RESOCONTO SOMMARIO
Presidenza del vice presidente CHITI
La seduta inizia alle ore 12,01.
Il Senato approva il processo verbale della seduta del 24 aprile.
Le comunicazioni rese dalla Presidenza nel corso della seduta sono riportate nel Resoconto stenografico.
Discussione del documento:
(Doc. LVII, n. 5) Documento di economia e finanza 2012 (Relazione orale)
Approvazione, con modificazioni, della proposta di risoluzione n. 3
TANCREDI, relatore. Nonostante il costante e sensibile degrado del quadro previsionale dell'economia italiana, l'andamento dei conti pubblici del Paese riuscirà nel prossimo triennio a soddisfare le regole di bilancio concordate a livello europeo, senza ulteriori correttivi. Come previsto nel Documento di economia e finanza, infatti, nel 2012 l'indebitamento scenderà del 3 per cento e l'anno successivo sarà possibile sfiorare il pareggio di bilancio. Simili performance, ottenute con una politica economica e fiscale in linea con gli accordi presi in sede europea, e perciò apprezzata dai più importanti organismi dell'Unione, consentono all'Italia di collocarsi tra i Paesi più virtuosi nel contenimento del disavanzo e di conseguire nel medio termine anche gli obiettivi della riduzione della spesa e del debito pubblico. Per uscire dalle difficoltà, tuttavia, occorre avviare anche una fase di crescita, che attualmente è impossibile soprattutto per l'elevata pressione fiscale, destinata a raggiungere la quota record del 45 per cento. A tal fine, saranno importanti i risultati attesi dalla spending review, che consentiranno di ridurre l'imposizione fiscale mantenendo i saldi invariati. Anche a livello europeo bisognerà adottare politiche comuni per difendere i debiti sovrani e stimolare le economie degli Stati membri, come ha iniziato a fare la Banca centrale europea, che ha immesso liquidità nel sistema creditizio.
PEGORER, relatore. Con la collaborazione di Parlamento e Governo, parti sociali e forze produttive, è stato possibile in soli 150 giorni adottare misure importanti, quali la riforma previdenziale, i provvedimenti su liberalizzazioni e semplificazioni e l'introduzione del principio del pareggio di bilancio nella Costituzione, che hanno avuto effetti positivi e allontanato lo spettro del default. Resta però ancora molto da fare, come è indicato nel Programma nazionale di riforma, soprattutto sul versante della crescita e dello sviluppo e del risanamento delle finanze pubbliche, sul piano sociale e sul lavoro. L'Italia dovrà saper cogliere il nuovo indirizzo a favore della crescita che si sta affermando anche in sede europea per sostenere l'ipotesi di emettere project bond volti a finanziare gli investimenti produttivi, per rilanciare la propria iniziativa in tema di sviluppo economico, equità sociale e coesione territoriale. Per il Paese, infatti, non sarà possibile aumentare la competitività senza un rilancio dei settori produttivi, la riduzione delle diseguaglianze sociali (con investimenti nei settori della salute, dell'istruzione e dell'assistenza, per evitare l'esclusione di intere categorie di persone dal mercato, e con un'equa redistribuzione del carico fiscale) e una maggiore coesione territoriale, mediante l'adozione di politiche di sostegno e rilancio delle Regioni del Mezzogiorno, che hanno avvertito in modo più pesante gli effetti della crisi.
PRESIDENTE. Dichiara aperta la discussione.
