze politiche che, pur nell'autonomia di giudizio e di comportamento, sostengono, per quanto ci riguarda con estrema lealtà, l'esperienza straordinaria ed eccezionale di questo Esecutivo.

La stessa responsabilità e determinazione l'abbiamo avuta e la terremo fino alla fine di questa esperienza anche in occasione di provvedimenti che non condividiamo del tutto, ma che riteniamo utili al lavoro che sta portando avanti l'attuale Governo. In questi mesi abbiamo già votato provvedimenti che ci convincevano in parte, e probabilmente continueremo a farlo. Non è il nostro Governo. Siamo ancora minoranza in questo Parlamento. Vorremmo semplicemente che la stessa determinazione, soprattutto da chi sostiene insieme al Partito Democratico questo Governo, ci fosse anche su provvedimenti che abbiamo auspicato e torneremo ad auspicare vengano assunti nelle prossime settimane per rilanciare la crescita, a cominciare dalla necessità di colpire con durezza i grandi patrimoni evasi in questo Paese, le grandi rendite, i patrimoni scudati: determinazione che, purtroppo, nei mesi passati non abbiamo visto.

Vorrei tornare al tema principale di questa discussione, quello delle banche, delle commissioni, del rapporto tra il sistema del credito e il sistema Paese. I colleghi intervenuti nel corso della discussione generale, i senatori Sangalli, Armato e Fioroni, hanno posto nel merito il giudizio positivo che diamo a questo provvedimento, hanno richiamato i miglioramenti che nel corso della discussione in Commissione sono stati raggiunti nella direzione di attutire l'impatto delle commissioni per quanto riguarda la gestione ordinaria del credito a carico di famiglie e imprese, nel rilanciare e rafforzare il ruolo del CICR (Comitato interministeriale per il credito e il risparmio) - sede istituzionale, noi riteniamo, per definire regole e modalità attraverso le quali questo tema, grazie anche al lavoro svolto dal Partito Democratico, è tornato ad essere tema di discussione nazionale sia dentro che fuori il Parlamento - affinché esso adotti provvedimenti di indirizzo che possano orientare e rimodulare il rapporto tra il sistema bancario e le varie modalità del credito con famiglie e imprese.

Abbiamo, io credo, rafforzato - e tornerò rapidamente su questo punto - il ruolo dell'Osservatorio per il credito, proposto quasi timidamente nel decreto-legge originario, ma che oggi può diventare, nell'attuazione concreta, uno strumento utile al sistema Paese. Abbiamo bisogno di maggiore trasparenza, di stabilità nel rapporto tra sistema bancario, utenti e consumatori. Abbiamo bisogno di regole chiare. Tutto ciò è mancato nel corso di questi anni.

Questo Osservatorio, così rimodulato, ampliato nelle sue competenze e rafforzato nella possibilità che siano chiamati a parteciparvi, oltre ai rappresentanti del sistema bancario, i rappresentanti delle associazioni di imprese e del mondo dei consumatori in senso lato, può rappresentare uno strumento utile, migliore, noi crediamo, rispetto all'esperienza, sicuramente non utile, degli osservatori presso le prefetture nei mesi e negli anni passati. Abbiamo lavorato per migliorare un provvedimento, nato probabilmente sulla base di un'urgenza. Del noto emendamento presentato dal Gruppo del Partito Democratico, forse tranciante nella sua impostazione, rivendichiamo lo spirito, senza alcuna retorica ed enfasi. Rivendichiamo totalmente lo spirito di quell'emendamento.

Veniamo da anni in cui, anche nella situazione - non vogliamo nascondercelo - di straordinaria difficoltà in cui il sistema bancario italiano è venuto a trovarsi, c'è indubbiamente uno spazio grigio nel rapporto tra il sistema bancario e gli utenti finali, siano essi imprese, famiglie o consumatori, che noi abbiamo fatto venire alla luce. Se questo è venuto fuori è grazie a quell'emendamento del Partito Democratico che è diventato legge e che con questo provvedimento in qualche modo stiamo correggendo, sì, ma nella direzione che noi auspichiamo, quella appunto di maggiore trasparenza e maggiore stabilità nel rapporto tra il sistema bancario e il sistema delle imprese e delle famiglie.

Peraltro, in una delle numerose audizioni che abbiamo avuto in Commissione industria nel corso del lavoro preparatorio di questo provvedimento, è stato richiamato - come anche da Confindustria, peraltro - uno studio della stessa Commissione europea che evidenzia come il 48 per cento delle piccole e medie imprese europee segnala un aumento dei costi diversi dal tasso d'interesse sulle operazioni di credito; questo 48 per cento in Italia diventa ben il 63 per cento. Quindi c'è un dato oggettivo negli ultimi anni: il tema dei costi ultronei al costo del denaro, inteso come tassi d'interesse, è un problema vero. Noi in qualche modo abbiamo fatto sì che venisse fuori chiaramente anche grazie a quel lavoro che oggi vieni qui sancito con una correzione che noi pensiamo possa essere anch'essa utile ad avviare una fase nuova.

Non ci vogliamo nascondere le difficoltà del sistema del credito. Su questo tema è facile fare demagogia, è facile fare populismo. Noi siamo votati al senso della responsabilità, vorrei dire all'etica della responsabilità. Vogliamo risolvere i problemi di questo Paese e non possiamo farlo criminalizzando un sistema bancario che ha sicuramente molte colpe ma anche molte difficoltà, all'interno di un sistema bancario globale che ha vissuto le criticità che tutti noi conosciamo.

