FERRARA (CN:GS-SI-PID-IB-FI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FERRARA (CN:GS-SI-PID-IB-FI). Signor Presidente, il Gruppo Coesione Nazionale-Grande Sud voterà la fiducia al Governo. Dico la fiducia al Governo perché, se avessimo dovuto votare la fiducia al provvedimento, probabilmente diverso sarebbe stato il nostro atteggiamento. Ma, come tutti sappiamo, la questione di fiducia posta dal Governo assorbe, anzi potremmo dire travolge, tutti gli altri ragionamenti.
Noi votiamo la fiducia al Governo perché, come abbiamo sostenuto nel momento in cui abbiamo votato la prima fiducia, questo Governo è il migliore che in questo momento possa esserci. Non vale lo stesso per le cose che questo Governo fa. Non riteniamo che le cose che questo Governo sta facendo siano le migliori possibili.
Affrontiamo quindi la domanda: perché? Avevamo detto, durante la precedente lettura di questo provvedimento - che il Governo titolava come un'ordinaria manutenzione - che non capivamo perché tale manutenzione sul sistema fiscale dovesse essere fatta, visto che contemporaneamente ad essa era in programma il varo, con la delega fiscale, di una modifica sostanziale del sistema fiscale stesso. Pertanto, in previsione di un investimento sostanziale in un intervento di modifica, non capivamo perché si dovesse fare la manutenzione. Oggi comprendiamo, invece, che la manutenzione non era ordinaria, ma straordinaria e necessaria, perché la delega fiscale non si sta facendo.
Basterebbe approfondire un attimo il significato della delega fiscale attualmente in discussione presso l'altro ramo del Parlamento per capire subito che il punto sostanziale, che, come titola la stampa nazionale, è la modifica del catasto, non potrà intervenire se non tra molti anni. La modifica del catasto urbano, infatti, è subordinata alla presentazione dei mappali, e prima che questi possano essere fatti in modo ordinato e veloce, senza che si preveda una deducibilità o una detraibilità fiscale delle relative spese, passerà molto tempo: quelle variazioni e quei benefici non interverranno velocemente.
Pertanto, i tagli ai Ministeri, previsti nei precedenti provvedimenti, che potrebbero avere un seguito soltanto se ci fosse la spending review, incontreranno difficoltà se non si fa quello che ora chiederò al Governo di fare. I 4 miliardi di euro per il 2013, i 16 miliardi di euro previsti dai benefici della delega fiscale per il 2014 e i 20 miliardi a seguire non potranno essere realizzati, perché i tagli ai Ministeri non possono funzionare se contemporaneamente il Governo, invece di fare queste ordinarie manutenzioni, non si predispone a fare qualcosa di più corposo, incisivo e serio. Qualcosa di corposo, incisivo e serio può essere fatto soltanto - visto che dal lato della pressione fiscale è difficile intervenire - sul versante del risparmio. E sul versante del risparmio è inutile che venga detto privatamente o fatto intravedere al Governo che è difficile intervenire perché, nel momento in cui si parla di riordino delle circoscrizioni giudiziarie, notevoli e troppe sono le pressioni del Parlamento, per cui è difficile incidere sul versante del risparmio, e quindi è molto più facile e veloce incidere sul versante del rigore, subordinando la crescita a una sensazione, a una metabolizzazione del rigore che darebbe fiducia. Troppo difficile, troppo in là. Invece, sul versante del risparmio dovrebbe essere molto più facile intervenire, se soltanto si avesse quel giusto coraggio. Esemplifico, in modo che il mio ragionamento possa essere più evidente e più suscettibile di accettazione.
Sono nato in un piccolo paese della Sicilia, Lercara Friddi, e mi ricordo che quando ero piccolo vi fu l'inaugurazione della caserma dei carabinieri, cui partecipò un famosissimo ufficiale dei carabinieri, il generale Dalla Chiesa, allora colonnello, e come colonnello comandante della legione dei carabinieri di Palermo. Oggi a Palermo ci sono quattro generali. Per l'inaugurazione della caserma di Chiusa Sclafani, alla quale ha partecipato il presidente Schifani, erano presenti il colonnello della legione (che è stato nominato generale, ma che non ha una sede generale perché non ci sono sufficienti sedi generali per potersi trasferire), il generale comandante della Sicilia, il generale di Sicilia e Calabria e un altro generale di Corpo d'Armata. L'Arma dei carabinieri ha 117.000 carabinieri in organico (anche se credo che attualmente siano 2.000-3.000 in meno) e 3.800 ufficiali, cioè un ufficiale ogni 30 carabinieri. È una situazione assurda, con una quantità di generali di Corpo d'Armata elevatissima, considerato che, qualora vi fosse una guerra, 117.000 carabinieri forse non sarebbero sufficienti a formare un Corpo d'Armata. Parlo dell'Arma dei carabinieri perché è quella alla quale tutta l'Italia è affezionata (quindi, è facile immaginare l'affezione che noi che rappresentiamo l'Italia possiamo avere) e in modo quindi che nel ragionamento absit iniuria verbis.
