RESOCONTO STENOGRAFICO
Presidenza del vice presidente CHITI
PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 9,01).
Si dia lettura del processo verbale.
MONGIELLO, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del 19 aprile.
PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato.
Comunicazioni della Presidenza
PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Preannunzio di votazioni mediante procedimento elettronico
PRESIDENTE. Avverto che nel corso della seduta odierna potranno essere effettuate votazioni qualificate mediante il procedimento elettronico.
Pertanto decorre da questo momento il termine di venti minuti dal preavviso previsto dall'articolo 119, comma 1, del Regolamento (ore 9,02).
In ricordo delle stragi subite dal popolo armeno
SOLIANI (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SOLIANI (PD). Signor Presidente, colleghi, all'inizio di questa giornata del 24 aprile, vorrei fare memoria in quest'Aula del genocidio armeno: 97 anni fa, nel 1915, ci fu il culmine di una persecuzione che avveniva già da parecchi anni, sin dalla fine dell'Ottocento. È ancora una ferita aperta, ancora vi è bisogno di una coscienza collettiva condivisa delle parti che sono state protagoniste di quella drammatica vicenda: la coscienza di quel che è stato, di quello che ha significato e la consapevolezza che oggi, a 97 anni di distanza, solo la politica può chiudere quella ferita aperta.
Vi sono in Italia e nel mondo (in diverse città del nostro Paese, da Roma a Milano) comunità armene che per tutto l'anno, ma in modo particolare in questo giorno, tengono vivo il senso di una storia, di una cultura, della vicenda di un popolo che non appartiene soltanto a quel popolo ma alla coscienza europea e mondiale.
Noi oggi non possiamo che auspicare l'attraversamento - mi viene da dire - dei confini, nel senso del superamento dei muri, degli ostacoli che impediscono oggi alle comunità, così vicine, dell'Armenia e della Turchia di trovare, di ritrovare il filo della comune appartenenza ad una comunità internazionale in cui gli accordi, l'apertura delle frontiere, l'incremento dei rapporti e dei contatti possono aprire in quella zona una fase nuova che diventa un grande segno per l'Europa e per tutta l'area del Medio Oriente che ha visto questa tragedia.
Questa tragedia appartiene alla comunità internazionale, all'Unione europea, e l'Italia ne è parte. Di fronte a questa tragedia non possiamo che auspicare, con tutte le nostre forze, verità e riconciliazione. Vi sono già accordi internazionali che attendono solo di essere applicati. Oggi, a 97 anni di distanza da quel tragico evento, da quel grande male, la nostra solidarietà e il nostro impegno è perché sia superata quella ferita e si apra una fase nuova nella vita del popolo armeno e della Turchia. (Applausi dal Gruppo PD).
PARDI (IdV). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PARDI (IdV). Signor Presidente, mi associo alle parole appassionate della collega Soliani. La storia della comunità armena fu avvolta in un silenzio che diventò sempre più intollerabile, anche quando Franz Werfel scrisse «I quaranta giorni del Mussa Dagh» e rese nota una vicenda terribile. Poi, come un'onda che si richiude, il silenzio si è richiuso su questa storia. La resistenza della Turchia ad ammettere l'atrocità ha contribuito ad annebbiare le coscienze. Trovo, quindi, che l'appello della senatrice Soliani debba essere sostenuto con la massima convinzione.
ALLEGRINI (PdL). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ALLEGRINI (PdL). Signor Presidente, anch'io mi associo alle parole della collega Soliani. L'Italia sarà presente in Armenia con una delegazione il 6 maggio prossimo per il monitoraggio delle elezioni. È un fatto importante, che determinerà sicuramente una maggiore vicinanza del nostro Paese al popolo armeno.
La democrazia è sviluppata e si sta sviluppando. La nostra presenza lì con l'OSCE ha questo senso. È ovvio che la posizione geografica e, ancora, l'esistenza di conflitti congelati, come quello del Nagorno Karabakh, mantengono l'Armenia e il popolo armeno in una condizione di tensione e di non perfetta integrazione, anche se gli armeni chiedono fortemente la vicinanza dell'Unione europea. L'Italia ci sarà.
PRESIDENTE. Anche la Presidenza si associa alle parole che sono state pronunciate dalla senatrice Soliani, dal senatore Pardi e dalla senatrice Allegrini, che richiamano la necessità di una memoria condivisa (questo mi pare l'aspetto più importante): una memoria condivisa per guardare avanti tutti insieme, e non per spirito di vendetta. E questa è, mi pare, l'impostazione giusta, perché le ferite, le sofferenze e i drammi del passato, se non vengono recuperati da una condivisione comune, da parte sia di chi li ha subiti, come è ovvio, sia di chi li ha operati, non consentono di guardare avanti e di progredire tutti insieme nell'affermazione dei diritti umani.
Seguito della discussione e approvazione del disegno di legge:
(3184-B) Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 2 marzo 2012, n. 16, recante disposizioni urgenti in materia di semplificazioni tributarie, di efficientamento e potenziamento delle procedure di accertamento (Approvato dal Senato e modificato dalla Camera dei deputati) (Relazione orale)(ore 9,08)
Discussione e approvazione della questione di fiducia
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge n. 3184-B, già approvato dal Senato e modificato dalla Camera dei deputati.
Ricordo che nella seduta di ieri il Governo ha posto la questione di fiducia sull'approvazione dell'articolo unico del disegno di legge di conversione in legge del decreto-legge 2 marzo 2012, n. 16, nel testo identico a quello approvato dalla Camera dei deputati.
Do la parola al presidente della 5a Commissione, senatore Azzollini, perché riferisca all'Assemblea sui profili di copertura finanziaria.
AZZOLLINI (PdL). Signor Presidente, la Commissione ha preso in esame l'articolo unico sul quale il Governo ha posto la fiducia e non ritiene vi siano profili suscettibili di essere segnalati ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Tuttavia, appare utile esprimere alcune osservazioni.
Innanzitutto, in linea generale, alcune osservazioni che la Commissione ha fatto proprie sono quelle già ben illustrate nella nota di lettura del Servizio del bilancio, cui ci riportiamo.
Nel dibattito svolto in Commissione ne sono emerse altre, due in particolare. La prima attiene alla soppressione della possibilità di rientro dei Comuni che hanno sforato il Patto di stabilità nel triennio successivo. Prima facie, la disposizione inserita nell'articolo unico sulla cui approvazione è stata posta la questione di fiducia sembrerebbe addirittura più rigorosa di quella proposta dal Senato; in realtà, come abbiamo già evidenziato in sede di relazione, in occasione della prima lettura del provvedimento al Senato, e successivamente ancora ribadito, la mancata concessione ai Comuni della possibilità di rientro nel triennio, riprendendo la norma così come era, potrebbe non consentire ai Comuni che hanno sforato il rientro nell'anno immediatamente successivo, e quindi potrebbero determinarsi default che naturalmente non sono propriamente virtuosi sotto il profilo dell'onerosità economica. Dunque, abbiamo ritenuto di sottolineare tale aspetto.
La seconda questione presa in esame e che intendiamo rassegnare all'esame dell'Assemblea riguarda il fatto che la norma sul project financing è stata estesa a tutti i concessionari. Anche su tale questione si è soffermata più volte ed in varie sedi la nostra attenzione, perché, ad avviso della 5a Commissione, tale norma, se riferita - come nei casi precedenti quasi sempre - a opere determinate, aveva certamente una sua quadratura economico-finanziaria, che poteva essere assolutamente sostenibile; il fatto che sia affidata in linea generale a tutti i concessionari, come emerge dal testo, meriterebbe una riflessione sotto il profilo dell'onerosità finanziaria molto più approfondita e più ampia. Infatti, come è evidente, il project financing esteso a tutte le concessioni dovrebbe essere esaminato per tipologia di concessioni, affinché si possa essere certi che per nessuna di esse vi siano risvolti di carattere finanziario. Ribadiamo che per noi era sicuramente sostenibile (lo abbiamo preso in esame più volte). L'estensione in generale, però, non ci consente allo stato di svolgere un approfondimento della questione, che quindi per noi rimane un aspetto importante da segnalare.
Signor Presidente, concludo la mia relazione sottolineando che per la 5a Commissione permanente del Senato non vi sono segnalazioni ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione; tuttavia ci è parso necessario evidenziare al Governo questi problemi affinché possa tenerne eventualmente conto.
PRESIDENTE. Senatore Azzollini, come lei ha sottolineato, la 5a Commissione permanente ha fornito un contributo di merito al Governo, che effettuerà le sue valutazioni nel prosieguo della sua attività.
Non vi sono invece segnalazioni sulla base dell'articolo 81 della Costituzione relativamente alla copertura finanziaria, e quindi possiamo procedere.
Dichiaro aperta la discussione sulla questione di fiducia.
È iscritto a parlare il senatore Belisario. Ne ha facoltà.
BELISARIO (IdV). Signor Presidente, signori rappresentanti del Governo, onorevoli colleghi, questa è la sedicesima questione di fiducia posta dal Governo: basterebbe tale dato per esentarmi dallo svolgere qualsiasi altra riflessione in Aula. Vi sono correzioni su correzioni perché dal Parlamento sono stati segnalati errori da matita blu a tutto spiano e in tutte le norme presentate dal «Governo dei tecnici».
Il provvedimento in esame, definito delle semplificazioni tributarie, rappresenta un altro tassello di politica economica del Governo. Dopo i decreti salva Italia e cresci Italia finalmente abbiamo il decreto tartassa Italia, un provvedimento che regola l'IMU, la tassa sulle case degli italiani, e introduce nuovi piccoli balzelli, per non farsi mancare proprio nulla. L'attuale Governo da questo punto di vista è certamente coerente.
Noi esprimiamo un giudizio negativo a tutto tondo su questo decreto-legge e anche in vista dell'avvio di quella che una volta chiamavamo sessione di bilancio è bene tracciare un bilancio sintetico dei risultati conseguiti con la politica condotta dal Governo.
Il Fondo monetario internazionale dice alcune cose chiare. Innanzitutto, sembra che, a causa dell'aumento del debito e nonostante le misure di austerità - rectius, di tassazione - esasperata, il pareggio di bilancio verrà rinviato dal 2013 al 2017; il debito invece di diminuire passerà dal 120,1 per cento del 2011 al 123,4 per cento nel corso di quest'anno; il PIL diminuirà del 2 per cento; la disoccupazione (ormai i nostri giovani e chi esce dal mondo del lavoro non chiedono più di essere rioccupati) salirà oltre il 9,5 per cento per attestarsi intorno al 10 per cento nel 2013. Intanto, i redditi delle famiglie - non lo dice l'Italia dei Valori, ma la Banca d'Italia - sono diminuiti del 5 per cento, con ripercussioni sul potere di acquisto e sul tenore di vita, come potete immaginare, soprattutto per quanto riguarda i consumi, mentre la pressione fiscale, che l'anno passato ha raggiunto il 42,5 per cento, quest'anno crescerà, attestandosi al 45,1 per cento.
Qualcuno dirà che lo spread è diminuito. Sì, lo spread è diminuito, ma anche in questo caso non per meriti del "super Mario interno", ma per l'altro Mario, che ha inondato le banche di oltre 1.000 miliardi di euro concessi ad un tasso dell'1 per cento. Di questi 1.000 miliardi, poco più di 150 sono stati prestati alle banche italiane per consentire loro, oltre che di sistemare i propri bilanci, di acquistare titoli di Stato. Ed è l'effetto di questo oceano di liquidità, che si sta esaurendo, che ha consentito allo spread di scendere. Adesso che l'effetto liquidità sta ormai diventando evanescente, però, lo spread aumenterà di nuovo. Se poi aumenterà per le liti fra Confindustria e il ministro Fornero, piuttosto che per i problemi della Spagna, per le elezioni francesi, o la caduta del Governo olandese, questo lo vedremo. Sappiamo sicuramente che le nostre condizioni non sono migliorate.
Tra l'altro, abbiamo letto e ascoltato che alcuni Ministri hanno messo in campo un presunto accordo tra banche e Governo per fornire alle imprese 5 miliardi di euro di crediti: 5 miliardi, cioè una cifra pari allo 0,3 per cento del denaro che è stato concesso alle banche italiane dalla BCE. Ci pare davvero un'umiliazione!
Dunque, sacrifici a senso unico: il debito rimane inchiodato, anzi cresce, la disoccupazione aumenta e le tasse stanno uccidendo il sistema, mentre i consumi continuano a calare. Sicuramente un bel risultato, di cui non c'è proprio di che stare allegri. Temiamo, in base alle previsioni di analisti economici internazionali e di economisti indipendenti italiani, che il peggio debba ancora arrivare. Eppure, il Presidente del Consiglio, carissimo professore Monti, aveva pronosticato, dopo le liberalizzazioni, una crescita indotta del PIL, fino al 2020, del 10 per cento. «Ccà nisciuno è fesso». Tradotto simultaneamente in lingua italiana, Presidente, vuol dire che qui nessuno è sciocco. Non ci potete propinare certi dati. Propinateci quindi altre situazioni.
Non viene poi introdotto, per tassare tutti i fondi neri, il falso in bilancio, che avanziamo in ogni provvedimento presentato. (Applausi dal Gruppo IdV). Il ministro Severino dice - anche lei evidentemente ci rinvia al detto che ho richiamato prima - che esistono tanti disegni di legge sul falso in bilancio. Allora ne prendesse uno e lo inserisse nella norma! (Applausi dal Gruppo IdV).
Mi avvio alla conclusione, perché i cinque minuti a disposizione non consentono di svolgere un altro ragionamento, e siccome dopodomani avvieremo e concluderemo l'esame del DEF (anche in quel caso il Governo ci costringe a tempi stretti che non sono da condividere, pur se i lavori forzati spettano al Parlamento, avendo bisogno il DEF di essere guardato, riguardato e approfondito) in quella sede continueremo a ribadire che senza equità, e soprattutto senza crescita - lo dicono tutti quanti, ormai: noi lo andiamo dicendo dal primo momento - il Paese continuerà a sedere sui gradini di tutte le cattedrali, degli 8.000 e più campanili, per chiedere l'elemosina, perché a questo il Governo sta riducendo l'Italia. (Applausi dal Gruppo IdV. Congratulazioni).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Fleres. Ne ha facoltà.
FLERES (CN:GS-SI-PID-IB-FI). Signor Presidente, onorevoli colleghi, membri del Governo, il monocameralismo alternato a cui siamo stati abituati in questa legislatura prevede, nelle fasi del dibattito, la celebrazione del fastidioso rito delle dichiarazioni riguardanti le opinioni di ciascun Gruppo relativamente alla questione di fiducia posta dal Governo. Come ha ricordato qualche collega ieri e anche questa mattina, si tratta della sedicesima questione di fiducia che questo Governo pone all'attenzione del Parlamento. Probabilmente non sarebbe stata necessaria, in quanto 150 emendamenti sono assolutamente gestibili per un Parlamento che ne ha affrontati alcune migliaia. Probabilmente si sarebbero potuti discutere con serenità, e anche bocciare.
Mi rendo conto dell'esigenza di rispettare i termini previsti per la conversione di questo decreto, che deve avvenire entro il 1° maggio. Comprendo le questioni che hanno indotto il Governo a chiedere la questione di fiducia, ma certe volte bisogna avere anche il coraggio di affrontare l'Aula e i fastidiosi riti della democrazia parlamentare, Presidente, come il dibattito che stiamo celebrando di fronte ad una questione di fiducia che deve liquidarsi con un sì e con un no e che sostanzialmente comprime drasticamente gli spazi della democrazia.
Il testo in esame - lo abbiamo detto ieri - presenta alcuni elementi che consideriamo positivi ed altri negativi. Globalmente riteniamo che l'azione del Governo meriti una revisione molto profonda. Se da una parte, infatti, l'auspicio che il Governo stesso formula è di accompagnare il Paese verso il superamento della condizione di crisi che stiamo attraversando, dall'altra purtroppo il Governo medesimo non può che registrare una crescita ulteriore del tasso di recessione che le statistiche, giorno dopo giorno, ci portano a dover considerare. Questo, d'altronde, può accadere - dobbiamo dircelo, in parte anticipando il dibattito che sarà affrontato giovedì sul Documento di economia e finanza - e non possiamo modificare tale opinione a fronte del contenuto del Documento di economia e finanza, che oscilla tra il Paese dei sogni, il mito della caverna di Platone e una condizione di disagio economico drammatico vissuto dalle famiglie italiane.
Certamente si tratta di un DEF non adeguato al momento che stiamo vivendo, con una serie di slanci di ottimismo del tutto ingiustificati rispetto alle condizioni attuali del Paese. Credo che bisogna avere rispetto non solo del Parlamento, non solo del popolo italiano, ma anche della condizione grave nella quale ci troviamo, e non bisogna fingere che alcuni problemi non esistano.
La verità è un'altra: un Governo che si preoccupa, giustamente, di tenere in piedi i conti pubblici non può non occuparsi parallelamente, se non precedentemente, anche delle riforme strutturali, che invece stentano a decollare. Siamo convinti che un Governo che non pensa alle riforme strutturali del Paese (e rispetto a quelle che sono state annunciate nutriamo profonde perplessità, perché provengono dai destinatari delle medesime e non da coloro i quali ne dovrebbero fruire) e pensa soltanto a tenere in piedi i conti produce la recessione che stiamo vivendo in questo momento.
Relativamente alla questione di fiducia, la nostra opinione è che se ne sarebbe potuto fare a meno, proprio nel rispetto di un dibattito parlamentare che sarebbe stato certamente più approfondito, più franco e più ampio. La nostra sarà una posizione conseguente, di sofferenza rispetto alle scelte che stiamo compiendo, ma che tengono conto della necessità comunque di andare avanti.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Garavaglia Massimo. Ne ha facoltà.
GARAVAGLIA Massimo (LNP). Signor Presidente, per noi della Lega Nord il cosiddetto disegno di legge sulle semplificazioni è un'enorme occasione sprecata, perché purtroppo non semplifica un bel niente. Basterebbe anche solo che qualcuno si mettesse con calma ad analizzare il pasticcio fatto sull'IMU per capire che le semplificazioni sono tutt'altra cosa. Purtroppo di semplificazioni non c'è niente. C'è l'opposto, appunto, e c'è anche una spruzzatina di spesa pubblica in più. Ci manca solo, visto che abbiamo un esercito di dipendenti pubblici, l'assunzione per 80 milioni di euro di nuovi dirigenti della Guardia di finanza. Giustamente, abbiamo bisogno di contenere la spesa pubblica, e quindi assumiamo gente.
Fosse solo questo, uno potrebbe dire: «Va beh, non semplifichiamo niente, le solite assunzioni, come in tutti i provvedimenti che si fanno, ma almeno si farà qualcosa per abbassare le tasse». E qui siamo proprio al delirio: in una situazione in cui il Paese è realmente sull'orlo di una crisi sociale molto pesante, proprio perché il livello di tassazione ha ampiamente superato quelli che sono i limiti fisiologici, perché semplicemente non c'è più capacità da parte di famiglie e imprese di pagare le imposte, ne aggiungiamo delle altre, e anche in maniera cospicua.
Il problema vero è che è finita l'anestesia della BCE. Qualcuno si era illuso che lo spread si abbassasse stabilmente, mentre bastava guardare alle cose nella loro semplicità. Lo spread ha avuto un calo molto importante nei primi mesi dell'anno semplicemente perché la BCE ha deciso di stampare moneta in grande quantità e di fornirla al sistema bancario. Il bilancio attuale della BCE, cari colleghi, è pari a circa 3.030 miliardi di euro: nel 2007 era inferiore a 1.000, quindi si è più che triplicato. Il problema è che l'attuale bilancio totale della BCE, 3.030 miliardi di euro, è pari al 25 per cento del PIL dell'eurozona. Per dare l'idea, faccio un paragone che possiamo comprendere tutti: la Banca d'Inghilterra oppure la FED americana, che, com'è noto, sono ben propense a stampare moneta, hanno un bilancio che non supera il 20 per cento del PIL dei rispettivi Paesi. Chiunque può comprendere che c'è un problema.
