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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 715 del 24/04/2012


RUTELLI (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

RUTELLI (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Signor Presidente, colgo l'opportunità, nei 10 minuti consentiti, per svolgere una dichiarazione di voto politica partendo dalla notazione, che rivolgo ai membri del Governo, che con l'attuale Esecutivo la procedura di approvazione di provvedimenti importanti nel Parlamento sta mutando di segno.

Nei fatti - se posso riassumere così - siamo di fronte a una specie di attività redigente: il Governo presenta i provvedimenti (decreti-legge o disegni di legge) non sempre perfetti dal punto di vista legislativo, il Parlamento interviene, li modifica e l'Aula li vota con voto di fiducia. Di fatto, 250 senatori, presidente Chiti, sono impossibilitati a partecipare al procedimento legislativo. È un mutamento sostanziale. Avverrà lo stesso sulla disciplina del lavoro: non si tratta di un decreto-legge bensì di un disegno di legge, ma la sostanza è identica.

Non credo che non esistano in quest'Aula parlamentari che al di fuori delle Commissioni di merito avrebbero delle proposte da fare, degli emendamenti da presentare, ed invece si trovano di fronte, dopo la apprezzata - in generale - attività legislativa delle Commissioni, ad una scelta secca: prendere o lasciare.

Dunque, è un voto di fiducia politico.

Come Gruppo Per il Terzo Polo, formato dai senatori di Alleanza per l'Italia e Futuro e libertà, confermiamo convintamente il nostro voto di fiducia al Governo, ma tocca a me fare delle considerazioni sia di merito sul provvedimento, sia politiche.

Nel merito, basterebbe che mi richiamassi alle note già presentate dal collega Baldassarri e alla relazione da lui illustrata in apertura di questa terza lettura del provvedimento. Ma voglio sottolineare alcuni punti, signori rappresentanti del Governo.

Il decreto-legge, che reca nel titolo l'espressione «semplificazioni tributarie», è oggi assai poco un provvedimento sulla semplificazione della normativa tributaria. In verità, già lo era piuttosto poco all'inizio. È un intento lodevole andare incontro ai cittadini contribuenti con semplificazioni e con la facilitazione del lavoro e dell'azione dell'Agenzia delle Entrate. Ma il provvedimento è raddoppiato di dimensioni rispetto all'inizio e poi ulteriormente nel passaggio dal Senato alla Camera dei deputati.

Sottolineiamo la necessità e l'opportunità di fornire chiarimenti in materia di calcolo delle rate dell'IMU e sui termini di pagamento; sottolineiamo l'importanza di avere ridotto il fardello per quanto riguarda l'IMU in agricoltura, che sarebbe stata una insostenibile pressione; sottolineiamo le misure riguardanti le amministrazioni comunali e, nella prima lettura del Senato, l'esenzione dal pagamento della quota erariale sugli immobili di proprietà dei Comuni e degli ex IACP; sottolineiamo parimenti provvedimenti settoriali, ma importanti, come l'esenzione per gli immobili inagibili dell'Aquila, quelli sul Patto di stabilità interno per gli enti locali (il cosiddetto patto orizzontale, anche questo importante); l'ordine del giorno voluto dai senatori del Gruppo Per il Terzo Polo per esentare i Comuni da alcune misure così da consentire loro (anche al riguardo il collega Baldassarri e il collega De Angelis si sono spesi) di ricavare risorse sufficienti per dare una boccata di ossigeno a famiglie e imprese.

Sottolineiamo inoltre il mutamento per quanto riguarda gli anziani e i disabili proprietari di immobili, i coniugi separati e gli immobili di interesse storico e artistico. Mi rivolgo, a tale riguardo, al sottosegretario Ceriani, che se ne è occupato saggiamente: non si tratta di sostenere gli aristocratici che posseggono castelli, si tratta di sapere che in Italia ci sono decine di migliaia di immobili storici che, se non godono di benefici fiscali, sono destinati all'abbandono. Lo Stato, quindi, dovrebbe sopperire - in questo caso parla, se consentite, l'ex Ministro dei beni culturali - con una spesa, altrimenti insostenibile, alla tutela di un patrimonio pubblico che è interesse di tutti venga conservato e restaurato a regola d'arte, peraltro con limitazioni in campo economico estremamente e giustamente severe.

Ancora importante, infine, è la correzione riguardante le borse di studio dei dottorandi e degli specializzandi.

È importante segnalare altresì al Ministero dell'economia le nostre perplessità su provvedimenti che rischiano di essere eccessivamente penalizzanti per il contribuente. Segnalo solo un punto: non si possono raddoppiare i termini ordinari per la prescrizione degli accertamenti tributari con misure strumentali. Se in alcuni casi si ipotizza la presentazione di denunce penali per raddoppiare i termini quando sono scaduti, attenzione a far venire meno lo stato di diritto nel nostro Paese. Attenzione! La lotta all'evasione fiscale è un prius: essa deve avvenire secondo le regole di uno Stato di diritto.

Alla parte politica dedicherò l'ultima parte della mia dichiarazione di voto, insieme a quella riguardante la politica economica e il contesto politico europeo.

