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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 715 del 24/04/2012


Sulla permanenza della senatrice Rosa Angela Mauro
nella carica di Vice Presidente del Senato

BELISARIO (IdV). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GRAMAZIO (PdL). La scatola delle scarpe!

BELISARIO (IdV). Le mie sono pulite, non so le tue. (Applausi dal Gruppo IdV). Signora Presidente, l'abbiamo fatto nei giorni scorsi e lo diciamo a viso aperto: le chiediamo le dimissioni dalla carica di Vice Presidente del Senato. (Commenti della senatrice Bonfrisco).

Il suo accordicchio con il Presidente del Senato...

GRAMAZIO (PdL). Accordicchio, bello questo termine. Accordicchio della scatola delle scarpe.

BELISARIO (IdV). ...e da questi rivendicato come gesto distensivo è assolutamente poco convincente. Non capiamo perché il Presidente del Senato non le abbia revocato il vicariato che le aveva concesso ed ha atteso che lei glielo rendesse, quasi come un omaggio. Il Presidente del Senato glielo aveva conferito ed egli glielo avrebbe dovuto revocare, senza ricorrere ad alcuna pantomima. La sua presenza sullo scranno più alto la riteniamo un'autentica provocazione.

Non intendiamo assecondare processi sommari (Commenti dal Gruppo PdL) e il Senato non è un'aula di tribunale e non deve mai diventarlo, né l'Italia dei Valori intende entrare nelle inchieste giudiziarie. Ma è chiaro che, dopo quanto è successo, sono evidenti se non altro le ragioni di opportunità che consigliano di abbandonare la carica a cui ella è stata eletta in rappresentanza di un Gruppo parlamentare di cui non fa più parte perché dallo stesso espulsa.

In un momento in cui le distanze tra il Palazzo e i cittadini aumentano a dismisura, ella rappresenta in tutto e per tutto la casta abbarbicata alla sua poltrona e ai benefit di varia natura. Ella ha perso in via definitiva ogni autorevolezza. È vero, ella non è sfiduciabile, ma il solo fatto di mettere in difficoltà quest'Aula rende vieppiù deplorevole la sua ostinazione. Pazienza! Lo avevamo comunicato al Presidente del Senato per le vie brevi, lo facciamo in Aula: ogniqualvolta ella presiederà quest'Aula, il Gruppo dell'Italia dei Valori metterà in atto gesti simbolici che abbiano la forza di comunicare al Paese il suo strano modo di intendere le istituzioni.

I partiti, tra corruzione, disonestà e comportamenti fortemente opinabili, sono ormai lontani anni luce dalla nostra gente. Il suo, non vorremmo venisse annoverato come un trasformismo migliore di quello di Fregoli. Allora, per misurare anche la coerenza dei colleghi di destra, di sinistra e di centro, abbiamo presentato una proposta di modifica del Regolamento chiedendone al Presidente l'esame in via d'urgenza: ogniqualvolta si cambia Gruppo parlamentare, chi è eletto nel Consiglio di Presidenza decade automaticamente. Questo mi pare sia un segno di civiltà che dobbiamo dare al Paese. (Applausi dal Gruppo IdV).

Ecco allora che, concludendo questo intervento, le rinnovo, a nome del mio Gruppo, la richiesta di dimissioni. Ella può tranquillamente - come dice - camminare a testa alta e noi non mettiamo in dubbio la sua coscienza personale; noi le chiediamo che possa continuare ad essere a testa alta l'Aula del Senato. Per questo le chiediamo di togliere l'incomodo, di farlo naturalmente e spontaneamente. Se lo fa, sarà ricordata quanto meno per la coerenza, che fino ad oggi non ha dimostrato di avere. (Applausi dal Gruppo IdV).

ZANDA (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ZANDA (PD). Signora Presidente, ho chiesto la parola sull'ordine dei lavori, perché il funzionamento dell'Aula e anche le funzioni di chi ha l'onore di presiederla attengono in modo diretto all'ordine dei nostri lavori, e debbo dirle con molto disagio che anche il decoro dell'Aula attiene all'ordine dei nostri lavori.

Lei sa, Presidente, che l'11 aprile scorso la senatrice Finocchiaro ha chiesto le sue dimissioni dalla carica di Vice Presidente del Senato. Da quella data ad oggi non è accaduto nulla che ci induca a cambiare la nostra posizione. Chiediamo, quindi, anche oggi, nuovamente, con uguale determinazione, le sue dimissioni.

I fatti che le sono stati direttamente o indirettamente riferiti non sono stati ancora chiariti dall'autorità giudiziaria. Lei, Presidente, ha negato ogni suo coinvolgimento personale.

A noi non spetta esprimere giudizi su eventuali responsabilità di nessuno dei membri di questa Assemblea. Ma a noi, al Senato, spetta considerare l'estrema e assoluta inopportunità politica della sua permanenza alla carica di Vice Presidente e, ancor di più, se mi permette, all'esercizio da parte sua delle delicatissime funzioni, che lei adesso sta esercitando, di Presidenza di quest'Aula. D'altra parte, questa convinzione di inopportunità ci è sembrata essere condivisa dallo stesso suo ex partito, che l'ha dichiarato pubblicamente in ripetuti momenti.

L'inopportunità della sua Vice Presidenza, senatrice Mauro, fino a ieri era condivisa dallo stesso Presidente del Senato, che l'ha esplicitamente confermata con ripetuti momenti di sua supplenza. Debbo dire che il presidente Schifani avrebbe fatto meglio - o, comunque, io l'avrei certamente preferito - se avesse comunicato all'Aula del Senato le ragioni del suo nuovo parere e del suo nuovo indirizzo, piuttosto che dichiararle in televisione.

Vede, senatrice Mauro, molti di noi, molti politici hanno valorizzato in questi anni la «terza Camera» televisiva. Ma io credo che il fatto che lo faccia la Presidenza del Senato sia molto meno naturale.