MORANDO (PD). L'adozione del fiscal compact ha reso fiduciosi i Paesi economicamente più forti circa la capacità di quelli più deboli di non reiterare i comportamenti che hanno generato la crisi: ciò ha consentito di rendere permanente il cosiddetto Fondo salva Stati e dà la possibilità ora di procedere all'emissione di project bond, cioè una quota rilevante di debito pubblico gestito sul merito di credito dell'Europa invece che sul merito di credito dei singoli Paesi, per finanziare un piano europeo di infrastrutturazione materiale e immateriale. Nella grave situazione in cui si trova l'Italia, non ha senso una differenziazione tra rigoristi e fautori della crescita. Giustamente il Governo Monti, come illustrato del DEF, sta cercando di affrontare contemporaneamente i nodi dell'eccessiva disuguaglianza, dell'elevato livello di debito e della scarsa crescita. E' necessario procedere urgentemente alla ristrutturazione della pubblica amministrazione, premessa per una revisione integrale della spesa che è operazione essenziale per reperire risorse che consentano di diminuire il carico fiscale sui produttori. Inoltre, come proposto dal senatore Nicola Rossi, occorre stabilire ogni anno un obiettivo chiaro dell'attività di riduzione dell'evasione fiscale per finanziare la diminuzione della pressione fiscale sui contribuenti leali. Infine, un piano straordinario di valorizzazione e alienazione del patrimonio pubblico produrrebbe 50-60 miliardi di euro all'anno per i prossimi tre anni di maggiore impegno sul versante dell'equilibrio e del pareggio di bilancio, da destinare all'infrastrutturazione materiale e immateriale del Paese, ferma da un ventennio.
VITALI (PD). Il risanamento finanziario è condizione necessaria, ma non sufficiente, per determinare la crescita economica di un Paese: non a caso, ora si riscontra una maggiore consapevolezza che l'Unione europea deve contribuire con politiche di sviluppo al raggiungimento di questo obiettivo. Occorre sviluppare le infrastrutture tecnologiche di banda larga, attuare una riqualificazione del patrimonio urbano e disciplinare l'attività edilizia al fine di interrompere lo spreco di suolo; bisogna sostenere la green economy e le infrastrutture della mobilità pubblica, anche ferroviaria, soprattutto locali; serve infine una ripresa degli investimenti pubblici. Atteso che in tutto il mondo le città sono il motore propulsivo della crescita, per realizzare tali obiettivi l'Italia deve approntare un'agenda urbana, cioè un piano d'azione che individui gli obiettivi da perseguire, e costituisca un coordinamento interministeriale delle azioni delle istituzioni interessate.
BELISARIO (IdV). Se il Documento di economia e finanza è un atto importante, il Parlamento dovrebbe essere messo nelle condizioni di esaminarlo con tempi adeguati; se invece è non dà reali indicazioni di politica economica ma indica un semplice tracciato, allora è di scarsa utilità e non giustifica neppure il poco tempo concesso per la discussione. Per quanto concerne il settore della giustizia, il Documento contiene solo enunciazioni di principio su cui non si può dissentire, ma che difficilmente potranno essere attuate in assenza di risorse. Rendere efficiente il sistema giustizia per dare certezza dei rapporti giuridici ai cittadini e alle imprese favorisce la crescita, ma nel DEF non sono previsti investimenti, neanche per l'aumento del personale amministrativo, e non si indica un progetto da seguire. Oltre alla revisione delle circoscrizioni giudiziarie e all'attuazione dei tribunali delle imprese, il DEF parla di semplificazione delle procedure esecutive mobiliari e immobiliari per rendere più spedita la macchina della giustizia, ma al tavolo delle trattative non sono state invitate tutte le parti interessate. Sarebbe necessario un intervento per la reintroduzione del falso in bilancio e maggiore impegno nella lotta alla corruzione, ma su quest'ultimo tema il Ministro della giustizia è inattivo per un evidente conflitto d'interessi.
FILIPPI Marco (PD). Il DEF è particolarmente importante dal punto di vista politico, perché è il principale atto di programmazione economica del Governo; tuttavia, per quanto concerne le infrastrutture quello in esame risulta carente. Le risorse pubbliche per gli investimenti sono di fatto esaurite e, nonostante il deficit infrastrutturale del Paese ostacoli la crescita, negli anni passati si è perso tempo prezioso destinando fondi pubblici a progetti inutili poiché slegati dalla realtà (come il ponte sullo Stretto) quando sarebbe stato, invece, molto più importante utilizzare quelle risorse per il consolidamento idrogeologico del territorio. Oggi bisogna concentrare l'azione su ciò che è indispensabile: serve innanzitutto che il Governo dia informazioni sullo stato di avanzamento delle grandi opere avviate e sulle risorse realmente disponibili; occorrerà altresì rimodulare le risorse disponibili verso i progetti più utili e opportuni: si tratta di un'operazione dolorosa da condurre con la massima trasparenza, perché anche da questo dipende la credibilità della politica.
