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Legislatura 16 - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 715 del 24/04/2012


Interrogazioni con richiesta di risposta scritta

BUTTI - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che:

il trasporto pubblico lacuale rappresenta per il lago di Como un servizio pubblico essenziale utilizzato giornalmente da migliaia di residenti ma ancor più dai turisti;

i dati più recenti provenienti dalla Gestione governativa della navigazione del lago di Como, dimostrano che, su 2.800.000 passeggeri trasportati all'anno, solo 800.000 sono i locali che usano i battelli come servizio di trasporto pubblico, mentre ben 2.000.000 sono i turisti che lo utilizzano per diporto;

anche in occasione delle ultime festività pasquali si è registrato un afflusso di passeggeri notevole, (si parla di 37.000 biglietti), con un risultato superiore a quello del 2010, ma inferiore a quello dello scorso anno, ciò anche a causa delle cattive condizioni meteo che hanno caratterizzato quest'anno la Pasqua;

i recenti tagli ministeriali imposti al settore stanno ponendo in serio rischio il buon andamento del servizio; nel complesso, il Governo ha ridotto della metà le risorse per la navigazione dei tre laghi (Como, Garda e Maggiore);

nel 2008, i finanziamenti ammontavano a 26 milioni di euro, contro i 13 di oggi. A tutto ciò, bisogna sommare 5 milioni di mancato rimborso Iva;

a partire dal 1° aprile 2012 è entrato in vigore l'orario primaverile, che finora sta mantenendo, con grande sforzo organizzativo, gli standard di servizio dello scorso anno;

dal 1° giugno però entrerà in vigore l'orario estivo, e si tratta indubbiamente del periodo di maggior affluenza turistica; la Gestione governativa Laghi sta attendendo più compiute indicazioni ministeriali per formalizzare tale orario in base alle risorse effettivamente disponibili;

per sopperire ai tagli imposti al settore, sembra purtroppo molto probabile l'aumento delle tariffe, con grave danno per le migliaia di residenti che si sono riuniti ed organizzati in un comitato presente anche sul social network Facebook;

l'interrogante ha già rappresentato tali problematiche nelle opportune sedi legislative, attraverso la presentazione di proposte emendative che non sono state accolte dal Governo,

si chiede di sapere:

quali interventi il Ministro in indirizzo intenda promuovere per ripristinare i fondi destinati alla Navigazione Lago di Como che fornisce un vero e proprio servizio di trasporto pubblico nonché turistico di importanza fondamentale, anche utilizzando, come già messo in atto in precedenza, gli avanzi di esercizio nella disponibilità del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti;

quale sia la valutazione del Ministro in indirizzo in ordine alla proposta di regionalizzare la competenza in materia di trasporti lacuali, emersa in sede di indagine conoscitiva presso la 8ª Commissione permanente (Lavori pubblici, comunicazioni) del Senato.

(4-07338)

FIRRARELLO - Ai Ministri dello sviluppo economico, delle infrastrutture e dei trasporti e per la pubblica amministrazione e la semplificazione - Premesso che:

negli ultimi anni in Italia, come rilevato dall'Autorità garante della concorrenza e del mercato, le polizze assicurative hanno subito un incremento vertiginoso dei premi per la responsabilità civile dei veicoli a motore, giungendo a tariffe in media sei volte superiori a quelle della Germania, cinque volte a quelle della Francia e, nel complesso, più del doppio rispetto ai Paesi dell'area euro;

in alcune aree del Paese - soprattutto al Sud e in particolare in Sicilia - il prezzo delle polizze in taluni casi ha raggiunto livelli talmente spropositati e proibitivi da aver indotto l'Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni private e di interesse collettivo (Isvap) a sanzionare le compagnie interessate per elusione dell'obbligo a contrarre;

nonostante le sanzioni applicate, le imprese assicuratrici nei territori suddetti continuano ad attuare una politica tariffaria fortemente sperequativa rispetto al resto del Paese, aggravata da una progressiva chiusura delle agenzie, rendendo sempre più difficile, per i cittadini, ottemperare all'obbligo assicurativo mediante regolare stipulazione di una polizza;

secondo i dati, diverse agenzie hanno deciso di chiudere o accorpare le proprie sedi soprattutto nelle province di Catania e Caltanissetta, causando enormi danni economici agli agenti e agli assicurati;

verificato che:

gli incrementi dei premi assicurativi causano gravissime ripercussioni sul piano economico, concorrendo all'aumento dei prezzi dei beni di consumo e a quello del bilancio delle famiglie, costrette a subire rilevanti rincari sul costo della mobilità;

nell'ultimo biennio gli incrementi medi nazionali sono stati pari al 26,9 per cento, per un quarantenne in classe di massimo bonus, e pari al 45,4 per cento, per un diciottenne neopatentato alla guida di un motociclo;

la difficoltà a sottoscrivere una regolare copertura assicurativa, obbligatoria per legge, sta contribuendo ad alimentare preoccupanti fenomeni di illegalità (veicoli non assicurati, compagnie non autorizzate, falsi tagliandi assicurativi) che alterano gli equilibri già precari del mercato della RC Auto;

il settore è già stato sanzionato nel 2000 con una multa di 700 miliardi di lire nei confronti di diverse compagnie assicurative, colpevoli di aver realizzato un tacito cartello, e, malgrado ciò, continuano a persistere intrecci di interessi comuni tra imprese che dovrebbero farsi concorrenza, com'è dimostrato dalle composizioni dei rispettivi consigli di amministrazione e dalle varie fusioni in atto nel settore assicurativo- bancario;

le compagnie - come denunciato ampiamente dall'Autorità garante della concorrenza e del mercato - anziché impegnarsi seriamente a perseguire le frodi, come accade nel resto d'Europa, provvedono quasi esclusivamente, di anno in anno, a ridimensionare le strutture preposte alla liquidazione dei danni (nell'ultimo quinquennio, la presenza di tali centri sul territorio è diminuita del 30 per cento; il rapporto tra reclami e sinistri è peggiorato del 77 per cento e l'importo delle sanzioni alle compagnie è cresciuto del 40 per cento);

sono in generale diminuzione - nell'ultimo biennio - sia il numero dei sinistri denunciati dagli assicurati, dell'8,4 per cento, che i casi di frode indicati dalle compagnie, del 9,1 per cento; in quest'ultimo caso, è più corretto parlare di stime, poiché non sono reati denunciati dalle imprese assicuratrici ed accertati dalla magistratura;

le compagnie assicuratrici maggiormente rappresentative stanno adottando comportamenti anomali in Sicilia, con la soppressione di diverse agenzie generali, iniziative non riscontrabili in altre province del Paese, soprattutto nel Nord; nel Sud si verifica anche il depotenziamento degli uffici di liquidazione dei danni;

constatato che:

le potentissime lobby assicurative hanno ottenuto, purtroppo, con il decreto-legge n. 1 del 2012, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 27 del 2012, cosiddetto decreto sulle liberalizzazioni, il risultato di aver mantenuto, di fatto, lo status quo, senza che si possa verificare la concreta attivazione di una vera e propria concorrenza tariffaria di cui dovrebbero beneficiare tutti i cittadini;

l'Isvap - nonostante gli articoli diffamatori pubblicati da diverse testate - ha svolto e continua a svolgere un ruolo importante e fondamentale di vigilanza sul settore assicurativo, portando a conoscenza del Parlamento i dati chiave del settore stesso e garantendo, nel contempo, che le scelte aziendali delle compagnie non arrechino nocumento agli assicurati/danneggiati,

l'interrogante chiede di sapere:

se a quanto risulta ai Ministri in indirizzo corrispondano al vero le indiscrezioni trapelate, anche a mezzo stampa, circa la volontà di sopprimere l'Isvap - le cui competenze verrebbero trasferite alla Banca d'Italia e alla Consob - se l'eventuale soppressione sia caldeggiata dal comparto assicurativo-bancario;

quali misure i Ministri in indirizzo intendano attuare per impegnare le compagnie assicurative all'assunzione di comportamenti equi e responsabili, non solo in materia di politiche tariffarie ma anche in riferimento ad una seria lotta ai fenomeni fraudolenti, perché le conseguenze delle truffe non ricadano sugli assicurati onesti - che costituiscono la stragrande maggioranza dei cittadini - e quali sollecitazioni concrete intendano esercitare sulle compagnie assicurative per indurle a ripristinare le agenzie generali soppresse affinché, quindi, nel Mezzogiorno d'Italia e in particolare in Sicilia, gli assicurati non siano discriminati pesantemente in base alla provincia di residenza.