C'è, però, una considerazione ulteriore, che va oltre la questione dell'inopportunità della sua permanenza alla Vice Presidenza. I Vice Presidenti del Senato - tutti i Vice Presidenti del Senato - così come i senatori Questori e i senatori Segretari, sono eletti ai sensi del nostro Regolamento con voto limitato. La ratio di questa modalità di voto è la necessità di garantire una partecipazione plurale al vertice del Senato e un'equilibrata distribuzione delle posizioni di vertice della nostra Assemblea tra le forze politiche più significativamente rappresentate. Ora, lei non fa più parte, senatrice Mauro, del Gruppo della Lega Nord che l'aveva designata alla Vice Presidenza, e la sua permanenza alla carica di Vice Presidente affievolisce consistentemente l'equilibrio dell'intero Consiglio di Presidenza del Senato.

Non è quindi un fatto personale quello che io le sto ponendo: sto ponendo un problema che riguarda l'equilibrio politico della Presidenza di uno dei due rami del Parlamento italiano. È soprattutto, e prima di tutto, per questa considerazione squisitamente politica e regolamentare, oltre che per le prime indicate ragioni di opportunità, che le chiedo di considerare nuovamente le sue decisioni e di rassegnare le dimissioni da Vice Presidente. (Applausi dal Gruppo PD. Alcuni senatori del Gruppo Italia dei Valori espongono cartelli con la scritta «Mauro dimettiti». Proteste dal Gruppo PdL).

DE FEO (PdL). Pensate ai vostri appartamenti!

PRESIDENTE. Colleghi, per cortesia, consentite agli altri colleghi senatori di intervenire. Poi ognuno agirà secondo coscienza.

SBARBATI (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SBARBATI (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Signora Presidente, parlo a nome personale, a nome della senatrice Chiaromonte e di molte altre colleghe che la pensano come me.

Mi rivolgo ai colleghi senatori e, in particolare, al presidente Zanda, testé intervenuto, e al senatore Belisario, capogruppo dell'Italia dei Valori, sottolineando che non ci associamo alla richiesta poc'anzi avanzata. (Applausi dal Gruppo PdL e della senatrice Chiaromonte). Non ci associamo perché delle due l'una: o i pesi e le misure sono uguali per tutti, oppure non si può continuare di questo passo.

Credo, inoltre, che in un momento di grave recessione del Paese, come quello attuale, di situazione drammatica per molte famiglie italiane, di movimenti di popoli verso la giustizia, la libertà e la qualità della vita, momento che la politica deve saper intercettare, sia all'interno del proprio Paese che a livello mondiale, in un rapporto verso la globalizzazione di attenzione ad un mondo che sta sfuggendo a tutto e a tutti (con cui dovremo fare presto e velocemente i conti), la stessa politica non possa attardarsi su una vicenda che realmente non ci tocca. È la magistratura che, su una questione che la stampa e i media hanno voluto ingigantire (non so se doverosamente e fino in fondo), ma che riguarda la terza carica dello Stato, ha il dovere di fare presto luce.

La Vice Presidente del Senato deve decidere per suo conto, di sua iniziativa, di sua volontà, perché allo stato dei fatti non è indagata. È troppo chiaro, troppo facile e troppo semplice aprire una partita di questo tipo per eliminare dalla scena politica chiunque dia fastidio, tanto meglio se è una donna. (Applausi delle senatrici Chiaromonte, Bonfrisco e Rizzotti).

Su questo non ci sto, non ci stiamo, non per partito preso, ma per una considerazione razionale. Sarebbe troppo semplice eliminare i propri nemici, coloro che possono dissentire da una linea politica o coloro che possono dar fastidio per la carica e l'espressione di quella carica, all'interno di un consesso parlamentare così alto come quello del Senato, facendo leva su notizie di stampa che vanno assolutamente verificate.

Di questo sono profondamente convinta, per la mia esperienza di parlamentare e per la mia esperienza di donna in politica: so bene quanto ciò possa costare, a tutti i livelli, soprattutto quando si assumono posizioni scomode, che vanno controcorrente e contro i diktat spesso imposti dai partiti senza alcuna considerazione della validità del pensiero divergente, che costruisce la democrazia, anche all'interno dei partiti.

Per tali motivi, e soprattutto per motivazioni più nobili (sottolineo che, sotto il profilo costituzionale e giuridico, non si può pretendere che chi non è indagato, solo per notizie di stampa, tutte da asseverare, rinunci alla propria carriera politica, alla dignità personale e non abbia la possibilità di difendersi nella posizione in cui è stato messo da tutti), chiedo alla vice presidente Mauro di rimanere sulle sue posizioni, quelle che, in scienza e in coscienza, oggi intende assumere, e di non seguire le volontà di quanti in quest'Aula le chiedono di rinunciare alla carica a cui questo del Senato l'ha eletta. (Applausi dal Gruppo PdL e delle senatrici Chiaromonte, Carloni, Serafini Anna Maria, Poretti, Amati, Leddi e Magistrelli).

FLERES (CN:GS-SI-PID-IB-FI). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

FLERES (CN:GS-SI-PID-IB-FI). Signora Presidente, la mia posizione politica è diametralmente opposta alla sua: io mi batto per la crescita e lo sviluppo del Mezzogiorno d'Italia, e lei è appartenuta ad un partito che si batte per lo sviluppo del Nord Italia e, a mio avviso, continua a fare riferimento a quella linea ideologica e di pensiero. Ebbene, ciò nonostante, credo che l'Assemblea del Senato, (usando termini pronunciati da altri colleghi, resti a testa alta solo se garantisce il rispetto dei diritti umani, della Costituzione e della legge. E la legge garantisce la presunzione di innocenza non a fasi alterne, non solo se tale presunzione riguarda amici nostri, salvo invece, quando riguarda nostri avversari, garantire la presunzione di colpevolezza. (Applausi dal Gruppo PdL). La presunzione di innocenza, a torto o a ragione, piaccia o no, vale sempre.