È vero, l'anestesia di Mario Draghi è servita a fare abbassare un po' la febbre, però abbiamo un bilancio della BCE pari al 25 per cento del PIL europeo, contro un bilancio della FED inferiore al 20 per cento: questo significa che non esiste più questa possibilità, è stata bruciata completamente. Il risultato è che, finito l'effetto dell'anestesia, la febbre tornerà a salire, e in maniera massiccia. Quindi, dobbiamo essere da un lato preoccupati e dall'altro abituarci a stare sulla giostra: aspetti assolutamente noti a chi avesse guardato i numeri con un minimo di distacco, e non seguendo i titoli dei giornali, che invece ne facevano una questione di politica interna, quando l'impatto della politica interna sullo spread è pari realmente a zero. Detto questo, dobbiamo chiederci quali prospettive abbiamo per il nostro Paese.
Purtroppo, la manovra varata a dicembre dal Governo Monti - la Lega lo aveva detto in tutte le salse - è semplicemente tutta sbagliata, perché fatta tutta sul lato delle entrate. L'unico taglio di spesa è quello sulle pensioni, ovvero un taglio ulteriore di PIL, perché riduce i consumi. L'effetto è che, se va bene, raggiungeremo il pareggio di bilancio nel 2017, come lo ha detto la Corte dei conti anche ieri; semplicemente, tutte le nuove tasse che si chiedono vengono bruciate dal calo del PIL. Servirebbe quindi un radicale rovesciamento di impostazione.
Vorrei fare un'ultima considerazione di carattere strutturale. Il sempre ottimo Luca Ricolfi ha fatto uno studio interessante, semplice, considerando il periodo dal 1995 al 2007, quindi una media molto lunga: le Nazioni che hanno le imposte sulle imprese più alte si condannano ad avere la crescita di PIL più bassa. L'Italia è esattamente in questa fascia, avendo un'imposta societaria media superiore al 36 per cento. Tra l'altro, stiamo considerando solo l'imposta societaria, ma se ci mettiamo tutto, purtroppo, le nostre imprese pagano più del 70 per cento di imposte, e quindi ci chiediamo come diavolo fanno a competere. Ebbene, i Paesi con imposte societarie così elevate hanno stabilmente una crescita del PIL inferiore al 2 per cento (se va bene, l'1,5 per cento massimo).
Tutti i conticini che ci state propinando, per cui dovremmo riuscire a ripagare un ventesimo di debito negli anni venturi, semplicemente non tengono conto della realtà: con questo livello di tassazione non solo ci condanniamo alla recessione nei prossimi due anni, ma ad avere, negli anni venturi, se non cambiamo radicalmente l'impostazione, una crescita dello 0,5 per cento, e quindi a non riuscire mai a ripagare quel ventesimo di punto annuo dell'eccedenza del debito rispetto al 60 per cento del PIL che ci siamo imposti. A questo punto, bisognerebbe tagliare da un lato le tasse in maniera forte e dall'altro la spesa pubblica. Tagliare la spesa pubblica significa applicare quei benedetti costi standard che sono lì nel cassetto; basta aprirlo e iniziare a tagliare la spesa pubblica in maniera equa, applicando i costi standard. Pare però che questo Governo non voglia farlo, ma vi sarà obbligato dalla forza degli eventi. (Applausi dal Gruppo LNP).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Leddi. Ne ha facoltà.
LEDDI (PD). Signor Presidente, stiamo convertendo un decreto che si propone principalmente di introdurre semplificazioni tributarie. Abbiamo già discusso ampiamente sul merito del provvedimento, e oggi quindi ci soffermiamo solo sulle ampie modifiche ed integrazioni che sono state apportate dalla Camera.
È uno dei pochi casi in cui, dopo aver ottenuto un voto di fiducia in un ramo del Parlamento, l'altro ramo ritocca tutti gli articoli. In questo caso, infatti, a parte l'articolo 7, tutto è stato ampiamente modificato e integrato. A questo riguardo, mi permetto solo di fare una sottolineatura. Nell'ambito della discussione a cui il Gruppo del PD in sede di Commissione bilancio e finanze ha partecipato con molta determinazione e competenza per apportare modifiche che riteneva necessarie, si sono trovate su alcuni punti con fatica delle convergenze per modifiche che sono state poi, ulteriormente stravolte alla Camera. Chiedo in tal senso che il Governo, che fa da raccordo tra le due Camere - proprio perché il nostro sistema questo richiede - rispetto a queste situazioni abbia un diverso atteggiamento e una diversa attenzione, ciò che in fondo si traduce in un rispetto per lo sforzo che viene fatto all'interno di un ramo del Parlamento per trovare soluzioni a problemi. Mi riferisco in particolare all'intervento sulle parti riguardanti il Patto di stabilità, che ci avevano visti in Commissione trovare, appunto, delle soluzioni di equilibrio che sono state stravolte alla Camera. Ma questo è veramente un compito di raccordo di cui il Governo dovrebbe farsi carico in modo diverso.
Questo provvedimento contiene in sé punti che indubbiamente sono estremamente positivi. Ambedue i rami del Parlamento hanno contribuito a migliorare consistentemente il testo proposto dal Governo. Mi soffermo in particolare su due punti strategici per gli effetti che possono avere, diretti e indiretti, sul nostro Paese. Mi riferisco all'introduzione che la Camera ha apportato del Patto di stabilità interno orizzontale, che è oggettivamente uno sforzo, diciamo così, creativo per provare a superare, con le difficoltà contingenti, le restrizioni di un Patto di stabilità. Probabilmente sul Patto di stabilità interventi meno rapsodici, per quanto creativi, come questo, potrebbero essere più necessari. Comunque, poiché fare in fretta in molti casi è più opportuno che fare bene e lentamente, ben venga questa innovazione, che consentirà probabilmente, anche se per una cifra abbastanza limitata, l'apertura di qualche spazio per sopperire al problema strutturale, su cui mi soffermerò successivamente, dei tardati pagamenti della pubblica amministrazione.
Così come pure l'introduzione del pro solvendo, che consentirà al credito di essere comunque considerato un credito commerciale e quindi di non appesantire il debito pubblico, per quanto concerne il tardato pagamento dalla pubblica amministrazione, è - mi auguro - anche in questo caso un ulteriore elemento e contributo che si dà alla risoluzione di un problema.
In materia di IMU, credo che siano state introdotte due sostanziali migliorie in ordine a criticità che erano state ampiamente evidenziate. Per quanto concerne l'IMU in agricoltura, l'introduzione di un limite al gettito è un contributo a dare risposta ad una problematica sottolineata da parte del mondo dell'agricoltura, unanimemente e con molta forza. In proposito, il limite al gettito è sicuramente positivo, ma criticità potranno emergere in ordine all'applicabilità del limite stesso.
Come pure temo che accadrà per la questione dell'IMU per la seconda casa per gli anziani che si trovano - ahimè! - in case di riposo e quindi hanno il problema della loro unica abitazione, che deve essere classificata come seconda abitazione, con l'onere conseguente. Anche in questo caso, aver colto il problema - mi fa piacere che, non avendolo potuto fare il Senato, lo abbia fatto la Camera - significa comunque che la formulazione lascia margini di difficoltà interpretativa. E mi chiedo - essendo noi stessi legislatori a chiederci quali siano effettivamente le modalità applicative - quali siano i problemi che di conseguenza creiamo quando, nella fase di predisposizione dei provvedimenti, lasciamo comunque queste incertezze.
È stato sottolineato che in materia di giochi purtroppo si è fatto un passo indietro anziché in avanti nel passaggio alla Camera, perché c'è rispetto a questo una certa discontinuità applicativa dei presupposti che condizionano comunque il gioco governato da parte dello Stato. È molto difficile riuscire a contemperare l'impegno a limitarlo come strumento per fare facilmente cassa, conoscendo nel contempo le criticità che porta su un'economia già fragile; è molto difficile contemperare le due questioni. Abbiamo visto che, purtroppo, rispetto a questo c'è stato un arretramento che non sarà di aiuto, se non alle entrate. In questo caso, però, credo che non sia l'entrata la questione principale alla nostra attenzione.
Comunque, la necessità prioritaria è che questa manovra, con i limiti e le positività di cui si è detto, esca, ed esca in fretta. C'è questa sensazione diffusa, da parte di tutti gli italiani, di sentirsi come soggetti che entrano ed escono in continuazione dal mirino del Tesoro, e nessuno è sicuro di che cosa gli potrà accadere. Ciò che si sta creando come attesa in negativo dell'IMU è questione esemplare. È evidente a tutti che la domanda non dipende esclusivamente dal reddito monetario, ma anche dalle aspettative. L'aspettativa di una tassazione di cui non si conoscono i contorni, le notizie reali sui provvedimenti e il sentito dire stanno ormai condizionando sicuramente la domanda. Se si verifica una contrazione dei consumi ancor prima che con questa tassazione sia prelevato un solo centesimo, possiamo immaginare che cosa accadrà dopo. Però, rispetto a questo, torno a dire che, poiché questa è sicuramente una tassazione pesante, non gradita e comunque annunciata, prima si esce, prima si definisce e si spiega agli italiani che cosa accadrà loro e meglio è. Forse riusciremo ad introdurre una tassazione almeno senza il tormentone dell'attesa del «se», del «come» e del «quanto».
Credo che il nostro impegno intorno a questo provvedimento si sia comunque certamente anche caratterizzato per aver sostenuto, in questo ramo del Parlamento, la necessità per lo meno di affrontare in modo organico il problema dei tardati pagamenti. Questa comincia a diventare una questione assolutamente difficile da gestire, e comincio a pensare che il sistema produttivo rispetto a questo sia al countdown finale. Adesso abbiamo visto i dati di fine 2011: abbiamo più o meno otto mesi di tempo per i pagamenti nei lavori pubblici.
Vi sono società che prestano servizi allo Stato, che effettuano la raccolta dei rifiuti o la pulizia negli ospedali o che svolgono servizi socio‑assistenziali; si tratta di settori con 900.000 lavoratori, per un valore più o meno di 50 miliardi di giro d'affari. Queste società hanno 32 miliardi di debito in ritardo con la pubblica amministrazione, con una media che va a 250 giorni. È insostenibile, con tutti i divari che ci sono tra il Nord e il Sud, che si arrivi a toccare punte di 800 giorni di ritardo per i servizi agli anziani, con una media italiana, surreale, di 280 giorni e con un sistema che vive dibattuto tra due norme: da una parte vi sono norme che impongono i pagamenti entro una determinata scadenza e, dall'altra, vi è un Patto di stabilità che impone di non pagare. E fa ovviamente premio il Patto di stabilità, perché è quello immediatamente sanzionato e, quindi, il tardato pagamento in questo caso ha una negatività immediata, perché porta alle sanzioni agli enti locali.
È evidente che un sistema che ha sicuramente problemi di credit crunch, per le ragioni che sono state ricordate e che non torno a dire, un sistema in cui lo Stato è un cattivo pagatore e non dà se non episodici segnali di ritorno all'equità nei confronti del proprio contribuente difficilmente riesce a far sì che lo Stato possa essere credibile nelle sue determinazioni, aspre, che devono essere assunte in questo momento.
Porto una testimonianza molto significativa. Sono stata nei giorni scorsi ad un incontro con decine e decine di imprenditori e la CNA di Reggio Emilia, e ho trovato un situazione che voglio rappresentare in quest'Aula, perché è significativa. Da una parte, c'è l'incredulità da parte di un sistema dei piccoli imprenditori all'idea di dover chiudere per crediti, avendo sempre imparato, quando hanno deciso di fare gli imprenditori, che si chiude per debiti, e non per crediti. Sono increduli di fronte al fatto che stanno perdendo commesse perché il nostro sistema legislativo è ondivago: alcune norme prevedono agevolazioni che vengono poi tolte da altre norme e probabilmente vengono successivamente reintrodotte, ma solo «a babbo morto»; in considerazione di tale situazione gli investitori esteri rinunciano a intervenire appunto prendendo atto che la legislazione poi potrebbe ulteriormente cambiare.
Queste persone ci hanno rivolto un appello: «Fate in fretta, non resistiamo a lungo; fateci percepire che comprendete la gravità, e non limitatevi solo a dire, ma fate». Ho trovato, lo voglio riportare in quest'Aula, molta rabbia, ma anche bisogno di credere che le istituzioni ci sono e che fanno la loro parte, nella consapevolezza che, se il sistema si chiude e ogni componente si arrocca su sé stessa e incolpa le restanti della crisi cercando l'untore, il sistema va in necrosi. Vogliono credere che il sistema c'è; il Paese è arrabbiato con il sistema, ma vuole credere che il sistema c'è. Diamo un risposta.
Quella contenuta in questo decreto è una prima risposta: sarà parziale e perfettibile ma comunque è una risposta rapida che dà chiarimenti. Per questo, il Gruppo del PD voterà a favore della fiducia. (Applausi dal Gruppo PD e della senatrice Sbarbati).
Saluto ad una rappresentanza di studenti
PRESIDENTE. Sono presenti in tribuna in visita in Senato i professori, le ragazze e i ragazzi dell'Istituto comprensivo «Galileo Galilei» di Montalbano, in provincia di Brindisi. A loro il saluto del Senato e gli auguri per la loro attività di studio (Applausi).
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 3184-B
e della questione di fiducia (ore 9,47)
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione sulla questione di fiducia posta dal Governo.
Come stabilito dalla Conferenza dei Capigruppo, le dichiarazioni vi voto avranno luogo a partire dalle ore 10. Sospendo pertanto la seduta fino a tale ora.
(La seduta, sospesa alle ore 9,47, è ripresa alle ore 10,01).
Riprendiamo i nostri lavori.
Passiamo alla votazione dell'articolo unico del disegno di legge n. 3184-B, di conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 2 marzo 2012, n. 16, nel testo identico a quello approvato dalla Camera dei deputati, sul quale il Governo ha posto la questione di fiducia.
MASCITELLI (IdV). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MASCITELLI (IdV). Signor Presidente, signori rappresentanti del Governo, con questa ennesima richiesta di voto di fiducia, ormai una ogni quindici giorni, i nodi stanno venendo tutti al pettine. Sta venendo allo scoperto quello che per mesi, dalla costituzione dell'Esecutivo, si era cercato di nascondere. Un Governo, che è quello dotato della più ampia maggioranza parlamentare dai tempi del primo compromesso storico, si sta trascinando con sempre maggiori difficoltà ogni giorno che passa, perché privo di qualsiasi omogeneità o, ancora peggio, di condivisione, tra i partiti che lo sostengono. Una maggioranza traballante, prima nascosta, ora si manifesta con i suoi vertici a tre, in continua giustificazione, in nome dell'emergenza, dei mercati, della finanza europea e globale, una maggioranza che si arrabatta sulle misure economiche, sulla riforma del lavoro, sulla revisione della giustizia, sulle frequenze televisive.
In questo decreto, che ha per oggetto le «semplificazioni tributarie», c'è un po' di tutto, come accadeva nei vecchi decreti omnibus; l'unica cosa che manca sono proprio le semplificazioni (se ne vedono poche), mentre invece molte sono le complicazioni. Se la macchina tributaria è complicata da gestire e ancor di più da riformare, è anche vero che i cittadini contribuenti hanno bisogno di regole chiare e stabili, perché l'incertezza e i continui cambi di idee sono proprio gli alibi formali, e a volte meno formali, per gli evasori.
Questo Governo dei tecnici e dei professori ha colpito la casa per cinque volte: con la reintroduzione dell'ICI sulla prima abitazione, con l'aumento delle aliquote, con la rivalutazione delle rendite, con la riduzione delle agevolazioni della prima casa e poi con la riduzione per chi cumula al reddito le entrate d'affitto. Questo è quanto ha fatto il Governo. Il risultato è che nel 2012 il bene casa concorrerà per il 33 per cento al maggior gettito, più delle addizionali locali, più dell'IVA e della benzina messe insieme. E non è ancora finita, perché in futuro la base imponibile della casa non sarà costituita soltanto dalle aliquote catastali, ma dai valori di mercato. Si tratta, per assurdo, di una tassa paradosso, perché i proprietari delle abitazioni sfitte finiscono, in alcuni casi, per avere qualche beneficio dall'IMU, per effetto dell'assorbimento della nuova imposta dell'IRPEF fondiaria, mentre al contrario le penalizzazioni colpiscono le abitazioni affittate, perché non è prevista nessuna agevolazione per chi applica i canoni concordati e nessuna agevolazione per gli immobili delle imprese, grandi o piccole che siano.
E che dire poi, in termini di decreto semplificazioni, delle complicazioni e dei balletti sull'acconto? Si paga a giugno con l'aliquota nazionale, poi c'è una tappa intermedia a settembre, e poi a dicembre c'è il conguaglio con l'aliquota eventualmente modificata dal Comune. Tutto ciò con un'incognita fondamentale, perché è previsto che il Governo possa intervenire fino al 10 dicembre per correggere le detrazioni e le aliquote di riferimento, su cui poi intervengono le eventuali variazioni dei Comuni.
Questo Governo dei tecnici ha fatto una cosa importante, perché è la prima volta che si verifica una situazione simile. Di solito i Governi del passato, anche quelli scalcinati del centrodestra, aumentavano le imposte in modo chiaro e netto sui tabacchi, sulla benzina, sul registro. Nel caso dell'IMU si vive nell'incertezza che sta generando soltanto angoscia nei cittadini. La domanda che ogni cittadino si pone è semplice e drammatica al tempo stesso: alla fine di tutta questa storia, quanto si deve pagare? E il Governo risponde: vedremo.
L'incertezza totale pesa anche sugli altri provvedimenti del decreto in discussione. La tassa sugli evasori, protetti dallo scudo fiscale, più volte richiamata da Monti come prova dell'equità dei sacrifici, non funziona e continua a slittare: si è passati dal 16 febbraio al 16 maggio, e ora se ne riparla a luglio, visto che sembra sempre più complicato abbattere il muro dell'anonimato e dell'omertà.
Incertezze ci sono anche sulla patrimoniale dei beni di lusso. Che fine ha fatto la patrimoniale sui beni di lusso? Ora è stata estesa anche alla fantasiosa tassa sugli aerotaxi. E che dire poi della tassa di scopo? Adesso tutti fanno finta di non saperne niente e di essere contrari. Il centrosinistra la scrisse - è vero - nella finanziaria 2007 con il Governo Prodi, dove però le opere pubbliche potevano essere finanziate solo al 30 per cento per cinque anni; il centrodestra, che dichiara che non è d'accordo, dimentica che con il decreto sul federalismo municipale la portò al 100 per cento dell'opera, tassando i cittadini per 10 anni; ora sono contrari anche i sindaci, che hanno chiesto di modificarla.
Signori rappresentanti del Governo, a giudicare dagli atti sin qui compiuti, senza alcuna polemica, questo è un Governo vecchio, usato e consumato. È consumato perché continua sulla strada battuta dai Governi Berlusconi, quella di affrontare i problemi di bilancio con maggiori tasse anziché con minori spese, con la differenza che le manovre di Tremonti era composte da nuove tasse per almeno il 50 per cento, mentre quella di Monti lo è per quasi il 90 per cento: sono gli ultimi dati della Corte dei conti.
È un Governo consumato, perché non convince la teoria della crescita che si basa sulle finte liberalizzazioni che sono state fatte, sulle riforme a costo zero, sui segnali ai mercati. Allora, non deve stupire che poi le liberalizzazioni, che erano state presentate come un miracolo da questo Governo, un miracolo da 11 per cento in più di PIL, ora per lo stesso Governo - com'è scritto nel Documento di economia e finanza - valgono meno dello 0,3 per cento all'anno.
È un Governo consumato, e lo abbiamo visto anche sul tema ideologico dell'articolo 18, perché si continua ad alimentare la credenza che il problema centrale delle imprese sia poter licenziare, mentre la realtà del nostro Paese è che il loro problema è molto più concreto, visibile e tangibile, ed è il problema dei costi: tasse, prezzi dell'energia, ritardi nei pagamenti della pubblica amministrazione, contributi sociali. E l'ultimo esempio è quello che ci è stato dato in questi giorni del ministro Fornero, che avrebbe dovuto cercare risorse nel bilancio pubblico per salvare gli «esodati» - diciamo la verità - da anni di indigenza tra il lavoro perso e la pensione che non arriva, e nel concreto si è limitato a suggerire alle aziende di riprendersi questi lavoratori.