(4-07339)

PEDICA, BELISARIO - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:

in data 8 aprile 2012 "Il Fatto quotidiano" pubblicava un articolo intitolato "Eni-Enel, Bollette più care e per i capi aumenta lo stipendio. Per Scaroni e Conti un balzo del 30 e 40 per cento in un anno", relativo agli elevatissimi stipendi di Paolo Scaroni e Fulvio Conti, i manager di Eni ed Enel;

in particolare si legge che " (...) nel 2011 i due super manager che guidano Eni ed Enel hanno visto aumentare alla grande i loro già elevatissimi stipendi. Paolo Scaroni, il gran capo del cane a sei zampe, l'anno scorso ha ricevuto compensi per un totale di oltre 5,8 milioni, il 30 per cento in più del 2010. Il suo collega Fulvio Conti, amministratore delegato dell'azienda elettrica, si è invece accontentato (si fa per dire) di 4,37 milioni, con un balzo del 40 per cento circa rispetto a quanto, dedotte alcune voci di competenza dell'anno precedente, gli era stato accordato nel 2010";

dall'articolo emerge come in realtà si tratta di aumenti che contrastano con i risultati aziendali ottenuti dai due manager. L'Eni, infatti, nel 2011 ha chiuso un bilancio con utili in aumento, ma la crescita dei profitti si è fermata al 9 per cento, quindi di gran lunga inferiore all'incremento in busta paga del numero uno Scaroni;

ancora peggio la situazione relativa a Enel. Il gruppo guidato da Conti si è messo alle spalle un esercizio non esattamente brillante, con profitti in calo del 5 per cento. Utili in calo quindi, al contrario dei compensi dell'amministratore delegato Conti, saliti del 40 per cento, e di quelli del gruppo di dirigenti di vertice, anche questi in netto aumento;

secondo gli esperti dell'ECGS (European corporate governance service), malgrado il periodo di crisi, i top manager riescono a mettere insieme compensi tanto elevati grazie anche alla mancanza di controllo degli azionisti sui criteri con cui vengono calcolate le retribuzioni,

si chiede di sapere:

quale sia la valutazione del Ministro in indirizzo in relazione ai fatti esposti;

se e quali iniziative il Ministro in indirizzo, nell'ambito delle proprie competenze, intenda adottare in relazione a quanto esposto in premessa.

(4-07340)

PALMIZIO, CARRARA, PISCITELLI, VILLARI - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca - Premesso che:

la città di Bologna, culla di musicisti di ogni genere, riconosciuta dall'UNESCO nel 2006 come Capitale della Musica, è l'unico capoluogo di Regione, insieme a Perugia e Cagliari, che, per una serie di problemi non ancora chiariti tra il Ministero, la Regione, la Provincia, il Comune, non è dotata di un liceo musicale;

un folto gruppo di genitori sotto la sigla "Genitori in Musica" ha iniziato una campagna di sensibilizzazione verso la società civile, gli uomini di cultura, i musicisti chiedendo loro un segnale di sostegno alla mobilitazione per l'attivazione dell'indirizzo musicale al Liceo "Laura Bassi" di Bologna;

la mancata autorizzazione per l'anno 2012/2013, da parte del Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, all'attivazione del Liceo musicale "Laura Bassi" di Bologna è stata giustificata con la mancanza di tre docenti in più che servirebbero in organico e che comporterebbero un costo ulteriore di 90.000 euro all'anno;

da notizie di stampa si evince che altri licei musicali sono stati istituiti con organici peggiori di quelli di Bologna, per esempio quello di Mantova, ed hanno iniziato la loro attività con docenti forniti dal Ministero,

l'interrogante chiede di conoscere:

quali siano stati i criteri utilizzati dal Ministro in indirizzo per rilasciare autorizzazioni all'istituzione di licei musicali;

quali siano state le ragioni che hanno indotto a non concedere l'avvio del suddetto indirizzo all'istituto "Laura Bassi" di Bologna e quali quelle che viceversa hanno permesso di dare l'avvio ad Istituti con organici ridotti come quello di Mantova;

se non ritenga necessario intervenire, nei tempi e nei modi opportuni, per favorire l'istituzione del Liceo musicale nella città di Bologna;

se non ritenga penalizzante che i ragazzi di Bologna, città eccellente dal punto di vista musicale a livello non solo italiano, ma anche europeo, che ha dato i natali a tantissimi musicisti di ogni genere, non ultimo Lucio Dalla, non abbiano un Liceo musicale.

(4-07341)

PEDICA - Al Presidente del Consiglio dei ministri - Premesso che:

nel 1984 il Comune di Roma diede il via al processo di espropriazione per pubblica utilità di 27 ettari, in zona Dragoncello nella frazione di Acilia, di proprietà del gruppo Montedison. L'obiettivo era quello di realizzare, per il tramite di cooperative edilizie private senza fini di lucro, immobili economici e popolari in base alla legge n. 167 del 1962 in materia di edilizia economica e popolare;

allora come oggi la casa era un'emergenza e così, nel giro di pochi mesi, la Giunta municipale approvò l'esproprio con la conseguente occupazione d'urgenza di quelle aree, consentendo la costruzione e l'assegnazione degli alloggi. Una prova di straordinaria solerzia, vanificata però da quella che i cittadini di Dragoncello definiscono oggi una "dannosa e dolosa omissione";

infatti, in base alla legge, il Campidoglio avrebbe dovuto concludere il procedimento di esproprio entro il marzo del 1990, termine protrattosi fino al 1994 per le varie proroghe intervenute. Il procedimento, però non si concluse;

considerato che:

secondo quanto riferito all'interrogante i motivi di questa inerzia non si evincono dalle carte ufficiali, ma sembrerebbe che il Comune "si sia dimenticato" di pagare la società proprietaria dei terreni che, dopo aver aspettato pazientemente, tra qualche diffida caduta nel vuoto, si è rivolta al tribunale civile, chiedendo non solo il pagamento delle somme convenute, ma anche il risarcimento dei danni subiti;

sempre secondo quanto riferito all'interrogante il Comune ha concluso la procedura espropriativa nel 2002 con una transazione giudiziaria per accessione invertita, sborsando quasi quattro volte più della cifra stimata nel 1994: ovvero oltre 12,5 miliardi di lire (6,4 milioni di euro) invece dei 3,5 miliardi di lire e addirittura otto volte di più rispetto al miliardo e mezzo che sarebbe costato l'esproprio se fosse stato concluso nel termine dei 5 anni;

considerato inoltre che:

anche tenendo conto dei nuovi costi di acquisizione, il Campidoglio ha rivisto le stime di valore delle cubature residenziali della zona facendole passare dai circa 10 euro al metro cubo della delibera n. 1195/1994 ai 30,22 euro al metro cubo della delibera n. 55/2011;

nel frattempo però, secondo quanto riferito all'interrogante, nel gennaio del 2006 alcuni cittadini delle case popolari di Dragoncello si sono visti recapitare due lettere: la prima offriva la possibilità di diventare a tutti gli effetti proprietari del terreno su cui sorgevano le abitazioni, trasformando così il diritto di superficie in diritto di proprietà; la seconda imponeva di versare al Comune una cifra dagli 8.000 ai 14.000 euro a titolo di conguaglio per gli oneri di esproprio;