Ebbene, credo che la dignità il Senato la mantenga se assicura parità di trattamento a parità di condizioni.

Per quanto mi riguarda, signora Presidente, la colpevolezza ammessa in un ragionamento di questo tipo non è, né può essere, quella dei media, che sappiamo come può essere costruita. Io sono giornalista e so come si costruiscono le macchine del fango; non ho mai partecipato alla costruzione di macchine del fango, ma so come si costruiscono e so quali addentellati le macchine del fango hanno nelle istituzioni e nei partiti.

Dunque, non credo che la colpevolezza ammessa in un'Aula parlamentare possa essere quella stabilita dai media o dalle correnti dei partiti. I partiti decidono al loro interno quello che vogliono e devono essere rispettati, ma una cosa sono i partiti altra le istituzioni. L'unica colpevolezza ammessa all'interno di un percorso di questo genere è quella legata al giudizio espresso dalla coscienza di ciascuno di noi - in questo caso dalla sua coscienza - oppure quella della giustizia italiana, che si esercita nelle sedi opportune, nei tribunali, e che prevede la tutela dei diritti della difesa e dell'accusa, e non certo quello espresso sommariamente nelle piazze.

In questo momento io nutro una grande preoccupazione per il Paese, come ho detto in un'altra fase del dibattito di oggi. In questo Paese, la democrazia è in pericolo; in questo Paese, le istituzioni democratiche e repubblicane sono in pericolo, e lo sono perché in questo momento, in questo Paese, si preferiscono i giudizi sommari, piuttosto che i giudizi espressi dalle autorità cui questo è demandato. Ho paura di un Paese che crede ai gossip dei settimanali.

Io non so se lei è colpevole o innocente, non so se ha preso i diamanti o non li ha presi, se ha conseguito la laurea o no. So che tutto ciò non costituisce reato fino a quando il reato non viene individuato ed attribuito da chi questo compito ha in questo Paese, cioè dai magistrati. Fino a quel momento c'è la presunzione di innocenza che, in realtà, sussiste anche dopo, fino al terzo grado di giudizio. Ma non vogliamo arrivare a questo livello, per cui mi limito al primo, a quello iniziale.

Come ho già detto, c'è poi la sua coscienza, ma lei ha già detto, e non ho motivo di non crederle, che non è vero. E comunque, della sua coscienza lei è padrona e arbitro.

Credo che il dibattito odierno il Senato avrebbe potuto risparmiarselo, che il Senato avrebbe potuto affrontare argomenti più seri e significativi. Credo inoltre che lei avrà il buon senso, ove le condizioni dovessero richiederlo, di essere coerente, e così come ha respinto orgogliosamente e - devo dire - in maniera documentata le accuse che le sono state rivolte, altrettanto coerentemente di prendere atto delle decisioni necessarie, nel caso in cui le accuse che le sono state rivolte non fossero solo espressione di macchine del fango, di gossip, o di pettegolezzi da giornale, ma di precisi provvedimenti dell'autorità giudiziaria. (Applausi dai Gruppi CN:GS-SI-PID-IB-FI e PdL).

RUTELLI (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

RUTELLI (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Presidente, colleghi, è indubbio che esistano in questa vicenda valutazioni sia formali che di opportunità politica.

Le valutazioni formali possono essere rintracciate in tutti i precedenti. Non può essere sfiduciato in Parlamento un Vice Presidente o un Presidente del Senato della Repubblica o della Camera dei deputati se viene espulso dal suo partito o se decide di lasciarlo. Come hanno già fatto notare alcuni colleghi intervenuti, questa valutazione dovrebbe spingere nella direzione di un grande apprezzamento nei confronti della terzietà della funzione di Presidente o di Vice Presidente, quanto più egli o ella si trovi all'interno di un conflitto politico. Ma in generale è così.

Qui sorge, nei confronti della presidente Mauro, un problema. Se mi consente di esplicitarlo in modo scherzoso, riprendendo una celebre rubrica della Settimana enigmistica, direi: scoprite la differenza. Prendete una foto della vice presidente Mauro di poche settimane fa e confrontatela con quella odierna. Che cosa si può rilevare di diverso? Fino a poche settimane fa il Vice Presidente espressione della Lega nello svolgimento della funzione di Presidente dell'Aula del Senato della Repubblica indossava le insegne simboliche del suo partito (non è un aspetto marginale): indossava, cioè, i segni distintivi non del suo essere Vice Presidente del Senato, ma di essere militante di partito.

Presidente Mauro, è un caso che disapprovo fortemente e penso che anche lei, nella condizione in cui oggi si trova, consideri che forse si è trattato di un errore. Ciò, perché se lei può continuare a sedere su quello scranno è in quanto Vice Presidente del Senato e non in quanto militante della Lega. Altrimenti, nel momento in cui lei viene espulsa dalla Lega, viene a perdere, secondo l'autoidentificazione che lei ha dato della sua funzione, quella prerogativa istituzionale.

E riflettano i colleghi della Lega su questo aspetto: perché quando i colleghi della Lega, come di qualunque partito, sono membri del Governo della Repubblica e indossano non le insegne del Governo della Repubblica, ma quelle di un partito, in tal modo valorizzano forse la funzione del loro partito, ma indeboliscono la funzione delle istituzioni di cui fanno parte.

Questa contraddizione emerge oggi, nel momento in cui la senatrice Mauro, per rimanere Vice Presidente del Senato, secondo una propria autonoma valutazione, si spoglia di quella insegna politica di cui tuttavia, in quella stessa funzione istituzionale, si era fregiata nei quattro anni precedenti.