Abbiamo ascoltato con attenzione i rappresentanti dell'ABI, la stessa Banca d'Italia. Non abbiamo mancato di esprimere in quelle occasioni le nostre osservazioni critiche, così come non possiamo non richiamare - uso questo esempio - l'esperienza, che anche questo provvedimento rilancia e rafforza, del ruolo dell'arbitro bancario e finanziario. Ad esempio, negli ultimi mesi, nell'ultimo anno 2011 è stato chiamato in causa da ben 3.600 ricorsi da parte di cittadini o famiglie; ben 2.700 di questi ricorsi, oltre il 62 per cento, hanno avuto un pronunciamento favorevole ai consumatori, agli attori di questi ricorsi. Quindi c'è qualcosa nel rapporto tra sistema bancario e imprese e famiglie che va corretto. Ci siamo chiesti quanti di questi pronunciamenti così favorevoli - in grandissima parte - ai consumatori finali hanno prodotto un miglioramento, un adeguamento conseguente nei servizi, nel rapporto tra banca e clienti finali, un maggiore equilibrio, una maggiore correttezza, una maggiore trasparenza?

Se un tema - riassumendo - posso richiamare, che è venuto fuori in maniera chiara nel lavoro che abbiamo fatto, è che c'è la necessità che il regolatore, da un lato, e il legislatore, dall'altro (il Parlamento innanzitutto, e poi il Governo), mettano mano a un rapporto di mercato - che vogliamo rimanga tale, perché quello tra sistema bancario e clienti finali non può non rimanere tale - che oggi è totalmente sbilanciato da una parte.

Noi abbiamo questa preoccupazione, la necessità, anche con regole più stringenti, più chiare, anche con un ruolo del regolatore più chiaro e con un ruolo del Parlamento e del legislatore conseguente, di mettere mano a questo squilibrio nel mercato che oggi vede oggettivamente un rapporto sfalsato e a favore di un attore rispetto all'altro.

Quello che ci preoccupa fortemente, infine, è il rischio che questa crisi, una crisi così devastante nei suoi aspetti sociali ed economici più gravi e più drammatici, non sia del tutto alle nostre spalle; anzi, siamo proprio dentro la fase peggiore, nei suoi aspetti drammatici, sociali ed economici, di questa crisi, e forse lo saremo ancora di più nei prossimi mesi. Questo ci mette nelle condizioni di dire che forse assisteremo nelle prossime settimane ad un ulteriore indebolimento e depauperamento del tessuto della nostra piccola e media impresa. C'è uno studio di Prometeia, di qualche settimana fa, che prevede addirittura un rischio, quello di 25.000 piccole e medie imprese del nostro Paese in default.

Noi vogliamo evitare questo rischio e ci preoccupa che questa crisi così devastante dal punto di vista sociale e produttivo, e che ha anche una sorta di influenza che rischia di diventare cronica sia ancora di fronte a noi, anche per gli aspetti tragici che stanno vivendo alcuni, siano essi i lavoratori o gli imprenditori che compiono scelte personali così tragiche, che qui non voglio richiamare se non in maniera molto veloce, per ovvi motivi.

Per questo, signor Presidente, signori rappresentanti del Governo, onorevoli colleghi, nell'annunciare il voto favorevole del Gruppo del Partito Democratico a questo provvedimento, evidenzio come noi pensiamo che un anello così importante, così decisivo per la tenuta del sistema produttivo e per il suo rilancio, quale è il sistema del credito, abbia bisogno davvero di più trasparenza, di minori regole, forse, ma di più stabilità, in un rapporto più utile e più fecondo con il sistema delle imprese, con le famiglie, con i consumatori e con il sistema Italia nel suo complesso. (Applausi dal Gruppo PD).

CURSI (PdL). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CURSI (PdL). Signor Presidente, colleghi, rappresentanti del Governo, desidero in primo luogo, come Presidente della 10a Commissione, ringraziare i due relatori, la senatrice Vicari e il senatore Bubbico, e tutti i colleghi che hanno partecipato ai lavori della Commissione industria, perché in quella sede abbiamo avuto la capacità di ottenere e apportare alcuni miglioramenti al decreto legge sulle liberalizzazioni, sul quale la Commissione aveva già espresso il proprio parere positivo.

Oggi vogliamo parlare di un tema fondamentale, nato dopo quel decreto-legge, che è quello dell'accesso al credito da parte delle famiglie e delle imprese. Già chi mi ha preceduto ha sottolineato l'importanza dell'Osservatorio, che era originariamente previsto dal decreto e che aveva il compito di monitorare l'erogazione del credito e le relative condizioni praticate dalle banche.

La Commissione industria, anche attraverso il lavoro che ha sempre svolto, e che l'ha contraddistinta, attraverso le audizioni che abbiamo tenuto a tutto campo, ha avuto la possibilità di apportare emendamenti importanti: per esempio, quello della rappresentanza dell'Osservatorio, che oggi sarà costituita dai rappresentanti delle associazioni delle imprese e dei consumatori, sui quali c'era una sollecitazione che veniva da più parti.

L'auspicio è che il lavoro dell'Osservatorio possa essere di aiuto, con le sue segnalazioni, al decisore politico, che dovrà nei prossimi mesi continuare a prestare la massima attenzione al tema dell'accesso al credito.

Si tratta di tematiche che la Commissione ha più volte avuto l'occasione di approfondire. Per esempio, richiamo ai colleghi del Senato il tema dei ritardati pagamenti, sul quale ricordo alcuni interventi fatti dai colleghi. Il tema dei ritardati pagamenti è veramente il tema fondamentale sul quale ci stiamo giocando la credibilità delle nostre piccole e medie imprese con alcuni fatti drammatici, che purtroppo sono avvenuti e che ci auguriamo non abbiano più a ripetersi su tale tema si è intervenuti negli ultimi mesi, prima di tutto con una specifica norma nell'ambito del cosiddetto statuto delle imprese e, subito dopo, con il decreto legge sulle liberalizzazioni, dove per la prima volta è stata data una prima risposta, attraverso l'individuazione di cinque miliardi di euro per il pagamento dei crediti vantati dalle imprese nei confronti della pubblica amministrazione. È un modesto segnale, ma è un segnale che è venuto fuori in modo forte dal lavoro che abbiamo svolto in Commissione e anche qui in Aula.