COSENTINO (PD). Negli ultimi anni, gli abbattimenti degli incrementi della spesa sanitaria sono stati realizzati grazie al patto per la salute tra Governo e Regioni, all'avvio della definizione dei costi standard e al commissariamento delle Regioni che presentano disavanzi ulteriori. In tale contesto, tuttavia, il patto per la salute è scaduto e non si sa se e quando verrà rinnovato; il Governo non ha ancora indicato quali sono le Regioni parametro di riferimento per la definizione dei costi standard, mentre i piani di rientro sono giunti a un punto limite. Occorre dotare il Sistema sanitario nazionale di un sistema informativo in grado di valutare costi e benefici dei servizi resi ai cittadini e creare una task force nazionale che aiuti le Regioni ad approntare un piano di razionalizzazione dell'offerta sanitaria senza tagliare i servizi. Nei piani di rientro manca invece una politica di mobilità del personale sanitario e di riconversione strutturale dell'offerta ospedaliera; manca cioè una programmazione concreta dell'innovazione del sistema sanitario nazionale.
BALDASSARRI (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Certamente il DEF indica un andamento della crescita economica del Paese più ottimistico di quello indicato dal Fondo monetario internazionale, ma pur sempre preoccupante: ben che vada l'Italia tornerà nel 2016 al reddito del 2007. Inoltre, il nuovo Documento di economia e finanza, che diversamente dal DPEF non consente di comprendere l'impatto delle manovre proposte, presenta consistenti correzioni degli andamenti tendenziali di finanza pubblica rispetto al cosiddetto decreto salva-Italia, che tuttavia necessitano un supporto normativo. Le entrate (che, rispetto alle previsioni del precedente Governo, aumentano di 9 miliardi) serviranno principalmente alla riduzione del deficit, ma anche a finanziarie aumenti di spesa corrente, a fronte di una modesta riduzione di quella per investimenti. Occorre procedere con decisione alla revisione della spesa pubblica, anche perché gli ambiti più improduttivi e in cui si annidano corruzione e sperperi sono già noti; va adottata in questo senso una politica seria ed in tempi brevi, senza dimenticare che crescita, equità e rigore devono essere portati avanti insieme, per evitare ineguaglianze e decrescita.
BASTICO (PD). La grave crisi economica si intreccia con una preoccupante crisi politica: per restituire fiducia ai cittadini occorrono interventi rapidi e forti. Fin qui l'azione del Governo ha privilegiato il rigore, rispetto agli obiettivi della crescita e dell'equità, e il risanamento dei conti pubblici è avvenuto attraverso un sostenuto aumento della pressione fiscale e una pesante riforma delle pensioni. Il PD ritiene che occorra ora stimolare la crescita attraverso una modifica della composizione della spesa pubblica che orienti le risorse in direzione del lavoro, della formazione, delle pari opportunità, della tutela delle fasce più deboli della popolazione. Da questo punto di vista non sono condivisibili i tagli agli investimenti, agli enti locali e all'istruzione: il Governo deve impegnarsi piuttosto ad eliminare gli sprechi, a vincere resistenze conservatrici, a riorganizzare la macchina amministrativa secondo una logica di decentramento e semplificazione e a potenziare l'erogazione dei servizi alle persone.
DE TONI (IdV). Il consolidamento dei conti pubblici attraverso l'aumento delle imposte ha innegabili effetti recessivi: per evitare il declino dell'economia italiana occorre piuttosto tagliare la spesa e rimettere in moto la crescita. Investire nelle opere strategiche e superare la storica debolezza infrastrutturale del Paese, specie nel Mezzogiorno, è fondamentale per la competitività: spiace quindi che manchi un progetto organico di selezione delle priorità e per restituire efficienza al settore dei trasporti e che il Governo rinunci a indicare gli strumenti per superare contenziosi e conflitti di competenza, per integrare risorse pubbliche e private, per attirare investimenti esteri.