È una riflessione che credo debba valere per quest'Aula e anche per il Presidente del Senato il quale, nell'essere affiancato nella sua funzione di terzietà e di garanzia - concluderò tra un istante su questo aspetto - da altri suoi colleghi, a mio modo di vedere dovrebbe pretendere che essi svolgano la funzione del Vice Presidente e, di volta in volta, del Presidente del Senato in rappresentanza di tutti e non una espressione partigiana.

È evidente, colleghi, che se la presidente Mauro non è indagata si trova in una posizione che sollecita la sua responsabilità politica. Fino a dove arriva la responsabilità politica del Vice Presidente, non più vicario del Senato? Mi auguro che il presidente Schifani, all'atto di decidere in merito alla sua sostituzione, tenga accuratamente conto non solo del mutato contesto politico - questo sarebbe discutibile - ma anche della necessità di avere un Vice Presidente vicario assolutamente rappresentativo del dovere costituzionale e istituzionale di una piena rappresentanza della nostra Assemblea e del Senato della Repubblica.

La decisione è sua, senatrice Mauro: è ovvio che è sua, perché - come ho detto - non possiamo e non potremmo sfiduciarla. È ovvio che è sua, perché, se fosse indagata, a mio modo di vedere, dovrebbe immediatamente lasciare il suo incarico.

Se le vengono esplicitate accuse eticamente insostenibili, a maggior ragione la scelta, sua, si fa delicata, perché, quando siede su quella poltrona, per rappresentare l'interezza del Senato, occorre, a mio modo di vedere, per esercitare quella funzione (che non è quella di senatore: senatore lo si rimane finché non si venga in ipotesi rimosso da quell'incarico, e questo vale per chiunque di noi), una particolare, cristallina garanzia anche dal punto di vista etico e morale.

Questo riconduce, e concludo, signor Presidente, onorevoli colleghi, alla sua responsabilità, che non vorrei si trincerasse improvvisamente dietro una difesa contro la partitocrazia. A maggior ragione, la sua decisione dovrà essere personale, politica e istituzionale, a difesa dei suoi legittimi interessi, ma anche a tutela della dignità del nostro Parlamento.

Per questo, colleghi, credo che la decisione finale non possa che interpellare ulteriormente - lo dico in sua assenza, ma immagino ci stia ascoltando - il Presidente del Senato. Infatti, poiché è chiaro che questa vicenda non si conclude oggi - a meno che non si chiudano definitivamente tutte le vicende giudiziarie che possano eventualmente (finora a quanto ci risulta non ve ne sono) riguardare la vice presidente Mauro - e poiché il presidente del Senato è il garante dell'autorevolezza delle istituzioni, toccherà a lui eventualmente esercitare una persuasione morale, ove la decisione personale, politica e istituzionale della presidente Mauro andasse in conflitto con gli interessi dell'istituzione. Ecco perché, alla fine, una decisione è personale, certo, è politica ed è istituzionale, nell'ambito della determinazione della senatrice Mauro, ma coinvolge il presidente Schifani, il quale finora ha esercitato con grande serietà e responsabilità le proprie funzioni di fronte a questa situazione delicata. Parimenti dovrà farlo nelle prossime settimane per un'ultima motivazione che desidero sottolineare ai colleghi. Il presidente Schifani è stato eletto come Presidente di una maggioranza politica. Dall'inizio della legislatura questa maggioranza politica è mutata: c'è una nuova maggioranza politica.

Dunque, a maggior ragione il presidente del Senato - non sarebbe necessario sostenerlo perché siamo certi che si sia sempre mosso lungo questa direttrice - dovrà essere il Presidente di tutto il Senato, quindi non solo della nuova maggioranza e non più della vecchia, per dirimere eventuali questioni di opportunità che successivamente insorgessero con riferimento alla senatrice Mauro. (Commenti del senatore Asciutti). Non ho ben chiaro cosa stia dicendo il collega che mi interrompe, che certamente è molto più ferrato di me in materia costituzionale, e non ne dubito...

ASCIUTTI (PdL). Di morale e di etica di sicuro!

RUTELLI (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). ...e che potrebbe anche avere la cortesia... (Commenti del senatore Asciutti. Richiami del Presidente). Non ho capito la sua interruzione, senatore Asciutti: la ripeta.

PRESIDENTE. Senatore Rutelli, la prego di concludere il suo intervento.

ASCIUTTI (PdL). Senatore Rutelli, legga la Costituzione!

RUTELLI (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Legga la Costituzione? Le dico, senatore Asciutti: lasci perdere! Penso di aver portato delle riflessioni che se lei avesse la cortesia di ascoltare magari potrebbero giovare persino a lei.

PRESIDENTE. Senatore Rutelli, penso vi siano altre sedi per approfondire questo dibattito. La prego di concludere.

RUTELLI (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). La ringrazio, signora Presidente. Avevo praticamente concluso quando il collega Asciutti mi ha invitato a leggere la Costituzione.

Mi sono permesso di fare considerazioni politiche, regolamentari e costituzionali che credo dovrebbero aiutare - lo dico sommessamente - ad uscire da questa vicenda, affidando alla sua coscienza la decisione finale e affidando all'equilibrio e alla saggezza del Presidente del Senato una vigilanza, oggi particolarmente necessaria, tra cultura liberale delle istituzioni - cui credo molti di noi si richiamino - rispetto delle autodeterminazioni di un parlamentare e rispetto delle funzioni, non voglio dire sacre, perché forse è una parola eccessiva e oggi fuori luogo, ma certamente alte, che riguardano l'istituzione di cui facciamo parte.

PROCACCI (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PROCACCI (PD). Signora Presidente, ho chiesto di parlare sull'ordine dei lavori per richiedere alla Presidenza, a titolo personale, di rinviare questo dibattito ad altro momento, perché sto vivendo attimi di grande disagio. Non discuto sulla opportunità che il Senato tenga questo dibattito; contesto che lo faccia mentre a presiedere ci sia la sua persona. (Applausi del senatore Fosson).È avvilente.

