MASCITELLI (IdV). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MASCITELLI (IdV). Signor Presidente, signori rappresentanti del Governo, con questa ennesima richiesta di voto di fiducia, ormai una ogni quindici giorni, i nodi stanno venendo tutti al pettine. Sta venendo allo scoperto quello che per mesi, dalla costituzione dell'Esecutivo, si era cercato di nascondere. Un Governo, che è quello dotato della più ampia maggioranza parlamentare dai tempi del primo compromesso storico, si sta trascinando con sempre maggiori difficoltà ogni giorno che passa, perché privo di qualsiasi omogeneità o, ancora peggio, di condivisione, tra i partiti che lo sostengono. Una maggioranza traballante, prima nascosta, ora si manifesta con i suoi vertici a tre, in continua giustificazione, in nome dell'emergenza, dei mercati, della finanza europea e globale, una maggioranza che si arrabatta sulle misure economiche, sulla riforma del lavoro, sulla revisione della giustizia, sulle frequenze televisive.
In questo decreto, che ha per oggetto le «semplificazioni tributarie», c'è un po' di tutto, come accadeva nei vecchi decreti omnibus; l'unica cosa che manca sono proprio le semplificazioni (se ne vedono poche), mentre invece molte sono le complicazioni. Se la macchina tributaria è complicata da gestire e ancor di più da riformare, è anche vero che i cittadini contribuenti hanno bisogno di regole chiare e stabili, perché l'incertezza e i continui cambi di idee sono proprio gli alibi formali, e a volte meno formali, per gli evasori.
Questo Governo dei tecnici e dei professori ha colpito la casa per cinque volte: con la reintroduzione dell'ICI sulla prima abitazione, con l'aumento delle aliquote, con la rivalutazione delle rendite, con la riduzione delle agevolazioni della prima casa e poi con la riduzione per chi cumula al reddito le entrate d'affitto. Questo è quanto ha fatto il Governo. Il risultato è che nel 2012 il bene casa concorrerà per il 33 per cento al maggior gettito, più delle addizionali locali, più dell'IVA e della benzina messe insieme. E non è ancora finita, perché in futuro la base imponibile della casa non sarà costituita soltanto dalle aliquote catastali, ma dai valori di mercato. Si tratta, per assurdo, di una tassa paradosso, perché i proprietari delle abitazioni sfitte finiscono, in alcuni casi, per avere qualche beneficio dall'IMU, per effetto dell'assorbimento della nuova imposta dell'IRPEF fondiaria, mentre al contrario le penalizzazioni colpiscono le abitazioni affittate, perché non è prevista nessuna agevolazione per chi applica i canoni concordati e nessuna agevolazione per gli immobili delle imprese, grandi o piccole che siano.
E che dire poi, in termini di decreto semplificazioni, delle complicazioni e dei balletti sull'acconto? Si paga a giugno con l'aliquota nazionale, poi c'è una tappa intermedia a settembre, e poi a dicembre c'è il conguaglio con l'aliquota eventualmente modificata dal Comune. Tutto ciò con un'incognita fondamentale, perché è previsto che il Governo possa intervenire fino al 10 dicembre per correggere le detrazioni e le aliquote di riferimento, su cui poi intervengono le eventuali variazioni dei Comuni.
Questo Governo dei tecnici ha fatto una cosa importante, perché è la prima volta che si verifica una situazione simile. Di solito i Governi del passato, anche quelli scalcinati del centrodestra, aumentavano le imposte in modo chiaro e netto sui tabacchi, sulla benzina, sul registro. Nel caso dell'IMU si vive nell'incertezza che sta generando soltanto angoscia nei cittadini. La domanda che ogni cittadino si pone è semplice e drammatica al tempo stesso: alla fine di tutta questa storia, quanto si deve pagare? E il Governo risponde: vedremo.
L'incertezza totale pesa anche sugli altri provvedimenti del decreto in discussione. La tassa sugli evasori, protetti dallo scudo fiscale, più volte richiamata da Monti come prova dell'equità dei sacrifici, non funziona e continua a slittare: si è passati dal 16 febbraio al 16 maggio, e ora se ne riparla a luglio, visto che sembra sempre più complicato abbattere il muro dell'anonimato e dell'omertà.