Così come è importante la scelta, che è stata fatta, sul ruolo del prefetto in quanto tale, il quale, ove ne sussistano motivate condizioni e in caso di urgenza, può intervenire. Sappiamo quanto sia particolarmente delicato il tema dell'accesso al credito in alcune aree del Paese, dove diventa sempre più difficile poter sperare in una giustizia che sia giusta e che dia la possibilità alle famiglie e alle imprese di lavorare e operare.

Per quanto riguarda le famiglie, anche in considerazione dell'attuale situazione di difficoltà, viene stabilito che non sia dovuta alcuna commissione nel caso di sconfinamenti pari o inferiori ai 500 euro, qualora questo avvenga per un solo periodo non superiore alla durata di sette giorni consecutivi per ciascun trimestre bancario. Detta così potrebbe sembrare poca cosa, ma sappiamo quanto sia importante, in alcune aree del Paese, questa norma, questa indicazione.

Il lavoro fatto dalla Commissione, con il supporto del Governo, è stato quello di dare dei segnali forti anche all'esterno, perché il decreto-legge sulle liberalizzazioni che aveva prodotto - sono d'accordo con il senatore Tomaselli - alcune norme che sono state dei segnali, aveva l'esigenza di dare un segnale forte. Ricordo che in questa sede tutti i Gruppi parlamentari dicevano che bisognava dare un segnale forte nel campo delle assicurazioni e delle banche. Penso che noi con i provvedimenti adottati abbiamo dato qualche segnale, abbiamo posto qualche paletto, abbiamo messo qualche condizione importante.

L'attuale stato di crisi del Paese denota una situazione drammatica dal punto di vista dell'accesso al credito. Rispetto al 2011, la capacità delle banche di erogare prestiti si è ancora più indebolita, ed il merito di affidabilità (rating) della clientela è peggiorato.

C'è stata - inutile negarlo - una forte contrazione di disponibilità di fondi per il credito alle imprese ed alle famiglie, causata sia dalla diminuzione della raccolta da parte delle banche italiane, ma anche dall'esigenza delle banche stesse di concentrare altrove i propri impieghi. Alla fine del 2011 i prestiti alla clientela residente ammontavano a circa 1.950 miliardi di euro ed erano pari al 120 per cento del PIL. Tra ottobre e dicembre 2011 il tasso di crescita dei prestiti al settore privato è sceso dal 4,2 al 2,3 per cento.

La contrazione del credito ha riguardato in misura prevalente i finanziamenti alle piccole e medie imprese e soprattutto a quelle in difficoltà connotate da un elevato grado di rischio nella restituzione del credito. Nel solo mese di dicembre 2011 si è registrata una contrazione di 21 miliardi di euro quanto a risorse impiegate dalle banche per prestiti al settore privato.

Le istituzioni - dobbiamo dirlo con convinzione - hanno ampiamente supportato il sistema bancario. Le polemiche, che qualcuno anche oggi ha fatto, giustamente, sul tema dei prestiti della Banca centrale europea al sistema bancario che poi non hanno trovato riscontro successivo nell'erogazione alle piccole medie imprese e alle famiglie, si riferiscono a un fatto che penso vada sottolineato, perché vorremmo anche in questo senso dare segnali diversi. In una parola, senza la crescita è a rischio l'intero sistema creditizio del Paese. Senza un'adeguata politica di contenimento dei costi, principalmente energetici, ma anche legati all'imposizione fiscale, rischiamo un pericoloso periodo di recessione. Insomma, c'è la necessità di adottare provvedimenti concreti per ridare fiducia al Paese.

Signor Presidente, mi avvio a concludere il mio intervento, ma le chiedo ancora qualche minuto per farlo, possibilmente nel silenzio dell'Aula, come ho sempre fatto io da quando sono senatore.

BATTAGLIA (PdL). Non sente nessuno.

CURSI (PdL). Non sente nessuno? Allora io non parlo più, Presidente?

PRESIDENTE. Lei ha ragione, però, come sa, a volte interrompere chi parla non è una scelta efficace. Siamo sempre in questa situazione. Comunque, ha perfettamente ragione: ha chiesto che vi sia un richiamo all'Aula, e questo c'è.

CURSI (PdL).Grazie, signor Presidente. Resta ferma pertanto la necessità che il sistema bancario accompagni - attraverso il credito alle imprese - la crescita del sistema Paese. Questo ci è stato garantito in corso di audizione dal direttore generale della Banca d'Italia, pur nella condivisa accezione che le banche svolgono comunque attività d'impresa, così come evidenziato dalla audizione con i vertici dell'Associazione bancaria italiana. E, quindi, sì al fatto che l'accesso al credito debba essere garantito alle iniziative più meritevoli, alla correttezza dei comportamenti e alla trasparenza delle condizioni contrattuali; no all'assunto che le banche si trasformino in mere imprese con finalità speculative, perché questo travalica lo spirito e la tradizione del sistema bancario di un Paese moderno e orientato allo sviluppo.