quanto sopra anche sulla base di un'altra delibera del Comune di Roma del 2003, secondo la quale era possibile trasformare il diritto di superficie in diritto di proprietà per coloro che avevano realizzato attraverso cooperative di edilizia convenzionata abitazioni sulle aree espropriate secondo la legge n. 167 del 1962;

secondo quanto riferito all'interrogante, a seguito delle numerose manifestazioni di protesta dei cittadini, il Comune di Roma fu costretto a sospendere l'efficacia delle citate lettere;

nel dicembre 2009 un tentativo di risoluzione della questione, attraverso un incontro tra i vertici del Campidoglio e i cittadini di Dragoncello, non produsse alcun risultato;

a seguito della delibera n. 55/2011 oltre 206 delle circa 400 famiglie del comprensorio si sono trovate costrette a rivolgersi al Tar, al fine di chiedere l'annullamento di tale delibera che, nell'autorizzare la cessione in proprietà delle aree di edilizia economica e popolare, ricalcola decisamente al rialzo le stime relative agli oneri per l'esproprio dei terreni di Dragoncello;

il ricorso presentato, secondo quanto riferito all'interrogante, si basa principalmente sul fatto che l'onerosità della somma richiesta è dovuta in gran parte alla necessità di far fronte alla condanna del tribunale civile di Roma che, in relazione alla vicenda, ha condannato il Comune di Roma al pagamento delle aree a valore di mercato/commerciale e non più di esproprio;

per i cittadini di Dragoncello è indubbio che la delibera n. 55/2011 sia solo l'ultimo atto di una serie di gravissime omissioni e attività illegittime;

ritenuto che sia noto che a seguito dell'istituto dell'accessione invertita si siano verificati in tutto il Paese danni ingenti per l'erario e per i cittadini, e che l'istituto è stato dichiarato illegittimo dalla Corte costituzionale con la sentenza n. 293 del 2010,

si chiede di sapere:

se il Governo sia a conoscenza dei fatti esposti in premessa;

se e quali misure di competenza si intendano adottare a tutela dei soggetti coinvolti.

(4-07342)

PEDICA - Al Ministro dell'interno - Premesso che:

come noto il commissariato di Centocelle di via dei Gelsi a Roma, a seguito del riassetto disposto dal Ministero dell'interno nel 2000, è stato trasformato in commissariato "coordinato", ovvero posto alle dipendenze del commissariato Prenestino divenuto "coordinatore";

a seguito di tale riclassificazione si è proceduto a trasferire personale da Centocelle al Prenestino, compresa l'intera sezione di Polizia giudiziaria, con una netta perdita di competenze e operatività;

nel più generale quadro di razionalizzazione dei commissariati di Roma, con decreto del Capo della Polizia del 13 giugno 2003, il commissariato di Centocelle è stato quindi declassato in posto di Polizia;

in conseguenza di tale decreto al predetto comando è rimasto esclusivamente il compito di ricezione delle denunce: vi prestano servizio solo quattro agenti, con orario di apertura dalle ore 8 alle ore 20 e soltanto nei giorni feriali;

la suddetta riduzione di personale, competenze e orario di apertura avrebbe, secondo la cittadinanza, pregiudicato la sicurezza del quartiere, il quale non può più contare su un comando efficace nell'opera costante di prevenzione e repressione dei reati;

il quartiere di Centocelle risulta inoltre interessato da rilevanti problemi di criminalità diffusa;

i residenti, che hanno costituito un comitato cittadino per protestare contro la chiusura del commissariato, hanno organizzato diverse manifestazioni per chiedere la riapertura dello stesso, e si sono attivati presso il proprietario dello stabile dove era situato il commissariato, il quale si è offerto di ristrutturare completamente lo stabile, in modo da renderlo atto a ospitare la struttura commissariale;

l'interrogante si è già occupato della vicenda con l'atto di sindacato ispettivo 4-02698 del 16 febbraio 2010, ancora in attesa di risposta;

a conferma dell'attualità del problema in data 8 aprile 2012 il quotidiano "Il Corriere della Sera" anche sul proprio sito Internet pubblicava un articolo intitolato "Niente commissariato La paura di Centocelle. Chiuso da tre anni, protestano i residenti. Malavita scatenata, allarme dopo gli ultimi episodi.", relativo alla chiusura del commissariato;

l'articolo riferisce in proposito come, nonostante le interrogazioni al Ministro dell'interno e al Campidoglio e l'esponenziale aumento di furti in appartamento e rapine nei negozi, la questione sia ancora aperta: riaccesa, tra l'altro, anche a causa del ferimento, avvenuto circa un mese fa, di un cameriere intervenuto per bloccare i rapinatori di una gioielleria in viale della Primavera,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti;

se e quali provvedimenti, nell'ambito delle proprie competenze, intenda adottare al fine di garantire sicurezza ad una delle zone più popolose e con più problemi di criminalità di Roma, e in particolare se non ritenga opportuno procedere alla riapertura del commissariato di Centocelle di via dei Gelsi.

(4-07343)

PEDICA - Ai Ministri dell'interno, dell'economia e delle finanze e per la coesione territoriale - Premesso che:

i punti verdi previsti dal Comune di Roma Capitale sono aree che l'amministrazione comunale concede in gestione a soggetti privati per un periodo di tempo. Il presupposto di questo meccanismo è la convenienza reciproca che si instaura tra il Comune, che si appoggia al privato sociale per realizzare opere di riqualificazione urbana senza gravare il proprio bilancio, e il privato, che si assume i costi operativi, ma può esercitare sulla zona assegnata attività commerciali foriere di profitti come bar, servizi di ristorazione, campi sportivi, asili nido convenzionati, ludoteche, palestre e piscine;

la Procura di Roma ha avviato un'inchiesta su presunti illeciti correlati alla realizzazione da parte dei privati e all'affido di alcune aree dei parchi romani, con la complicità di alcuni funzionari pubblici: i primi avrebbero gonfiato, sfruttando le garanzie del Comune, i budget per la realizzazione dei lavori che, in alcuni casi, non sarebbero mai finiti o addirittura mai cominciati;

l'inchiesta, aperta dalla Procura di Roma sulla base di diversi esposti arrivati negli ultimi mesi, è molto complicata, tanto da essere stata delegata a magistrati di due gruppi diversi, quello dei reati contro la pubblica amministrazione e quello per la lotta alla criminalità economica;

l'intenzione degli inquirenti sarebbe quella di andare oltre la "punta dell'iceberg", come l'ha definita il giudice per le indagini preliminari Bernadette Nicotra nel provvedimento cautelare, e di cercare di indagare su tutte le aree di riqualificazione urbana date in concessione dal Campidoglio (si veda "NuovoPaesesera.it" del 28 marzo 2012);

un progetto, nato nel 1995 e modificato nel corso degli anni, prevedeva la realizzazione di 67 aree su tutto il territorio cittadino destinate ad attività ricreative o sportive. Di queste sono 17 quelle effettivamente avviate;

la vicenda riguarda un contratto di 33 anni, a canone zero, per cui il Campidoglio figura anche come fideiussore per i finanziamenti bancari necessari per le spese di costruzione. Un modo per garantire a tutti i concessionari senza alcuna distinzione un accesso agevolato al credito: basti pensare che per tutto l'affare, e per non avere quasi nulla, il Campidoglio ha firmato fideiussioni per 400 milioni di euro;

la questione sollevata negli esposti è che nella maggioranza dei casi, relativamente ai punti verdi, i lavori non solo non sono mai finiti, ma spesso non sono nemmeno iniziati, a fronte dei fondi che, invece, sono stati elargiti, spesso sulla base di documentazione di avanzamento lavori che, oggi è chiaro, non corrisponde al vero;

il 30 marzo 2012, intanto, sono cominciati gli interrogatori di garanzia delle quattro persone arrestate: gli architetti del Comune Stefano Volpe e Anna Maria Parisi e gli imprenditori Massimo Dolce e Marco Bernardini. Sembrerebbero essere loro gli artefici della maxitruffa (si veda il citato articolo pubblicato su "NuovoPaesesera.it";