Ma andiamo nel campo della sanità. Io non capisco perché debba ricevere a Natale e a Pasqua gli auguri di tutti i dirigenti generali delle ASL, di quelli amministrativi e sanitari; allo stesso modo, non capisco per quale motivo ogni volta che cambia il dirigente dell'ispettorato della Polizia che sovrintende a Palazzo Madama io debba ricevere i saluti di chi va via e di chi arriva. Se ciò non venisse fatto, quanto si risparmierebbe?
Vorrei sapere, poi, se è stata fatta una rivisitazione dei consumi di energia elettrica dei Ministeri, i quali, a livello centrale, hanno una spesa pari a 28 miliardi di euro (la sanità 66 miliardi, e così via).
Come sappiamo, le spese sono sostanzialmente quattro: quella pensionistica, quella della pubblica amministrazione, quella dell'amministrazione centrale e quella delle amministrazioni locali. Non è pensabile che la spesa della pubblica amministrazione sia decrescente perché ha una leggera pendenza, con un delta positivo negli anni a venire. Lo stesso vale per quella previdenziale. Viceversa, si prevede che la spesa dell'amministrazione centrale diminuisca dal 2013 sino al 2016, proprio in previsione dei tagli programmati. Se questi tagli non verranno effettuati, se la riduzione prevista non ci sarà, è impensabile che possa calare la pressione fiscale. Sottolineo, come d'altra parte affermato da tutta la stampa nazionale e internazionale, che una pressione fiscale al 45 per cento non potrà mai consentire la crescita.
Il mio auspicio, dunque, è che non si facciano manutenzioni ordinarie o straordinarie, ma si effettuino investimenti per cercare di cambiare le cose e si tenga conto del fatto che codesto Governo non può più appellarsi a una cosiddetta maggioranza, fare le riunioni di «A, B e C». Peraltro, sottolineo la difficoltà che deve affrontare un Governo tecnico non eletto dal popolo, che quindi non ha girato tutta Italia in campagna elettorale e non si è confrontato con il consenso e con la necessità di ricevere gli applausi, ove gli applausi non rappresentano un consenso popolare per frasi demagogiche. Infatti, il vero consenso popolare è quello che si radica per l'intimo convincimento dell'elettore che le scelte assunte, anche se dolorose, sono positive per il futuro del Paese. (Brusìo).
Signor Presidente, mi distraggo perché, anche se cerco di mettere tutto il più intimo convincimento in ragionamenti di questo genere, mi rendo conto che, al di là della cortese attenzione che lei ed i rappresentanti del Governo mi dedicano, il Parlamento e tutto il Paese finiscono per essere disinteressati, in quanto la quantità di voti di fiducia ha «ultroneizzato» il Parlamento. E il disinteresse non è una malattia della pelle o esantematica, ma è una malattia dell'intimo, che può essere capita soltanto se si analizza quello che succede nel Paese. E se si cerca il motivo per cui quest'Assemblea tante volte riceve il richiamo musicale della Presidenza e spesso si trasforma nel «Paese dei campanelli», il perché va ravvisato nella difficoltà di trasformare l'interesse in un afflato di comunanza indirizzata a che la trasformazione del Paese non sia soltanto una frase annunciata, ma sia un atteggiamento vissuto nel più profondo non soltanto dal Governo, non soltanto dal Parlamento ma da tutto il Paese. I «giochi» non devono essere fatti per ottenere in futuro quel consenso necessario per far diventare qualcuno Ministro, per far sì che un Presidente del Consiglio possa continuare nel suo incarico o per dare successo ad una parte politica, ma si deve cercare di trasformare questa vecchia Nazione, in questo vecchio continente, in un Paese con una migliore speranza per il futuro, in un Paese più moderno per le generazioni che verranno. Queste ultime, infatti, avranno bisogno di un Paese migliore, innovato da un'azione che prego il Governo e il Parlamento affinché sia una volta per tutte più incisiva e coraggiosa. (Applausi dei senatori Fleres e Bornacin).