Insomma, il credito dovrà essere garantito dalle regole del mercato e non da un sistema dirigistico che introduce prezzi amministrati. Ben vengano nuove norme, ma questo dovrà essere lo spirito da seguire. Noi continueremo a vegliare convinti che ognuno deve fare la sua parte se vogliamo fare uscire il Paese dall'attuale stato di crisi. Siamo convinti peraltro che sia necessario un deciso impegno del Governo affinché realizzi nel minor tempo possibile almeno quelle iniziative volte a sbloccare i pagamenti in ritardo - quante volte ne abbiamo parlato in Commissione e in Aula! - verso le imprese, con un sistema di compensazione tra i debiti delle imprese nei confronti dello Stato (che queste devono pagare subito, anzi ieri) e i crediti delle imprese nei confronti dello Stato; uno Stato velocissimo a riscuotere e meno bravo a dare i soldi alle imprese. (Applausi del senatore Scarpa Bonazza Buora).

Quanto poi ad un'adeguata moratoria per le imprese in difficoltà, se ne parla da sempre, ma poi bisognerebbe verificare - l'abbiamo fatto in Commissione nel corso delle audizioni - quanti gruppi l'hanno approvata e quante imprese hanno potuto utilizzarla. Sarà necessario pertanto che la Commissione riprenda questo tipo di atteggiamento richiamando i gruppi bancari, soprattutto quelli più importanti che hanno stipulato con il Governo delle convenzioni per la moratoria, all'applicazione effettiva nei confronti delle piccole medie e imprese.

Occorre dare attuazione alle giuste misure di rilancio previste nel decreto cresci Italia; a tal proposito sottolineo che, nonostante l'approvazione del salva Italia e del cresci Italia, in giro non si vede granché. Basterebbe solo parlare con le famiglie e le piccole e medie imprese per rendersene conto.

Occorre tra l'altro operare una vera spending review del sistema pubblico, soprattutto in riferimento alla contrazione delle spese degli enti locali. Abbiamo visto che, per fare questo mestiere, il Governo tecnico sceglie altri tecnici. Speriamo che ci si fermi a questo punto, perché non so dove andremo a finire, anche dal punto di vista dell'operatività. Senza ciò, la politica del mondo bancario e le necessità finanziarie del sistema produttivo rischiano di imboccare una strada che difficilmente le porterà a ricongiungersi, al di là di una apprezzabile revisione organica della normativa legata all'attività creditizia.

Noi continueremo a fare il nostro dovere, la nostra parte, come Commissione e come Aula. A questo Senato penso non si possa rimproverare nulla dal punto di vista della produttività nell'esercizio della funzione legislativa. Abbiamo posto in essere parecchi provvedimenti importanti, forti anche della possibilità di poterli poi rendere operativi.

La sfida è aperta, e noi vogliamo vincerla nell'interesse dei cittadini e del sistema Paese.

È con tale spirito che dichiaro il voto favorevole del Gruppo del PDL. (Applausi dal Gruppo PdL).

Saluto ad una rappresentanza di studenti

PRESIDENTE. Sono presenti in tribuna gli studenti e gli insegnanti della Scuola secondaria di primo grado «Via Anna Frank» di Cesena.

A loro vanno il saluto e gli auguri del Senato per l'attività di studio.

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 3221 (ore 16,33)

PRESIDENTE. Metto ai voti la proposta di coordinamento C1, presentata dalla Commissione.

È approvata.

Procediamo alla votazione finale.

DI NARDO (IdV). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DI NARDO (IdV). Chiedo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Di Nardo, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, del disegno di legge, composto del solo articolo 1, nel testo emendato, con il seguente titolo: «Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 24 marzo 2012, n. 29, concernente disposizioni urgenti recanti integrazioni al decreto-legge 24 gennaio 2012, n. 1, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 marzo 2012, n. 27, e al decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214», con l'avvertenza che la Presidenza si intenderà autorizzata ad effettuare le eventuali ulteriori modifiche di coordinamento formale che dovessero risultare necessarie.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Sulla situazione nel Sud Sudan e sulla libertà religiosa in Africa

GARAVAGLIA Mariapia (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GARAVAGLIA Mariapia (PD). Signor Presidente, la ringrazio per avermi dato la parola e approfitto subito, per la sincera stima che nutro nei suoi confronti, per complimentarmi per l'incarico di Vice Presidente vicario che ha oggi ricevuto e per farle tanti auguri.

Intervengo su un argomento che ha avuto la sua adesione. In questi giorni, non essendo presente l'ambasciatore del Sud Sudan, ho ricevuto come componente della Commissione diritti umani una delegazione di rifugiati, a cui si è aggiunto un gruppo di Italians for Darfur. Ho chiesto la parola - non avrei approfittato della pazienza sua e dei colleghi - perché in questo momento il Consiglio di sicurezza dell'ONU sta discutendo una risoluzione che impegna tutti noi - i Parlamenti e i Governi che hanno capacità nelle sedi internazionali - a fare pressione affinché ciò che anche l'Unione africana e gli Stati Uniti hanno chiesto con tale risoluzione si possa verificare.

In fondo è la richiesta di lavorare a pacificare e a far valere quella zona di sicurezza tra i confini perché di fatto in questo momento è in atto un prodromo di una guerra civile. Se ne é conclusa da poco tempo una durata 20 anni per porre termine alla quale il nostro Paese si era dato molto da fare, perché l'attuale nostro Ministro degli esteri allora, come rappresentante delle Nazioni Unite, partecipava al gruppo Comprehensive Peace Agreement che ha lavorato per arrivare alla tregua e alla pace. Abbiamo un interlocutore in questo nostro Governo in carica che può ancora farsi parte diligente per far valere ciò che dalla risoluzione di oggi emergerà.