considerato che:

della vicenda si sono occupate e continuano ad occuparsi numerosissime testate giornalistiche. In particolare in data 18 aprile 2012 il quotidiano "Il Corriere della sera" anche sul proprio sito Internet pubblicava un articolo intitolato "Alemanno e Belviso La rete degli amici e i Punti verde, all'ex Nar due appalti sospetti";

nell'articolo si narra come dagli interrogatori di garanzia degli architetti del Campidoglio arrestati, siano emersi i legami tra il Comune e gli imprenditori;

in particolare l'interrogatorio si concentra sullo stato di avanzamento dei lavori di Spinaceto, necessario agli imprenditori arrestati per ottenere una tranche del mutuo dalla Banca di credito cooperativo. In proposito il quotidiano riporta come ad avviso dell'architetto Parisi il vicesindaco Sveva Belviso sarebbe «"intervenuta non solo nei confronti della banca, ma anche dei dirigenti dei punti verdi"» e di come più volte Dolce e Bernardini sarebbero andati a parlare con l'assessore Marco Visconti per lo sblocco dello stato avanzamento lavori;

il quotidiano rivela inoltre il rapporto tra un concessionario, Fabrizio Moro, e Antonio Lucarelli il quale, prima di diventare segretario del Sindaco, era un dipendente del concessionario e questo, secondo l'architetto Volpe, potrebbe essere proprio il motivo per cui Moro sarebbe stato favorito;

in data 19 aprile 2012 il quotidiano "Il Messaggero" pubblicava anche sul proprio sito Internet un articolo intitolato "Inchiesta sulle aree verdi spuntano le telefonate di Belviso. Il vicesindaco a Dolce: sollecito la banca di persona. Al vaglio le telefonate tra imprenditore e amministratori", sempre relativo alla vicenda dei punti verdi;

l'articolo riporta la telefonata tra il vicesindaco e Massimo Dolce, che da settimane esercitava forti pressioni sull'amministrazione minacciando di svelare alla banca tutte le carte sulle irregolarità degli altri progetti (Casa Kolbe e Parco Feronia). Nel corso della telefonata il vicesindaco riferisce all'imprenditore la sua intenzione di andare direttamente in banca per parlare della questione, sottolineando come al telefono «"non ti dicono delle cose"». Il quotidiano riferisce che si tratterebbe di un intervento decisivo per una parte dei soldi (solo una parte, perché il resto del denaro è bloccato a seguito della denuncia da parte di un ex socio di Dolce e dell'inchiesta): a dicembre, infatti, vengono liquidati a Dolce 437.000 euro;

su "blitz quotidiano" del 28 marzo 2012 si legge inoltre che «Secondo le prime indagini, i due imprenditori si sarebbero garantiti l'appoggio dei due dipendenti comunali grazie a bonifici, mutui, automobili, smartphone e televisori, il tutto pagato 'regolarmente' e non in nero. Lo scopo, secondo quanto emerge anche dalle intercettazioni telefoniche della Guardia di finanza, era di impedire loro di tirarsi fuori nel caso la truffa venisse scoperta. In questo modo Dolce e Bernardini, che al Dipartimento Ambiente si sentivano molto 'protetti', contavano di assicurarsi il silenzio e la fedeltà dei due dirigenti. ''Vogliamo tutto tracciato, perché così si sa di voi'', dicevano al telefono»;

emerge in modo lampante la gravità della situazione, la complessità della stessa, nonché il coinvolgimento di numerose figure istituzionali, tra cui sembrerebbero potersi comprendere anche il vicesindaco e il sindaco di Roma, i quali, pur avendo ricevuto, secondo quanto riportato sempre dall'articolo de "Il Messaggero", «richieste trasversali di chiarimenti: da Enzo Foschi, consigliere Pd alla Regione, a Daria Rossin, capogruppo de La Destra in Campidoglio», non hanno provveduto ad aprire un'indagine interna relativamente alle irregolarità di cui in premessa,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti in premessa;

se ai Ministri in indirizzo risultino note le motivazioni per cui i vertici dell'amministrazione non hanno provveduto ad aprire un'inchiesta interna in relazione alla vicenda e se risulti che siano riscontrabili responsabilità in capo agli stessi;

se, data la gravità della situazione contestata, non si ritenga opportuno verificare la bontà dell'operato dell'amministrazione capitolina al fine di assumere eventuali iniziative di competenza.

(4-07344)

PEDICA - Al Ministro dell'interno - Premesso che:

la gravissima condizione del debito pubblico impone l'improcrastinabile necessità di ridurre le spese correnti del settore statale includendovi, laddove manifestamente superflue, anche quelle occorrenti per l'ordine e la sicurezza pubblica;

l'articolo 67 (Impiego degli appartenenti alla Polizia di Stato) della legge 1° aprile 1981, n. 121, secondo il quale "Gli appartenenti alla Polizia di Stato non possono essere impiegati in compiti che non siano attinenti al servizio di istituto", ancora oggi non trova piena applicazione;

l'articolo 36, primo comma, della citata legge prevede che: "All'espletamento delle funzioni di carattere amministrativo, contabile e patrimoniale, nonché delle mansioni esecutive non di carattere tecnico ed operaie si provvede con personale appartenente ai ruoli dell'Amministrazione civile dell'interno";

l'applicazione parziale dell'articolo 36 citato ha consentito a molti appartenenti ai ruoli della Polizia di Stato di svolgere funzioni puramente burocratiche, e quindi mansioni contrastanti con il disposto dell'articolo 67;

l'impiego del personale dell'amministrazione civile dell'Interno negli uffici dell'amministrazione della pubblica sicurezza trae quindi fondamento dalla delega di cui al primo comma dell'articolo 36;

al fine di dare applicazione a tale articolo, la direttiva 17 luglio 1997 del Ministro dell'interno pro tempore Napolitano prevedeva una graduale sostituzione del personale della Polizia di Stato impegnato in mansioni amministrative con personale civile. Ciò al fine di limitare l'utilizzo dei poliziotti in ufficio e di restituirne il più possibile alle attività di istituto;

secondo fonti sindacali e stando a quanto riferito all'interrogante, il dato inerente al numero effettivo dei poliziotti impiegati nello svolgimento di funzioni e mansioni non proprie appartenenti ai ruoli della Polizia di Stato sarebbe ad oggi, presumibilmente, di circa 30.000;

considerato che la realtà del Paese si caratterizza, da un lato, per la recrudescenza della criminalità che costringe i cittadini italiani a vivere in una condizione di insicurezza, dall'altro, per l'enorme spreco di denaro pubblico a causa dell'utilizzo degli operatori di Polizia in attività non proprie,

si chiede di sapere:

quale sia il numero esatto dei poliziotti che vengono attualmente impiegati in attività burocratiche nelle sedi centrali e periferiche del Ministero dell'interno;

quali siano le motivazioni che impediscono al Ministro in indirizzo la restituzione in tempi rapidi di tutti gli operatori di Polizia impiegati in ufficio alle attività di istituto e del controllo del territorio previste dall'art. 67 della legge 121 del 1981;

se e quali misure il Ministro in indirizzo intenda adottare per far fronte alla situazione esposta in premessa.