Il presidente Monti sostiene che l'alta disoccupazione giovanile sia dovuta al debito pubblico e alla bassa crescita, che poi sono stati aggravati - lo sappiamo bene - da una insufficiente lotta all'evasione fiscale di decenni del passato, però dimentica di dire che la causa di tutti i mali che affliggono il nostro Paese sono l'abnorme spesa pubblica e l'elevata corruzione. Allora non può che preoccuparci quando il ministro Giarda, impegnato nelle rivisitazione della spesa pubblica, che avrebbe dovuto presentare già al Parlamento una informativa sugli indirizzi e sui criteri per la rivisitazione della spesa pubblica, si è limitato a dichiarare che forse non ci sarà nessun tesoretto e nessun «taglia tasse».
Siamo ancor più preoccupati se la legge sulla corruzione portata avanti dal ministro Severino viene di fatto svuotata, perché il falso in bilancio è di nuovo scomparso. Ma il problema del nostro Paese, di questo Parlamento e della politica in genere, è che al discredito si aggiunge altro discredito, perché questo sistema politico non solo è inefficiente e costoso, ma è anche inquinato (per questo noi dell'Italia dei Valori abbiamo iniziato da alcuni giorni la raccolta delle firme per la presentazione di un disegno di legge d'iniziativa popolare). Sotto le false sembianze del rimborso delle spese elettorali, è arrivata nelle casse dei partiti una massa di denaro grazie alla quale si sono mantenuti giornali, gruppi politici fittizi ed estinti, famiglie eccellenti e tesorieri fantasiosi.
Quello che si definisce antipolitica, quello che fa comodo ad alcuni partiti definire antipolitica, non è altro che un legittimo sdegno dei cittadini davanti all'evidenza che i sacrifici in questo Paese si fanno soltanto a senso unico. È per questo che noi dell'Italia dei Valori voteremo no in maniera convinta alla questione di fiducia, non perché chiediamo troppo, ma semplicemente perché chiediamo il giusto. (Applausi dal Gruppo IdV).
FERRARA (CN:GS-SI-PID-IB-FI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FERRARA (CN:GS-SI-PID-IB-FI). Signor Presidente, il Gruppo Coesione Nazionale-Grande Sud voterà la fiducia al Governo. Dico la fiducia al Governo perché, se avessimo dovuto votare la fiducia al provvedimento, probabilmente diverso sarebbe stato il nostro atteggiamento. Ma, come tutti sappiamo, la questione di fiducia posta dal Governo assorbe, anzi potremmo dire travolge, tutti gli altri ragionamenti.
Noi votiamo la fiducia al Governo perché, come abbiamo sostenuto nel momento in cui abbiamo votato la prima fiducia, questo Governo è il migliore che in questo momento possa esserci. Non vale lo stesso per le cose che questo Governo fa. Non riteniamo che le cose che questo Governo sta facendo siano le migliori possibili.
Affrontiamo quindi la domanda: perché? Avevamo detto, durante la precedente lettura di questo provvedimento - che il Governo titolava come un'ordinaria manutenzione - che non capivamo perché tale manutenzione sul sistema fiscale dovesse essere fatta, visto che contemporaneamente ad essa era in programma il varo, con la delega fiscale, di una modifica sostanziale del sistema fiscale stesso. Pertanto, in previsione di un investimento sostanziale in un intervento di modifica, non capivamo perché si dovesse fare la manutenzione. Oggi comprendiamo, invece, che la manutenzione non era ordinaria, ma straordinaria e necessaria, perché la delega fiscale non si sta facendo.
Basterebbe approfondire un attimo il significato della delega fiscale attualmente in discussione presso l'altro ramo del Parlamento per capire subito che il punto sostanziale, che, come titola la stampa nazionale, è la modifica del catasto, non potrà intervenire se non tra molti anni. La modifica del catasto urbano, infatti, è subordinata alla presentazione dei mappali, e prima che questi possano essere fatti in modo ordinato e veloce, senza che si preveda una deducibilità o una detraibilità fiscale delle relative spese, passerà molto tempo: quelle variazioni e quei benefici non interverranno velocemente.
Pertanto, i tagli ai Ministeri, previsti nei precedenti provvedimenti, che potrebbero avere un seguito soltanto se ci fosse la spending review, incontreranno difficoltà se non si fa quello che ora chiederò al Governo di fare. I 4 miliardi di euro per il 2013, i 16 miliardi di euro previsti dai benefici della delega fiscale per il 2014 e i 20 miliardi a seguire non potranno essere realizzati, perché i tagli ai Ministeri non possono funzionare se contemporaneamente il Governo, invece di fare queste ordinarie manutenzioni, non si predispone a fare qualcosa di più corposo, incisivo e serio. Qualcosa di corposo, incisivo e serio può essere fatto soltanto - visto che dal lato della pressione fiscale è difficile intervenire - sul versante del risparmio. E sul versante del risparmio è inutile che venga detto privatamente o fatto intravedere al Governo che è difficile intervenire perché, nel momento in cui si parla di riordino delle circoscrizioni giudiziarie, notevoli e troppe sono le pressioni del Parlamento, per cui è difficile incidere sul versante del risparmio, e quindi è molto più facile e veloce incidere sul versante del rigore, subordinando la crescita a una sensazione, a una metabolizzazione del rigore che darebbe fiducia. Troppo difficile, troppo in là. Invece, sul versante del risparmio dovrebbe essere molto più facile intervenire, se soltanto si avesse quel giusto coraggio. Esemplifico, in modo che il mio ragionamento possa essere più evidente e più suscettibile di accettazione.
Sono nato in un piccolo paese della Sicilia, Lercara Friddi, e mi ricordo che quando ero piccolo vi fu l'inaugurazione della caserma dei carabinieri, cui partecipò un famosissimo ufficiale dei carabinieri, il generale Dalla Chiesa, allora colonnello, e come colonnello comandante della legione dei carabinieri di Palermo. Oggi a Palermo ci sono quattro generali. Per l'inaugurazione della caserma di Chiusa Sclafani, alla quale ha partecipato il presidente Schifani, erano presenti il colonnello della legione (che è stato nominato generale, ma che non ha una sede generale perché non ci sono sufficienti sedi generali per potersi trasferire), il generale comandante della Sicilia, il generale di Sicilia e Calabria e un altro generale di Corpo d'Armata. L'Arma dei carabinieri ha 117.000 carabinieri in organico (anche se credo che attualmente siano 2.000-3.000 in meno) e 3.800 ufficiali, cioè un ufficiale ogni 30 carabinieri. È una situazione assurda, con una quantità di generali di Corpo d'Armata elevatissima, considerato che, qualora vi fosse una guerra, 117.000 carabinieri forse non sarebbero sufficienti a formare un Corpo d'Armata. Parlo dell'Arma dei carabinieri perché è quella alla quale tutta l'Italia è affezionata (quindi, è facile immaginare l'affezione che noi che rappresentiamo l'Italia possiamo avere) e in modo quindi che nel ragionamento absit iniuria verbis.
Ma andiamo nel campo della sanità. Io non capisco perché debba ricevere a Natale e a Pasqua gli auguri di tutti i dirigenti generali delle ASL, di quelli amministrativi e sanitari; allo stesso modo, non capisco per quale motivo ogni volta che cambia il dirigente dell'ispettorato della Polizia che sovrintende a Palazzo Madama io debba ricevere i saluti di chi va via e di chi arriva. Se ciò non venisse fatto, quanto si risparmierebbe?
Vorrei sapere, poi, se è stata fatta una rivisitazione dei consumi di energia elettrica dei Ministeri, i quali, a livello centrale, hanno una spesa pari a 28 miliardi di euro (la sanità 66 miliardi, e così via).
Come sappiamo, le spese sono sostanzialmente quattro: quella pensionistica, quella della pubblica amministrazione, quella dell'amministrazione centrale e quella delle amministrazioni locali. Non è pensabile che la spesa della pubblica amministrazione sia decrescente perché ha una leggera pendenza, con un delta positivo negli anni a venire. Lo stesso vale per quella previdenziale. Viceversa, si prevede che la spesa dell'amministrazione centrale diminuisca dal 2013 sino al 2016, proprio in previsione dei tagli programmati. Se questi tagli non verranno effettuati, se la riduzione prevista non ci sarà, è impensabile che possa calare la pressione fiscale. Sottolineo, come d'altra parte affermato da tutta la stampa nazionale e internazionale, che una pressione fiscale al 45 per cento non potrà mai consentire la crescita.
Il mio auspicio, dunque, è che non si facciano manutenzioni ordinarie o straordinarie, ma si effettuino investimenti per cercare di cambiare le cose e si tenga conto del fatto che codesto Governo non può più appellarsi a una cosiddetta maggioranza, fare le riunioni di «A, B e C». Peraltro, sottolineo la difficoltà che deve affrontare un Governo tecnico non eletto dal popolo, che quindi non ha girato tutta Italia in campagna elettorale e non si è confrontato con il consenso e con la necessità di ricevere gli applausi, ove gli applausi non rappresentano un consenso popolare per frasi demagogiche. Infatti, il vero consenso popolare è quello che si radica per l'intimo convincimento dell'elettore che le scelte assunte, anche se dolorose, sono positive per il futuro del Paese. (Brusìo).
Signor Presidente, mi distraggo perché, anche se cerco di mettere tutto il più intimo convincimento in ragionamenti di questo genere, mi rendo conto che, al di là della cortese attenzione che lei ed i rappresentanti del Governo mi dedicano, il Parlamento e tutto il Paese finiscono per essere disinteressati, in quanto la quantità di voti di fiducia ha «ultroneizzato» il Parlamento. E il disinteresse non è una malattia della pelle o esantematica, ma è una malattia dell'intimo, che può essere capita soltanto se si analizza quello che succede nel Paese. E se si cerca il motivo per cui quest'Assemblea tante volte riceve il richiamo musicale della Presidenza e spesso si trasforma nel «Paese dei campanelli», il perché va ravvisato nella difficoltà di trasformare l'interesse in un afflato di comunanza indirizzata a che la trasformazione del Paese non sia soltanto una frase annunciata, ma sia un atteggiamento vissuto nel più profondo non soltanto dal Governo, non soltanto dal Parlamento ma da tutto il Paese. I «giochi» non devono essere fatti per ottenere in futuro quel consenso necessario per far diventare qualcuno Ministro, per far sì che un Presidente del Consiglio possa continuare nel suo incarico o per dare successo ad una parte politica, ma si deve cercare di trasformare questa vecchia Nazione, in questo vecchio continente, in un Paese con una migliore speranza per il futuro, in un Paese più moderno per le generazioni che verranno. Queste ultime, infatti, avranno bisogno di un Paese migliore, innovato da un'azione che prego il Governo e il Parlamento affinché sia una volta per tutte più incisiva e coraggiosa. (Applausi dei senatori Fleres e Bornacin).
RUTELLI (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
RUTELLI (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Signor Presidente, colgo l'opportunità, nei 10 minuti consentiti, per svolgere una dichiarazione di voto politica partendo dalla notazione, che rivolgo ai membri del Governo, che con l'attuale Esecutivo la procedura di approvazione di provvedimenti importanti nel Parlamento sta mutando di segno.
Nei fatti - se posso riassumere così - siamo di fronte a una specie di attività redigente: il Governo presenta i provvedimenti (decreti-legge o disegni di legge) non sempre perfetti dal punto di vista legislativo, il Parlamento interviene, li modifica e l'Aula li vota con voto di fiducia. Di fatto, 250 senatori, presidente Chiti, sono impossibilitati a partecipare al procedimento legislativo. È un mutamento sostanziale. Avverrà lo stesso sulla disciplina del lavoro: non si tratta di un decreto-legge bensì di un disegno di legge, ma la sostanza è identica.
Non credo che non esistano in quest'Aula parlamentari che al di fuori delle Commissioni di merito avrebbero delle proposte da fare, degli emendamenti da presentare, ed invece si trovano di fronte, dopo la apprezzata - in generale - attività legislativa delle Commissioni, ad una scelta secca: prendere o lasciare.
Dunque, è un voto di fiducia politico.
Come Gruppo Per il Terzo Polo, formato dai senatori di Alleanza per l'Italia e Futuro e libertà, confermiamo convintamente il nostro voto di fiducia al Governo, ma tocca a me fare delle considerazioni sia di merito sul provvedimento, sia politiche.
Nel merito, basterebbe che mi richiamassi alle note già presentate dal collega Baldassarri e alla relazione da lui illustrata in apertura di questa terza lettura del provvedimento. Ma voglio sottolineare alcuni punti, signori rappresentanti del Governo.
Il decreto-legge, che reca nel titolo l'espressione «semplificazioni tributarie», è oggi assai poco un provvedimento sulla semplificazione della normativa tributaria. In verità, già lo era piuttosto poco all'inizio. È un intento lodevole andare incontro ai cittadini contribuenti con semplificazioni e con la facilitazione del lavoro e dell'azione dell'Agenzia delle Entrate. Ma il provvedimento è raddoppiato di dimensioni rispetto all'inizio e poi ulteriormente nel passaggio dal Senato alla Camera dei deputati.
Sottolineiamo la necessità e l'opportunità di fornire chiarimenti in materia di calcolo delle rate dell'IMU e sui termini di pagamento; sottolineiamo l'importanza di avere ridotto il fardello per quanto riguarda l'IMU in agricoltura, che sarebbe stata una insostenibile pressione; sottolineiamo le misure riguardanti le amministrazioni comunali e, nella prima lettura del Senato, l'esenzione dal pagamento della quota erariale sugli immobili di proprietà dei Comuni e degli ex IACP; sottolineiamo parimenti provvedimenti settoriali, ma importanti, come l'esenzione per gli immobili inagibili dell'Aquila, quelli sul Patto di stabilità interno per gli enti locali (il cosiddetto patto orizzontale, anche questo importante); l'ordine del giorno voluto dai senatori del Gruppo Per il Terzo Polo per esentare i Comuni da alcune misure così da consentire loro (anche al riguardo il collega Baldassarri e il collega De Angelis si sono spesi) di ricavare risorse sufficienti per dare una boccata di ossigeno a famiglie e imprese.
Sottolineiamo inoltre il mutamento per quanto riguarda gli anziani e i disabili proprietari di immobili, i coniugi separati e gli immobili di interesse storico e artistico. Mi rivolgo, a tale riguardo, al sottosegretario Ceriani, che se ne è occupato saggiamente: non si tratta di sostenere gli aristocratici che posseggono castelli, si tratta di sapere che in Italia ci sono decine di migliaia di immobili storici che, se non godono di benefici fiscali, sono destinati all'abbandono. Lo Stato, quindi, dovrebbe sopperire - in questo caso parla, se consentite, l'ex Ministro dei beni culturali - con una spesa, altrimenti insostenibile, alla tutela di un patrimonio pubblico che è interesse di tutti venga conservato e restaurato a regola d'arte, peraltro con limitazioni in campo economico estremamente e giustamente severe.
Ancora importante, infine, è la correzione riguardante le borse di studio dei dottorandi e degli specializzandi.
È importante segnalare altresì al Ministero dell'economia le nostre perplessità su provvedimenti che rischiano di essere eccessivamente penalizzanti per il contribuente. Segnalo solo un punto: non si possono raddoppiare i termini ordinari per la prescrizione degli accertamenti tributari con misure strumentali. Se in alcuni casi si ipotizza la presentazione di denunce penali per raddoppiare i termini quando sono scaduti, attenzione a far venire meno lo stato di diritto nel nostro Paese. Attenzione! La lotta all'evasione fiscale è un prius: essa deve avvenire secondo le regole di uno Stato di diritto.
Alla parte politica dedicherò l'ultima parte della mia dichiarazione di voto, insieme a quella riguardante la politica economica e il contesto politico europeo.
Per quanto riguarda la politica economica, è evidente che tutti i nostri colleghi sono consapevoli di un punto fondamentale: gli italiani hanno capito che stanno arrivando le tasse sulla casa. Lo hanno capito. Era un mistero? No, era una scelta annunciatissima ed una decisione presa. Desidero sottolineare che in questo Parlamento hanno votato imposizioni poderose sulla casa, forse la misura più pesante varata dall'attuale Governo, quegli stessi Gruppi che in precedenza si erano illusi di poter tout court cancellare l'ICI, scatenando in questo modo una guerra tra poveri e mettendo in ginocchio i Comuni italiani. Si è trattato di un'ipocrisia assoluta. Il dovere del Governo è stato di mettere i conti in sicurezza. Il popolo italiano si rende oggi conto che le tasse sulla casa sono pesanti e rischiano di colpire una delle priorità nell'economia reale del nostro Paese.
Questo ci interpella in merito alla problematica della crescita, ossia su come evitare di arrivare ad un avvitamento dell'economia. È la battaglia in ordine alla quale - lo dico ai rappresentanti del Governo - il nostro Gruppo si aspetta una risposta, un chiarimento ai quesiti sottolineati dal presidente Baldassarri a proposito di talune improprie prese di posizione della Ragioneria che, per quanto riguarda i tagli della spesa, ha preannunciato indirettamente una polemica pubblica adesso arrivata al pettine: si può intervenire, colleghi, con una spending review efficiente senza intervenire su quella parte che non è spesa dello Stato, ma è spesa delle Regioni? Quando il collega Baldassarri ha sollevato il problema del taglio dei fondi perduti, del taglio della spesa sanitaria, del taglio degli aiuti alle imprese senza credito d'imposta e una serie di altre misure sulle quali è indispensabile intervenire, se si vuole tagliare la spesa e non continuare ad accrescere la pressione fiscale, la risposta è stata francamente deludente.
Allora, Presidente, la mia conclusione è che in altra sede parleremo delle proposte riguardanti la crescita e delle misure volte a una effettiva liberalizzazione della nostra economia, nonché dei tagli delle spese riguardanti i costi della politica, la quale ha bisogno di una dieta giusta e severa, se vogliamo veramente salvarla.
Una considerazione finale, signor Presidente, all'indomani delle elezioni in Francia: alcuni colleghi osservano che in Francia sarebbe accaduto qualcosa di grande, altri obiettano che non è vero. Un voto a Le Pen padre, perfino superiore di quello che si è registrato stavolta in voti assoluti, si ebbe già nel 2002, ma paradossalmente allora la Francia ritrovò la ragione di quello che si chiama bipolarismo repubblicano: gli elettori del Partito socialista, al ballottaggio tra Chirac e Le Pen, votarono per Chirac.
Questa volta i due candidati dei due maggiori partiti hanno raccolto il 55 per cento dei voti validi, dunque circa il 40 per cento dei voti dei francesi. Il 40 per cento del voto del popolo francese è andato al Presidente uscente e al suo sfidante, colui che probabilmente diventerà il nuovo Presidente francese. Questo significa l'esaurimento del bipolarismo come lo abbiamo conosciuto alla fine del XX secolo, perché di fronte alla severità assoluta della crisi economica è evidente che le ricette della destra e della sinistra, come le abbiamo conosciute alla fine del XX secolo, sono insufficienti, salvo immaginare di contare sul voto delle forze estreme: da una parte, i comunisti che sostengono il non pagamento dei debiti e posizioni assolutamente astratte e, dall'altra, gli xenofobi estremisti. Dunque, i due campioni della residua contrapposizione che si opporranno nel ballottaggio sanno che dovranno far ricorso a quel voto anche senza richiederlo, di fronte alla severità della crisi economica che interpella la Francia come interpella l'Olanda, Paese virtuoso, ma il cui Governo è caduto per il ritiro della forza estrema, xenofoba anch'essa.
Questo ci spinge a riflettere sul fatto che l'eccezionalità del Governo Monti probabilmente non è così eccezionale e che questa eccezionalità deve indurre le forze riformatrici e moderate ad un'intesa. Infatti, se vogliamo evitare, Presidente, e qui termino, che si dia ragione all'ex ministro dell'economia Tremonti, colui che ha governato per otto anni l'economia del nostro Paese negli ultimi dieci, il quale si pronuncia a favore del candidato socialista in Francia (questo ci fa capire l'assurdità dello scenario nel quale ci troviamo), credo che dobbiamo essere conseguenti e capire che, come in Germania nelle elezioni dell'anno prossimo, così in Italia già oggi, e così in altri Paesi, questa è la stagione in cui si deve spegnere l'incendio della crisi economica ed uscire con una larga convergenza e con misure per il risanamento dei conti e per la crescita in un tempo di tregua e di responsabilità nazionale. In fondo quello che ha fatto questo Parlamento con il Governo Monti è l'apertura di una stagione e non l'eccezionalità di una stagione.
