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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 715 del 24/04/2012


Ripresa della discussione del disegno di legge n. 3184-B
e della questione di fiducia (ore 9,47)

PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione sulla questione di fiducia posta dal Governo.

Come stabilito dalla Conferenza dei Capigruppo, le dichiarazioni vi voto avranno luogo a partire dalle ore 10. Sospendo pertanto la seduta fino a tale ora.

(La seduta, sospesa alle ore 9,47, è ripresa alle ore 10,01).

Riprendiamo i nostri lavori.

Passiamo alla votazione dell'articolo unico del disegno di legge n. 3184-B, di conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 2 marzo 2012, n. 16, nel testo identico a quello approvato dalla Camera dei deputati, sul quale il Governo ha posto la questione di fiducia.

MASCITELLI (IdV). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MASCITELLI (IdV). Signor Presidente, signori rappresentanti del Governo, con questa ennesima richiesta di voto di fiducia, ormai una ogni quindici giorni, i nodi stanno venendo tutti al pettine. Sta venendo allo scoperto quello che per mesi, dalla costituzione dell'Esecutivo, si era cercato di nascondere. Un Governo, che è quello dotato della più ampia maggioranza parlamentare dai tempi del primo compromesso storico, si sta trascinando con sempre maggiori difficoltà ogni giorno che passa, perché privo di qualsiasi omogeneità o, ancora peggio, di condivisione, tra i partiti che lo sostengono. Una maggioranza traballante, prima nascosta, ora si manifesta con i suoi vertici a tre, in continua giustificazione, in nome dell'emergenza, dei mercati, della finanza europea e globale, una maggioranza che si arrabatta sulle misure economiche, sulla riforma del lavoro, sulla revisione della giustizia, sulle frequenze televisive.

In questo decreto, che ha per oggetto le «semplificazioni tributarie», c'è un po' di tutto, come accadeva nei vecchi decreti omnibus; l'unica cosa che manca sono proprio le semplificazioni (se ne vedono poche), mentre invece molte sono le complicazioni. Se la macchina tributaria è complicata da gestire e ancor di più da riformare, è anche vero che i cittadini contribuenti hanno bisogno di regole chiare e stabili, perché l'incertezza e i continui cambi di idee sono proprio gli alibi formali, e a volte meno formali, per gli evasori.

Questo Governo dei tecnici e dei professori ha colpito la casa per cinque volte: con la reintroduzione dell'ICI sulla prima abitazione, con l'aumento delle aliquote, con la rivalutazione delle rendite, con la riduzione delle agevolazioni della prima casa e poi con la riduzione per chi cumula al reddito le entrate d'affitto. Questo è quanto ha fatto il Governo. Il risultato è che nel 2012 il bene casa concorrerà per il 33 per cento al maggior gettito, più delle addizionali locali, più dell'IVA e della benzina messe insieme. E non è ancora finita, perché in futuro la base imponibile della casa non sarà costituita soltanto dalle aliquote catastali, ma dai valori di mercato. Si tratta, per assurdo, di una tassa paradosso, perché i proprietari delle abitazioni sfitte finiscono, in alcuni casi, per avere qualche beneficio dall'IMU, per effetto dell'assorbimento della nuova imposta dell'IRPEF fondiaria, mentre al contrario le penalizzazioni colpiscono le abitazioni affittate, perché non è prevista nessuna agevolazione per chi applica i canoni concordati e nessuna agevolazione per gli immobili delle imprese, grandi o piccole che siano.

E che dire poi, in termini di decreto semplificazioni, delle complicazioni e dei balletti sull'acconto? Si paga a giugno con l'aliquota nazionale, poi c'è una tappa intermedia a settembre, e poi a dicembre c'è il conguaglio con l'aliquota eventualmente modificata dal Comune. Tutto ciò con un'incognita fondamentale, perché è previsto che il Governo possa intervenire fino al 10 dicembre per correggere le detrazioni e le aliquote di riferimento, su cui poi intervengono le eventuali variazioni dei Comuni.

Questo Governo dei tecnici ha fatto una cosa importante, perché è la prima volta che si verifica una situazione simile. Di solito i Governi del passato, anche quelli scalcinati del centrodestra, aumentavano le imposte in modo chiaro e netto sui tabacchi, sulla benzina, sul registro. Nel caso dell'IMU si vive nell'incertezza che sta generando soltanto angoscia nei cittadini. La domanda che ogni cittadino si pone è semplice e drammatica al tempo stesso: alla fine di tutta questa storia, quanto si deve pagare? E il Governo risponde: vedremo.

L'incertezza totale pesa anche sugli altri provvedimenti del decreto in discussione. La tassa sugli evasori, protetti dallo scudo fiscale, più volte richiamata da Monti come prova dell'equità dei sacrifici, non funziona e continua a slittare: si è passati dal 16 febbraio al 16 maggio, e ora se ne riparla a luglio, visto che sembra sempre più complicato abbattere il muro dell'anonimato e dell'omertà.

Incertezze ci sono anche sulla patrimoniale dei beni di lusso. Che fine ha fatto la patrimoniale sui beni di lusso? Ora è stata estesa anche alla fantasiosa tassa sugli aerotaxi. E che dire poi della tassa di scopo? Adesso tutti fanno finta di non saperne niente e di essere contrari. Il centrosinistra la scrisse - è vero - nella finanziaria 2007 con il Governo Prodi, dove però le opere pubbliche potevano essere finanziate solo al 30 per cento per cinque anni; il centrodestra, che dichiara che non è d'accordo, dimentica che con il decreto sul federalismo municipale la portò al 100 per cento dell'opera, tassando i cittadini per 10 anni; ora sono contrari anche i sindaci, che hanno chiesto di modificarla.