(4-07345)

PEDICA, BELISARIO - Al Ministro dello sviluppo economico - Premesso che:

fino al 6 luglio 2011, data in cui è stato soppresso l'Istituto nazionale per il commercio estero (ICE) con il decreto-legge n. 98 del 2011, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 111 del 2011, RetItalia internazionale SpA è stata la società informatica in house del suddetto istituto;

in questi anni, RetItalia internazionale SpA ha analizzato i fabbisogni, progettato, realizzato e gestito infrastrutture, servizi e sistemi informativi a supporto dell'internazionalizzazione e dei processi gestionali interni all'ente, consentendo la loro integrazione e interconnessione con sistemi esterni; ha fornito qualificata assistenza al personale dell'ICE e alle piccole e medie imprese italiane, proponendo soluzioni sempre all'avanguardia nel panorama ICT e ponendo la dovuta attenzione al corretto equilibrio tra costi e benefici;

la società, tra l'altro, ha di recente realizzato il portale www.madeinitaly.gov.it, che permette alle imprese di accedere a vetrine virtuali, di promuovere e vendere i propri prodotti, rendendo tale portale innovativo e di grande potenzialità;

l'articolo 14, comma 19, del decreto-legge n. 98 del 2011 infatti dispone che: «Le funzioni attribuite all'ICE dalla normativa vigente e le inerenti risorse di personale, finanziarie e strumentali, compresi i relativi rapporti giuridici attivi e passivi, sono trasferiti, senza che sia esperita alcuna procedura di liquidazione, anche giudiziale, al Ministero dello sviluppo economico, il quale entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente disposizione è conseguentemente riorganizzato ai sensi dell'articolo 4 del decreto legislativo 27 luglio 1999, n. 300, e successive modificazioni»;

RetItalia internazionale SpA, la cui proprietà è stata trasferita, dal decreto-legge n. 201 del 2011, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 214 del 2011, al Ministero dello sviluppo economico e all'Agenzia per l'internazionalizzazione, che sostituirà l'ICE, per il quale ha operato e opera da più di trenta anni, rischia in breve tempo il fallimento o la liquidazione, anche perché il Ministro in indirizzo non ha ancora affidato a RetItalia internazionale SpA alcuna attività, decretandone quindi una veloce, inesorabile scomparsa;

sono oramai troppi mesi che la società vive un periodo di grave crisi economica, derivante dalla riduzione di commesse affidatele dall'ex-ICE e dall'assenza di altre attività che il Ministero dello sviluppo economico avrebbe potuto assegnare;

i lavori e le attività di RetItalia internazionale, infatti, secondo quanto riferito all'interrogante, nonostante la presenza di un contratto quadro triennale con l'ex ICE, stipulato nel 2011 con scadenza a dicembre 2013, sono bloccati dal luglio del 2011; inoltre non è stato operato da parte dei vertici di RetItalia internazionale alcun piano per far fronte alla complessa situazione in atto;

ritenuto che sia fondamentale, anche in relazione al difficilissimo momento economico che sta vivendo il Paese, intervenire urgentemente al fine di dare risposte chiare ai settanta lavoratori qualificati che rischiano di perdere il lavoro per l'assenza di risposte e iniziative da parte del Ministero dello sviluppo economico,

si chiede si sapere:

quali siano le motivazioni per cui il Ministro in indirizzo abbia finora trascurato la gestione della vicenda esposta in premessa;

se e quali misure di competenza intenda adottare con urgenza, al fine di chiarire la situazione esposta e soprattutto a tutela dei lavoratori coinvolti.

(4-07346)

D'AMBROSIO LETTIERI, AMORUSO - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali - Premesso che:

il Ministero del lavoro e delle politiche sociali ha attivato un progetto denominato SGIL che "ha come obiettivo la standardizzazione e l'informatizzazione dell'intero processo di attività ispettiva del lavoro, nonché gli aspetti logistico-organizzativi e di interscambio con banche dati esterne";

detto progetto è accompagnato dalla messa in esercizio del software SGIL fino ad ora sviluppato e comprende il completamento delle applicazioni che vedono interessati il Ministero del lavoro e gli enti previdenziali nonché il potenziamento della dotazione tecnologica degli uffici territoriali;

detto sistema dovrebbe già permettere di monitorare e gestire le operazioni riguardanti le attività ispettive;

considerato che:

all'interrogante risulta che le organizzazioni sindacali della Direzione territoriale del lavoro di Bari hanno più volte rappresentato l'esistenza di alcune criticità inerenti allo SGIL;

in particolare, da un'indagine svolta sul territorio per comprendere quali siano le problematiche più ricorrenti che riguardano l'utilizzo del sistema SGIL, sarebbe risultato che: 1) lo SGIL non è utilizzato da tutti gli uffici e da tutti gli operatori preposti all'utilizzo; 2) la formazione non è sufficiente a garantire piena autonomia al personale che deve operare sul sistema; 3) il programma non è accessibile in modo continuativo in tutte le sue parti a causa di persistenti inconvenienti tecnici; 4) l'accesso al sistema operativo risulta frequentemente precluso perché disconnesso a causa di operazioni di manutenzione; 5) in definitiva, l'utilizzo dello SGIL non è oggi assolutamente funzionale allo svolgimento dell'attività lavorativa dei competenti organi ispettivi con la conseguenza che risulterebbero vanificate le vigenti disposizioni di legge;

preso atto che se dette criticità fossero confermate, sarebbe evidente, a giudizio dell'interrogante, la non conformità del sistema a quanto disposto dall'allegato XXXIV del decreto legislativo n. 81 del 2008 che, enunciando i requisiti minimi per la realizzazione degli obiettivi del titolo VII, al punto 3 dispone: "a)il software deve essere adeguato alla mansione da svolgere; b) il software deve essere di facile uso adeguato al livello di conoscenza e di esperienza dell'utilizzatore",

gli interroganti chiedono di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto riportato e, in caso affermativo:

a) quali iniziative intenda assumere per consentire la rimozione dei perduranti e ingiustificati impedimenti tecnico-logistici del sistema operativo e il suo tempestivo ed efficace utilizzo;

b) se ritenga di dover avviare un tavolo tecnico con le organizzazioni sindacali al fine di definire gli interventi necessari per un corretto funzionamento ed utilizzo del sistema medesimo.

(4-07347)

PERDUCA, VITA - Ai Ministri dell'interno e della giustizia - Premesso che, a quanto risulta all'interrogante, in data 23 aprile 2012, la Procura della Repubblica distrettuale presso il Tribunale di Cagliari, basandosi su un'informativa della DIGOS di Cagliari del 13 aprile 2012, disponeva la chiusura preventiva dei blog di aggregazione della Comunità musulmana italiana blog.libero.it/islamnuri e blog.libero.it/islamitalia, nonché dei blog ummusama.wordpress.com, islamo-il-monoteismo.over-blog.com e abulbarakat.wordpress.com;

considerato che:

la stessa DIGOS presso la questura di Cagliari provvedeva a comunicare in pari data a tutti i fornitori di accesso ad Internet italiani l'obbligo di impedire ai cittadini italiani di aver accesso a tali blog;

con tutta evidenza almeno tre dei blog in questione (ummusama.wordpress.com, islamo-il-monoteismo.over-blog.com e abulbarakat.wordpress.com.) non contengono alcun materiale incitante alla violenza e all'odio razziale, né gli stessi sembrano contenere alcun elemento in grado di portare alla fabbricazione di materiale esplosivo, elementi tutti necessari per la configurazione del gravissimo reato di cui all'art 270-quinquies del codice penale;

tra i blog in questione ve ne sono alcuni che riportano la traduzione italiana del Corano;

in particolare il sito islamo-il-monoteismo.over-blog.com riporta materiali quali poesie tratte dagli autori dell'Islam, testi tratti da scrittori di fede islamica nel corso dei secoli;

tra gli indagati figurerebbe il cittadino italiano Luca De Martini, che si è contraddistinto per iniziative volte all'integrazione razziale ed alla tolleranza interetnica e religiosa, come appare da diversi documenti agevolmente reperibili in rete; con tutta probabilità, si tratta dello stesso responsabile dell'associazione islamica El Hoda noto per alcune campagne sui diritti dei musulmani: si era battuto per ottenere una moschea a Cagliari e aveva inviato al sindaco una lettera sui valori dell'integrazione religiosa;