GARAVAGLIA Mariapia (PD). Il DEF fornisce un quadro realistico delle condizioni del Paese. Lo strumento principale per coniugare rigore e crescita e per evitare che la crisi approfondisca le diseguaglianze è la conoscenza. Il sapere è infatti strumento di mobilità sociale, veicolo di progresso civile e fattore di competizione economica. I tagli lineari che hanno caratterizzato le manovre economiche degli ultimi anni hanno colpito pesantemente la scuola, l'università e la ricerca. Il Governo in carica deve invertire rotta e perseguire con determinazione gli obiettivi della strategia europea per il 2020, investendo nella formazione permanente dei cittadini, nella lotta alla dispersione scolastica, nell'aumento del numero dei laureati, nella diffusione della cultura d'impresa. L'indizione di nuovi concorsi nell'insegnamento universitario rappresenterebbe un segnale positivo in questa direzione.
Presidenza della vice presidente MAURO
MASCITELLI (IdV). L'Italia dei Valori ritiene che non siano più possibili, a causa dei pesanti effetti recessivi, manovre aggiuntive per conseguire il pareggio di bilancio nel 2013 e che il Paese non possa rimanere sospeso tra la lettera del luglio scorso della BCE che imponeva il pareggio di bilancio all'Italia e la lettera di intenti di dodici Capi di Governo europei del febbraio scorso sul piano per la crescita, senza che a tale evidente inversione di tendenza seguano, al di là dei proclami, misure concrete di attuazione. La risoluzione n. 2, presentata dal Gruppo, lungi dall'avanzare richieste demagogiche e populiste, raccoglie indicazioni per la crescita formulate dal CNEL, dalla Corte dei conti, dalla Banca d'Italia e da organismi internazionali. Essa chiede al Governo di adottare un meccanismo automatico per ridurre la pressione fiscale, di accelerare l'attuazione della spending review, di attuare un programma di dismissioni di beni immobili di proprietà pubblica, di riformare la giustizia e la burocrazia e di adottare misure per ridurre le diseguaglianze e per combattere efficacemente l'evasione fiscale.
FLERES (CN:GS-SI-PID-IB-FI). La previsione di un miglioramento della congiuntura economica, contenuta nel Documento di economia e finanza, non è credibile ed è basata solo su valutazioni teoriche e astratte, data l'assenza di misure per l'equità e lo sviluppo e di riforme strutturali. Se il credito non sostiene l'economia reale, l'evasione fiscale appare come l'unica risorse per finanziare il tentativo di superare la crisi e riprendere a crescere. Mancano indicazioni circa le riforme per ridurre il peso di una burocrazia eccessiva ed inefficiente e linee di intervento concrete di politica infrastrutturale, in particolare nel Mezzogiorno. È impossibile invertire la tendenza recessiva puntando solo sull'aumento della pressione fiscale e della tassazione sui consumi, che aggravano l'impoverimento del Paese.
SANGALLI (PD). L'attuale situazione dei conti pubblici italiani è stata determinata non solo da una prolungata crisi finanziaria a livello mondiale, ma anche dagli errori compiuti dal precedente Governo, che aveva sottovalutato la gravità della situazione. Tali errori non potranno ripetersi, considerati i provvedimenti inseriti nel Programma nazionale di riforma, alcuni dei quali, come quello sulle liberalizzazioni, già posti in atto. Tuttavia, per ovviare agli effetti recessivi delle misure fiscali, pur mantenendo ferma la linea indicata nel DEF, occorre rilanciare gli investimenti pubblici e privati, ridurre e migliorare la qualità della spesa pubblica attraverso la spending review, ridurre la pressione fiscale che grava sull'economia regolare e sui lavoratori e redistribuirla incidendo su consumi e patrimoni (in particolare sulle transazioni finanziarie), abbattere lo stock di debito pubblico attraverso la dismissione di quote del patrimonio mobiliare ed immobiliare, aumentare gli investimenti pubblici nelle infrastrutture strategiche e in quelle necessarie a livello territoriale. È infine indispensabile rinegoziare i vincoli del patto di stabilità interno, per consentire alle amministrazioni locali di investire e stimolare così l'economia territoriale.