Signori rappresentanti del Governo, a giudicare dagli atti sin qui compiuti, senza alcuna polemica, questo è un Governo vecchio, usato e consumato. È consumato perché continua sulla strada battuta dai Governi Berlusconi, quella di affrontare i problemi di bilancio con maggiori tasse anziché con minori spese, con la differenza che le manovre di Tremonti era composte da nuove tasse per almeno il 50 per cento, mentre quella di Monti lo è per quasi il 90 per cento: sono gli ultimi dati della Corte dei conti.

È un Governo consumato, perché non convince la teoria della crescita che si basa sulle finte liberalizzazioni che sono state fatte, sulle riforme a costo zero, sui segnali ai mercati. Allora, non deve stupire che poi le liberalizzazioni, che erano state presentate come un miracolo da questo Governo, un miracolo da 11 per cento in più di PIL, ora per lo stesso Governo - com'è scritto nel Documento di economia e finanza - valgono meno dello 0,3 per cento all'anno.

È un Governo consumato, e lo abbiamo visto anche sul tema ideologico dell'articolo 18, perché si continua ad alimentare la credenza che il problema centrale delle imprese sia poter licenziare, mentre la realtà del nostro Paese è che il loro problema è molto più concreto, visibile e tangibile, ed è il problema dei costi: tasse, prezzi dell'energia, ritardi nei pagamenti della pubblica amministrazione, contributi sociali. E l'ultimo esempio è quello che ci è stato dato in questi giorni del ministro Fornero, che avrebbe dovuto cercare risorse nel bilancio pubblico per salvare gli «esodati» - diciamo la verità - da anni di indigenza tra il lavoro perso e la pensione che non arriva, e nel concreto si è limitato a suggerire alle aziende di riprendersi questi lavoratori.

Il presidente Monti sostiene che l'alta disoccupazione giovanile sia dovuta al debito pubblico e alla bassa crescita, che poi sono stati aggravati - lo sappiamo bene - da una insufficiente lotta all'evasione fiscale di decenni del passato, però dimentica di dire che la causa di tutti i mali che affliggono il nostro Paese sono l'abnorme spesa pubblica e l'elevata corruzione. Allora non può che preoccuparci quando il ministro Giarda, impegnato nelle rivisitazione della spesa pubblica, che avrebbe dovuto presentare già al Parlamento una informativa sugli indirizzi e sui criteri per la rivisitazione della spesa pubblica, si è limitato a dichiarare che forse non ci sarà nessun tesoretto e nessun «taglia tasse».

Siamo ancor più preoccupati se la legge sulla corruzione portata avanti dal ministro Severino viene di fatto svuotata, perché il falso in bilancio è di nuovo scomparso. Ma il problema del nostro Paese, di questo Parlamento e della politica in genere, è che al discredito si aggiunge altro discredito, perché questo sistema politico non solo è inefficiente e costoso, ma è anche inquinato (per questo noi dell'Italia dei Valori abbiamo iniziato da alcuni giorni la raccolta delle firme per la presentazione di un disegno di legge d'iniziativa popolare). Sotto le false sembianze del rimborso delle spese elettorali, è arrivata nelle casse dei partiti una massa di denaro grazie alla quale si sono mantenuti giornali, gruppi politici fittizi ed estinti, famiglie eccellenti e tesorieri fantasiosi.

Quello che si definisce antipolitica, quello che fa comodo ad alcuni partiti definire antipolitica, non è altro che un legittimo sdegno dei cittadini davanti all'evidenza che i sacrifici in questo Paese si fanno soltanto a senso unico. È per questo che noi dell'Italia dei Valori voteremo no in maniera convinta alla questione di fiducia, non perché chiediamo troppo, ma semplicemente perché chiediamo il giusto. (Applausi dal Gruppo IdV).

FERRARA (CN:GS-SI-PID-IB-FI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

FERRARA (CN:GS-SI-PID-IB-FI). Signor Presidente, il Gruppo Coesione Nazionale-Grande Sud voterà la fiducia al Governo. Dico la fiducia al Governo perché, se avessimo dovuto votare la fiducia al provvedimento, probabilmente diverso sarebbe stato il nostro atteggiamento. Ma, come tutti sappiamo, la questione di fiducia posta dal Governo assorbe, anzi potremmo dire travolge, tutti gli altri ragionamenti.

Noi votiamo la fiducia al Governo perché, come abbiamo sostenuto nel momento in cui abbiamo votato la prima fiducia, questo Governo è il migliore che in questo momento possa esserci. Non vale lo stesso per le cose che questo Governo fa. Non riteniamo che le cose che questo Governo sta facendo siano le migliori possibili.

Affrontiamo quindi la domanda: perché? Avevamo detto, durante la precedente lettura di questo provvedimento - che il Governo titolava come un'ordinaria manutenzione - che non capivamo perché tale manutenzione sul sistema fiscale dovesse essere fatta, visto che contemporaneamente ad essa era in programma il varo, con la delega fiscale, di una modifica sostanziale del sistema fiscale stesso. Pertanto, in previsione di un investimento sostanziale in un intervento di modifica, non capivamo perché si dovesse fare la manutenzione. Oggi comprendiamo, invece, che la manutenzione non era ordinaria, ma straordinaria e necessaria, perché la delega fiscale non si sta facendo.