Potremmo chiedere al nostro Ministro di assistere al Segretario generale dell'ONU insieme ad altri colleghi per far sì che sia attuata la risoluzione e, in caso contrario, di arrivare, ai sensi dell'articolo 41 della Carta, anche ad altre misure. So che le sanzioni spesso sono un carico per i popoli invece che per i dittatori, ma ricordiamoci che il presidente del Sudan è al-Bashir, per il quale ci auguriamo possa avvenire ciò che è avvenuto per Taylor.

Aggiungo un altro elemento. Credo che abbiamo sofferto tutti per l'attacco all'università di Kano in Nigeria, è un'università verso la quale si è accanito il terrorismo di matrice religiosa. Questa nostra Aula ha approvato all'unanimità una mozione sulla libertà religiosa che impegnava il nostro Governo, nelle sedi opportune, a fare in modo che si verificasse un'attenta attuazione non solo della suddetta mozione, ma delle norme internazionali del caso. Affido alla nostra Presidenza il compito di far presente al Governo di seguire questi elementi di tensione elevata, che inficiano la pace nel mondo. (Applausi dal Gruppo PD).

PRESIDENTE. Senatrice Garavaglia, la ringrazio per entrambe le sottolineature. Non abbiamo bisogno di altri conflitti. È importante che si arrivi oggi a una risoluzione del Consiglio di sicurezza che riesca a bloccare la spirale che porterebbe il Sudan di nuovo ad una guerra civile. Per quanto riguarda l'attacco all'università e ai cristiani l'Aula ha più volte affrontato questi temi e c'è un'importante mozione, che lei ha ricordato, approvata all'unanimità in favore della libertà religiosa. Su questo, la Presidenza interverrà anche nei confronti del nostro Governo.

Sulla grave situazione occupazionale nella provincia di Napoli

ARMATO (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ARMATO (PD). Signor Presidente: già da due giorni i dipendenti di un'azienda di Castellamare di Stabia, l'ex Avis, stanno occupando la fabbrica. Tra l'altro, si sono posizionati sopra una torretta, un luogo pericoloso per la loro incolumità. Sono stati costretti a questo gesto di disperazione per il fatto che non hanno nessuna certezza in merito al loro futuro occupazionale: da tre anni sono in cassa integrazione, ma questa potrebbe scadere tra qualche mese, e non c'è - come ho detto - nessuna prospettiva.

Le possibilità ci sarebbero, però. Si potrebbe intervenire in base alle linee guida del progetto Più Europa, ma l'azienda non ha ancora presentato alcun progetto di trasformazione di quella area. parliamo di una fabbrica che ha una tradizione nella siderurgia perché lì si aggiustavano treni e aerei. Contemporaneamente, nella stessa Castellammare di Stabia, le antiche e famose terme sono state occupate dai dipendenti perché anche lì non vengono pagati gli stipendi, non ci sono prospettive occupazionali e la gestione è abbastanza confusa. Non ne voglio parlare perché sono intervenuta troppo spesso in Aula su questo tema, ma aggiungo qualcosa sulla condizione in cui versa la Fincantieri di Castellammare. Questa città era una delle aree più industrializzate del Mezzogiorno d'Italia, e adesso, per disattenzione, incuria, immobilismo, per incertezza non ha alcuna prospettiva di sviluppo.

Accanto alla solidarietà, che è un bel gesto, ma conta poco, chiedo interventi immediati e strutturali che garantiscano a quell'area una proposta industriale e, a queste persone, che si trovano in una condizione di disperazione, una qualche stagione di speranza. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Astore).

PRESIDENTE. Senatrice Armato, lei ha posto una questione specifica. Credo che ognuno di noi andando in giro per l'Italia senta con gravissima preoccupazione in ogni area territoriale un processo che riguarda perdita di lavoro e impossibilità di occupazione. Credo siano quindi giusti il suo richiamo e la sua sollecitazione al Governo perché ci possano essere misure che tengano insieme il rigore e l'equilibrio dei conti con lo sviluppo e l'occupazione.

Sull'utilizzo della cannabis per fini terapeutici

PERDUCA (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PERDUCA (PD). Signor Presidente, prima di parlare dell'argomento per cui ho chiesto la parola, mi volevo unire a quanto detto dalla senatrice Mariapia Garavaglia relativamente al conflitto tra i due Sudan, ricordando tra l'altro come, se è vero che esiste un mandato di cattura internazionale nei confronti del presidente al-Bashir, è altrettanto vero che, se al-Bashir dovesse trovarsi in Italia, il nostro Paese non sarebbe attrezzato al 100 per cento per arrestarlo e per trasferirlo all'Aja, perché ancora non abbiamo definitivamente adeguato il nostro ordinamento - il relativo provvedimento giace in Senato da quasi un semestre - alle norme dello Statuto della Corte penale internazionale. Auspichiamo che entro la fine del mese si possa finalmente arrivare alla conclusione di questo lungo percorso, anche perché il 2 luglio ricorre il decimo anniversario dell'entrata in vigore di questo Statuto e della creazione della Corte stessa.

Volevo poi informare l'Aula che nella nostra Regione - intesa come sua, Presidente, e mia - stamani è stata adottata la prima legge in Italia che consente l'utilizzo medico della canapa. È una legge che può andare incontro a tutti coloro i quali hanno problemi con il dolore e con l'appetito. Vengono in mente la sclerosi laterale amiotrofica e il glaucoma. È una legge che si spera possa andare a semplificare tutti quei passaggi burocratici per quanto riguarda l'acquisizione di questo tipo di sostanza e per la relativa distribuzione, sia che si tratti di terapie somministrate in ospedali, o comunque in hospice, sia che si tratti, fortunatamente, di terapie a domicilio.