È vero, lei presiede e, in quanto Presidente di questa Assemblea, non può essere in questo momento messa in discussione, ma non può difendersi. (Applausi dal Gruppo PdL e della senatrice Sbarbati).

Non entro nel merito. Può darsi che tutti gli interventi che mi hanno preceduto contengano verità importanti per la vita del Senato, ma è indecoroso che questo dibattito si sviluppi mentre una persona siede lì e sembra essere in qualche modo colpita personalmente. (Applausi dal Gruppo PdL). Questo non può essere compatibile con la dignità della persona umana.

Chi siede in quest'Aula sa che la nostra Costituzione mette al di sopra di ogni altro valore, di ogni altra garanzia e di ogni altro principio il valore sacro della persona umana, indipendentemente dai suoi comportamenti; quindi, è importante che questo dibattito si tenga, ma prego tutti quanti che si possa differire ad un altro momento, in cui le condizioni umane in quest'Aula siano più rispettose, più decorose e di maggiore serenità. (Applausi dai Gruppi PD, PdL, UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI e Misto).

PRESIDENTE. Io la ringrazio, senatore Procacci, ma, vede, come già alcuni colleghi sono intervenuti, ci sono altri senatori che hanno chiesto di parlare. Io interverrò alla fine, dopo avere ascoltato tutti i colleghi.

BODEGA (Misto). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BODEGA (Misto). Signora Presidente, chiedo l'autorizzazione a lasciare agli atti una mia dichiarazione scritta, anche perché il presidente del Gruppo Misto, senatore Pistorio, interverrà a nome di tutto il Gruppo. (Applausi dal Gruppo Misto).

PRESIDENTE. La Presidenza l'autorizza in tal senso.

PISTORIO (Misto-MPA-AS). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PISTORIO (Misto-MPA-AS). Ringrazio il collega Bodega perché so che, anche per ragioni di comprensibile solidarietà politica e personale, avrebbe preferito esprimere il proprio pensiero in questa occasione, ma ha affidato a me, come Presidente del Gruppo Misto, il compito di definire la nostra posizione su questa vicenda. Lo faccio volentieri, proprio in qualità di Presidente di un Gruppo abituato a contribuire al funzionamento del Senato con un ruolo di garanzia (perché il Gruppo Misto serve a questo: ricomprende situazioni di forze politiche marginali e spesso escluse dalla interlocuzione con i grandi Gruppi; garantisce attività parlamentare a parlamentari che vivono condizioni di disagio o di dissenso; quindi, assolve una funzione che mi abitua a guardare alle difficoltà delle istituzioni e alle sue marginalità).

Vede, signora Presidente, non sfuggo al problema. Rispetto a questo dibattito, il collega Procacci ci ha quasi rimproverato - e non è stato un intervento fuori misura, il suo, perché davvero la sua condizione attuale non le consente una interlocuzione paritaria - però mi pare anche corretto che ognuno di noi esprima la propria opinione, visto che alcuni colleghi, a cominciare dal Presidente del Gruppo dell'IdV, hanno utilizzato la sua Presidenza per porre una questione di opportunità, e forse anche con qualche tono fuori misura.

Evidentemente vi è un po' di imbarazzo, come dimostra anche la gestione confusa, forse anche un po' ambigua, di queste giornate, che prima l'hanno vista sostituita alla Presidenza dell'Assemblea e adesso la vedono rinunciare alla delega al vicariato. È evidente che ambedue le condizioni attestano una qualche difficoltà nella funzionalità e nella gestione di questa responsabilità istituzionale.

Questo, certo, crea degli imbarazzi, e credo che crei anche a lei, signora Presidente, un imbarazzo. Se il collega Belisario ha voluto forzare i toni, associando questa vicenda al grande calderone dell'antipolitica, del rapporto con la gente, col popolo, e quant'altro, ho compreso lo sforzo del presidente Zanda di ricondurre la vicenda nell'alveo istituzionale della buona funzionalità e anche politico.

Questa vicenda contiene elementi di difficoltà nel rapporto con la pubblica opinione, e certo la Presidenza del Senato e il Senato stesso hanno necessità di un raccordo il più lineare e trasparente possibile con la pubblica opinione. Però, signor Presidente, colleghi, quando la vicenda ha queste caratteristiche di confusione, ambiguità e difficoltà, credo che a garanzia della funzionalità delle istituzioni valgano le regole.

E voglio dirle che la considero oggetto, signora Presidente, di una campagna di stampa molto aggressiva, e non so quanto fondata. Non mi risulta che nei suoi confronti vi sia un procedimento giurisdizionale, non vi sono atti conclamati ed evidenti o comunque risultanze che possano in questo momento determinare l'interesse del Senato in quanto istituzione, ma certamente vi è una grave campagna di stampa che la aggredisce e la offende. E vi è certo una vicenda interna al suo ex partito che io rispetto, ma che ha tutta la durezza e la libertà delle relazioni politiche dentro un partito, che non credo riguardino il livello delle istituzioni parlamentari.

Quanto alla eccezione sollevata dal collega Zanda circa l'equilibrio complessivo nel Consiglio di Presidenza, egli sa perfettamente - per la sua competenza ed esperienza, più ampia della mia - che vi sono precedenti che indicano chiaramente che non vi è nessuna ragione che possa indurre a iniziative per modificare questo equilibrio, al di fuori della sua disponibilità e responsabilità.

Ebbene, signora Presidente, io evito di citare i precedenti, di entrare ulteriormente nel dettaglio del ragionamento. Mi fermo a questa considerazione: la garanzia delle istituzioni è nel rispetto delle regole.