Basterebbe approfondire un attimo il significato della delega fiscale attualmente in discussione presso l'altro ramo del Parlamento per capire subito che il punto sostanziale, che, come titola la stampa nazionale, è la modifica del catasto, non potrà intervenire se non tra molti anni. La modifica del catasto urbano, infatti, è subordinata alla presentazione dei mappali, e prima che questi possano essere fatti in modo ordinato e veloce, senza che si preveda una deducibilità o una detraibilità fiscale delle relative spese, passerà molto tempo: quelle variazioni e quei benefici non interverranno velocemente.

Pertanto, i tagli ai Ministeri, previsti nei precedenti provvedimenti, che potrebbero avere un seguito soltanto se ci fosse la spending review, incontreranno difficoltà se non si fa quello che ora chiederò al Governo di fare. I 4 miliardi di euro per il 2013, i 16 miliardi di euro previsti dai benefici della delega fiscale per il 2014 e i 20 miliardi a seguire non potranno essere realizzati, perché i tagli ai Ministeri non possono funzionare se contemporaneamente il Governo, invece di fare queste ordinarie manutenzioni, non si predispone a fare qualcosa di più corposo, incisivo e serio. Qualcosa di corposo, incisivo e serio può essere fatto soltanto - visto che dal lato della pressione fiscale è difficile intervenire - sul versante del risparmio. E sul versante del risparmio è inutile che venga detto privatamente o fatto intravedere al Governo che è difficile intervenire perché, nel momento in cui si parla di riordino delle circoscrizioni giudiziarie, notevoli e troppe sono le pressioni del Parlamento, per cui è difficile incidere sul versante del risparmio, e quindi è molto più facile e veloce incidere sul versante del rigore, subordinando la crescita a una sensazione, a una metabolizzazione del rigore che darebbe fiducia. Troppo difficile, troppo in là. Invece, sul versante del risparmio dovrebbe essere molto più facile intervenire, se soltanto si avesse quel giusto coraggio. Esemplifico, in modo che il mio ragionamento possa essere più evidente e più suscettibile di accettazione.

Sono nato in un piccolo paese della Sicilia, Lercara Friddi, e mi ricordo che quando ero piccolo vi fu l'inaugurazione della caserma dei carabinieri, cui partecipò un famosissimo ufficiale dei carabinieri, il generale Dalla Chiesa, allora colonnello, e come colonnello comandante della legione dei carabinieri di Palermo. Oggi a Palermo ci sono quattro generali. Per l'inaugurazione della caserma di Chiusa Sclafani, alla quale ha partecipato il presidente Schifani, erano presenti il colonnello della legione (che è stato nominato generale, ma che non ha una sede generale perché non ci sono sufficienti sedi generali per potersi trasferire), il generale comandante della Sicilia, il generale di Sicilia e Calabria e un altro generale di Corpo d'Armata. L'Arma dei carabinieri ha 117.000 carabinieri in organico (anche se credo che attualmente siano 2.000-3.000 in meno) e 3.800 ufficiali, cioè un ufficiale ogni 30 carabinieri. È una situazione assurda, con una quantità di generali di Corpo d'Armata elevatissima, considerato che, qualora vi fosse una guerra, 117.000 carabinieri forse non sarebbero sufficienti a formare un Corpo d'Armata. Parlo dell'Arma dei carabinieri perché è quella alla quale tutta l'Italia è affezionata (quindi, è facile immaginare l'affezione che noi che rappresentiamo l'Italia possiamo avere) e in modo quindi che nel ragionamento absit iniuria verbis.

Ma andiamo nel campo della sanità. Io non capisco perché debba ricevere a Natale e a Pasqua gli auguri di tutti i dirigenti generali delle ASL, di quelli amministrativi e sanitari; allo stesso modo, non capisco per quale motivo ogni volta che cambia il dirigente dell'ispettorato della Polizia che sovrintende a Palazzo Madama io debba ricevere i saluti di chi va via e di chi arriva. Se ciò non venisse fatto, quanto si risparmierebbe?

Vorrei sapere, poi, se è stata fatta una rivisitazione dei consumi di energia elettrica dei Ministeri, i quali, a livello centrale, hanno una spesa pari a 28 miliardi di euro (la sanità 66 miliardi, e così via).

Come sappiamo, le spese sono sostanzialmente quattro: quella pensionistica, quella della pubblica amministrazione, quella dell'amministrazione centrale e quella delle amministrazioni locali. Non è pensabile che la spesa della pubblica amministrazione sia decrescente perché ha una leggera pendenza, con un delta positivo negli anni a venire. Lo stesso vale per quella previdenziale. Viceversa, si prevede che la spesa dell'amministrazione centrale diminuisca dal 2013 sino al 2016, proprio in previsione dei tagli programmati. Se questi tagli non verranno effettuati, se la riduzione prevista non ci sarà, è impensabile che possa calare la pressione fiscale. Sottolineo, come d'altra parte affermato da tutta la stampa nazionale e internazionale, che una pressione fiscale al 45 per cento non potrà mai consentire la crescita.