Questa è la riflessione che il voto francese, a mio avviso, ci affida ed è anche la ragione per la quale oggi riconfermiamo, con gli argomenti anche critici che ho cercato di esprimere assieme agli apprezzamenti, la nostra fiducia al Governo Monti, che è anche in un certo senso fiducia al proseguimento di una maggioranza di larga responsabilità per salvare il nostro Paese. (Applausi dal Gruppo Per il Terzo Polo:ApI-FLI e del senatore D'Ubaldo).
SBARBATI (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SBARBATI (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Colleghi senatori, in un momento di forte crisi economico-finanziaria come quello che stiamo attraversando, la votazione di oggi assume un significato particolare in quanto si tratta di un provvedimento, il decreto sulle semplificazioni tributarie, che ha l'obiettivo di rendere più semplici, più «chiare» e più efficienti le norme fiscali.
Abbiamo già detto, al primo passaggio di questo decreto al Senato, dell'importanza che assumono, per noi, i provvedimenti che intervengono nel campo delle semplificazioni, sia che si tratti di semplificazioni in senso generale sia che si tratti di semplificazioni specifiche come quelle tributarie. E abbiamo già sottolineato, in prima lettura, quanto riteniamo importante che questi provvedimenti rappresentino solo una prima fase e che in campo di semplificazioni si continui a lavorare anche nell'immediato futuro: questo, d'altra parte, ce lo chiede l'Europa, ce lo chiedono i mercati, ma ce lo chiedono, soprattutto, le imprese e i cittadini del nostro Paese.
Alle già importanti novità contenute nel provvedimento, sono state aggiunte significative novità dal passaggio alla Camera dei deputati: prima tra tutte la rateizzazione dell'IMU. Questo provvedimento, infatti, permette di alleviare la pressione dell'imposta municipale unica sulle famiglie, una possibilità introdotta dal lavoro in Commissione alla Camera dai rappresentanti del Popolo della Libertà ma anche, soprattutto, permettetemi di sottolinearlo, dall'UDC e dal suo Capogruppo Gian Luca Galletti. In base a questa novità il contribuente potrà decidere se pagare il 33 per cento in occasione della prima rata, e quindi usufruire dell'opportunità di pagare l'imposta in tre rate, oppure pagare il 50 per cento e saldare l'IMU con un'unica seconda rata nel mese di dicembre. Questo per venire incontro alle famiglie e per evitare una rata unica: una vittoria di tutta la maggioranza che sostiene questo Governo.
Altra questione riguarda l'IRPEF sulle borse di studio per i dottorati di ricerca e le scuole di specializzazione: un'ulteriore imposta che si sarebbe abbattuta sui nostri giovani specializzandi in medicina e sui nostri dottori di ricerca che hanno scelto di specializzarsi, ma soprattutto di rimanere a studiare in Italia, ragazzi e ragazze su cui lo Stato dovrebbe intervenire per investire perché, con il loro impegno di ricerca a livello universitario per la cultura e la scienza, rappresentano il futuro del nostro Paese. La Camera è intervenuta per rimediare a questa situazione, eliminando una norma che sarebbe costata ai giovani camici bianchi da 200 a 300 euro al mese: non è poco in un momento di congiuntura come questo.
Colleghi senatori, la situazione economica che stiamo vivendo è sotto gli occhi di tutti. L'EURES Ricerche Economiche e Sociali ha appena pubblicato il suo Secondo Rapporto. Da esso si evincono i numeri dei disoccupati suicidi: nel 2011 si sono suicidati 362 disoccupati, nel 2010 sono stati 357 e nel 2009, il primo anno della crisi, ben 270. Sono dati su cui si dovrebbe discutere a lungo, dati che lanciano un chiaro segnale di allarme, e che ci preoccupano moltissimo.
Un ulteriore segnale di allarme, che non può rimanere inascoltato, era arrivato da Unioncamere la scorsa settimana: la differenza tra chi sceglie di entrare nel mercato creando una nuova attività (sono stati ben 120.278 tra gennaio e marzo) e chi, al contrario, ne è uscito (in tutto, 146.368) si è accentuata. In particolare, rispetto allo stesso periodo del 2011, le iscrizioni sono diminuite di 5.000 unità, mentre le cessazioni sono aumentate di ben 12.000 unità, con il risultato di un saldo del periodo pari a meno 26.090 imprese: praticamente il triplo rispetto ai primi tre mesi del 2011, quando erano mancate all'appello "solo" 9.638 imprese.
In questo contesto tutti i provvedimenti del Governo che tendono a semplificare, a sburocratizzare, ad alleggerire l'apparato dello Stato, e le leggi stesse dello Stato venendo incontro alle esigenze dei cittadini e delle imprese, non possono che essere condivisi e apprezzati. È necessario che la maggioranza continui su questa strada, e per questo noi diamo il nostro contributo e il nostro voto favorevole a questo provvedimento e la fiducia al Governo, perché si ritorni ad una credibilità delle istituzioni e si ricostruisca la fiducia nel nostro Paese.
Per tornare a crescere va avviato un serio processo di riforma della pubblica amministrazione, che deve muoversi su due direttrici: la riforma strutturale e organizzativa della pubblica amministrazione e la semplificazione di procedure e regole che presiedono alla sua attività. Questo sarà possibile solo attraverso una larga condivisione di provvedimenti che seguano la traccia di quello oggi in discussione.
Il momento economico, sociale e politico che stiamo vivendo è delicatissimo: ci si trova ad un bivio tra la possibilità di imboccare la strada della ricrescita e della produttività e quella, invece, d'intraprendere la via delle economie più in difficoltà della nostra zona euro. Per imboccare la prima strada dobbiamo avere il coraggio, la forza, e anche l'impopolarità, di continuare sulla scia di provvedimenti come questo perché le liberalizzazioni, le semplificazioni e le semplificazioni fiscali sono propedeutiche alla crescita. Un sistema fiscale peraltro opaco e complicato, infatti, non fa che spaventare gli investitori esteri, come spaventa le nostre stesse aziende, che finiscono per scegliere la via della delocalizzazione.
Onorevoli colleghi, il tempo della demagogia fiscale è finito: non c'è più possibilità di temporeggiare o di inventare alcunché. E' giunto il momento di decisioni importanti e di agire.
Questo provvedimento, probabilmente, non è ancora quello che ci aspettavamo ma è un ulteriore passo avanti sicuro sulla strada intrapresa attraverso il decreto salva Italia e con le liberalizzazioni. Solo, proseguendo su questa linea, rafforzandola con ulteriori provvedimenti potremmo far ripartire l'economia e l'industria italiana, farla tornare a crescere. E questo deve diventare il nostro unico vero obiettivo perché solo attraverso la crescita si può tornare ad allentare la tensione sociale e, soprattutto, aumentare il livello di benessere dei nostri concittadini.
Alle opposizioni che continuano a criticare e ad opporsi ad ogni proposta del Governo deve essere data una risposta chiara: gli italiani stanno facendo sacrifici immensi per permettere al nostro Paese di non cadere nella morsa della crisi economica e avvicinarsi, pericolosamente, al default.
Queste scelte pertanto sono troppo importanti, certamente difficili da prendere, ma fondamentali per permettere alle future generazioni di crescere in un'Italia moderna e all'avanguardia, nel novero dei più grandi Paesi.
Il professor Monti è alla guida di un Paese che da circa 15 anni cresce la metà della media degli altri Stati dell'Unione europea. Questa è la drammatica situazione in cui ci troviamo e da cui dobbiamo uscire. E per far questo dobbiamo continuare a lavorare su riforme, liberalizzazioni e semplificazioni.
Per questi motivi, il nostro Gruppo, interpretando l'azione del Governo con rigore, equità e, soprattutto, avendo presente l'obiettivo della crescita che lo contraddistingue, voterà convintamente la fiducia.
FRANCO Paolo (LNP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FRANCO Paolo (LNP). Signor Presidente, è l'ennesimo voto di fiducia con il quale - direi, quasi settimanalmente - il Parlamento viene esautorato della propria potestà di portare in Assemblea un contributo forte e fattivo, soprattutto di superare la contraddizione che mi sembra si stia manifestando nella discussione generale e nelle dichiarazioni di voto che porta tutti a dire che poco va bene dei provvedimenti su cui viene richiesto il voto di fiducia del Senato per poi, alla fine, in maniera abbastanza dimessa, recarsi al banco della Presidenza a dare la fiducia ad un Governo che ormai credo non la meriti proprio più.
Non è questione di criticare in maniera infruttuosa e superficiale le azioni e le proposte legislative del Governo, ma semplicemente di porre le questioni nella loro reale prospettiva: è l'azione politica ed economica del Governo rispondente ai sacrifici enormi ed immani chiesti - e ricordati anche dalla collega Sbarbati poco fa - ai cittadini? Questi sacrifici, questo lavoro producono un risultato che sia proporzionato ed utile agli obiettivi che si sono posti? No.
Penso che davvero abbiamo iniziato una parabola molto negativa, non tanto ed esclusivamente sotto il profilo della democrazia, ma anche su quello concreto del futuro del Paese e della nostra economia se ci ripariamo, come ha fatto qualche quotidiano, dietro alle elezioni francesi per dire che le borse tremano, cercando quindi di attribuire alla situazione economica una responsabilità che viene da scelte libere di cittadini, di uomini e donne che votano o scelgono nel loro Paese (beati loro che lo possono fare!) chi offre una politica consona alle proprie aspettative.
So che il Documento di economia e finanza è all'attenzione di questo e dell'altro ramo del Parlamento, ma forse, in dichiarazione di voto sull'ennesima questione di fiducia posta sul decreto-legge recante semplificazioni tributarie, due considerazioni sulla dimostrazione del fallimento della politica economica e fiscale del Governo, venute a seguito dell'audizione del dottor Giampaolino, presidente della Corte dei conti, alla Camera dei deputati, le dobbiamo fare.
Non posso ovviamente dilungarmi, ma sarebbe molto interessante analizzare compiutamente le cose che ha detto Giampaolino. Le conoscete tutti, perché le avete lette sulla stampa oggi. L'effetto recessivo delle manovre nel 2013 sarà pari a 37,5 miliardi di euro; la pressione fiscale ufficiale (quella reale, come ben sappiamo, è molto più elevata, anche di 10 punti percentuali) passerà dal 42,5 per cento nel 2011 al 45 per cento, anno dopo anno, dal 2012 fino al 2014. Vi sono anche altri dati offerti dalla Corte dei conti: l'impatto negativo delle manovre correttive sarebbe, nel triennio 2012-2014, pari a ben 2,6 punti percentuali sul PIL, a 3,5 punti percentuali sui consumi delle famiglie e a quasi 5 punti percentuali con riguardo agli investimenti fissi lordi. Questa analisi impietosa non è stata fatta dalla Lega Nord, signori rappresentanti del Governo, ma dalla Corte dei conti; un'analisi impietosa di un processo legislativo che, invece di sanare e di limitare le gravi difficoltà in cui versa il Paese (che nessuno ovviamente imputa all'origine a questo Governo), le ha aggravate ed accentuate.
Ci sono altre cose che fanno arrabbiare molto i cittadini, soprattutto quando vediamo un Ministro importante di questo Governo, il ministro dell'interno Cancellieri, che fa un'esternazione di principio simpatica (ho anche il piacere di vedere qui il ministro Fornero, cui chiederei conferma), dicendo che intenderebbe ridurre i dipendenti civili del Ministero dell'interno del 10 per cento. Oh, che bella idea! Finalmente qualcuno ha avuto - d'altronde questo è il Governo dei professori - la luminosa idea di una proposta di riduzione dei dipendenti pubblici e della spesa pubblica. Naturalmente con quale strumento? Con quello, signora Ministro, del prepensionamento.
Ma il ministro Cancellieri è un rappresentante del vostro Governo. Io chiederei una conferma: volete dire per caso agli italiani che i dipendenti pubblici li mandate in pensione prima, per ridurne il numero, dopo che i lavoratori delle fabbriche e del terziario, i lavoratori del privato, li avete costretti a rinviare nel tempo l'accesso al periodo della pensione di diversi anni dopo aver pagato 40 anni di contributi?
Ancora peggiore è la situazione degli esodati. Forse sarebbe meglio definirli "esondati", cioè portati via dall'irruenza tracimata dell'onda di questo Governo. Gli esodati - o esondati, a seconda di come vogliamo chiamarli - rappresentano un altro fenomeno terribile di insipienza legislativa. Ma davvero pensate di ridurre il numero di dipendenti del Ministero dell'interno mandandoli in pensione prima? Spero che ci sia una smentita oggi o domani, perché questo non è certo uno strumento che possa essere gradito alla gente che lavora quotidianamente, a rischio del posto di lavoro, ovviamente, come tutti quelli che lavorano nel mondo del privato. È una vergogna solamente che ci sia stato un Ministro di questo Governo che ha proposto una soluzione di quel tipo!
Ho anche il piacere di avere la presenza del sottosegretario Ceriani, cui vorrei rivolgere una considerazione su questo provvedimento a proposito dell'IMU, perché poco fa, signor Sottosegretario, una collega ha detto che l'IMU è bella e che le nostre famiglie saranno aiutate con le comode rate mensili che avete concesso, bontà vostra, ai cittadini. È una grande gioia il fatto che questo enorme peso fiscale - e sappiamo di quanti miliardi trattiamo, nell'ambito delle entrate dello Stato, mica dei Comuni - debba essere suddiviso in - ripeto - «comode rate mensili». Una grande felicità della quale vedrete come sarete ringraziati dai nostri cittadini da giugno in poi. Magari andate nelle fabbriche, nelle assemblee o nelle case, andate in qualche incontro pubblico. Vi vedo spesso e volentieri - anche il Primo Ministro - in Europa, in Asia o a Roma, in questo Parlamento, a votare un disegno di legge costituzionale come successo recentemente. Vi vedo ovunque, ma vi vedo poco tra la gente che lavora e che dovrà, non per scherzo, pagare a giugno e poi nei mesi successivi questa imposta.
Signor Presidente, signori rappresentanti del Governo, concludo con queste brevi considerazioni il mio intervento, perché trattandosi - ripeto - di un voto di fiducia le discussioni sono state fatte nei limiti molto contenuti delle Commissioni di merito dai colleghi in esse presenti. Questa è però l'ennesima fiducia, che dimostra a questo punto una novità: il fallimento totale - lo spread lo dice, lo dicono tutti gli altri indicatori citati - della politica di questo Governo. (Applausi dal Gruppo LNP).
Saluto ad una delegazione della Scuola militare aeronautica di Firenze
PRESIDENTE. Saluto volentieri, a nome dell'Assemblea, gli allievi della Scuola militare aeronautica «Giulio Douhet» di Firenze, in visita al Senato. Credo sia la prima volta che la scuola viene in visita al Senato, quindi vi rivolgo i nostri auguri con simpatia ancora maggiore. (Applausi).
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 3184-B
e della questione di fiducia (ore 10,54)
STRADIOTTO (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
STRADIOTTO (PD). Signor Presidente, signora Ministro, signori rappresentanti del Governo, noi del Partito Democratico voteremo convintamente sì alla fiducia che è stata chiesta su questo provvedimento. Siamo infatti convinti che il nostro Paese abbia bisogno di dimostrare credibilità, abbia bisogno di dimostrare che c'è la possibilità di ridare fiducia alle istituzioni. In questo, il Governo Monti ha svoltato nel corso degli ultimi mesi: volevo ricordarlo anche rispetto all'ultimo intervento del collega Paolo Franco. La Camera e il Senato hanno migliorato molto il testo originario; vorrei ringraziare il sottosegretario Ceriani, i presidenti relatori Baldassarri e Azzolini e ovviamente tutti i componenti della Commissione bilancio e della Commissione finanze del Senato per il lavoro svolto.
In discussione generale, sia ieri che oggi, i colleghi Barbolini, Musi, Fontana e Leddi hanno avuto modo di specificare quali sono gli elementi che siamo riusciti a modificare in questo decreto e che riteniamo di assoluta qualità. Si tratta di un decreto che ha operato un sorta di manutenzione delle norme fiscali, prevedendo nuovi strumenti per la lotta all'evasione fiscale, la vera piaga del nostro Paese per quanto riguarda le entrate, che pesano solo e soprattutto sulle spalle di alcuni. Esso prevede il potenziamento degli strumenti di accertamento e, tra l'altro, una migliore accessibilità alla rateizzazione dei debiti tributari. Ma in questo provvedimento troviamo anche molte altre cose.
Una prima questione importante è quella relativa al miliardo di euro destinato come liquidità al pagamento dei debiti pregressi delle pubbliche amministrazioni, in modo particolare dei Comuni. Credo sia una scelta importante.
Un altro aspetto che va sottolineato è quello relativo al Patto di stabilità orizzontale tra i Comuni; in merito, penso e spero che nel corso dei prossimi mesi ci sia veramente la possibilità di mettere mano in modo serio alla questione del Patto di stabilità. Ieri in discussione generale c'è stato un intervento del collega Mazzatorta che ha ricordato che nei Comuni degli altri Paesi europei - vedi Germania e Francia - non c'è questo Patto di stabilità. Cosa significa? Che il Patto di stabilità previsto in Italia dai Governi precedenti non è imposto dall'Unione europea: è stata una scelta italiana di farlo in quel modo, e rispetto a ciò credo ci sia assolutamente la possibilità di modificarlo. Infatti, e questo lo dico ai rappresentanti del Governo, tutte le manovre fatte, tra cui anche la riforma del lavoro, non daranno effetti se non inizia a circolare liquidità nel sistema economico. Nelle imprese ormai il mantra che si ripete è: non vi pago perché non mi pagano. E in questo effetto domino negativo il primo a non pagare è lo Stato, sono le pubbliche amministrazioni.
Presidenza del presidente SCHIFANI (ore 10,58)
(Segue STRADIOTTO). Quindi, in questo senso serve assolutamente che riparta il meccanismo dei pagamenti da parte delle pubbliche amministrazioni se si vuole che riparta il sistema e riparta l'economia. Relativamente a questo decreto voglio soffermarmi in modo particolare sulla questione dell'IMU. L'IMU è stata prevista dal decreto sul federalismo municipale approvato lo scorso anno e quel decreto, purtroppo, rispetto a tale imposta conteneva errori che sono corretti con questo decreto sulla semplificazione fiscale. In particolare, quel decreto conteneva la questione relativa ai fabbricati pubblici e a quelli comunali che in teoria avrebbero dovuto pagare l'IMU a loro stessi, nonché la questione delle cooperative a proprietà indivisa, aspetto anch'esso corretto, e quelle relative ai terreni agricoli e all'IMU sui fabbricati rurali. Siamo riusciti, grazie al lavoro di tutti i commissari e del Governo, a trovare soluzioni che permettano che l'IMU, che di fatto per quest'anno è sperimentale, possa essere corretta in corso d'opera. I Comuni avranno la possibilità di determinare e rideterminare le aliquote fino al 30 settembre di quest'anno e lo Stato avrà la possibilità di ridefinire i coefficienti di moltiplicazione fino al 10 dicembre di quest'anno. In tal modo vi sarà la possibilità di ricalibrare il gettito previsto da questa imposta.
Tuttavia, credo che il Governo e la Ragioneria dello Stato abbiano sopravvalutato il gettito dell'IMU relativamente alla prima casa, nel senso che tale gettito sarà inferiore a quello che era il gettito dell'ICI prima che tale imposta venisse cancellata, a partire dal 2008, con provvedimenti prima del Governo Prodi e successivamente del Governo Berlusconi. In totale, vi sarà circa un miliardo in meno di gettito, che però è mal ripartito sul territorio nazionale, nel senso che nelle grandi città i cittadini si troveranno a pagare un'IMU molto elevata, mentre nelle periferie, nella stragrande maggioranza dei casi, la detrazione di 200 euro per l'abitazione principale e di 50 euro per ogni figlio al di sotto dei 26 anni determinerà un gettito molto inferiore.
I dati relativi alle proiezioni provvisorie delle assegnazioni per il 2012 pubblicati dal Ministero dell'interno la settimana scorsa sono molto peggio di quello che i sindaci immaginavano, proprio perché lo Stato ha sovrastimato il gettito dell'IMU. Sono convinto che nel corso dei prossimi mesi dovremo mettere mano a questa previsione e rimpinguare il Fondo di riequilibrio, ma da questo deriva anche che, se non si mette mano in tempi rapidissimi - e la delega fiscale l'ha già previsto - alle rendite catastali, che sono sperequate nel nostro Paese, si rischia effettivamente che il peso di tutte le imposte che gravano sulle rendite catastali crei iniquità ed ingiustizia.