Credo che la Vicepresidenza del Senato - che partecipa complessivamente alla funzione di garanzia della Presidenza di un ramo del Parlamento - non possa essere messa in discussione da una campagna di stampa, né da un provvedimento interno di un partito. Quindi, per me lei è il Vice Presidente del Senato, e il Gruppo Misto, anche per la configurazione e per il sistema di relazioni assolutamente aperte che lo caratterizza, rispetterà pienamente la sua funzione di Presidente. (Applausi dal Gruppo Misto e della senatrice Rizzotti).

BRICOLO (LNP). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BRICOLO (LNP). Signora Presidente, sull'argomento siamo già intervenuti quando il Senato ha discusso di questo tema. Come è noto a tutti, anche all'interno della Lega abbiamo affrontato tale questione che, per quanto ci riguarda, è risolta.

A noi in questo momento interessa sfruttare i tempi previsti per i lavori dell'Aula per l'esame dei vari provvedimenti del Governo, entrando nel merito degli stessi e contrastandoli quando non li condividiamo, nell'interesse dei cittadini. Questo è quello che ci interessa fare.

In ogni caso, per dare una risposta al senatore Rutelli, voglio dirgli che noi siamo orgogliosi di indossare i nostri simboli, la nostra cravatta ed il nostro fazzoletto verde (Applausi dal Gruppo LNP). Lo facciamo da sempre, senatore Rutelli, a differenza sua, che invece difficilmente può farlo, visto che praticamente ad ogni legislatura cambia partito o Gruppo parlamentare.

RUTELLI (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Ma non sedendo ai banchi della Presidenza!

BRICOLO (LNP). Addirittura, poi, nella stessa legislatura risulta iscritto ad un Gruppo e ne fonda un altro!

Noi siamo fieri di appartenere al Gruppo della Lega Nord e di indossare i nostri simboli, anche sul territorio, e di stare insieme alla nostra gente. Questo è quello che, anche in un momento così difficile per il nostro movimento, stiamo continuando a fare con grande orgoglio e con grande dignità. (Applausi dal Gruppo LNP).

PERA (PdL). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PERA (PdL). Signora Presidente, intervengo molto brevemente per ribadire un principio a mio avviso molto semplice: quello secondo cui le questioni politiche non sono questioni istituzionali. Se questo principio fosse stato rispettato, questo dibattito non avrebbe dovuto neppure iniziare.

SBARBATI (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Esatto!

PERA (PdL). D'altra parte, colleghi, come voi ricorderete - lo ricorderà certamente il senatore Rutelli - quando alla Camera dei deputati in una circostanza analoga fu chiesto ad un Presidente, espulso anch'egli dal suo partito, di dimettersi dalla Presidenza di quel ramo del Parlamento, quel Presidente giustamente disse che quel dibattito non poteva svolgersi, suonò la campanella e si passò alla trattazione dell'ordine del giorno. Questo è infatti ciò che vuole il principio della distinzione tra questioni politiche e questioni istituzionali. (Applausi della senatrice Sbarbati).

Signora Presidente, conosco e capisco la questione politica che la riguarda: c'è una lotta politica all'interno del suo ex partito, a seguito della quale lei ha perduto ed è stata espulsa dal suo partito e dal suo Gruppo. Rimango stupito da come si conduce la lotta politica all'interno della Lega, ma, avendo una certa esperienza di vita parlamentare, il mio stupore si ferma, perché conosco le asprezze della lotta politica. (Applausi del senatore Possa).

Rimango però stupito, anche dal fatto che i suoi colleghi oggi facciano praticamente finta di non conoscerla e prendano le distanze da lei. Tale questione riguarda però il dibattito interno ad un partito politico, sul quale il Parlamento non può intervenire e nessuno di noi ha mai pensato di farlo. La lotta politica è aspra all'interno della Lega, così come dentro il Gruppo dell'Italia dei Valori e in qualunque altro partito.

La questione istituzionale è molto seria, signora Presidente. Lei - ed è stato ribadito anche qui - non è sfiduciabile, per usare l'espressione che ha correttamente impiegato fuori dall'Aula il Presidente del Senato, e la ragione per cui è così riguarda il Regolamento del Senato e la Costituzione italiana. C'è coerenza logica tra il Regolamento e la Costituzione perché quest'ultima - perciò anche il Regolamento - prevede che i Presidenti di Camera e Senato e delle Commissioni parlamentari siano Presidenti e non speakers, siano cioè figure di garanzia e non figure politiche.

La Costituzione italiana ed il Regolamento fanno questa distinzione e a questa distinzione, amici e colleghi, dobbiamo attenerci: se usiamo, infatti, l'aspetto politico per fare una guerra politica e poi trasferire questa sulle istituzioni, il risultato è la degenerazione della lotta politica, oltre che il degrado delle istituzioni, cosa che invito tutti a non farle. Prego veramente tutti, quali che siano le valutazioni sul caso specifico, di tener presente questa distinzione.

Mi ricordo un precedente in Senato - e lo ricordo bene perché quella volta fui sconfitto e spero di non esserlo anche in questa occasione - in cui una questione politica fu scaricata su una questione istituzionale. Pur di far dimettere per ragioni politiche il Presidente di una Commissione di vigilanza, perché anch'egli aveva cambiato Gruppo, fu usato l'accorgimento - credo con l'accordo di tutti i Capigruppo, mi spiace dirlo - di far dimettere l'intera Commissione. Cioè, fu usata l'istituzione per risolvere un problema politico.

Senatore Zanda, nonostante lei sia stato un grande teorico di quella soluzione, che però questa volta non credo sia praticabile, perché non vedo 300 e più senatori, compresi i senatori a vita, che si dimettono per fare dimettere una Vice Presidente, penso che nemmeno lei si alzerà a dire: «Dimettiamoci tutti, così si dimette anche il Vice Presidente». (Applausi dal Gruppo PdL). Indipendentemente da ciò, penso che dobbiamo tenere fermo questo punto: le istituzioni sono a garanzia; la lotta politica è altra cosa.