Il mio auspicio, dunque, è che non si facciano manutenzioni ordinarie o straordinarie, ma si effettuino investimenti per cercare di cambiare le cose e si tenga conto del fatto che codesto Governo non può più appellarsi a una cosiddetta maggioranza, fare le riunioni di «A, B e C». Peraltro, sottolineo la difficoltà che deve affrontare un Governo tecnico non eletto dal popolo, che quindi non ha girato tutta Italia in campagna elettorale e non si è confrontato con il consenso e con la necessità di ricevere gli applausi, ove gli applausi non rappresentano un consenso popolare per frasi demagogiche. Infatti, il vero consenso popolare è quello che si radica per l'intimo convincimento dell'elettore che le scelte assunte, anche se dolorose, sono positive per il futuro del Paese. (Brusìo).

Signor Presidente, mi distraggo perché, anche se cerco di mettere tutto il più intimo convincimento in ragionamenti di questo genere, mi rendo conto che, al di là della cortese attenzione che lei ed i rappresentanti del Governo mi dedicano, il Parlamento e tutto il Paese finiscono per essere disinteressati, in quanto la quantità di voti di fiducia ha «ultroneizzato» il Parlamento. E il disinteresse non è una malattia della pelle o esantematica, ma è una malattia dell'intimo, che può essere capita soltanto se si analizza quello che succede nel Paese. E se si cerca il motivo per cui quest'Assemblea tante volte riceve il richiamo musicale della Presidenza e spesso si trasforma nel «Paese dei campanelli», il perché va ravvisato nella difficoltà di trasformare l'interesse in un afflato di comunanza indirizzata a che la trasformazione del Paese non sia soltanto una frase annunciata, ma sia un atteggiamento vissuto nel più profondo non soltanto dal Governo, non soltanto dal Parlamento ma da tutto il Paese. I «giochi» non devono essere fatti per ottenere in futuro quel consenso necessario per far diventare qualcuno Ministro, per far sì che un Presidente del Consiglio possa continuare nel suo incarico o per dare successo ad una parte politica, ma si deve cercare di trasformare questa vecchia Nazione, in questo vecchio continente, in un Paese con una migliore speranza per il futuro, in un Paese più moderno per le generazioni che verranno. Queste ultime, infatti, avranno bisogno di un Paese migliore, innovato da un'azione che prego il Governo e il Parlamento affinché sia una volta per tutte più incisiva e coraggiosa. (Applausi dei senatori Fleres e Bornacin).

RUTELLI (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

RUTELLI (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Signor Presidente, colgo l'opportunità, nei 10 minuti consentiti, per svolgere una dichiarazione di voto politica partendo dalla notazione, che rivolgo ai membri del Governo, che con l'attuale Esecutivo la procedura di approvazione di provvedimenti importanti nel Parlamento sta mutando di segno.

Nei fatti - se posso riassumere così - siamo di fronte a una specie di attività redigente: il Governo presenta i provvedimenti (decreti-legge o disegni di legge) non sempre perfetti dal punto di vista legislativo, il Parlamento interviene, li modifica e l'Aula li vota con voto di fiducia. Di fatto, 250 senatori, presidente Chiti, sono impossibilitati a partecipare al procedimento legislativo. È un mutamento sostanziale. Avverrà lo stesso sulla disciplina del lavoro: non si tratta di un decreto-legge bensì di un disegno di legge, ma la sostanza è identica.

Non credo che non esistano in quest'Aula parlamentari che al di fuori delle Commissioni di merito avrebbero delle proposte da fare, degli emendamenti da presentare, ed invece si trovano di fronte, dopo la apprezzata - in generale - attività legislativa delle Commissioni, ad una scelta secca: prendere o lasciare.

Dunque, è un voto di fiducia politico.

Come Gruppo Per il Terzo Polo, formato dai senatori di Alleanza per l'Italia e Futuro e libertà, confermiamo convintamente il nostro voto di fiducia al Governo, ma tocca a me fare delle considerazioni sia di merito sul provvedimento, sia politiche.

Nel merito, basterebbe che mi richiamassi alle note già presentate dal collega Baldassarri e alla relazione da lui illustrata in apertura di questa terza lettura del provvedimento. Ma voglio sottolineare alcuni punti, signori rappresentanti del Governo.

Il decreto-legge, che reca nel titolo l'espressione «semplificazioni tributarie», è oggi assai poco un provvedimento sulla semplificazione della normativa tributaria. In verità, già lo era piuttosto poco all'inizio. È un intento lodevole andare incontro ai cittadini contribuenti con semplificazioni e con la facilitazione del lavoro e dell'azione dell'Agenzia delle Entrate. Ma il provvedimento è raddoppiato di dimensioni rispetto all'inizio e poi ulteriormente nel passaggio dal Senato alla Camera dei deputati.

Sottolineiamo la necessità e l'opportunità di fornire chiarimenti in materia di calcolo delle rate dell'IMU e sui termini di pagamento; sottolineiamo l'importanza di avere ridotto il fardello per quanto riguarda l'IMU in agricoltura, che sarebbe stata una insostenibile pressione; sottolineiamo le misure riguardanti le amministrazioni comunali e, nella prima lettura del Senato, l'esenzione dal pagamento della quota erariale sugli immobili di proprietà dei Comuni e degli ex IACP; sottolineiamo parimenti provvedimenti settoriali, ma importanti, come l'esenzione per gli immobili inagibili dell'Aquila, quelli sul Patto di stabilità interno per gli enti locali (il cosiddetto patto orizzontale, anche questo importante); l'ordine del giorno voluto dai senatori del Gruppo Per il Terzo Polo per esentare i Comuni da alcune misure così da consentire loro (anche al riguardo il collega Baldassarri e il collega De Angelis si sono spesi) di ricavare risorse sufficienti per dare una boccata di ossigeno a famiglie e imprese.