Rispetto alla delega fiscale, credo dovremo ragionare sulle priorità del nostro sistema fiscale, che deve essere anzitutto messo in ordine: deve essere messo in ordine il sistema fiscale centrale, ma deve essere affrontato in modo serio anche il tema della finanza locale e del federalismo. Il federalismo approvato l'anno scorso non è vero federalismo: è tutta finanza derivata. Con il passaggio all'IMU c'è la possibilità vera di un'autonomia finanziaria degli enti locali, e questo è fondamentale, e c'è veramente la possibilità di applicare il famoso "pago-vedo-voto" di cui molti hanno parlato ma che, in realtà, non si trova nelle norme che abbiamo alle spalle. Ebbene, con l'introduzione dell'IMU c'è questa possibilità e c'è anche la possibilità che vi sia, a fronte di una maggiore autonomia, una maggiore responsabilità degli enti locali. Rispetto a tutto questo credo bisogna mettere al centro del nostro sistema fiscale la semplificazione e il diritto del contribuente.
Ho fatto alcune stime rispetto al gettito dell'IMU sulla prima casa, che, come ho detto, è stimato intorno ai 2,5 miliardi, secondo quanto mi risulta mentre per lo Stato ammonterebbe a 3,5 miliardi. Ebbene, con i meccanismi messi in atto, il cittadino per pagare quei 2,5 miliardi spende 500 milioni per farsi fare la dichiarazione relativa all'IMU dal CAF, dall'amico o dal commercialista: solo per una tassa che mediamente è di 150 euro per abitazione. Infatti, se si tratta di 2,5 miliardi di euro e ci sono 25 milioni di abitazioni, allora questo è il dato. È possibile che per una tassa di questo tipo creiamo una complicazione tale per cui il cittadino debba assolutamente rivolgersi ad altri per fare la dichiarazione dell'IMU e un pagamento così semplice? Credo che questa sia la dimostrazione che dobbiamo assolutamente cambiare tale meccanismo, per garantire innanzitutto il rispetto del diritto del contribuente, introducendo dei meccanismi fiscali assolutamente semplici e, allo stesso tempo, in modo da rendere meno costosa possibile la possibilità di adempiere agli obblighi fiscali senza dover ricorrere ad aiuti esterni.
Signor Presidente, annuncio il voto favorevole del Gruppo del PD. Il nostro voto è consapevole e responsabile. È un voto responsabile, perché riteniamo che in questo Paese per troppi anni ci si sia dimenticati di dire in modo serio, partendo da chi era a capo delle istituzioni, che la lotta all'evasione fiscale è il principio cardine per garantire equità e giustizia e fare in modo che le spese della pubblica amministrazione siano sulle spalle di tutti. È assolutamente necessario che vi siano una riqualificazione e una riduzione della spesa pubblica, e in questo l'impegno del Governo verso la spending review è assolutamente necessario. Speriamo che quanto prima arrivino i risultati.
Ribadisco che è assolutamente necessario, se vogliamo far ripartire la crescita, che l'impegno del Governo, nel corso dei prossimi giorni e delle prossime settimane, sia quello di affrontare concretamente e seriamente la questione dei pagamenti della pubblica amministrazione. Mi scuso se sono ripetitivo, ma noi del PD è da mesi che continuiamo a ribadire tale questione. Tutti i nostri provvedimenti tesi a salvaguardare i conti pubblici non produrranno effetto se nel frattempo non ripartono lo sviluppo e la crescita economica. A tal fine, il pagamento delle pubbliche amministrazioni diventerà l'elemento fondamentale per far ripartire crescita, fiducia e un po' di speranza. (Applausi dal Gruppo PD).
LATRONICO (PdL). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LATRONICO (PdL). Signor Presidente, signori rappresentanti del Governo, colleghe e colleghi, il decreto-legge in materia di semplificazioni fiscali torna al Senato in terza lettura per la sua definitiva approvazione; torna con modifiche importanti, illustrate nel dibattito, apportate dalla Camera che, pur senza sconvolgere l'impianto del provvedimento, non hanno mancato di affinare il testo del decreto-legge del Governo, già per la verità modificato in prima lettura dal Senato.
Si dimostra in questo caso come il bicameralismo perfetto, spesso criticato, se governato dentro una scansione temporale, può garantire il risultato di affinare i testi legislativi e finanche di migliorarli.
Tra le modifiche apportate sono degne di nota alcune puntualizzazioni in materia di compensazione del credito di imposta, nonché una revisione della disciplina del patto di stabilità per gli enti locali, su cui quest'Assemblea si è spesso soffermata, con l'introduzione di elementi di flessibilità per raggiungere l'obiettivo di ottenere spazi finanziari aggiuntivi per gli enti locali. In particolare, la cessione incentivata di potenzialità di spesa non impiegata può rappresentare una leva non indifferente in un momento in cui, come sottolineato da tutti, bisogna rafforzare la capacità di compiere investimenti dell'intero sistema.
È inoltre da menzionare la maggiore flessibilità per gli enti locali in tema di reclutamento di personale per specifici settori, pur nei limiti dei vincoli della spesa complessiva. Sono state altresì introdotte modifiche importanti in materia di applicazione dell'IMU, per correggere vistose distorsioni, che si aggiungono alle modifiche già apportate dal Senato in materia di IMU agricola, con cui si è stabilito un tetto al gettito complessivo e la possibilità di rivedere al ribasso le aliquote impositive in sede di consuntivo qualora i risultati preventivati del gettito vengano raggiunti.
Il testo della Camera ha opportunamente previsto la rateizzazione dell'IMU sulla prima casa (una battaglia su cui il Gruppo del Popolo della Libertà si è particolarmente speso, impegnando peraltro il Governo a valutare l'opportunità di rivedere l'IMU sulla prima casa, classificandola come imposizione una tantum, a valere cioè per il solo anno 2012); nonché il riconoscimento ai Comuni della facoltà di agevolare l'IMU sugli immobili di anziani ricoverati e degli emigrati. Si tratta di norme che hanno provato a rendere più equa questa tassazione sulla casa, allargando i casi di esenzione e segnalando al Governo, una volta che si starà stabilizzato il gettito, la necessità di una revisione dell'imposta, tenendo conto della situazione delle fasce più deboli e delle famiglie che del bene casa, signori rappresentanti del Governo, fanno un punto di stabilità sociale, e non già una rendita speculativa. È stata inoltre soppressa la norma che prevedeva la tassazione delle borse di studio, che tanto allarme aveva destato tra i giovani ricercatori, ed è stata prevista l'esenzione della tassazione per i servizi erogati dalle imprese ai propri dipendenti e alle loro famiglie per l'accesso agli asili nido. Giovani e famiglie, colleghi, sono due categorie da tutelare e da sostenere per una realistica aspettativa di ripresa.
Si possono dunque evidenziare significativi miglioramenti, rispetto al testo originario presentato dal Governo, che riguardano il miglioramento dell'applicazione dell'IMU, la flessibilizzazione del Patto di stabilità per gli enti locali, la trattazione dell'annosa problematica dello smaltimento dei debiti della pubblica amministrazione, con l'assegnazione di un miliardo ai Comuni a valere sui residui perenti. Questo solo per segnare alcuni dei capitoli più significativi di questo provvedimento.
Colleghi, il lavoro da fare è sicuramente tanto sulla via della semplificazione e dello snellimento degli adempimenti fiscali a favore dei contribuenti. Abbiamo ormai tutti la consapevolezza che la situazione del carico fiscale sia ai limiti della sopportabilità per i contribuenti fedeli. Compito nostro e, in particolare, del Governo deve essere quello di invertire la tendenza per alleggerire il carico fiscale e gli adempimenti a carico delle famiglie e delle imprese.
Si è detto che questo decreto di manutenzione fiscale può essere prodromico alla delega fiscale che questo Parlamento si accinge ad esaminare. Da qui l'auspicio che la suddetta delega sia adeguata a rispondere in modo più strutturale alle esigenze di semplificazione normativa, alla necessità di semplificazione degli adempimenti, ad una migliore certezza del diritto per il contribuente, non dimenticando mai che lo Stato si regge sulla contribuzione dei cittadini, ad un graduale alleggerimento del carico fiscale per aiutare e stimolare la ripresa utilizzando parte dei ricavi dell'azione di contrasto all'evasione per favorire appunto la crescita.
Siamo certi, colleghi, che il dibattito scaturito sia alla Camera che al Senato attorno al decreto sarà utilmente valorizzato proprio dall'attesa riforma fiscale per ridistribuire il peso delle imposte e trasformare la leva fiscale in uno strumento di giustizia sociale, di coesione nazionale e in un potente fattore di aiuto della crescita del Paese. Signori rappresentanti del Governo, non può che essere la crescita l'obiettivo ultimo dei sacrifici richiesti; diversamente, il rigore di bilancio e il peso delle imposte rischiano di non essere compresi, anzi di creare un clima che non aiuta il raggiungimento degli obiettivi prefissati.
Con questo auspicio e con questa ragionevole speranza, ribadiamo, come Gruppo del PdL, il nostro voto favorevole al provvedimento in esame e la fiducia al Governo. (Applausi dal Gruppo PdL).
PRESIDENTE. Procediamo dunque alla votazione.
Votazione nominale con appello
PRESIDENTE. Indìco la votazione dell'articolo unico del disegno di legge n. 3184-B, di conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 2 marzo 2012, n. 16, nel testo identico a quello approvato dalla Camera dei deputati, sul quale il Governo ha posto la questione di fiducia.
Ai sensi dell'articolo 94, secondo comma, della Costituzione e ai sensi dell'articolo 161, comma 1, del Regolamento, la votazione sulla questione di fiducia avrà luogo mediante votazione nominale con appello.
Ricordo che ciascun senatore chiamato dal senatore Segretario dovrà esprimere il proprio voto passando innanzi al banco della Presidenza.
I senatori favorevoli alla fiducia risponderanno sì; i senatori contrari risponderanno no; i senatori che intendono astenersi si esprimeranno di conseguenza.
Estraggo a sorte il nome del senatore dal quale avrà inizio l'appello nominale.
(È estratto a sorte il nome della senatrice Colli).
Invito il senatore Segretario a procedere all'appello, iniziando dalla senatrice Colli.
(La senatrice Segretario Mongiello e, successivamente, il senatore Segretario Stradiotto fanno l'appello).
Rispondono sì i senatori:
Adamo, Adragna, Agostini, Alicata, Allegrini, Amati, Amato, Amoruso, Andria, Antezza, Armato, Asciutti, Astore, Augello, Azzollini
Baio, Balboni, Baldassarri, Baldini, Barbolini, Barelli, Bassoli, Bastico, Battaglia, Benedetti Valentini, Berselli, Bertuzzi, Bettamio, Bevilacqua, Bianchi, Bianco, Bianconi, Biondelli, Blazina, Bondi, Bonfrisco, Bonino, Bornacin, Boscetto, Bruno, Bubbico, Burgaretta Aparo, Butti
Cabras, Calabrò, Caligiuri, Camber, Cantoni, Cardiello, Carloni, Carrara, Caruso, Casoli, Casson, Castro, Ceccanti, Centaro, Ceruti, Chiaromonte, Chiti, Chiurazzi, Cicolani, Compagna, Conti, Coronella, Cosentino, Costa, Cursi, Cutrufo
D'Ambrosio, D'Ambrosio Lettieri, De Angelis, De Eccher, De Feo, De Gregorio, De Lillo, De Luca Cristina, De Luca Vincenzo, De Sena, Del Pennino, Del Vecchio, Della Monica, Della Seta, Di Giacomo, Di Giovan Paolo, Di Stefano, Digilio, Donaggio, D'Ubaldo
Esposito
Fasano, Fazzone, Ferrante, Ferrara, Filippi Marco, Finocchiaro, Fioroni, Firrarello, Fistarol, Fleres, Follini, Fontana, Fosson, Franco Vittoria
Galioto, Gallo, Gallone, Galperti, Garavaglia Mariapia, Garraffa, Gasparri, Gentile, Germontani, Ghedini, Ghigo, Giaretta, Giuliano, Gramazio, Granaiola, Grillo, Gustavino
Ichino, Incostante, Izzo
Latorre, Latronico, Leddi, Legnini, Lenna, Licastro Scardino, Livi Bacci, Longo, Lumia, Lusi
Magistrelli, Mantica, Marcucci, Marini, Marino Mauro Maria, Maritati, Matteoli, Mazzaracchio, Mazzuconi, Menardi, Mercatali, Messina, Micheloni, Molinari, Monaco, Mongiello, Morando, Morra, Morri, Mugnai, Musi
Nania, Negri, Nerozzi, Nespoli
Oliva
Palma, Palmizio, Paravia, Passoni, Pegorer, Pera, Perduca, Pertoldi, Peterlini, Piccioni, Pignedoli, Pinotti, Pisanu, Piscitelli, Pistorio, Pontone, Poretti, Possa, Procacci
Quagliariello
Ramponi, Randazzo, Ranucci, Rizzotti, Roilo, Rusconi, Rutelli
Saccomanno, Sacconi, Saia, Saltamartini, Sanciu, Sangalli, Sanna, Saro, Sbarbati, Scanu, Scarabosio, Scarpa Bonazza Buora, Serafini Anna Maria, Serafini Giancarlo, Serra, Sibilia, Sircana, Soliani, Spadoni Urbani, Speziali, Stradiotto
Tancredi, Tedesco, Tofani, Tomaselli, Tonini, Totaro, Treu
Valditara, Valentino, Vicari, Viceconte, Viespoli, Villari, Vimercati, Vita, Vizzini
Zanda, Zanetta, Zanoletti, Zavoli.
Rispondono no i senatori:
Aderenti
Belisario, Bodega, Bricolo
Caforio, Cagnin, Calderoli, Carlino, Castelli, Ciarrapico
Davico, De Toni, Di Nardo, Divina
Franco Paolo
Garavaglia Massimo
Lauro, Li Gotti
Mascitelli, Mazzatorta, Montani, Mura
Pardi, Pedica, Pittoni
Rizzi
Stiffoni
Vaccari, Vallardi.
Si astengono i senatori:
Pinzger, Thaler Ausserhofer.
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la votazione e invito i senatori Segretari a procedere al computo dei voti.
(I senatori Segretari procedono al computo dei voti).
Proclamo il risultato della votazione nominale con appello dell'articolo unico del disegno di legge di conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 2 marzo 2012, n. 16, nel testo identico a quello approvato dalla Camera dei deputati, sull'approvazione del quale il Governo ha posto la questione di fiducia:
|
Senatori presenti |
260 |
|
Senatori votanti |
259 |
|
Maggioranza |
130 |
|
Favorevoli |
228 |
|
Contrari |
29 |
|
Astenuti |
2 |
Il Senato approva.
Risultano pertanto preclusi tutti gli emendamenti e gli ordini del giorno riferiti al testo del decreto-legge.
Colleghi, prima di passare al successivo punto all'ordine del giorno sospendo la seduta per cinque minuti per l'organizzazione dei lavori. Tra cinque minuti passeremo al successivo argomento, che sarà quello relativo alla deliberazione sulla costituzione in giudizio del Senato della Repubblica per resistere in un conflitto di attribuzione sollevato dal tribunale di Roma.
(La seduta, sospesa alle ore 11,58, è ripresa alle ore 12,05).
Presidenza della vice presidente MAURO
Riprendiamo i nostri lavori. (I senatori del Gruppo IdV scandiscono la parola "dimissioni". Proteste dal Gruppo PdL. Vivaci commenti della senatrice De Feo, che si avvicina ai banchi del Gruppo IdV. Applausi all'indirizzo della Presidenza dal Gruppo PdL e delle senatrici Chiaromonte, Poretti, Carloni, Serafini Anna Maria, Amati, Leddi, Magistrelli e Sbarbati).
Grazie, colleghi.
Sulla permanenza della senatrice Rosa Angela Mauro
nella carica di Vice Presidente del Senato
BELISARIO (IdV). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GRAMAZIO (PdL). La scatola delle scarpe!
BELISARIO (IdV). Le mie sono pulite, non so le tue. (Applausi dal Gruppo IdV). Signora Presidente, l'abbiamo fatto nei giorni scorsi e lo diciamo a viso aperto: le chiediamo le dimissioni dalla carica di Vice Presidente del Senato. (Commenti della senatrice Bonfrisco).
Il suo accordicchio con il Presidente del Senato...
GRAMAZIO (PdL). Accordicchio, bello questo termine. Accordicchio della scatola delle scarpe.
BELISARIO (IdV). ...e da questi rivendicato come gesto distensivo è assolutamente poco convincente. Non capiamo perché il Presidente del Senato non le abbia revocato il vicariato che le aveva concesso ed ha atteso che lei glielo rendesse, quasi come un omaggio. Il Presidente del Senato glielo aveva conferito ed egli glielo avrebbe dovuto revocare, senza ricorrere ad alcuna pantomima. La sua presenza sullo scranno più alto la riteniamo un'autentica provocazione.
Non intendiamo assecondare processi sommari (Commenti dal Gruppo PdL) e il Senato non è un'aula di tribunale e non deve mai diventarlo, né l'Italia dei Valori intende entrare nelle inchieste giudiziarie. Ma è chiaro che, dopo quanto è successo, sono evidenti se non altro le ragioni di opportunità che consigliano di abbandonare la carica a cui ella è stata eletta in rappresentanza di un Gruppo parlamentare di cui non fa più parte perché dallo stesso espulsa.
In un momento in cui le distanze tra il Palazzo e i cittadini aumentano a dismisura, ella rappresenta in tutto e per tutto la casta abbarbicata alla sua poltrona e ai benefit di varia natura. Ella ha perso in via definitiva ogni autorevolezza. È vero, ella non è sfiduciabile, ma il solo fatto di mettere in difficoltà quest'Aula rende vieppiù deplorevole la sua ostinazione. Pazienza! Lo avevamo comunicato al Presidente del Senato per le vie brevi, lo facciamo in Aula: ogniqualvolta ella presiederà quest'Aula, il Gruppo dell'Italia dei Valori metterà in atto gesti simbolici che abbiano la forza di comunicare al Paese il suo strano modo di intendere le istituzioni.
I partiti, tra corruzione, disonestà e comportamenti fortemente opinabili, sono ormai lontani anni luce dalla nostra gente. Il suo, non vorremmo venisse annoverato come un trasformismo migliore di quello di Fregoli. Allora, per misurare anche la coerenza dei colleghi di destra, di sinistra e di centro, abbiamo presentato una proposta di modifica del Regolamento chiedendone al Presidente l'esame in via d'urgenza: ogniqualvolta si cambia Gruppo parlamentare, chi è eletto nel Consiglio di Presidenza decade automaticamente. Questo mi pare sia un segno di civiltà che dobbiamo dare al Paese. (Applausi dal Gruppo IdV).
Ecco allora che, concludendo questo intervento, le rinnovo, a nome del mio Gruppo, la richiesta di dimissioni. Ella può tranquillamente - come dice - camminare a testa alta e noi non mettiamo in dubbio la sua coscienza personale; noi le chiediamo che possa continuare ad essere a testa alta l'Aula del Senato. Per questo le chiediamo di togliere l'incomodo, di farlo naturalmente e spontaneamente. Se lo fa, sarà ricordata quanto meno per la coerenza, che fino ad oggi non ha dimostrato di avere. (Applausi dal Gruppo IdV).
ZANDA (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ZANDA (PD). Signora Presidente, ho chiesto la parola sull'ordine dei lavori, perché il funzionamento dell'Aula e anche le funzioni di chi ha l'onore di presiederla attengono in modo diretto all'ordine dei nostri lavori, e debbo dirle con molto disagio che anche il decoro dell'Aula attiene all'ordine dei nostri lavori.
Lei sa, Presidente, che l'11 aprile scorso la senatrice Finocchiaro ha chiesto le sue dimissioni dalla carica di Vice Presidente del Senato. Da quella data ad oggi non è accaduto nulla che ci induca a cambiare la nostra posizione. Chiediamo, quindi, anche oggi, nuovamente, con uguale determinazione, le sue dimissioni.
I fatti che le sono stati direttamente o indirettamente riferiti non sono stati ancora chiariti dall'autorità giudiziaria. Lei, Presidente, ha negato ogni suo coinvolgimento personale.