VACCARI (LNP). Nonostante l'accelerazione sui temi della crescita, che sembra registrarsi finalmente nel Paese ed in Europa, permangono i giudizi negativi su un Documento di economia e finanza già valutato severamente dalla Corte dei conti e dalla Banca d'Italia, che dimentica la centralità delle autonomie territoriali nel processo di risanamento pubblico e non attua subito la spending review. Per riavviare la crescita del Paese, occorre dare ascolto al mondo del lavoro e soprattutto a quello delle imprese, capaci anche di sostituire lo Stato nella prestazione di servizi ai propri lavoratori. Rendendosi interprete delle esigenze delle imprese, che chiedono l'attuazione del federalismo, una riforma definitiva dell'Istituto per il commercio con l'estero, la possibilità di un maggiore ricorso al sistema creditizio e la certezza dei pagamenti da parte della pubblica amministrazione, la Lega Nord invita il Governo ad accogliere tutti i punti del dispositivo della risoluzione n. 1.
PICHETTO FRATIN (PdL). Il DEF dà una lettura fedele della realtà del Paese, ma bisogna puntare su azioni che favoriscano la crescita economica, riducendo la spesa pubblica improduttiva e destinando risorse alla realizzazione di opere infrastrutturali. L'Italia si è impegnata a rispettare gli impegni assunti in sede europea, ad esempio con l'inserimento del principio dell'equilibrio di bilancio nella Costituzione e con la riforma del lavoro in corso di approvazione, ma per favorire la ripresa economica occorre procedere a una riduzione degli oneri burocratici e, a seguito della spending review, avviare una riflessione sul numero dei dipendenti pubblici, nonché riformare il fisco perché l'attuale livello di tassazione non dà spazio alle attività economiche. Infine, bisogna abbattere il debito pubblico con un attento programma di cessioni e privatizzazioni del patrimonio pubblico.
MERCATALI (PD). Il bilancio dello Stato e i fondamentali dell'economia italiana sono pessimi, per l'entità del debito pubblico, dell'evasione e della pressione fiscali, ma anche per la scarsa competitività complessiva dei fattori e per l'inefficienza della giustizia. Per risolvere questi problemi occorre un lavoro di lunga durata, che prenda le mosse da misure concrete di riduzione della spesa pubblica e dalla vendita del patrimonio pubblico; occorre altresì investire nel capitale umano, sostenendo ricerca ed innovazione, e, per risollevare la domanda interna, destinare i proventi della lotta all'evasione fiscale al sostegno dei redditi più bassi. Bisogna puntare sul turismo e i beni culturali per il loro effetto moltiplicatore e per le ricadute in termini occupazionali. È necessario, infine, avere il coraggio di ridurre il peso della burocrazia e sbloccare gli investimenti pubblici.
POSSA (PdL). Nel delineare le linee di politica economica si rischia di applicare principi e criteri superati e il DEF in esame poggia su valutazioni, maturate in sede europea, non più al passo con i tempi. Suscita perplessità la convinzione europea che esiste una causalità tra il semplice numero dei laureati e la produttività di un Paese; occorrerebbe piuttosto valutare il tipo di laurea acquisita e, per l'Italia, dedicare più attenzione alla formazione di tecnici nelle scuole superiori, perché di tali figure necessita il sistema produttivo nazionale. È difficile misurare seriamente l'attività di ricerca e sviluppo, in particolare per le piccole e medie imprese; quindi l'università non dovrebbe formare solo ricercatori, ma anche figure professionali in grado di importare rapidamente in Italia conoscenze sviluppate all'estero. Appare infine eccessivo lasciare aperta l'opzione per una riduzione del 30 per cento delle emissioni nocive entro il 2020, mentre è stata abbandonata ogni politica volta a contenere il prezzo dell'energia, che è fondamentale per la crescita.