Noi qui dobbiamo essere guidati dalle istituzioni e lasciare la lotta politica alla normale dialettica parlamentare; mai usare le prime per risolvere la seconda, mai usare la politica per degradare le istituzioni. Penso sia questo ciò che dicono la nostra Costituzione e il nostro Regolamento. (Applausi dai Gruppi PdL e Misto, Congratulazioni).

LI GOTTI (IdV). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Colleghi, ho dato la parola a un senatore per Gruppo ma non ho nessuna intenzione di togliere la parola al senatore Li Gotti e al senatore Longo.

Ha facoltà di parlare, senatore Li Gotti.

LI GOTTI (IdV). La ringrazio, Presidente.

Onorevoli colleghi, è chiaro che l'intervento iniziale del Presidente del nostro Gruppo poneva un problema, ma non era l'incipit per un dibattito. Sono in questo d'accordo con chi sostiene che non si può fare un dibattito.

CHIAROMONTE (PD). Lo avete iniziato voi.

LI GOTTI (IdV). Sarebbe improprio, perché non c'è qualcosa su cui dibattere, nel senso che è stato avanzato un suggerimento, con toni più o meno marcati, un richiamo ad un'opportunità, ma non è materia di dibattito. Ha ragione in questo il senatore Procacci quando avverte anche un certo imbarazzo nel trasformare in dibattito ciò che non era e che probabilmente un altro Presidente in questo momento non avrebbe consentito, e che lei ha consentito forse perché subisce un condizionamento legato al fatto che si sta parlando della sua persona. Un'altra Presidenza non avrebbe consentito questo dibattito: vede a cosa arriva il condizionamento? Lei ha consentito di parlare di lei e di qualcosa di cui non dovremmo in questo momento parlare: questo è un condizionamento.

Guardi, presidente Mauro, tutti i discorsi - indagata, non indagata, non si sa, questo e quell'altro - non c'entrano nulla con quell'input iniziale, che rimane una sollecitazione per una sua riflessione. Io personalmente le vorrei dare un consiglio, anche per sgombrare il campo da alcune illazioni e dalle affermazioni di chi dice che se non si è indagati il garantismo deve funzionare. Lei ha uno strumento che noi non abbiamo: ai sensi dell'articolo 335 del codice di procedura penale, lei può chiedere se è iscritta nel registro degli indagati. (Applausi dal Gruppo IdV). Questo può farlo e poi ci può comunicare la risposta ricevuta per mezzo della stampa. Eliminerà così gli indugi su questo aspetto, perché la procura della Repubblica soltanto all'indagato può comunicare se è iscritto nel registro degli indagati, trattandosi di un atto coperto da segreto.

Ci potrebbe essere una iscrizione, ma non siamo in condizione di saperlo, perché è vietato dalla legge. Quando si sa vuol dire che vi è stata una fuga di notizie impropria, perché l'iscrizione è un atto coperto dal segreto. Ai sensi dell'articolo 335 del codice di procedura penale, solo l'indagato, o chi presume di essere tale, ha diritto a chiedere alla procura se risultano iscrizioni a proprio carico, e la procura della Repubblica deve rispondere, se non per alcuni reati particolari, ad esempio di mafia, per i quali non si può dire (e in quel caso si dice che non si può rispondere, con una formula che è tale per cui uno capisce ugualmente che è iscritto).

Questo lo può fare soltanto lei: lo faccia e attraverso i media sgombri il campo anche da questa ombra. Sarebbe un buon gesto di comunicazione anche per il Paese.

Segua il mio consiglio, presidente Mauro, ma non trasformi questo in un dibattito. (Applausi dal Gruppo IdV).

LAURO (PdL). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LAURO (PdL). Signora Presidente, vorrei chiarire che questo mio intervento è a titolo personale, quindi rappresento soltanto me stesso.

Ho condiviso lo spirito e la lettera degli interventi del senatore Procacci e del senatore Pera, quindi non mi addentrerò in giudizi sui suoi comportamenti, sulle accuse che le vengono rivolte e neppure sulle decisioni del suo ex partito: sono decisioni, nell'ambito dei partiti e dei Gruppi, che io rispetto; posso giudicare sul piano politico ma non è il luogo della discussione di oggi.

Tuttavia intendo svolgere due osservazioni. La prima è che nel corso di questo dibattito è stato sottolineato come le modalità di elezione del Presidente e del Consiglio di Presidenza inducano a credere che i vertici di un organo costituzionale possano essere nella disponibilità di una maggioranza politica o di un partito, fosse esso anche il partito di appartenenza della personalità contestata. Ebbene, è un ragionamento, senatore Zanda, che non è condivisibile: le modalità di voto non riguardano l'appartenenza ai vertici di un organo costituzionale; non è nella disponibilità di alcuna maggioranza e di alcun Partito, fosse anche del partito che l'abbia designata e poi espulsa.

La seconda osservazione è più calzante, secondo me: non vi illudete che portando al rogo o sulla ghigliottina una, due o tre persone i partiti possano per ciò stesso riacquistare credibilità presso la gente e presso l'opinione pubblica. È un'illusione! (Applausi dei senatori Fleres e Rizzotti).

Decenni fa abbiamo assistito ad una violenta campagna di stampa, che entrava anche nel merito di problematiche private, nei confronti di un Presidente della Repubblica, della moglie e dei figli da parte del Partito comunista, e poi in questa stessa Aula, dopo trent'anni, abbiamo dovuto fare tutti ammenda, anche quelle forze politiche che in quegli anni non erano sulla scena della politica italiana.

Ebbene, cari colleghi, nessuno si illuda: i partiti politici devono prendere misure più drastiche. Non è imbellettando i certificati sui bilanci dei partiti che si riacquista la credibilità politica, o mandando al rogo la senatrice Mauro. I problemi sono più complessi.