A noi non spetta esprimere giudizi su eventuali responsabilità di nessuno dei membri di questa Assemblea. Ma a noi, al Senato, spetta considerare l'estrema e assoluta inopportunità politica della sua permanenza alla carica di Vice Presidente e, ancor di più, se mi permette, all'esercizio da parte sua delle delicatissime funzioni, che lei adesso sta esercitando, di Presidenza di quest'Aula. D'altra parte, questa convinzione di inopportunità ci è sembrata essere condivisa dallo stesso suo ex partito, che l'ha dichiarato pubblicamente in ripetuti momenti.
L'inopportunità della sua Vice Presidenza, senatrice Mauro, fino a ieri era condivisa dallo stesso Presidente del Senato, che l'ha esplicitamente confermata con ripetuti momenti di sua supplenza. Debbo dire che il presidente Schifani avrebbe fatto meglio - o, comunque, io l'avrei certamente preferito - se avesse comunicato all'Aula del Senato le ragioni del suo nuovo parere e del suo nuovo indirizzo, piuttosto che dichiararle in televisione.
Vede, senatrice Mauro, molti di noi, molti politici hanno valorizzato in questi anni la «terza Camera» televisiva. Ma io credo che il fatto che lo faccia la Presidenza del Senato sia molto meno naturale.
C'è, però, una considerazione ulteriore, che va oltre la questione dell'inopportunità della sua permanenza alla Vice Presidenza. I Vice Presidenti del Senato - tutti i Vice Presidenti del Senato - così come i senatori Questori e i senatori Segretari, sono eletti ai sensi del nostro Regolamento con voto limitato. La ratio di questa modalità di voto è la necessità di garantire una partecipazione plurale al vertice del Senato e un'equilibrata distribuzione delle posizioni di vertice della nostra Assemblea tra le forze politiche più significativamente rappresentate. Ora, lei non fa più parte, senatrice Mauro, del Gruppo della Lega Nord che l'aveva designata alla Vice Presidenza, e la sua permanenza alla carica di Vice Presidente affievolisce consistentemente l'equilibrio dell'intero Consiglio di Presidenza del Senato.
Non è quindi un fatto personale quello che io le sto ponendo: sto ponendo un problema che riguarda l'equilibrio politico della Presidenza di uno dei due rami del Parlamento italiano. È soprattutto, e prima di tutto, per questa considerazione squisitamente politica e regolamentare, oltre che per le prime indicate ragioni di opportunità, che le chiedo di considerare nuovamente le sue decisioni e di rassegnare le dimissioni da Vice Presidente. (Applausi dal Gruppo PD. Alcuni senatori del Gruppo Italia dei Valori espongono cartelli con la scritta «Mauro dimettiti». Proteste dal Gruppo PdL).
DE FEO (PdL). Pensate ai vostri appartamenti!
PRESIDENTE. Colleghi, per cortesia, consentite agli altri colleghi senatori di intervenire. Poi ognuno agirà secondo coscienza.
SBARBATI (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SBARBATI (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Signora Presidente, parlo a nome personale, a nome della senatrice Chiaromonte e di molte altre colleghe che la pensano come me.
Mi rivolgo ai colleghi senatori e, in particolare, al presidente Zanda, testé intervenuto, e al senatore Belisario, capogruppo dell'Italia dei Valori, sottolineando che non ci associamo alla richiesta poc'anzi avanzata. (Applausi dal Gruppo PdL e della senatrice Chiaromonte). Non ci associamo perché delle due l'una: o i pesi e le misure sono uguali per tutti, oppure non si può continuare di questo passo.
Credo, inoltre, che in un momento di grave recessione del Paese, come quello attuale, di situazione drammatica per molte famiglie italiane, di movimenti di popoli verso la giustizia, la libertà e la qualità della vita, momento che la politica deve saper intercettare, sia all'interno del proprio Paese che a livello mondiale, in un rapporto verso la globalizzazione di attenzione ad un mondo che sta sfuggendo a tutto e a tutti (con cui dovremo fare presto e velocemente i conti), la stessa politica non possa attardarsi su una vicenda che realmente non ci tocca. È la magistratura che, su una questione che la stampa e i media hanno voluto ingigantire (non so se doverosamente e fino in fondo), ma che riguarda la terza carica dello Stato, ha il dovere di fare presto luce.
La Vice Presidente del Senato deve decidere per suo conto, di sua iniziativa, di sua volontà, perché allo stato dei fatti non è indagata. È troppo chiaro, troppo facile e troppo semplice aprire una partita di questo tipo per eliminare dalla scena politica chiunque dia fastidio, tanto meglio se è una donna. (Applausi delle senatrici Chiaromonte, Bonfrisco e Rizzotti).
Su questo non ci sto, non ci stiamo, non per partito preso, ma per una considerazione razionale. Sarebbe troppo semplice eliminare i propri nemici, coloro che possono dissentire da una linea politica o coloro che possono dar fastidio per la carica e l'espressione di quella carica, all'interno di un consesso parlamentare così alto come quello del Senato, facendo leva su notizie di stampa che vanno assolutamente verificate.
Di questo sono profondamente convinta, per la mia esperienza di parlamentare e per la mia esperienza di donna in politica: so bene quanto ciò possa costare, a tutti i livelli, soprattutto quando si assumono posizioni scomode, che vanno controcorrente e contro i diktat spesso imposti dai partiti senza alcuna considerazione della validità del pensiero divergente, che costruisce la democrazia, anche all'interno dei partiti.
Per tali motivi, e soprattutto per motivazioni più nobili (sottolineo che, sotto il profilo costituzionale e giuridico, non si può pretendere che chi non è indagato, solo per notizie di stampa, tutte da asseverare, rinunci alla propria carriera politica, alla dignità personale e non abbia la possibilità di difendersi nella posizione in cui è stato messo da tutti), chiedo alla vice presidente Mauro di rimanere sulle sue posizioni, quelle che, in scienza e in coscienza, oggi intende assumere, e di non seguire le volontà di quanti in quest'Aula le chiedono di rinunciare alla carica a cui questo del Senato l'ha eletta. (Applausi dal Gruppo PdL e delle senatrici Chiaromonte, Carloni, Serafini Anna Maria, Poretti, Amati, Leddi e Magistrelli).
FLERES (CN:GS-SI-PID-IB-FI). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FLERES (CN:GS-SI-PID-IB-FI). Signora Presidente, la mia posizione politica è diametralmente opposta alla sua: io mi batto per la crescita e lo sviluppo del Mezzogiorno d'Italia, e lei è appartenuta ad un partito che si batte per lo sviluppo del Nord Italia e, a mio avviso, continua a fare riferimento a quella linea ideologica e di pensiero. Ebbene, ciò nonostante, credo che l'Assemblea del Senato, (usando termini pronunciati da altri colleghi, resti a testa alta solo se garantisce il rispetto dei diritti umani, della Costituzione e della legge. E la legge garantisce la presunzione di innocenza non a fasi alterne, non solo se tale presunzione riguarda amici nostri, salvo invece, quando riguarda nostri avversari, garantire la presunzione di colpevolezza. (Applausi dal Gruppo PdL). La presunzione di innocenza, a torto o a ragione, piaccia o no, vale sempre.
Ebbene, credo che la dignità il Senato la mantenga se assicura parità di trattamento a parità di condizioni.
Per quanto mi riguarda, signora Presidente, la colpevolezza ammessa in un ragionamento di questo tipo non è, né può essere, quella dei media, che sappiamo come può essere costruita. Io sono giornalista e so come si costruiscono le macchine del fango; non ho mai partecipato alla costruzione di macchine del fango, ma so come si costruiscono e so quali addentellati le macchine del fango hanno nelle istituzioni e nei partiti.
Dunque, non credo che la colpevolezza ammessa in un'Aula parlamentare possa essere quella stabilita dai media o dalle correnti dei partiti. I partiti decidono al loro interno quello che vogliono e devono essere rispettati, ma una cosa sono i partiti altra le istituzioni. L'unica colpevolezza ammessa all'interno di un percorso di questo genere è quella legata al giudizio espresso dalla coscienza di ciascuno di noi - in questo caso dalla sua coscienza - oppure quella della giustizia italiana, che si esercita nelle sedi opportune, nei tribunali, e che prevede la tutela dei diritti della difesa e dell'accusa, e non certo quello espresso sommariamente nelle piazze.
In questo momento io nutro una grande preoccupazione per il Paese, come ho detto in un'altra fase del dibattito di oggi. In questo Paese, la democrazia è in pericolo; in questo Paese, le istituzioni democratiche e repubblicane sono in pericolo, e lo sono perché in questo momento, in questo Paese, si preferiscono i giudizi sommari, piuttosto che i giudizi espressi dalle autorità cui questo è demandato. Ho paura di un Paese che crede ai gossip dei settimanali.
Io non so se lei è colpevole o innocente, non so se ha preso i diamanti o non li ha presi, se ha conseguito la laurea o no. So che tutto ciò non costituisce reato fino a quando il reato non viene individuato ed attribuito da chi questo compito ha in questo Paese, cioè dai magistrati. Fino a quel momento c'è la presunzione di innocenza che, in realtà, sussiste anche dopo, fino al terzo grado di giudizio. Ma non vogliamo arrivare a questo livello, per cui mi limito al primo, a quello iniziale.
Come ho già detto, c'è poi la sua coscienza, ma lei ha già detto, e non ho motivo di non crederle, che non è vero. E comunque, della sua coscienza lei è padrona e arbitro.
Credo che il dibattito odierno il Senato avrebbe potuto risparmiarselo, che il Senato avrebbe potuto affrontare argomenti più seri e significativi. Credo inoltre che lei avrà il buon senso, ove le condizioni dovessero richiederlo, di essere coerente, e così come ha respinto orgogliosamente e - devo dire - in maniera documentata le accuse che le sono state rivolte, altrettanto coerentemente di prendere atto delle decisioni necessarie, nel caso in cui le accuse che le sono state rivolte non fossero solo espressione di macchine del fango, di gossip, o di pettegolezzi da giornale, ma di precisi provvedimenti dell'autorità giudiziaria. (Applausi dai Gruppi CN:GS-SI-PID-IB-FI e PdL).
RUTELLI (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
RUTELLI (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Presidente, colleghi, è indubbio che esistano in questa vicenda valutazioni sia formali che di opportunità politica.
Le valutazioni formali possono essere rintracciate in tutti i precedenti. Non può essere sfiduciato in Parlamento un Vice Presidente o un Presidente del Senato della Repubblica o della Camera dei deputati se viene espulso dal suo partito o se decide di lasciarlo. Come hanno già fatto notare alcuni colleghi intervenuti, questa valutazione dovrebbe spingere nella direzione di un grande apprezzamento nei confronti della terzietà della funzione di Presidente o di Vice Presidente, quanto più egli o ella si trovi all'interno di un conflitto politico. Ma in generale è così.
Qui sorge, nei confronti della presidente Mauro, un problema. Se mi consente di esplicitarlo in modo scherzoso, riprendendo una celebre rubrica della Settimana enigmistica, direi: scoprite la differenza. Prendete una foto della vice presidente Mauro di poche settimane fa e confrontatela con quella odierna. Che cosa si può rilevare di diverso? Fino a poche settimane fa il Vice Presidente espressione della Lega nello svolgimento della funzione di Presidente dell'Aula del Senato della Repubblica indossava le insegne simboliche del suo partito (non è un aspetto marginale): indossava, cioè, i segni distintivi non del suo essere Vice Presidente del Senato, ma di essere militante di partito.
Presidente Mauro, è un caso che disapprovo fortemente e penso che anche lei, nella condizione in cui oggi si trova, consideri che forse si è trattato di un errore. Ciò, perché se lei può continuare a sedere su quello scranno è in quanto Vice Presidente del Senato e non in quanto militante della Lega. Altrimenti, nel momento in cui lei viene espulsa dalla Lega, viene a perdere, secondo l'autoidentificazione che lei ha dato della sua funzione, quella prerogativa istituzionale.
E riflettano i colleghi della Lega su questo aspetto: perché quando i colleghi della Lega, come di qualunque partito, sono membri del Governo della Repubblica e indossano non le insegne del Governo della Repubblica, ma quelle di un partito, in tal modo valorizzano forse la funzione del loro partito, ma indeboliscono la funzione delle istituzioni di cui fanno parte.
Questa contraddizione emerge oggi, nel momento in cui la senatrice Mauro, per rimanere Vice Presidente del Senato, secondo una propria autonoma valutazione, si spoglia di quella insegna politica di cui tuttavia, in quella stessa funzione istituzionale, si era fregiata nei quattro anni precedenti.
È una riflessione che credo debba valere per quest'Aula e anche per il Presidente del Senato il quale, nell'essere affiancato nella sua funzione di terzietà e di garanzia - concluderò tra un istante su questo aspetto - da altri suoi colleghi, a mio modo di vedere dovrebbe pretendere che essi svolgano la funzione del Vice Presidente e, di volta in volta, del Presidente del Senato in rappresentanza di tutti e non una espressione partigiana.
È evidente, colleghi, che se la presidente Mauro non è indagata si trova in una posizione che sollecita la sua responsabilità politica. Fino a dove arriva la responsabilità politica del Vice Presidente, non più vicario del Senato? Mi auguro che il presidente Schifani, all'atto di decidere in merito alla sua sostituzione, tenga accuratamente conto non solo del mutato contesto politico - questo sarebbe discutibile - ma anche della necessità di avere un Vice Presidente vicario assolutamente rappresentativo del dovere costituzionale e istituzionale di una piena rappresentanza della nostra Assemblea e del Senato della Repubblica.
La decisione è sua, senatrice Mauro: è ovvio che è sua, perché - come ho detto - non possiamo e non potremmo sfiduciarla. È ovvio che è sua, perché, se fosse indagata, a mio modo di vedere, dovrebbe immediatamente lasciare il suo incarico.
Se le vengono esplicitate accuse eticamente insostenibili, a maggior ragione la scelta, sua, si fa delicata, perché, quando siede su quella poltrona, per rappresentare l'interezza del Senato, occorre, a mio modo di vedere, per esercitare quella funzione (che non è quella di senatore: senatore lo si rimane finché non si venga in ipotesi rimosso da quell'incarico, e questo vale per chiunque di noi), una particolare, cristallina garanzia anche dal punto di vista etico e morale.
Questo riconduce, e concludo, signor Presidente, onorevoli colleghi, alla sua responsabilità, che non vorrei si trincerasse improvvisamente dietro una difesa contro la partitocrazia. A maggior ragione, la sua decisione dovrà essere personale, politica e istituzionale, a difesa dei suoi legittimi interessi, ma anche a tutela della dignità del nostro Parlamento.
Per questo, colleghi, credo che la decisione finale non possa che interpellare ulteriormente - lo dico in sua assenza, ma immagino ci stia ascoltando - il Presidente del Senato. Infatti, poiché è chiaro che questa vicenda non si conclude oggi - a meno che non si chiudano definitivamente tutte le vicende giudiziarie che possano eventualmente (finora a quanto ci risulta non ve ne sono) riguardare la vice presidente Mauro - e poiché il presidente del Senato è il garante dell'autorevolezza delle istituzioni, toccherà a lui eventualmente esercitare una persuasione morale, ove la decisione personale, politica e istituzionale della presidente Mauro andasse in conflitto con gli interessi dell'istituzione. Ecco perché, alla fine, una decisione è personale, certo, è politica ed è istituzionale, nell'ambito della determinazione della senatrice Mauro, ma coinvolge il presidente Schifani, il quale finora ha esercitato con grande serietà e responsabilità le proprie funzioni di fronte a questa situazione delicata. Parimenti dovrà farlo nelle prossime settimane per un'ultima motivazione che desidero sottolineare ai colleghi. Il presidente Schifani è stato eletto come Presidente di una maggioranza politica. Dall'inizio della legislatura questa maggioranza politica è mutata: c'è una nuova maggioranza politica.
Dunque, a maggior ragione il presidente del Senato - non sarebbe necessario sostenerlo perché siamo certi che si sia sempre mosso lungo questa direttrice - dovrà essere il Presidente di tutto il Senato, quindi non solo della nuova maggioranza e non più della vecchia, per dirimere eventuali questioni di opportunità che successivamente insorgessero con riferimento alla senatrice Mauro. (Commenti del senatore Asciutti). Non ho ben chiaro cosa stia dicendo il collega che mi interrompe, che certamente è molto più ferrato di me in materia costituzionale, e non ne dubito...
ASCIUTTI (PdL). Di morale e di etica di sicuro!
RUTELLI (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). ...e che potrebbe anche avere la cortesia... (Commenti del senatore Asciutti. Richiami del Presidente). Non ho capito la sua interruzione, senatore Asciutti: la ripeta.
PRESIDENTE. Senatore Rutelli, la prego di concludere il suo intervento.
ASCIUTTI (PdL). Senatore Rutelli, legga la Costituzione!
RUTELLI (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Legga la Costituzione? Le dico, senatore Asciutti: lasci perdere! Penso di aver portato delle riflessioni che se lei avesse la cortesia di ascoltare magari potrebbero giovare persino a lei.
PRESIDENTE. Senatore Rutelli, penso vi siano altre sedi per approfondire questo dibattito. La prego di concludere.
RUTELLI (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). La ringrazio, signora Presidente. Avevo praticamente concluso quando il collega Asciutti mi ha invitato a leggere la Costituzione.
Mi sono permesso di fare considerazioni politiche, regolamentari e costituzionali che credo dovrebbero aiutare - lo dico sommessamente - ad uscire da questa vicenda, affidando alla sua coscienza la decisione finale e affidando all'equilibrio e alla saggezza del Presidente del Senato una vigilanza, oggi particolarmente necessaria, tra cultura liberale delle istituzioni - cui credo molti di noi si richiamino - rispetto delle autodeterminazioni di un parlamentare e rispetto delle funzioni, non voglio dire sacre, perché forse è una parola eccessiva e oggi fuori luogo, ma certamente alte, che riguardano l'istituzione di cui facciamo parte.
PROCACCI (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PROCACCI (PD). Signora Presidente, ho chiesto di parlare sull'ordine dei lavori per richiedere alla Presidenza, a titolo personale, di rinviare questo dibattito ad altro momento, perché sto vivendo attimi di grande disagio. Non discuto sulla opportunità che il Senato tenga questo dibattito; contesto che lo faccia mentre a presiedere ci sia la sua persona. (Applausi del senatore Fosson).È avvilente.
È vero, lei presiede e, in quanto Presidente di questa Assemblea, non può essere in questo momento messa in discussione, ma non può difendersi. (Applausi dal Gruppo PdL e della senatrice Sbarbati).
Non entro nel merito. Può darsi che tutti gli interventi che mi hanno preceduto contengano verità importanti per la vita del Senato, ma è indecoroso che questo dibattito si sviluppi mentre una persona siede lì e sembra essere in qualche modo colpita personalmente. (Applausi dal Gruppo PdL). Questo non può essere compatibile con la dignità della persona umana.
Chi siede in quest'Aula sa che la nostra Costituzione mette al di sopra di ogni altro valore, di ogni altra garanzia e di ogni altro principio il valore sacro della persona umana, indipendentemente dai suoi comportamenti; quindi, è importante che questo dibattito si tenga, ma prego tutti quanti che si possa differire ad un altro momento, in cui le condizioni umane in quest'Aula siano più rispettose, più decorose e di maggiore serenità. (Applausi dai Gruppi PD, PdL, UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI e Misto).
PRESIDENTE. Io la ringrazio, senatore Procacci, ma, vede, come già alcuni colleghi sono intervenuti, ci sono altri senatori che hanno chiesto di parlare. Io interverrò alla fine, dopo avere ascoltato tutti i colleghi.
BODEGA (Misto). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BODEGA (Misto). Signora Presidente, chiedo l'autorizzazione a lasciare agli atti una mia dichiarazione scritta, anche perché il presidente del Gruppo Misto, senatore Pistorio, interverrà a nome di tutto il Gruppo. (Applausi dal Gruppo Misto).
PRESIDENTE. La Presidenza l'autorizza in tal senso.
