il decreto-legge 24 gennaio 2012, n. 1, recante "Disposizioni urgenti per la concorrenza, lo sviluppo delle infrastrutture e la competitività", convertito, con modificazioni, dalla legge 24 marzo 2012, n. 27, in materia di assicurazioni ha previsto, tra le altre, una disposizione diretta a uniformare la tariffa RC auto in tutto il territorio nazionale, eliminando così le rilevanti disparità di prezzo esistenti tra le diverse regioni italiane;
per la precisione l'articolo 32, comma 3-quinquies, del decreto-legge stabilisce che "Per le classi di massimo sconto, a parità di condizioni soggettive ed oggettive, ciascuna delle compagnie di assicurazione deve praticare identiche offerte";
tale disposizione, oggi in vigore, deriva dall'approvazione di un emendamento, in 10ª Commissione permanente (Industria, commercio, turismo) del Senato, dei senatori Pontone e Spadoni Urbani, sostenuto dal Gruppo del Partito democratico, che impegna le compagnie assicurative a praticare una tariffa unica, rendendo espliciti i benefici premiali per gli assicurati virtuosi;
il 19 aprile 2012 l'Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni private e di interesse collettivo (Isvap) ha inoltrato alle imprese di assicurazione che esercitano la RC auto in Italia, con sede legale in Italia o in un altro Stato membro dello Spazio economico europeo (SEE) o terzo rispetto ad esso, nonché per conoscenza al Ministero dello sviluppo economico e all'Associazione nazionale fra le imprese assicuratrici (ANIA), una circolare esplicativa delle disposizioni, contenute nel citato decreto in materia di assicurazione obbligatoria RC auto, che hanno immediato impatto sui consumatori;
tra queste ultime, al paragrafo 4, si fa riferimento proprio all'art. 32 del citato decreto-legge che lo stesso Istituto di vigilanza definisce norma di non facile interpretazione per la quale, si legge nella circolare, data la delicatezza e la rilevanza della questione, è stata acquisita l'interpretazione del Ministero;
questo, infatti, con nota del 18 aprile 2012 aveva fornito all'autorità l'interpretazione dell'art. 32, poi riportata nella circolare stessa in cui si asserisce che una ragionevole e legittima interpretazione della norma dovrebbe includere, nelle differenziazioni tariffarie possibili, anche per le classi di massimo sconto, quelle legate alle oggettive differenze delle condizioni di rischio rilevate nei singoli territori (frequenza dei sinistri, livello dei risarcimenti, eccetera);
la diffusione della suddetta nota a mezzo stampa (si veda "Il Corriere del Mezzogiorno" del 26 aprile 2012) ha creato sconcerto e motivate reazioni critiche da parte delle associazioni dei consumatori, nonché delle autorità e delle istituzioni locali napoletane;
varie agenzie e tra queste uno studio del portale "Super Money", mettendo a confronto le tariffe per la responsabilità civile di 25 compagnie assicurative, fotografano la situazione attuale che vede un cittadino napoletano pagare circa il 240 per cento in più di un cittadino di Milano o Padova, considerati in prima classe di merito e senza incidenti negli ultimi 5 anni, con un costo medio della polizza RC auto che varia da 1.000 euro nel primo caso, nell'area partenopea, a 300 euro nelle zone del Nord;
considerato che l'interpretazione sopra citata del decreto configura una discriminazione palese della maggioranza dei cittadini onesti e virtuosi del Meridione d'Italia, che senza alcun ragionevole addebito a loro carico vedono progressivamente lievitare il costo dell'assicurazione della vettura rispetto ai residenti in altre Regioni italiane. Tale irragionevole addebito si somma peraltro ad importi altrettanto maggiorati al Sud per il pagamento del bollo auto (a Napoli, 40 per cento in più che a Roma), così che l'abnorme livello raggiunto dalle tariffe concorre a diffondere comportamenti elusivi e zone di ampia evasione;
visto che l'Isvap dovrà intervenire concretamente per impedire il ribaltamento di costi ingiustificati su tutti i cittadini, siano essi "virtuosi" piuttosto che "viziosi", secondo evidenti pregiudizi di "generalizzata disonestà" a danno di precise aree territoriali del Paese,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non intenda riferire sulle motivazioni di un'interpretazione della disposizione che penalizza una buona parte della popolazione meridionale e sulle iniziative che si intendono intraprendere per ripristinare diritti violati ed effettiva parità di trattamento per i cittadini residenti in talune specifiche aree territoriali con particolare riferimento all'area metropolitana partenopea.
(4-07367)