Quindi, i partiti prendano le decisioni di trasparenza assoluta e accettino, se ne hanno il coraggio, una Commissione d'inchiesta sui bilanci di loro tutti. Allora vedremo se questa Assemblea si differenzierà tra moralisti e non moralisti. (Applausi dal Gruppo PdL e della senatrice Serafini Anna Maria).

DIGILIO (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DIGILIO (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Signora Presidente, non era mia intenzione intervenire, però devo farlo. C'è una questione istituzionale, e credo che il senatore Pera ed altri abbiano abbondantemente espresso un parere; c'è poi una questione politica; e alla fine c'è una questione personale, la quale non compete a me e credo neanche a quest'Aula.

Come dicevo, c'è però una questione politica. Il senatore Zanda ha messo in evidenza che l'11 aprile il Presidente del Gruppo ha posto tale questione. Ma, scusate, chi siamo noi per poter decidere la vita e la morte politica di una persona in quest'Aula? Chi siamo noi per dire che ci sono degli indesiderati - sono parole usate l'11 aprile - alla Vicepresidenza? (Commenti dal Gruppo PD. Richiami del Presidente). Perché non vi siete indignati quando sugli scranni di questo e dell'altro ramo del Parlamento c'erano terroristi che si servivano dello status parlamentare per non espiare le loro colpe? Perché non vi siete indignati quando c'era altra gente, ad esempio faccendieri, e non vado oltre per rispettare la dignità dell'Aula? Allora il problema è diverso, ed è tutto politico. Le chiedo scusa, vice presidente Mauro, perché io per primo sono stato un vigliacco a non intervenire quel giorno, perché non si può inveire contro una persona mettendo davanti la questione etica.

Ci sono motivazioni politiche che vanno ricercate all'interno di un Gruppo politico. Io ho fatto politica anche negli anni Settanta e c'è stato qualche maestro qui presente che apparteneva alla mia fazione politica il cui insegnamento non era come quello della sinistra di allora, che voleva l'impeachment dei vari Presidenti della Repubblica, adducendo sempre motivazioni sul piano personale, mai una motivazione politica.

Bisogna impostarla, la questione etica, e lo deve fare il Gruppo della Lega. È il Gruppo della Lega che deve decidere se la vice presidente Mauro può o non può rimanere su quello scranno. Dopo di che, la vice presidente Mauro deciderà, ma io non vedo il perché non lo dobbiamo affrontare.

Capisco anche il senatore Procacci quando dice che affrontare una simile questione politica in presenza della senatrice Mauro è imbarazzante e poco opportuno. Lo capisco; anzi, io pregherei la vice presidente Mauro di non intervenire, nemmeno a sua difesa (come sarebbe giusto che fosse) dopo, perché non è questa la sede adatta, e forse non è la seduta adatta.

L'unico problema è che, cari colleghi della Lega, voi dovete essere chiari nei rapporti, perché noi non vogliamo interferire nei vostri rapporti interni. C'è una crisi politica del vostro partito; si darà spazio a quello che succederà, a prescindere dalle questioni giudiziarie o meno, che a noi non interessano, perché dobbiamo fare politica. (Commenti dal Gruppo LNP). Non sto offendendo nessuno. Sono meridionale e sono uno di quelli che non hanno mai condiviso la vostra politica; ve l'ho detto anche in Aula ultimamente. Posso soltanto dire, a voi come a qualcuno che ogni tanto si erge a paladino della giustizia o dell'etica di questo Parlamento, di stare bene attenti, perché dalle nostre parti si dice che chi semina spine non può camminare scalzo. (Applausi dal Gruppo Per il Terzo Polo:ApI-FLI).

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, ho ascoltato molto attentamente e preso atto delle considerazioni, in parte politiche e in parte istituzionali, che sono state svolte sul mio ruolo di Vice Presidente del Senato della Repubblica. Da questo banco, dal banco della Presidenza, intendo dare una risposta unicamente istituzionale.

Personalmente non avrei mai voluto trovarmi in questa situazione, né mai avrei voluto che vi si trovasse l'Assemblea del Senato, che il 6 maggio 2008 mi ha eletto Vice Presidente con 161 voti. Memore di questo risultato, per senso di responsabilità ho rimesso nelle mani del presidente Schifani le funzioni di vicario, consapevole di avere ricevuto tale incarico, come da lui stesso sottolineato al momento del conferimento, alla luce di tale votazione sulla base di una prassi consolidata.

Alla mia uscita dal movimento della Lega Nord, non per mia scelta, è seguita il 17 aprile scorso la ratifica da parte del Gruppo del Senato, e non senza qualche sofferenza. Per tale ragione, oggi sono componente del Gruppo Misto. Mi trovo pertanto nella stessa condizione di altri componenti del Consiglio di Presidenza che in questa come in altre legislature hanno cambiato Gruppo. Solo per citare qualche esempio recente, tutti voi ricorderete che nella scorsa legislatura due Vice Presidenti sono passati al Gruppo Misto provenendo da altri Gruppi, senza che ciò abbia comportato proteste o richieste di dimissioni.

Il Regolamento sotto questo profilo è molto chiaro: prevede infatti espressamente la decadenza dall'incarico di un componente del Consiglio di Presidenza nel solo caso disciplinato dall'articolo 5, comma 2-quater, quando cioè un senatore Segretario sia stato eletto al fine di garantire la rappresentanza in Consiglio di Presidenza di un Gruppo che ne è privo. Non è questo il caso, onorevoli colleghi.

Ho fatto riferimento al Regolamento del Senato e al Regolamento intendo attenermi, come ho sempre fatto e come continuerò a fare nello svolgimento delle mie funzioni. (Applausi dal Gruppo PdL e dei senatori Baldassarri, Chiaromonte, Perduca, Pinzger, Poretti e Sbarbati).