LEGNINI (PD). Il merito del DEF è quello di fornire un quadro chiaro e veritiero della situazione e di fornire indicazioni per la stabilizzazione della finanza pubblica e per il rilancio della crescita, che deve avvenire attraverso riforme e non attraverso il deficit spending. L'azione del Governo ha arginato i rischi di default, ma il percorso è ancora lungo: in particolare, la lotta all'evasione, la revisione della spesa e la dismissione del patrimonio pubblico sono strumenti essenziali per consolidare i conti e ridurre la pressione fiscale. Occorre tuttavia procedere con cautela, evitando previsioni eccessivamente ottimistiche sui risparmi derivanti dalla revisione della spesa. Bisogna infine mettere a punto un piano straordinario del lavoro per affrontare il problema della disoccupazione, soprattutto quella giovanile e femminile nel Mezzogiorno, problema che non può essere risolto dalla riforma del mercato del lavoro.
PRESIDENTE. Dichiara chiusa la discussione generale. Avverte che sono state presentate tre proposte di risoluzione (v. Allegato A).
Presidenza della vice presidente BONINO
PEGORER, relatore. Il Programma di stabilità e quello nazionale di riforma testimoniano la volontà di migliorare i conti pubblici e di superare alcune criticità, la principale delle quali è la produttività totale dei fattori. Le liberalizzazioni, il cui effetto sul PIL è stato certificato, insieme alla revisione della spesa, alla delega fiscale e alla ridefinizione dei compiti dello Stato possono contribuire alla ripresa. In sede europea si è aperto un dibattito sull'opportunità di interventi per il lavoro, la coesione territoriale, la lotta alle diseguaglianze.
TANCREDI, relatore. L'andamento dei saldi di finanza pubblica, considerate le condizioni generali dell'economia nazionale e del mercato mondiale, è positivo. L'eccessiva pressione fiscale - lo dicono anche la Banca d'Italia e la Corte dei conti - è il principale ostacolo alla crescita: i risparmi di spesa devono essere dunque destinati alla riduzione delle imposte. La spending review può dare risultati importanti anche ai fini di una redistribuzione delle risorse a favore dell'istruzione e degli enti locali. La riforma del mercato del lavoro, data che quello attuale presenta eccessive rigidità, può migliorare il dato relativo all'occupazione.
CERIANI, sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Il DEF è in continuità con gli impegni assunti dal Governo nei confronti del Parlamento italiano e degli organismi europei. Il Governo accetta la proposta di risoluzione n. 3.
PRESIDENTE. Per consentire la presentazione di emendamenti alla proposta di risoluzione n. 3, sospende la seduta.
La seduta, sospesa alle ore 16,12, è ripresa alle ore 16,50.
GASPARRI (PdL). Ricorda all'Assemblea la figura di Ajmone Finestra, senatore nelle legislature VIII e IX, scomparso oggi.
CIARRAPICO (PdL). Si unisce al cordoglio per la scomparsa di Ajmone Finestra.
PRESIDENTE. La Presidenza si associa.
Avverte che sono stati presentati due emendamenti alla proposta di risoluzione n. 3 (v. Allegato A).
GARAVAGLIA Massimo (LNP). Illustra l'emendamento 3.1 che impegna il Governo a dare attuazione alla revisione della spesa attraverso l'applicazione dei costi standard.
TANCREDI, relatore. Esprime parere favorevole.
CERIANI, sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Il Governo esprime parere favorevole sugli emendamenti 3.1 e 3.2.
Il Senato approva gli emendamenti 3.1 e 3.2.
PRESIDENTE. Passa alla votazione della proposta di risoluzione n. 3, nel testo emendato.
MASCITELLI (IdV). Il Governo e le forze di maggioranza che lo sostengono senza eccessiva convinzione affrontano gli ultimi mesi della legislatura senza una visione chiara di come superare la crisi e senza misure concrete per affrontare le principali emergenze: diseguaglianza, evasione, corruzione. Il peggioramento delle previsioni ha rinviato il conseguimento del pareggio di bilancio, obiettivo per il quale nel 2011 sono state varate tre manovre correttive per 81 miliardi complessivi. Un risanamento basato su maggiori entrate a vantaggio dello Stato, risparmi di spesa a carico di enti locali e previdenziali e tagli alla spesa in conto capitale può solo rallentare il declino, non arrestarlo. A livello europeo il rigorismo esasperato, il fondo salva Stati, l'iniezione di liquidità della BCE non sono bastati a superare la crisi. A livello nazionale, liberalizzazioni e semplificazioni producono effetti di gran lunga inferiori a quelli annunciati; il Governo non aiuta le imprese, i lavoratori, il Mezzogiorno, non stanzia risorse per le infrastrutture e chiede alle Regioni anticipazioni sui ticket sanitari. L'Italia dei Valori voterà contro la risoluzione che approva il DEF.