Sottolineiamo inoltre il mutamento per quanto riguarda gli anziani e i disabili proprietari di immobili, i coniugi separati e gli immobili di interesse storico e artistico. Mi rivolgo, a tale riguardo, al sottosegretario Ceriani, che se ne è occupato saggiamente: non si tratta di sostenere gli aristocratici che posseggono castelli, si tratta di sapere che in Italia ci sono decine di migliaia di immobili storici che, se non godono di benefici fiscali, sono destinati all'abbandono. Lo Stato, quindi, dovrebbe sopperire - in questo caso parla, se consentite, l'ex Ministro dei beni culturali - con una spesa, altrimenti insostenibile, alla tutela di un patrimonio pubblico che è interesse di tutti venga conservato e restaurato a regola d'arte, peraltro con limitazioni in campo economico estremamente e giustamente severe.

Ancora importante, infine, è la correzione riguardante le borse di studio dei dottorandi e degli specializzandi.

È importante segnalare altresì al Ministero dell'economia le nostre perplessità su provvedimenti che rischiano di essere eccessivamente penalizzanti per il contribuente. Segnalo solo un punto: non si possono raddoppiare i termini ordinari per la prescrizione degli accertamenti tributari con misure strumentali. Se in alcuni casi si ipotizza la presentazione di denunce penali per raddoppiare i termini quando sono scaduti, attenzione a far venire meno lo stato di diritto nel nostro Paese. Attenzione! La lotta all'evasione fiscale è un prius: essa deve avvenire secondo le regole di uno Stato di diritto.

Alla parte politica dedicherò l'ultima parte della mia dichiarazione di voto, insieme a quella riguardante la politica economica e il contesto politico europeo.

Per quanto riguarda la politica economica, è evidente che tutti i nostri colleghi sono consapevoli di un punto fondamentale: gli italiani hanno capito che stanno arrivando le tasse sulla casa. Lo hanno capito. Era un mistero? No, era una scelta annunciatissima ed una decisione presa. Desidero sottolineare che in questo Parlamento hanno votato imposizioni poderose sulla casa, forse la misura più pesante varata dall'attuale Governo, quegli stessi Gruppi che in precedenza si erano illusi di poter tout court cancellare l'ICI, scatenando in questo modo una guerra tra poveri e mettendo in ginocchio i Comuni italiani. Si è trattato di un'ipocrisia assoluta. Il dovere del Governo è stato di mettere i conti in sicurezza. Il popolo italiano si rende oggi conto che le tasse sulla casa sono pesanti e rischiano di colpire una delle priorità nell'economia reale del nostro Paese.

Questo ci interpella in merito alla problematica della crescita, ossia su come evitare di arrivare ad un avvitamento dell'economia. È la battaglia in ordine alla quale - lo dico ai rappresentanti del Governo - il nostro Gruppo si aspetta una risposta, un chiarimento ai quesiti sottolineati dal presidente Baldassarri a proposito di talune improprie prese di posizione della Ragioneria che, per quanto riguarda i tagli della spesa, ha preannunciato indirettamente una polemica pubblica adesso arrivata al pettine: si può intervenire, colleghi, con una spending review efficiente senza intervenire su quella parte che non è spesa dello Stato, ma è spesa delle Regioni? Quando il collega Baldassarri ha sollevato il problema del taglio dei fondi perduti, del taglio della spesa sanitaria, del taglio degli aiuti alle imprese senza credito d'imposta e una serie di altre misure sulle quali è indispensabile intervenire, se si vuole tagliare la spesa e non continuare ad accrescere la pressione fiscale, la risposta è stata francamente deludente.

Allora, Presidente, la mia conclusione è che in altra sede parleremo delle proposte riguardanti la crescita e delle misure volte a una effettiva liberalizzazione della nostra economia, nonché dei tagli delle spese riguardanti i costi della politica, la quale ha bisogno di una dieta giusta e severa, se vogliamo veramente salvarla.

Una considerazione finale, signor Presidente, all'indomani delle elezioni in Francia: alcuni colleghi osservano che in Francia sarebbe accaduto qualcosa di grande, altri obiettano che non è vero. Un voto a Le Pen padre, perfino superiore di quello che si è registrato stavolta in voti assoluti, si ebbe già nel 2002, ma paradossalmente allora la Francia ritrovò la ragione di quello che si chiama bipolarismo repubblicano: gli elettori del Partito socialista, al ballottaggio tra Chirac e Le Pen, votarono per Chirac.

Questa volta i due candidati dei due maggiori partiti hanno raccolto il 55 per cento dei voti validi, dunque circa il 40 per cento dei voti dei francesi. Il 40 per cento del voto del popolo francese è andato al Presidente uscente e al suo sfidante, colui che probabilmente diventerà il nuovo Presidente francese. Questo significa l'esaurimento del bipolarismo come lo abbiamo conosciuto alla fine del XX secolo, perché di fronte alla severità assoluta della crisi economica è evidente che le ricette della destra e della sinistra, come le abbiamo conosciute alla fine del XX secolo, sono insufficienti, salvo immaginare di contare sul voto delle forze estreme: da una parte, i comunisti che sostengono il non pagamento dei debiti e posizioni assolutamente astratte e, dall'altra, gli xenofobi estremisti. Dunque, i due campioni della residua contrapposizione che si opporranno nel ballottaggio sanno che dovranno far ricorso a quel voto anche senza richiederlo, di fronte alla severità della crisi economica che interpella la Francia come interpella l'Olanda, Paese virtuoso, ma il cui Governo è caduto per il ritiro della forza estrema, xenofoba anch'essa.