Occorre ricordare, a beneficio dei colleghi senatori, ma anche del rappresentante del Governo, il quale all'epoca sedeva qualche sedia più su, che quando si discusse della legge sulle terapie palliative il Senato adottò un ordine del giorno, presentato dalla senatrice Poretti e sottoscritto da oltre una ventina di senatori, poi accolto dal Governo Berlusconi - e sappiamo quanta attenzione vi fosse relativamente alla possibilità di immettere in canali illegali la canapa, seppur quella terapeutica - che riconosceva la possibilità di produzione autoctona (a Rovigo) e anche di distribuzione, grazie allo Stabilimento Chimico Farmaceutico Militare di Firenze, di derivati della canapa.

Credo che questo passo avanti da parte della Regione Toscana per quanto riguarda la libertà terapeutica sia un esempio da seguire e che il Governo, visto e considerato che comprare queste medicine all'estero costa anche molti soldi e che l'anno scorso sono stati bruciati 40.000 euro di prodotto già preparato a Rovigo, possa fare un ulteriore passo nella direzione giusta, prendendo in considerazione i vari disegni di legge che nel corso di questa legislatura sono stati presentati in materia, e arrivare ancora una volta a portare l'Italia, per quanto riguarda le terapie mediche, ad un livello di reputazione europea e non più vicino - ahinoi! - all'Africa.

PRESIDENTE. Senatore Perduca, a parte altre considerazioni, su cui sono personalmente d'accordo, mi pare che a seguito del suo intervento sia giusto soprattutto fare un richiamo a tutti, perché l'aspetto più impressionante e negativo è che noi ancora non siamo a posto con lo Statuto della Corte penale internazionale. Mi pare che questo sia un impegno che dobbiamo assumerci perché l'Italia deve fare la sua parte su questa vicenda.

Sulla prossima visita del Pontefice in Toscana

PORETTI (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PORETTI (PD). Signor Presidente, rimaniamo in Toscana, per così dire, con riferimento sia alla nostra appartenenza regionale sia alla provenienza delle notizie di questi giorni.

Da fonti della stampa locale, ma anche nazionale, abbiamo appreso che il prossimo 13 maggio la diocesi di Arezzo-Cortona-Sansepolcro riceverà una visita da parte del Pontefice Benedetto XVI, che verrà addirittura accolto dal Presidente del Consiglio, il senatore e professore Mario Monti.

Dalle notizie di cronaca locale abbiamo appreso che la visita avrà un costo di 500.000 euro, pertanto abbiamo presentato un'interrogazione (la cui risposta non sollecito ora, visto che, una volta depositata, dovrà essere vagliata dagli uffici prima della pubblicazione). Poco potrebbe interessarci la cosa, se non si dicesse che 120.000 euro arriveranno dalla Regione Toscana, 90.000 dal Comune di Arezzo e ancora non è chiaro in quale misura contribuirà la Provincia di Arezzo. A parte qualche soldo preso dalle donazioni e dalle elemosine della diocesi di Arezzo, pare che il resto verrà in carico al Governo.

Tra le altre informazioni apprese dai giornali locali, figura che anche l'uso dei mezzi di trasporto - in particolare degli elicotteri - del Pontefice e del personale che lo accompagna, guardie svizzere comprese, sia a carico dell'Aeronautica militare.

Anche se, come dicevo, abbiamo presentato un'interrogazione al riguardo, attualmente al vaglio degli uffici, credo che in un momento come questo, molto delicato anche dal punto di vista economico, la domanda è se davvero lo Stato italiano - e in particolar modo del Governo - intende garantire un impegno economico per la visita del Pontefice, come Capo di Stato estero che va in visita presso una diocesi.

GARAVAGLIA Mariapia (PD). Ma appunto è un Capo di Stato!

PORETTI (PD). A questo punto, viene da chiedersi sotto quale voce del bilancio dello Stato vengano considerate queste spese e quanto costino all'Aeronautica militare tali spostamenti di un Capo di Stato estero. Lo stesso trattamento vale per tutti i Capi di Stato estero che vengono in Italia e si rivolgono allo Stato italiano per essere agevolati nelle loro visite?

Abbiamo depositato l'interrogazione e spero venga fatta luce sulla vicenda, per capire se è tutto vero oppure se la notizia è stata inventata di sana pianta ed in realtà il Vaticano pagherà di tasca propria il costo della visita al santuario della Verna, in provincia di Arezzo.

PRESIDENTE. Senatrice Poretti, non conosco la sua interrogazione, che lei ha illustrato per punti: non è stata ancora pubblicata, ed è alla valutazione degli uffici e della Presidenza. Su di essa ci sarà poi la risposta, una volta che l'iter sarà stata perfezionata.

Su affermazioni di esponenti del Governo in merito

alla situazione degli imprenditori in Italia

TORRI (LNP). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

TORRI (LNP). Signor Presidente, vorrei intervenire in merito ad alcune notizie lette ultimamente sui giornali.

La prima fa riferimento a quanto ha detto il Presidente del Consiglio, ed anche mio collega, senatore Monti, a proposito degli imprenditori (non so se da stamattina ciò sia stato evocato in Aula). Sembra che abbia affermato che in Italia gli imprenditori suicidi non sono ancora così tanti come in Grecia.

Signor Presidente, lo dico con rispetto, ma a volte mi chiedo se il presidente Monti non abbia fatto della propria cultura un cavallo di battaglia troppo avanzato. La frase, se fosse vera, ritengo sarebbe molto sbagliata, perché gli imprenditori - tengo a precisarlo, nella speranza che il sottosegretario Malaschini lo riferisca anche al Ministro ed ai Sottosegretari che si occupano di economia - quando lasceranno perdere i suicidi, potrebbero organizzarsi per fare altro, e allora insorgerebbero problemi di altra natura.