FLERES (CN:GS-SI-PID-IB-FI). Il Gruppo per questa volta si limiterà ad astenersi dalla votazione, pur esprimendo un giudizio ampiamente negativo sulle linee di politica economica illustrate nel Documento, la cui discussione è stata ridotta ad una stanca ritualità, altra manifestazione della ormai evidente tendenza a sostituire la democrazia parlamentare con il governo delle oligarchie. Il Governo, nominato per adottare scelte concrete ed impopolari per ricavare le risorse da destinare all'economia reale e produttiva (a cominciare dall'attuazione della spending review, finora solo annunciata ed anzi contraddetta da alcune iniziative dell'Esecutivo) si è limitato ad indicare ottimistici risultati, tutti da verificare.
PISTORIO (Misto-MPA-AS). La preoccupante situazione economica italiana avrebbe richiesto coraggiose politiche keynesiane, invece il Governo Monti si è limitato ad applicare le misure di rigore indicate dall'Europa, mediante una drastica riforma previdenziale, l'innalzamento dell'imposizione fiscale e delle accise sui carburanti e l'introduzione dell'imposta sulla casa. Tali misure, unite alla scarsa efficacia delle liberalizzazioni e delle misure per la crescita, condannano il Paese ad un periodo di grave recessione. Fatto ancora più grave è l'aver completamente dimenticato l'adozione di interventi mirati a sollecitare la ripresa economica delle aree svantaggiate del Paese, la cui produzione soddisfa le esigenze del mercato interno, a fronte del sostegno offerto alle zone vocate all'esportazione. Il Movimento per le autonomie, riconoscendosi ancora nell'area del Terzo Polo, voterà, ma solo per senso di responsabilità, a favore della risoluzione n. 3.
BALDASSARRI (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Per riequilibrare i conti pubblici senza penalizzare la competitività del Paese, occorre perseguire congiuntamente rigore, crescita ed equità. Al fine di avviare un circolo virtuoso, pertanto, bisogna ridurre la pressione fiscale su lavoro, famiglie ed imprese ed aumentare gli investimenti infrastrutturali e per ricerca ed innovazione tecnologica. A tale finalità andranno destinate tutte le risorse reperite con la lotta all'evasione e con i risparmi di spesa, ma il Governo è chiamato ad adottare tali misure - come indicato nell'emendamento 3.2, che è stato accolto - entro il mese di settembre. Per tali motivi voterà a favore sulla risoluzione n. 3.
SBARBATI (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). La crisi internazionale ha esasperato le difficoltà dell'Italia, afflitta ormai da decenni da scarsa crescita e aumento vertiginoso del debito pubblico, ma i primi provvedimenti adottati dal Governo Monti hanno consentito di intraprendere la strada del risanamento finanziario, puntando al pareggio del bilancio in termini strutturali per il 2013. Dopo essere intervenuti sul piano del rigore, bisogna ora favorire la crescita e l'equità, secondo le linee programmatiche indicate nel Documento di economia e finanza, approvando la riforma del mercato del lavoro e quella fiscale, continuando nel processo di modernizzazione della pubblica amministrazione con un programma di revisione della spesa e ripristinando la normale erogazione del credito. Per tali ragioni, annuncia il voto favorevole sulla risoluzione n. 3, invitando il Governo a valutare misure a favore della famiglia, che offre tuttora una rete di protezione per i soggetti più deboli.