PISTORIO (Misto-MPA-AS). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PISTORIO (Misto-MPA-AS). Ringrazio il collega Bodega perché so che, anche per ragioni di comprensibile solidarietà politica e personale, avrebbe preferito esprimere il proprio pensiero in questa occasione, ma ha affidato a me, come Presidente del Gruppo Misto, il compito di definire la nostra posizione su questa vicenda. Lo faccio volentieri, proprio in qualità di Presidente di un Gruppo abituato a contribuire al funzionamento del Senato con un ruolo di garanzia (perché il Gruppo Misto serve a questo: ricomprende situazioni di forze politiche marginali e spesso escluse dalla interlocuzione con i grandi Gruppi; garantisce attività parlamentare a parlamentari che vivono condizioni di disagio o di dissenso; quindi, assolve una funzione che mi abitua a guardare alle difficoltà delle istituzioni e alle sue marginalità).
Vede, signora Presidente, non sfuggo al problema. Rispetto a questo dibattito, il collega Procacci ci ha quasi rimproverato - e non è stato un intervento fuori misura, il suo, perché davvero la sua condizione attuale non le consente una interlocuzione paritaria - però mi pare anche corretto che ognuno di noi esprima la propria opinione, visto che alcuni colleghi, a cominciare dal Presidente del Gruppo dell'IdV, hanno utilizzato la sua Presidenza per porre una questione di opportunità, e forse anche con qualche tono fuori misura.
Evidentemente vi è un po' di imbarazzo, come dimostra anche la gestione confusa, forse anche un po' ambigua, di queste giornate, che prima l'hanno vista sostituita alla Presidenza dell'Assemblea e adesso la vedono rinunciare alla delega al vicariato. È evidente che ambedue le condizioni attestano una qualche difficoltà nella funzionalità e nella gestione di questa responsabilità istituzionale.
Questo, certo, crea degli imbarazzi, e credo che crei anche a lei, signora Presidente, un imbarazzo. Se il collega Belisario ha voluto forzare i toni, associando questa vicenda al grande calderone dell'antipolitica, del rapporto con la gente, col popolo, e quant'altro, ho compreso lo sforzo del presidente Zanda di ricondurre la vicenda nell'alveo istituzionale della buona funzionalità e anche politico.
Questa vicenda contiene elementi di difficoltà nel rapporto con la pubblica opinione, e certo la Presidenza del Senato e il Senato stesso hanno necessità di un raccordo il più lineare e trasparente possibile con la pubblica opinione. Però, signor Presidente, colleghi, quando la vicenda ha queste caratteristiche di confusione, ambiguità e difficoltà, credo che a garanzia della funzionalità delle istituzioni valgano le regole.
E voglio dirle che la considero oggetto, signora Presidente, di una campagna di stampa molto aggressiva, e non so quanto fondata. Non mi risulta che nei suoi confronti vi sia un procedimento giurisdizionale, non vi sono atti conclamati ed evidenti o comunque risultanze che possano in questo momento determinare l'interesse del Senato in quanto istituzione, ma certamente vi è una grave campagna di stampa che la aggredisce e la offende. E vi è certo una vicenda interna al suo ex partito che io rispetto, ma che ha tutta la durezza e la libertà delle relazioni politiche dentro un partito, che non credo riguardino il livello delle istituzioni parlamentari.
Quanto alla eccezione sollevata dal collega Zanda circa l'equilibrio complessivo nel Consiglio di Presidenza, egli sa perfettamente - per la sua competenza ed esperienza, più ampia della mia - che vi sono precedenti che indicano chiaramente che non vi è nessuna ragione che possa indurre a iniziative per modificare questo equilibrio, al di fuori della sua disponibilità e responsabilità.
Ebbene, signora Presidente, io evito di citare i precedenti, di entrare ulteriormente nel dettaglio del ragionamento. Mi fermo a questa considerazione: la garanzia delle istituzioni è nel rispetto delle regole.
Credo che la Vicepresidenza del Senato - che partecipa complessivamente alla funzione di garanzia della Presidenza di un ramo del Parlamento - non possa essere messa in discussione da una campagna di stampa, né da un provvedimento interno di un partito. Quindi, per me lei è il Vice Presidente del Senato, e il Gruppo Misto, anche per la configurazione e per il sistema di relazioni assolutamente aperte che lo caratterizza, rispetterà pienamente la sua funzione di Presidente. (Applausi dal Gruppo Misto e della senatrice Rizzotti).
BRICOLO (LNP). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BRICOLO (LNP). Signora Presidente, sull'argomento siamo già intervenuti quando il Senato ha discusso di questo tema. Come è noto a tutti, anche all'interno della Lega abbiamo affrontato tale questione che, per quanto ci riguarda, è risolta.
A noi in questo momento interessa sfruttare i tempi previsti per i lavori dell'Aula per l'esame dei vari provvedimenti del Governo, entrando nel merito degli stessi e contrastandoli quando non li condividiamo, nell'interesse dei cittadini. Questo è quello che ci interessa fare.
In ogni caso, per dare una risposta al senatore Rutelli, voglio dirgli che noi siamo orgogliosi di indossare i nostri simboli, la nostra cravatta ed il nostro fazzoletto verde (Applausi dal Gruppo LNP). Lo facciamo da sempre, senatore Rutelli, a differenza sua, che invece difficilmente può farlo, visto che praticamente ad ogni legislatura cambia partito o Gruppo parlamentare.
RUTELLI (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Ma non sedendo ai banchi della Presidenza!
BRICOLO (LNP). Addirittura, poi, nella stessa legislatura risulta iscritto ad un Gruppo e ne fonda un altro!
Noi siamo fieri di appartenere al Gruppo della Lega Nord e di indossare i nostri simboli, anche sul territorio, e di stare insieme alla nostra gente. Questo è quello che, anche in un momento così difficile per il nostro movimento, stiamo continuando a fare con grande orgoglio e con grande dignità. (Applausi dal Gruppo LNP).
PERA (PdL). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PERA (PdL). Signora Presidente, intervengo molto brevemente per ribadire un principio a mio avviso molto semplice: quello secondo cui le questioni politiche non sono questioni istituzionali. Se questo principio fosse stato rispettato, questo dibattito non avrebbe dovuto neppure iniziare.
SBARBATI (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Esatto!
PERA (PdL). D'altra parte, colleghi, come voi ricorderete - lo ricorderà certamente il senatore Rutelli - quando alla Camera dei deputati in una circostanza analoga fu chiesto ad un Presidente, espulso anch'egli dal suo partito, di dimettersi dalla Presidenza di quel ramo del Parlamento, quel Presidente giustamente disse che quel dibattito non poteva svolgersi, suonò la campanella e si passò alla trattazione dell'ordine del giorno. Questo è infatti ciò che vuole il principio della distinzione tra questioni politiche e questioni istituzionali. (Applausi della senatrice Sbarbati).
Signora Presidente, conosco e capisco la questione politica che la riguarda: c'è una lotta politica all'interno del suo ex partito, a seguito della quale lei ha perduto ed è stata espulsa dal suo partito e dal suo Gruppo. Rimango stupito da come si conduce la lotta politica all'interno della Lega, ma, avendo una certa esperienza di vita parlamentare, il mio stupore si ferma, perché conosco le asprezze della lotta politica. (Applausi del senatore Possa).
Rimango però stupito, anche dal fatto che i suoi colleghi oggi facciano praticamente finta di non conoscerla e prendano le distanze da lei. Tale questione riguarda però il dibattito interno ad un partito politico, sul quale il Parlamento non può intervenire e nessuno di noi ha mai pensato di farlo. La lotta politica è aspra all'interno della Lega, così come dentro il Gruppo dell'Italia dei Valori e in qualunque altro partito.
La questione istituzionale è molto seria, signora Presidente. Lei - ed è stato ribadito anche qui - non è sfiduciabile, per usare l'espressione che ha correttamente impiegato fuori dall'Aula il Presidente del Senato, e la ragione per cui è così riguarda il Regolamento del Senato e la Costituzione italiana. C'è coerenza logica tra il Regolamento e la Costituzione perché quest'ultima - perciò anche il Regolamento - prevede che i Presidenti di Camera e Senato e delle Commissioni parlamentari siano Presidenti e non speakers, siano cioè figure di garanzia e non figure politiche.
La Costituzione italiana ed il Regolamento fanno questa distinzione e a questa distinzione, amici e colleghi, dobbiamo attenerci: se usiamo, infatti, l'aspetto politico per fare una guerra politica e poi trasferire questa sulle istituzioni, il risultato è la degenerazione della lotta politica, oltre che il degrado delle istituzioni, cosa che invito tutti a non farle. Prego veramente tutti, quali che siano le valutazioni sul caso specifico, di tener presente questa distinzione.
Mi ricordo un precedente in Senato - e lo ricordo bene perché quella volta fui sconfitto e spero di non esserlo anche in questa occasione - in cui una questione politica fu scaricata su una questione istituzionale. Pur di far dimettere per ragioni politiche il Presidente di una Commissione di vigilanza, perché anch'egli aveva cambiato Gruppo, fu usato l'accorgimento - credo con l'accordo di tutti i Capigruppo, mi spiace dirlo - di far dimettere l'intera Commissione. Cioè, fu usata l'istituzione per risolvere un problema politico.
Senatore Zanda, nonostante lei sia stato un grande teorico di quella soluzione, che però questa volta non credo sia praticabile, perché non vedo 300 e più senatori, compresi i senatori a vita, che si dimettono per fare dimettere una Vice Presidente, penso che nemmeno lei si alzerà a dire: «Dimettiamoci tutti, così si dimette anche il Vice Presidente». (Applausi dal Gruppo PdL). Indipendentemente da ciò, penso che dobbiamo tenere fermo questo punto: le istituzioni sono a garanzia; la lotta politica è altra cosa.
Noi qui dobbiamo essere guidati dalle istituzioni e lasciare la lotta politica alla normale dialettica parlamentare; mai usare le prime per risolvere la seconda, mai usare la politica per degradare le istituzioni. Penso sia questo ciò che dicono la nostra Costituzione e il nostro Regolamento. (Applausi dai Gruppi PdL e Misto, Congratulazioni).
LI GOTTI (IdV). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Colleghi, ho dato la parola a un senatore per Gruppo ma non ho nessuna intenzione di togliere la parola al senatore Li Gotti e al senatore Longo.
Ha facoltà di parlare, senatore Li Gotti.
LI GOTTI (IdV). La ringrazio, Presidente.
Onorevoli colleghi, è chiaro che l'intervento iniziale del Presidente del nostro Gruppo poneva un problema, ma non era l'incipit per un dibattito. Sono in questo d'accordo con chi sostiene che non si può fare un dibattito.
CHIAROMONTE (PD). Lo avete iniziato voi.
LI GOTTI (IdV). Sarebbe improprio, perché non c'è qualcosa su cui dibattere, nel senso che è stato avanzato un suggerimento, con toni più o meno marcati, un richiamo ad un'opportunità, ma non è materia di dibattito. Ha ragione in questo il senatore Procacci quando avverte anche un certo imbarazzo nel trasformare in dibattito ciò che non era e che probabilmente un altro Presidente in questo momento non avrebbe consentito, e che lei ha consentito forse perché subisce un condizionamento legato al fatto che si sta parlando della sua persona. Un'altra Presidenza non avrebbe consentito questo dibattito: vede a cosa arriva il condizionamento? Lei ha consentito di parlare di lei e di qualcosa di cui non dovremmo in questo momento parlare: questo è un condizionamento.
Guardi, presidente Mauro, tutti i discorsi - indagata, non indagata, non si sa, questo e quell'altro - non c'entrano nulla con quell'input iniziale, che rimane una sollecitazione per una sua riflessione. Io personalmente le vorrei dare un consiglio, anche per sgombrare il campo da alcune illazioni e dalle affermazioni di chi dice che se non si è indagati il garantismo deve funzionare. Lei ha uno strumento che noi non abbiamo: ai sensi dell'articolo 335 del codice di procedura penale, lei può chiedere se è iscritta nel registro degli indagati. (Applausi dal Gruppo IdV). Questo può farlo e poi ci può comunicare la risposta ricevuta per mezzo della stampa. Eliminerà così gli indugi su questo aspetto, perché la procura della Repubblica soltanto all'indagato può comunicare se è iscritto nel registro degli indagati, trattandosi di un atto coperto da segreto.
Ci potrebbe essere una iscrizione, ma non siamo in condizione di saperlo, perché è vietato dalla legge. Quando si sa vuol dire che vi è stata una fuga di notizie impropria, perché l'iscrizione è un atto coperto dal segreto. Ai sensi dell'articolo 335 del codice di procedura penale, solo l'indagato, o chi presume di essere tale, ha diritto a chiedere alla procura se risultano iscrizioni a proprio carico, e la procura della Repubblica deve rispondere, se non per alcuni reati particolari, ad esempio di mafia, per i quali non si può dire (e in quel caso si dice che non si può rispondere, con una formula che è tale per cui uno capisce ugualmente che è iscritto).
Questo lo può fare soltanto lei: lo faccia e attraverso i media sgombri il campo anche da questa ombra. Sarebbe un buon gesto di comunicazione anche per il Paese.
Segua il mio consiglio, presidente Mauro, ma non trasformi questo in un dibattito. (Applausi dal Gruppo IdV).
LAURO (PdL). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LAURO (PdL). Signora Presidente, vorrei chiarire che questo mio intervento è a titolo personale, quindi rappresento soltanto me stesso.
Ho condiviso lo spirito e la lettera degli interventi del senatore Procacci e del senatore Pera, quindi non mi addentrerò in giudizi sui suoi comportamenti, sulle accuse che le vengono rivolte e neppure sulle decisioni del suo ex partito: sono decisioni, nell'ambito dei partiti e dei Gruppi, che io rispetto; posso giudicare sul piano politico ma non è il luogo della discussione di oggi.
Tuttavia intendo svolgere due osservazioni. La prima è che nel corso di questo dibattito è stato sottolineato come le modalità di elezione del Presidente e del Consiglio di Presidenza inducano a credere che i vertici di un organo costituzionale possano essere nella disponibilità di una maggioranza politica o di un partito, fosse esso anche il partito di appartenenza della personalità contestata. Ebbene, è un ragionamento, senatore Zanda, che non è condivisibile: le modalità di voto non riguardano l'appartenenza ai vertici di un organo costituzionale; non è nella disponibilità di alcuna maggioranza e di alcun Partito, fosse anche del partito che l'abbia designata e poi espulsa.
La seconda osservazione è più calzante, secondo me: non vi illudete che portando al rogo o sulla ghigliottina una, due o tre persone i partiti possano per ciò stesso riacquistare credibilità presso la gente e presso l'opinione pubblica. È un'illusione! (Applausi dei senatori Fleres e Rizzotti).
Decenni fa abbiamo assistito ad una violenta campagna di stampa, che entrava anche nel merito di problematiche private, nei confronti di un Presidente della Repubblica, della moglie e dei figli da parte del Partito comunista, e poi in questa stessa Aula, dopo trent'anni, abbiamo dovuto fare tutti ammenda, anche quelle forze politiche che in quegli anni non erano sulla scena della politica italiana.
Ebbene, cari colleghi, nessuno si illuda: i partiti politici devono prendere misure più drastiche. Non è imbellettando i certificati sui bilanci dei partiti che si riacquista la credibilità politica, o mandando al rogo la senatrice Mauro. I problemi sono più complessi.
Quindi, i partiti prendano le decisioni di trasparenza assoluta e accettino, se ne hanno il coraggio, una Commissione d'inchiesta sui bilanci di loro tutti. Allora vedremo se questa Assemblea si differenzierà tra moralisti e non moralisti. (Applausi dal Gruppo PdL e della senatrice Serafini Anna Maria).
DIGILIO (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DIGILIO (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Signora Presidente, non era mia intenzione intervenire, però devo farlo. C'è una questione istituzionale, e credo che il senatore Pera ed altri abbiano abbondantemente espresso un parere; c'è poi una questione politica; e alla fine c'è una questione personale, la quale non compete a me e credo neanche a quest'Aula.
Come dicevo, c'è però una questione politica. Il senatore Zanda ha messo in evidenza che l'11 aprile il Presidente del Gruppo ha posto tale questione. Ma, scusate, chi siamo noi per poter decidere la vita e la morte politica di una persona in quest'Aula? Chi siamo noi per dire che ci sono degli indesiderati - sono parole usate l'11 aprile - alla Vicepresidenza? (Commenti dal Gruppo PD. Richiami del Presidente). Perché non vi siete indignati quando sugli scranni di questo e dell'altro ramo del Parlamento c'erano terroristi che si servivano dello status parlamentare per non espiare le loro colpe? Perché non vi siete indignati quando c'era altra gente, ad esempio faccendieri, e non vado oltre per rispettare la dignità dell'Aula? Allora il problema è diverso, ed è tutto politico. Le chiedo scusa, vice presidente Mauro, perché io per primo sono stato un vigliacco a non intervenire quel giorno, perché non si può inveire contro una persona mettendo davanti la questione etica.
Ci sono motivazioni politiche che vanno ricercate all'interno di un Gruppo politico. Io ho fatto politica anche negli anni Settanta e c'è stato qualche maestro qui presente che apparteneva alla mia fazione politica il cui insegnamento non era come quello della sinistra di allora, che voleva l'impeachment dei vari Presidenti della Repubblica, adducendo sempre motivazioni sul piano personale, mai una motivazione politica.
Bisogna impostarla, la questione etica, e lo deve fare il Gruppo della Lega. È il Gruppo della Lega che deve decidere se la vice presidente Mauro può o non può rimanere su quello scranno. Dopo di che, la vice presidente Mauro deciderà, ma io non vedo il perché non lo dobbiamo affrontare.
Capisco anche il senatore Procacci quando dice che affrontare una simile questione politica in presenza della senatrice Mauro è imbarazzante e poco opportuno. Lo capisco; anzi, io pregherei la vice presidente Mauro di non intervenire, nemmeno a sua difesa (come sarebbe giusto che fosse) dopo, perché non è questa la sede adatta, e forse non è la seduta adatta.
L'unico problema è che, cari colleghi della Lega, voi dovete essere chiari nei rapporti, perché noi non vogliamo interferire nei vostri rapporti interni. C'è una crisi politica del vostro partito; si darà spazio a quello che succederà, a prescindere dalle questioni giudiziarie o meno, che a noi non interessano, perché dobbiamo fare politica. (Commenti dal Gruppo LNP). Non sto offendendo nessuno. Sono meridionale e sono uno di quelli che non hanno mai condiviso la vostra politica; ve l'ho detto anche in Aula ultimamente. Posso soltanto dire, a voi come a qualcuno che ogni tanto si erge a paladino della giustizia o dell'etica di questo Parlamento, di stare bene attenti, perché dalle nostre parti si dice che chi semina spine non può camminare scalzo. (Applausi dal Gruppo Per il Terzo Polo:ApI-FLI).
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, ho ascoltato molto attentamente e preso atto delle considerazioni, in parte politiche e in parte istituzionali, che sono state svolte sul mio ruolo di Vice Presidente del Senato della Repubblica. Da questo banco, dal banco della Presidenza, intendo dare una risposta unicamente istituzionale.
Personalmente non avrei mai voluto trovarmi in questa situazione, né mai avrei voluto che vi si trovasse l'Assemblea del Senato, che il 6 maggio 2008 mi ha eletto Vice Presidente con 161 voti. Memore di questo risultato, per senso di responsabilità ho rimesso nelle mani del presidente Schifani le funzioni di vicario, consapevole di avere ricevuto tale incarico, come da lui stesso sottolineato al momento del conferimento, alla luce di tale votazione sulla base di una prassi consolidata.
Alla mia uscita dal movimento della Lega Nord, non per mia scelta, è seguita il 17 aprile scorso la ratifica da parte del Gruppo del Senato, e non senza qualche sofferenza. Per tale ragione, oggi sono componente del Gruppo Misto. Mi trovo pertanto nella stessa condizione di altri componenti del Consiglio di Presidenza che in questa come in altre legislature hanno cambiato Gruppo. Solo per citare qualche esempio recente, tutti voi ricorderete che nella scorsa legislatura due Vice Presidenti sono passati al Gruppo Misto provenendo da altri Gruppi, senza che ciò abbia comportato proteste o richieste di dimissioni.
Il Regolamento sotto questo profilo è molto chiaro: prevede infatti espressamente la decadenza dall'incarico di un componente del Consiglio di Presidenza nel solo caso disciplinato dall'articolo 5, comma 2-quater, quando cioè un senatore Segretario sia stato eletto al fine di garantire la rappresentanza in Consiglio di Presidenza di un Gruppo che ne è privo. Non è questo il caso, onorevoli colleghi.
