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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 715 del 24/04/2012


RUTELLI (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

RUTELLI (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Presidente, colleghi, è indubbio che esistano in questa vicenda valutazioni sia formali che di opportunità politica.

Le valutazioni formali possono essere rintracciate in tutti i precedenti. Non può essere sfiduciato in Parlamento un Vice Presidente o un Presidente del Senato della Repubblica o della Camera dei deputati se viene espulso dal suo partito o se decide di lasciarlo. Come hanno già fatto notare alcuni colleghi intervenuti, questa valutazione dovrebbe spingere nella direzione di un grande apprezzamento nei confronti della terzietà della funzione di Presidente o di Vice Presidente, quanto più egli o ella si trovi all'interno di un conflitto politico. Ma in generale è così.

Qui sorge, nei confronti della presidente Mauro, un problema. Se mi consente di esplicitarlo in modo scherzoso, riprendendo una celebre rubrica della Settimana enigmistica, direi: scoprite la differenza. Prendete una foto della vice presidente Mauro di poche settimane fa e confrontatela con quella odierna. Che cosa si può rilevare di diverso? Fino a poche settimane fa il Vice Presidente espressione della Lega nello svolgimento della funzione di Presidente dell'Aula del Senato della Repubblica indossava le insegne simboliche del suo partito (non è un aspetto marginale): indossava, cioè, i segni distintivi non del suo essere Vice Presidente del Senato, ma di essere militante di partito.

Presidente Mauro, è un caso che disapprovo fortemente e penso che anche lei, nella condizione in cui oggi si trova, consideri che forse si è trattato di un errore. Ciò, perché se lei può continuare a sedere su quello scranno è in quanto Vice Presidente del Senato e non in quanto militante della Lega. Altrimenti, nel momento in cui lei viene espulsa dalla Lega, viene a perdere, secondo l'autoidentificazione che lei ha dato della sua funzione, quella prerogativa istituzionale.

E riflettano i colleghi della Lega su questo aspetto: perché quando i colleghi della Lega, come di qualunque partito, sono membri del Governo della Repubblica e indossano non le insegne del Governo della Repubblica, ma quelle di un partito, in tal modo valorizzano forse la funzione del loro partito, ma indeboliscono la funzione delle istituzioni di cui fanno parte.

Questa contraddizione emerge oggi, nel momento in cui la senatrice Mauro, per rimanere Vice Presidente del Senato, secondo una propria autonoma valutazione, si spoglia di quella insegna politica di cui tuttavia, in quella stessa funzione istituzionale, si era fregiata nei quattro anni precedenti.

È una riflessione che credo debba valere per quest'Aula e anche per il Presidente del Senato il quale, nell'essere affiancato nella sua funzione di terzietà e di garanzia - concluderò tra un istante su questo aspetto - da altri suoi colleghi, a mio modo di vedere dovrebbe pretendere che essi svolgano la funzione del Vice Presidente e, di volta in volta, del Presidente del Senato in rappresentanza di tutti e non una espressione partigiana.

È evidente, colleghi, che se la presidente Mauro non è indagata si trova in una posizione che sollecita la sua responsabilità politica. Fino a dove arriva la responsabilità politica del Vice Presidente, non più vicario del Senato? Mi auguro che il presidente Schifani, all'atto di decidere in merito alla sua sostituzione, tenga accuratamente conto non solo del mutato contesto politico - questo sarebbe discutibile - ma anche della necessità di avere un Vice Presidente vicario assolutamente rappresentativo del dovere costituzionale e istituzionale di una piena rappresentanza della nostra Assemblea e del Senato della Repubblica.

La decisione è sua, senatrice Mauro: è ovvio che è sua, perché - come ho detto - non possiamo e non potremmo sfiduciarla. È ovvio che è sua, perché, se fosse indagata, a mio modo di vedere, dovrebbe immediatamente lasciare il suo incarico.