Incertezze ci sono anche sulla patrimoniale dei beni di lusso. Che fine ha fatto la patrimoniale sui beni di lusso? Ora è stata estesa anche alla fantasiosa tassa sugli aerotaxi. E che dire poi della tassa di scopo? Adesso tutti fanno finta di non saperne niente e di essere contrari. Il centrosinistra la scrisse - è vero - nella finanziaria 2007 con il Governo Prodi, dove però le opere pubbliche potevano essere finanziate solo al 30 per cento per cinque anni; il centrodestra, che dichiara che non è d'accordo, dimentica che con il decreto sul federalismo municipale la portò al 100 per cento dell'opera, tassando i cittadini per 10 anni; ora sono contrari anche i sindaci, che hanno chiesto di modificarla.
Signori rappresentanti del Governo, a giudicare dagli atti sin qui compiuti, senza alcuna polemica, questo è un Governo vecchio, usato e consumato. È consumato perché continua sulla strada battuta dai Governi Berlusconi, quella di affrontare i problemi di bilancio con maggiori tasse anziché con minori spese, con la differenza che le manovre di Tremonti era composte da nuove tasse per almeno il 50 per cento, mentre quella di Monti lo è per quasi il 90 per cento: sono gli ultimi dati della Corte dei conti.
È un Governo consumato, perché non convince la teoria della crescita che si basa sulle finte liberalizzazioni che sono state fatte, sulle riforme a costo zero, sui segnali ai mercati. Allora, non deve stupire che poi le liberalizzazioni, che erano state presentate come un miracolo da questo Governo, un miracolo da 11 per cento in più di PIL, ora per lo stesso Governo - com'è scritto nel Documento di economia e finanza - valgono meno dello 0,3 per cento all'anno.
È un Governo consumato, e lo abbiamo visto anche sul tema ideologico dell'articolo 18, perché si continua ad alimentare la credenza che il problema centrale delle imprese sia poter licenziare, mentre la realtà del nostro Paese è che il loro problema è molto più concreto, visibile e tangibile, ed è il problema dei costi: tasse, prezzi dell'energia, ritardi nei pagamenti della pubblica amministrazione, contributi sociali. E l'ultimo esempio è quello che ci è stato dato in questi giorni del ministro Fornero, che avrebbe dovuto cercare risorse nel bilancio pubblico per salvare gli «esodati» - diciamo la verità - da anni di indigenza tra il lavoro perso e la pensione che non arriva, e nel concreto si è limitato a suggerire alle aziende di riprendersi questi lavoratori.
Il presidente Monti sostiene che l'alta disoccupazione giovanile sia dovuta al debito pubblico e alla bassa crescita, che poi sono stati aggravati - lo sappiamo bene - da una insufficiente lotta all'evasione fiscale di decenni del passato, però dimentica di dire che la causa di tutti i mali che affliggono il nostro Paese sono l'abnorme spesa pubblica e l'elevata corruzione. Allora non può che preoccuparci quando il ministro Giarda, impegnato nelle rivisitazione della spesa pubblica, che avrebbe dovuto presentare già al Parlamento una informativa sugli indirizzi e sui criteri per la rivisitazione della spesa pubblica, si è limitato a dichiarare che forse non ci sarà nessun tesoretto e nessun «taglia tasse».
Siamo ancor più preoccupati se la legge sulla corruzione portata avanti dal ministro Severino viene di fatto svuotata, perché il falso in bilancio è di nuovo scomparso. Ma il problema del nostro Paese, di questo Parlamento e della politica in genere, è che al discredito si aggiunge altro discredito, perché questo sistema politico non solo è inefficiente e costoso, ma è anche inquinato (per questo noi dell'Italia dei Valori abbiamo iniziato da alcuni giorni la raccolta delle firme per la presentazione di un disegno di legge d'iniziativa popolare). Sotto le false sembianze del rimborso delle spese elettorali, è arrivata nelle casse dei partiti una massa di denaro grazie alla quale si sono mantenuti giornali, gruppi politici fittizi ed estinti, famiglie eccellenti e tesorieri fantasiosi.
Quello che si definisce antipolitica, quello che fa comodo ad alcuni partiti definire antipolitica, non è altro che un legittimo sdegno dei cittadini davanti all'evidenza che i sacrifici in questo Paese si fanno soltanto a senso unico. È per questo che noi dell'Italia dei Valori voteremo no in maniera convinta alla questione di fiducia, non perché chiediamo troppo, ma semplicemente perché chiediamo il giusto. (Applausi dal Gruppo IdV).