le fattispecie di reato non evidenziano alcun legame con i blog sequestrati in via d'urgenza e in tali blog (come ad esempio ummusama.wordpress.com) gli articoli ed i commenti riguardavano le normali attività compiute da appartenenti alla religione islamica tra i quali: consigli sull'educazione dei figli, sull'igiene corporale, notizie tratte dalle agenzie di stampa sulle decisioni delle Corti Italiane in tema di velo islamico;

la Costituzione protegge il diritto alla libera confessione religiosa ed alla libertà di espressione, secondo quanto previsto dagli articoli 19, 20 e 21 della Carta costituzionale;

considerato infine che a giudizio degli interroganti non si comprende a che titolo cittadini italiani di fede islamica, che si sono sempre contraddistinti per il dialogo interetnico, siano soggetti a procedimenti penali d'urgenza,

si chiede di sapere:

se ai Ministri in indirizzo risulti a quale titolo i blog (quindi spazi virtuali) con nome e cognome di cittadini italiani, che non sembrano contenere alcuna indicazione di costruzione di bombe ma anzi si segnalano per la discussione su elementi religiosi e/o di vita quotidiano della comunità islamica italiana o simili siano stati chiusi d'autorità in via d'urgenza;

se risulti perché non si sia scelta la strada della eventuale cancellazione di frasi proibite anziché l'intera eliminazione di forum di discussione nei quali la comunità islamica si ritrovava, atteso che dall'analisi dei blog non appare alcuna evidenza di reato;

perché sia stato imposto a tutti i fornitori di accesso ad Internet l'obbligo di impedire l'accesso ai blog in questione ai cittadini italiani, privando cosi soggetti, che non hanno alcunché a che vedere con attività illecite, della possibilità di avvalersi di un dialogo religioso e culturale, o di semplice discussione attraverso la rete Internet.

(4-07348)

PINOTTI - Al Ministro dell'interno - Premesso che:

il servizio di elisoccorso nella Regione Liguria è tradizionalmente affidato ai Vigili del fuoco e da essi viene effettuato e regolamentato grazie a una convenzione sottoscritta con la Regione Liguria;

tale convenzione è stata messa in discussione nel 2008 da società commerciali private, rappresentanti dei piloti, e da associazioni italiane ed europee che si occupano privatamente di trasporto in elicottero, le quali, proponendo ricorso sia al Tar che al Consiglio di Stato, hanno chiesto l'annullamento della deliberazione regionale che affidava il servizio ai Vigili del fuoco;

in prima istanza, il Tar ha dato ragione ai ricorrenti evidenziando la violazione dell'accordo Stato-Regioni per cui i mezzi di elisoccorso devono avere una destinazione esclusiva, mentre i velivoli dei Vigili del fuoco avrebbero come priorità il soccorso pubblico e la prevenzione antincendi;

la Regione Liguria con deliberazione 20 marzo 2009, n. 318, ha provveduto a correggere il testo della convenzione emendandolo dai vizi riconosciuti esistenti dal giudice amministrativo;

il Consiglio di Stato ha accolto l'appello dei ricorrenti per la parte concernente la mancata osservanza delle essenziali caratteristiche - attinenti ai mezzi, al personale ed alle condizioni operative - del servizio di elisoccorso imposte dal regolamento (CEE) n. 3922/91, dall'accordo Stato-Regioni 3 febbraio 2005, n. 2200, e dalle norme da questo richiamate (regolamento ENAC recante "Norme operative per il servizio medico di emergenza con elicotteri del 1° marzo 2004 e relativa circolare applicativa ENAC OPV 18 del 26 maggio 2004");

inoltre, il Consiglio di Stato ha stabilito che gli elicotteri dei Vigili del fuoco sono aeromobili di Stato solamente quando svolgono compiti d'istituto e che l'elisoccorso non è compito istituzionale;

considerato che:

la pronuncia del Consiglio di Stato è basata sul contenuto del decreto legislativo n. 139 del 2006 che pone vincoli stringenti riguardo ai compiti di istituto del Corpo dei Vigili del fuoco;

il personale dei Vigili del fuoco e sanitario sta lavorando a questa pregevole attività da oltre 10 anni, fornendo un servizio di assoluto valore e facendo risparmiare alla collettività cifre considerevoli,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo ravvisi la possibilità di ampliare i compiti istituzionali del Corpo dei Vigili del fuoco includendo il soccorso ogni qualvolta sia importante per la salvaguardia della vita umana.

(4-07349)

LANNUTTI - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dello sviluppo economico - Premesso che:

risulta all'interrogante che il Ministero dello sviluppo economico si avvale e si avvarrà anche per gli anni a venire di un lungo elenco di consulenti esterni;

detti incarichi riguardano compensi che raggiungono anche somme di 100.000 euro relativamente a svariate funzioni;

considerato che il principio ispiratore della manovra di cui al decreto-legge n. 98 del 2011, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 111 del 2011, recante "Disposizioni urgenti per la stabilizzazione finanziaria", è stato quello della responsabilizzazione. Tale principio deve essere attuato con tagli mirati e selettivi che i singoli Ministri, per le parti di propria competenza, definiscono e implementano con l'obiettivo di raggiungere i target di risparmio a loro imputati,

si chiede di sapere:

quali siano le ragioni di dette consulenze e se i compiti, a cui sono chiamati i consulenti esterni, non possano essere svolti o già non lo siano da personale interno al Ministero stesso;

quali iniziative il Governo intenda assumere al fine di rivedere le spese per le consulenze, anche tenuto conto del momento di crisi economica che impone una seria riflessione;

se non ritenga che l'avvalersi di numerose consulenze esterne, nonostante i dipendenti presenti nell'amministrazione, non rappresenti l'ennesimo sperpero di denaro pubblico;

se non ritenga che, in un momento di crisi come quello che sta attraversando il Paese, con manovre lacrime e sangue che costeranno 2.103 euro l'anno a famiglia, con balzelli, tasse e rincari a loro carico, destinati ad aumentare con il previsto aumento di 2 punti di Iva, sia doveroso intraprendere le opportune misure al fine di tagliare la spesa pubblica, a partire dagli sprechi e dalle spese inutili, garantendo comunque la spesa sociale insopprimibile;

quali urgenti iniziative intenda intraprendere per impedire che siano sempre i cittadini a pagare i costi della crisi, ed evitare che lavoratori e pensionati, oltre al danno, debbano subire perfino la beffa di prediche ed esortazioni al risparmio, da parte di coloro che non vogliono mai offrire soluzioni reali e concrete.

(4-07350)

LANNUTTI - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:

"Il Corriere della sera" del 7 aprile 2012 scrive: «Secondo la "Volcker Rule", le banche commerciali avrebbero dovuto smettere di assumersi rischi facendo trading in proprio. In base ai molti progetti di riforma del mercato dei derivati, gli scambi avrebbero dovuto diventare più trasparenti. Ma questi erano solo i buoni propositi. A poco più di tre anni dal fallimento di Lehman, la realtà è diversa. Una conferma arriva dalla "Balena di Londra", nome d'arte di Bruno Michel Iksil. Iksil è un trader di Jp Mogan, una delle banche universali uscite meglio dalla grande crisi del 2008-2009. Secondo il "Wall Street Journal", Iksil in silenzio in questi mesi ha rivoluzionato il mercato dei derivati d'assicurazione sul credito (i "credit default swaps", cds) accumulando forti posizioni rialziste. In sostanza, avrebbe venduto in enormi quantità alle controparti titoli di assicurazione sul default di una serie di aziende incluse in un indice. I volumi su quell'indice sono esplosi da 92 a 144 miliardi di dollari da inizio anno»;

i movimenti del trader hanno attirato subito l'attenzione degli hedge funds, che hanno aperto posizioni contrarie a quelle prese per conto della banca americana. Iksil è specializzato nel trading sugli indici di Cds relativi al debito delle società. Si tratta di operazioni stimate in diversi decine di miliardi di dollari;

l'articolo citato prosegue: «Gli "hedge fund" che hanno comprato i cds da Iksil guadagnerebbero molto se la qualità dei bond sottostanti si deteriorasse (come accaduto ai Btp nella seconda metà del 2011)»;