Questo ci spinge a riflettere sul fatto che l'eccezionalità del Governo Monti probabilmente non è così eccezionale e che questa eccezionalità deve indurre le forze riformatrici e moderate ad un'intesa. Infatti, se vogliamo evitare, Presidente, e qui termino, che si dia ragione all'ex ministro dell'economia Tremonti, colui che ha governato per otto anni l'economia del nostro Paese negli ultimi dieci, il quale si pronuncia a favore del candidato socialista in Francia (questo ci fa capire l'assurdità dello scenario nel quale ci troviamo), credo che dobbiamo essere conseguenti e capire che, come in Germania nelle elezioni dell'anno prossimo, così in Italia già oggi, e così in altri Paesi, questa è la stagione in cui si deve spegnere l'incendio della crisi economica ed uscire con una larga convergenza e con misure per il risanamento dei conti e per la crescita in un tempo di tregua e di responsabilità nazionale. In fondo quello che ha fatto questo Parlamento con il Governo Monti è l'apertura di una stagione e non l'eccezionalità di una stagione.

Questa è la riflessione che il voto francese, a mio avviso, ci affida ed è anche la ragione per la quale oggi riconfermiamo, con gli argomenti anche critici che ho cercato di esprimere assieme agli apprezzamenti, la nostra fiducia al Governo Monti, che è anche in un certo senso fiducia al proseguimento di una maggioranza di larga responsabilità per salvare il nostro Paese. (Applausi dal Gruppo Per il Terzo Polo:ApI-FLI e del senatore D'Ubaldo).

SBARBATI (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SBARBATI (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Colleghi senatori, in un momento di forte crisi economico-finanziaria come quello che stiamo attraversando, la votazione di oggi assume un significato particolare in quanto si tratta di un provvedimento, il decreto sulle semplificazioni tributarie, che ha l'obiettivo di rendere più semplici, più «chiare» e più efficienti le norme fiscali.

Abbiamo già detto, al primo passaggio di questo decreto al Senato, dell'importanza che assumono, per noi, i provvedimenti che intervengono nel campo delle semplificazioni, sia che si tratti di semplificazioni in senso generale sia che si tratti di semplificazioni specifiche come quelle tributarie. E abbiamo già sottolineato, in prima lettura, quanto riteniamo importante che questi provvedimenti rappresentino solo una prima fase e che in campo di semplificazioni si continui a lavorare anche nell'immediato futuro: questo, d'altra parte, ce lo chiede l'Europa, ce lo chiedono i mercati, ma ce lo chiedono, soprattutto, le imprese e i cittadini del nostro Paese.

Alle già importanti novità contenute nel provvedimento, sono state aggiunte significative novità dal passaggio alla Camera dei deputati: prima tra tutte la rateizzazione dell'IMU. Questo provvedimento, infatti, permette di alleviare la pressione dell'imposta municipale unica sulle famiglie, una possibilità introdotta dal lavoro in Commissione alla Camera dai rappresentanti del Popolo della Libertà ma anche, soprattutto, permettetemi di sottolinearlo, dall'UDC e dal suo Capogruppo Gian Luca Galletti. In base a questa novità il contribuente potrà decidere se pagare il 33 per cento in occasione della prima rata, e quindi usufruire dell'opportunità di pagare l'imposta in tre rate, oppure pagare il 50 per cento e saldare l'IMU con un'unica seconda rata nel mese di dicembre. Questo per venire incontro alle famiglie e per evitare una rata unica: una vittoria di tutta la maggioranza che sostiene questo Governo.

Altra questione riguarda l'IRPEF sulle borse di studio per i dottorati di ricerca e le scuole di specializzazione: un'ulteriore imposta che si sarebbe abbattuta sui nostri giovani specializzandi in medicina e sui nostri dottori di ricerca che hanno scelto di specializzarsi, ma soprattutto di rimanere a studiare in Italia, ragazzi e ragazze su cui lo Stato dovrebbe intervenire per investire perché, con il loro impegno di ricerca a livello universitario per la cultura e la scienza, rappresentano il futuro del nostro Paese. La Camera è intervenuta per rimediare a questa situazione, eliminando una norma che sarebbe costata ai giovani camici bianchi da 200 a 300 euro al mese: non è poco in un momento di congiuntura come questo.

Colleghi senatori, la situazione economica che stiamo vivendo è sotto gli occhi di tutti. L'EURES Ricerche Economiche e Sociali ha appena pubblicato il suo Secondo Rapporto. Da esso si evincono i numeri dei disoccupati suicidi: nel 2011 si sono suicidati 362 disoccupati, nel 2010 sono stati 357 e nel 2009, il primo anno della crisi, ben 270. Sono dati su cui si dovrebbe discutere a lungo, dati che lanciano un chiaro segnale di allarme, e che ci preoccupano moltissimo.