Per quanto riguarda la politica economica, è evidente che tutti i nostri colleghi sono consapevoli di un punto fondamentale: gli italiani hanno capito che stanno arrivando le tasse sulla casa. Lo hanno capito. Era un mistero? No, era una scelta annunciatissima ed una decisione presa. Desidero sottolineare che in questo Parlamento hanno votato imposizioni poderose sulla casa, forse la misura più pesante varata dall'attuale Governo, quegli stessi Gruppi che in precedenza si erano illusi di poter tout court cancellare l'ICI, scatenando in questo modo una guerra tra poveri e mettendo in ginocchio i Comuni italiani. Si è trattato di un'ipocrisia assoluta. Il dovere del Governo è stato di mettere i conti in sicurezza. Il popolo italiano si rende oggi conto che le tasse sulla casa sono pesanti e rischiano di colpire una delle priorità nell'economia reale del nostro Paese.

Questo ci interpella in merito alla problematica della crescita, ossia su come evitare di arrivare ad un avvitamento dell'economia. È la battaglia in ordine alla quale - lo dico ai rappresentanti del Governo - il nostro Gruppo si aspetta una risposta, un chiarimento ai quesiti sottolineati dal presidente Baldassarri a proposito di talune improprie prese di posizione della Ragioneria che, per quanto riguarda i tagli della spesa, ha preannunciato indirettamente una polemica pubblica adesso arrivata al pettine: si può intervenire, colleghi, con una spending review efficiente senza intervenire su quella parte che non è spesa dello Stato, ma è spesa delle Regioni? Quando il collega Baldassarri ha sollevato il problema del taglio dei fondi perduti, del taglio della spesa sanitaria, del taglio degli aiuti alle imprese senza credito d'imposta e una serie di altre misure sulle quali è indispensabile intervenire, se si vuole tagliare la spesa e non continuare ad accrescere la pressione fiscale, la risposta è stata francamente deludente.

Allora, Presidente, la mia conclusione è che in altra sede parleremo delle proposte riguardanti la crescita e delle misure volte a una effettiva liberalizzazione della nostra economia, nonché dei tagli delle spese riguardanti i costi della politica, la quale ha bisogno di una dieta giusta e severa, se vogliamo veramente salvarla.

Una considerazione finale, signor Presidente, all'indomani delle elezioni in Francia: alcuni colleghi osservano che in Francia sarebbe accaduto qualcosa di grande, altri obiettano che non è vero. Un voto a Le Pen padre, perfino superiore di quello che si è registrato stavolta in voti assoluti, si ebbe già nel 2002, ma paradossalmente allora la Francia ritrovò la ragione di quello che si chiama bipolarismo repubblicano: gli elettori del Partito socialista, al ballottaggio tra Chirac e Le Pen, votarono per Chirac.

Questa volta i due candidati dei due maggiori partiti hanno raccolto il 55 per cento dei voti validi, dunque circa il 40 per cento dei voti dei francesi. Il 40 per cento del voto del popolo francese è andato al Presidente uscente e al suo sfidante, colui che probabilmente diventerà il nuovo Presidente francese. Questo significa l'esaurimento del bipolarismo come lo abbiamo conosciuto alla fine del XX secolo, perché di fronte alla severità assoluta della crisi economica è evidente che le ricette della destra e della sinistra, come le abbiamo conosciute alla fine del XX secolo, sono insufficienti, salvo immaginare di contare sul voto delle forze estreme: da una parte, i comunisti che sostengono il non pagamento dei debiti e posizioni assolutamente astratte e, dall'altra, gli xenofobi estremisti. Dunque, i due campioni della residua contrapposizione che si opporranno nel ballottaggio sanno che dovranno far ricorso a quel voto anche senza richiederlo, di fronte alla severità della crisi economica che interpella la Francia come interpella l'Olanda, Paese virtuoso, ma il cui Governo è caduto per il ritiro della forza estrema, xenofoba anch'essa.

Questo ci spinge a riflettere sul fatto che l'eccezionalità del Governo Monti probabilmente non è così eccezionale e che questa eccezionalità deve indurre le forze riformatrici e moderate ad un'intesa. Infatti, se vogliamo evitare, Presidente, e qui termino, che si dia ragione all'ex ministro dell'economia Tremonti, colui che ha governato per otto anni l'economia del nostro Paese negli ultimi dieci, il quale si pronuncia a favore del candidato socialista in Francia (questo ci fa capire l'assurdità dello scenario nel quale ci troviamo), credo che dobbiamo essere conseguenti e capire che, come in Germania nelle elezioni dell'anno prossimo, così in Italia già oggi, e così in altri Paesi, questa è la stagione in cui si deve spegnere l'incendio della crisi economica ed uscire con una larga convergenza e con misure per il risanamento dei conti e per la crescita in un tempo di tregua e di responsabilità nazionale. In fondo quello che ha fatto questo Parlamento con il Governo Monti è l'apertura di una stagione e non l'eccezionalità di una stagione.

Questa è la riflessione che il voto francese, a mio avviso, ci affida ed è anche la ragione per la quale oggi riconfermiamo, con gli argomenti anche critici che ho cercato di esprimere assieme agli apprezzamenti, la nostra fiducia al Governo Monti, che è anche in un certo senso fiducia al proseguimento di una maggioranza di larga responsabilità per salvare il nostro Paese. (Applausi dal Gruppo Per il Terzo Polo:ApI-FLI e del senatore D'Ubaldo).