Se le vengono esplicitate accuse eticamente insostenibili, a maggior ragione la scelta, sua, si fa delicata, perché, quando siede su quella poltrona, per rappresentare l'interezza del Senato, occorre, a mio modo di vedere, per esercitare quella funzione (che non è quella di senatore: senatore lo si rimane finché non si venga in ipotesi rimosso da quell'incarico, e questo vale per chiunque di noi), una particolare, cristallina garanzia anche dal punto di vista etico e morale.

Questo riconduce, e concludo, signor Presidente, onorevoli colleghi, alla sua responsabilità, che non vorrei si trincerasse improvvisamente dietro una difesa contro la partitocrazia. A maggior ragione, la sua decisione dovrà essere personale, politica e istituzionale, a difesa dei suoi legittimi interessi, ma anche a tutela della dignità del nostro Parlamento.

Per questo, colleghi, credo che la decisione finale non possa che interpellare ulteriormente - lo dico in sua assenza, ma immagino ci stia ascoltando - il Presidente del Senato. Infatti, poiché è chiaro che questa vicenda non si conclude oggi - a meno che non si chiudano definitivamente tutte le vicende giudiziarie che possano eventualmente (finora a quanto ci risulta non ve ne sono) riguardare la vice presidente Mauro - e poiché il presidente del Senato è il garante dell'autorevolezza delle istituzioni, toccherà a lui eventualmente esercitare una persuasione morale, ove la decisione personale, politica e istituzionale della presidente Mauro andasse in conflitto con gli interessi dell'istituzione. Ecco perché, alla fine, una decisione è personale, certo, è politica ed è istituzionale, nell'ambito della determinazione della senatrice Mauro, ma coinvolge il presidente Schifani, il quale finora ha esercitato con grande serietà e responsabilità le proprie funzioni di fronte a questa situazione delicata. Parimenti dovrà farlo nelle prossime settimane per un'ultima motivazione che desidero sottolineare ai colleghi. Il presidente Schifani è stato eletto come Presidente di una maggioranza politica. Dall'inizio della legislatura questa maggioranza politica è mutata: c'è una nuova maggioranza politica.

Dunque, a maggior ragione il presidente del Senato - non sarebbe necessario sostenerlo perché siamo certi che si sia sempre mosso lungo questa direttrice - dovrà essere il Presidente di tutto il Senato, quindi non solo della nuova maggioranza e non più della vecchia, per dirimere eventuali questioni di opportunità che successivamente insorgessero con riferimento alla senatrice Mauro. (Commenti del senatore Asciutti). Non ho ben chiaro cosa stia dicendo il collega che mi interrompe, che certamente è molto più ferrato di me in materia costituzionale, e non ne dubito...

ASCIUTTI (PdL). Di morale e di etica di sicuro!

RUTELLI (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). ...e che potrebbe anche avere la cortesia... (Commenti del senatore Asciutti. Richiami del Presidente). Non ho capito la sua interruzione, senatore Asciutti: la ripeta.

PRESIDENTE. Senatore Rutelli, la prego di concludere il suo intervento.

ASCIUTTI (PdL). Senatore Rutelli, legga la Costituzione!

RUTELLI (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Legga la Costituzione? Le dico, senatore Asciutti: lasci perdere! Penso di aver portato delle riflessioni che se lei avesse la cortesia di ascoltare magari potrebbero giovare persino a lei.

PRESIDENTE. Senatore Rutelli, penso vi siano altre sedi per approfondire questo dibattito. La prego di concludere.

RUTELLI (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). La ringrazio, signora Presidente. Avevo praticamente concluso quando il collega Asciutti mi ha invitato a leggere la Costituzione.

Mi sono permesso di fare considerazioni politiche, regolamentari e costituzionali che credo dovrebbero aiutare - lo dico sommessamente - ad uscire da questa vicenda, affidando alla sua coscienza la decisione finale e affidando all'equilibrio e alla saggezza del Presidente del Senato una vigilanza, oggi particolarmente necessaria, tra cultura liberale delle istituzioni - cui credo molti di noi si richiamino - rispetto delle autodeterminazioni di un parlamentare e rispetto delle funzioni, non voglio dire sacre, perché forse è una parola eccessiva e oggi fuori luogo, ma certamente alte, che riguardano l'istituzione di cui facciamo parte.