Oggi ho preso umilmente il treno per venire a Roma e le lascio immaginare i commenti della gente che ho avuto modo di ascoltare sulle eventuali assunzioni di Bondi, Amato e di quell'altro.

Se noi siamo delle persone con un po' di sale in zucca, credo che dovremmo assumerci tutte le responsabilità del caso. Penso che Bondi sia una brava persona e che abbia fatto molto bene alla Parmalat, ma penso anche che abbia 77 anni e che si possa trovare una persona un pochino più giovane per occuparsi di certe questioni. Vorrei allora che il sottosegretario Malaschini lo riferisse al Ministro, e anche agli altri Sottosegretari, perché non credo, se continuiamo con questo sistema, che l'immagine del Palazzo ne esca molto bene.

Per quanto riguarda gli imprenditori, sono molto preoccupato. Il marito della sorella di mia moglie, che lavorava in Grecia, è venuto via da quel Paese ritenendo di poter fare l'imprenditore anche in un'altra parte del mondo. Non ha scelto però la soluzione italiana, anche perché credo che lui, essendo più dotato di me fisicamente, avrebbe avuto modo di puntualizzare il problema in maniera molto consona al Ministro greco. Non vorrei che succedesse la stessa cosa anche in Italia. Invito allora alla cautela tutti coloro che hanno dei ruoli di Governo nel parlare degli imprenditori. (Applausi dal Gruppo LNP).

PRESIDENTE. Senatore Torri, rispetto alle sue valutazioni politiche ovviamente non ho niente da dire in questa sede.

Credo che i suicidi siano per tutti, nessuno escluso, un dramma, una tragedia di cui nessuno si può felicitare e che non dovrebbero accadere; spero però che converrà con me sul fatto che nessuna forma di violenza risolve le questioni da affrontare.

Sulle forme di pubblicità dei lavori della 1a Commissione
in sede di esame dei disegni di legge di riforma costituzionale

SALTAMARTINI (PdL). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SALTAMARTINI (PdL). Signor Presidente, ho chiesto la parola per sottolineare come sia credo in fase positivamente avanzata, e spero positivamente avanzata, il processo di revisione costituzionale sulla struttura di Governo e sul funzionamento dei suoi apparati istituzionali.

Osservo, Presidente, come i lavori in Commissione, che sono naturalmente importanti e prodromici alla modifica di cui stiamo parlando, siano documentati con il resoconto stenografico, con gli strumenti, diciamo così, manuali che venivano usati nell'Assemblea costituente nel 1946-1947. Mi permetto allora di sottolineare, indipendentemente dalla previsione del Regolamento del Senato, come sia davvero inconcepibile che una riforma così straordinariamente importante per il nostro Paese non sia documentata attraverso le strutture delle moderne tecnologie digitali.

È noto, Presidente, che ancora oggi si fa riferimento ai lavori preparatori non solo dell'Aula, ma anche a quelli che si sono svolti nella cosiddetta Commissione dei 75; ritengo quindi che, considerate le risorse che il Senato della Repubblica impiega nei processi legislativi per tutto l'apparato del personale, per tutto ciò che riguarda quello che oggi viene discusso sulle spese degli apparati istituzionali, si tratti di una condizione assolutamente non giustificabile.

Auspico quindi che da parte sua e della Presidenza del Senato sia rivista questa condizione, perché ci troviamo in presenza di una riforma la cui caratura, la cui natura merita davvero di essere storicamente documentata, tenendo conto che spesso nella giurisprudenza della Corte costituzionale si è fatto riferimento ai lavori preparatori, specie quando si tratta di una riforma così importante e radicale.

Concludo, signor Presidente, dicendo che per quanto concerne la prassi che viene seguita all'interno di questo ramo del Parlamento, il Regolamento del Senato non può andare, come tutte le leggi, contro il buon senso e contro la logica. Credo che molto spesso attaccarsi a delle prassi parlamentari o a delle regole sia veramente il contrario di quello che significa lo Stato di diritto nella sua evoluzione.

Mi auguro quindi che vi sia da parte della Presidenza del Senato, un approfondimento della questione, perché ritengo che, al di là di tutte le misure che verranno adottate in questa legislatura, il progetto di riforma della Costituzione in esame, oltre alle modifiche che sono state già attuate con riferimento agli articoli 81 e 51 della Costituzione, rappresenti la prima riforma strutturale vera e significativa della Costituzione repubblicana.

PRESIDENTE. Senatore Saltamartini, sul tema io personalmente concordo con lei. Che la riforma costituzionale di cui si sta discutendo sia una questione di estremo rilievo, che avrebbe necessità di un coinvolgimento di tutti, non solo dei membri della Commissione, in modo dettagliato già prima di arrivare in Aula, è indubbio.

Il nostro Regolamento, come lei diceva, non consente l'utilizzo di tecnologie digitali, che peraltro, quando si discute di altri temi, tutti riconosciamo. Per inciso, ho sostenuto questa esigenza, a nome del Senato della Repubblica e della Camera dei deputati, alla Conferenza dei Presidenti dei Parlamenti che si è tenuta a Varsavia la settimana scorsa. Quindi, siamo - ognuno di noi - in qualche contraddizione. Comunque, su questo argomento ovviamente si deve esprimere la Giunta per il Regolamento.

Io sottoporrò questa questione al presidente Schifani. A volte - mi dicono gli Uffici - è accaduto che, anche quando le Commissioni erano in sede referente, considerato l'importanza delle questioni da affrontare (in questo caso l'importanza indubbiamente c'è), è stato possibile avere, rare volte, almeno il testo stenografico. Quindi, sottoporrò tale questione al presidente Schifani, trattandosi indubbiamente di un tema di grande rilievo. Si tratta di modifiche regolamentari che potremmo anche fare, essendo funzionali ai nostri lavori e non complicatissime, se affrontate per tempo.