Ho fatto riferimento al Regolamento del Senato e al Regolamento intendo attenermi, come ho sempre fatto e come continuerò a fare nello svolgimento delle mie funzioni. (Applausi dal Gruppo PdL e dei senatori Baldassarri, Chiaromonte, Perduca, Pinzger, Poretti e Sbarbati).
Costituzione in giudizio del Senato della Repubblica dinanzi alla Corte costituzionale per resistere in un conflitto di attribuzione sollevato dal Tribunale ordinario di Roma, in relazione ad un procedimento penale riguardante il signor Francesco Storace, senatore all'epoca dei fatti(ore 13,12)
Discussione e reiezione delle conclusioni della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, con ricorso del 15 giugno 2011, il Tribunale ordinario di Roma, sezione V penale, ha sollevato conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato nei confronti del Senato della Repubblica in relazione alla deliberazione con la quale l'Assemblea, nella seduta antimeridiana del 19 febbraio 2009, ha dichiarato che i fatti per i quali è in corso il procedimento penale pendente nei confronti del signor Francesco Storace, senatore all'epoca dei fatti, debbono ritenersi insindacabili, ai sensi dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione.
Il ricorso è stato dichiarato ammissibile dalla Corte costituzionale con ordinanza del 5 marzo 2012, n. 57, depositata in cancelleria il successivo 9 marzo e notificata al Senato il 16 marzo scorso.
Nella seduta del 18 aprile 2012, la Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari ha concluso in senso contrario alla costituzione in giudizio dinanzi alla Corte costituzionale per resistere nel conflitto.
Sulle conclusioni della Giunta può prendere la parola un oratore per Gruppo per non più di dieci minuti.
LI GOTTI (IdV). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LI GOTTI (IdV). Signora Presidente, è un problema che si ripete ormai da diverse volte e io ogni volta ripeto le stesse argomentazioni. Dal 1992, epoca in cui fu modificato l'articolo 68 della Costituzione in ordine al regime dell'insindacabilità e delle autorizzazioni a misure giudiziarie nei confronti dei parlamentari, vi è stata un'interpretazione particolarmente elastica da parte di entrambi i rami del Parlamento, tant'è vero che si ritiene che su ciò ormai si sia venuto a formare diritto parlamentare. In base a questo diritto parlamentare, dal 1992 ad oggi, in venti anni, sono stati promossi oltre 1.200 ricorsi dinanzi alla Corte costituzionale. Le due Camere hanno perso la causa oltre 1.100 volte: noi perdiamo sempre.
Ogni qualvolta noi ci costituiamo in giudizio spendiamo dei soldi. A conteggi fatti, si tratta di oltre 20 milioni di euro spesi per sostenere una causa persa. O cambiamo l'articolo 68, cercando di trovarci quegli spazi che non vengono riconosciuti dalla Corte costituzionale, o noi continueremo a sperperare i soldi dei cittadini.
Il nostro voto sarà contrario alla costituzione in giudizio del Senato davanti alla Corte costituzionale.(Applausi dal Gruppo IdV).
SANNA (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SANNA (PD). Signora Presidente, il voto per non costituire il Senato nel giudizio davanti alla Corte costituzionale deve essere favorevole alle conclusioni della Giunta. Chi vuole non far costituire il Senato deve votare sì alle conclusioni della Giunta.
Onorevoli colleghi, la Giunta ha anche detto - e questo lo abbiamo deciso all'unanimità - che in casi disperati come questo sarebbe opportuno applicare le disposizioni delle Norme sulla costituzione e sul funzionamento della Corte costituzionale che rendono possibile all'organo parlamentare la cosiddetta costituzione diretta, cioè senza spese per incaricare avvocati del libero foro nel giudizio davanti alla Corte costituzionale.
Presidente Mauro, è una richiesta che, indipendentemente dall'esito del voto (certo, se non ci costituiamo in giudizio non si pone il problema), io le chiedo di rappresentare con forza al Presidente del Senato. Anche altre volte - in verità, tutte le altre volte che lo abbiamo fatto - sono stati opposti argomenti di tradizione.
Io credo che in questo tempo, in cui il Paese e il Senato cercano di risparmiare su tutto, di ridurre i costi delle istituzioni, questa non utile costituzione in giudizio dinanzi alla Corte debba essere a costo zero per il Senato e quindi per i cittadini. (Applausi della senatrice Garavaglia Mariapia).
Mi soffermo su un'unica argomentazione di tipo politico: l'ex senatore Storace è spesso presente nell'opinione pubblica, sui blog, in televisione, come esponente molto distante dai privilegi delle istituzioni. Io credo, nella distinzione tra una garanzia costituzionale e un privilegio, che è l'alterazione, l'aberrazione, della garanzia costituzionale, che dobbiamo accontentarlo, non riconoscendogli questo privilegio dinanzi alla Corte costituzionale. (Applausi dal Gruppo PD).
BALBONI (PdL). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BALBONI (PdL). Signora Presidente, colgo l'occasione per esprimere la mia solidarietà personale in relazione al dibattito che si è appena concluso.
Nel merito del punto ora in esame, preannuncio, a nome del Gruppo del Popolo della Libertà, il voto a favore della costituzione in giudizio, a difesa non del senatore Storace (mi rivolgo al senatore Sanna), ma di una decisione assunta in questa stessa Aula. Ricordo che l'Assemblea del Senato ha votato per la insindacabilità delle opinioni espresse dal senatore Storace, ritenendo che esse rappresentassero l'esercizio di una prerogativa sancita dall'articolo 68 della Costituzione. Del resto, basta leggere il capo di imputazione nei confronti del senatore Storace per capire di cosa sia concretamente accusato. Egli è accusato di una polemica politica: se un parlamentare non avesse più nemmeno la possibilità di esprimere apertamente critiche politiche, seppure nei confronti del vertice dello Stato, del Presidente Repubblica, credo che avremmo veramente abdicato ad uno dei ruoli fondamentali che ci sono riconosciuti dalla Costituzione.
Noi oggi non dobbiamo decidere se difendere l'insindacabilità delle opinioni espresse dal senatore Storace, perché lo abbiamo già fatto, abbiamo già votato su questo punto. Oggi dobbiamo esprimerci su un'altra questione, se cioè difendere la nostra decisione davanti alla Corte costituzionale, cui si è rivolto il magistrato non condividendo il voto del Senato.
Credo che, per coerenza, come abbiamo sempre fatto, dobbiamo decidere di costituirci dinanzi alla Corte costituzionale per difendere la decisione che - ripeto -abbiamo assunto a suo tempo.
È diversa la questione delle spese di costituzione in giudizio. Il Popolo della Libertà si è più volte dichiarato d'accordo sulla necessità di evitare spese inutili, specialmente in questo frangente. Quindi, noi siamo d'accordo nel rivolgere alla Presidenza del Senato un ulteriore, accorato, appello affinché si valutino gli strumenti necessari per una costituzione diretta in giudizio attraverso i nostri Uffici in modo da evitare spese inutili. Ripeto che al riguardo siamo d'accordo, ma siamo altrettanto d'accordo sul fatto che con questa avvertenza dobbiamo difendere la nostra decisione dinanzi alla Corte costituzionale.
Per tale ragione, voteremo no alla proposta della Giunta. Ricordo a tutti i colleghi che per costituirsi in giudizio dobbiamo votare no a tale proposta. Sottolineo - il presidente Follini non lo ha spiegato fino in fondo - che la Giunta ha votato in parità (tanti a favore e tanti contro), ma per il nostro Regolamento ciò significa che accogliendo la sua proposta non ci costituiremmo in giudizio. Pertanto, bisogna esprimere un voto contrario per la costituzione in giudizio. (Applausi dal Gruppo PdL. Congratulazioni).
IZZO (PdL). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
IZZO (PdL). Signora Presidente, per la verità avevo chiesto di intervenire, ma il collega Balboni è stato esaustivo. (Applausi).
Sono stato capace di suscitare un applauso di tutta l'Assemblea, e di questo mi compiaccio! Concludo realmente, perché altrimenti dopo gli applausi verrebbero i fischi.
Ritengo che dobbiamo assolutamente costituirci in giudizio. Tra l'altro, a proposito della querelle che sempre si pone all'interno della Giunta della quale faccio parte e all'interno dell'Aula sulla costituzione e sulla possibilità di far costituire il Senato con dei propri difensori, faccio presente che ciò non è possibile perché all'interno dell'istituzione non abbiamo un ruolo specifico. Credo che ciò sarà oggetto di esame del Consiglio di Presidenza e, nel momento in cui sarà risolto il problema, avremo risolto anche la querelle.
A parte ciò, mi rifaccio completamente alle dichiarazioni del collega Balboni. (Applausi dal Gruppo PdL).
INCOSTANTE (PD). Non doveva parlare!
PRESIDENTE. Glielo abbiamo concesso, senatrice Incostante.
Passiamo alla votazione delle conclusioni della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari.
INCOSTANTE (PD). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dalla senatrice Incostante, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, delle conclusioni adottate dalla Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari, che si è espressa in senso contrario alla costituzione in giudizio del Senato della Repubblica dinanzi alla Corte costituzionale per resistere nel conflitto di attribuzione sollevato dal tribunale di Roma.
Se tale proposta risulterà respinta, la Presidenza sarà autorizzata a conferire mandato per la costituzione e la rappresentanza in giudizio del Senato ad uno o più avvocati del libero Foro, in quanto non sono disponibili risorse interne, e pertanto la richiesta avanzata è inammissibile.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Sulla necessità di consolidare il processo di riconciliazione fra Armenia e Turchia
AMATO (PdL). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
AMATO (PdL). Signora Presidente, ho chiesto di intervenire a fine lavori perché stamane all'inizio dei lavori (io ero bloccato in Commissione difesa per alcune questioni) e al di fuori dell'ordine del giorno alcuni colleghi hanno voluto riproporre, peraltro in modo sereno e con le migliori intenzioni, la questione dei massacri armeni avvenuti sotto l'Impero Ottomano durante la Prima guerra mondiale, che gli armeni si ostinano a definire genocidio (un termine, questo, che i turchi, pur ammettendo gli eccidi, rifiutano decisamente e, a mio avviso, con ragione, visto che la definizione giuridica di genocidio, codificata soltanto nel 1943, prevede una precisa serie di connotati, che nel caso dei delitti contro gli armeni non ci furono, dato che da parte turca non ci fu nessun piano e nessuna volontà di eliminazione razziale o pulizia etnica).
Signora Presidente, penso che interventi nei Parlamenti o dei Parlamenti su tale questione possano essere utili per attirare l'attenzione, ma penso anche che la politica non dovrebbe mai sostituirsi agli storici o ai Governi direttamente interessati alla vicenda.
La Turchia ha proposto all'Armenia la costituzione di una commissione di storici dei due Paesi sotto l'egida dell'ONU per lavorare insieme alla ricerca della verità, ma mentre Ankara ha aperto i suoi archivi, Jerevan ancora non lo ha fatto.
Allora cerchiamo di far sentire a tutti, anche alla Repubblica di Armenia, la necessità di un comune lavoro in un clima di reciproca comprensione per la riconciliazione.
Ricordiamo che non ha senso politicizzare la storia e che l'uso di categorie morali è spesso fuorviante. L'Armenia - ad esempio - parla di Grande Male a proposito dei massacri avvenuti tra il 1915 e il 1917. Ma come definirebbe oggi i massacri compiuti dalle sue truppe nel Nagorno Karabakh, una regione dell'Azerbaijan, dove nella cittadina di Khogali, durante la notte tra il 25 e il 26 febbraio 1992, sono stati crudelmente trucidati 613 civili, tra cui 106 donne e 83 bambini? Come definirebbe tale massacro? Come un Piccolo Male?
Non è questo il modo con cui ci si può avvicinare alla verità, alla riconciliazione, alla pace. Allora, cerchiamo di non politicizzare la storia. Lasciamo lavorare seriamente e approfonditamente gli storici e cerchiamo - questa è la raccomandazione che mi sento di fare, signora Presidente - di non prestarci a strumentalizzazioni interessate. Molto spesso, infatti, chi si oppone all'ingresso della Turchia nell'Unione europea va alla ricerca di temi utili ad una rappresentazione negativa di quel grande Paese, anche a costo di attingere a fatti lontanissimi o a questioni storiche peraltro controverse. Non cadiamo in queste trappole, specie noi che da sempre, e coerentemente, sosteniamo l'ingresso della Turchia in Unione europea. (Applausi del senatore Lauro).
PERDUCA (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PERDUCA (PD). Signora Presidente, anch'io vorrei ritornare sulla questione sollevata adesso dal senatore Amato, ma ancor prima dalla senatrice Soliani, stamani, all'apertura dei nostri lavori.
Non potevo naturalmente non unirmi alla fase conclusiva dell'intervento della senatrice Soliani, perché credo abbia ben articolato quale sia il problema di fronte a noi.
Occorre sicuramente un processo di riconciliazione. Nel mondo i processi di riconciliazione che hanno dato frutto sono quelli basati sulla verità e sull'emersione dei fatti storici. Come ricordava adesso il senatore Amato, esistono proposte sul campo da parte di storici volte ad affrontare in maniera laica, e quindi sgombra da ogni retaggio culturale e anche astio politico, i fatti in agenda, per poter arrivare poi a una ricostruzione dei fatti.
Come ho già detto, è più importante però guardare avanti. Turchia e Armenia hanno finalmente ratificato un Trattato bilaterale che affronta, in uno dei suoi capitoli, detta questione. Non so quanti in Turchia e in Armenia, in effetti, non riescano a vivere la propria giornata se non pensano a questo avvenimento di oltre cento anni fa. Quel che è certo è che noi stiamo tenendo fuori dall'Unione europea la Turchia (non necessariamente per questo motivo, anche se purtroppo Paesi come la Francia hanno reso un delitto la negazione del genocidio cosiddetto armeno). So che stiamo tenendo comunque fuori la Turchia per altri motivi, che sono una commistione di interessi economici, sempre colorati da problematiche che vogliono strumentalizzare la maggioranza di gruppi religiosi colà piuttosto che qua, che parrebbero non poter convivere. So che però, allo stesso tempo, non soltanto teniamo fuori l'Armenia dall'Unione europea, ma nessuno degli amici dell'Armenia si pone mai il problema.
Credo vi siano trecentosessanta gradi di argomenti ricchissimi da affrontare tutti insieme e non uno ad uno. Abbiamo sentito dalla senatrice Allegrini che l'OSCE manderà una delegazione per monitorare le elezioni che il 6 maggio prossimo si terranno in Armenia. Spero che vengano fuori i problemi che purtroppo ancora oggi colà, come del resto anche qui da noi (per l'appunto si vota lo stesso giorno), esistono nella pratica quotidiana della democrazia. E sono certo che l'anno prossimo, se invece di arrivare al giorno della celebrazione degli eventi si riuscirà ad arrivare, a un mese, magari, dalla celebrazione della solita data, non con delle dichiarazioni o dei grandi propositi, tutti fortunatamente condivisibili, anche nei toni, oltre che nel merito, ma con un lavoro culturale e politico di preparazione, sicuramente parleremo d'altro.
Sulla condizione delle carceri
PORETTI (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PORETTI (PD). Signora Presidente, siamo alla vigilia del 25 aprile e tengo a ricordare che domani c'è l'opportunità di farne un'occasione di ritrovo partecipando alla Marcia per l'amnistia, la giustizia, la libertà che avrà inizio alle ore 10 con partenza dal carcere di Regina Coeli.
Fino a poco fa in quest'Aula si è parlato di leggi, di Costituzione, di funzionalità delle istituzioni. Lo Stato italiano non dà certo un buon esempio di come si rispettano le leggi, e lo si evince dalle continue condanne a livello europeo proprio per il mancato rispetto delle normative: uno Stato, il nostro, trattato quasi come un delinquente abituale. La situazione delle carceri italiane è soltanto un epifenomeno della ancor più drammatica situazione della giustizia italiana.
Questo è il motivo per cui è stata organizzata la manifestazione di domani, e non solo dal Partito radicale, giacché i promotori sono ormai più di 500 tra associazioni del mondo penitenziario, sindacati degli agenti penitenziari, direttori delle carceri, operatori del settore, docenti universitari, avvocatura, consiglieri comunali, presidenti di Provincia, sindaci e istituzioni locali che parteciperanno con i gonfaloni.
Una vera e propria base sociale sta organizzando l'appuntamento di domani, di fronte al quale il silenzio totale dei media italiani è a dir poco assordante.
Ho colto l'occasione di parlarne a fine seduta anche per ringraziare gli oltre 100 parlamentari che hanno già aderito all'iniziativa. In molti mi hanno chiesto notizie pratiche sull'itinerario. Desidero ricordare che domani mattina la partenza è prevista alle ore 10 dal carcere romano di Regina Coeli. La manifestazione, che passerà per corso Rinascimento e piazza Montecitorio, terminerà a piazza San Silvestro, dove alle ore 12,30 sono previsti alcuni interventi dal palco. Rivolgo a tutti un invito a partecipare.
Per la liberazione dei due militari italiani detenuti in India
GRAMAZIO (PdL). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GRAMAZIO (PdL). Signora Presidente, intervengo per richiamare l'attenzione, non sua ma del Governo, sulla situazione dei nostri marò, come faccio quasi quotidianamente in ogni seduta.
Mi sono permesso di inviare a tutti i colleghi una lettera, che sarà depositata oggi nella casella dei singoli senatori, nella quale chiedo di costituire una delegazione bipartisan che dopo l'8 maggio - data in cui la Corte suprema indiana deciderà se imporre o meno allo Stato indiano la liberazione dei nostri marò - si rechi in India a stringere loro la mano, perché il loro arresto è ingiusto e al di fuori di ogni norma internazionale. Parecchi senatori con cui ho parlato in queste ore mi hanno dato piena disponibilità. Credo sia necessaria una presenza di carattere politico. Ho comunicato questa mia iniziativa al Sottosegretario agli affari esteri, al quale ho chiesto - se questa delegazione si formerà (premettendo che ogni parlamentare vi parteciperà a proprie spese) - di venire a stringere la mano ai nostri marò.
Desidero altresì ricordare che lo scorso sabato il maresciallo Latorre ha salvato un giornalista indiano che poteva essere investito da un mezzo all'interno della caserma. (Applausi del senatore Lauro). La stampa indiana riporta questo salvataggio in prima pagina su tutti i giornali. Quindi, chiedo al Governo di intervenire e di far conoscere ai nostri militari l'orgoglio nostro per questo atto di coraggio del maresciallo dei marò Latorre. (Applausi dal Gruppo PdL).
Per lo svolgimento di un'interrogazione
SPADONI URBANI (PdL). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SPADONI URBANI (PdL). Signora Presidente, intanto premetto che aderirò senz'altro all'iniziativa del collega Gramazio.
Intervengo per sollecitare la risposta all'interrogazione 3-02754, a mia prima firma, tesa a far sì che il Governo intervenga, con provvedimenti di autotutela nei confronti dei cittadini, per impedire la doppia imposizione dell'IVA al 10 per cento, impropriamente introitata da alcuni Comuni per il pagamento della TIA.
La sentenza della Corte di Cassazione del 9 marzo 2012 ha assimilato la TIA alla TARSU: la TIA, come tassa, non può avere una doppia imposizione di IVA. Tuttavia, alcuni Comuni ancora oggi fanno pagare in bolletta l'IVA due volte e, poiché ci sono tanti ricorsi, e questi ricorsi costano, e siamo in un periodo in cui bisogna risparmiare, sollecito il Governo affinché trovi il modo di intervenire con provvedimenti di autotutela o di impegnarsi nei confronti dei Comuni perché questo non avvenga, onde evitare ricorsi e spese inutili. (Applausi dal Gruppo PdL).
PRESIDENTE. Senatrice Spadoni Urbani, il rappresentante del Governo è presente e ha ascoltato la sua richiesta.
Mozioni, interpellanze e interrogazioni, annunzio
PRESIDENTE. Le mozioni, interpellanze e interrogazioni pervenute alla Presidenza saranno pubblicate nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Ordine del giorno
per la seduta di giovedì 26 aprile 2012
PRESIDENTE. Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica giovedì 26 aprile, alle ore 12, con il seguente ordine del giorno:
La seduta è tolta (ore 13,39).