su www.piazzaffari.info si legge: «Molti addetti ai lavori sono pronti a scommettere che gli eccessivi rischi presi da questo singolo trader impatteranno negativamente sui conti di JP Morgan, dopo che finora il Ceo Jamie Dimon si era sempre vantanto del "bilancio-fortezza" del colosso bancario a stelle e strisce. C'è da considerare, però, che una buona parte delle puntate speculative del trader è stata coperta con contratti-salvagente. Iksil ha operato in pieno accordo con i vertici societari, muovendosi nell'ambiente privilegiato del chief investment office che gestisce la tesoreria e le mega-riserve della banca (qualcosa come 355 miliardi di dollari). (...) Non sono per ora arrivate né conferme né smentite da JP Morgan. Iksil, top banker del colosso americano, avrebbe scommesso soprattutto su un particolare indice che scommette sul fallimento di ben 100 società. Alcuni rumors parlano di un'esposizione totale da 100 miliardi di dollari, in grado di sconvolgere completamente il mercato dei Cds. Le autorità di sorveglianza e controllo americana stanno seguendo la situazione per capirci qualcosa in più. Nel frattempo JP Morgan si è limitata a dichiarare che "i risultati sono pubblicati nelle relazioni trimestrali e sono del tutto trasparenti"»;

su "Affaritaliani.it" dell'11 aprile 2012 si legge: «Sempre lo zampino delle grandi banche d'affari americane nelle turbolenze che stanno caratterizzando l'andamento del mercato dei titoli di Stato (spread) e le ultime sedute di Borsa. Secondo quanto spiegano alcuni operatori ad Affari, oltre a JP Morgan, anche Goldman Sachs infatti si sarebbe mossa sui credit default swap (Cds) di alcuni titoli di Paesi dell'Eurozona, scommettendo sul peggioramento della situazione e poi guadagnando attraverso la vendita delle polizze anti-default a un prezzo più alto. Il movimentismo delle reginette di Wall Street ha spaventato alcuni operatori finanziari che hanno iniziato a vendere Btp, Bonos e titoli bancari in Borsa. La "balena bianca" della City londinese ovvero iltrader London-based francese Bruno Michel Iksil di JPMorgan che ultimamente sarebbe entrato sul mercato con un esposizione talmente rilevante da smuovere e distorcere i prezzi dei derivati a copertura di un default, sarebbe dunque in buona compagnia di un pari grado, ma della concorrente Goldman Sachs. Banca che, in passato, ha costruito molto delle sue fortune proprio sul trading sui derivati»;

la Volcker rule, la cui attuazione è prevista a luglio, ha lo scopo di impedire alle banche americane di avventurarsi in investimenti speculativi che non beneficino i propri clienti. Può quindi essere vista come un divieto di proprietary trading alle banche commerciali. Il fatto che il trade sotto scrutinio sia stato effettuato da una banca americana a Londra ha dato man forte a chi vuole che le restrizioni sull'adozione del rischio vengano implementate anche fuori dagli Stati Uniti;

considerato che:

come scrive Paolo Brera il valore dei derivati «sul mercato mondiale, ha raggiunto la bella cifra di 700.000 miliardi di dollari, stando all'ultima rilevazione (2011) della Banca dei Regolamenti Internazionali. Dieci volte il pil mondiale. Nessuno sa a quanto ammonti il vero valore di tutta questa massa di registrazioni elettroniche. (...) A controllare più del 90 per cento di questo mercato sono cinque sole banche, Jp Morgan Chase, Bank of America, Morgan Stanley, Goldman Sachs e Hsbc. Se una di queste perde solo un decimo sui derivati in suo possesso, per rimettere a posto le cose l'intera economia mondiale deve lavorare due mesi e mezzo. (...) Per questo Warren Buffett ha definito i derivati "armi di distruzione di massa". I derivati finanziari sono gioco d'azzardo allo stato puro, ma sono truccati da nobilissime incarnazioni della Finanza Moderna. Regolamentarli in qualche modo è già molto difficile, ma se si aggiunge alla difficoltà la scarsissima volontà politica è uno sforzo disperato: per controllare a dovere questa finanza pirotecnica bisognerebbe colpire interessi potenti e molto generosi verso i politici» (si veda "L'Arena.it" dell'8 aprile 2012);

Mario Lettieri e Paolo Raimondi per "Italia Oggi" scrivono: «Bisogna (...) prosciugare l'oceano dei derivati finanziari, a cominciare dagli Otc (...) negoziati fuori dai mercati e tenuti fuori dai bilanci. È indispensabile introdurre da subito semplici ma chiare misure per proibire azioni speculative allo scoperto e altri pericolosi giochi finanziari. Occorre ristabilire un moderno Glass-Steagall Act, cioè la legge bancaria anti-Grande Depressione del 1933 che separava le banche commerciali da quelle di investimento, per evitare che i risparmi siano usati per le speculazioni. E si mandi a casa chi sostiene che bisogna dare credito ai mercati e non alla politica. Chi pretende per la finanza e per la speculazione una libertà assoluta»;

il presidente Luigi Giampaolino, in occasione dell'inaugurazione dell'anno giudiziario della magistratura contabile, ha parlato di quanto «"L'illegalità, corruzione e malaffare sono fenomeni ancora notevolmente presenti nel Paese le cui dimensioni sono di gran lunga superiori a quelle che vengono, spesso faticosamente, alla luce". (...) Essere a conoscenza della "mappatura" dei fenomeni di corruzione, aggiunge, serve "per effettuare una ricognizione degli episodi più ricorrenti di gestione delle risorse pubbliche inadeguata, perché inefficace, inefficiente, diseconomica". Giampaolino si riferisce a tutti i comportamenti che arrecano "un danno alle finanze pubbliche": dalla corruzione dell'attività sanitaria, allo smaltimento dei rifiuti, dal "gravemente colposo" utilizzo di strumenti derivati o prodotti finanziari simili, per arrivare alla costituzione e gestione di società a partecipazione pubblica e alla stipula di contratti pubblici di lavori, servizi e forniture. Vengono inclusi anche gli errori nella gestione del servizio di riscossione dei tributi"» (si veda "la Repubblica" del 16 febbraio 2012);

il Ministro dell'economia pro tempore Tremonti in un'intervista televisiva ha ribadito di essere contrario alla tassazione dei derivati bancari, in quanto sono illegali e di conseguenza, tassandoli, sarebbe stata riconosciuta la loro regolarità, quando devono invece essere vietati perché illegali;

il Presidente del Consiglio dei ministri Monti, alla Conferenza stampa con i vertici della finanza del 20 febbraio 2012, ha parlato della necessità di prendere misure a livello europeo per risolvere il grave problema dei prodotti derivati;

l'attuale Presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi, al momento della sua investitura, ha accennato, tra i tanti problemi da affrontare, alla necessità urgente della regolamentazione dei derivati finanziari;

un'inchiesta condotta da Paolo Biondani per la rivista "L'espresso" sui contratti derivati stipulati dagli enti evidenzia la pericolosità di questo tipo di investimenti definendolo una mina vagante che minaccia i conti del sistema Italia visto che sulla carta dovrebbero servire per ridurre rischi futuri, come una specie di assicurazione: ad esempio per limitare i danni del rialzo dei tassi, del crollo dell'euro o di altri imprevisti, ma in realtà funzionano come una scommessa e a vincere il gioco sono quasi sempre le banche;

la rilevazione della Banca d'Italia del marzo 2010 conferma che 13 Regioni, 28 Province, 371 Comuni e 14 università o società pubbliche hanno debiti enormi, per almeno 21 miliardi e 813 milioni, tuttora agganciati a derivati firmati con banche domiciliate in Italia;

dall'indagine conoscitiva della 6ª Commissione permanente (Finanze e tesoro) del Senato è risultato che i derivati degli enti locali ammontano a 30 miliardi di euro;

