FRANCO Paolo (LNP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FRANCO Paolo (LNP). Signor Presidente, è l'ennesimo voto di fiducia con il quale - direi, quasi settimanalmente - il Parlamento viene esautorato della propria potestà di portare in Assemblea un contributo forte e fattivo, soprattutto di superare la contraddizione che mi sembra si stia manifestando nella discussione generale e nelle dichiarazioni di voto che porta tutti a dire che poco va bene dei provvedimenti su cui viene richiesto il voto di fiducia del Senato per poi, alla fine, in maniera abbastanza dimessa, recarsi al banco della Presidenza a dare la fiducia ad un Governo che ormai credo non la meriti proprio più.
Non è questione di criticare in maniera infruttuosa e superficiale le azioni e le proposte legislative del Governo, ma semplicemente di porre le questioni nella loro reale prospettiva: è l'azione politica ed economica del Governo rispondente ai sacrifici enormi ed immani chiesti - e ricordati anche dalla collega Sbarbati poco fa - ai cittadini? Questi sacrifici, questo lavoro producono un risultato che sia proporzionato ed utile agli obiettivi che si sono posti? No.
Penso che davvero abbiamo iniziato una parabola molto negativa, non tanto ed esclusivamente sotto il profilo della democrazia, ma anche su quello concreto del futuro del Paese e della nostra economia se ci ripariamo, come ha fatto qualche quotidiano, dietro alle elezioni francesi per dire che le borse tremano, cercando quindi di attribuire alla situazione economica una responsabilità che viene da scelte libere di cittadini, di uomini e donne che votano o scelgono nel loro Paese (beati loro che lo possono fare!) chi offre una politica consona alle proprie aspettative.
So che il Documento di economia e finanza è all'attenzione di questo e dell'altro ramo del Parlamento, ma forse, in dichiarazione di voto sull'ennesima questione di fiducia posta sul decreto-legge recante semplificazioni tributarie, due considerazioni sulla dimostrazione del fallimento della politica economica e fiscale del Governo, venute a seguito dell'audizione del dottor Giampaolino, presidente della Corte dei conti, alla Camera dei deputati, le dobbiamo fare.
Non posso ovviamente dilungarmi, ma sarebbe molto interessante analizzare compiutamente le cose che ha detto Giampaolino. Le conoscete tutti, perché le avete lette sulla stampa oggi. L'effetto recessivo delle manovre nel 2013 sarà pari a 37,5 miliardi di euro; la pressione fiscale ufficiale (quella reale, come ben sappiamo, è molto più elevata, anche di 10 punti percentuali) passerà dal 42,5 per cento nel 2011 al 45 per cento, anno dopo anno, dal 2012 fino al 2014. Vi sono anche altri dati offerti dalla Corte dei conti: l'impatto negativo delle manovre correttive sarebbe, nel triennio 2012-2014, pari a ben 2,6 punti percentuali sul PIL, a 3,5 punti percentuali sui consumi delle famiglie e a quasi 5 punti percentuali con riguardo agli investimenti fissi lordi. Questa analisi impietosa non è stata fatta dalla Lega Nord, signori rappresentanti del Governo, ma dalla Corte dei conti; un'analisi impietosa di un processo legislativo che, invece di sanare e di limitare le gravi difficoltà in cui versa il Paese (che nessuno ovviamente imputa all'origine a questo Governo), le ha aggravate ed accentuate.
Ci sono altre cose che fanno arrabbiare molto i cittadini, soprattutto quando vediamo un Ministro importante di questo Governo, il ministro dell'interno Cancellieri, che fa un'esternazione di principio simpatica (ho anche il piacere di vedere qui il ministro Fornero, cui chiederei conferma), dicendo che intenderebbe ridurre i dipendenti civili del Ministero dell'interno del 10 per cento. Oh, che bella idea! Finalmente qualcuno ha avuto - d'altronde questo è il Governo dei professori - la luminosa idea di una proposta di riduzione dei dipendenti pubblici e della spesa pubblica. Naturalmente con quale strumento? Con quello, signora Ministro, del prepensionamento.
Ma il ministro Cancellieri è un rappresentante del vostro Governo. Io chiederei una conferma: volete dire per caso agli italiani che i dipendenti pubblici li mandate in pensione prima, per ridurne il numero, dopo che i lavoratori delle fabbriche e del terziario, i lavoratori del privato, li avete costretti a rinviare nel tempo l'accesso al periodo della pensione di diversi anni dopo aver pagato 40 anni di contributi?
Ancora peggiore è la situazione degli esodati. Forse sarebbe meglio definirli "esondati", cioè portati via dall'irruenza tracimata dell'onda di questo Governo. Gli esodati - o esondati, a seconda di come vogliamo chiamarli - rappresentano un altro fenomeno terribile di insipienza legislativa. Ma davvero pensate di ridurre il numero di dipendenti del Ministero dell'interno mandandoli in pensione prima? Spero che ci sia una smentita oggi o domani, perché questo non è certo uno strumento che possa essere gradito alla gente che lavora quotidianamente, a rischio del posto di lavoro, ovviamente, come tutti quelli che lavorano nel mondo del privato. È una vergogna solamente che ci sia stato un Ministro di questo Governo che ha proposto una soluzione di quel tipo!
Ho anche il piacere di avere la presenza del sottosegretario Ceriani, cui vorrei rivolgere una considerazione su questo provvedimento a proposito dell'IMU, perché poco fa, signor Sottosegretario, una collega ha detto che l'IMU è bella e che le nostre famiglie saranno aiutate con le comode rate mensili che avete concesso, bontà vostra, ai cittadini. È una grande gioia il fatto che questo enorme peso fiscale - e sappiamo di quanti miliardi trattiamo, nell'ambito delle entrate dello Stato, mica dei Comuni - debba essere suddiviso in - ripeto - «comode rate mensili». Una grande felicità della quale vedrete come sarete ringraziati dai nostri cittadini da giugno in poi. Magari andate nelle fabbriche, nelle assemblee o nelle case, andate in qualche incontro pubblico. Vi vedo spesso e volentieri - anche il Primo Ministro - in Europa, in Asia o a Roma, in questo Parlamento, a votare un disegno di legge costituzionale come successo recentemente. Vi vedo ovunque, ma vi vedo poco tra la gente che lavora e che dovrà, non per scherzo, pagare a giugno e poi nei mesi successivi questa imposta.
Signor Presidente, signori rappresentanti del Governo, concludo con queste brevi considerazioni il mio intervento, perché trattandosi - ripeto - di un voto di fiducia le discussioni sono state fatte nei limiti molto contenuti delle Commissioni di merito dai colleghi in esse presenti. Questa è però l'ennesima fiducia, che dimostra a questo punto una novità: il fallimento totale - lo spread lo dice, lo dicono tutti gli altri indicatori citati - della politica di questo Governo. (Applausi dal Gruppo LNP).