Un ulteriore segnale di allarme, che non può rimanere inascoltato, era arrivato da Unioncamere la scorsa settimana: la differenza tra chi sceglie di entrare nel mercato creando una nuova attività (sono stati ben 120.278 tra gennaio e marzo) e chi, al contrario, ne è uscito (in tutto, 146.368) si è accentuata. In particolare, rispetto allo stesso periodo del 2011, le iscrizioni sono diminuite di 5.000 unità, mentre le cessazioni sono aumentate di ben 12.000 unità, con il risultato di un saldo del periodo pari a meno 26.090 imprese: praticamente il triplo rispetto ai primi tre mesi del 2011, quando erano mancate all'appello "solo" 9.638 imprese.

In questo contesto tutti i provvedimenti del Governo che tendono a semplificare, a sburocratizzare, ad alleggerire l'apparato dello Stato, e le leggi stesse dello Stato venendo incontro alle esigenze dei cittadini e delle imprese, non possono che essere condivisi e apprezzati. È necessario che la maggioranza continui su questa strada, e per questo noi diamo il nostro contributo e il nostro voto favorevole a questo provvedimento e la fiducia al Governo, perché si ritorni ad una credibilità delle istituzioni e si ricostruisca la fiducia nel nostro Paese.

Per tornare a crescere va avviato un serio processo di riforma della pubblica amministrazione, che deve muoversi su due direttrici: la riforma strutturale e organizzativa della pubblica amministrazione e la semplificazione di procedure e regole che presiedono alla sua attività. Questo sarà possibile solo attraverso una larga condivisione di provvedimenti che seguano la traccia di quello oggi in discussione.

Il momento economico, sociale e politico che stiamo vivendo è delicatissimo: ci si trova ad un bivio tra la possibilità di imboccare la strada della ricrescita e della produttività e quella, invece, d'intraprendere la via delle economie più in difficoltà della nostra zona euro. Per imboccare la prima strada dobbiamo avere il coraggio, la forza, e anche l'impopolarità, di continuare sulla scia di provvedimenti come questo perché le liberalizzazioni, le semplificazioni e le semplificazioni fiscali sono propedeutiche alla crescita. Un sistema fiscale peraltro opaco e complicato, infatti, non fa che spaventare gli investitori esteri, come spaventa le nostre stesse aziende, che finiscono per scegliere la via della delocalizzazione.

Onorevoli colleghi, il tempo della demagogia fiscale è finito: non c'è più possibilità di temporeggiare o di inventare alcunché. E' giunto il momento di decisioni importanti e di agire.

Questo provvedimento, probabilmente, non è ancora quello che ci aspettavamo ma è un ulteriore passo avanti sicuro sulla strada intrapresa attraverso il decreto salva Italia e con le liberalizzazioni. Solo, proseguendo su questa linea, rafforzandola con ulteriori provvedimenti potremmo far ripartire l'economia e l'industria italiana, farla tornare a crescere. E questo deve diventare il nostro unico vero obiettivo perché solo attraverso la crescita si può tornare ad allentare la tensione sociale e, soprattutto, aumentare il livello di benessere dei nostri concittadini.

Alle opposizioni che continuano a criticare e ad opporsi ad ogni proposta del Governo deve essere data una risposta chiara: gli italiani stanno facendo sacrifici immensi per permettere al nostro Paese di non cadere nella morsa della crisi economica e avvicinarsi, pericolosamente, al default.

Queste scelte pertanto sono troppo importanti, certamente difficili da prendere, ma fondamentali per permettere alle future generazioni di crescere in un'Italia moderna e all'avanguardia, nel novero dei più grandi Paesi.

Il professor Monti è alla guida di un Paese che da circa 15 anni cresce la metà della media degli altri Stati dell'Unione europea. Questa è la drammatica situazione in cui ci troviamo e da cui dobbiamo uscire. E per far questo dobbiamo continuare a lavorare su riforme, liberalizzazioni e semplificazioni.

Per questi motivi, il nostro Gruppo, interpretando l'azione del Governo con rigore, equità e, soprattutto, avendo presente l'obiettivo della crescita che lo contraddistingue, voterà convintamente la fiducia.

FRANCO Paolo (LNP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

FRANCO Paolo (LNP). Signor Presidente, è l'ennesimo voto di fiducia con il quale - direi, quasi settimanalmente - il Parlamento viene esautorato della propria potestà di portare in Assemblea un contributo forte e fattivo, soprattutto di superare la contraddizione che mi sembra si stia manifestando nella discussione generale e nelle dichiarazioni di voto che porta tutti a dire che poco va bene dei provvedimenti su cui viene richiesto il voto di fiducia del Senato per poi, alla fine, in maniera abbastanza dimessa, recarsi al banco della Presidenza a dare la fiducia ad un Governo che ormai credo non la meriti proprio più.

Non è questione di criticare in maniera infruttuosa e superficiale le azioni e le proposte legislative del Governo, ma semplicemente di porre le questioni nella loro reale prospettiva: è l'azione politica ed economica del Governo rispondente ai sacrifici enormi ed immani chiesti - e ricordati anche dalla collega Sbarbati poco fa - ai cittadini? Questi sacrifici, questo lavoro producono un risultato che sia proporzionato ed utile agli obiettivi che si sono posti? No.

Penso che davvero abbiamo iniziato una parabola molto negativa, non tanto ed esclusivamente sotto il profilo della democrazia, ma anche su quello concreto del futuro del Paese e della nostra economia se ci ripariamo, come ha fatto qualche quotidiano, dietro alle elezioni francesi per dire che le borse tremano, cercando quindi di attribuire alla situazione economica una responsabilità che viene da scelte libere di cittadini, di uomini e donne che votano o scelgono nel loro Paese (beati loro che lo possono fare!) chi offre una politica consona alle proprie aspettative.