le cronache hanno riportato la gigantesca truffa perpetrata da banche estere ed italiane a danno di quasi 500 enti locali, oggetto di indagini della magistratura penale - anche a seguito della raffica di denunce inoltrate dall'Adusbef - in particolare l'indagine condotta dal pubblico ministero della Procura di Milano Alfredo Robledo che ha rinviato a giudizio alcune banche per i danni inferti al Comune di Milano,

si chiede di sapere:

se il Governo sia a conoscenza dei fatti esposti in premessa e quali siano le sue valutazioni;

quali iniziative, nelle opportune sedi europee, intenda assumere al fine di concordare limiti sulle vendite allo scoperto che vietino il trading di contratti derivati credit default swap perporre un freno agli speculatori che scommettono sul deprezzamento dei titoli governativi;

se, alla luce degli scandali che hanno interessato attività corruttive delle grandi banche di affari, non intenda intervenire con urgenza per rendere nulli contratti capestro aventi l'unica finalità di ingrassare i bilanci delle banche, i bonus e le stock option dei dirigenti per fare indebitare al massimo grado intere comunità per generazioni fino a 30/40 anni con spregiudicate operazioni finanziarie;

se non ritenga necessario e urgente attivarsi al fine di adottare i regolamenti in materia di derivati bloccati al Ministero dell'economia e delle finanze, a quasi 4 anni dal loro divieto.

(4-07351)

LANNUTTI - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dello sviluppo economico - Premesso che:

relativamente al recente licenziamento del direttore de "La Nazione", Mauro Tedeschini, "Il Fatto Quotidiano" del 19 aprile 2012 scrive: «Licenziato dopo gli articoli sul Monte Paschi. L'editore bolognese che stampa anche il Resto del Carlino e il Giorno ha fatto il blitz in poche ore. E ha nominato il bolognese Cané, gradito a Mps. E soprattutto alla farmaceutica Menarini finita in una bufera giudiziaria, azionista della banca e che intratteneva col nuovo direttore amichevoli telefonate durante l'inchiesta della Procura di Firenze. Licenziato per aver rispettato il diritto di cronaca. Mauro Tedeschini ieri è stato sostituito da Gabriele Canè alla direzione del quotidiano La Nazione di Firenze. Sono stati gli stessi giornalisti a raccontare di quegli articoli usciti, nei giorni scorsi, nelle pagine locali sulla crisi del Monte dei Paschi di Siena, che ha lasciato la Fondazione (37,5 % del capitale della banca) senza entrate. Una cronaca poco gradita, pare, da Franco Ceccuzzi, sindaco pd della città. L'editore Andrea Riffeser Monti ha quindi deciso di rimuovere Tedeschini nominato direttore solo nel giugno 2011. Ma la questione che ha scatenato le proteste del Comitato di redazione è legata anche al nuovo direttore. Gabriele Canè, lo stesso nome che compariva a fianco delle conversazioni tra un esponente della famiglia fiorentina Aleotti, proprietaria della casa farmaceutica Menarini, colosso che secondo la Procura di Firenze avrebbe procurato un danno al sistema sanitario nazionale da 860 milioni di euro. Nelle carte dei pm che si occupano dell'inchiesta emerge come Lucia Aleotti avesse contattato i responsabili di molti quotidiani. L'interlocutore privilegiato, nell'ottobre 2010, sembra proprio Gabriele Cané, condirettore del Quotidiano Nazionale che a Firenze pubblica La Nazione. Come scritto da Il Fatto Quotidiano a novembre, Aleotti chiama Cané per capire che rilievo avrà la notizia. "Lo metto in piccolo sul Qn e lo metto un po' meglio sulla Nazione perché ovviamente non si può". Ma che cosa faranno gli altri giornali? Aleotti: "Ho parlato con il responsabile di Repubblica qui di Firenze (...) che alla Valeria aveva detto: 'male male'; con me non si è espresso in questi termini". Ma c'è un ostacolo, Franca Selvatici, storica cronista di giudiziaria di Repubblica. Aleotti: "È la Selvatici purtroppo". Cané: "Ma non era andata in pensione?". Aleotti contatta tutti. "S'è parlato con Il Sole 24 Ore, fanno una spalla in norme e tributi". Il giorno dopo Cané e Aleotti fanno un bilancio degli articoli pubblicati. Aleotti è furibonda, perché la Nazione, nonostante le ripetute telefonate dai toni apparentemente amichevoli con il direttore Giuseppe Mascambruno (che da lì a breve venne licenziato anche lui), ha dedicato due pagine alla notizia. Cané minimizza: "Non dice praticamente niente". Aleotti sbotta: "Sono due pagine". Lui: "Mi dispiace". Cané, annotano gli investigatori, si impegna a monitorare e a tenere informata l'amica. Certo, Menarini è un colosso. Normale che abbia contatti con i giornali. Ma il nodo è un altro, come emerge da una telefonata. Cané: "I giornali sono anche liberi di non tenere conto, insomma, fino a un certo punto; non è che dobbiamo tenere conto dei canali pubblicitari, ma in questo caso c'è una connessione che è un peccato perdere". Aleotti: "Eh bravo". Ecco il punto: la montagna di pubblicità che il gruppo miliardario può riversare sui quotidiani. Sul cambio di direzione Federazione nazionale della stampa e l'Associazione Stampa toscana, insieme con la Consulta delle Associazioni Regionali di Stampa, "esprimono la più viva protesta e grande sconcerto per l'inaudito licenziamento del direttore Mauro Tedeschini, sacrificato dall'editore a seguito di contrasti sulle autonome e libere scelte di informazione a lobby politica e bancaria"»;

l'Ansa riporta che l'assemblea dei redattori de "La Nazione" «ha proclamato un giorno di sciopero immediato dopo che l'Editore ha licenziato il direttore Mauro Tedeschini a seguito delle pressioni di una lobby politica e bancaria, e ciò mentre il giornale dava segnali significativi di successo nelle vendite". È quanto si legge in una nota del Cdr del quotidiano La Nazione. "La decisione, improvvisa e assolutamente inattesa, assunta da un editore che peraltro si erge a paladino della diffusione della stampa quotidiana tra i giovani - prosegue la nota -, offende profondamente l'autonomia e la dignità di tutti i giornalisti di un quotidiano protagonista di tutta la storia d'Italia, fino dalla costruzione della unità nazionale". L'assemblea, in attesa dell'incontro con l'azienda programmato per il 26 aprile, "ha inoltre mantenuto il pacchetto di cinque giorni di sciopero proclamati dal coordinamento dei Cdr del Gruppo in reazione alla prima bozza di piano di ristrutturazione che prevede tagli al personale, chiusure di redazioni e uffici di corrispondenza. Un piano che rischia di compromettere ulteriormente la presenza capillare e diffusa sul territorio e la capacità di informare con la consueta completezza e tempestività i lettori»;

considerato che a giudizio dell'interrogante:

è inaccettabile che si possa rimuovere un direttore di un giornale per le pressioni di una lobby politica e bancaria e ciò rappresenta un'aggressione alla libertà di stampa e alla libertà dei giornalisti;

la rimozione del direttore de "La Nazione" Mauro Tedeschini costituisce un grave sintomo delle storture che affliggono il sistema informativo nonché un grave colpo alla dignità di un direttore che aveva condotto il giornale a conseguire significativi successi nelle vendite;

ostacolando la libertà di stampa, si mette in gioco quel soggetto fondamentale delle democrazie occidentali che è la pubblica opinione, ciò che distingue un regime da un sistema aperto, con un libero mercato del consenso basato sulla trasparenza e sull'accesso alla conoscenza e all'informazione,

si chiede di sapere:

se il Governo sia a conoscenza dei fatti in premessa e quali siano le sue valutazioni a riguardo;

quali iniziative intenda intraprendere al fine di garantire una stampa libera e svincolata dai giochi di potere da cui viene distorta nel suo dovere di informare e nel diritto dei cittadini di conoscere e sapere.

(4-07352)