Per lo svolgimento e la risposta scritta ad interrogazioni

MENARDI (CN:GS-SI-PID-IB-FI). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MENARDI (CN:GS-SI-PID-IB-FI). Signor Presidente, vorrei sollecitare la risposta del Ministero dell'economia e delle finanze alla mia interrogazione 4-06570. Essa richiama altre due mie interrogazioni, che hanno sostanzialmente lo stesso contenuto e che sono rivolte al medesimo Ministero, affinché lo stesso possa esercitare la vigilanza sulle fondazioni di origine bancaria. Sui fatti che ho esposto nelle suddette interrogazioni è stato scritto un libro, anche perché si tratta di fatti ormai datati, presentato la settimana scorsa. L'onorevole La Malfa, che l'ha presentato, fra le altre cose ha ricordato come sia scandaloso che il Ministero, a distanza di anni, non abbia ancora risposto ed ha fatto anche un cenno, che io cerco di rappresentarvi, sull'eventuale pressione che il Ministero potrebbe aver subito, considerato che a distanza di anni ancora non risponde.

Del resto, i fatti che io espongo dovrebbero avere delle conseguenze cogenti, cioè temporalmente accettabili, anche perché gli incarichi sono a tempo e quindi, se non viene presa una decisione nei tempi riferiti agli incarichi, la stessa decisione, ancorché ci siano degli aspetti penali che non sta a me giudicare (non so quanto possano interessare il Ministero dell'economia), dovrebbe avere una temporalità non proprio biblica, trattandosi di aspetti che riguardano competenze specifiche del Ministero dell'economia.

Per queste ragioni, signor Presidente, chiedo a lei di intervenire affinché venga data una risposta. Ho anche detto di essere disponibile, se del caso, ad essere sentito e a mettere a disposizione tutte le carte in mio possesso. Ho raccolto un dossier, che credo sia ampiamente dettagliato, per consentire al Ministero di dare una risposta, qualunque essa sia.

PRESIDENTE. È presente, e lo ringrazio perché ha seguito fino al termine i nostri lavori, il sottosegretario per i rapporti con il Parlamento, dottor Malaschini.

La Presidenza interverrà per sollecitare una risposta alla sua interrogazione e mi auguro che di questo solo si tratti.

MALAN (PdL). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MALAN (PdL). Approfitto anch'io della pazienza dell'ottimo sottosegretario Malaschini per sollecitare una risposta alle interrogazioni 3-02688 e 3-02689, presentate il 29 febbraio scorso e riguardanti le minoranze religiose.

Un parere del Consiglio di Stato, inopinatamente richiesto dall'Ufficio affari di culto del Ministero dell'interno, ha stabilito che le nomine dei ministri di culto devono essere approvate solo quando a queste corrisponda un numero di fedeli pari almeno a 500. Sottolineo che si è applicata una modifica in peggio della legge del 1929 sui cosiddetti culti ammessi che lei, signor Presidente, ben conosce e tanto ha fatto per superare, nonché del regio decreto dell'anno seguente.

Tale limite numerico in nessun modo era compreso nella legge, e con buona ragione, in quanto le minoranze religiose, proprio in quanto minoranze, per raccogliere 500 persone devono evidentemente insistere su ambiti enormemente più ampi di quanto accada per la Chiesa cattolica, che è di amplissima maggioranza nel nostro Paese.

Il Consiglio di Stato in questo suo parere giustifica la scelta di tale numero con il fatto che all'incirca corrisponde alle più piccole comunità cattoliche con parroco residente, cosa che seppur fosse vera sarebbe assurda perché, proprio in quanto minoranze, hanno un'estensione territoriale molto più ampia.

Nella mia interrogazione chiedevo ai Ministri competenti, in particolare al Ministro dell'interno, se intende applicare questo parere, peggiorando dopo oltre 80 anni la situazione delle confessioni minoritarie, o se intende rispettare la Costituzione e disapplicare tale parere.

L'altra interrogazione si riferisce ad una legge della Regione Lombardia che prevede degli aggravi particolari per i cambi di destinazione d'uso, se la destinazione d'uso è di «locale di culto», con ciò contravvenendo in modo quasi da manuale, proprio come un esempio che speravo fosse teorico, all'articolo della Costituzione che prevede che non vi siano particolari aggravi per le confessioni religiose e per la pratica della loro attività.

Vorrei sollecitare una risposta a queste interrogazioni, che seppur recenti non sono affatto peregrine, dato che, in presenza di questo fantomatico e purtroppo pervenuto parere del Consiglio di Stato, già da un anno e mezzo i ministri di culto non si vedono approvate le loro nomine perché qualcuno presso il Ministero dell'interno si è inventato questa procedura che, riguardando diritti fondamentali previsti dalla Costituzione, non doveva essere seguita.

PRESIDENTE. Senatore Malan, faccio mia la sua sollecitazione a ricevere una risposta rapida su tali questioni.

È un po' singolare che, mentre si vuole (ma non si riesce) a superare una legge sui culti ammessi del periodo fascista, anziché fare una legge nuova si interpreti la Costituzione sulla base della legge vecchia. Questa sollecitazione mi pare dunque giusta.

Mozioni, interpellanze e interrogazioni, annunzio

PRESIDENTE. Le mozioni, interpellanze e interrogazioni pervenute alla Presidenza saranno pubblicate nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Ordine del giorno
per la seduta di martedì 8 maggio 2012

PRESIDENTE. Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica martedì 8 maggio, alle ore 16,30, con il seguente ordine del giorno:

(Vedi ordine del giorno)

La seduta è tolta (ore 17,06).