GARAVAGLIA Massimo (LNP). Il Gruppo Lega Nord Padania voterà contro la proposta di risoluzione n. 3, perché i dati contenuti nel Documento di economia e finanza - e quindi le azioni proposte - non sono convincenti. In particolare, risultano poco attendibili le stime concernenti la crescita del PIL e gli interessi sui titoli di Stato perché, con il venir meno degli acquisti da parte della BCE, lo spread è salito e si manterrà alto anche per il prossimo anno, quindi per il pagamento degli interessi saranno necessarie più risorse del previsto. Anche il livello della pressione fiscale, che già ora non consente alle imprese italiane di essere competitive, sarà più elevato, perché occorrerà compensare il minore aumento del PIL rispetto a quanto previsto dal DEF. Peraltro, dal conto economico della pubblica amministrazione si evince che la spesa è aumentata: quindi la riduzione del deficit è stata operata solo aumentando le imposte. In questi giorni si parla con rinnovato vigore del controllo della spesa, ma affinché esso sia effettivo bisogna adottare il federalismo e il sistema dei costi standard.
AGOSTINI (PD). La politica economica del Governo ruota attorno a rigore, equità e crescita; criteri che vanno al cuore dei problemi del Paese. La spesa pubblica in Italia ha consentito di intervenire nel sociale, ma ha anche alimentato corruzione e clientelismo; le entrate sono invece il frutto di un compromesso sociale fondato sull'evasione fiscale che, alimentando la concorrenza sleale, ha danneggiato la parte del Paese più produttiva ed esposta alla competizione internazionale. L'adozione dell'euro ha consentito di rompere tale equilibrio, ma ha anche evidenziato la gravità dei problemi italiani. Pertanto, il rigore deve rappresentare un'opportunità per combattere evasione, corruzione, inefficienza e parassitismo. Il DEF segue questa impostazione, tuttavia occorre far ripartire l'economia: la spending review deve quindi tagliare le uscite improduttive e salvaguardare la spesa pubblica in infrastrutture, per la sua capacità di generare ricchezza e di sollecitare la domanda interna. È infine necessario un intervento europeo: occorrerà adottare gli eurobond e mettere in comune la politica fiscale. Il Gruppo voterà a favore della proposta di risoluzione n. 3.
AZZOLLINI (PdL). Data la rigidità dei fondamentali dell'economia italiana (spesa pubblica al 50 per cento del PIL e intermediazione del bilancio pubblico nell'economia al 90 per cento; reddito delle famiglie inferiore del 9 per cento rispetto al 2007), il rigore finanziario deve essere premessa della crescita. Il Documento di economia e finanza, oltre a delineare l'impatto sull'economia delle semplificazioni e delle liberalizzazioni già adottate, fa comprendere che serve una maggiore incisività nell'azione di stimolo alla crescita, da perseguire innanzitutto con un'attenta revisione della spesa che consenta di spostare risorse su famiglie e imprese. Laddove giustamente si invocano i project bond, occorre essere disponibili una maggiore apertura verso gli investimenti, pubblici e privati, anche nelle reti energetiche e idriche e fare altre scelte impopolari. Poiché l'Italia ha accettato il fiscal compact, è auspicabile che il Governo ricontratti in sede europea alcuni strumenti comunitari che ostacolano fortemente la pesca e l'agricoltura italiane, che sono fattore di crescita. Annuncia il voto favorevole del Gruppo Il Popolo della Libertà sulla proposta di risoluzione n. 3.
Con votazione nominale elettronica, il Senato approva la proposta di risoluzione n. 3, nel testo emendato. Sono precluse le proposte di risoluzione nn. 1 e 2.
Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno
NEGRI (PD). Invita il Governo ad associarsi alla richiesta del Parlamento europeo o a prendere iniziative autonome affinché le autorità ucraine consentano ad una delegazione internazionale di visitare in carcere Julia Timoshenko che ha iniziato lo sciopero della fame.
CASSON (PD). Sollecita lo svolgimento delle interrogazioni 4-07149, 4-05705, 4-05569, 4-05565, 4-05227, 4-05003, 4-04939, 4-04678, 4-03103 e 4-01864 sugli impegni già assunti dal Governo in ordine al dramma delle vittime dell'amianto.
PRESIDENTE.Dà annunzio degli atti di indirizzo e di sindacato ispettivo pervenuti alla Presidenza (v. Allegato B) e comunica l'ordine del giorno della seduta del 2 maggio.
La seduta termina alle ore 18,36.
Nel corso della seduta, la Presidenza ha salutato, a nome dell'Assemblea, rappresentanze di studenti presenti nelle tribune.