So che il Documento di economia e finanza è all'attenzione di questo e dell'altro ramo del Parlamento, ma forse, in dichiarazione di voto sull'ennesima questione di fiducia posta sul decreto-legge recante semplificazioni tributarie, due considerazioni sulla dimostrazione del fallimento della politica economica e fiscale del Governo, venute a seguito dell'audizione del dottor Giampaolino, presidente della Corte dei conti, alla Camera dei deputati, le dobbiamo fare.

Non posso ovviamente dilungarmi, ma sarebbe molto interessante analizzare compiutamente le cose che ha detto Giampaolino. Le conoscete tutti, perché le avete lette sulla stampa oggi. L'effetto recessivo delle manovre nel 2013 sarà pari a 37,5 miliardi di euro; la pressione fiscale ufficiale (quella reale, come ben sappiamo, è molto più elevata, anche di 10 punti percentuali) passerà dal 42,5 per cento nel 2011 al 45 per cento, anno dopo anno, dal 2012 fino al 2014. Vi sono anche altri dati offerti dalla Corte dei conti: l'impatto negativo delle manovre correttive sarebbe, nel triennio 2012-2014, pari a ben 2,6 punti percentuali sul PIL, a 3,5 punti percentuali sui consumi delle famiglie e a quasi 5 punti percentuali con riguardo agli investimenti fissi lordi. Questa analisi impietosa non è stata fatta dalla Lega Nord, signori rappresentanti del Governo, ma dalla Corte dei conti; un'analisi impietosa di un processo legislativo che, invece di sanare e di limitare le gravi difficoltà in cui versa il Paese (che nessuno ovviamente imputa all'origine a questo Governo), le ha aggravate ed accentuate.

Ci sono altre cose che fanno arrabbiare molto i cittadini, soprattutto quando vediamo un Ministro importante di questo Governo, il ministro dell'interno Cancellieri, che fa un'esternazione di principio simpatica (ho anche il piacere di vedere qui il ministro Fornero, cui chiederei conferma), dicendo che intenderebbe ridurre i dipendenti civili del Ministero dell'interno del 10 per cento. Oh, che bella idea! Finalmente qualcuno ha avuto - d'altronde questo è il Governo dei professori - la luminosa idea di una proposta di riduzione dei dipendenti pubblici e della spesa pubblica. Naturalmente con quale strumento? Con quello, signora Ministro, del prepensionamento.

Ma il ministro Cancellieri è un rappresentante del vostro Governo. Io chiederei una conferma: volete dire per caso agli italiani che i dipendenti pubblici li mandate in pensione prima, per ridurne il numero, dopo che i lavoratori delle fabbriche e del terziario, i lavoratori del privato, li avete costretti a rinviare nel tempo l'accesso al periodo della pensione di diversi anni dopo aver pagato 40 anni di contributi?

Ancora peggiore è la situazione degli esodati. Forse sarebbe meglio definirli "esondati", cioè portati via dall'irruenza tracimata dell'onda di questo Governo. Gli esodati - o esondati, a seconda di come vogliamo chiamarli - rappresentano un altro fenomeno terribile di insipienza legislativa. Ma davvero pensate di ridurre il numero di dipendenti del Ministero dell'interno mandandoli in pensione prima? Spero che ci sia una smentita oggi o domani, perché questo non è certo uno strumento che possa essere gradito alla gente che lavora quotidianamente, a rischio del posto di lavoro, ovviamente, come tutti quelli che lavorano nel mondo del privato. È una vergogna solamente che ci sia stato un Ministro di questo Governo che ha proposto una soluzione di quel tipo!

Ho anche il piacere di avere la presenza del sottosegretario Ceriani, cui vorrei rivolgere una considerazione su questo provvedimento a proposito dell'IMU, perché poco fa, signor Sottosegretario, una collega ha detto che l'IMU è bella e che le nostre famiglie saranno aiutate con le comode rate mensili che avete concesso, bontà vostra, ai cittadini. È una grande gioia il fatto che questo enorme peso fiscale - e sappiamo di quanti miliardi trattiamo, nell'ambito delle entrate dello Stato, mica dei Comuni - debba essere suddiviso in - ripeto - «comode rate mensili». Una grande felicità della quale vedrete come sarete ringraziati dai nostri cittadini da giugno in poi. Magari andate nelle fabbriche, nelle assemblee o nelle case, andate in qualche incontro pubblico. Vi vedo spesso e volentieri - anche il Primo Ministro - in Europa, in Asia o a Roma, in questo Parlamento, a votare un disegno di legge costituzionale come successo recentemente. Vi vedo ovunque, ma vi vedo poco tra la gente che lavora e che dovrà, non per scherzo, pagare a giugno e poi nei mesi successivi questa imposta.

Signor Presidente, signori rappresentanti del Governo, concludo con queste brevi considerazioni il mio intervento, perché trattandosi - ripeto - di un voto di fiducia le discussioni sono state fatte nei limiti molto contenuti delle Commissioni di merito dai colleghi in esse presenti. Questa è però l'ennesima fiducia, che dimostra a questo punto una novità: il fallimento totale - lo spread lo dice, lo dicono tutti gli altri indicatori citati - della politica di questo Governo. (Applausi dal Gruppo LNP).